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GESÙ STAVA LORO SOTTOMESSO: “La vita familiare è la palestra voluta da Dio per il carattere umano…Gesù, il Dio immenso che i cieli e la terra non potrebbero contenere, si è sottomesso ai suoi genitori”

In riparazione dell’orgoglio degli uomini nostro Signore si umiliò obbedendo ai suoi genitori: “Stava loro sottomesso”. Era Dio che si assoggettava a un uomo. Dio, al quale obbediscono i principati e le potestà, obbediva non solo a Maria, ma anche a Giuseppe per amor di Maria. Fu il nostro Signore che disse di esser venuto “non per essere servito, ma per servire”. (…)

E, di più, che cosa fece questo carpentiere durante quei trent’anni della sua oscurità? Fece una bara per il mondo pagano; fabbricò un giogo per il mondo moderno, e una croce sulla quale sarebbe stato adorato. Diede la suprema lezione di quella virtù che è la base di tutto il cristianesimo: l’umiltà, la sottomissione, e una vita nascosta in preparazione all’esplicazione del suo dovere. Nostro Signore impiegò tre ore per redimerci, tre anni per insegnare e trent’anni per obbedire, perché un mondo ribelle, orgoglioso e diabolicamente indipendente potesse imparare il valore dell’obbedienza.

La vita familiare è la palestra voluta da Dio per il carattere umano, perché da essa scaturisce per il bambino la maturità dell’uomo, sia nel bene che nel male. Gli unici atti che si ricordino dell’infanzia del nostro Signore sono atti di obbedienza verso Dio, suo padre celeste, e anche verso Maria e Giuseppe. Gesù ci mostra così quale sia lo specifico dovere dei ragazzi e dei giovani: obbedire ai genitori in quanto questi fanno le veci di Dio. Gesù, il Dio immenso che i cieli e la terra non potrebbero contenere, si è sottomesso ai suoi genitori.

Quando Gesù veniva mandato da un vicino per una commissione, era il grande mandante degli apostoli a sbrigare la commissione. Se Giuseppe gli ordinò qualche volta di cercare un arnese da lavoro che non si trovava più era la sapienza di Dio, era il pastore venuto alla ricerca delle pecorelle smarrite che compiva quell’atto. Se Giuseppe gli insegnò l’arte del falegname, la insegnò a colui che aveva costruito l’universo, e che un giorno sarebbe stato messo a morte dai suoi compagni di lavoro. Se fabbricava un giogo per i buoi del vicino, chi lo faceva era colui che avrebbe chiamato se stesso un giogo per gli uomini e nello stesso tempo un peso leggero a portarsi. Se gli dicevano di lavorare in un pezzettino di giardino, per sistemare dei rampicanti o innaffiare i fiori era lui, il grande coltivatore della vigna della sua Chiesa, a maneggiare l’annaffiatoio o gli altri attrezzi da giardino.

Tutti gli uomini possono ben valutare l’insegnamento di un ragazzo che si sottomette ai suoi genitori: non si deve mai credere a una ispirazione celeste che comandi di trascurare gli ovvii doveri che si hanno sottomano.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

NON POSSIAMO AVERE LA PAROLA “NATALE” SENZA GESÙ CRISTO!

Gesù Cristo è Dio in forma d’uomo. L’Eterno appare nel tempo. Il Verbo Eterno, dal quale sono state fatte tutte le cose del mondo, è ora respinto dal mondo che ha creato: “Non c’era posto nella locanda”. L’Uccello che ha costruito il nido dell’universo vi è covato: Colui che ha fatto sua madre, è nato da sua madre. Tutte le nazioni della terra sono fatte di un solo sangue, e ora il Figlio di Dio partecipa e assume quel sangue come nuovo capo dell’Umanità.
A Betlemme, il Cielo e la terra si incontrano: Dio e l’uomo si guardano in faccia. Una Madre per la prima volta nell’universo, mentre tiene il Bambino tra le braccia, guarda “giù” verso il Cielo.

Poiché nulla di più grande di questo accadrà mai nel mondo, la pace del mondo è condizionata dal fatto che questo grande atto si ripeta, in misura ridotta, in ciascuno di noi. Come Dio ha preso su di sé una natura umana attraverso il libero consenso di una donna, così ci chiede, attraverso il nostro libero consenso, di dargli la nostra natura, come ha fatto Maria. Allora Cristo comincia a governare la nostra mente: allora assumiamo la mente di Cristo, l’amore di Cristo, lo Spirito di Cristo.

Non in molti sono disposti a fare questo. “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. Ecco perché ci sono cartoline di Natale con slitte e uomini grassi. Ma ci saranno sempre alcuni che vedranno e capiranno il significato, e a tutti coloro che Lo hanno ricevuto “Egli ha dato loro il potere di diventare figli di Dio”. Non possiamo avere la parola Natale senza Cristo: così non possiamo nemmeno essere felici interiormente senza di Lui.

(Fulton J. Sheen)

LA LEZIONE DELL’ALBERGO E DELLA STALLA: “Il Divino è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”

Un paradosso davvero sorprendente: Quando Dio venne sulla terra non c’era posto nell’albergo, ma ci fu posto nella stalla. Quale lezione si nasconde dietro l’albergo e la stalla? Che cos’è l’albergo, se non il luogo di ritrovo dell’opinione pubblica, la sede degli umori del mondo, la residenza degli uomini mondani, il luogo di raduno della gente alla moda e di coloro che contano nella gestione degli affari e della vita pubblica? Che cos’è la stalla se non il luogo degli emarginati, il rifugio per le bestie, il riparo dei miserabili, quindi il simbolo di coloro che agli occhi dell’opinione pubblica non contano nulla e dunque possono essere ignorati perché considerati di nessun grande valore o importanza? Qualunque uomo di mondo avrebbe pensato di trovare il Divino in un albergo, ma nessuno di trovarlo in una stalla. “Il Divino, perciò, è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”.

Se in quei giorni le stelle del cielo, per un tocco di magia, si fossero unite insieme formando parole d’argento, e avessero annunciato la nascita dell’Atteso delle Nazioni, dove sarebbe andato il mondo a cercarlo? Il mondo avrebbe ricercato il Bambino in qualche palazzo affacciato sul Tevere, in qualche dimora dorata di Atene, o in qualche albergo di una grande città dove si riunivano i ricchi, i potenti ed i grandi della terra. Non sarebbero stati minimamente sorpresi di trovare il neonato –il Re dei re- disteso in una culla d’oro, circondato da principi e filosofi che gli rendevano omaggio e obbedienza.

Ma sarebbero stati assai sorpresi di scoprirlo in una mangiatoia, adagiato sulla ruvida paglia e riscaldato dal fiato di un bue e un asinello, come per espiare la freddezza del cuore degli uomini. Nessuno si sarebbe immaginato che Colui, le cui dita possono fermare il moto di un pianeta, sarebbe stato più piccolo della testa di un bue; che Colui, il quale ha scagliato il sole nei cieli, sarebbe stato un giorno riscaldato dal fiato delle bestie; che Colui, che può farsi una tettoia con le stelle del cielo, sarebbe stato protetto da un cielo tempestoso con il tetto di una stalla; che Colui che aveva fatto della terra la Sua futura dimora sarebbe stato senzatetto a casa propria. Nessuno si sarebbe aspettato di trovare il Divino in questa condizione; ma è così, perché: “Il Divino è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”.

(Fulton J. Sheen, da “The moral universe”)

-Il bene è sempre bene anche se nessuno è d’accordo, e il male è sempre male anche se tutti sono d’accordo-

Quale sarebbe l’effetto complessivo sulla nazione se i giornali cambiassero il loro vocabolario e cominciassero ad usare parole antiquate per esprimere certe verità immutabili ed eterne? Questa domanda è legittima perché oggi le parole sono così spesso usate fuori contesto che a volte si pensa che non ci sia una realtà dietro di esse: non esistono rape e cavoli come quando usiamo la parola “verdura”, e non esistono cavalli e mucche come quando usiamo la parola “quadrupedi”. I comunisti hanno giocato un ruolo importante in questo, perché hanno iniziato a usare la parola “democrazia” per descrivere la loro tirannia, il termine “pace” per la loro guerra condotta dalla quinta colonna, e la parola “liberazione” per descrivere la loro occupazione. (…)

A meno che non ci sia una legge severa e rapida per contrastare la descrizione psicologica e opportunistica del crimine, non passerà molto tempo prima che un atto cattivo sia chiamato buono se è commesso in modo gentile. Presto i commediografi, gli scrittori e persino gli assassini descriveranno il togliere la vita umana come il “crimine perfetto”. Sarebbe come descrivere la lebbra la “malattia perfetta”.

Le note aspre della musica non diventano dolci solo perché il musicista si esibisce in cravatta bianca e frac nero; la delinquenza giovanile non sarà mai sconfitta finché la si considera in termini astratti invece di vederla nei giovani concreti che sono il problema. Nessun medico può curare una malattia cambiandone il nome; allo stesso modo, nessun insegnante sradicherà l’ignoranza dicendo che se non promuoverà gli studenti ogni anno, indurrà in loro un “complesso d’inferiorità”. Il giusto e lo sbagliato non cambiano mai…il bene è sempre bene anche se nessuno è d’accordo, e il male è sempre male anche se tutti sono d’accordo.

(Fulton J. Sheen, da “On Being Human”)

La storia è determinata dalla Provvidenza. Il progresso e la decadenza delle civiltà sono dovuti all’ordinamento morale della vita umana. La pace è la tranquillità nell’ordine, e l’ordine implica giustizia nei rapporti con Dio e col prossimo. La pace finisce quando ciascuno cerca il proprio vantaggio e dimentica l’amore di Dio e del prossimo.

La violenza è necessaria. “Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.” (Matteo 11,12). Ma questa deve essere usata contro la nostra personalità, contro il nostro egoismo, contro la nostra avarizia, contro la nostra lussuria e il nostro orgoglio. La spada che colpisce dev’essere rivolta verso l’interno, onde possiamo liberarci da tutto quanto ci porterebbe a disprezzare il prossimo.

La cessione dei beni, fatta per la prosperità del povero, è ispirata a un intimo senso di carità che ci fa amare Dio e il prossimo. L’uomo non ha nulla da perdere all’infuori delle catene del peccato, che offusca il suo intelletto e fiacca la sua volontà. Liberandosi dal peccato per i meriti di Cristo, l’uomo diviene figlio di Dio, erede del Cielo, e gode di un’intima pace in questa vita, pur in mezzo alle pene, e di un’ultima e definitiva estasi di amore in Cielo.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

ALCUNE PREZIOSE MEDITAZIONI DI FULTON SHEEN PER L’AVVENTO E IL NATALE

NON POSSIAMO AVERE LA PAROLA “NATALE” SENZA GESÙ CRISTO

Gesù Cristo è Dio in forma d’uomo. L’Eterno appare nel tempo. Il Verbo Eterno, dal quale sono state fatte tutte le cose del mondo, è ora respinto dal mondo che ha creato: “Non c’era posto nella locanda”. L’Uccello che ha costruito il nido dell’universo vi è covato: Colui che ha fatto sua madre, è nato da sua madre. Tutte le nazioni della terra sono fatte di un solo sangue, e ora il Figlio di Dio partecipa e assume quel sangue come nuovo capo dell’Umanità.
A Betlemme, il Cielo e la terra si incontrano: Dio e l’uomo si guardano in faccia. Una Madre per la prima volta nell’universo, mentre tiene il Bambino tra le braccia, guarda “giù” verso il Cielo.

Poiché nulla di più grande di questo accadrà mai nel mondo, la pace del mondo è condizionata dal fatto che questo grande atto si ripeta, in misura ridotta, in ciascuno di noi. Come Dio ha preso su di sé una natura umana attraverso il libero consenso di una donna, così ci chiede, attraverso il nostro libero consenso, di dargli la nostra natura, come ha fatto Maria. Allora Cristo comincia a governare la nostra mente: allora assumiamo la mente di Cristo, l’amore di Cristo, lo Spirito di Cristo.

Non in molti sono disposti a fare questo. “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. Ecco perché ci sono cartoline di Natale con slitte e uomini grassi. Ma ci saranno sempre alcuni che vedranno e capiranno il significato, e a tutti coloro che Lo hanno ricevuto “Egli ha dato loro il potere di diventare figli di Dio”. Non possiamo avere la parola Natale senza Cristo: così non possiamo nemmeno essere felici interiormente senza di Lui.

(Fulton J. Sheen)

Ci sono due nascite del Cristo: una avvenne a Betlemme e fu nel mondo; l’altra è nell’anima, allorquando essa rinasce spiritualmente. Gli uomini tendono a pensare molto di più al passato che al futuro e per questo celebrano il Natale di Gesù ogni anno; tuttavia, la Betlemme spirituale non è di certo meno importante…

L’Apostolo Paolo insisteva proprio sull’importanza della seconda nascita quando, in catene, scrivendo alla sua tanto amata comunità di Efeso, chiedeva che il Cristo abitasse per la Fede nei loro cuori e che essi, radicati e fondati nella Carità, potessero conoscere l’Amore di Gesù. È proprio questa la seconda Betlemme, ovvero l’intima amicizia di ogni cuore con il Signore Gesù Cristo!

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Se il Natale fosse solo il compleanno di un grande insegnante, come Socrate o Budda, non avrebbe mai diviso il tempo in due, in modo che tutta la storia prima dell’avvento di Cristo sia chiamata AVANTI CRISTO e tutta la storia dopo, DOPO CRISTO

(Fulton J. Sheen)

L’INVASIONE DIVINA

Nessuna mente può creare la propria salvezza, né altre menti angosciate possono risolvere la nostra angoscia. La salvezza verrà se e quando faremo breccia nel cerchio del nostro egotismo, consentendo alla Grazia di Dio di penetrare nella nostra anima. Questo è quanto l’Incarnazione ci ha concesso: la possibilità di un’Invasione Divina. L’Incarnazione di Nostro Signore divise il tempo in due. E, come Egli entrò nel tempo per collegarlo all’Eternità in Betlemme, così, quale “Segugio del Cielo”, Egli penetra ora i «tortuosi labirinti» del nostro spirito per portarlo alla Sua Verità, alla Sua Vita, al Suo Amore.

(Fulton J. Sheen, da “Lift Up Your Heart”)

Dio cammina nella tua anima con passo silenzioso. Dio viene a te più sovente di quanto tu faccia con Lui. Non pretendere mai che la Sua Venuta sia come tu l’aspetti, perciò non provarne alcuna delusione.

Per rispondere al Suo Tenero Invito la cosa migliore che puoi fare, la cosa più grande, è che tu faccia appello alla tua capacità di porti libero davanti a Lui, libero dalle tue idee, dai tuoi pensieri, libero dalle tue preoccupazioni, dalle tue abitudini e libero anche dai tuoi peccati.

L’atteggiamento da assumere per poter accogliere il Dio che viene a stare con te, l’Emmanuele (Dio con noi), è quello del piccolo Samuele: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (Sam 1, 3-10)

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Il Messaggio del Natale non dice che la pace giungerà come un evento automatico per il semplice fatto che Gesù è nato in Betlemme. Quel Natale è stato il preludio di una nuova nascita, quella di Gesù nei nostri cuori per mezzo della Grazia, della Fede e dell’Amore.

La pace appartiene soltanto a coloro che la desiderano fattivamente. Se oggi non vi è pace nel mondo non è certo perché Gesù non sia venuto tra di noi, ma perché noi non abbiamo fatto di Gesù il centro della vita umana.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Ogni madre, quando abbraccia una nuova vita nata da lei, alza gli occhi al cielo per ringraziare Dio del dono che ancora una volta ha reso giovane il mondo. Ma c’è una madre, la Madonna, che non alzò lo sguardo. Maria guardò in basso, verso Gesù Bambino, perché il Paradiso era tra le sue braccia.

(Fulton J. Sheen)

Non appena rinuncio allo sfolgorio delle cose inutili, soltanto allora mi accorgo di essere entrato nel mistero dell’amore. Scopro pure che non amo nessuno finchè non trovo qualcosa di buono in lui, o che, in un modo o nell’altro, il mio interlocutore è amabile.

Scopro anche che Dio non mi ha mai amato perchè io sono amabile, ma che lo sono diventato perchè Dio si è degnato di riversare su di me la sua bontà, la sua misericordia, il suo amore.

Sarebbe utile che io imparassi ad essere altrettanto generoso col mio prossimo; e se non riesco a trovarlo amabile, non mi rimane altro che renderlo tale, riversandovi l’amore allo stesso modo col quale Dio ha fatto con me: soltanto allora riuscirò a provocare la risposta dell’amore.

Solo a quel punto la mia personalità guarisce e faccio la grande scoperta che nessuno è felice finchè non ama sia Dio sia il prossimo.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

O Signore e Dio Eterno,

Tu che sei disceso su questa terra come il più grande di tutti i doni, aiutami a raggiungere la purezza di cuore, perché io possa sempre più crescere nell’intimità con Te e con Maria, Tua Madre.

Fa’ che questo tempo di Avvento mi ricordi che siamo persone con la vocazione di generare il Cristo nel silenzio dei nostri cuori, proprio come fece Maria per suo Figlio, nella rigida quiete della grotta di Betlemme.

Amen.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

La tua vita è fatta di obblighi attivi e di circostanze passive: i primi sono sotto il tuo controllo, perciò portali a compimento nel nome di Dio. Non è così per le seconde, quindi affidale a Dio.

Impara a contare soltanto sul presente; dunque, lascia che sia la Giustizia di Dio ad occuparsi del passato, e la Provvidenza a vigilare sul futuro.

La perfezione non consiste nel conoscere il progetto di Dio, ma nel sottomettersi a quel piano così come si manifesta in ogni circostanza della vita.

Vi è una tangibile scorciatoia che porta alla santità, quella che Maria scelse in occasione della sua visita a Elisabetta e che Gesù fece sua nell’Orto degli Ulivi: il totale abbandono alla Volontà di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Gesù, Luce Divina e Vera Luce del mondo,

la Tua Grazia mi aiuti a brillare in mezzo alla gente e fa’ che tutti gli uomini della terra brillino di Amore e Carità come le stelle.

Non importa se per brillare dovrò immolarmi o consumarmi.

Dammi solo la forza di poterlo fare con serenità, cosciente che solo morendo il seme dà la spiga.

Fammi capire che sarò luce solo se unito a Te, Luce del mondo.

Amen.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Una notte si levò nella quiete di una brezza serale, sulle bianche colline di Betlemme, un grido…un grido dolce e gentile.

Il mare non udì il grido, perché il mare era pieno della sua stessa voce. La terra non udì il grido, perché la terra dormiva. I grandi uomini della terra non udirono il grido, poiché non potevano capire come un Bambino potesse essere più grande di un uomo.

C’erano solo due classi di uomini che udirono il grido quella notte: i Pastori e i Re Magi. I Pastori: coloro che sanno di non sapere nulla. I Re Magi: coloro che sanno di non sapere tutto.

I Pastori hanno trovato il loro Pastore, e i Re Magi hanno scoperto la Sapienza. E il Pastore e la Sapienza erano un Bambino in una mangiatoia.

(Fulton J. Sheen)

Maria è stata il primo tabernacolo che ha portato Cristo in sé ed ha dato alla luce Colui che avrebbe detto “Io sono il Pane Vivo disceso dal Cielo”.

Per diventare nostro cibo e nostra bevanda, Gesù doveva diventare carne e sangue, ed è stata la Nostra Benedetta Madre a provvedere a questo per Lui.

(Fulton J. Sheen)

Una notte di 2000 anni fa, in una grotta di Betlemme, il Grido del Cuore di Dio risuonò perentorio nella Voce di un Bambino. E quando quel Bambino crebbe in Grazia e Sapienza, si mise a predicare agli uomini una nuova dottrina: la Dottrina del Divino senso dell’ironia.

Ogni cosa che disse e che fece si può riassumere in queste parole:

“Nel mondo, nulla può essere preso seriamente.. nulla! Eccetto la salvezza di un’anima!”.

Coloro che hanno capito e mettono in pratica quel senso dell’umorismo sono senza dubbio i santi: i cristiani ai quali ogni cosa parla dell’esperienza dell’Amore di Dio. Un Santo può essere definito come colui che ha un Divino senso dell’ironia, dal momento che egli non cade nella trappola di pensare a questo mondo come alla dimora definitiva dell’umanità.

Ha scoperto che Gesù ci ha mostrato tutto quello che poteva esserci di amabile e di splendido nel Suo carattere: tutto, eccetto una cosa. Egli ci ha mostrato la Forza e la Potenza; la Saggezza e le Lacrime; ma una sola cosa ha trattenuto per il Paradiso, che farà del Paradiso il Paradiso, e quella cosa è il Suo Sorriso!

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Tutto l’amore tende a diventare come ciò che ama. Dio amava l’uomo; perciò divenne uomo. La gioia di Maria era quella di formare Cristo nel suo stesso corpo; la sua gioia ora è quella di formare Cristo nelle nostre anime. In questo mistero, preghiamo di rimanere gravidi dello Spirito di Cristo, dandoGli nuove labbra con le quali parlare di Suo Padre, nuove mani con le quali nutrire i poveri e un nuovo cuore con cui possa amare tutti, anche i nemici .

(Fulton J. Sheen)

In un tempo preordinato da Dio, il Verbo si è fatto carne, apparendo sotto forma di Bambino e crescendo fino alla Sua piena statura di uomo. La Sua venuta nel mondo non è stata come come quella di un turista in una città sconosciuta, ma piuttosto come quella di un artista che visita il proprio studio, o di un autore che impagina i libri che lui stesso ha scritto, perché incarnandosi, il Verbo Divino, si è tabernacolato nella Sua stessa creazione. La Sua natura umana non ha in alcun modo limitato la Sua Sapienza Divina, ma gli ha dato un nuovo modo di comunicarla agli uomini, e un modo del tutto conforme alla natura dell’uomo. Attraverso una lingua umana come la loro che parlava il loro dialetto, gli uomini Lo sentirono dire: “Io sono la Luce del Mondo”; videro le Sue labbra muoversi; videro le Sue dita indicare un campo di mietitura per ricordare loro la messe che li attendeva, come Egli aveva comandato: “Andate e insegnate a tutte le nazioni”.

(Fulton J. Sheen, da “The Mystical Body of Christ”)

LA LEZIONE DELL’ALBERGO E LA STALLA: “Il Divino è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”

Un paradosso davvero sorprendente: Quando Dio venne sulla terra non c’era posto nell’albergo, ma ci fu posto nella stalla. Quale lezione si nasconde dietro l’albergo e la stalla? Che cos’è l’albergo, se non il luogo di ritrovo dell’opinione pubblica, la sede degli umori del mondo, la residenza degli uomini mondani, il luogo di raduno della gente alla moda e di coloro che contano nella gestione degli affari e della vita pubblica? Che cos’è la stalla se non il luogo degli emarginati, il rifugio per le bestie, il riparo dei miserabili, quindi il simbolo di coloro che agli occhi dell’opinione pubblica non contano nulla e dunque possono essere ignorati perché considerati di nessun grande valore o importanza? Qualunque uomo di mondo avrebbe pensato di trovare il Divino in un albergo, ma nessuno di trovarlo in una stalla. “Il Divino, perciò, è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”.

Se in quei giorni le stelle del cielo, per un tocco di magia, si fossero unite insieme formando parole d’argento, e avessero annunciato la nascita dell’Atteso delle Nazioni, dove sarebbe andato il mondo a cercarlo? Il mondo avrebbe ricercato il Bambino in qualche palazzo affacciato sul Tevere, in qualche dimora dorata di Atene, o in qualche albergo di una grande città dove si riunivano i ricchi, i potenti ed i grandi della terra. Non sarebbero stati minimamente sorpresi di trovare il neonato –il Re dei re- disteso in una culla d’oro, circondato da principi e filosofi che gli rendevano omaggio e obbedienza.

Ma sarebbero stati assai sorpresi di scoprirlo in una mangiatoia, adagiato sulla ruvida paglia e riscaldato dal fiato di un bue e un asinello, come per espiare la freddezza del cuore degli uomini. Nessuno si sarebbe immaginato che Colui, le cui dita possono fermare il moto di un pianeta, sarebbe stato più piccolo della testa di un bue; che Colui, il quale ha scagliato il sole nei cieli, sarebbe stato un giorno riscaldato dal fiato delle bestie; che Colui, che può farsi una tettoia con le stelle del cielo, sarebbe stato protetto da un cielo tempestoso con il tetto di una stalla; che Colui che aveva fatto della terra la Sua futura dimora sarebbe stato senzatetto a casa propria. Nessuno si sarebbe aspettato di trovare il Divino in questa condizione; ma è così, perché: “Il Divino è sempre dove meno ti aspetti di trovarlo”.

(Fulton J. Sheen, da “The moral universe”)

Vedere anche questi post qui sotto con delle bellissime meditazioni di Fulton sul periodo dell’avvento e del Natale: