Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

NON È SOLTANTO LO SGUARDO DI CRISTO CHE PORTA AL PENTIMENTO MA ANCHE LA NOSTRA REAZIONE: “Nessun uomo comprende pienamente il peccato se non quando lo vede alla luce del Volto di Cristo”

“Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro”. (Lc 22, 61).

Può anche darsi che Gesù Cristo abbia udito Pietro alzare la voce, a Lui ben nota, per imprecare e giurare ai presenti di non conoscere Gesù di Nazareth. Nostro Signore non gli rinfacciò: «Te lo avevo detto!». Nessuna parola di bruciante condanna uscì dalle sue labbra. Ebbe appena uno sguardo, un unico sguardo di amore ferito. Tale è la misericordia di Nostro Signore quando Gli siamo infedeli e sleali! Egli cerca di riconquistarci con privilegi maggiori e misericordia moltiplicata! Non sono soltanto i febbricitanti, i paralitici, i lebbrosi a conoscere il tenero sguardo del Figlio Incarnato, ma sono, soprattutto, i Sacerdoti e i peccatori.

Non è soltanto lo sguardo di Cristo che porta al pentimento, ma anche la nostra reazione. Il sole che splende, irradiando tanto calore, scioglie la cera, ma indurisce il fango. Al richiamo della Misericordia Divina, il peccatore può indurirsi per l’inferno o ammorbidirsi per il Cielo.Non fu Pietro che pensò di girarsi, ma il Signore. Pietro, essendo colpevole, preferiva guardare da qualsiasi altra parte, ma il Signore lo guardò. È questo il punto essenziale che tutti i seguaci di Cristo devono tenere presente quando cadono in peccato: è il Signore che si volta per primo. Nessun uomo comprende pienamente il peccato se non quando lo vede alla luce del Volto di Cristo. Può essere mortificato per essersi comportato da stupido, ma proverà dolore soltanto nel vedere il beneamato Crocifisso.

L’uomo che dice: «Sono stato uno stupido», invece di dire: «Signore, abbi pietà di me che sono peccatore», è ancora molto lontano dalla rinascita. Quale lezione di tenerezza ci rivela il rifiuto di Nostro Signore di detestare Pietro! In un momento simile, quando si sta vacillando come un funambolo sulla corda, un sospiro o uno sguardo possono essere decisivi. Possono segnare l’inizio del ritorno a Dio, anziché un tuffo nell’abisso del male.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

MARIA È LA NOSTRA SPERANZA: “Alla fine il mio cuore immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, ed essa si convertirà, e al mondo verrà garantito un certo periodo di pace”

L’uomo occidentale si è liberato di Dio per farsi Dio; poi si è stancato della sua stessa divinizzazione. L’Oriente non può ancora comprendere l’amore incarnato di Gesù Cristo per l’eccessiva importanza che attribuisce agli spiriti maligni. L’Occidente non è preparato ad accettarlo perché paventa la penitenza, condizione etica del suo ritorno. Chi non ha mai conosciuto Cristo ha timore, ma chi lo ha conosciuto e lo ha perduto, ha paura. Siccome gli uomini non sono preparati a una rivelazione dell’immagine celeste dell’amore che è Gesù Cristo Nostro Signore, Dio, nella sua Misericordia, ha preparato sulla terra un’immagine d’amore che non è divina, ma che può condurre al divino. Ecco il compito di sua madre.

Lei può togliere il timore perché il suo piede ha schiacciato il serpente del male; può allontanare la paura perché è stata ai piedi della croce quando la colpa degli uomini fu cancellata e noi rinascemmo in Cristo. Come Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Maria è Mediatrice tra Cristo e noi: lei è il principio terreno dell’amore che conduce al principio celeste dell’Amore. Il rapporto tra lei e Dio può paragonarsi al rapporto tra la terra e la pioggia: la pioggia cade dal cielo, ma la terra produce. La divinità proviene dal cielo, la natura umana del Figlio di Dio proviene da lei. Noi diciamo madre terra in quanto la terra dà la vita per mezzo del dono celeste del sole, perché allora non riconosciamo anche la Madonna del mondo, dal momento che lei ci dà la vita eterna di Dio? Coloro che mancano della fede vanno raccomandati in modo particolare a Maria, che è un mezzo per trovare Cristo, il Figlio di Dio. (…)

Dato che l’uomo trema di fronte alla natura senza Dio, l’unica speranza per il genere umano va ricercata nella natura stessa. È come se Dio nella sua misericordia facesse ancora sperare all’uomo, il quale ha distolto lo sguardo dai cieli, di trovare salvezza in quella stessa natura verso la quale ora abbassa gli occhi. C’è speranza, e per giunta una grande speranza. La speranza definitiva è in Dio, ma l’uomo è così lontano da Dio da non poter colmare immediatamente la distanza che lo separa da Lui. Lui deve partire dal mondo qual esso è. Il divino sembra molto lontano. Il ritorno a Dio deve aver principio dalla natura.

Ma c’è in tutta la natura qualcosa di non corrotto, qualcosa d’intatto, da cui possiamo iniziare la via del ritorno? C’è una cosa sola, quella che Wordsworth ha definita il nostro “incorrotto e solitario orgoglio naturale”. La speranza di cui parliamo è riposta nella Donna. Maria non è una dea, non è divina, non ha diritto all’adorazione. Ma così santa e buona è uscita dalla nostra natura fisica e cosmica, che quando Dio è venuto su questa terra l’ha scelta come Madre sua e come Signora del mondo. (…)

Il 13 ottobre 1917, credenti e miscredenti si prostrarono a terra durante il miracolo del sole, mentre la maggior parte di essi implorava da Dio misericordia e perdono. Quel sole roteante, che oscillava come una ruota gigantesca e si precipitava verso la terra come se avesse voluto incendiarla con i suoi raggi, può essere stato l’annuncio di uno spettacolo mondiale che indurrà milioni di persone a inginocchiarsi in un rinascere della fede. E come Maria si è rivelata in questo primo miracolo del sole, così possiamo aspettarci un’altra rivelazione del suo potere quando il mondo manifesterà di nuovo giorno dell’ira, il Dies Irae. La devozione alla Madonna di Fatima costituisce in realtà una petizione alla Donna perché salvi l’uomo dalla natura resa distruttrice dalla ribellione dell’intelletto umano.

In altri momenti della storia, lei è stata mediatrice tra suo figlio e l’uomo; ma ora è mediatrice tra suo figlio e la natura. Si impadronisce dell’originaria energia atomica che è nel sole e prova che sta a lei usarne per la pace. Maria non indipendentemente dall’uomo intende salvarlo dalla natura, così come non indipendentemente dal libero consenso di lei Dio intese salvare l’umanità dal peccato. L’uomo deve cooperare attraverso la penitenza. Alla Salette, la Madonna chiese penitenza; a Lourdes, tre volte Maria disse: “Penitenza, penitenza, penitenza”; a Fatima la stessa antifona penitenziale viene ripetuta tante e tante volte. L’atomo non distruggerà l’uomo se l’uomo non distruggerà se stesso. Un atomo in rivolta è soltanto un simbolo dell’uomo in rivolta. Ma nel pentimento l’umanità acquisterà una natura completamente controllata. Come la minacciata distruzione di Ninive, la minaccia di un’altra guerra mondiale è condizionale.

“Alla fine il mio cuore immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, ed essa si convertirà, e al mondo verrà garantito un certo periodo di pace”.

Penitenza, preghiera, sacrificio: queste le condizioni della pace, perché sono i mezzi per rigenerare l’uomo. Fatima getta una nuova luce sulla Russia, perché distingue tra la Russia e i soviet. Non è il popolo russo che bisogna vincere in guerra: il popolo russo ha già sofferto abbastanza fin dal 1917. È il comunismo che va schiacciato. Ciò è possibile soltanto attraverso una rivoluzione dall’interno. È bene ricordare che la Russia ha non una, ma due bombe atomiche. La sua seconda bomba è costituita dal cumulo di sofferenze del suo popolo sotto il giogo della schiavitù, e quando essa esploderà, esploderà con una forza mille volte superiore a quella prodotta dalla disgregazione di un atomo!

Anche noi, come la Russia, abbiamo bisogno di una rivoluzione. La nostra rivoluzione deve avvenire dentro i nostri cuori, ossia attraverso la rigenerazione delle nostre vite. Man mano che la nostra rivoluzione progredirà, in Russia la rivoluzione si svilupperà rapidamente.

O Maria, noi abbiamo bandito tuo figlio dalle nostre vite, dalle nostre assemblee, dalla nostra educazione e dalle nostre famiglie! Vieni con la luce del sole come simbolo del tuo potere! Guariscici dalle nostre guerre, dalla nostra tenebrosa inquietudine; raffredda le labbra del cannone infuocate dalla guerra! Distogli le nostre menti dall’atomo, e trai le nostre anime dal letame della natura! Facci rinascere in tuo figlio, noi, poveri uomini della terra ormai vecchi negli anni! “Avanza, o donna, nel tuo assalto all’onnipotenza!” Svergognaci tutti arruolandoci come tuoi guerrieri di pace e di amore!

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

SAN GIUSEPPE IL “GIUSTO” ERA DAVVERO COSÌ VECCHIO CON POCHE ENERGIE, QUANDO SPOSÒ MARIA? NON ERA PIUTTOSTO GIOVANE, BELLO, CASTO, VIRILE E PIENO DI FORZA?”

CONTINUA A LEGGERE QUI:

IL MATRIMONIO PIÙ FELICE DELLA STORIA: QUELLO TRA SAN GIUSEPPE E LA VERGINE MARIA! SAN GIUSEPPE IL “GIUSTO” ERA DAVVERO COSÌ VECCHIO CON POCHE ENERGIE, QUANDO SPOSÒ MARIA? NON ERA PIUTTOSTO GIOVANE, BELLO, CASTO, VIRILE E PIENO DI FORZA?

NON È VERO CHE NON ABBIAMO TEMPO PER PREGARE! Quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno tempo avremo per Lui – La preghiera è un’attivissima collaborazione tra l’anima e Dio.

Il più delle volte la preghiera procede parallelamente alla vita morale. Più la nostra condotta si attiene alla Volontà Divina, più facile ci riesce pregare; più la nostra condotta si distacca dalla Divinità, più ardua diventa la preghiera… quando il peccatore non vuol trarsi dal pantano della vita perversa, allora manca la condizione essenziale alla preghiera.

Per essere efficace, una preghiera deve esprimere uno schietto desiderio di redenzione, senza né riserve né condizioni… L’uomo che, dopo aver pregato di esser liberato dalla lussuria e poi vi si abbandona deliberatamente, distrugge con la sua riserva l’efficacia della sua preghiera. Tutte le preghiere implicano un atto di volontà, un desiderio di sviluppo, una disposizione al sacrificio; perché la preghiera è un’attivissima collaborazione tra l’anima e Dio…

Non possiamo conoscere Dio se non abbiamo consapevolezza di ciò che realmente siamo.
Meno un uomo pensa a se stesso, più pensa a Dio… La meditazione migliora la nostra condotta…

Se i nostri pensieri sono malvagi, malvage saranno le nostre azioni. Il problema degli atti impuri è, fondamentalmente, quello dei pensieri impuri. Quando meditiamo e riempiamo la nostra mente, per un’ora o due al giorno, di idee e soluzioni basate sull’amore di Dio e del prossimo, i buoni pensieri finiscono per emergere, spontaneamente, sotto forma di buone azioni compiute senza sforzo…

I nostri pensieri generano i nostri desideri, e i nostri desideri sono gli artefici dei nostri giorni. I desideri vengono formati dal pensiero e dalla meditazione; e poiché l’azione segue le direttive del desiderio, l’anima che sia sommersa dalle Divine Aspirazioni sfugge sempre più alla stretta del mondo. Ciò accresce la felicità…

La condotta dell’uomo che concentra la meditazione in Dio subisce una metamorfosi assoluta… non possiamo tenere lontano dalla nostra mente i cattivi pensieri se non la colmiamo di buoni pensieri. Meditando, non escludiamo il peccato dalla nostra vita, bensì lo sostituiamo con l’Amore di Dio e del prossimo. Il fine della nostra vita non è dunque di evitare il peccato, il che sarebbe estenuante, ma di mantenerci costantemente nell’atmosfera dell’Amore Divino…

La purezza di cuore è condizione della preghiera: non possiamo unirci a Dio finché restiamo legati a interessi illeciti.

In ogni vera preghiera e meditazione c’è un momento in cui la Vita di Dio penetra nella nostra vita e un momento in cui la nostra vita penetra in quella di Dio. Questi momenti ci trasformano profondamente…

Non è vero che non abbiamo tempo per la meditazione: quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno tempo avremo per Lui. Il tempo per una qualsiasi cosa dipende dal valore che ad essa attribuiamo. Il pensiero determina l’impiego del tempo: il tempo non può condizionare il pensiero. Il problema della spiritualità non è mai, quindi, un problema di tempo: è, invece, un problema di pensiero. Perché non occorre molto tempo per diventare santi: occorre solo molto Amore.

Là dove c’è amore, c’è preoccupazione per la persona amata. Gesù disse: “Perché dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore”. Il grado della nostra devozione e del nostro amore dipende dal valore che noi diamo ad una determinata cosa. Sant’Agostino disse: “Amor pondus meum” ossia, l’amore è la legge di gravità.

L’uomo d’affari trova difficile pensare ai piaceri celesti perché è occupato a riempire i suoi “granai”. Il libertino trova difficile amare lo spirito perché il suo tesoro risiede nella carne. Ognuno diventa simile a ciò che ama: se ama la materia, diventa come la materia; se ama lo spirito, il suo aspetto e i suoi ideali e le sue aspirazioni si spiritualizzano. Dato il nesso tra amore e preghiera, è facile capire perché alcune anime dicono “non ho tempo per pregare”. Ed effettivamente non ne hanno, perché altri doveri e altri interessi più eccitanti li chiamano e li seducono.

(Fulton J. Sheen. Da “Lift Up Your Heart – La felicità del cuore”)

GUERRA E BOMBA ATOMICA: “Divorziate da Dio, natura e scienza diventano tiranne, e la bomba atomica è il simbolo di questa tirannide… Se le forze del mondo che si oppongono a Dio avranno il sopravvento, cultura e civiltà scompariranno”

Nelle guerre d’altri tempi i combattenti non si contendevano il fine dell’uomo, ossia l’unione con Dio, ma soltanto i mezzi per raggiungere tale fine. Oggi tutto è cambiato. Non ci sono più lotte di dei contro dei, né di religioni inferiori contro il cristianesimo, bensì il fenomeno del tutto nuovo di una forza antireligiosa che si oppone a qualsiasi religione. Il comunismo non è un ateismo che nega Dio intellettualmente come potrebbe negarlo uno studente che avesse appena finito di leggere le prime quindici pagine di un libro di biologia. Il comunismo è la volontà di distruggere Dio. Più che negare l’esistenza di Dio, lo sfida, muta in male la sua essenza, e fa dell’uomo, sotto forma di un dittatore, il signore e padrone del mondo.

Volenti o nolenti, ci troviamo di fronte non già a una scelta tra religioni, bensì alla suprema alternativa tra Dio e l’anti-Dio. Mai prima d’ora democrazia e fede in Dio si sono così intimamente identificate; mai prima d’ora ateismo e tirannide sono stati a tal punto gemelli. La preservazione della civiltà e della cultura è ora una cosa sola con la preservazione della religione. Se le forze del mondo che si oppongono a Dio avranno il sopravvento, cultura e civiltà scompariranno, e noi saremo costretti a ricominciare daccapo. (…)

La bomba atomica agisce sull’umanità come l’eccesso di alcool agisce sull’individuo. Se un uomo abusa della natura dell’alcool e ne beve dosi eccessive, l’alcool pronuncia il proprio giudizio. Dice all’alcoolizzato: “Dio mi ha creato. Intendeva che fossi usato razionalmente, ossia per la guarigione e per la tavola. Ma tu hai abusato di me. Perciò mi volgerò contro di te, perché tu ti sei vòlto contro di me. D’ora in poi soffrirai di emicranie, di vertigini e di nausee; perderai l’uso della ragione; diventerai mio schiavo, e tuttavia contro la mia volontà”.

Così è accaduto con l’atomo. Esso dice all’uomo: “Dio mi ha creato. Ha immesso la disintegrazione dell’atomo nell’universo. In questa maniera appunto il sole illumina il mondo. Il grande potere che l’Onnipotente ha chiuso entro il mio cuore era destinato a servirsi nell’adempimento delle opere di pace: illuminare le tue città, dar propulsione ai tuoi motori, alleviare i fardelli degli uomini. Ma tu, al pari di Prometeo, hai sottratto questo fuoco al cielo e lo hai usato la prima volta per distruggere persone inermi. Non hai usato la prima volta l’elettricità per uccidere un uomo, ma ti sei servito la prima volta della disintegrazione dell’atomo per annientare alcune città. Per questa ragione, mi volgerò contro di te, t’ispirerò la paura di ciò che dovresti amare, opererò in modo che milioni di cuori indietreggino terrorizzati di fronte ai tuoi nemici, i quali faranno a te ciò che tu hai fatto a loro, trasformerò l’umanità in una vittima di Frankenstein, che si accovaccerà nei ricoveri antiaerei per ripararsi da quegli stessi mostri che tu hai creato”.

Non è stato Dio che ha abbandonato il mondo, ma è stato il mondo che ha abbandonato Dio e che ha optato per la natura divorziata dalla natura di Dio. Nel corso della storia l’uomo è sempre diventato cattivo quando, volgendo le spalle a Dio, si è identificato con la natura. Il nuovo nome della natura è scienza. La scienza rettamente intesa significa leggere la sapienza di Dio nella natura che Dio ha creato. La scienza iniquamente intesa significa leggere le bozze del libro della natura negando al tempo stesso che il libro abbia mai avuto un autore. Tanto la natura quanto la scienza sono a servizio dell’uomo sotto la guida di Dio; ma, divorziate da Dio, natura e scienza diventano tiranne, e la bomba atomica è il simbolo di questa tirannide.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo 1952” edizioni Fede e Cultura)

Il Salvatore verificherà se abbiamo i segni della Croce su di noi: “Oh, che gioia è per me il mio costato ferito, che mi permette di imitare la Sua sofferenza sulla Croce!”

Ricordo che – dopo aver trascorso quattro mesi in ospedale – iniziai lentamente a riprendermi. Ho celebrato la Santa Messa su un altare costruito sopra il mio letto, alla presenza di alcuni sacerdoti e amici. Ho fatto un sermone spontaneo che ricordo molto bene.

Ho detto che ero contento di essere stato operato a cuore aperto perché – quando il nostro Salvatore verrà – verificherà se abbiamo i segni della Croce su di noi. Guarderà le nostre mani per vedere se sono state crocifisse dal dono sacrificale; guarderà i nostri piedi per vedere se sono stati feriti dalle spine e trafitti dai chiodi mentre cercavamo la pecorella smarrita. Egli guarderà i nostri cuori per vedere se si sono aperti per ricevere il Suo Cuore Divino. Oh, che gioia è per me il mio costato ferito, che mi permette di imitare, almeno in minima parte, la Sua sofferenza sulla Croce. Forse mi riconoscerà per questa cicatrice e mi accoglierà nel Suo Regno.

(Fulton J. Sheen, da “Treasure in Clay. L’autobiografia di Fulton J. Sheen”)

QUARESIMA E DIGIUNO: LA CHIESA DIGIUNA, IL MONDO FA LA DIETA… IL CRISTIANO DIGIUNA PER L’ANIMA, IL PAGANO FA LA DIETA PER IL CORPO.

BUONA QUARESIMA!

L’ideale cristiano è sempre positivo piuttosto che negativo. Una persona è grande non per la ferocia del suo odio per il male, ma per l’intensità del suo amore per Dio. Ascetismo e mortificazione non sono il fine di una vita cristiana; sono solo i mezzi. Il fine è la Carità. La penitenza crea semplicemente un’apertura nel nostro ego in cui la Luce di Dio può riversarsi. Mentre ci svuotiamo, Dio ci riempie. Ed è l’arrivo di Dio che è l’evento più importante.

(Fulton J. Sheen)

“Ditemi la vostra fame e la vostra sete e vi dirò chi siete”

La Chiesa digiuna; il mondo si mette a dieta. Materialmente non c’è differenza, perché una persona può perdere venti chili in un modo o nell’altro. Ma la differenza sta nell’intenzione. Il cristiano digiuna non per il corpo, ma per l’anima; il pagano digiuna non per l’anima, ma per il corpo. Il cristiano non digiuna perché crede che il corpo sia malvagio, ma per renderlo duttile nelle mani dell’anima, come uno strumento nelle mani di un abile operaio.

Questo ci porta al problema fondamentale della vita.

L’anima è lo strumento del corpo, o il corpo lo strumento dell’anima? L’anima deve fare ciò che il corpo vuole, o il corpo deve fare ciò che l’anima vuole? Ognuno ha i suoi appetiti, e ognuno è imperioso nella soddisfazione dei suoi desideri. Se accontentiamo l’uno, dispiacciamo l’altro, e viceversa. Entrambi non possono sedersi insieme al banchetto della Vita.

Lo sviluppo del carattere dipende da quale fame e sete coltiviamo.

Fare la dieta o digiunare? Questo è il problema.

Perdere un doppio mento per essere più belli agli occhi delle creature o perderlo per mantenere il corpo domato e sempre obbediente alle esigenze spirituali dell’anima? Questa è la domanda.

Il valore umano può essere giudicato dai desideri umani. Ditemi la vostra fame e la vostra sete e vi dirò chi siete.

Avete fame di denaro più che di misericordia, di ricchezza più che di virtù, e di potere più che di servizio? Allora siete egoisti e orgogliosi.

Avete sete del Vino della Vita Eterna più che del piacere, e dei poveri più che del favore dei ricchi, e delle anime più che dei primi posti a tavola? Allora sarete degli umili cristiani.

Il grande peccato è che tanti si sono preoccupati così tanto del corpo da trascurare l’anima, e, trascurando l’anima, perdono l’appetito per lo spirituale. Come è possibile, nell’ordine fisiologico, che un uomo perda ogni appetito per il cibo, così è possibile, nell’ordine spirituale, che perda ogni desiderio per il soprannaturale. I golosi del corruttibile, diventano indifferenti all’Eterno.

Come le orecchie sorde, sono morte alla realtà dell’armonia, e gli occhi ciechi, sono morti alla realtà della bellezza, così le anime deformate diventano morte alla realtà del Divino.

(Fulton J. Sheen, da “Victor over vice-Vittoria sul vizio”)

QUARESIMA E DIGIUNO

Ogni volta che dobbiamo digiunare dal cibo, molto facilmente ci vengono in mente argomenti e creiamo scuse per evitarlo. Proponiamo digiuni alternativi, come l’astensione dall’ira, dall’invidia, dall’orgoglio, dal pettegolezzo, ecc. Non vorrei sminuire l’idea di questi “digiuni”, ma mi permetto di definirli come le “diete miracolose” di cui leggiamo ogni giorno. E il digiuno dal cibo non è solo un esercizio fisico.

La Chiesa decreta il digiuno dal cibo, tra le altre cose, affinché possiamo sperimentare approssimativamente ciò che Cristo ha sperimentato quando digiunò nel deserto per 40 giorni. Il digiuno è anche un mezzo per ricordarci la nostra fame di Dio. La preghiera, la confessione, e il digiuno sono collegati tra loro perché insieme costituiscono l’espiazione dei nostri peccati. In questo modo, ci preparano a ricevere il cibo più importante: il Corpo e il Sangue di Cristo.

L’astensione dall’invidia, dall’orgoglio e dal pettegolezzo dovrebbe essere il nostro digiuno per tutta la vita, non una “dieta” che si applica soltanto durante la Quaresima.

(Fulton J. Sheen)

INDICAZIONI PRATICHE PER IL DIGIUNO E L’ASTINENZA SECONDO LA CHIESA

· Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono giorni di digiuno dal cibo e di astinenza dalla carne, dai cibi e dalle bevande ricercate o costose. La legge del digiuno obbliga a fare un unico pasto completo durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, oppure a pranzo e al mattino se il pasto completo si fa alla sera.

· Tutti i venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalla carne, dai cibi e dalle bevande ricercate o costose.

· Al digiuno sono tenuti i fedeli dai diciotto anni compiuti ai sessanta incominciati fatte salve particolari situazioni personali e di salute. ; all’astinenza dalla carne sono tenuti tutti i fedeli che hanno più di 13 anni.

· L’astinenza «proibisce l’uso delle carni, non però l’uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale»