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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA: “Maria, che è la Madre dell’Eucaristia, sfugge alla decomposizione della morte…Per sua natura, l’Amore è un’Ascensione in Cristo e un’Assunzione in Maria”

Nel 1854 la Chiesa ha parlato dell’anima nell’Immacolata Concezione. Nel 1950 tratta del corpo: il Corpo Mistico, l’Eucarestia, l’Assunzione. Con abili tocchi dogmatici, la Chiesa va ripetendo a una nuova età pagana la verità espressa da Paolo: “I vostri corpi sono del Signore”. Non c’è nulla nel corpo che possa dare origine alla disperazione. L’uomo è connesso col nulla, come insegnano i filosofi del decadentismo, ma solo nella sua origine, non nel suo destino. Questi filosofi considerano il nulla la fine; la Chiesa lo considera l’inizio, perché l’uomo fu creato ex nihilo.

L’uomo moderno si volge al nulla attraverso la disperazione; il cristiano conosce il nulla soltanto attraverso l’autonegazione, che è umiltà. Quanto più il pagano “annulla” se stesso, tanto più si avvicina all’inferno della disperazione e al suicidio. Quanto più il cristiano “annulla” se stesso, tanto più si avvicina a Dio. Maria discese così profondamente nel nulla, che venne esaltata. “Respexit humilitatem ancillae suae”. E la sua esaltazione fu anche la sua Assunzione. (…)

Da un punto di vista filosofico, la Dottrina dell’Assunzione combatte la filosofia di Eros-Thanatos traendo l’umanità dalle tenebre del sesso e della morte alla luce dell’Amore e della Vita.

L’Assunzione non afferma il Sesso, ma l’Amore. San Tommaso d’Aquino, nella sua indagine sugli effetti dell’Amore, menziona l’estasi come uno di questi. Nell’estasi “si è sollevati fuori dal proprio corpo”.

Il fenomeno Spirituale della levitazione è dovuto a un così intenso Amore di Dio che i Santi vengono letteralmente sollevati da terra. L’ Amore, come il fuoco, brucia, perché è fondamentalmente desiderio. Cerca di unirsi sempre di più all’oggetto amato.

La nostra esperienza sensibile ci ha resi edotti della legge di gravitazione terrestre che attira verso la terra i corpi materiali. Ma oltre alla legge di gravitazione terrestre, vi è una legge di gravitazione Spirituale, che aumenta man mano che ci avviciniamo a Dio. Questa attrazione esercitata sui nostri cuori dallo Spirito di Dio è sempre presente, e solo le nostre volontà ribelli e la debolezza dei nostri corpi, conseguenza del peccato, ci tengono avvinti alla terra. Certe anime diventano insofferenti della restrizione del corpo; San Paolo chiede di essere liberato dalla prigione del corpo.

Se Dio esercita una forza di attrazione su tutte le anime, dato l’intenso Amore discendente di Nostro Signore Gesù per Maria, la Sua Madre Benedetta, e dato l’intenso Amore ascendente di Maria per il Suo Signore, si può ben sospettare che a questo stadio l’Amore fosse tanto grande da “trarre a sé il corpo”.

Data poi l’immunità dal peccato originale, nel Corpo della Madonna non c’era la dicotomia, né la tensione, né l’opposizione che esiste in noi tra anima e corpo. Se la luna, pur così distante, produce tutte le alte maree del nostro mondo, allora l’Amore di Maria per Gesù e quello di Gesù per Maria ben possono aver prodotto un’estasi tale da “sollevarla al di sopra di questo mondo”.

Per sua natura, l’Amore è un’Ascensione in Cristo e un’Assunzione in Maria (…)

Una cosa è certa: è facile credere nell’Assunzione se si ama profondamente Dio, ma è difficile credervi se non Lo si ama (…)

L’Assunzione non è l’uccisione di Eros, ma la trasfigurazione di Eros per mezzo di Agape. Essa non sta a dire che l’amore del corpo è da condannare, ma afferma anzi che esso può essere così giusto, quando tende verso Dio, da accrescere la bellezza stessa del corpo (…)

Con un tratto della sua infallibile penna dogmatica, la Chiesa libera la santità dell’amore dai vincoli del sesso, senza negare il compito del corpo nell’amore. Qui è un corpo solo che riflette nelle sue innumerevoli tinte l’Amore creativo di Dio.

A un mondo che adora il corpo, la Chiesa ora dice:

“Vi sono due corpi in Cielo: uno è la natura umana glorificata di Gesù, l’altro la natura umana assunta di Maria. L’ Amore è il segreto dell’Ascensione dell’uno e dell’Assunzione dell’altra, perché l’Amore brama l’unione con l’Amato. Il Figlio ritorna al Padre nell’unità della Natura Divina; e Maria ritorna a Gesù nell’unità della natura umana. Il volo nuziale di lei è l’evento verso cui muove tutta la nostra generazione” (…)

“Maria, che è la Madre dell’Eucaristia, sfugge alla decomposizione della morte”

Attraverso le porte di Maria l’eternità si fece giovane e ci apparve nelle sembianze di un Bambino; attraverso lei, come attraverso un altro Mosè, non già le Tavole della Legge, ma il Logos venne dato e scritto sul cuore stesso di lei; attraverso lei, non già una manna, che gli uomini mangiano e di cui muoiono, ma l’Eucarestia discende, che agli uomini che la mangiano impedisce di morire.

Ma se coloro che si comunicano col Pane della Vita non moriranno mai, che cosa diremo allora di colei che fu il primo ciborio vivente di questa Eucarestia, e che nel giorno di Natale la offrì sulla sacra mensa di Betlemme per dire ai Magi e ai pastori: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo?”.

Lei, il giardino in cui sono cresciuti il giglio dell’innocenza divina e la rosa rossa della passione della redenzione, potrebbe mai essere abbandonata alle erbacce e trascurata dal Giardiniere del Cielo? Una sola Comunione conservata in stato di grazia nel corso della vita non può forse assicurare l’immortalità? E allora lei, nel cui seno vennero celebrate le nozze dell’eternità col tempo, non partecipa forse più dell’eternità che del tempo? Perché portò Lui per nove mesi in seno, si realizzò in lei, sia pure in maniera diversa, la legge della vita: “Saranno due in una carne sola”.

A nessun adulto farebbe piacere che la casa nella quale è cresciuto, anche se ora non abitasse più nessuno in essa, fosse soggetta alla distruzione violenta di una bomba e l’Onnipotente che dimorò in Maria non consentirebbe che la sua casa di carne fosse soggetta alla dissoluzione della tomba. Se gli adulti quando raggiungono la pienezza della vita amano ritornare alla casa nella quale sono nati, e diventano sempre più consapevoli di ciò di cui sono debitori alle proprie madri, allora perché mai la Vita Divina non sarebbe dovuta tornare indietro per cercare la sua culla vivente e portarsi in cielo quel “paradiso cinto di carne” in modo che potesse venire coltivato dal nuovo Adamo?

In questa dottrina dell’Assunzione, la Chiesa affronta in un’altra maniera ancora la disperazione del mondo affermando la bellezza della vita contro la morte. Quando guerre, sesso e peccato moltiplicano le discordie tra gli uomini, e la morte sta da ogni parte in agguato, la Chiesa c’invita a innalzare i nostri pensieri al livello di quella vita che è nutrita dalla immortalità della Vita. Feuerbach disse che l’uomo è ciò che mangia. Aveva più ragione di quanto lui stesso presumesse. Mangiate il cibo della terra, e morirete; mangiate l’Eucarestia, e vivrete in eterno. Maria, che è la Madre dell’Eucarestia, sfugge alla decomposizione della morte.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

CON LA PREGHIERA DEL ROSARIO DI MARIA SALVERETE LE VOSTRE ANIME E RICEVERETE TANTISSIME GRAZIE…IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE!

Mi chiedo se non sia vero che quando il mondo perde la venerazione per la Madre di Cristo, perde anche l’adorazione di Cristo. Quando il mondo comincerà a bussare alla porta di Maria, scoprirà che Nostro Signore stesso risponderà. Se non avete mai pregato Maria prima d’ora, fatelo adesso. Non vedete che se Cristo ha voluto essere fisicamente formato in lei per nove mesi e poi essere da lei spiritualmente formato per trent’anni, è a lei che dobbiamo andare per imparare a formare Cristo in noi? Solo colei che ha cresciuto Cristo può crescere un Cristiano.

Quali sono alcuni dei vantaggi del Rosario?

  1. Se, ogni giorno della vostra vita, recitate il Rosario con devozione, e tutto ciò che esso implica, non perderete mai la vostra anima.
  2. Se desiderate la pace nel vostro cuore e nella vostra famiglia e l’abbondanza di doni celesti sulla vostra casa, allora riunite la vostra famiglia ogni sera e recitate il Rosario.
  3. Se siete ansiosi di convertire un’anima alla pienezza dell’amore e della vita di Dio, insegnatele a recitare il Rosario. Quella persona smetterà di recitare il Rosario, oppure riceverà il dono della Fede.
  4. Se un esercito sufficiente di noi recitasse il Rosario ogni giorno, la Madre, come in passato, otterrebbe dal suo Figlio Divino il placarsi delle attuali tempeste, la sconfitta dei nemici della civiltà umana e una vera pace nel cuore degli uomini stanchi e smarriti.
  5. Se il raffreddamento della vostra carità vi ha reso infelici interiormente e critici nei confronti degli altri, allora il Rosario, attraverso la vostra meditazione del grande amore di Nostro Signore per voi sulla Croce e dell’affetto di vostra Madre per voi sul Calvario, riaccenderà il vostro amore per Dio e per il prossimo e vi restituirà una pace che supera ogni comprensione.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE

Il difficile, per gli spiriti tormentati, è che la concentrazione è impossibile quando la loro mente è turbata da pensieri che si accavallano, migliaia di immagini sommergono la mente; si è distratti e sviati. Nell’angoscia mentale i mille pensieri non trovano alcun ordine o sollievo. Il Rosario è la terapia migliore per i distratti, per queste anime paurose e deluse, perché implica l’uso simultaneo di tre facoltà: fisica, vocale e spirituale. Le dita, toccando i grani, ci ricordano che questi piccoli grani vanno usati per la preghiera; le labbra si muovono all’unisono con le dita e così la volontà seguirà ben presto e la preghiera terminerà per coinvolgere il nostro cuore. I grani aiutano la mente a concentrarsi. Sono un po’ come l’accensione di un motore: dopo un po’ di giri e di sforzi l’anima comincia a muoversi.

(Fulton J. Sheen)

NOI ABBIAMO SEMPRE BISOGNO DI MARIA PER TENERE INSIEME LE VERITÀ DELLA FEDE: “Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi”

Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi. (…)

Maria ha dato a nostro Signore la sua natura umana. Lui le chiese di dargli una vita umana, di dargli delle mani per benedire i fanciulli, dei piedi per andare in cerca della pecorella smarrita, degli occhi per piangere sugli amici morti, e un corpo per soffrire in modo da poterci fare rinascere nella libertà e nell’amore. Fu per mezzo di lei che Gesù divenne il Ponte tra il divino e l’umano. Se eliminiamo lei, allora o Dio non si fa uomo, o chi è nato da lei è uomo e non Dio. Senza di lei non avremmo più Nostro Signore!

Se abbiamo una cassettina nella quale conserviamo il nostro danaro, sappiamo che non dobbiamo perderne la chiave; non ci verrà mai in mente che la chiave sia il danaro, ma sappiamo che senza la chiave non possiamo prendere il nostro danaro. La nostra Madre Benedetta è come la chiave. Senza di lei non possiamo mai arrivare a Nostro Signore, perché Lui è venuto per mezzo suo. Maria non può esser paragonata a Lui, perché Maria è una creatura e Lui è un creatore. Ma se perdiamo lei, non possiamo arrivare a Lui: ecco perché stiamo tanto attenti a lei; senza di lei non potremmo mai comprendere come sia stato costruito quel Ponte tra il cielo e la terra.

Si potrebbe obiettare: “Mi basta nostro Signore, non ho alcun bisogno di lei”, ma Lui ha avuto bisogno di lei, indipendentemente dal bisogno che possiamo o non possiamo averne noi. E, quel che più conta, il Nostro Signore ci ha dato sua madre come madre nostra. In quel venerdì che gli uomini dicono santo, quando Lui era spiegato sulla Croce come il vessillo della salvezza, il suo sguardo si posò sulle due creature più preziose che aveva sulla terra: sua madre e il suo diletto discepolo Giovanni. La notte innanzi, durante l’ultima cena, aveva espresso le sue ultime volontà e fatto il suo testamento dandoci quello che nessun morente fu mai capace di dare, ossia se stesso nella Santissima Eucaristia. Sarebbe quindi rimasto con noi, come Lui stesso disse: “Tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli”. Ora, nelle ombre dense del Calvario, Lui aggiunge un codicillo alle sue volontà. Là sotto la Croce “stava ritta” (non prostrata, nota il Vangelo) la madre sua. Come figlio, pensò alla madre; come Salvatore, pensò a noi. E ci diede Sua Madre: “Ecco tua madre”.

Maria “partorì il suo primogenito e lo depose in una mangiatoia”. Il suo primogenito. San Paolo lo chiama “il primogenito di tutte le creature”. Significa che lei avrebbe dovuto avere altri figli? Proprio così! Ma non secondo la carne, perché Gesù è il suo unico figlio. Maria avrebbe dovuto avere altri figli dallo spirito. Di questi, Giovanni è il primo, nato ai piedi della Croce, Pietro forse il secondo, Giacomo il terzo, e noi tutti milioni e milioni di figli. Maria partorì in letizia Cristo che ci ha redenti, e poi nel dolore noi, redenti da Cristo! Non per una semplice fantasia di linguaggio, non per una metafora, ma in virtù del battesimo noi siamo diventati figli di Maria e fratelli di nostro Signore Gesù Cristo. Come non respingiamo il concetto di Dio che ci dà suo padre, cosicché possiamo pregare: “Padre nostro”, così non ci ribelliamo nemmeno quando Lui ci dà la madre sua, per cui possiamo pregare: “madre nostra”. La caduta dell’uomo viene quindi annullata in virtù di un altro albero, la croce; Adamo viene annullato in virtù di un altro Adamo, Cristo; ed Eva in virtù dell’Eva novella, Maria.

“Nato dalla vergine Maria”, ecco un’affermazione vera non soltanto per Cristo, ma anche per ogni cristiano, sia pure in una maniera diversa. Ogni uomo nasce da una donna nella carne quale membro della stirpe di Adamo. Nasce anche dalla Donna nello spirito se fa parte della stirpe redenta di Cristo. Come Maria ha formato Gesù nel proprio corpo, così forma Lui nelle nostre anime. In questa sola Donna verginità e maternità si trovano riunite, come se Dio volesse mostrarci che entrambe le condizioni sono necessarie al mondo. Cose che in altre creature si trovano separate, in lei sono riunite. La madre è la protettrice della vergine, e la vergine è anche l’ispiratrice della maternità.

Non ci si può avvicinare alla statua d’una madre che regge un bambino, fare a pezzi la madre e pretendere di avere il bambino. Toccando lei, guasterete Lui. Tutte le altre religioni del mondo, eccettuato il cristianesimo, si perdono nel mito e nella leggenda. Cristo si staglia da tutti gli dèi del paganesimo perché è unito alla Donna e alla storia. “Nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato”. Coventry Patmore chiama giustamente Maria: “La nostra unica salvezza da un Cristo astratto”.

È più facile comprendere il mite e umile cuore di Cristo se si guarda alla madre sua. Questa tiene insieme tutte le grandi verità del cristianesimo, come un pezzo di legno regge un aquilone. I fanciulli avvolgono la cordicella dell’aquilone intorno a un pezzo di legno, poi mollano la cordicella in modo che l’aquilone si libri verso il cielo. Maria è come quel pezzo di legno. Intorno a lei avvolgiamo tutti i fili preziosi delle grandi verità della nostra fede, ad esempio l’Incarnazione, l’Eucarestia, la Chiesa. A differenza dell’aquilone, a noi non importa quanta distanza mettiamo tra noi e la terra: noi abbiamo sempre bisogno di Maria per tenere insieme le verità della fede. Se gettassimo via il pezzo di legno, non avremmo più l’aquilone; se gettassimo via Maria, non avremmo più nostro Signore. Lui si perderebbe nei cieli, come il nostro aquilone volato via, e ciò sarebbe davvero terribile, per noi che siamo sulla terra.

Maria non c’impedisce di onorare nostro Signore. Niente è più vile che dire che lei sottrae anime a Cristo. Sarebbe come dire che nostro Signore ha scelto una madre egoista, Lui che è l’amore personificato. Se Maria ci tenesse lontano da suo figlio, noi la rinnegheremmo! Ma non è abbastanza buona per noi peccatori, lei che è madre di Gesù?

Noi non avremmo mai avuto il nostro divino Signore se Lui non avesse scelto lei. Noi preghiamo il Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Pur chiedendo a Dio il pane quotidiano, noi non lodiamo il contadino o il fornaio che aiutano a prepararlo. Né la madre che dà il pane al suo bambino esclude il dispensatore celeste. Se il giorno del giudizio nostro Signore non ci accuserà che di aver amato sua madre, allora saremo davvero felici!

E come il nostro amore non parte da Maria, così non si ferma a lei. Maria è la finestra attraverso la quale la nostra umanità intravede per la prima volta la divinità. O forse è piuttosto come uno specchio amplificatore, che intensifica il nostro amore per il figlio suo e rende più splendide e ardenti le nostre preghiere. Dio, che ha creato il sole, ha creato anche la luna. La luna non toglie nulla allo splendore del sole. La luna non sarebbe che un tizzone consumato, vagante nella immensità dello spazio, se non fosse per il sole. Dal sole appunto tutta la luce della luna è riflessa. La madre benedetta riflette il suo figlio divino; senza di Lui non sarebbe nulla. Con Lui, è la Madre degli Uomini. Nelle notti oscure noi siamo grati alla luna; quando la vediamo splendere, sappiamo che dev’esserci un sole. Così, nell’oscura notte di questo mondo, quando gli uomini volgono le spalle a colui che è la luce del mondo, noi ricorriamo a Maria perché guidi i loro passi mentre attendiamo il levar del sole.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

P.S. Se non avete questo libro di Fulton compratelo perchè è un capolavoro da leggere assolutamente!

“MARIA, VUOI FARE DI ME UN UOMO?” L’ANNUNCIAZIONE E IL FIAT DI MARIA: IL MASSIMO ATTO DI LIBERTÀ CHE IL MONDO ABBIA MAI CONOSCIUTO!

Veniamo ora al massimo atto di libertà che il mondo abbia mai conosciuto e che costituì l’annullamento di quel libero atto compiuto in paradiso dal primo uomo quando scelse il non-Dio invece di Dio. Il momento in cui questa disgraziata scelta venne annullata, fu quando Dio nella sua misericordia volle rifare l’uomo e dargli un nuovo inizio in una nuova nascita di libertà sotto Dio. Dio avrebbe potuto creare un uomo perfetto per trarre l’umanità dalla polvere, come aveva fatto al principio. Avrebbe potuto far sì che l’uomo nuovo desse principio alla nuova umanità dal nulla, come Lui aveva fatto quando aveva creato il mondo. E avrebbe potuto farlo senza consultare l’umanità, ma sarebbe stata un’invasione del privilegio umano. Dio non voleva trarre un uomo fuori dal mondo della libertà senza il libero atto di un essere libero. Il modo come Dio agisce nei riguardi dell’uomo non è quello di un dittatore ma quello di un collaboratore. Dal momento che Dio voleva redimere l’umanità, voleva farlo con il consenso dell’uomo e non a dispetto di questi. Dio poteva distruggere il male a prezzo della libertà umana, ma sarebbe stato un pagar troppo caro la distruzione della tirannide sulla terra l’avere un dittatore in cielo. Prima di rifare l’umanità, Dio volle consultare l’umanità, in modo che la dignità umana non andasse distrutta; e la persona specifica che Dio consultò fu una Donna. Al principio dei tempi fu chiesto all’uomo di ratificare il dono; questa volta ciò fu chiesto a una Donna. Il mistero dell’Incarnazione non è altro che quello della richiesta che Dio fa a una donna di dargli liberamente una natura umana. In tutte quelle parole, per bocca dell’angelo, Dio disse: “Vuoi fare di me un uomo?”. E come dal primo Adamo venne la prima Eva, così ora, nella rinascita della dignità umana, il nuovo Adamo verrà dalla nuova Eva. E nel libero consenso di Maria abbiamo l’unica natura umana che sia mai nata in perfetta libertà. (…)

L’Angelo Gabriele, quale portavoce di Dio, le chiede se vuole liberamente dare una natura umana al Figlio di Dio, in modo che Lui possa essere anche il Figlio dell’uomo. A una creatura viene chiesto dal Creatore se vuole liberamente collaborare al piano di Dio per trarre l’umanità dal fango e fare in modo che sia totalmente rapita da Dio. Maria in un primo momento si turba, in quanto non sa come potrebbe dare sembianza umana a Dio dal momento che è ancora vergine. L’angelo chiarisce il problema dicendole che Dio stesso, per mezzo del suo Spirito, compirà in lei il miracolo. Ma dal nostro punto di vista sembra che ci sia un’altra difficoltà. Maria fu scelta da Dio per essere la madre sua e fu anche preparata per quell’onore mediante la preservazione dal primo peccato che aveva infettato tutta l’umanità. Dal momento che era stata così preparata, sarebbe stata libera di accettare o rifiutare, e la sua risposta sarebbe stata frutto soltanto del suo libero volere? La risposta è che la sua redenzione era già completata, ma lei non l’aveva ancora né accettata né ratificata. Si trattava, in un certo modo, di qualcosa di simile al nostro dilemma. Siamo battezzati da piccoli e i nostri corpi diventano templi di Dio perché l’anima è stata colmata delle virtù che Dio ha immesso in lei. Diventiamo non soltanto creature fatte da Dio, ma partecipi della natura divina. Tutto questo avviene nel battesimo prima che fiorisca la nostra libertà; la Chiesa si fa garante della nostra nascita spirituale, così come i genitori hanno fatto per la nostra nascita fisica. Più tardi però ratifichiamo i doni originali mediante i liberi atti della nostra vita morale, ricevendo i sacramenti, pregando, sacrificandoci. Così anche la redenzione di Maria venne completata, come lo fu il nostro Battesimo, ma lei non l’aveva ancora accettata, ratificata o confermata, prima di dare il suo consenso all’angelo.

Maria fu destinata da Dio ad avere una parte nel dramma della redenzione, come un bambino viene destinato dai suoi genitori fisici a percorrere una carriera musicale, ma ciò non si era attuato fino a quel momento. La Santissima Trinità non prende mai possesso di una creatura senza il consenso della sua volontà. Perciò, quando Maria ebbe udito il modo come ciò sarebbe avvenuto, pronunciò parole che sono il pegno più sicuro d’indipendenza e il massimo atto di libertà che il mondo abbia mai udito: “Si faccia di me secondo la tua parola”. E come nell’Eden si erano compiuti i primi sponsali di un uomo con una donna, così in lei si compirono i primi sponsali tra Dio e l’uomo, tra l’eternità e il tempo, tra l’onnipotenza e i limiti. In risposta alla domanda: “Vuoi darmi un corpo umano?”, la cerimonia nuziale dell’amore viene inondata di nuovi torrenti di libertà: “Lo voglio”. E il Verbo fu concepito in lei.

Dio rispetta la libertà umana rifiutandosi d’invadere l’umanità e di stabilire una testa di ponte nel tempo senza il libero consenso di una delle Sue creature. La libertà di coscienza è dunque presupposta: Maria, prima di poter proclamare suoi i doni di Dio, doveva ratificare questi doni con un atto di volontà al momento dell’Annunciazione. E c’è la libertà di un abbandono totale a Dio: la nostra libera volontà è l’unica cosa veramente nostra. Salute, benessere, potere sono tutte cose che Dio può toglierci. Ma la nostra libertà ce la lascia anche nell’inferno. La libertà, in quanto tutta nostra, è l’unico dono perfetto che possiamo fare a Dio. Eppure qui una creatura ha totalmente, ma liberamente, rinunciato alla propria volontà, sicché si potrebbe dire che non toccava alla volontà di Maria di fare la volontà del figlio suo, ma toccava alla volontà di Maria di perdersi nella volontà del figlio suo. Più tardi nella sua vita il Signore avrebbe detto: “Se il Figlio dell’uomo vi farà liberi, avrete la vera libertà”. Se è così, nessuno è mai stato più libero di colei che è la signora della libertà, la donna che cantò il Magnificat.

Ma c’è un’altra libertà rivelataci attraverso Maria. Nelle nozze umane c’è qualcosa di personale, ma anche qualcosa d’impersonale o di razziale. L’elemento personale e libero è l’amore, perché l’amore è sempre per una sola persona; perciò la gelosia è la custode della monogamia. L’elemento impersonale e automatico è il sesso, perché il suo campo di azione è in certo senso al di fuori del controllo dell’uomo. L’amore appartiene all’uomo; il sesso appartiene a Dio, perché gli effetti che ne derivano esulano dalla nostra determinazione. Quando una madre genera un bambino, compie liberamente quell’atto di amore il quale fa sì che lei e suo marito siano due in una carne sola. Ma anche qui c’è l’ignoto, l’elemento libero del loro amore, ossia il non sapere se un figlio nascerà dalla loro unione, se sarà un maschio o una femmina, e la data precisa della nascita; anche il momento del concepimento si perde in una qualche indefinita notte di amore. In tal modo noi siamo accettati dai nostri genitori, piuttosto che voluti da essi, poiché lo siamo solo indirettamente.

Ma con Maria ci fu perfetta libertà. Il suo figlio divino non venne accettato in una maniera imprevista e imprevedibile. Fu voluto. Il caso non ebbe alcuna parte in ciò; nulla fu impersonale, perché il figlio fu pienamente voluto nella mente e nel corpo. Come è vero tutto ciò? Il figlio fu voluto nella mente perché quando l’angelo spiegò il miracolo, Maria disse: “Si faccia di me secondo la tua parola”. Poi fu voluto nel corpo in quel determinato momento, non in una qualche oscura notte passata; la concezione avvenne perché nel pieno fulgore della luce del mattino il divino spirito d’amore incominciò a tessere il vestito di carne per il Verbo di Dio. Il tempo venne scelto deliberatamente; il consenso fu volontario; la collaborazione fisica fu libera. È stata in tutto il mondo la sola nascita pienamente voluta e, perciò, veramente libera. Ogni nascita partecipa della natura del regno vegetale in quanto il fiore ha le sue radici nella terra benché la corolla si apra verso il cielo. Così nella generazione il corpo proviene dai genitori che sono sulla terra; le anime vengono da Dio, che è in Cielo. In Maria l’unica cosa terrena presente era lei; tutto era cielo. L’altro amore che concepì dentro di lei fu lo Spirito Santo; la persona nata da lei fu il Verbo di Dio, l’unione della divinità e dell’umanità si compì con la misteriosa alchimia della Santissima Trinità. Soltanto lei era di terra, eppure anche lei sembrava più di cielo. Le altre madri si accorgono che una nuova vita pulsa dentro di esse dai battiti che sentono. Maria sentì che la vita divina pulsava dentro di lei, mentre l’anima sua era in comunione con un angelo. Le altre madri si accorgono della loro maternità da mutamenti fisici; Maria lo seppe dal messaggio di un angelo e dall’adombramento dello Spirito Santo. Nulla che venga dal corpo è libero al pari di ciò che viene dalla mente: ci sono madri che desiderano bambini, ma devono attendere lo svolgersi di processi dipendenti dalle leggi della natura. Solo in Maria un bimbo non aspettò la natura, ma la di lei accettazione della volontà divina. Tutto ciò che ella ebbe a dire fu: “Fiat”, e concepì. Ecco ciò che avrebbe potuto essere qualsiasi nascita senza il peccato, un fatto di volontà umane che si unissero col volere divino e, attraverso l’unione dei corpi, partecipassero alla creazione di una nuova vita secondo gli usuali processi della generazione umana. La nascita verginale è perciò sinonimo di nascita in libertà.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

MARIA, TU SEI LA SIGNORA DELLA LIBERTÀ…INSEGNACI A DIRE IL NOSTRO SÌ A GESÙ!

Maria! Noi, povere creature della terra, inciampiamo nelle nostre libertà, andiamo a tastoni nelle nostre scelte. Milioni di noi desiderano rinunciare alla propria libertà, alcuni ripudiandola per il fardello della propria colpa, alcuni sacrificandola agli umori e agli usi di questo tempo e altri perché inghiottiti dal comunismo, dove c’è una sola volontà, quella del dittatore, e un solo amore che è odio e rivoluzione!

Noi oggi parliamo tanto di libertà, Maria, perché la stiamo perdendo, proprio come parliamo tanto di salute quando siamo malati. Tu sei la signora della libertà perché hai annullato la falsa libertà che rende gli uomini schiavi delle loro passioni, pronunciando quella parola che Dio Stesso disse quando creò la luce e che fu ripetuta quando il Figlio Suo redense il mondo: “Fiat!”, ovvero “Si faccia di me secondo la volontà di Dio”.

Come il “no” di Eva prova che la creatura fu fatta dall’amore e che perciò è libera, così il tuo Fiat prova che la creatura fu fatta per l’amore. Insegnaci, dunque, che non c’è altra libertà se non quella di fare, per amore, ciò che tu hai fatto al momento dell’Annunciazione, ossia dire di sì alle domande di Gesù.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

MARIA IMMACOLATA È IL PARADISO DELL’INCARNAZIONE

Prima di fare l’uomo, Dio formò l’Eden, un giardino di delizie bello come solo Egli sa farlo. In quel Paradiso della Creazione si celebrarono le prime nozze dell’uomo e della donna. Ma l’uomo non volle altre benedizioni che quelle corrispondenti alla sua più bassa natura. Non soltanto perdette la sua Felicità, ma ferì persino la sua stessa mente e volontà. Allora Dio progettò la ricreazione o redenzione dell’uomo.

Ma prima, volle fare un altro Giardino. Questo nuovo Giardino non sarebbe stato di terra, ma di carne; sarebbe stato un Giardino sul cui ingresso non sarebbe mai stata scritta la parola “peccato”, un Giardino in cui non sarebbero cresciute le erbacce della ribellione per soffocare i fiori della Grazia; un Giardino dal quale sarebbero sgorgati i quattro fiumi della Redenzione per i quattro angoli della terra, un Giardino così Puro che il Padre Celeste non si sarebbe vergognato di mandarvi il Figlio Suo, e questo “Paradiso recinto di carne che doveva essere coltivato da Cristo, il Nuovo Adamo” era Maria, la Nostra Madre Benedetta.

Come l’Eden fu il Paradiso della Creazione così Maria è il Paradiso dell’Incarnazione. In Lei come in un Giardino vennero celebrate le prime nozze tra Dio e l’uomo.

Quanto più ci si avvicina al fuoco, tanto più se ne sente il calore: quanto più ci si avvicina a Dio, tanto maggiore è la purezza. Ma siccome nessuno fu più vicino a Dio della Donna i cui portali umani Egli valicò per venire su questa terra, nessuno poteva essere più puro di Maria. Questa sua Speciale Purezza la chiamiamo “Immacolata Concezione”.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

SE GESÙ È DIO ALLORA DOBBIAMO CREDERE ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia. Se non esiste il peccato originale, allora tutti sono concepiti senza macchia. Perché dovrebbero rifiutarsi di concedere a Maria ciò che concedono a loro stessi? La dottrina del peccato originale e l’Immacolata Concezione si escludono a vicenda. Se solo Maria è l’Immacolata Concezione, allora tutti noi dobbiamo avere il peccato originale.

L’Immacolata Concezione non implica che Maria non avesse bisogno della redenzione. Ne aveva bisogno come voi e come me. Fu redenta in precedenza, preventivamente, tanto nel corpo quanto nell’anima, non appena concepita. Noi riceviamo nella nostra anima i frutti della redenzione al momento del battesimo. Tutto il genere umano ha bisogno della redenzione, ma Maria non seguì la sorte di quella umanità peccatrice e ne fu separata in virtù dei meriti della crocifissione di Nostro Signore, offerti a lei nel momento della sua concezione. Se la esentiamo dal bisogno della redenzione, dovremmo anche esentarla dall’appartenenza all’umanità. L’Immacolata Concezione perciò non implica in alcun modo che Maria non abbia avuto bisogno della redenzione: lo ebbe! Maria è il primo effetto della redenzione, nel senso che questa venne applicata a lei nel momento della sua concezione e a noi in maniera diversa e minore soltanto dopo la nostra nascita.

Maria ebbe il privilegio dell’Immacolata Concezione non per se stessa, ma per Lui. Ecco perché quelli che non credono nella divinità di Cristo possono non trovare alcuna ragione dello speciale privilegio concesso a Maria. Se non credessi, Dio me ne guardi, nella divinità di Gesù Nostro Signore, qualsiasi speciale forma di reverenza tributata a Maria al di sopra delle altre donne della terra mi parrebbe nonsenso! Ma se Maria è la madre di Dio fatto uomo, allora è unica, e spicca come la nuova Eva dell’umanità, così come Lui è il nuovo Adamo.

Doveva esserci una creatura come Maria, altrimenti Dio non avrebbe trovato nessuno in cui assumere adeguatamente la sua origine umana. Un uomo politico onesto che persegua delle riforme civiche cerca dei collaboratori onesti. Il figlio di Dio, iniziando una nuova creazione, andò cercando un po’ di quella bontà che esisteva prima che si commettesse il peccato. Ci sarebbe stato, in qualche mente, un dubbio sulla potenza di Dio se Lui non avesse mostrato un favore speciale per la donna che doveva essere Sua madre. Certo, quel che Dio aveva dato a Eva non lo avrebbe rifiutato alla Propria madre.

Supponiamo che Dio nel rifare l’uomo non avesse rifatto anche la donna, in una nuova Eva…che coro di proteste si sarebbe levato! Il cristianesimo sarebbe stato denunciato come una religione di soli uomini. Le donne avrebbero cercato allora una religione femminile! Se ne sarebbe poi arguito che la donna era sempre la schiava dell’uomo e che anche Dio intendeva che fosse così, dal momento che Lui si rifiutava di fare la nuova Eva, così come aveva fatto il nuovo Adamo.

Se non ci fosse stata l’Immacolata Concezione, si sarebbe detto che Cristo era meno bello, perché avrebbe preso il suo corpo da una persona non umanamente perfetta! Bisognava che ci fosse una distanza infinita tra Dio e il peccato, ma non ci sarebbe stata se non fosse esistita una Donna capace di schiacciare il capo del serpente.

Se foste un artista, permettereste che vi si imbrattasse la tela sulla quale vi preparate a dipingere? Perché allora Dio avrebbe dovuto agire diversamente quando si preparava a unire a sé una natura umana in tutto simile alla nostra salvo che nel peccato? Ma poiché ha innalzato una Donna preservandola dal peccato, e poiché lei ha liberamente ratificato quel dono nel momento dell’annunciazione, Dio ha dato speranza a questa nostra umanità travagliata, nevrotica e fiacca.

Oh sì! Lui è il nostro modello, ma è anche la Persona di Dio! Bisognava che ci fosse, sul piano umano, qualcuno che potesse dare delle speranze umane, qualcuno che potesse portarci a Cristo, qualcuno che potesse fare da intermediario tra noi e Cristo così come Lui fa da intermediario tra noi e il Padre. Si guarda a Maria e ci si accorge che chi è buono può diventare migliore; la si prega e ci si accorge che, siccome lei è senza peccato, noi possiamo diventare meno peccatori.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

MARIA È IL PRIMO AMORE DEL MONDO: LA VERGINE MARIA È COLEI CHE OGNI UOMO AMA E CIÒ CHE OGNI DONNA VORREBBE ESSERE.

In tutta l’umanità c’è una sola persona della quale Dio ha un unico aspetto, e nella quale c’è una conformità perfetta tra ciò che Lui ha desiderato che lei fosse e ciò che lei è, e questa persona è la Madre sua. I più di noi sono un segno di sottrazione, nel senso che non realizziamo le eccelse speranze che il Padre nutre per noi. Ma Maria è un segno di eguaglianza. L’ideale che Dio ha di lei, tale lei è, persino nella carne. Modello e copia sono perfetti; lei è precisamente com’è stata prevista, progettata e sognata. La melodia della sua vita è eseguita proprio come fu scritta. Maria fu pensata, concepita e progettata come il segno di eguaglianza tra ideale e storia, tra pensiero e realtà, tra speranza e realizzazione. Ecco perché, attraverso i secoli, la liturgia cristiana ha applicato a lei le parole del Libro dei Proverbi (Pr 8,22-35).

Poiché Maria è ciò che Dio desiderava che noi tutti fossimo, lei parla di se stessa come dell’immagine eterna nella mente di Dio, la sola che Dio amava prima che fosse una creatura. Viene raffigurata persino come se fosse stata con Lui non solo nel momento della creazione, ma anche prima. Maria esisteva nella mente divina come un pensiero eterno prima che vi fosse madre alcuna. Maria è la Madre delle madri: lei è il primo Amore del mondo. (….)

Abbiamo detto che ognuno reca nel proprio cuore un’immagine del proprio amore ideale. Il migliore degli amori umani, per quanto profondo possa essere, deve finire, e non c’è nulla di perfetto che finisca. Se c’è qualcuno di cui si può dire: “Questo è l’ultimo abbraccio”, allora non c’è amore perfetto. Perciò qualcuno, ignorando il divino, tenterà di gustare una molteplicità di amori per supplire all’amore ideale; ma ciò è come dire che per rendere un capolavoro musicale ci si debba servire di una dozzina di violini diversi.

Ogni uomo che corteggia una ragazza, ogni ragazza che desidera essere corteggiata, ogni legame di amicizia nell’universo, cerca un amore che non è il di lui o il di lei amore, ma qualcosa che sommerge tanto lui che lei e che si chiama il “nostro amore”. Ciascuno di noi è innamorato di un amore ideale, un amore talmente lontano dal sesso che questo viene trascurato. Noi tutti amiamo qualcosa più di quanto amiamo. Quando questa sovrabbondanza viene a cessare, l’amore si ferma. Dice bene il poeta: “Non potrei, cara, amarti tanto se non amassi ancora di più l’onore”.

Quell’amore ideale che scorgiamo di là da ogni amore per le creature, e a cui ci volgiamo istintivamente quando viene meno l’amore carnale, è lo stesso ideale che Dio aveva nel suo cuore dall’eternità, la donna che Lui chiama “Madre”.

Maria è colei che ogni uomo ama quando ama una donna, lo sappia o non lo sappia. Lei è ciò che ogni donna desidera essere quando esamina se stessa. Lei è la donna che ogni uomo sposa idealmente quando prende una donna in sposa; lei è nascosta come un ideale nel disagio che prova ogni donna di fronte all’aggressività carnale dell’uomo; lei è il segreto desiderio che ogni donna ha di essere onorata e protetta; lei è il modo in cui ogni donna esige rispetto e amore per la fulgida bellezza del suo corpo e della sua anima.

E questa immagine di amore, che Dio ha amata ancor prima di creare il mondo, questa donna sognata ancor prima che esistessero le donne, è l’unica della quale ogni cuore può dire nelle sue profondità segrete: “È la Donna che amo!”.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

DEDICATO ALLA DONNA CHE AMO:

La Donna che perfino Dio ha sognata prima che fosse fatto il mondo;
La Donna dalla quale sono nato a prezzo di dolore e di travaglio a una Croce;
La Donna che, pur non essendo sacerdote, poté nondimeno sussurrare sul Colle del Calvario “Questo è il mio Corpo; Questo è il mio Sangue” Perché nessun altro che lei Gli aveva dato vita umana.
La Donna che guida la mia penna mancante di parole nel dire della Parola.
La Donna che, in un mondo di Rossi, fa apparire l’azzurro della speranza.
Accetta questi appassiti grappoli di pensieri da questo povero autore che non ha vino;
e con la magia di Cana e il potere del Figlio tuo compi un miracolo e salva un’anima senza dimenticare la mia.

(Fulton J. Sheen, dedica a “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

P.s. Tutti i libri scritti da Fulton Sheen, circa 70, sono stati dedicati alla Madonna. Si consiglia la lettura di questo capolavoro.

Ci si domanda come mai nel momento in cui i Chiodi, la Corona di Spine e la Croce vennero fra le mani di Maria Addolorata tutta la natura non si sia ribellata.

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Ci si domanda come mai nel momento in cui i Chiodi, la Corona di Spine e la Croce vennero fra le mani di Maria Addolorata tutta la natura non si sia ribellata.

Il ferro stesso, celato nelle oscure viscere della terra, deve aver trasalito dopo aver inchiodato il suo Dio. Ogni spina deve essersi nascosta un attimo per la vergogna sotto i petali di tutte le rose rosse.

Ogni albero deve essersi scosso di dolore per aver portato il peso del Crocifisso, deve aver sollevato in preghiera le fronde per supplicare che d’allora in poi l’ascia del sacrificio lo recidesse per trasformarlo in una croce capace di richiamare tutti i cuori a Dio.

(Beato Fulton J. Sheen, da “L’Uomo di Galilea”)

Maria, Madre Addolorata, per mezzo del tuo dolore, insegna ai tuoi poveri figli come si porta la Croce.

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Maria, Madre Addolorata, per mezzo del tuo dolore, insegna ai tuoi poveri figli come si porta la Croce.

Ricordami che io posso dare, o non dare, il mio amore a Gesù, perché sono padrone e guida dell’anima mia, ma non sono libero di accettare o no la Sua Croce.

Non vi è scelta nella vita fra il portare una croce, o procedere senza il peso di tale fardello. La mia Croce, sono obbligato a portarla.

Non potrei evitarla girando l’ostacolo: me lo impediscono le Sue Braccia distese. Posso scegliere tra l’accettarla come Tu l’hai accettata, lasciare che me la impongono, come fece Simone il Cireneo.

Mi indurrò ad abbracciarla, o sarò costretto a prenderla?

Maria, aiutami a vedere che la sola vera croce è il rifiuto d’accettarla, e che abbracciandola con Amore come Tu facesti, essa cessa d’essere una croce per diventare la scala che mi farà salire al Regno di Dio.

(Beato Fulton J. Sheen, da “L’Uomo di Galilea”)