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No! Il mondo non si può privare del Cristo inchiodato alla Croce!

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No! Il mondo non si può privare del Cristo inchiodato alla Croce!

Ecco perché il mondo è triste. Avendo dimenticato il Signore, si trova nella sofferenza. Quanto spreco di sofferenza nel mondo!

Quante fronti dolenti che non si sono mai avvicinate a una Fronte coronata di spine per la Redenzione del mondo; quanti piedi zoppicanti, le cui sofferenze non sono mai addolcite dall’amore per i Passi di Colui che ascese al monte Calvario; quanti corpi tormentati che, ignorando l’Amore che porta loro il Cristo, non hanno amore per addolcire le proprie sofferenze; quanti cuori sanguinanti che soffrono la mancanza d’un amore grande come quello del Sacro Cuore; quante anime guardano la croce invece di guardare il Crocifisso e sono oppresse dalla sofferenza senza avere il sacrificio, incapaci di comprendere che se la sofferenza nasce da mancanza d’amore, è attraverso questa stessa mancanza che l’inferno spalanca le sue porte; quante anime perdono la gioia del sacrificio per non avere mai amato!

Oh, com’è dolce il sacrificio di coloro che soffrono per aver amato l’Amore sacrificatosi per loro su una Croce. Solo ad esse è dato comprendere gli scopi santi di Dio…

(Beato Fulton J. Sheen da “L’Uomo di Galilea”)

Molte persone, durante la vita, non incontrano Cristo Signore finché, come il Buon Ladrone, lo trovano sulla Croce.

Molte persone, durante la vita, non incontrano Cristo Signore finché, come il Buon Ladrone, lo trovano sulla Croce.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento l’Amore-Amatevi gli uni gli altri”)

La mente moderna è troppo assorbita dalla banale distinzione politica di destra e sinistra.

La mente moderna è troppo assorbita dalla banale distinzione politica di destra e sinistra. Sta di fatto che, o si stia a destra o si stia a sinistra, si è comunque fuori dal centro, ed essere fuori dal centro significa essere eccentrici.

La nostra democrazia sarebbe più sana se i cittadini si chiedessero se stanno andando “su” oppure “giù”: verso la perfezione di Vita, di Verità e di Amore, cioè verso Dio, oppure lontano da Lui.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

Mentre molti sono vivi nel corpo possono essere morti nell’anima.

Mentre molti sono vivi nel corpo possono essere morti nell’anima…

Agli occhi di Dio, vi sono forse più corpi spiritualmente morti che camminano nelle nostre strade con vita apparente, che non corpi fisicamente portati al cimitero. Costoro possono respirare, mangiare, pensare; ma sono morti alla Verità che sta sopra la ragione e all’Amore che sta oltre la tomba.

Soltanto la Grazia di Dio può diventare per essi la Resurrezione e la Vita.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”.)

IL PECCATO, IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE, IL PERDONO, LA PENITENZA E L’ESPIAZIONE DEI PECCATI.

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Gesù alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». (Giovanni 20,23).

Amici, credo sia conveniente avvertire i faciloni che negano l’esistenza di quella cosa che si chiama peccato, che proprio il peccato sarà il tema della trasmissione odierna. Non è vero ciò che dicono questi “santi innocenti” e cioè che chi crede nel peccato sia affetto da un complesso di colpevolezza, tanto varrebbe dire una persona malata affetta da un complesso medico o una massaia dalla dispensa vuota affetta da un complesso di magazzino alimentari all’ingrosso.

Il fatto è che i peccatori peccano. Vi sono due modi per conoscere il peccato: coloro che hanno fede conoscono il peccato nelle sue cause; quelli che non hanno fede lo conoscono nei suoi effetti.

Per coloro che conoscendo Dio cercano di amarlo, il peccato è conosciuto nelle sue cause, cioè consiste nella rottura dei rapporti dell’amore. Le più grandi tragedie della vita derivano dal male fatto alle persone amate. E poiché Dio è supremo Amore, il peccato è sentito come l’assenza completa dell’Amore. Chi non ricorda di essere stato allontanato, nei giorni dell’infanzia, dal babbo o dalla mamma con un: “Vattene, non sei più il mio bambino!”. Il cuore piccino era spezzato dal dolore, il mondo pareva dissolversi di fronte all’esclusione delle manifestazioni affettuose e tenere delle persone amate. Un membro della Chiesa, del Corpo Mistico di Cristo, sente nello stesso modo quando è separato da quell’Amore di cui non si può fare a meno, una volta che si sia gustato: resta miserabile ed infelice finché non si è ristabilita la comunione degli affetti.

Quelli, invece, che non hanno fede e che negano la legge morale, conoscono il peccato dai suoi effetti. Il senso della colpevolezza, il rimorso, non si manifesta solo nel corpo, ma soprattutto nella mente, in varie forme di psicosi neurotica, segni certi della coscienza di aver peccato, di essere in colpa. Essi negano la realtà del peccato, ma non possono negare la realtà dei suoi effetti: io posso negare la legge di gravità, ma se mi getto dal più alto grattacielo, non posso sfuggire agli effetti di quello che ho negato. Un uomo può essere ateo fin che gli pare, ma non può sfuggire agli effetti del vuoto della sua anima. Un uomo che sbandiera la sua incredulità, la sua immoralità ed il disprezzo per le leggi della moralità, è ancora sotto il dominio degli effetti del peccato…

La coscienza del peccato in un cristiano praticante è una ferita aperta, viva, mentre l’incoscienza del peccato in un pagano, in un ateo, è simile ad un cancro…

Ogni peccatore sente rimorso, paura e nausea: rimorso rispetto al passato, nausea nel presente, paura per l’avvenire. Il Sacramento della Confessione-Penitenza ci libera da questi tre sentimenti…

La Chiesa ci dice: “Affronta questo stato di peccato come provocato da te stesso, riconoscilo come conseguenza di un atto della tua libera volontà, sii un uomo, non un freudiano, la repressione morale ti farà impazzire; confessa i tuoi peccati gettandoti nelle braccia del tuo Misericordioso Signore”.

In secondo luogo la Chiesa tratta col peccato, nel presente, eliminando la causa di tedio, nausea ed ansietà per mezzo dell’auto-accusa dei peccati e della riconciliazione. Il tedio è allontanato dal Divino; è qualcosa come una desolata solitudine, dovuta all’interruzione di ogni legame di simpatia e di amore. Una volta che il disordine del passato è venuto a galla, il Signore offre un rimedio per questa angoscia nella Confessione per mezzo della quale la nostra colpa, da noi riconosciuta, possa essere cancellata, poiché siamo ritornati al Suo Amore.

Quando lo stomaco prende una sostanza estranea che non può assimilare, la rigetta; questo è il suo modo di liberarsene o la sua confessione. Così è altrettanto naturale per uno spirito inquieto trovare sollievo, liberazione nell’accusa dei suoi stessi peccati. La dignità della persona umana è rispettata in pieno giacché uno diventa, di volta in volta, l’avvocato che accusa e l’avvocato che difende se stesso. Uno confessa non un suo particolare stato mentale, ma uno stato della sua coscienza: e non allo scopo di farsi spiegare la colpa, che ha commessa, ma allo scopo di farsela perdonare da Colui che ha detto: “Per quanto i vostri peccati siano scarlatti, diventeranno bianchi come la neve”.

Ma perché Nostro Signore, istituendo questo Sacramento diede il potere di rimettere i peccati a questi umili uomini, membri del Corpo Mistico della Chiesa? Perché non ci ha detto di avvolgerci la testa nel nostro fazzoletto e di dire a Lui solo che siamo pentiti dei nostri peccati?

Bene! Provate ad avvolgervi la testa in un fazzoletto quando un poliziotto vi ferma per un eccesso di velocità! Come sarebbe comoda la vita se noi potessimo farci perdonare tutti i peccati portando sempre con noi un comodo “foulard” legale per quando si trasgredisce la legge civile e magari un prezioso drappo guarnito di frange e merletti per quando si violi la legge Divina!

Dal momento che Nostro Signore Gesù, che è Dio incarnato, perdonò i peccati attraverso una natura umana, è semplicemente naturale che ci aspettiamo che Egli continui a perdonarci attraverso un’altra natura umana, nel Corpo Mistico della Chiesa.

Ma vi è un’altra ragione per dire i nostri peccati al Sacerdote. Ogni peccato è un’offesa non soltanto contro Dio, ma anche contro i nostri fratelli e sorelle nel Corpo Mistico della Chiesa. Quindi poiché noi offendiamo sia Dio che la società di Cristo nel Corpo Mistico, è giusto che il sacerdote, rappresentante di quella società, ci riconcili di nuovo con Dio ed anche con quella comunità della quale Cristo è Capo.

Molte persone cantano quando fanno la doccia, non perché il marmo, le mattonelle o i rubinetti o la piccola stanza diano alla loro voce una particolare risonanza, ma soprattutto per la gioia di sentirsi più puri. Questo è il senso di purezza che invade un’anima dopo una buona Confessione. È tanto felice che potrebbe cantare al pensiero di essere rinata.

La Chiesa vince la paura riguardo al futuro, tenendo conto della differenza fra il perdono del peccato e la pena per il peccato.

Supponete che io rubassi il vostro orologio: sono sicuro che mi perdonereste, ma che mi direste anche: “Restituiscimi il mio orologio!”. Se non lo restituissi, dimostrerei evidentemente di non poter essere perdonato, di non avere cioè la volontà di riparare il il torto che vi ho fatto. Se un alcolizzato si converte e cambia vita, i suoi peccati gli sono perdonati, ma egli ha ancora il fegato infiammato. Dio gli perdona quando si pente, ma il castigo resta, resta la punizione.

Supponete che commettendo un peccato, uno conficchi ogni volta un chiodo in un’asse e che pentendosi un chiodo ne venga estratto; l’asse quindi resta segnata da tanti buchi. La penitenza per il peccato continua anche per il futuro, anche dopo che i peccati sono stati rimessi e perdonati.

Nella Confessione, pronunciate le parole dell’assoluzione, il sacerdote assegna al peccatore la penitenza cioè una riparazione, un sacrificio, una espiazione qualsiasi per rimediare al peccato. Sentiamo anche noi rimorso dopo aver fatto del male. Tutti i bambini sentono, a modo loro, che quando hanno subito una punizione, il male fatto viene cancellato. La paura del castigo futuro viene bandita in quanto facciamo la penitenza che ci viene assegnata, come l’ansia del creditore svanisce con il pagamento del debito.

Questo spiega la particolare psicologia dei buoni Cattolici che si assoggettano umilmente non soltanto alla penitenza, ma anche a tutte le traversie e sofferenze della vita! Migliaia e migliaia di ammalati, bruciati dalla febbre e torturati da qualsiasi dolore accettano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto le sofferenze della loro vita in espiazione non solo per i loro peccati, ma per i peccati di tutto il mondo. Offrono le loro sofferenze per unirle a quelle di Nostro Signore sulla Croce. Essi fanno così, perché sanno di sostituirsi a coloro che non pagano per i propri peccati. La pena è insopportabile senza l’amore, ma l’Amore lenisce la pena, soprattutto quando essa viene dall’Amore Infinito che ha portato la Croce e che offre il Suo Cuore al nostro gioioso riposo.

Quando noi ci confessiamo e facciamo la nostra penitenza, noi pensiamo talvolta, e molto erroneamente, che in Dio sia avvenuto un cambiamento: prima Egli era il Dio dell’Ira ed ora è il Dio dell’Amore. Non è vero, il cambiamento è in noi, non in Lui! Quando noi siamo in peccato, prevediamo il castigo che sappiamo di meritare da Dio, e così gli diamo l’aspetto di Dio della Vendetta. Quando ci confessiamo e facciamo penitenza per i nostri peccati, non abbiamo più paura: Egli ci appare, come realmente è, il Dio dell’Amore.

Avete certamente notato che, di mano in mano che vi allontanate dalla luce, le vostre ombre si allungano; è così anche per le anime che si allontanano dal Dio della Luce. Dopo un po’ perseguono soltanto ombre e fantasmi e li scambiano per cose vere e corrono dagli psicanalisti per esserne liberati. Se noi camminiamo verso la Luce di Cristo, le ombre restano dietro di noi. Se voi siete infelice, c’è un solo motivo per la vostra infelicità: non siete amato. Un raggio di sole sarebbe una povera cosa senza il sole, così un’anima peccatrice senza Dio…

Posso domandare a tutti i Cattolici di buttarsi tra le braccia del loro misericordioso Signore nella Confessione?

Il Nostro Divin Maestro disse: “Non sono venuto per salvare i giusti, ma per i peccatori!”. Egli abbandona le novantanove pecore nel campo per cercare quella che è perduta, Egli ci dice come, a somiglianza della donna del Vangelo si rallegra maggiormente per la gioia di aver trovato la moneta perduta che per il possesso delle nove che non aveva mai smarrite. Del resto anche una madre si rallegra di più della guarigione di uno dei suoi bambini malati che della costante salute della famiglia intera.

Non disperate! Non importa quale è stata fino ad ora la vostra vita! Colui che perdonò alla Maddalena perdonerà anche a voi, se vi umilierete come lei e se riempirete la casa del profumo delle vostre virtù.

Avete migliore occasione di salvezza voi che siete un peccatore deciso a farla finita con il peccato, di colui che nega il peccato e crede di essere più santo degli altri. Come disse Nostro Signore: “Le prostitute ed i pubblicani entreranno nel Regno di Dio prima degli scribi e dei farisei”.

Ricordate il Buon Ladrone che, dalla croce, chiese a Gesù Nostro Signore di perdonarlo? Immediatamente il Salvatore gli rispose: “Oggi sarai con Me in Paradiso”. E il Buon Ladrone morì da ladro…perché, proprio alla fine, rubò il Paradiso.

E questa è la nostra speranza: “POSSIAMO ANCORA RUBARE IL PARADISO!”

(Beato Fulton J. Sheen, da “The Rock Plunged into Eternity – Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 26 Marzo 1950”)

Il vero innamorato di Dio non si trattiene dal peccare solo per timore di mancare ad un comandamento, ma perché rifugge dal ferire Cristo-Amore.

Il vero innamorato di Dio non si trattiene dal peccare solo per timore di mancare ad un comandamento, ma perché rifugge dal ferire Cristo-Amore. L’amore ha due necessità, vuol piacere e obbedire: vuole essere in armonia con Dio.

(Beato Fulton J. Sheen)

IL VERO MOTIVO DELLA CRISI DEL MONDO E DELLA CHIESA. Quando una civiltà pecca e nega di peccare, diventa necessario per Dio farle sentire gli effetti del peccato. Come fargli sentire gli effetti del peccato? Con una crisi immane.

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Nei tempi in cui la fede era più viva, la gente peccava come pecca oggi, ma “sapeva” di peccare; infrangeva la Legge di Dio, ma l’ammetteva e la riteneva giusta e sapeva pure che l’unica strada del ritorno non era la giustificazione del peccato, ma la sua Confessione e la conseguente Penitenza…

Quando una civiltà pecca e nega di peccare, diventa necessario per Dio farle sentire gli effetti del peccato…

Questa è la ragione per cui noi siamo tanto preoccupati ed ansiosi. Divorzi, assassinii, educazione atea, peccati carnali, calunnie ed egoismi ecc.., tutti questi peccati sono commessi con grandiosa disinvoltura per poter far toccare con mano a questo nostro mondo quanto si sia allontanato dalle basi della vita di Dio; come fargli sentire gli effetti del peccato? Con una crisi immane.

Come una salute rovinata nel corpo e nella mente è il risultato dell’alcolismo, come una famiglia in rovina è il risultato morale dell’infedeltà e del divorzio, così il caos ed il disordine sono il risultato storico di una civiltà senza Dio…

Dio non manda arbitrariamente i disastri su di noi, ma piuttosto i disastri derivano dalla violazione della Legge di Dio; come il tuono segue il lampo, e come l’ignoranza deriva dall’indolenza. Dio ha fatto il mondo in modo che il peccato produca certi effetti e questi momenti caotici della storia attuale sono un poco la manifestazione del Giudizio di Dio sul nostro modo di vivere.

(Beato Fulton J. Sheen, da “The Rock Plunged Into Eternity – Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 26 Marzo 1950”)

La Verità Divina dovrebbe essere prospettata all’uomo moderno con un invito al sacrificio!

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Molte anime stanche ricorrerebbero a Dio se la Fede venisse loro presentata non sotto il suo aspetto più facile, ma sotto quello più difficile: con un appello al sacrificio, piuttosto che alla comprensione. Lo spirito moderno è molto più disponibile al sacrificio di quanto non suppongano alcuni membri del Corpo Mistico di Cristo, della Chiesa.

Le buone qualità dell’anima moderna sono state sottovalutate, e molti sarebbero sorpresi dalla sua reazione se, osservando le Mani e i Piedi trafitti di Cristo, si chiedessero: “Come mai sono stati ridotti così?”…

Donde veniva l’eroismo dei soldati durante la guerra mondiale se non da questa potenzialità di sacrificio immanente nel profondo dei loro cuori?…

Poiché le gioie dell’unione con Dio sono condizionate dalla sofferenza volontaria, e poiché l’anima senza Fede è capace di sacrificio, la Verità Divina dovrebbe essere prospettata all’uomo moderno con un invito al sacrificio, che è il modo in cui il Nostro Salvatore Gesù fece il Suo Appello. Egli chiese ai suoi seguaci di vendere il campo per guadagnare la Perla di grande valore, di abbandonare le loro reti e le loro barche per diventare pescatori di uomini.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Lift Up Your Heart La Felicità del Cuore”)

NON TUTTI I CATTOLICI ANDRANNO IN PARADISO! Perché alcuni cattolici si perdono?

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Perché alcuni cattolici si perdono?

Primo, nessuno si separa dal Corpo Mistico di Cristo per vivere una vita più santa. Secondo, nessuno si allontana dalla Chiesa per dei dubbi sul Credo, ma per delle difficoltà riguardo i Comandamenti…

A questo mondo, nulla è più difficile ad essere capito, da coloro che vivono nel peccato, della Verità di Cristo vivente nel Suo Corpo Mistico. Ma, appena voltate le spalle al peccato, la Verità riappare in tutta la sua chiarezza.

Un ladro non ama la luce quando si accinge a rubare; l’uomo che conduce una vita di peccato, odia Cristo, Luce del Mondo.

Quando Dio punisce, ci lascia soli; e nulla vi è di più terribile al mondo che vivere soli con noi stessi. È il nostro “Ego” che brucia nell’inferno.

Coloro che sono fuori dalla Chiesa a causa di un cattivo matrimonio, soffrono di un’ansietà e un timore noti solo a quelli che non ricevettero mai la Santa Comunione. Essi si sentono delusi di ciò che hanno e, come Giuda, si accorgono di aver pazzamente venduto Gesù per un nulla. Il loro piacere diminuisce sensibilmente, gli anni passano, il corpo perde la sua bellezza. Essi hanno ciò che potrebbe definirsi la “grazia oscura”; quel senso di solitudine proprio di chi è separato da Dio. La “Grazia bianca” è la presenza di Dio nell’anima. La “Grazia nera” è la sensazione della sua assenza, l’impressione di essere “senza Dio”. Ogni volta che un uomo cade e si allontana da Dio, cade in se stesso. Ciò avviene quando il suo “Ego” diventa insopportabile.

Una cosa è certa: la nostra Fede non impedisce a una persona di peccare, non la rende impeccabile, ma toglie al peccato anche quelle gioie amare che potrebbe donare a chi lo commette. La coscienza inquieta diviene un po’ come il mal di denti che ripeta: “Vai dal dottore!”. Il rimorso e l’inquietudine sussurrano molesti: “Questa non è la strada che conduce alla pace; torna, torna a Dio!”.

Io scongiuro tutti coloro che lasciarono la Casa del Padre a voler tornare! Il nostro amore vi spalanca la porta, ve la tiene aperta ad ogni ora.

Gesù, il Buon Pastore, vuole che torniate!

La Madonna vuole che torniate! Ella sa che cosa voglia dire stare senza Gesù, perché Lo perse per tre giorni.

Gesù Vuole che torniate! Vi aspetta nel Suo Tabernacolo, perché Egli sospira di ridarvi il bacio che vi aveva dato nel giorno della vostra prima Comunione.

Vi attende nel Confessionale! Non potreste mai chiamare Gesù col dolce nome di Salvatore, se non aveste mai peccato.

Non disperate mai, mai! Finché non siate diventati infinitamente cattivi e il Signore abbia cessato di essere infinitamente Buono e Misericordioso. Non dovete mai disperarvi!

Vi sono del resto due vie per conoscere la Bontà di Dio: la prima è quella di non perderLo; l’altra è quella di ritrovarLo dopo averLo perduto. Sia almeno questa la vostra via, quella del ritorno.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 12 Marzo 1950”)

L’uomo moderno che ha perduto la Fede ha smarrito la strada, ha gettato via l’indirizzo della sua vera casa, e soffre, dovendo portare il peso della sua natura senza l’aiuto del soprannaturale.

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L’uomo moderno che ha perduto la fede ha smarrito la strada, ha gettato via l’indirizzo della sua vera casa, e soffre, dovendo portare il peso della sua natura senza l’aiuto del soprannaturale. Chiedere all’uomo di essere naturale, vuol dire chiedergli di essere innaturale; definire “antiquato” il soprannaturale vuol dire defraudare l’uomo dei diritti che per nascita gli competono.

L’uomo ha sempre voluto diventare simile a Dio, e nell’aspirazione a tale somiglianza ha sempre avuto ragione. Ebbe torto soltanto quando un essere, facendo capolino tra il fogliame di un albero, gli disse che essere simile a Dio significava non dipendere da Dio; ebbe ragione quando Qualcuno, appeso all’albero della Croce, gli disse che essere simile a Dio vuol dire essergli soggetto come un figlio.

Il soprannaturale è questo; e quando sento denunce contro il soprannaturale portate da gente che ha fede nel Cristo, è per me come se tentassero di estrarre dalle vene degli uomini il Sangue del Re dei Re, per rendere tutti non simili a dèi, ma puramente umani.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Old errors and new labels – Menzogne e Verità”.)