Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

COME RICONOSCERE L’UOMO MODERNO SCHIAVO DELLA MASSA: “L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla”

Un nuovo tipo d’uomo si va moltiplicando nel mondo moderno, e caso mai qualche lettore riconosca qui sotto il proprio ritratto, auguriamoci che si soffermi, che rifletta e che operi un mutamento di sé. L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla.

L’uomo di massa si può riconoscere dai tratti seguenti:

  1. È privo di originalità di giudizio; non legge altro che quel che si trova nei quotidiani o nei giornali illustrati, o eventualmente in qualche romanzo. Può tutt’al più, su un argomento non peregrino, esprimere un parere diverso da quello degli altri, non mai enunciare un nuovo principio o proporre una nuova soluzione.
  2. Detesta la tranquillità, la meditazione, il silenzio e tutto ciò che possa dargli l’agio di penetrare nelle profondità della propria anima. Ha bisogno della folla, del frastuono, della radio (l’ascolti oppure no).
  3. L’evasione o fuga da se stesso è per lui una necessità. Assume regolarmente dosi alte di alcool, di cocktails, di libri gialli, di cinema, per colmare il vuoto delle ore. A differenza del genio, che ama la concentrazione, egli ricerca la dispersione, e in particolar modo il sesso, affinché l’eccitazione del momento possa fugare la considerazione dei problemi dell’esistenza.
  4. Cerca piuttosto di essere influenzato che d’influenzare, è sensibile alla propaganda, alle sollecitazioni della pubblicità, e ha generalmente un articolista favorito che s’incarica di pensare per lui.
  5. Ritiene che ogni istinto debba essere soddisfatto, indipendentemente dal fatto che sia, o meno, conforme alla sana ragione. Non può capire la rinuncia o l’autodisciplina; identifica l’autoespressione con la libertà, e non è padrone di sé in nessuno di quelli che sono i punti vitali.
  6. Le sue opinioni sul giusto e sull’ingiusto cambiano come la banderuola che segna la direzione del vento; sostiene posizioni che non sono altro se non un succedersi di contraddizioni: un mese traccia degli itinerari mentali e il mese dopo li abolisce. Non approda in nessun luogo, ma è sicuro di essere «sulla buona via». Non ha il senso della gratitudine verso il passato né il senso della responsabilità verso l’avvenire. Nulla gli sta a cuore eccetto le distrazioni, cosicché la vita si frammenta in un assurdo schema d’istanti successivi di cui nessuno s’integra agli altri per acquistare un senso compiuto.
  7. Identifica il denaro con il piacere, e cerca quindi di procurarsi in abbondanza il primo per avere molto del secondo. Ma, per lui, il denaro dev’essere ottenuto col minore sforzo possibile. L’ego è il centro di tutto, e qualsiasi cosa dev’essere collegata all’ego per mezzo del denaro.
  8. Per rompere la propria solitudine ricorre a una pseudo-comunione con gli altri, mediante i locali notturni, i ricevimenti e le distrazioni collettive. Ma sempre se ne ritorna sentendosi più solo di prima, e infine si persuade con Sartre che «l’inferno sono gli altri».
  9. Essendo un uomo di massa completamente standardizzato, odia la superiorità negli altri, sia essa reale o immaginaria. Ama gli scandali perché sembrano dare la prova che gli altri non sono migliori di lui. Detesta la religione per il semplice motivo che, negandola, crede di poter continuare a vivere come vive, senza rimorsi di coscienza.
  10. Così sommerso nella mentalità della massa, potrebbe essere contrassegnato tanto da un numero quanto da un nome. Perfino l’autorità da lui invocata è anonima. Si configura sempre nella terza persona plurale : «Dicono», «fanno», «portano», e via dicendo. L’anonimato diventa una protezione contro l’assunzione di responsabilità. Nelle grandi città l’uomo di massa si sente più libero perché è meno conosciuto, ma nello stesso tempo detesta questa condizione in quanto cancella la sua distinzione personale.

Sono questi i dieci contrassegni dell’uomo di massa […]. Ma il suo caso non è senza speranza: gli basterebbe interiorizzarsi.

La sola ragione per cui vuole sperdersi nella folla è che non può sopportare la propria miseria interiore. Ne consegue che un tal uomo deve staccarsi dalle masse e mettersi faccia a faccia con se stesso. La fuga è codardia ed evasione, specialmente la fuga nell’anonimato. Bisogna essere coraggiosi per guardarsi nello specchio della propria anima al fine di scorgervi il deturpamento cagionato dalla cattiva condotta.

Non è lapalissiano il dire che gli uomini devono essere uomini, e non atomi sperduti nella massa. Una volta che l’uomo abbia potuto discernere le ferite ch’egli stesso si è inferte, la prima iniziativa che prenderà sarà quella di mostrarle al Medico Divino per essere curato. Fu per simili, travagliati uomini di massa che Cristo pronunciò il suo appello: «Venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, Io vi ristorerò».

(Fulton J. Sheen, da “Way to Happiness” 1953)

SIETE GIÀ IN PARADISO O ALL’INFERNO: L’INFERNO E IL PARADISO COMINCIANO QUI IN QUESTA VITA! “Chi non ha il paradiso nel cuore adesso non andrà in paradiso, e chi ha l’inferno nel cuore andrà all’inferno quando morirà”

Un verso di una canzone popolare dice: «Sono in paradiso quando sono accanto a te». Per capire il paradiso, benché sia nell’eternità, dobbiamo iniziare parlando del tempo. Il paradiso è al di fuori del tempo, ma dobbiamo servirci del tempo per raggiungerlo. Sembra quasi un paradosso. Nessuno di noi vuole davvero una specie di esistenza senza fine su questa terra. Se fosse possibile per noi vivere 400 anni con qualche nuovo genere di vitamine, pensate che le ingeriremmo tutti? Giungerebbe di sicuro un momento in cui vorremmo morire.

Siete mai stati in un posto dove eravate assolutamente sicuri di voler passare ogni giorno della vostra vita? Non è poi così probabile. La mera estensione del tempo per molti di noi diventerebbe una maledizione piuttosto che una benedizione. Avete mai notato che nei momenti più felici l’eternità sembrava discendere nella vostra anima? Tutte le grandi ispirazioni sono senza tempo, dandoci qualche assaggio del Cielo. A Mozart, una volta, venne chiesto quando ricevesse l’ispirazione per la sua grande musica. Disse che vedeva tutto in una volta: prima c’erano grande luce e calore, quindi la successione delle note. Quando preparo una conversazione o un programma o inizio a scrivere un libro, giunge un momento in cui dall’inizio si intravede il punto d’arrivo. L’eternità è nella mente e il tempo è alla fine della penna, ma le parole non escono abbastanza velocemente. A Jean-Baptiste Henri Lacordaire, il grande predicatore francese, una volta fu chiesto se avesse completato i suoi celebri sermoni da tenere nella cattedrale di Notre Dame. Rispose: «Sì, li ho finiti. Tutto ciò che mi resta da fare adesso è scriverli».

Ciascuno fa esperienza di qualche debole accenno di immortalità, come ha scritto Wordsworth, in ciò che avviene dopo la morte. Ci sono così tanti uomini che tentano di immunizzarsi dal pensiero dell’eternità. Indossano degli impermeabili a prova di Dio per non lasciarsi bagnare dalle gocce della sua grazia. Mettono a tacere l’eterno. Mi chiedo se qualcuno lo abbia mai descritto meglio di T.S. Eliot in “Gli uomini che si allontanarono da Dio” (nei Cori da «La Rocca», 3). È un poema su coloro che intasano il proprio tempo di ogni cosa senza mai concedere un momento allo straniero che ogni giorno bussa alle porte della loro anima, lo straniero che turba il loro sonno, poiché di notte fanno sogni di immortalità. Questo straniero è colui che porta l’eternità nella vostra anima. Benché viviamo nel tempo, è l’unica cosa che rende impossibile la felicità. Vivendo nel tempo non potete combinare i vostri piaceri e gioie. Essendo nel tempo, non potete marciare con Napoleone e con Cesare insieme. Non potete sedervi a prendere il tè con Orazio, Dante e Alexander Pope. Poiché siete nel tempo, non potete fare contemporaneamente sport estivi e invernali. Il tempo esige che godiate dei vostri piaceri in momenti distinti. Il tempo non solo ve li offre, ma ve li toglie anche. A meno che non esaminiate le vostre esperienze e intuizioni psicologiche, scoprirete che i vostri momenti più felici sono quelli in cui non vi accorgete più del passare del tempo.

Quando siete a scuola o in ufficio guardate l’orologio perché non vi divertite. Forse quando assistete a un concerto o vi godete una conversazione con un amico, magari state leggendo, ed esclamate: «Come passa il tempo!». Meno ve ne accorgete, più godete. È un’immagine di ciò che dev’essere il Cielo, fuori dal tempo, quando potete possedere tutte le gioie e ciascuna nello stesso pieno istante. Dovete servirvi del tempo per raggiungere il Cielo.

Spesso pensiamo al Cielo come se fosse “là fuori” e ne delineiamo ogni genere di immagini irreali. Poiché pensiamo al paradiso e all’inferno come qualcosa che ci accade alla fine del tempo, tendiamo a posticiparli. Di fatto, il Cielo non è là fuori: è qui. L’inferno non è laggiù: può essere dentro un’anima. Non è come morire e solo dopo andare in paradiso o all’inferno: siete già in paradiso o all’inferno. Ho incontrato gente che era all’inferno e sono certo che sia capitato anche a voi.

Ricordo di aver assistito un uomo in ospedale, chiedendogli di far pace con Dio. Disse: «Immagino che secondo lei io stia andando all’inferno». «No», gli dissi, «non intendo questo». «Bene», disse lui, «io voglio andare all’inferno!». Gli ho detto: «Non ho mai incontrato un uomo che volesse andare all’inferno, dunque penso che mi siederò qui e la vedrò andare». Non intendevo lasciar passare il tempo senza fare nulla, ma ero assolutamente certo che in pochi minuti avrebbe potuto cambiare prospettiva; così, mi sedetti da solo con lui per venti minuti. Lo vedevo andare incontro a una sorta di lotta interiore. Mi disse: «Lei crede davvero che ci sia un inferno?». Gli dissi: «Nel suo intimo si sente infelice? Ha paura? Prova spavento e angoscia? Le si presentano davanti tutte le cattive azioni della sua vita come fantasmi?». Di lì a poco si riconciliò con Dio.

Ho visto persone con il paradiso dentro di loro. Se volete mai vedere il paradiso in un bambino, guardatelo nel giorno della prima Comunione. Se volete vedere quanto amore c’è in paradiso, guardate una sposa e uno sposo all’altare nel giorno della Messa nuziale. Il Cielo è lì perché c’è l’amore. Ho visto il paradiso in una suora missionaria che si donava tra i lebbrosi. La bellezza di una persona simile non era esteriore, era una sorta di amore imprigionato all’interno, che voleva rompere le barriere della carne per manifestarsi al di fuori. Il paradiso è qui, come l’inferno può essere in alcune anime. Il paradiso è vicinissimo a noi perché ha a che fare con una buona vita come la ghianda che diventa quercia.

Chi non ha il paradiso nel cuore adesso non andrà in paradiso, e chi ha l’inferno nel cuore andrà all’inferno quando morirà. Il paradiso ha a che fare con una vita buona e virtuosa nello stesso modo in cui la conoscenza ha a che fare con lo studio: l’una segue necessariamente l’altro. L’inferno deriva da una vita malvagia così come la corruzione deriva dalla morte: l’una segue necessariamente l’altra. Il paradiso non è lontano; inizia qui, ma non finisce qui. Ne abbiamo pallidi scorci qua e là.

Se rimandiamo il pensiero del Cielo fino al momento della morte, saremo molto simili agli israeliti che vagavano nel deserto. I poveri ebrei erano a circa undici giorni dalla Terra Promessa. Ci volevano solo tre settimane per viaggiare dall’Egitto alla Terra Promessa, ma, per via della loro disobbedienza, delle loro mancanze e deviazioni e ribellioni contro Mosè, impiegarono quarant’anni, che rappresentano il cammino di molte delle nostre vite: facciamo progressi e poi ricadiamo indietro. Grazie al cielo abbiamo un Signore misericordioso che ci perdona settanta volte sette! È necessario il tempo per conquistare il paradiso, ma non è il lasso di tempo in sé a portarci lì: è il modo in cui viviamo e moriamo.

(Fulton J. Sheen da “Perché credere? 50 risposte sul senso della vita. Vol. 2” edizioni Ares)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO. QUI SOTTO IL LINK SE VOLETE ACQUISTARLO:
https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere-vol-2/

“PERCHÉ CREDERE? 50 RISPOSTE SUL SENSO DELLA VITA” È STATO PUBBLICATO IL SECONDO VOLUME DELLA SUMMA DI FULTON SHEEN!

Si completano in questo secondo volume le cinquanta lezioni dell’arcivescovo Fulton Sheen sulle buone ragioni della fede. Con il consueto stile rapido e comunicativo, l’autore ci accompagna in un’analisi approfondita sull’Eucaristia, sulla questione della grazia e del peccato, sui sacramenti, sulla preghiera e sui comandamenti, sul mondo ultraterreno (i novissimi), soffermandosi anche sulla specificità dei ruoli maschile e femminile all’interno della comunità e nell’economia della salvezza.

Un’opera che monsignor Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester e lui stesso noto predicatore, definisce nella prefazione del primo volume: «quanto di più vicino a una Summa Sheeniana». In queste 50 lezioni, come del resto in tutta la sua opera, emergono lo stile brillante e la cultura (non solo teologica) del grande evangelizzatore statunitense, capace di parlare al cuore delle persone di ogni estrazione sociale e allo stesso tempo di esporre in modo chiaro le ragioni della fede.

Barron sottolinea a proposito «il talento dell’autore nel trovare analogie, paragoni e immagini per esporre i misteri cristiani. […] Non conosco nessuno, nella grande tradizione dell’omiletica cristiana, della catechesi o della teologia, in grado di praticare il metodo analogico con maggiore capacità di Fulton Sheen».

IL VOLUME È DISPONIBILE SUL SITO DELLA CASA EDITRICE ARES. QUI SOTTO IL LINK: 👇

https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere-vol-2/

QUI DI SEGUITO POTETE TROVARE UN ESTRATTO:

-La legge dell’amore: dedizione totale-

Tutto ciò che abbiamo discusso si può riepilogare nella differenza tra legge e amore. Nella vita cristiana non siamo governati esclusivamente dalla legge, dobbiamo andare oltre. Non accontentiamoci semplicemente di osservare i comandamenti, ma cerchiamo di essere vicini al Signore. È difficile? È possibile?

Ricordate, un giorno un giovane andò dal Signore e gli chiese che cosa dovesse fare per essere salvato e il Signore gli disse di osservare i comandamenti. Ne menzionò cinque o sei, come non rubare, non commettere adulterio e così via. Il giovane disse: «Ho osservato tutte queste cose sin dalla giovinezza». Il Signore allora aggiunse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri […] e vieni! Seguimi!» (Mt 19, 21). Il giovane se ne andò triste, perché possedeva molto. Questo turbò gli apostoli. Ognuno deve vendere tutto per seguire il Signore. Dissero: «Allora, chi può essere salvato?» (Mt 19, 25). Il Signore rispose che non è possibile agli uomini con le loro forze, ma è possibile a Dio. Tutto è possibile a Dio; noi abbiamo la sua grazia.

Il cristianesimo è difficile da un punto di vista mondano, ma dona intima pace e gioia a coloro che obbediscono alla legge dell’amore del Signore. Quando comprendiamo in pieno il senso della legge, sentiamo il Signore dirci: «Dammi tutto, tutto di te. Dammi tutto il tuo essere». È una perdita? No, perché Lui ha detto: «Ti darò un nuovo io, ti darò Me stesso, la mia volontà diventerà tua». Cerchiamo di rimanere ciò che siamo e al tempo stesso di custodire la pace per quanto possibile. Vogliamo essere “buoni”. Vogliamo che i nostri cuori e le nostre menti vadano insieme; forse questo viene dopo il denaro, il piacere o il prestigio sociale e al contempo vogliamo comportarci con onestà, con purezza e osservando i comandamenti.

Il Signore ha detto: «Un cardo non può produrre un fico e un campo che contiene solo erba non può produrre grano» (Mt 7, 16-20). Se voglio produrre grano, il cambiamento deve avvenire in profondità. Devo lasciarmi arare e seppellire. Il Signore ha detto anche: «Se vuoi essere perfetto, […] vieni! Seguimi!» (Mt 19, 21) e ancora: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48). Intende che dobbiamo lasciarci lavorare a fondo. È difficile, ma desiderarlo è ancora più difficile. Quando scendiamo fino in fondo, di che cosa abbiamo paura? Abbiamo paura di dare le nostre dita a Dio per timore che prenda tutta la mano. Nei nostri cuori coltiviamo dei piccoli giardini segreti, ma il frutto non è suo, è nostro. Lo nascondiamo a Lui, talvolta è un peccato di poco conto, un vizio o egoismo, qualsiasi cosa che ci toglie la piena gioia di essere cristiani. È difficile per un uovo trasformarsi in uccello, ma è ancora più difficile che possa volare rimanendo uovo. Noi ora siamo come uova e non possiamo continuare a essere soltanto buone uova. Un buon uovo è quello che si schiude.

Il Signore insiste su un certo tipo di morte; dobbiamo rinnovarla nelle nostre vite proprio com’è accaduto nella sua. Egli è il modello. A Nicodemo e a noi ha detto ripetutamente che per vivere ancora dobbiamo morire all’uomo vecchio (Gn 3, 1-21). Qualcuno spera che il pericolo sia superato perché Lui è un Salvatore gentile che riprende i peccatori ostinati senza far domande? Costui dovrebbe leggere il passo in cui Lui dice che al rigore della legge di Dio non sarà sottratto un solo iota (cfr Mt 5, 17). La grazia non è a buon mercato. Costa quanto la vita del Signore. Potete pensare a qualcosa di più costoso di ciò che un uomo deve pagare sulla croce? Se vogliamo la pace, dobbiamo pagarne il prezzo. Senza morire alla vita inferiore, non c’è pace, ma solo timore, e viviamo una sorta di mezza esistenza. Il Signore ha detto: «Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio» (Gv 7, 17). Intende che una delle ragioni per cui ci sono agnostici e scettici è perché non osservano la legge di Dio. Se noi conosciamo la sua volontà, comprenderemo la sua dottrina.

Magari abbiamo insistito troppo sulla conoscenza della dottrina cristiana e non abbastanza sul fare. Il Signore ha detto: «Se farete la mia volontà, conoscerete la mia dottrina» (Gv 8, 31). Solo chi fa seriamente la sua volontà e mette in gioco la propria vita altrettanto seriamente su di essa giungerà a conoscere Cristo e tutto ciò che la sua Redenzione porta con sé. Il Signore si fa conoscere solo dagli avventurieri, non dai codardi. Il Signore è un disturbatore. Sembra irritarvi e vi spinge a una sorta di crocifissione. Potete essere dei mondani accomodanti, comodamente seduti nella vostra visione del mondo, ma, se prendete Cristo sul serio, dovrete rinunciare a quella comodità, perché è una falsa pace. La prima venuta di Cristo nelle nostre vite è quella di uno che ci viene a sconvolgere, ma una volta che ci diamo a Lui diventa il nostro difensore. Prima di avere Cristo, il nostro cuore ci accusa, siamo infelici delle mezze misure. Dopo esserci dati a Lui e alla sua legge d’amore, i nostri cuori sono in pace. Il suo atteggiamento cambia completamente una volta che noi abbiamo cambiato il nostro.

Ecco un altro modo di sottolineare la differenza tra i comandamenti e l’amore: «I comandamenti mi limitano soltanto». Li vediamo come ostacoli e impedimenti nella vita. Coloro che vivono per i comandamenti si chiedono: «Fin dove posso spingermi?», «Qual è il limite?», «Quanto posso accostarmi all’abisso senza cadervi?», «È peccato mortale?». Non è questa la via dell’amore né della pace. È il vecchio Adamo in me che parla in questo modo sui comandamenti. Quando mi limito a obbedire alle regole, non sono mai integro come persona. Ecco lo stato psicologico di chi si limita a obbedire ai comandamenti, senza il pieno coinvolgimento del cuore. Quando amo, sono una persona intera, perché l’amore coinvolge tutto il mio essere; di conseguenza non posso essere comandato. Fino a questo punto abbiamo detto che la dottrina morale cristiana è una dedizione totale a Cristo. Ci fissiamo sulla sua mente, pensiamo i suoi pensieri, amiamo ciò che Lui ama, e chiediamo a noi stessi qualsiasi cosa compiamo: «Questa cosa gli è gradita?».

C’è un altro risvolto dell’amore di Dio: l’amore del prossimo. Le due leggi vanno insieme. Amare il prossimo è farsi carico del suo peccato. Alcuni anni fa ricordo di aver incontrato una donna sconvolta perché suo figlio era stato arrestato. Penso che fosse il suo quarto arresto per delinquenza, furto e omicidio. Lei se ne vergognava e aveva il cuore spezzato. Mi chiedevo tra me: «Perché prova tanta vergogna?». Allora mi vennero in mente le parole del profeta Isaia riguardo al Signore e potevo dire di lei: «Si è caricata delle sue sofferenze, si è addossata i suoi dolori e il castigo che gli dà salvezza si è abbattuto su di lei» (cfr Is 53, 4-5). Solo dalle piaghe di lei, lui sarebbe stato guarito. Questa buona madre aveva pochissimi peccati nella sua vita, di certo non gravi, eppure l’amore l’ha fatta sentire peccatrice per amore di lui. Immediatamente si è chiarito il mistero: l’amore che una donna può provare per suo figlio la rende una sola cosa con lui. Il peccato, la disgrazia e la vergogna di lui diventano di lei, ed è la realtà più vicina su questa terra all’amore di Dio.

Dobbiamo vedere che ogni nostro peccato, disgrazia e vergogna diventano Suoi, che li ha portati nel suo stesso corpo sull’albero della croce. Ecco perché il perdono ha un prezzo e la grazia e il perdono non sono a buon mercato. Non dobbiamo pensare di essere devoti vivendo individualmente una vita santa ben separata dal prossimo, dal mondo e dall’umanità sofferente. Ecco qual era il problema di Simone il fariseo. La donna peccatrice venuta in casa che versava l’unguento sui piedi del Signore lasciò Simone scandalizzato. Non voleva entrare in contatto con una peccatrice, tutto preoccupato della propria osservanza della Legge e forse delle proprie colpe avvolte in una falsa pace. Il Signore disse a Simone: «Vedi questa donna? L’hai capita? I suoi peccati sono parte dei peccati del mondo». Egli stava prendendo i peccati di lei e l’unzione era una preparazione alla sua crocifissione e morte (cfr Lc 7, 36-50). Lei fu perdonata molto, e il perdono ha un prezzo terribile. Il perdono è l’amore in azione e l’amore significa portare il peccato. Il perdono si realizza solo portando il peccato, e questo esige una croce per Dio e per noi!

Il Signore ha detto: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, […] prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8, 34). Il significato della croce è l’amore che si fa carico del peccato dell’amato per via dell’unione con lui. Noi possiamo conoscere il portatore, Cristo, solo se portiamo i peccati degli altri. Siamo redenti per essere redentori e non veniamo salvati finché Dio non ci rende salvatori. Un cristiano deve andare con il Signore nel Getsemani e passare da lì al Calvario, completando nel proprio corpo ciò che manca alle sofferenze di Cristo per amore del suo Corpo che è la Chiesa. Non possiamo lavarcene le mani come Pilato dicendo: «Non sono responsabile del sangue e delle sofferenze del mondo» (cfr Mt 27, 24).

La Chiesa è una chiesa, cioè un corpo di persone che portano il peccato, che amano con l’amore di Dio sparso nei loro cuori. Possono perdonare perché sono state perdonate. Coloro che sono stati amati diventano amanti. Se la Chiesa di Cristo non fosse unita dall’amore a tutta l’umanità, allora il peccato del mondo sarebbe il peccato della Chiesa, la disgrazia del mondo sarebbe la disgrazia della Chiesa, la vergogna del mondo sarebbe la vergogna della Chiesa, la miseria del mondo sarebbe la miseria della Chiesa; anzi non ci sarebbe affatto la Chiesa. La Chiesa non è e non può essere un fine in sé stessa, ma un mezzo di salvezza per il mondo, non solo per la nostra propria santificazione. Non possiamo salvarci da soli. Nel “Padre nostro”, non nel “Padre mio”, imploriamo il “nostro pane quotidiano”, non il “mio pane quotidiano”. La Chiesa è strumento di salvezza per l’umanità. Non è un rifugio pacifico, ma un esercito che si prepara alla guerra. Noi cerchiamo sicurezza, ma solo nel sacrificio, ecco il segno della Chiesa e il vessillo della croce.

Se il peccato dei nostri moderni bassifondi e la degradazione che ne deriva; se il peccato delle nostre case sovraffollate e la bruttezza e il vizio che portano; se il peccato di chi è senza cuore e senza scrupoli si staglia contro la squallida e degradante miseria dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina; se il peccato della truffa e della disonestà defrauda i poveri; se il peccato della prostituzione e dell’omicidio di donne e bambini per malattia; e se il peccato della guerra che gli altri hanno covato; se tutto non gravasse come un peso sulla Chiesa e su di noi, membra della Chiesa, e se non ne sentissimo dolore, non saremmo membra degne della Chiesa. Abbiamo perso la nostra vocazione. La moralità cristiana non è solo osservare i comandamenti; è amore, dedizione totale, e prendere su di sé i peccati degli altri. Ecco la legge nuova: amare Dio e amare il prossimo.

IL VOLUME È DISPONIBILE SUL SITO DELLA CASA EDITRICE ARES. QUI SOTTO IL LINK: 👇

https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere-vol-2/

LA RISATA DELL’UOMO SPIEGA L’ESISTENZA DELL’ANIMA E LA DIFFERENZA CON GLI ANIMALI: “Può ridere soltanto l’uomo dotato di un principio spirituale”

DAL LIBRO APPENA PUBBLICATO:

“VERITÀ E MENZOGNE: UNA CRITICA PROFETICA DEL PENSIERO MODERNO” (Edizioni Mimep).

ESTRATTO DAL CAPITOLO 12: “L’ANIMA E LE CONTORSIONI DEL BEHAVIORISMO”

Un’altra cosa che il Behaviorismo o Comportamentismo non sa spiegare è l’umorismo, e la sua deliziosa conseguenza, il riso. La risata è prodotta dalla vista dei rapporti inattesi fra due giudizi, e poiché il rapporto si può percepire soltanto da parte di una forza spirituale, ne consegue che può ridere soltanto l’uomo dotato di un principio spirituale.

Prendete, per esempio, questa storiella. Un visitatore disse un giorno a una bambina di sei anni: «Che cosa farai, mia cara bambina, quando sarai grande come la mamma?». «Mi metterò a dieta», rispose la bambina. Ammetto che la storiella non sia molto divertente, ma supponendo che abbiate avuto la bontà di sorridere, lasciate che me ne serva per dimostrare la mia tesi. La storiella contiene sedici parole pronunciate. Ora supponete che nel momento in cui la bambina formulava la sua risposta vi fossero nella stanza un cane, un gatto ed un canarino. Il cane, il gatto ed il canarino avrebbero ricevuto esattamente la stessa misura di stimolo uditorio: avrebbero udito i suoni prodotti da sedici parole. Orbene, perché mai il cane, il gatto ed il canarino non hanno sorriso nell’udire quelle parole, mentre il visitatore che aveva rivolto alla bambina la domanda sorrise senz’altro, sebbene la mamma della bambina si trovò quasi certamente in imbarazzo?

Per la ragione che, da quelle sedici parole, il visitatore ha ricevuto non sedici ma diciassette reazioni. In altre parole, egli ha ricavato da quelle parole qualcosa che esse non avevano. Nella parola «grande», il visitatore ha colto un doppio significato, cioè quello dell’età e della taglia della mamma. Ma per cogliere contemporaneamente i due significati, condizione indispensabile per apprezzare qualsiasi gioco di parole, si deve essere anche spirituali, non soltanto materiali. Se una scatola è piena di sale, non può essere nello stesso momento piena anche di pepe. Se la mente è solo piena di materia, vale a dire afferra soltanto la sensazione uditoria della parola «grande», non può considerare la stessa parola in nessun altro senso capace di suscitare il riso.

Ecco dove falliscono tutti i tentativi di spiegazione della vita in senso meccanicistico e comportamentistico: essi non sanno dare una ragione per quella meravigliosa pazzia che è la risata. Nulla, nella creazione inferiore all’uomo, ha mai prodotto alcunché lontanamente rassomigliante al riso. Non s’è mai visto che qualche animale incominci a sorridere, e quindi l’uomo scoppi in una risata. Quando si giunge a considerare l’uomo, si trova in lui qualcosa di assolutamente nuovo. Il pony non ha mai sorriso, ed il cavallo da tiro non ha mai riso fragorosamente. Non è vero che le antichissime iene si limitassero a sogghignare, e quelle che vennero in seguito incominciassero a ridere: tutte avevano semplicemente la bocca aperta. La piccola valle non ha incominciato a fare un sorrisetto mentre la grande vallata si sbellicava dalle risate. Non ci s’imbatte nel sorriso se non quando si arriva all’uomo, e la sola ragione per cui lo si incontra nell’uomo è che l’uomo possiede un’anima capace di elevarsi al di sopra della materia e di vedere i rapporti esistenti fra le cose, specialmente quelli buffi che aiutano a rendere la vita divertente. C’è più verità che semplice poesia nel dire che l’uomo «scoppia in una risata», perché è uno scoppio positivo che lo eleva al di sopra di tutto ciò che è inferiore a lui nella creazione. È lo scoppio che lo separa dal passato e dalla materia: è il principio dello spirito.

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO! Vi invitiamo a leggere l’anteprima cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

https://www.mimep.it/catalogo/spiritualita/verita-e-menzogne/

“VERITÀ E MENZOGNE: UNA CRITICA PROFETICA DEL PENSIERO MODERNO” È STATO PUBBLICATO UN LIBRO IMPERDIBILE DI FULTON SHEEN!

Ringraziamo di cuore la casa editrice Mimep di Milano, gestita dalle suore loretane, per aver ristampato la vecchia edizione di “Verità e Menzogne”. Un classico imperdibile di Fulton Sheen. La vecchia traduzione è stata rivista e corretta, sono state aggiunte anche delle note.

Dalla quarta di copertina:

Così scriveva l’autore nel 1931: “È giunto il momento in cui si è resa necessaria una certa disinfezione, o sterilizzazione intellettuale, affinché la società pensante possa riacquistare la salute”.

Con la sua capacità di andare al cuore di ogni questione, analizzarla in termini chiari e spiegarla in termini concreti, Fulton Sheen ci offre, al di là di ogni pregiudizio, una critica precisa agli errori del pensiero moderno nei campi della morale, della filosofia, della religione, della scienza, della sociologia e della psicologia. Il libro cerca di dimostrare come sotto l’appellativo “moderno” si nasconde spesso un vecchio errore, mentre ciò che viene definito “non al passo coi tempi” è in realtà oltre il tempo e al di fuori delle mode, essendo un’espressione della verità che è eterna.

Un’opera profetica che il Vescovo Sheen avrebbe potuto scrivere al giorno d’oggi per l’attualità dei temi trattati: l’ateismo e l’agnosticismo, il relativismo e lo scientismo, la carità senza Dio e la falsa tolleranza, l’evoluzionismo di Darwin e la religione cosmica di Einstein, l’umanesimo e la Chiesa, il medioevo e il modernismo, la contraccezione, l’educazione, e tanti altri da scoprire.

“La natura di certe cose è fissa e non mai tanto fissa quanto quella della verità. La verità può essere contraddetta mille volte, ma ciò dimostra soltanto che ha la forza di sopravvivere a mille assalti” (Fulton J. Sheen)

INDICE DEL LIBRO:

INTRODUZIONE DELL’AUTORE – 1. IL DECLINO DELLA CONTROVERSIA – 2. INTIMIDAZIONE COSMICA – 3. L’AGNOSTICISMO – 4. UNA MORALE PER GLI AMORALI – 5. LA VOLUBILITÀ DELL’AUTORITÀ SCIENTIFICA – 6. IL TEISMO DEGLI ATEI – 7. UN APPELLO ALL’INTOLLERANZA – 8. LA FILOSOFIA E L’ARTE DEL MEDIOEVO – 9. IL LIRISMO DELLA SCIENZA – 10. INTRODUZIONE ALLA MORALE – 11. FEDE ALLA DERIVA – 12. L’ANIMA E LE CONTORSIONI DEL BEHAVIORISMO – 13. IL NEOPELAGIANESIMO – 14. LA FILOSOFIA DELLA CARITÀ – 15. LA RELIGIONE COSMICA – 16. I CIECHI DI FRONTE AL DIVINO E L’EDUCAZIONE – 17. IL CONTROLLO DELLE NASCITE – 18. DIO E L’EVOLUZIONE – 19. PIETRO O PAN? LA BATTAGLIA FINALE

Vi invitiamo a leggere l’anteprima del libro cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

Verità e menzogne

UN NUOVO LIBRO DI FULTON SHEEN “PERCHÉ CREDERE?” Che cosa fa la grazia di Dio nella nostra natura umana? I principali effetti della grazia sono nell’intelletto e nella volontà.

Le edizioni Ares hanno pubblicato il primo volume di “Perché credere? 50 risposte sul senso della vita” (256 pagine). Tradotto per la prima volta in italiano.

“Dio e l’uomo, il male e il peccato, Cristo e la Chiesa, la redenzione e la libertà di scelta, i Sacramenti, il corpo e l’anima, con l’apparente dicotomia nel mondo tra la sfera materiale e la sfera spirituale… In modo semplice e diretto, ricorrendo secondo il suo stile a immagini del quotidiano e a una forte carica umoristica, Fulton Sheen offre in queste pagine i principali contenuti della fede in risposta alle domande fondamentali sul senso della vita. Un testo che mons. Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester, ha definito «la Summa di tutta la saggezza» del suo autore.”

Prossimamente uscirà il secondo volume. Qui sotto potete leggere un pezzo straordinario di un capitolo che spiega l’azione della Grazia di Dio nell’uomo.

Per acquistare il libro dalla casa editrice Ares: https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere/

L’AZIONE DELLA GRAZIA DI DIO NELL’UOMO

(Fulton J. Sheen, da “Perché credere? 50 risposte sul senso della vita” edizioni Ares)

Prendiamo un esempio di cambio di direzione. L’allora editore del giornale comunista “Daily Worker” di Londra e sua moglie ascoltavano un programma radiofonico di un funzionario della Russia. All’improvviso la moglie si alzò e spense la radio. Disse al marito (ricordiamo che entrambi erano comunisti):

«Non credo che lui voglia la pace. Credo che voglia la guerra! Parla di pace, ma intende la guerra». Lui disse: «Non parlare così; non stai parlando da comunista». Lei rispose: «Non mi importa come sto parlando». E lui: «Se continui a parlare in questo modo farò rapporto al partito!». Lei: «Riferisci!». «Infatti», disse lui, «stai iniziando a parlare come se fossi diventata cattolica!». Lei: «Lo sono!». Lui: «Diamine! Lo sono anch’io!».

Così un marito e una moglie che vivevano insieme condividendo idee comuniste improvvisamente ignoravano di essere entrambi cambiati. Che cosa era accaduto? Un potere esterno a loro: la grazia.

Non c’è nulla di simile al diventare migliori nell’ordine naturale e improvvisamente, in senso stretto, meritare la grazia. Natura e grazia sono piuttosto distinte. È la differenza tra fare e generare. Quando fai qualcosa, realizzi qualcosa che non ti somiglia. Quando costruisci un tavolo, questo non condivide la tua natura. Quando i genitori mettono al mondo un figlio, fanno invece qualcosa di simile a loro stessi. Quando Dio ci ha creati, Dio era il nostro Creatore, invece quando ci ha generati come figli, non era solo il nostro Creatore, ma nostro Padre. Quando la grazia viene in noi, come ha detto il Signore, la linfa passa attraverso la vigna fino ai tralci, ma è la stessa linfa della vigna. Noi iniziamo a condividere la natura del Signore così Lui riversa in noi la sua natura. San Giovanni ha detto: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto» (Gv 1, 16). Quando rispondiamo alla grazia, allora diventiamo qualcosa di simile a una matita tra le mani, che farà tutto ciò che la mano vuole. Siamo gli strumenti di Dio e obbediamo al suo volere come la matita obbedisce alla volontà della mano. Quando c’è totale obbedienza c’è la santità. Ecco ciò che è un santo. Un santo è uno che è disponibile per Dio come la matita per la mano.

Che cosa fa la grazia nella nostra natura umana? La grazia fa del corpo un tempio di Dio; ed è una delle ragioni per la purezza. Un tempio è un luogo in cui Dio dimora. Ricordate quando il Signore è andato nel tempio di Gerusalemme? Quando i farisei gli chiesero un segno il Signore disse: «Io distruggerò questo tempio […] e in tre giorni ne costruirò un altro» (Mc 14, 58). Non parlava del tempio terreno, ma del tempio del suo corpo, poiché Dio dimora nella natura umana di Cristo. Egli dimora in noi per partecipazione. Il corpo è sacro e dobbiamo rispettarlo.

I principali effetti della grazia sono nell’intelletto e nella volontà. L’intelletto è la facoltà per cui conosciamo; la volontà è la facoltà per cui scegliamo. L’oggetto dell’intelletto o ragione è la verità; l’oggetto della volontà è il bene o l’amore. Quando la grazia arriva all’intelletto, lo raggiunge come una sorta di luce. È alquanto difficile descrivere che cosa faccia alla mente umana. Immaginiamo la luce del sole che splende attraverso una vetrata. Notate come si diffonde facendo risaltare ogni colore. Ecco ciò che fa la grazia all’intelletto: dà una visione nuova. La fede diventa per la ragione qualcosa di simile al telescopio per l’occhio: non distrugge l’occhio, lo perfeziona. Quando la fede viene in noi, abbiamo una nuova certezza che oltrepassa la ragione. Tutto ciò che otterrete da queste istruzioni sono ragioni di credibilità.

La certezza deve venire dalla fede, che a sua volta viene da Dio. Il Signore disse a Pietro: «Né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli» (Mt 16, 17). La certezza della fede è così grande che nulla può distruggerla. La certezza è più grande della ragione per la fede, poiché la luce viene da Dio. Abbiamo molte certezze più forti di quanto possa darci la ragione. Se ci sfidano a provare di essere figli legittimi, può essere piuttosto difficile. Non abbiamo i documenti. Ma nulla può scuotere la nostra certezza. Un uomo esperto può dare molte ragioni contro l’esistenza di Dio e la divinità di Cristo a uno dei nostri figli, ma non può mai distruggere la fede di quel bambino. Non solo la fede dona certezza, ma ci dona anche un nuovo sguardo, un nuovo sguardo sulla nascita, la sofferenza, la morte, la gioia, i piaceri, la letteratura e l’arte. Coloro che possiedono ciò che san Paolo definisce la mente carnale non possono comprendere le cose della fede; è come pretendere che un uomo cieco capisca i colori.

Molto spesso coloro che mancano del dono della fede si chiedono perché ne siamo così certi. «Perché abbiamo questo sguardo sulla sofferenza?». «Perché non siamo depressi?». «Perché non pensiamo al suicidio?». Semplicemente perché vediamo meglio le cose. Abbiamo una luce di cui loro sono privi. Forse abbiamo già detto che abbiamo gli stessi occhi di notte e di giorno, eppure di notte non vediamo. Perché? Perché ci manca la luce del sole. Due persone che esaminano lo stesso problema, lo vedranno in modo molto differente, perché uno ha la sua ragione e i suoi sensi, l’altro la sua fede.

C’è anche la volontà umana. Quando la grazia viene nella volontà, ci dona un nuovo potere, una nuova forza che non abbiamo mai avuto prima. Ci dà una nuova capacità di resistere alle tentazioni. Troppo spesso in questo mondo appena uno diventa schiavo del peccato, parliamo di lui come se avesse una compulsione. Diciamo: «Oh, è un bevitore compulsivo. È un mangiatore compulsivo». È vero. La parola che usa il Signore per spiegare la compulsione è “schiavitù”. Questo non significa che queste persone abbiano completamente distrutto la propria libertà. C’è sempre una piccola parte di libertà che rimane in un alcolista, in un pervertito, in chiunque sia preda della schiavitù del peccato. Questi peccati iniziati con liberi atti nostri propri, possono aver indebolito, ma non distrutto la nostra volontà. È possibile che la grazia si insedi. La grazia ha il suo D-day e Dio può venire in ciascuna di queste persone.

Quando cerchiamo di curare una persona dai vizi, non possiamo mai estrarre il vizio, ma solo emarginarlo. Come si fa? Mettendovi qualcos’altro di nuovo. La grazia di Dio viene quando iniziamo ad amarlo; allora, questi vizi iniziano a fuoriuscire. Una volta che sopravviene un nuovo amore, siamo cambiati. Ricordo di aver fatto un patto con una donna alcolizzata, dicendole: «Tu ami l’alcol più di ogni altra cosa al mondo. Allora io non posso curarti finché non inizi ad amare qualcos’altro». Così abbiamo invocato la grazia, che è venuta in lei ed è guarita. Ecco ciò che la grazia fa alla povera e debole volontà umana. Poi essa ci dà anche potere di influenzare gli altri.

Se queste mie parole vi influenzano, non è per via di conoscenze o poteri che possiedo. Se ho qualche influenza su di voi, è perché lo Spirito e la grazia di Dio stanno operando in voi. Le mie parole non sono nulla. Di sicuro io non ho iniziato queste istruzioni senza pregare lo Spirito e la grazia di Dio che mi diano forza, ma se comunque siete cambiati non dite: «Oh, monsignor Sheen, quanto le siamo grati». Monsignor Sheen non ha fatto nulla, io sono solo il misero strumento del buon Dio. Se siete cambiati, ecco la differenza tra la vostra natura e la grazia. Prima che venisse la grazia agivate a modo vostro, dopo aver ricevuto la grazia agite a modo suo. La differenza è tutta qui. La vostra coscienza si è svegliata e ciò che prima era prezioso per voi adesso sembra nulla, mentre ciò che prima sembrava spazzatura adesso è prezioso. Questa è la grazia: è il potere soprannaturale che illumina la vostra mente per vedere le cose al di sopra della ragione; è quel potere soprannaturale che rafforza la vostra volontà a fare le cose che prima non avreste potuto fare. Essa vi cambia da creature in figli di Dio e soprattutto vi rende capaci di chiamarlo “Padre”.

(Fulton J. Sheen, da “Perché credere? 50 risposte sul senso della vita” edizioni Ares)

Per acquistare il libro dalla casa editrice Ares: https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere/

VOI SIETE FATTI PER DIO: “Sarete in pace soltanto quando approderete nel mare dell’infinito”

Perché provate le delusioni?

Perché tra i vostri desideri e la loro realizzazione c’è una sproporzione tremenda. La vostra anima ha una certa infinità di desiderio, essendo spirituale. Il vostro corpo, invece, e l’universo intorno a voi, sono materiali, limitati, circoscritti, stretti da confini. Potete immaginare una montagna d’oro, ma non la vedrete mai. Potete immaginare un palazzo con centomila stanze, una colma di diamanti e un’altra colma di smeraldi e una terza colma di perle, ma non vedrete mai un simile palazzo. Similmente, potete pregustare alcuni godimenti terreni, o una certa posizione sociale o condizione di vita; ma una volta raggiunti, comincerete subito a sentire la tremenda sproporzione che passa fra l’ideale immaginato e la realtà posseduta. La delusione segue sempre, perché ogni ideale terrestre, una volta posseduto resta perduto.

Quanto più il vostro ideale è materiale, tanto più grande è la vostra delusione. Quanto più il vostro ideale è spirituale, tanto minore è la delusione. Ecco perché coloro che si dedicano alla ricerca d’interessi spirituali, come l’investigazione della verità, non si svegliano mai al mattino con la bocca amara e con la sensazione di essere sfiniti e abbattuti.

L’anima non dice mai basta. La vostra intelligenza, una volta che ha conosciuto una foglia, un albero, una rosa, eccetera, non dice mai «basta». Il vostro bruciante desiderio d’amore non è mai soddisfatto. Tutte le poesie d’amore finiscono in un grido, in un lamento, in un pianto. Tanto più puro è l’amore, quanto più invoca. Quanto si sente più innalzato sulla terra, tanto più si lamenta. Se un grido di gioia o un momento di estasi interrompe questa domanda, è soltanto per un momento; subito dopo ricade nell’immensità dei desideri. Avete la gioia di riempire la terra con i vostri immensi sospiri del cuore, poiché voi siete fatti per l’Amore. Nessuna bellezza terrestre vi sazia, perché, quando essa scompare dai vostri occhi, voi la fate rivivere, anche più bella, nell’immaginazione. Anche quando voi camminate con gli occhi chiusi, la mente continua a presentarvela, senza difetti, senza limiti, senza ombre. Dove si trova quella bellezza ideale che voi andate sognando? L’amabilità terrestre non è forse l’ombra di qualcosa d’infinitamente più grande? Non c’è da meravigliarsi che Virgilio abbia desiderato di bruciare il suo poema, l’Eneide, e che lo scultore Fidia abbia gettato nel fuoco il suo scalpello. Quanto più quei due artisti si erano accostati alla bellezza, tanto più sembrava che essa fuggisse lontano, perché la bellezza ideale non sta nel tempo: ma nell’infinito.

-Il tormento dell’infinito-

Nonostante le continue delusioni di trovare i nostri ideali soddisfatti quaggiù, l’infinito continua a tormentarci. Lo splendore di un sole che tramonta, simile a «un’ostia nell’ostensorio d’oro dell’occidente», l’alito di un vento primaverile, la divina purezza nel volto d’una Madonna, tutto vi riempie di nostalgia, di un cocente protendersi oltre, verso qualcosa che sia ancora più bello. Con i piedi per terra, voi sognate il cielo; creature del tempo, voi disprezzate il tempo; fiori di un giorno, cercate di eternizzare voi stessi. Perché desiderate la vita, la verità, la bellezza, la bontà, la giustizia, se non perché voi siete fatti per loro? Da dove vengono esse? Durante il giorno, dov’è la sorgente della luce che illumina le strade cittadine? Non certamente sotto le auto, sotto i pullman, sotto i piedi dei passeggeri, perché là la luce è mescolata alle tenebre. Se volete trovare la sorgente della luce, dovete andare oltre, verso qualcosa che non ha mescolanza di tenebra e di ombra; dovete andare a quella pura luce che è il sole. In simile maniera, se volete trovare la sorgente della vita, della verità e dell’amore, dovete andare oltre, verso una verità che non è mescolata con ombre di errore; verso un amore che non è mescolato con ombre di odio. Dovete andare verso qualcosa che è Vita pura, Verità pura, Amore puro. Questa è la definizione di Dio. Perché siete stati delusi fin qui? Perché non avete ancora trovato Dio.

Udite il poeta Riccardo Chenevix Trench: «Se esistesse in qualche luogo un altro rifugio dove volare, i nostri cuori avrebbero cercato qui la loro quiete, e non in te, o Dio. Noi abbiamo cozzato contro le sbarre della creazione, come aquile prigioniere; abbiamo cercato attraverso gli immensi mondi soltanto un palmo di terreno su cui posare i nostri piedi, dove tu non sei. Soltanto quando, in terra, nell’aria, in cielo, o nell’inferno, scoprimmo che in nessun luogo si può trovare dove sfuggire a te, allora volammo a te».

Una volta che avete scoperto che la causa della vostra delusione deriva dalla distanza che passa fra l’ideale concepito nella mente e la sua realizzazione concreta, voi non diventate più dei cinici. Invece di diventare cinici, sarete pronti a scartare totalmente ogni delusione. Non c’è niente di anormale nel vostro desiderio di vivere, non soltanto di poter vivere due o tre anni di più, ma per sempre. Non c’è niente di esagerato nel vostro desiderio della verità, non soltanto questa o quella verità, ma tutta la verità. Non c’è niente di inumano nella vostra fame di amore, dal momento che essa durerà sempre, senza che la morte la sopprima, la sazietà la svuoti o il tradimento la uccida. Non sentireste il bisogno di una vita perfetta, di una perfetta verità e di un perfetto amore, se non esistessero. Il solo fatto che voi godete di una loro porzione, dimostra che ci dev’essere l’intero. Non ne conoscereste l’arco, se non ci fosse l’intera circonferenza. Non camminereste nelle ombre, se non ci fosse la luce. Come potrebbe l’anatra avere l’istinto di nuotare, se non ci fosse l’acqua? Potrebbe un bambino domandare con grida il nutrimento, se questo non esistesse? Come potrebbe esistere l’occhio, se non ci fossero bellezze da vedere? Ci sarebbe l’udito, senza armonie da udire? Come potrebbe esserci in voi lo struggente desiderio di una vita senza fine, di una verità senza errori e di un amore estatico, se non esistessero una vita perfetta, una verità perfetta e un amore perfetto?

Concludiamo, dunque: voi siete fatti per Dio! Dunque, non vi sazierà nulla di meno dell’infinito. Distruggereste la vostra natura se domandaste di essere soddisfatti da qualcosa che sia minore dell’infinito. Come una nave, una volta messa in un fiume, avanza faticosamente sulle acque troppo basse, fiancheggiata dai limiti ristretti delle sponde, così voi siete inquieti, sentendovi imprigionati dai limiti dello spazio e del tempo. Sarete in pace soltanto quando approderete nel mare dell’infinito.

(Fulton J. Sheen, da “Fatti per l’eternità: introduzione al Cristianesimo” edizioni Mimep)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO

Vi invitiamo a leggere l’anteprima cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

https://www.mimep.it/catalogo/spiritualita/fatti-per-leternita/

FATTI PER L’ETERNITÀ: INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO DI FULTON SHEEN

Ringraziamo di cuore la casa editrice Mimep di Milano, gestita dalle suore loretane, per aver ristampato con un nuovo titolo la vecchia edizione di “Vi presento la Religione”. Un classico di Fulton Sheen.

L’essenziale del cristianesimo prima di tutto, consiste nella rinascita, cioè nell’essere ricreati e incorporati in un nuovo tipo di vita più elevata – la vita soprannaturale della Grazia divina – e introdotti in un nuovo tipo di relazione spirituale come figli di Dio attraverso Gesù Cristo, vivo e presente nel Suo Corpo Mistico che è la Chiesa. L’autore ci ricorda che la nostra scelta di diventare figli di Dio avrà conseguenze nel nostro pellegrinaggio terreno, ma soprattutto nell’eternità dove saremo ciò che abbiamo deciso liberamente di essere nel tempo di questa vita. Le intuizioni di Sheen sono senza tempo. La saggezza profusa in questo libro è la stessa che portò le sue semplici trasmissioni televisive a un successo strepitoso.

«Il Cristianesimo non è un sistema di etica, ma è una Vita. Non è un buon consiglio, ma è un’adozione divina. Essere cristiani non consiste nell’essere caritatevoli verso i poveri, nell’andare in Chiesa, nel leggere la Bibbia, nel cantare inni sacri, nell’essere generosi con i comitati di beneficenza o disposti a servire le associazioni della Chiesa… Il cristianesimo include tutte queste cose, ma prima di tutto e soprattutto è una relazione d’amore».

Vi invitiamo a leggere l’anteprima del libro cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

Fatti per l’eternità

61 MINUTI PER UN MIRACOLO: FULTON SHEEN E LA VERA STORIA DI UN FATTO INCREDIBILE! UN LIBRO IMPERDIBILE!

61 minuti per ottenere un miracolo indiscutibile attraverso l’intercessione dell’Arcivescovo Fulton Sheen. È questo il miracolo approvato da Papa Francesco, nel luglio del 2019, per la beatificazione la cui data è ancora da definire.

La fede e la preghiera di questa famiglia ha ridonato il respiro al loro figlio nato morto. È un fatto incredibile raccontato con la semplicità di una mamma che ha vissuto in prima persona il miracolo: James era nato morto e ha cominciato a respirare dopo 61 minuti.

Però il miracolo più grande non è il ritorno alla vita. Ciò che stupisce tutti, specialmente i medici e gli scienziati, è il fatto che il cervello di James non ha subito nessun danno dopo non aver ricevuto ossigeno per più di un’ora. Oggi James è un ragazzo normale senza nessuna difficoltà motoria o psicologica.

Questo libro racconta tutta questa meravigliosa vicenda. È un racconto semplice, colloquiale che arriva diritto al cuore del lettore. Non puoi leggere questa storia senza lasciarti coinvolgere dal dolore di una mamma che ha visto un figlio nascere senza respiro. Il suo modo di raccontare ci rende partecipi del suo dolore ma anche della sua gioia ad avere accanto il suo figlio che aveva perso. Alla fine di questo racconto non ti rimane altro che dire: il Signore è grande. Sì il Signore è grande e compie meraviglie fino ad oggi.

PER ACQUISTARE IL LIBRO CLICCA SUL LINK:

https://www.mimep.it/catalogo/spiritualita/santi/61-minuti-per-un-miracolo/

L’IRRESPONSABILITA’ DELL’UOMO MODERNO, LA PERDITA DELLA LIBERTÀ, E LA NEGAZIONE DEL PECCATO: “Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato…la negazione del peccato è la negazione della libertà”

George Bernard Shaw disse una volta: “L’uomo moderno è troppo occupato per pensare ai suoi peccati”. Forse sarebbe più vero il dire che l’uomo moderno nega di poter peccare. In alcuni ambienti cosiddetti “colti” il peccato viene spiegato biologicamente come una “caduta nel processo evolutivo” o come un ritorno temporaneo e atavico alla nostra ascendenza animale “che l’uomo può superare attraverso un accoppiamento corretto”. Altri lo spiegano “fisicamente” attribuendo le aberrazioni morali all’ambiente fisico, alla mancanza di parchi giochi, al latte scadente e alle ghiandole difettose. Secondo costoro il male non è quindi nella volontà, ma nella bile, non è nell’anima, ma nell’organismo; è fisiologico, non morale.

Un terzo tentativo di spiegare il peccato è quello sociale: il peccato non è personale ma sociale. Il male non è dovuto a violazioni della coscienza, ma a qualcosa di esterno, per esempio ai capitalisti, nel caso dei comunisti; alle dittature, nel caso della democrazia; alla democrazia, nel caso della dittatura. Il male viene imputato a un sistema o alle istituzioni, ma mai alla persona. La distinzione tra giusto e sbagliato lascia così il posto all’ “alleato” o al “nemico”. Mentre il mondo pecca di più, ci pensa di meno, una condizione pericolosa per l’anima come l’indifferenza ai germi in tempo di pestilenza. Poiché il mondo presume che il male sia del tutto esterno o sociale, crede erroneamente che il suo rimedio si trovi nell’ambito della politica e dell’economia, perché queste si occupano dell’esterno o di ciò che un uomo “ha” piuttosto che di ciò che egli “è”.

Proprio questo rifiuto di affrontare la questione che il peccato è personale ed è un fenomeno morale piuttosto che economico, rende impossibile una cura. Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato e non si riconosce il male non solo come qualcosa di esterno, ma anche come qualcosa dentro ognuno di noi. La negazione del peccato e della colpa personale ha tre conseguenze disastrose: 1) perdita della libertà; 2) paralisi nazionale; 3) nevrosi e frustrazione.

Non c’è nulla che l’uomo moderno apprezzi di più della libertà, ma si rende conto che la sua negazione del peccato è la negazione della libertà? La libertà non implica forse una scelta? La scelta non implica forse delle alternative tra il bene e il male? Se non pecco quando scelgo l’alternativa sbagliata, allora non sono responsabile, ma se non sono responsabile allora non sono libero. I pomodori, i cavalli, le calcolatrici, gli stivali, le navi e la ceralacca non possono peccare, perché non hanno libertà, quindi non hanno responsabilità.

Negare il peccato significa quindi ridurre l’uomo allo stato di “cosa”. Per inciso, questa è la ragione filosofica di fondo del fascismo, del nazismo e del comunismo, perché se l’uomo è solo una “cosa” e non un essere morale, libero e responsabile, allora per quale motivo non dovrebbe essere assorbito nella collettività o nella totalità della razza come in Germania, della classe come in Russia e della nazione come in Italia?

Non possiamo avere entrambe le cose: se siamo liberi, allora possiamo sbagliare; ma se non possiamo sbagliare, allora non siamo liberi. I nostri cosiddetti educatori liberali e progressisti, che hanno negato la realtà della colpa, non hanno liberato l’uomo, come avevano promesso, dalle catene della “morale medievale”; ma hanno liberato la persona dalla sua responsabilità e quindi dalla sua libertà. Gli psicologi freudiani che nelle democrazie imputavano ogni peccato o colpa al determinismo psichico di un fattore subrazionale o addirittura sessuale, e i filosofi marxisti che negli Stati totalitari imputavano il peccato al determinismo sociale dell’ordine economico, non spiegavano davvero il peccato, ma spiegavano la libertà. Gli uomini parlano di libertà soprattutto quando la stanno perdendo, come parlano di salute quando sono malati.

Oggi la vera libertà sta scivolando via dal mondo e l’era predetta da Dostoevskij è alle porte: “Le epoche passeranno e l’umanità proclamerà per bocca dei suoi saggi che non c’è crimine, e quindi non c’è peccato; c’è solo la fame… Alla fine deporranno la loro libertà ai nostri piedi e ci diranno: Rendeteci schiavi, ma dateci da mangiare”.

La negazione di poter sbagliare è il più grande errori di tutti. Il diavolo era più saggio dell’uomo moderno, perché tentò Adamo ed Eva di usare falsamente la loro libertà mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Satana non è mai stato così stupido da pensare che la libertà significasse irresponsabilità. Ma ha convinto in questo modo i suoi discepoli nel ventesimo secolo! Ha promesso la libertà all’inizio incitando al male; la toglie ora negando il male. E noi, nella nostra ignoranza, tutto questo lo chiamiamo “progresso”!

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)