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LA CHIESA È NEMICA DEL SESSO? NO! “Non c’è maggiore sciocchezza di quella che afferma che la Chiesa si oppone al sesso”

A differenza dell’estremo freudianesimo, il cristianesimo non è così meschino da fare del sesso l’istinto più importante della vita o da attribuire alla sola repressione sessuale i disordini psichici. Se la repressione dei più brutali istinti del sesso è l’unica causa delle anomalie mentali, come mai quelli che si abbandonano alla licenza carnale sono i più anormali degli uomini mentre quelli che credono nella religione e nella morale sono perfettamente normali? Con una visione più comprensiva e più sana della vita, il cristianesimo scopre non la causa, ma le cause dei disturbi psichici. Oltre al sesso, il cristianesimo indica altre sei possibili cause: superbia, avidità, collera, invidia, gola e accidia. (…)

Non c’è maggiore sciocchezza di quella che afferma che la Chiesa si oppone al sesso. Non vi si oppone più di quanto si opponga alla necessità di consumare un pranzo, di andare a scuola, di possedere una casa. La natura non è corrotta. Come dice Aristotele, “la natura non mente mai”. È il falso uso che l’uomo fa della natura che oscura la faccia del mondo.

La Chiesa non ritiene che il sesso sia l’unico istinto dell’uomo o che tutti gli altri istinti debbano essere interpretati in termini di sesso. Ma, profondamente comprensiva della natura umana, essa insegna che l’aspirazione alla perfezione è fondamentale e che il sesso è soltanto un mezzo, dei tre menzionati, per conseguire una relativa perfezione nella vita terrena.

Dove dunque i fanatici del sesso hanno pescato l’idea che la Chiesa sia nemica del sesso? Nella loro stessa incapacità a fare una distinzione: la distinzione tra uso e abuso. Siccome la Chiesa condanna l’abuso della natura, i fanatici del sesso credono che la Chiesa condanni la natura stessa. Il che è un errore. Lungi dal diminuire il valore del corpo umano, la Chiesa lo onora. È senza dubbio più nobile dire, col cristiano, che il corpo è un tempio di Dio, che dire, con alcuni spiriti moderni, che l’uomo è soltanto una bestia.

Bene ci avvertì Clemente di Alessandria: “Non bisognerebbe vergognarsi di nominare ciò che Dio non si vergognò di creare”. Non è peccato fare un giusto uso della carne; anche senza la caduta dell’uomo, la sua immagine si sarebbe tramandata con la procreazione. E San Tommaso ci insegna che c’era maggior piacere nel matrimonio prima della caduta di quanto ce ne sia adesso, per la maggiore pace e armonia che regnavano nell’anima umana. Sant’Agostino ha detto: “Faremmo torto al Creatore se imputassimo a lui i vizi della nostra carne; la carne non è peccato, ma è male lasciare il Creatore per vivere secondo questo bene da Lui creato”.

Vero è che la Chiesa parla di peccato nell’ambito del sesso, come parla di peccato nell’ambito della proprietà o in quello dell’amor proprio. Ma il peccato non è nell’istinto o nella passione, perché i nostri istinti e le nostre passioni ci sono dati da Dio. Il peccato è nella loro degenerazione. Non è nella fame, ma nell’ingordigia. Non nella ricerca della sicurezza economica, ma nell’avarizia. Non nel bere, ma nell’ubriacarsi. Non nella ricreazione, ma nella pigrizia. Non nell’amore o nell’uso della carne, ma nella lussuria che ne è la perversione. (…)

L’abuso di una sola delle attività vitali produce l’anormalità, in quanto l’uomo si spoglia di ogni interesse per le altre attività. Il che è particolarmente vero quando la preoccupazione delle cose carnali è eccessiva, che finisce col trasformare in psichico ciò che è fisico, riportando tutto a un unico istinto.

In altri tempi il sesso era un elemento fisico; la sua funzione era di generare nuove vite. Oggi, siccome spesso si oppone alla vita, è diventato anche un elemento psichico. Si pensa al sesso come a un mezzo di piacere, tanto da farne un’ossessione. Come un cantante potrebbe impazzire se attribuisse più importanza al suo torace che alla sua voce, e un direttore d’orchestra potrebbe diventare nevrotico se concentrasse tutta la sua attenzione sulla bacchetta invece che sullo spartito, così l’uomo moderno può impazzire se si mette a pensare al sesso invece che alla vita.

È l’isolamento del fattore sesso dalla totalità della vita umana, l’abitudine di identificarlo con la passione che potrebbe provare un elefante, l’ignoranza della tensione tra corpo e anima, ciò che genera tante anormalità e malattie mentali. L’errato isolamento di una parte dal tutto è caratteristico del pensiero contemporaneo. La vita dell’uomo è, al giorno d’oggi, frammentata in compartimenti stagni. Il lavoro di un uomo d’affari non ha alcun rapporto con la sua vita di famiglia: sua moglie (la sua “mogliettina”) ignora quanto lui guadagni. Come non c’è rapporto tra la professione di un uomo e gli altri aspetti della sua esistenza quotidiana, così non ce n’è tra la sua vita quotidiana e la sua religione. La frammentarietà della vita in compartimenti stagni è tanto più pericolosa quanto meno le sue occupazioni e il lavoro sono subordinati a un ideale rigorosamente umano: la meccanizzazione rappresenta in tutto questo una parte catastrofica. Dalla meccanizzazione e dalla tendenza alla super specializzazione derivano gravi conseguenze alla vita moderna. Questi due fenomeni della nostra epoca sono entrambi collegati col costume analitico dello spirito, costume imposto dalla moda di un procedimento egemonicamente scientifico nel mondo intellettuale. Non c’è cosa che l’uomo moderno non consideri isolatamente, perché questo metodo è il legittimo procedimento della scienza. Ma ci sono campi nei quali lo studio dell’unità strappata dal suo insieme non è più possibile. Lo studio stesso della vita ha cominciato a soffrire l’uso eccessivo dell’analisi. (…)

L’attrazione del sesso non è mai, in nessun momento, puro istinto. Fin dalla sua origine il desiderio è compenetrato dallo spirito e non è mai un’esperienza isolata: produce una reazione tanto psichica che fisica. Come gli idealisti, che negano l’esistenza della materia, peccano contro la carne, così i sensuali e gli adoratori della carne peccano contro lo spirito. Ma il rivelare l’uno o l’altro aspetto è lo stesso che invitare alla rivincita.

“Il nostro corpo fa parte dell’ordine universale creato e conservato da Dio. Visto nella sua giusta luce, è di per sé un ben definito universo a noi affidato come una limitata ma sacra proprietà. Il peccato più grave è quello che commettiamo contro noi stessi e specialmente contro il nostro corpo. L’offesa contro il nostro corpo implica un peccato contro il Creatore”.

L’istinto sessuale del maiale e l’amore dell’uomo non sono la stessa cosa, perché l’amore si trova nella volontà, non nelle ghiandole; e il maiale non ha volontà. Il desiderio sessuale dell’uomo differisce dalla sessualità di un serpente in quanto promette qualche cosa che non può del tutto soddisfare. Infatti lo spirito anticipa qualche cosa, il che non avviene nel serpente: l’uomo desidera sempre più di quello che ha. Per il solo fatto che né la smania di conoscenza, né la sete di amore, né l’avidità di beni terreni possono mai essere interamente appagate su questa terra, è lecito arguire che l’uomo sia stato creato per qualche altro fine. (…)

La vergogna (che esiste solo nell’uomo) è l’istinto che più di tutti gli altri sottintende l’esistenza dell’anima. La vergogna stende un velo sul più profondo mistero della vita e lo preserva da un uso impaziente, tenendolo in scacco finché non possa servire interamente alla vita e soddisfare quindi tanto l’anima quanto il corpo. L’uomo non proverebbe vergogna se non sentisse che il corpo ha una sua particolare santità, non solo per il suo potere di continuare l’atto creativo di Dio, ma anche per la sua possibilità di diventare un vero Tempio di Dio.

L’uomo cerca l’assoluto, cioè la perfetta felicità. Servirsi del sesso in sostituzione dell’assoluto è un vano tentativo di trasformare la copia in originale, l’ombra in sostanza, il condizionato in assoluto. Gli infiniti desideri di un’anima non possono essere soddisfatti dalla sola carne. Ricordiamo che l’amore non è nell’istinto ma nella volontà. Se l’amore fosse una funzione totalmente organica, se non fosse più importante di qualsiasi altra funzione fisica, come per esempio la respirazione e la digestione, non sarebbe a volte accompagnato da un senso di disgusto. Ma il grande amore è molto più di tutto questo: non è l’eco della fantasia inibita del bambino, come qualcuno vorrebbe farci credere.

Ogni anima avverte un’irrequietezza, un’aspirazione, un vuoto, un desiderio che è il ricordo di qualche cosa che è stata perduta: il nostro Paradiso. Siamo tutti altrettanti sovrani in esilio. Questo vuoto può essere colmato soltanto dal Divino Amore. Perduto Dio (o essendone stato privato dai falsi predicatori e dai ciarlatani fanatici del sesso) l’uomo tenta di colmare il vuoto con promiscue “faccende amorose”. Ma l’amore, sia umano che divino, si allontanerà da colui che lo ritiene meramente fisiologico; solo chi vive una vita nobile può amare nobilmente.

È sbagliato affermare che il profondo amore spirituale dei santi per Dio è una sublimazione dell’istinto sessuale, come sostengono alcuni spiriti pervertiti. L’affermazione che la religione ha avuto la sua origine nell’istinto sessuale è quasi troppo stupida per essere confutata, poiché le più grandi personalità religiose della storia sono sempre state quanto mai lontane dal sesso. Quanto più una persona vive alla presenza di Dio, tanto più e meglio reagirà contro l’uso sbagliato del sesso, e sarà una reazione automatica come il vibrare delle palpebre quando nell’occhio penetra un granello di polvere.

D’altra parte, i fanatici del sesso non sono soltanto areligiosi, ma generalmente anche antireligiosi. È strano sentirli sostenere la necessità di ripudiare la morale cristiana e di sviluppare una nuova etica che si convenga alla immorale condotta di quella esigua minoranza da essi registrata. Se dalle statistiche risulta che 5.000 persone vivono in funzione della carne, essi ne deducono che l’ideale di queste persone deve diventare l’ideale universale. Altrettanti casi di tetano possono registrarsi negli Stati Uniti, il che tuttavia non basterebbe a stabilire che le persone colpite da tetano sono altrettanti modelli di salute fisica. I peccati non diventano virtù solo perché compiuti su vasta scala. Il bene è ancora bene anche se nessuno è buono; e il male è ancora male anche se tutti sono malvagi.

Alcuni hanno sostenuto che le deviazioni sessuali sono comuni come il raffreddore; ma nessuno, a tutt’oggi, ritiene che il raffreddore sia un’affezione normale e desiderabile. Dal lato positivo, la morale cristiana stabilisce che l’istinto sessuale è il riflesso dell’amore nell’ordine spirituale. Prima viene il sole, poi il suo riflesso nella pozza d’acqua. La voce non è una sublimazione dell’istinto carnale. Ogni amore, ogni perfezione, ogni felicità è prima di tutto in Dio, poi nelle cose. Più le creature – come angeli e santi – si avvicinano a Dio e più sono felici: più se ne allontanano, meno possono rivelare l’opera della divinità.

Poiché la violenza della sessualità è dovuta all’oblio della vera natura dell’uomo come corpo e spirito, ne consegue che la liberazione dalle ansie, tensioni e infelicità (create dall’identificare l’uomo con la bestia) dipende dal ripristino del significato dell’amore. L’amore sottintende la carne; ma la sessualità, intesa come istinto animale, non sottintende l’amore. L’amore umano sottintende sempre il Perfetto Amore.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

IL MOTIVO PRINCIPALE DELLA DEIFICAZIONE DEL SESSO È LA PERDITA DELLA FEDE IN DIO…IL CULTO DEL SESSO, LA NEGAZIONE DI DIO, L’ANARCHIA POLITICA E LA PAURA DELLA MORTE.

Il motivo principale della deificazione del sesso è la perdita della fede in Dio. Perdendo Dio, gli uomini perdono lo scopo della vita; e quando si perde lo scopo della vita, l’universo perde ogni significato. L’uomo si sforza di dimenticare la sua povertà nell’intensità di una temporanea esperienza, arrivando qualche volta a deificare la carne di un’altra persona: idolatria e adorazione, che possono però mutarsi in delusione quando il soggetto si accorge che il cosiddetto “angelo” altro non è se non un angelo caduto e per niente attraente.

A volte l’uomo divinizza la propria carne: in tal caso finisce col tiranneggiare l’altra persona e, di conseguenza, col farne oggetto della sua crudeltà. Non c’è formula più sicura d’insoddisfazione che il tentativo di soddisfare il nostro ardente desiderio dell’oceano di Amore infinito con una tazzina di soddisfazioni “finite.” Nulla che sia materiale, fisico o carnale può mai del tutto soddisfare l’uomo, la cui anima immortale necessita di un Amore eterno. “Non di solo pane vive l’uomo”.

Il suo bisogno di amore divino, una volta pervertito, lo costringe a proseguire nella sua ricerca dell’Amore infinito negli esseri finiti; e si preoccuperà inutilmente, ma, pur continuamente deluso, non rinuncerà all’impresa. Di qui cinismo, noia, fastidio e, infine, disperazione. Perduto l’ossigeno spirituale, l’uomo soffoca. Per lui la vita non è più una cosa preziosa e pensa di farla finita con un ultimo e supremo atto di ribellione contro il Signore della vita. (…)

Il secondo motivo del culto del sesso è il desiderio dell’uomo di sfuggire alle responsabilità della vita e all’insopportabile voce di una coscienza inquieta. Concentrandosi sull’inconscio, sull’animalità, sulla primitività, il colpevole ritiene di non aver più bisogno di preoccuparsi del significato della vita. Una volta negato Dio, tutto gli è lecito. Negando l’etica della vita, ha sostituito la licenza alla libertà. Perciò un’epoca di licenza carnale è sempre un’epoca di anarchia politica. Le fondamenta della vita sociale sono scosse quando le fondamenta della vita familiare vengono distrutte.

La ribellione delle masse contro l’ordine sociale, auspicata da Marx, è analoga alla ribellione della libido e degli istinti animali che i partigiani della sessualità patrocinano nell’individuo. Entrambi i sistemi negano la responsabilità: l’uno perché ritiene che la storia sia determinata dall’economia, l’altro perché ritiene che l’uomo sia determinato dalla biologia. Ma quelli che negano in teoria ogni umana responsabilità e libertà rimproverano la cuoca perché ha bruciato l’arrosto e, poche ore dopo, ringraziano l’amico che ha lodato il loro ultimo libro dal titolo “Non c’è libertà”.

Il terzo motivo dell’esaltazione del sesso è la negazione dell’immortalità. Una volta negato l’Eterno, l’oggi diventa importantissimo. L’uomo che crede nell’immortalità non aspira soltanto alla continuazione del suo spirito nell’eternità, ma anche alla continuazione della sua carne attraverso la creazione di una famiglia che gli sopravviva e accolga la sfida della morte. La negazione dell’immortalità conferisce quindi alla morte un duplice potere, sia perché l’uomo, negando l’immortalità, nega la sopravvivenza, sebbene debba inevitabilmente morire, sia perché l’uomo è così mosso a ripudiare la vita della famiglia, che oggi è considerata né più né meno che un impedimento ai piaceri dell’attimo fuggente.

È ormai accertato che nelle epoche funestate da guerre, epidemie, ecc., tutti quelli che non siano sorretti dalla fede nei valori eterni finiscono, in considerazione della fugacità e fragilità della vita del corpo, per immergersi in orge di dissolutezza. L’eccessivo interesse per i temporanei valori terreni inaridisce l’entusiasmo morale e stimola i più bestiali appetiti man mano che gli uomini vedono avvicinarsi la fine. Ma non servono simili catastrofi: ogni volta che il tempo terreno è considerato della massima importanza, gli anziani dicono che il “futuro è nelle mani dei giovani”; ciascuno ha paura di parlare della propria età, e tutti parlano del processo d’invecchiamento in un tono tra l’offensivo e il beffardo. Come bestie intrappolate non nelle gabbie ma nel tempo, questi se la prendono col trascorrere del tempo: il rapido volgere degli anni diminuisce il piacere e getta un’ombra che si vorrebbe non vedere. Ma poiché non è lecito sperare di evitarla per sempre, la paura della morte acquista terreno.

Non è per caso che l’attuale civiltà, che ha esaltato il sesso come nessun’altra epoca ha fatto nella storia del cristianesimo, vive nel costante terrore della morte. Baudelaire ha ragione quando rappresenta l’amore moderno seduto su un teschio. Quando si dà un valore morale alla carne, questa produce vita; quando il sesso delude la morale, il suo termine è la morte. Un bimbo a cui viene data una palla con l’avvertimento che è la sola palla che avrà in vita sua, non può goderne pienamente perché ha la continua paura di perderla. Un altro bimbo a cui viene detto che se sarà buono avrà un’altra palla che non potrà mai perdere e che gli darà sempre gioia, non avrà paura di perdere la prima. Così è per l’uomo che, al contrario del cristiano, ha un solo mondo. Anche nel pieno godimento della vita, il primo avrà sempre paura della fine. I suoi piaceri saranno oscurati dall’ombra della morte. Ma chi crede in una vita futura, condizionata dalla morale, ha il grande vantaggio di riuscire a essere felice in questo mondo come nell’altro. (…)

La negazione dell’anima ragionevole e l’equiparazione dell’uomo all’animale costituiscono la quarta ragione dell’esaltazione del sesso. Il che implica l’abbandono totale dell’etica nei rapporti umani. Non la volontà, ma l’istinto regna ora supremo, e i principi della morale cedono il passo agli appetiti bestiali.

La tragedia moderna non sta nel fatto che oggi gli esseri umani cedano alle loro passioni più di quanto non facessero nei tempi passati, ma nel fatto che, abbandonando la retta via, essi negano che una retta via esista. In altre epoche gli uomini si ribellavano contro Dio, ma riconoscevano la loro ribellione. Peccavano, ma sapevano di peccare. Vedevano chiaramente che erano sulla cattiva strada; oggi, invece, gettano via la carta topografica.

Voler equiparare l’uomo all’animale è un grande errore: nell’uomo il sesso non è la stessa cosa che negli animali. Un animale sente, ma non ama. Nell’animale non c’è conflitto tra corpo e anima; nell’uomo sì. Nell’animale la sessualità è meccanica, obbedisce allo stimolo; nell’uomo, invece, si riallaccia al mistero e alla libertà. Nell’animale è soltanto il rilassamento di una tensione; nell’uomo non è determinata da un ritmo naturale ma dalla volontà. Il sesso può dare all’uomo un senso di solitudine e di tristezza che non dà all’animale. L’animale può soddisfare quaggiù tutti i suoi desideri; l’uomo non può, e la sua tensione deriva dal tentativo di sostituire col tritello del sesso il pane della vita. Prinzhorn, parlando di un certo tipo di freudianesimo, dice che “ai super-intellettualizzati, a coloro che non vivono a contatto diretto con la terra, bensì nelle morse di un’abietta sessualità, esso dà una falsa religione, mirabilmente adatta alla loro condizione”.

Si è del tutto trascurato il contributo del peccato originale al problema sessuale nell’uomo, sebbene si debba dire, in favore della psicologia moderna, che essa ha implicitamente riaffermato il fatto sotto il nome di “tensione”. La natura umana non è intrinsecamente corrotta ma è debole; ne consegue che spesso le emozioni prendono il sopravvento sulla ragione. (…)

A differenza dell’estremo freudianesimo, il cristianesimo non è così meschino da fare del sesso l’istinto più importante della vita o da attribuire alla sola repressione sessuale i disordini psichici. Se la repressione dei più brutali istinti del sesso è l’unica causa delle anomalie mentali, come mai quelli che si abbandonano alla licenza carnale sono i più anormali degli uomini mentre quelli che credono nella religione e nella morale sono perfettamente normali? Con una visione più comprensiva e più sana della vita, il cristianesimo scopre non la causa, ma le cause dei disturbi psichici. Oltre al sesso, il cristianesimo indica altre sei possibili cause: superbia, avidità, ira, invidia, gola e accidia.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

IL CUORE DELL’UOMO È STATO CREATO PER IL SACRO CUORE DI UN DIO D’AMORE E SOLO LUI PUÒ SODDISFARLO

Il paradosso dell’amore è che il cuore umano, esigendo un amore estatico ed eterno, può anche raggiungere un momento in cui abbia avuto un eccesso di amore e non desideri più di essere amato. Francis Thompson racconta in una sua poesia come egli sollevasse un bimbo da terra e lo tenesse tra le sue braccia, e come quello, piangendo e sferrando calci, volesse essere rimesso a terra. Riflettendovi, il poeta si domandava se analogamente non agissero molte anime al cospetto di Dio. Esse non sono sempre disposte a lasciarsi amare da Lui!

Certamente nell’ordine umano può venire un momento in cui si manifesti un conflitto tra il desiderio e il non-desiderio d’amore. Che cos’è mai questa misteriosa alchimia nel cuore dell’uomo che lo fa oscillare tra il rammarico di non essere amato abbastanza e il fastidio d’essere amato troppo? Dilaniato tra la brama e la sazietà, tra l’appetito e il disgusto, tra il desiderio e la soddisfazione, il cuore umano si chiede: “Perché devo essere così?”. Quando giunge la sazietà, il Tu sparisce, nel senso che non è più desiderato, ma quando il desiderio ricompare allora il Tu diviene una necessità. Dopotutto, sappiamo fin troppo bene che quando siamo troppo amati si diventa scontenti, e quando lo siamo troppo poco si avverte quell’insopportabile senso di vuoto interiore.

La spiegazione di questa tensione è evidente: il cuore dell’uomo è stato creato per il sacro cuore di un Dio d’amore, e, per questa ragione ontologica ineludibile, solo Dio può soddisfarlo. Il cuore ha ragione di desiderare l’infinito, ma ha torto quando di un compagno finito pretende di fare il sostituto dell’infinito. La soluzione di una tale tensione sta nel considerare le delusioni che essa comporta come altrettanti ammonimenti che ci ricordino come noi non siamo che i pellegrini dell’Amore.

Alla luce di Dio invece, tanto l’essere troppo amati quanto l’essere amati troppo poco assumono un tratto comune. Quando infatti la brama di un amore infinito viene riconosciuta come il desiderio di Dio, allora il finito di ogni amore terreno ci apparirà come un ammonimento destinato a ricordarci il sospiro di Sant’Agostino: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Il contrasto tra ciò che è immediato e ciò che è interiore svanisce, poiché lo stesso godimento procurato dall’immediatezza della carne si tramuta in occasione di gioia nell’intimità dell’anima, la quale sa di usarla per un fine divino e per la salvezza di entrambe le anime. Così, quando gli istinti vengono integrati con lo spirito e servono gli ideali dello spirito, si raggiunge la sintesi della vita. (…)

Quegli stessi che negano l’esistenza dell’acqua sono sempre assetati, e quelli che negano l’esistenza di Dio manifestano pur sempre il bisogno che hanno di Lui, un bisogno che si rivela nella loro brama di bellezza, di amore, di pace ma che risiedono soltanto in Lui. L’uomo ha i piedi nel fango della terra e le ali nei cieli. Ha delle sensazioni al pari delle bestie e delle idee al pari degli angeli, senza essere per questo né pura bestia né puro spirito. Egli è un misterioso composto di anima e di corpo, per cui il suo corpo appartiene a un’anima e la sua anima è incompleta senza il corpo.

L’ordine vero sta nella subordinazione del corpo all’anima e dell’intera personalità a Dio. “Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,22-23). L’uomo è il pontefice dell’universo, il “costruttore del ponte” tra la materia e lo spirito, sospeso tra una base sulla terra e una nel cielo. Ma è anche, e fondamentalmente, un essere in tensione, pervaso dallo stesso genere di ansietà che prova un marinaio arrampicato a metà dell’albero maestro durante una tempesta. Il suo dovere lo invita a salire anche più in alto, ma la sua natura terrena lo trattiene dall’ascesa per paura della caduta.

Nessuna azione dell’uomo può dirsi, in tutti i suoi aspetti, completamente animale o completamente spirituale. Sebbene possa concepire pensieri di ordine spirituale, come “la fortezza,” pure la materia grezza di un tale pensiero deve provenirgli dai sensi. Il mangiare e l’accoppiarsi non implicano soltanto una deliberata volontà dello spirito, ma anche una soddisfazione, una delizia che è al contempo corporale e spirituale. Dormire è certamente un atto umano, comune anche alla maggior parte degli animali, ma la volontà di dormire è propria soltanto dell’uomo.

Non c’è un solo errore nella storia che non sia un capovolgimento di questa misteriosa unità corpo-anima. Alcuni considerarono il corpo impuro, come per esempio i Manichei; altri, come Freud e Nietzsche, hanno considerato l’anima un parassita o un mito. Ognuno deve decidere da sé come risolvere questo contrasto fra due opposti. Ci sono due sole risposte possibili, di cui l’una consiste nel dare la supremazia al corpo, nel qual caso l’anima soffre; l’altra nel dare la supremazia all’anima, nel qual caso il corpo viene disciplinato. La risposta cristiana a questa polarità è inconfondibile: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” (Mt 16,26). “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo” (Mt 10, 28). (…)

Questa tensione ontologica insita nell’uomo composto di polvere e di soffio di vita, è stata accentuata fino al disordine dal peccato originale, ed è la ragione principale per cui l’uomo è soggetto alle tentazioni. “La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne” (Gal 5,17). “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26,41). La parola “tentazione” non è mai applicata alla disciplina che l’anima esercita sul corpo, bensì alla schiavitù con cui il corpo soggioga l’anima. Nessuno dice: “Fui tentato di lasciarlo vivere”, ma si dice: “Fui tentato di ucciderlo”.

Il governo dell’anima è ordine, poiché qui il più basso è soggetto al più elevato, come le piante sono soggette agli animali e gli animali all’uomo. Il concedere il primato alla sensazione anziché all’intelletto è una discesa, un allentamento dei legami, una “caduta”. Ciò non significa che l’esperienza sensibile sia in se stessa una “tentazione”, ma che lo è solo quando è goduta a spese dell’anima. Il piacere di vedere un tramonto non è ostile allo spirito, ma l’esperienza sensibile dell’ubriachezza è avversa allo spirito. Nel primo caso la ragione trascende il corpo e sospinge l’anima a rendere gloria a Dio per la sua creazione. Nel secondo caso, invece, il corpo si comporta come un vampiro nei confronti dello spirito turbando la sua pace, la quale deriva, e non potrebbe essere altrimenti, dal rispetto e l’osservanza dell’ordine cosmico, che è il rapporto originario corpo-anima-Dio. (…)

A causa di questa tensione vibrante negli esseri umani tra il corpo e l’anima, cioè tra l’elemento animale e quello spirituale, è possibile comprendere l’amore in uno dei due seguenti modi: come supremazia del corpo o come supremazia dell’anima. Nel primo caso l’amore è carnale e identificabile con ciò che il mondo moderno chiama sesso, mentre nel secondo l’amore è allo stesso tempo spirituale e fisico.

I grandi filosofi hanno chiamato il primo l’amore di concupiscenza, ovvero primato di quanto è inteso dai sensi, e il secondo l’amore di benevolenza, ovvero l’amore per il bene di un altro. Anche i greci avevano i loro termini per distinguere questi due tipi di amore. Utilizzavano perciò la parola Eros per indicare un desiderio appassionato e prepotente di possedere e godere gli affetti di un altro, mentre dicevano Agape l’amore fondato sul rispetto per la personalità, in quanto il suo diletto risiede nel promuovere l’altrui benessere. La sua gioia è la contemplazione piuttosto che il possesso. Ciò non significa che l’uno sia buono e l’altro cattivo, ma entrambi i due amori sono giusti quando ben compresi. Infatti, il comandamento divino di amare il prossimo come se stessi implica un legittimo amore di se stessi. Qui come altrove bisogna essere in “tre” per poter amare. Dopo tutto sia l’amore di sé che l’amore del prossimo richiedono anzitutto l’amore di Dio.

La libido della psicologia moderna è Eros, o amore carnale, divorziato da Agape, o amore personale, in quanto concedendo la supremazia al corpo si nega l’anima e si afferma l’ego in opposizione a Dio. Fu questo tipo di amore che San Paolo condannò quando disse: “Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio” (Rm 8,7). Il sesso com’è inteso ai nostri giorni è amore-Eros slegato da ogni responsabilità, è un desiderio senza obblighi. E siccome è un desiderio illegittimo, è anche un desiderio senza Dio, ecco perché l’erotismo e l’ateismo vanno sempre d’accordo.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

SESSO E AMORE NEL CRISTIANESIMO: LA CHIESA E I CRISTIANI NON SONO CONTRO L’AMORE SESSUALE, ALTRIMENTI NON CI SAREBBE IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO!

A causa di questa tensione vibrante negli esseri umani tra il corpo e l’anima, cioè tra l’elemento animale e quello spirituale, è possibile comprendere l’amore in uno dei due seguenti modi: come supremazia del corpo o come supremazia dell’anima. Nel primo caso l’amore è carnale e identificabile con ciò che il mondo moderno chiama sesso, mentre nel secondo l’amore è allo stesso tempo spirituale e fisico. I grandi filosofi hanno chiamato il primo l’amore di concupiscenza, ovvero primato di quanto è inteso dai sensi, e il secondo l’amore di benevolenza, ovvero l’amore per il bene di un altro. Anche i greci avevano i loro termini per distinguere questi due tipi di amore. Utilizzavano perciò la parola Eros per indicare un desiderio appassionato e prepotente di possedere e godere gli affetti di un altro, mentre dicevano Agape l’amore fondato sul rispetto per la personalità, in quanto il suo diletto risiede nel promuovere l’altrui benessere. La sua gioia è la contemplazione piuttosto che il possesso. Ciò non significa che l’uno sia buono e l’altro cattivo, ma entrambi i due amori sono giusti quando ben compresi.

Infatti, il comandamento divino di amare il prossimo come se stessi implica un legittimo amore di se stessi. Qui come altrove bisogna essere in “tre” per poter amare. Dopo tutto sia l’amore di sé che l’amore del prossimo richiedono anzitutto l’amore di Dio. La libido della psicologia moderna è Eros, o amore carnale, divorziato da Agape, o amore personale, in quanto concedendo la supremazia al corpo si nega l’anima e si afferma l’ego in opposizione a Dio. Fu questo tipo di amore che San Paolo condannò quando disse: “Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio” (Rm 8,7).

Il sesso com’è inteso ai nostri giorni è amore-Eros slegato da ogni responsabilità, è un desiderio senza obblighi. E siccome è un desiderio illegittimo, è anche un desiderio senza Dio, ecco perché l’erotismo e l’ateismo vanno sempre d’accordo. Inoltre, non appena si esprime il rifiuto di questa riduzione dell’amore al solo ordine fisiologico, immediatamente i cultori della carne ci accusano di sostenere che il cristiano sia avverso all’amore sessuale o, più brutalmente, che sia “contro il sesso”. Il cristiano non è avverso all’amore sessuale, e lo dimostra il fatto che se così fosse non ci sarebbe il sacramento del matrimonio.

La prospettiva cristiana sulla sessualità può invece essere espressa in questi termini:

“L’amore carnale è un’introduzione all’amore divino”. Vale a dire che l’Eros è come il vestibolo dell’Agape e quindi l’amore meramente umano è come l’embrione dell’amore del divino. Di questa dimensione “propedeutica” dell’amore umano si possono trovare riferimenti già in Platone, il quale sostiene che l’amore è il primo passo verso la religione. Egli immagina l’amore per le persone belle trasformato in amore per le anime belle, quindi in un amore di giustizia, di bontà e di Dio che di tutte ne è la fonte propria. L’amore erotico è perciò un ponte da attraversare, non un parapetto su cui appoggiarsi e riposarsi.

Per dirla con un’altra metafora, l’amore erotico non è un aeroporto, ma un aeroplano, poiché è spinto e spinge ad andare sempre altrove, più in alto e più avanti. Qualsiasi amore erotico presuppone un’incompiutezza, una deficienza, un desiderio d’integrazione, un’attrazione verso ciò che lo arricchisce, perché qualunque amore è un volo verso l’immortalità. In qualunque forma di amore erotico vi è pur sempre un riflesso di amore divino, come il riflesso lunare sullo specchio d’acqua di un lago. L’amore del cuore altrui è inteso a condurre fino all’amore del cuore divino. In quest’ottica ciò che il cibo è per il corpo, cioè il necessario sostentamento ma non il suo fine, il corpo lo è per l’anima e il materiale per lo spirituale. Ragion per cui la carne non è fine a se stessa, ma serve ed è ordinata all’eternità. Pertanto, il sesso è soltanto l’avviamento presupposto e automatico del motore della famiglia.

Il Cristianesimo è tutto saturato di questa trasfigurazione dell’amore carnale in amore divino. Il Salvatore non calpestò né spense le fiamme erotiche nel cuore della Maddalena, ma le trasfigurò in un nuovo oggetto di affezione. L’elogio divino fatto alla donna che versò l’unguento sui piedi del Salvatore le ricordò come l’amore che un tempo ricercava solo il proprio piacere potesse tramutarsi in un amore che fosse anche disposto a morire per l’amato. Fu per questo che, all’atto stesso dell’unzione, quando i pensieri della donna erano più aderenti alla vita, il Signore fece allusione alla sua sepoltura. Su un piano più elevato troviamo che, grazie alla misteriosa alchimia della religione, il nobile amore che Maria, la Madre benedetta, nutriva per il Figlio della sua carne si è dilatato in un amore così vasto che è divenuta la Madre di tutti gli uomini.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

AMORE E MATRIMONIO: I piaceri estatici del matrimonio sono come “un’esca” che alletta gli amanti a compiere la loro missione. Troppi coniugi pretendono che l’altra parte dia loro ciò che soltanto Dio può dare: un’estasi eterna.

Esser trasportati al di fuori di sé, questo è il terzo effetto dell’amore che si chiama “estasi”. Questo effetto si dimostra da quella presenza interiore dell’amante nell’amato causata dall’amore, per cui chi ama è già, in un certo senso, trasportato al di fuori di sé. Spesso gli adolescenti si stupiscono che i loro genitori sappiano già che essi sono innamorati, ma il fatto che studiano di mala voglia e che quasi non toccano cibo è indice che essi si trovano in uno stato di trasognamento, essendo già trascinati lontano dal loro ordinario modo di agire.

I Greci definiscono “follia” un grande amore, ma con il termine “follia” non lo intendono, come noi, con un senso di anormalità, bensì d’ispirazione. Il poeta ispirato veniva chiamato “folle” perché amava, come oggi in linguaggio romantico l’innamorato si autodefinisce “folle” del suo amato bene. Per questa “follia” d’amore i datori di lavoro non dovrebbero essere restii a concedere una o due settimane di permesso, perché sanno che i loro dipendenti sono praticamente inutili durante il periodo di “estasi”. Come scrisse Shakespeare, “Questa è la vera estasi d’amore”, per cui si dice che in seguito essi “ridiscendono sulla terra”, per indicare che prima avevano la testa tra le nuvole.

I professori che sono distratti a causa dei loro studi, al punto da arrivare a mettere, in una notte piovosa, un ombrello nel letto e da rimanersene vicino al lavandino tutta la notte, confermano che l’amore ci rende indifferenti al nostro normale mondo esterno. Quando siamo animati da un grande amore possiamo resistere a ogni genere di contrarietà grazie alla qualità dell’amore che ci astrae da ciò che ci circonda. La povera capanna del marito e della moglie veramente innamorati l’uno dell’altra non è così intimamente monotona come il ricco appartamento del marito e della moglie che hanno cessato di amarsi.

Il santo, come Vincenzo de’ Paoli, nutre un tale amore per il povero di Dio che si dimentica di prendere cibo. Il particolare fenomeno spirituale della levitazione, in virtù del quale i santi durante le loro estasi si innalzano fisicamente dal suolo, è una manifestazione ancora più alta di un amore in cui la materia sembra incapace di controllare lo spirito che si innalza irresistibilmente. (…)

La differenza tra l’amore degli umani e l’amore di Dio è che nell’amore umano l’estasi si manifesta all’inizio, mentre nell’amore di Dio si manifesta alla fine, ossia soltanto dopo aver vissuto molte sofferenze e l’agonia dell’anima. La carne consuma dapprima il suo banchetto, e poi prova il digiuno e qualche volta l’emicrania. Lo spirito, invece, osserva dapprima il digiuno, poi consuma il suo banchetto. I piaceri estatici del matrimonio sono come “un’esca” che alletta gli amanti a compiere la loro missione, e sono anche un credito divino esteso a coloro che più tardi porteranno il fardello di provvedere a una famiglia.

Nessuna grande estasi della carne o dello spirito viene mai concessa in possesso permanente senza che si rinunzi a qualche cosa: c’è un prezzo stabilito per ogni estasi!

La gioia di una Domenica di Pasqua costa un Venerdì Santo. Il privilegio dell’Immacolata Concezione fu un’estasi concessa prima del pagamento, ma Maria dovette pagarla ai piedi della croce. Nostro Signore le fece “credito,” ma più tardi lei pagò il suo debito. (…)

Spesso le giovani coppie che equiparano il matrimonio al fremito sessuale, si rifiutano di rimborsare la natura con i figli, e in tal modo perdono l’amore, come il violinista che ha il dono della musica ma non si tiene in esercizio e finisce per perdere il suo dono. A costoro dice il Signore: “Toglietegli dunque il talento” (Mt 25,28). Bisogna comprendere infatti che il primo amore non è necessariamente quello duraturo.

Per esempio, l’emozione del giovane prete alla sua prima messa solenne, o l’intima estasi della monaca in occasione della sua vestizione, sono “dolciumi” dati dal Signore per stimolarli a levarsi spiritualmente. Più tardi, quanto vi è di dolce svanisce, e occorre uno sforzo supremo della volontà per essere in tutto e per tutto come si dovrebbe essere. Questo vale anche per la luna di miele del matrimonio, in cui l’espressione stessa indica che l’amore dapprima è miele, ma poi può essere mutevole come la luna.

La prima estasi dunque non è quella vera. E l’ultima estasi viene solamente dopo le amare esperienze, la fedeltà dopo la tempesta, la perseveranza dopo la mediocrità, e la vocazione del destino divino dopo che si è passati attraverso le tentazioni terrene. (…)

Il profondo amore estatico di cui godono alcuni genitori cristiani dopo aver sperimentato i loro calvari è degno di ammirazione. La vera estasi, in realtà, non è quella della prima giovinezza, ma quella della maturità. Nella prima estasi si cerca di ricevere tutto quanto l’altra parte può dare, ma nella seconda si cerca di dare tutto a Dio. Se l’amore s’identifica con la prima forma di queste estasi, ne cercherà il duplicato in un’estasi diversa, ma se è identificabile con quell’amore che è tollerante e unificante, cercherà invece l’approfondimento di questo suo mistero.

Troppi coniugi pretendono che l’altra parte dia loro ciò che soltanto Dio può dare: un’estasi eterna. Se l’uomo o la donna potessero dare questa estasi, o lui o lei sarebbe Dio! Desiderare l’estasi dell’amore è giusto, ma pretenderla da quella carne che non considera se stessa come una pellegrina in cammino verso Dio è un grave errore. L’estasi non è un’illusione, è soltanto un “volantino turistico” che con le sue molte illustrazioni vuol invitare il corpo e l’anima a compiere il viaggio verso l’eternità. Se la prima estasi raggiunge il suo limite, è questo un invito non ad amare un altro, ma ad amare in un’altra maniera, ossia alla maniera di Cristo.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

SESSO E AMORE NEL CRISTIANESIMO: MATRIMONIO E INFEDELTÀ.

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Trattando dell’amore coniugale, due sono gli estremi da evitare: uno è il rifiuto di riconoscere l’amore sessuale, l’altro sta nel dare troppa importanza all’attrazione sessuale. Il primo errore fu vittoriano; il secondo è freudiano. Per il Cristiano, il sesso è inseparabile dalla persona, e voler ridurre la persona a sesso è tanto stolto quanto voler ridurre la personalità a polmoni o a torace. Alcuni vittoriani, per la loro stessa educazione, negarono praticamente il sesso come una funzione della personalità; alcuni sessuofili dei tempi moderni negano la personalità e divinizzano il sesso.

L’animale maschio è attratto verso l’animale femmina, ma una personalità umana è attratta verso un’altra personalità umana. L’attrazione della bestia verso la bestia è fisiologica; l’attrazione dell’essere umano verso un altro essere umano è fisiologia, psicologica e spirituale. Lo spirito umano ha una sete d’infinito che il quadrupede non ha. Quest’infinito è, in realtà, Dio. Ma l’uomo può pervertire tale sete, mentre l’animale non può perché non ha il concetto dell’infinito. L’infedeltà, nella vita coniugale è in sostanza la sostituzione di un infinito con una successione di esperienze carnali finite. La falsa infinità di tale successione si sostituisce all’Infinità del Destino, che è Dio. La bestia è promiscua per una ragione del tutto differente da quella per cui è promiscuo l’uomo. Il falso piacere dato da nuove conquiste nel regno del sesso è il surrogato della conquista dello Spirito nel Sacramento del Matrimonio! Il senso di vuoto, di malinconia e di umiliazione è una conseguenza dell’incapacità di trovare soddisfazione infinita in ciò che è carnale e limitato. La disperazione è edonismo deluso. Gli spiriti più depressi sono quelli che cercano Dio in un falso dio!

Se l’amore non si eleva, precipita. Se, come la fiamma, non arde verso il sole, brucia alla base, distruggendosi. Se il sesso non ascende al paradiso, discende nell’inferno. Il corpo non può donarsi se l’anima non si dona. Coloro che ritengono di poter essere reciprocamente fedeli nell’anima ma infedeli nel corpo, dimenticano che queste due condizioni sono inseparabili. Il sesso isolato dalla personalità non esiste! Un braccio vivo e gesticolante staccato da un organismo vivente è un assurdo. L’uomo non ha funzioni organiche isolate dall’anima. La sua personalità forma un tutto unico. Non v’è nulla di più psicosomatico dell’unione di due esseri in una carne sola; nulla migliora o peggiora tanto una mente, una volontà. La separazione dell’anima dal corpo è la morte. Coloro che separano il sesso dallo spirito prefigurano la morte. Godere della personalità altrui attraverso la propria personalità, questo è amore. Il piacere della funzione animale attraverso la funzione animale di un altro è sesso separato dall’amore.

Il sesso è uno dei mezzi istituiti da Dio per l’arricchimento della personalità. È un principio fondamentale di filosofia che nella mente non v’è nulla che non sia stato prima avvertito dai sensi. Qualsiasi nostra conoscenza ci viene dal corpo. Come ci dice San Tommaso, noi abbiamo un corpo perché il nostro intelletto è debole. Come la mente si arricchisce mediante il corpo e i suoi sensi, così l’amore si arricchisce mediante il corpo e il suo sesso. Come in una lacrima su una guancia si può vedere riflesso un universo, così nel sesso si può vedere riflesso il ben più vasto mondo dell’amore.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi”)

PERCHÉ I MATRIMONI FALLISCONO?

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L’amore consiste principalmente nella volontà, non nelle emozioni o nelle ghiandole. La volontà è come la voce; le emozioni sono l’eco. Il piacere associato all’amore, vale a dire ciò che oggi viene chiamato “sesso”, è la vaniglia del dolce: la sua funzione è di farci amare il dolce, non di farcelo ignorare. La più grande illusione degli amanti è di credere che l’intensità della loro attrazione sessuale sia la garanzia della perpetuità del loro amore.

È a causa di questa incapacità di distinguere tra il ghiandolare e lo spirituale – ovvero tra il sesso, che abbiamo in comune con gli animali, e l’amore, che abbiamo in comune con Dio – che i matrimoni sono così illusori. Ciò che molti amano non è una persona, bensì l’esperienza di essere innamorati. La prima cosa è insostituibile; la seconda non lo è. Non appena le ghiandole cessano di reagire con il loro originario vigore, i coniugi che hanno identificato l’emotività con l’amore asseriscono di non essere più innamorati l’uno dell’altro. In tal caso, essi non hanno mai veramente amato l’altra persona: hanno amato soltanto di essere amati, il che rappresenta la forma più alta di egoismo.

Il matrimonio fondato esclusivamente sulla passione sessuale dura unicamente quanto la passione animale. Entro un paio d’anni l’attrazione animale verso l’altra persona può morire, e quando ciò avviene, la legge corre in suo soccorso giustificando il divorzio con termini privi di senso come “incompatibilità” o “crudeltà mentale”. Gli animali non ricorrono mai ai tribunali, perché non hanno la volontà di amare; ma l’uomo, essendo provvisto di ragione, sente il bisogno, quando ha torto, di giustificare l’irrazionalità della sua condotta.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi”)