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C’È SOLO UNA SOLUZIONE PER SALVARE L’UOMO MODERNO DALLA SUA DISPERAZIONE: “La coscienza sociale libera oggi molti uomini dall’obbligo di rettificare la loro coscienza individuale”

Dapprima l’uomo viveva in un universo tridimensionale dove, da una terra che abitava insieme con i suoi simili, considerava il cielo al di sopra e l’inferno al di sotto di lui.

Dimenticando Dio, la visione dell’uomo si è ridotta, in questi ultimi tempi, a una sola dimensione; l’uomo moderno ritiene che la sua attività sia limitata alla superficie della terra, un piano dal quale non può muoversi né verso l’alto, cioè per salire a Dio, né verso il basso, cioè per scendere a raggiungere Satana, ma soltanto verso destra o verso sinistra. Alla vecchia divisione teologica tra coloro che sono in stato di grazia e coloro che non lo sono, si è sostituita la divisione politica tra Destra e Sinistra.

L’anima moderna ha decisamente limitato i propri orizzonti: negatrice dell’eternità, ha perduto perfino la sua fede nella natura, perché la natura senza Dio è falsa e infida. (…)

C’È SOLO UNA SOLUZIONE PER SALVARE L’UOMO MODERNO DALLA SUA DISPERAZIONE

La forma di autodisciplina meglio indicata per aiutarci a comprendere dove stiamo andando è la meditazione, che ci darà finalmente l’autocontrollo attraverso l’autorealizzazione. Tra tutte le anime moderne, le più tragiche sono quelle che si sono imprigionate nel proprio spirito; soltanto la meditazione può infrangere, con un’invasione divina, quel pazzesco autoaccerchiamento dell’uomo.

Oggi ci sono molti uomini che non meditano mai, né si disciplinano mai in altro modo. Credono di essere sazi con ciò che hanno creduto di appagare; tentano di rimediare a ogni nuova delusione con una nuova passione; tentano di esorcizzare i vecchi disgusti e le vecchie vergogne con nuovi febbrili eccitamenti. Cambiano gli oggetti del loro amore, ma la noia e il fastidio rimangono. I loro mali diventano un’abitudine e un’apparente necessità; non si richiudono le ferite delle loro anime, poiché essi negano l’esistenza delle ferite, o addirittura dell’anima. I ceppi che li incatenano alla disperazione sono forgiati; le loro passate sofferenze persistono nei loro rimorsi; il loro futuro è buio di paura; i loro piaceri sono meno ardenti di prima, le loro ansie più permanenti e la loro coscienza meno tranquilla: i minuti dei loro peccati diventano notti di terrore. Sono di peso a se stessi, di noia agli amici; sono disgustati, mai sazi; affamati, mai soddisfatti; e pagano somme non indifferenti ai ciarlatani che dicono loro che non c’è peccato e che il senso di colpa è dovuto al complesso paterno. Ma il cancro morale persiste: essi sentono che corrode i loro cuori.

Che cosa possono fare questi milioni di psicopatici, di nevrotici, di delusi, per sfuggire alla follia che serpeggia in loro e che minaccia di diventare pazzia? Non c’è che una soluzione: rientrare in se stessi, sollevare lo sguardo al Medico divino e gridare: “Dio, abbi pietà di me!”. Se lo sapessero, una singola confessione li salverebbe, aiutandoli a ottenere il perdono dei loro peccati; e salverebbe anche il piccolo patrimonio che dissipano per far interpretare erroneamente questi peccati. (…)

Come la medicina deve venire dal di fuori del corpo, così la guarigione morale deve venire dal di fuori dell’anima (con la confessione). Eppure molti uomini del nostro tempo fanno di tutto per sottrarsi a questa fonte di guarigione e di salute. I vigliacchi rifiutano di riconoscere che la loro vita è disordinata; oppure cercano un mezzo “facile” per evadere dalla loro miseria e peggiorano in questo modo le loro condizioni.

Alcuni dei “facili” mezzi di evasione da essi tentati sono: la maldicenza, che consente loro di apparire buoni in confronto alle persone di cui sparlano; la ridicolizzazione delle persone oneste e religiose per evitare il rimprovero della loro bontà; lo stordimento, l’eccitazione, la partecipazione incondizionata agli entusiasmi collettivi, di modo che la voce dolce e sommessa della coscienza, attraverso cui parla il Signore, non si possa più sentire; l’adesione al comunismo, rivoluzione anarchica mediante la quale l’individuo dissimula il proprio bisogno di rigenerazione individuale, intima, spirituale, rivoluzionando tutti gli altri. Indicando i torti altrui, il comunista si sottrae al bisogno di agire correttamente; diffondendo l’ideologia della lotta di classe, crea l’illusione che il male che combatte non sia in lui, ma nel sistema sociale. Così la coscienza sociale libera oggi molti uomini dall’obbligo di rettificare la loro coscienza individuale.

C’è inoltre un mezzo di evasione che consiste nel dare alla religione il nome di “codardia”, che è la più intollerabile tra le affermazioni di ateismo. È come dire a un uomo la cui casa sia in fiamme che è un “codardo” se chiama i pompieri.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

PER RISANARE UN PECCATORE SERVONO LA CONFESSIONE E IL DOLORE: “Il perfetto dolore proviene dalla consapevolezza di avere offeso Dio, il quale merita tutto il nostro amore”

Per risanare un peccatore servono dunque la confessione e il dolore. E il dolore deve avere in sé l’appello alla misericordia di Dio, per distinguersi dal rimorso. San Paolo fa questa distinzione scrivendo ai Corinti: “Perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte” (2Cor 7,10). Il rimorso o “dolore del mondo” si risolve in tormento, gelosia, invidia, indignazione; ma il dolore che ha rapporto con Dio si risolve in espiazione e speranza.

Il perfetto dolore proviene dalla consapevolezza di avere offeso Dio, il quale merita tutto il nostro amore; questo dolore, o contrizione, che si prova nella confessione, non è mai una tristezza stizzosa, irritante, deprimente, ma una tristezza da cui viene consolazione. Ha detto Sant’Agostino: “Il penitente dovrebbe sempre addolorarsi e godere del proprio dolore”. L’esperienza di un peccatore pentito che riceve il sacramento del perdono è stata molto ben descritta dalla Beata Angela da Foligno. Essa ci racconta del tempo in cui ebbe per la prima volta cognizione dei propri peccati:

“Risolsi di confessarmi a lui. Confessai i miei peccati completamente. Ricevetti l’assoluzione. Non sentivo amore, ma soltanto amarezza, vergogna e dolore. Poi per la prima volta volsi lo sguardo alla Divina Misericordia; conobbi quella Pietà che mi ha tratta dall’inferno e che mi ha dato la grazia. Fui illuminata e pertanto conobbi la misura dei miei peccati. Compresi così che avendo offeso il Creatore avevo offeso tutte le creature… Per mezzo della Beata Vergine Maria e di tutti i Santi invocai la pietà di Dio e, inginocchiata, pregai per avere la vita. Subitamente credetti di sentire la pietà di tutte le creature e di tutti i santi. E allora ricevetti un dono: un gran fuoco d’amore e la forza di pregare come non avevo mai pregato… Iddio scrisse il Pater Noster nel mio cuore con un tale accento della Sua bontà e della mia indegnità che mi mancano le parole per esprimerlo”.

È difficilissimo che il mondo comprenda un dolore come quello; ma ciò dipende dal non sentire un amore come quello. Più uno ama, più indietreggia all’idea di ferire l’oggetto amato e più soffre quando gli succede di farlo. Ma questo dolore non dovrebbe renderci aridi e disperati come quelli che dicono: “Non mi perdonerò mai di aver fatto questo”. È un vero inferno per l’anima che rifiuta di accettare il perdono che gli viene concesso perché ha ferito l’Amore Divino.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

LE VERE CAUSE DELL’ATTUALE CATASTROFE E DELLA GUERRA: “Gli uomini governati dagli istinti animali non possono governare una civiltà. Si sentono a loro agio più in guerra che in pace”

Il famoso storico Arnold Toynbee osservava che, di 21 civiltà scomparse, 16 sono state distrutte dalla decadenza interiore. Difficilmente le nazioni vengono uccise; più spesso esse si uccidono. È questo il sinistro significato della nostra attuale disposizione all’egoismo e all’amore del piacere, alla nostra affermazione dell’egotismo, al nostro rifiuto di disciplinarci. Sebbene due guerre mondiali ci abbiano imposto molti sacrifici, da noi accettati volenterosamente, neanche queste hanno potuto indurci a compiere il sacrificio supremo: rinunciare all’illusione che l’uomo esprima meglio se stesso quando permette all’animale che è in lui di dominare lo spirito.

Ci siamo scandalizzati vedendo ciò che la liberazione del sub-umano ha fatto dei fascisti, nazisti, e comunisti. Eppure non abbiamo imparato che gli stessi effetti deleteri possono verificarsi nell’individuo che, partendo dal concetto che egli è soltanto una bestia, procede immediatamente ad agire come tale. Quanto meno un uomo mortifica le sue passioni egotistiche, tanto più è necessario che un’autorità al di fuori di lui controlli e sottometta queste passioni. Perciò la scomparsa della morale, della religione, e dell’ascetismo dalla vita politica è inevitabilmente seguita da uno stato poliziesco che cerca di mettere ordine nel caos prodotto da quell’egoismo. La legge dà luogo alla forza; la morale è sostituita dalla polizia segreta. I regimi totalitari sono sintomatici di un morbo che ha contagiato anche gli abitanti di Paesi liberi. È la malattia dell’intimo disagio dell’uomo.

Pochi si rendono conto dell’importanza e della portata dell’attuale catastrofe; tutti sono accecati dal fatto che l’uomo ha compiuto grandi progressi materiali. La verità, comunque, è che l’uomo ha perduto il controllo di se stesso nel momento in cui ha acquistato il controllo della natura. E perché ha perduto il controllo di sé e negato gli scopi spirituali della vita, utilizza per fini distruttivi le forze della natura che ha imbrigliato. La bomba atomica simboleggia a meraviglia la disintegrazione della personalità dell’uomo moderno. Qualsiasi progresso nel controllo delle forze naturali diventa un pericolo potenziale, a meno che non sia uguagliato da un progresso altrettanto importante nel controllo degli istinti animali.

Allo stesso modo in cui interpreta l’autoespressione come una liberazione degli istinti animali, lo psicologo materialista contribuisce all’attuale miseria e malessere universali. Gli uomini governati dagli istinti animali non possono governare una civiltà. Si sentono a loro agio più in guerra che in pace. L’odio per un comune nemico può cementare la nostra unità; occorrono uno spirito e una meta comuni per tenerci uniti quando viene la pace. Un tempo le guerre erano quanto mai difficoltose e la pace era la conseguenza naturale della vittoria. Oggi la situazione è rovesciata: i poteri di distruzione sono, nel mondo moderno, maggiori dei poteri di costruzione. La pace è un frutto dell’amore, e l’amore fiorisce nell’uomo orientato verso Dio. Il massimo privilegio dell’uomo è la guida di Dio, un privilegio che l’uomo può ottenere solo quando ha lastricato la propria strada di un ben disciplinato orientamento.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

MIRACOLO A SIENA PER L’INTERCESSIONE DI FULTON SHEEN? “Un Sacerdote intossicato dal monossido di carbonio si salva grazie al Cielo”

Intossicato dal monossido di carbonio si salva grazie al Cielo

Don Oscar Ziliani era a Siena quando è finito in coma. Ne è uscito in modo sorprendente, i medici: «Un esito non scontato». Gli effetti di una catena incessante di preghiere rivolte anche al venerabile Fulton Sheen. Il racconto di una storia straordinaria nel reportage di Raffaella Frullone.

-Dal giornale “Il Timone”, numero 216 di Aprile 2022-

«Ma io sono risorto vero?». Don Oscar Ziliani si è rivolto così, da un letto d’ospedale, a un medico, poco dopo il suo risveglio dal coma. «Ho avuto subito questa percezione netta, senza sapere praticamente nulla di quello che era successo, non sapevo nemmeno dove fossi e che giorno fosse, un’esperienza fortissima».  

Era il 17 gennaio di quest’anno, don Oscar si trovava nel reparto di terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale di Grosseto, dove era stato ricoverato 8 giorni prima per una gravissima intossicazione da monossido di carbonio. Ma riavvolgiamo il nastro. Don Oscar Ziliani ha 56 anni ed è parroco di Vezza D’Oglio, comune con poco meno di 1.500 abitanti in Valle Camonica, provincia e diocesi di Brescia. Agli inizi di gennaio insieme a un confratello, don Ermanno Magnolini, decide di trascorrere un paio di giorni di riposo e preghiera a casa di un comune amico, don Alessandro Galeotti, anche lui sacerdote bresciano ma parroco a Quercegrossa, vicino a Siena. I due arrivano a destinazione il pomeriggio del 10 gennaio e la sera i tre sacerdoti cenano insieme nei locali della canonica nuova di Quercegrossa – di recente costruzione, attaccata alla chiesa parrocchiale – dove don Galeotti ospita parenti e amici di passaggio, mentre lui risiede nella vecchia canonica. I tre si danno poi appuntamento la mattina seguente, alle 8.30, per la Messa. Ma don Oscar e don Ermanno non si presentano all’appuntamento.

«Al momento non mi sono preoccupato più di tanto, ho pensato che avessero deciso di dormire un po’ di più -spiega don Galeotti – così ho celebrato la Messa e subito dopo sono andato a Siena per una seduta di fisioterapia. Tornando ho chiamato i miei amici: don Oscar non rispondeva, don Ermanno mi ha risposto ma in modo decisamente poco lucido, così mi sono insospettito, ho cominciato a pensare che qualcosa non andasse e con un’altra chiave sono entrato in canonica. Erano circa le 11.45». 

Don Galeotti trova don Oscar in una stanza privo di sensi e don Ermanno in un’altra in stato confusionale, entrambi sporchi di vomito. Pensa a un’intossicazione alimentare e subito chiama i soccorsi. Non appena i sanitari del 118 varcano la soglia della canonica i sensori che portano sul camice iniziano a segnalare la presenza di monossido di carbonio. Vengono chiamati i vigili del fuoco, mentre le ambulanze, caricati i due preti, partono a sirene spiegate verso l’Ospedale Misericordia di Grosseto, che con la sua camera iperbarica è un punto di riferimento a livello regionale per casi simili. Sulla caldaia della canonica nuova erano stati eseguiti tutti i controlli previsti, tutto sembrava in ordine, eppure qualcosa è andato storto. La stanza da letto di don Ermanno era più distante dalla fonte del monossido, quindi le sue condizioni sono apparse subito meno gravi. Per don Oscar, invece, la situazione si è presentata come drammatica.

«Il monossido di carbonio è un gas inodore, che determina gravissime intossicazioni, che possono essere mortali, in pazienti totalmente inconsapevoli di venire intossicati – spiega Genni Spargi, direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Grosseto – e don Oscar infatti non si era accorto di niente».

Intanto in parrocchia a Quercegrossa sono ore di angoscia, ricorda don Galeotti: «Sono stati momenti terribili, sentivo la responsabilità di quello che era accaduto, di aver messo in pericolo la vita dei miei amici. Ma anche la comunità: per ragioni ancora non chiare il monossido di carbonio era presente anche nelle sale del catechismo e persino in chiesa dove avevo celebrato la Messa, fortunatamente a porte aperte. Ma era principalmente per don Oscar la mia preoccupazione, perché il medico che lo ha soccorso per primo mi ha detto chiaramente: “È un caso disperato, respira appena”. A quel punto non potevo che alzare gli occhi al cielo, e ho iniziato a pregare. Abbiamo iniziato a pregare tutti quanti, in parrocchia da noi e nella parrocchia di don Oscar a Vezza D’Oglio, e poi a catena tantissime persone amiche sparse in tutta Italia». 

Intanto don Oscar viene sottoposto a un coma indotto. «Hanno chiamato mia sorella – racconta il sacerdote camuno – e le hanno eccezionalmente permesso di entrare in terapia intensiva poiché, le hanno detto, non erano certi che mi avrebbe potuto rivedere vivo. E hanno aggiunto che se anche mi avesse rivisto vivo, c’era una grossa incognita su come mi sarei risvegliato, poiché il monossido di carbonio colpisce i tessuti e li manda in necrosi quindi le conseguenze possono essere invalidanti».

Eppure il 17 gennaio don Oscar, contro ogni pronostico, si risveglia. «Ho capito subito di essere in ospedale e di essere in un reparto particolare. Il mio primo pensiero è stato di avvisare mia mamma e mia sorella che ero lì e che ero sveglio. C’era un’infermiera che mi ha detto di stare tranquillo, poi mi ha chiamato un medico, il quale mi ha chiesto di provare a stringergli la mano, cosa che ho fatto. È stato lui che mi ha detto che avevo subito un avvelenamento da monossido di carbonio e mi ha spiegato dove mi trovavo».

Tre giorni dopo il risveglio, don Oscar sta meglio, e viene trasferito nel reparto ordinario dello stesso Ospedale. «Un esito decisamente non scontato – dice oggi la dottoressa Spargi – perché era arrivato in condizioni molto critiche. Per come sono andate le cose possiamo dire che è stato miracolato, lo dico tra virgolette. Lui è un uomo di grande spessore e ha capito, rivedendo la sua storia, quello che era successo e quindi ha anche voluto manifestare la sua gratitudine verso di noi con una lettera che abbiamo pubblicato sul sito dell’ospedale». 

Anche se forse c’è anche qualcun altro da ringraziare. Don Galeotti rivela un particolare: «Fin dalla prima sera mi sono chiesto: “Chi mi può aiutare in questo momento buio a vivere la mia vocazione? E a chi posso affidare don Oscar?”. E ho pensato subito a Fulton Sheen, di cui stavo leggendo un libro. Così ho chiesto alle persone a me più vicine di unirsi alla mia preghiera a questo venerabile».

Forse il grande vescovo e predicatore statunitense morto nel 1979, di cui si attende la data della beatificazione dopo che nel 2019 è stata riconosciuta la sua intercessione in una guarigione miracolosa, ha compiuto un altro favore soprannaturale, e lo ha fatto per uno di quei sacerdoti che amava con cuore di padre? 

«Ho attraversato un mare buio sotto un cielo senza stelle – ha scritto di suo pugno don Oscar Ziliani, che oggi è tornato a fare il parroco a Vezza d’Oglio, senza aver riportato alcun danno – e sono approdato in terre lontane dove i granelli di sabbia della mia clessidra avevano le dimensioni di pesanti macigni. Ho visitato regioni inesplorate segnate dall’oblio della memoria, sono stato chiamato a ripercorrere le vie dell’umanità e spogliato delle mie difese e messo a nudo nelle mie emozioni ho ripreso il mio cammino. In questo luogo senza spazio e tempo non ho visto la luce in fondo al tunnel, ma in modo misterioso,ma non per questo meno reale, ho percepito il sostegno di chi mi ha curato, la preghiera, la forza e l’energia di chi ha pregato per me, di chi mi ha pensato e sostenuto in ogni modo. Risvegliato dal torpore di un sogno senza confini mi sono chiesto il perché di questa nuova opportunità, negata a tanti, ma concessami per grazia da Colui che mi ha creato e redento. Non ho trovato risposta se non nell’Amore. In quell’Amore che mi ha tessuto nel seno di mia madre, e che mi ha chiamato alla vita. Per quell’amore di tante persone che conoscendomi o no hanno interceduto presso Colui che tutto può».