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L’IRRESPONSABILITA’ DELL’UOMO MODERNO, LA PERDITA DELLA LIBERTÀ, E LA NEGAZIONE DEL PECCATO: “Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato…la negazione del peccato è la negazione della libertà”

George Bernard Shaw disse una volta: “L’uomo moderno è troppo occupato per pensare ai suoi peccati”. Forse sarebbe più vero il dire che l’uomo moderno nega di poter peccare. In alcuni ambienti cosiddetti “colti” il peccato viene spiegato biologicamente come una “caduta nel processo evolutivo” o come un ritorno temporaneo e atavico alla nostra ascendenza animale “che l’uomo può superare attraverso un accoppiamento corretto”. Altri lo spiegano “fisicamente” attribuendo le aberrazioni morali all’ambiente fisico, alla mancanza di parchi giochi, al latte scadente e alle ghiandole difettose. Secondo costoro il male non è quindi nella volontà, ma nella bile, non è nell’anima, ma nell’organismo; è fisiologico, non morale.

Un terzo tentativo di spiegare il peccato è quello sociale: il peccato non è personale ma sociale. Il male non è dovuto a violazioni della coscienza, ma a qualcosa di esterno, per esempio ai capitalisti, nel caso dei comunisti; alle dittature, nel caso della democrazia; alla democrazia, nel caso della dittatura. Il male viene imputato a un sistema o alle istituzioni, ma mai alla persona. La distinzione tra giusto e sbagliato lascia così il posto all’ “alleato” o al “nemico”. Mentre il mondo pecca di più, ci pensa di meno, una condizione pericolosa per l’anima come l’indifferenza ai germi in tempo di pestilenza. Poiché il mondo presume che il male sia del tutto esterno o sociale, crede erroneamente che il suo rimedio si trovi nell’ambito della politica e dell’economia, perché queste si occupano dell’esterno o di ciò che un uomo “ha” piuttosto che di ciò che egli “è”.

Proprio questo rifiuto di affrontare la questione che il peccato è personale ed è un fenomeno morale piuttosto che economico, rende impossibile una cura. Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato e non si riconosce il male non solo come qualcosa di esterno, ma anche come qualcosa dentro ognuno di noi. La negazione del peccato e della colpa personale ha tre conseguenze disastrose: 1) perdita della libertà; 2) paralisi nazionale; 3) nevrosi e frustrazione.

Non c’è nulla che l’uomo moderno apprezzi di più della libertà, ma si rende conto che la sua negazione del peccato è la negazione della libertà? La libertà non implica forse una scelta? La scelta non implica forse delle alternative tra il bene e il male? Se non pecco quando scelgo l’alternativa sbagliata, allora non sono responsabile, ma se non sono responsabile allora non sono libero. I pomodori, i cavalli, le calcolatrici, gli stivali, le navi e la ceralacca non possono peccare, perché non hanno libertà, quindi non hanno responsabilità.

Negare il peccato significa quindi ridurre l’uomo allo stato di “cosa”. Per inciso, questa è la ragione filosofica di fondo del fascismo, del nazismo e del comunismo, perché se l’uomo è solo una “cosa” e non un essere morale, libero e responsabile, allora per quale motivo non dovrebbe essere assorbito nella collettività o nella totalità della razza come in Germania, della classe come in Russia e della nazione come in Italia?

Non possiamo avere entrambe le cose: se siamo liberi, allora possiamo sbagliare; ma se non possiamo sbagliare, allora non siamo liberi. I nostri cosiddetti educatori liberali e progressisti, che hanno negato la realtà della colpa, non hanno liberato l’uomo, come avevano promesso, dalle catene della “morale medievale”; ma hanno liberato la persona dalla sua responsabilità e quindi dalla sua libertà. Gli psicologi freudiani che nelle democrazie imputavano ogni peccato o colpa al determinismo psichico di un fattore subrazionale o addirittura sessuale, e i filosofi marxisti che negli Stati totalitari imputavano il peccato al determinismo sociale dell’ordine economico, non spiegavano davvero il peccato, ma spiegavano la libertà. Gli uomini parlano di libertà soprattutto quando la stanno perdendo, come parlano di salute quando sono malati.

Oggi la vera libertà sta scivolando via dal mondo e l’era predetta da Dostoevskij è alle porte: “Le epoche passeranno e l’umanità proclamerà per bocca dei suoi saggi che non c’è crimine, e quindi non c’è peccato; c’è solo la fame… Alla fine deporranno la loro libertà ai nostri piedi e ci diranno: Rendeteci schiavi, ma dateci da mangiare”.

La negazione di poter sbagliare è il più grande errori di tutti. Il diavolo era più saggio dell’uomo moderno, perché tentò Adamo ed Eva di usare falsamente la loro libertà mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Satana non è mai stato così stupido da pensare che la libertà significasse irresponsabilità. Ma ha convinto in questo modo i suoi discepoli nel ventesimo secolo! Ha promesso la libertà all’inizio incitando al male; la toglie ora negando il male. E noi, nella nostra ignoranza, tutto questo lo chiamiamo “progresso”!

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “L’IRRESPONSABILITA’ DELL’UOMO MODERNO, LA PERDITA DELLA LIBERTÀ, E LA NEGAZIONE DEL PECCATO: “Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato…la negazione del peccato è la negazione della libertà””

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