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COME RICONOSCERE L’UOMO MODERNO SCHIAVO DELLA MASSA: “L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla”

Un nuovo tipo d’uomo si va moltiplicando nel mondo moderno, e caso mai qualche lettore riconosca qui sotto il proprio ritratto, auguriamoci che si soffermi, che rifletta e che operi un mutamento di sé. L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla.

L’uomo di massa si può riconoscere dai tratti seguenti:

  1. È privo di originalità di giudizio; non legge altro che quel che si trova nei quotidiani o nei giornali illustrati, o eventualmente in qualche romanzo. Può tutt’al più, su un argomento non peregrino, esprimere un parere diverso da quello degli altri, non mai enunciare un nuovo principio o proporre una nuova soluzione.
  2. Detesta la tranquillità, la meditazione, il silenzio e tutto ciò che possa dargli l’agio di penetrare nelle profondità della propria anima. Ha bisogno della folla, del frastuono, della radio (l’ascolti oppure no).
  3. L’evasione o fuga da se stesso è per lui una necessità. Assume regolarmente dosi alte di alcool, di cocktails, di libri gialli, di cinema, per colmare il vuoto delle ore. A differenza del genio, che ama la concentrazione, egli ricerca la dispersione, e in particolar modo il sesso, affinché l’eccitazione del momento possa fugare la considerazione dei problemi dell’esistenza.
  4. Cerca piuttosto di essere influenzato che d’influenzare, è sensibile alla propaganda, alle sollecitazioni della pubblicità, e ha generalmente un articolista favorito che s’incarica di pensare per lui.
  5. Ritiene che ogni istinto debba essere soddisfatto, indipendentemente dal fatto che sia, o meno, conforme alla sana ragione. Non può capire la rinuncia o l’autodisciplina; identifica l’autoespressione con la libertà, e non è padrone di sé in nessuno di quelli che sono i punti vitali.
  6. Le sue opinioni sul giusto e sull’ingiusto cambiano come la banderuola che segna la direzione del vento; sostiene posizioni che non sono altro se non un succedersi di contraddizioni: un mese traccia degli itinerari mentali e il mese dopo li abolisce. Non approda in nessun luogo, ma è sicuro di essere «sulla buona via». Non ha il senso della gratitudine verso il passato né il senso della responsabilità verso l’avvenire. Nulla gli sta a cuore eccetto le distrazioni, cosicché la vita si frammenta in un assurdo schema d’istanti successivi di cui nessuno s’integra agli altri per acquistare un senso compiuto.
  7. Identifica il denaro con il piacere, e cerca quindi di procurarsi in abbondanza il primo per avere molto del secondo. Ma, per lui, il denaro dev’essere ottenuto col minore sforzo possibile. L’ego è il centro di tutto, e qualsiasi cosa dev’essere collegata all’ego per mezzo del denaro.
  8. Per rompere la propria solitudine ricorre a una pseudo-comunione con gli altri, mediante i locali notturni, i ricevimenti e le distrazioni collettive. Ma sempre se ne ritorna sentendosi più solo di prima, e infine si persuade con Sartre che «l’inferno sono gli altri».
  9. Essendo un uomo di massa completamente standardizzato, odia la superiorità negli altri, sia essa reale o immaginaria. Ama gli scandali perché sembrano dare la prova che gli altri non sono migliori di lui. Detesta la religione per il semplice motivo che, negandola, crede di poter continuare a vivere come vive, senza rimorsi di coscienza.
  10. Così sommerso nella mentalità della massa, potrebbe essere contrassegnato tanto da un numero quanto da un nome. Perfino l’autorità da lui invocata è anonima. Si configura sempre nella terza persona plurale : «Dicono», «fanno», «portano», e via dicendo. L’anonimato diventa una protezione contro l’assunzione di responsabilità. Nelle grandi città l’uomo di massa si sente più libero perché è meno conosciuto, ma nello stesso tempo detesta questa condizione in quanto cancella la sua distinzione personale.

Sono questi i dieci contrassegni dell’uomo di massa […]. Ma il suo caso non è senza speranza: gli basterebbe interiorizzarsi.

La sola ragione per cui vuole sperdersi nella folla è che non può sopportare la propria miseria interiore. Ne consegue che un tal uomo deve staccarsi dalle masse e mettersi faccia a faccia con se stesso. La fuga è codardia ed evasione, specialmente la fuga nell’anonimato. Bisogna essere coraggiosi per guardarsi nello specchio della propria anima al fine di scorgervi il deturpamento cagionato dalla cattiva condotta.

Non è lapalissiano il dire che gli uomini devono essere uomini, e non atomi sperduti nella massa. Una volta che l’uomo abbia potuto discernere le ferite ch’egli stesso si è inferte, la prima iniziativa che prenderà sarà quella di mostrarle al Medico Divino per essere curato. Fu per simili, travagliati uomini di massa che Cristo pronunciò il suo appello: «Venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, Io vi ristorerò».

(Fulton J. Sheen, da “Way to Happiness” 1953)

SIETE GIÀ IN PARADISO O ALL’INFERNO: L’INFERNO E IL PARADISO COMINCIANO QUI IN QUESTA VITA! “Chi non ha il paradiso nel cuore adesso non andrà in paradiso, e chi ha l’inferno nel cuore andrà all’inferno quando morirà”

Un verso di una canzone popolare dice: «Sono in paradiso quando sono accanto a te». Per capire il paradiso, benché sia nell’eternità, dobbiamo iniziare parlando del tempo. Il paradiso è al di fuori del tempo, ma dobbiamo servirci del tempo per raggiungerlo. Sembra quasi un paradosso. Nessuno di noi vuole davvero una specie di esistenza senza fine su questa terra. Se fosse possibile per noi vivere 400 anni con qualche nuovo genere di vitamine, pensate che le ingeriremmo tutti? Giungerebbe di sicuro un momento in cui vorremmo morire.

Siete mai stati in un posto dove eravate assolutamente sicuri di voler passare ogni giorno della vostra vita? Non è poi così probabile. La mera estensione del tempo per molti di noi diventerebbe una maledizione piuttosto che una benedizione. Avete mai notato che nei momenti più felici l’eternità sembrava discendere nella vostra anima? Tutte le grandi ispirazioni sono senza tempo, dandoci qualche assaggio del Cielo. A Mozart, una volta, venne chiesto quando ricevesse l’ispirazione per la sua grande musica. Disse che vedeva tutto in una volta: prima c’erano grande luce e calore, quindi la successione delle note. Quando preparo una conversazione o un programma o inizio a scrivere un libro, giunge un momento in cui dall’inizio si intravede il punto d’arrivo. L’eternità è nella mente e il tempo è alla fine della penna, ma le parole non escono abbastanza velocemente. A Jean-Baptiste Henri Lacordaire, il grande predicatore francese, una volta fu chiesto se avesse completato i suoi celebri sermoni da tenere nella cattedrale di Notre Dame. Rispose: «Sì, li ho finiti. Tutto ciò che mi resta da fare adesso è scriverli».

Ciascuno fa esperienza di qualche debole accenno di immortalità, come ha scritto Wordsworth, in ciò che avviene dopo la morte. Ci sono così tanti uomini che tentano di immunizzarsi dal pensiero dell’eternità. Indossano degli impermeabili a prova di Dio per non lasciarsi bagnare dalle gocce della sua grazia. Mettono a tacere l’eterno. Mi chiedo se qualcuno lo abbia mai descritto meglio di T.S. Eliot in “Gli uomini che si allontanarono da Dio” (nei Cori da «La Rocca», 3). È un poema su coloro che intasano il proprio tempo di ogni cosa senza mai concedere un momento allo straniero che ogni giorno bussa alle porte della loro anima, lo straniero che turba il loro sonno, poiché di notte fanno sogni di immortalità. Questo straniero è colui che porta l’eternità nella vostra anima. Benché viviamo nel tempo, è l’unica cosa che rende impossibile la felicità. Vivendo nel tempo non potete combinare i vostri piaceri e gioie. Essendo nel tempo, non potete marciare con Napoleone e con Cesare insieme. Non potete sedervi a prendere il tè con Orazio, Dante e Alexander Pope. Poiché siete nel tempo, non potete fare contemporaneamente sport estivi e invernali. Il tempo esige che godiate dei vostri piaceri in momenti distinti. Il tempo non solo ve li offre, ma ve li toglie anche. A meno che non esaminiate le vostre esperienze e intuizioni psicologiche, scoprirete che i vostri momenti più felici sono quelli in cui non vi accorgete più del passare del tempo.

Quando siete a scuola o in ufficio guardate l’orologio perché non vi divertite. Forse quando assistete a un concerto o vi godete una conversazione con un amico, magari state leggendo, ed esclamate: «Come passa il tempo!». Meno ve ne accorgete, più godete. È un’immagine di ciò che dev’essere il Cielo, fuori dal tempo, quando potete possedere tutte le gioie e ciascuna nello stesso pieno istante. Dovete servirvi del tempo per raggiungere il Cielo.

Spesso pensiamo al Cielo come se fosse “là fuori” e ne delineiamo ogni genere di immagini irreali. Poiché pensiamo al paradiso e all’inferno come qualcosa che ci accade alla fine del tempo, tendiamo a posticiparli. Di fatto, il Cielo non è là fuori: è qui. L’inferno non è laggiù: può essere dentro un’anima. Non è come morire e solo dopo andare in paradiso o all’inferno: siete già in paradiso o all’inferno. Ho incontrato gente che era all’inferno e sono certo che sia capitato anche a voi.

Ricordo di aver assistito un uomo in ospedale, chiedendogli di far pace con Dio. Disse: «Immagino che secondo lei io stia andando all’inferno». «No», gli dissi, «non intendo questo». «Bene», disse lui, «io voglio andare all’inferno!». Gli ho detto: «Non ho mai incontrato un uomo che volesse andare all’inferno, dunque penso che mi siederò qui e la vedrò andare». Non intendevo lasciar passare il tempo senza fare nulla, ma ero assolutamente certo che in pochi minuti avrebbe potuto cambiare prospettiva; così, mi sedetti da solo con lui per venti minuti. Lo vedevo andare incontro a una sorta di lotta interiore. Mi disse: «Lei crede davvero che ci sia un inferno?». Gli dissi: «Nel suo intimo si sente infelice? Ha paura? Prova spavento e angoscia? Le si presentano davanti tutte le cattive azioni della sua vita come fantasmi?». Di lì a poco si riconciliò con Dio.

Ho visto persone con il paradiso dentro di loro. Se volete mai vedere il paradiso in un bambino, guardatelo nel giorno della prima Comunione. Se volete vedere quanto amore c’è in paradiso, guardate una sposa e uno sposo all’altare nel giorno della Messa nuziale. Il Cielo è lì perché c’è l’amore. Ho visto il paradiso in una suora missionaria che si donava tra i lebbrosi. La bellezza di una persona simile non era esteriore, era una sorta di amore imprigionato all’interno, che voleva rompere le barriere della carne per manifestarsi al di fuori. Il paradiso è qui, come l’inferno può essere in alcune anime. Il paradiso è vicinissimo a noi perché ha a che fare con una buona vita come la ghianda che diventa quercia.

Chi non ha il paradiso nel cuore adesso non andrà in paradiso, e chi ha l’inferno nel cuore andrà all’inferno quando morirà. Il paradiso ha a che fare con una vita buona e virtuosa nello stesso modo in cui la conoscenza ha a che fare con lo studio: l’una segue necessariamente l’altro. L’inferno deriva da una vita malvagia così come la corruzione deriva dalla morte: l’una segue necessariamente l’altra. Il paradiso non è lontano; inizia qui, ma non finisce qui. Ne abbiamo pallidi scorci qua e là.

Se rimandiamo il pensiero del Cielo fino al momento della morte, saremo molto simili agli israeliti che vagavano nel deserto. I poveri ebrei erano a circa undici giorni dalla Terra Promessa. Ci volevano solo tre settimane per viaggiare dall’Egitto alla Terra Promessa, ma, per via della loro disobbedienza, delle loro mancanze e deviazioni e ribellioni contro Mosè, impiegarono quarant’anni, che rappresentano il cammino di molte delle nostre vite: facciamo progressi e poi ricadiamo indietro. Grazie al cielo abbiamo un Signore misericordioso che ci perdona settanta volte sette! È necessario il tempo per conquistare il paradiso, ma non è il lasso di tempo in sé a portarci lì: è il modo in cui viviamo e moriamo.

(Fulton J. Sheen da “Perché credere? 50 risposte sul senso della vita. Vol. 2” edizioni Ares)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO. QUI SOTTO IL LINK SE VOLETE ACQUISTARLO:
https://www.edizioniares.it/prodotto/perche-credere-vol-2/

“VERITÀ E MENZOGNE: UNA CRITICA PROFETICA DEL PENSIERO MODERNO” È STATO PUBBLICATO UN LIBRO IMPERDIBILE DI FULTON SHEEN!

Ringraziamo di cuore la casa editrice Mimep di Milano, gestita dalle suore loretane, per aver ristampato la vecchia edizione di “Verità e Menzogne”. Un classico imperdibile di Fulton Sheen. La vecchia traduzione è stata rivista e corretta, sono state aggiunte anche delle note.

Dalla quarta di copertina:

Così scriveva l’autore nel 1931: “È giunto il momento in cui si è resa necessaria una certa disinfezione, o sterilizzazione intellettuale, affinché la società pensante possa riacquistare la salute”.

Con la sua capacità di andare al cuore di ogni questione, analizzarla in termini chiari e spiegarla in termini concreti, Fulton Sheen ci offre, al di là di ogni pregiudizio, una critica precisa agli errori del pensiero moderno nei campi della morale, della filosofia, della religione, della scienza, della sociologia e della psicologia. Il libro cerca di dimostrare come sotto l’appellativo “moderno” si nasconde spesso un vecchio errore, mentre ciò che viene definito “non al passo coi tempi” è in realtà oltre il tempo e al di fuori delle mode, essendo un’espressione della verità che è eterna.

Un’opera profetica che il Vescovo Sheen avrebbe potuto scrivere al giorno d’oggi per l’attualità dei temi trattati: l’ateismo e l’agnosticismo, il relativismo e lo scientismo, la carità senza Dio e la falsa tolleranza, l’evoluzionismo di Darwin e la religione cosmica di Einstein, l’umanesimo e la Chiesa, il medioevo e il modernismo, la contraccezione, l’educazione, e tanti altri da scoprire.

“La natura di certe cose è fissa e non mai tanto fissa quanto quella della verità. La verità può essere contraddetta mille volte, ma ciò dimostra soltanto che ha la forza di sopravvivere a mille assalti” (Fulton J. Sheen)

INDICE DEL LIBRO:

INTRODUZIONE DELL’AUTORE – 1. IL DECLINO DELLA CONTROVERSIA – 2. INTIMIDAZIONE COSMICA – 3. L’AGNOSTICISMO – 4. UNA MORALE PER GLI AMORALI – 5. LA VOLUBILITÀ DELL’AUTORITÀ SCIENTIFICA – 6. IL TEISMO DEGLI ATEI – 7. UN APPELLO ALL’INTOLLERANZA – 8. LA FILOSOFIA E L’ARTE DEL MEDIOEVO – 9. IL LIRISMO DELLA SCIENZA – 10. INTRODUZIONE ALLA MORALE – 11. FEDE ALLA DERIVA – 12. L’ANIMA E LE CONTORSIONI DEL BEHAVIORISMO – 13. IL NEOPELAGIANESIMO – 14. LA FILOSOFIA DELLA CARITÀ – 15. LA RELIGIONE COSMICA – 16. I CIECHI DI FRONTE AL DIVINO E L’EDUCAZIONE – 17. IL CONTROLLO DELLE NASCITE – 18. DIO E L’EVOLUZIONE – 19. PIETRO O PAN? LA BATTAGLIA FINALE

Vi invitiamo a leggere l’anteprima del libro cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

Verità e menzogne

FATTI PER L’ETERNITÀ: INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO DI FULTON SHEEN

Ringraziamo di cuore la casa editrice Mimep di Milano, gestita dalle suore loretane, per aver ristampato con un nuovo titolo la vecchia edizione di “Vi presento la Religione”. Un classico di Fulton Sheen.

L’essenziale del cristianesimo prima di tutto, consiste nella rinascita, cioè nell’essere ricreati e incorporati in un nuovo tipo di vita più elevata – la vita soprannaturale della Grazia divina – e introdotti in un nuovo tipo di relazione spirituale come figli di Dio attraverso Gesù Cristo, vivo e presente nel Suo Corpo Mistico che è la Chiesa. L’autore ci ricorda che la nostra scelta di diventare figli di Dio avrà conseguenze nel nostro pellegrinaggio terreno, ma soprattutto nell’eternità dove saremo ciò che abbiamo deciso liberamente di essere nel tempo di questa vita. Le intuizioni di Sheen sono senza tempo. La saggezza profusa in questo libro è la stessa che portò le sue semplici trasmissioni televisive a un successo strepitoso.

«Il Cristianesimo non è un sistema di etica, ma è una Vita. Non è un buon consiglio, ma è un’adozione divina. Essere cristiani non consiste nell’essere caritatevoli verso i poveri, nell’andare in Chiesa, nel leggere la Bibbia, nel cantare inni sacri, nell’essere generosi con i comitati di beneficenza o disposti a servire le associazioni della Chiesa… Il cristianesimo include tutte queste cose, ma prima di tutto e soprattutto è una relazione d’amore».

Vi invitiamo a leggere l’anteprima del libro cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

Fatti per l’eternità

LO SPIRITO DELL’ANTICRISTO, L’UOMO MODERNO, IL MALE NEL MONDO: “È sotto la maschera e il travestimento di un progresso che nega il peccato e la colpa che l’Anticristo sfila oggi nel mondo…Il male è reale, è nel cuore dell’uomo”

C’è qualcosa di marcio nel mondo; e quel marcio è così radicale e universale che non si spiega con le cose, ma con uno spirito: lo spirito del male. È la nostra cecità a non vedere che c’è il male, perché ne abbiamo negato l’esistenza. Un uomo senza occhi può essere convinto che la notte è giorno e il giorno è notte.

Così anche il mondo moderno, che ha perso sia gli occhi della fede che quelli della ragione, può essere indotto a credere che lo spirito dell’anticristo non sia qui, perché ha dimenticato Cristo, chi lo convincerà che c’è un Anticristo? (…)

Gli uomini pensano che il male debba venire sotto le sembianze di un germe, o di una bomba, o di un’incidente, o di un’esplosione, o di un disastro ferroviario, o di un fallimento bancario, dimenticando che il più grande male può venire all’uomo sotto le mentite spoglie dei pensieri e delle idee umane.

È sotto la maschera e il travestimento di un progresso che nega il peccato e la colpa che l’Anticristo sfila oggi nel mondo, siede nelle nostre aule, scrive sulle nostre riviste, si pavoneggia sui nostri palcoscenici, promettendo di redimere l’uomo quando avrà abbandonato la Croce e la penitenza.

Satana non avrebbe alcuna attrattiva se non si vestisse da angelo di luce; l’inferno non avrebbe nessuno che bussa alle sue porte se non fossero indorate con l’oro del Paradiso. Cristo viene agli uomini con la sua croce: ecco perché ha così pochi seguaci. Satana viene senza croce, e solo quando le vittime sono sue capiscono che la più grande croce della vita è non avere la croce. (…)

Se non esiste il male, come possiamo pentirci? Come possiamo sconfiggere il male se non lo conosciamo? La condizione della pace nazionale è l’eliminazione della falsa educazione e della falsa politica, la prima delle quali nega il male e la seconda lo limita solo alle dittature, all’ambiente, al latte scadente o alle ghiandole cattive. Il male è reale, è nel cuore dell’uomo, nasce prima nell’uomo, poi si socializza nei gruppi e nella società.

Oggi temiamo le cose sbagliate. Temiamo l’esterno quando dovremmo temere l’interno; temiamo i pericoli esterni, ma non i peccati interni che producono i mali collettivi. Temiamo anche l’uomo, quando dovremmo temere Dio. L’uomo di oggi ha paura dei suoi stessi simili. Il capitalista teme l’operaio, l’operaio il capitalista, il povero teme il ricco, il ricco teme il povero – ma nessuno teme Dio. L’uomo deve sapere che teme il prossimo perché ha smesso di temere Dio; perché l’uomo che ha perso le sue radici in Dio è il terrore dei suoi simili. “Il timore del Signore è l’inizio della sapienza” (Prov 1,7) – solo l’inizio, perché nelle fasi successive l’amore sostituisce il timore. Ma all’inizio dobbiamo temere la giustizia per le nostre ingiustizie, il castigo per i nostri peccati, le conseguenze per le nostre malefatte morali. Non ci sarà mai pace in questo mondo finché l’uomo teme gli altri uomini piuttosto che Dio. Temere Dio non significa solo amare Dio, ma anche amare il prossimo. Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di paura: non solo la paura dell’invasore che colpisce le nostre coste, ma la paura che, negando l’esistenza del male, diventiamo impotenti a colpirlo; la paura che, se diciamo che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è il pane, il pane è tutto ciò che otterremo – come se l’uomo potesse vivere di solo pane; la paura che, negando il male, perderemo l’ideale della bontà; la paura che, mentre proteggiamo i nostri confini, le nostre cittadelle interiori e le nostre case vengano prese dall’interno.

Ci sono molte ragioni per cui sappiamo che il male esiste nel mondo; ci sono molte ragioni per cui crediamo che c’è lo spirito dell’anticristo. I nostri educatori moderni e la nostra stampa, negando la colpa, il peccato, il male, la penitenza, il sacrificio e la riparazione, non ci hanno convinto che non c’è Dio; non ci hanno convinto dell’inutilità della Croce; non ci hanno convinto che non c’è il male. Ma ci hanno convinto che c’è un diavolo, perché il diavolo non è mai così trionfante come quando induce i suoi seguaci a dire che lui non esiste!

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)

IL PERICOLO DEL CRISTIANESIMO SOCIALE E DELLA RELIGIONE INDIVIDUALE SENZA DOGMI “FAI DA TE”

Molte anime temono che Nostro Signore voglia fare precisamente ciò che è implicito nel Suo nome “Gesù”, ossia “Colui che ci salva dai nostri peccati”. Desideriamo essere salvati dalla povertà, dalla guerra, dall’ignoranza, dalle malattie, dall’incertezza economica: salvezze, queste, che non investono le nostre passioni e concupiscenze individuali.

Ecco una delle ragioni della grande popolarità del cristianesimo “sociale”, ecco perché molti affermano che il Cristianesimo non dovrebbe fare altro che contribuire al ripulimento dei bassifondi o allo sviluppo delle relazioni internazionali. Questa specie di religione è, in verità, assai comoda, perché lascia tranquilla la coscienza individuale.

La prima tentazione di Satana sulla Montagna fu di cercare d’indurre Gesù Nostro Signore a rinunciare alla redenzione e salvezza delle anime per dedicarsi alla salvazione sociale trasformando le pietre in pani, in base al falso assunto che agli stomachi affamati e non già ai cuori corrotti si doveva l’umana infelicità.

Alcuni uomini, perché avvertono un maggior bisogno di religione, sono disposti ad associarsi ad una setta cristiana sempre che questa si dedichi alla “elevazione sociale” o alla eliminazione del dolore, senza investire la necessità individuale di espiare i peccati.

A tavola, generalmente, gli uomini non si oppongono a parlare di religione, purché la religione non abbia niente a che vedere con la redenzione dal peccato e dalla colpa. Così molte anime impaurite rimangono tremanti sulla soglia della Beatitudine e non osano entrare “per paura che avendo Lui non abbiano null’altro che Lui”. (…)

Desideriamo essere salvati, ma secondo la nostra volontà, non secondo quella di Dio. Vogliamo adorare Dio a modo nostro e non a modo Suo.

Coloro che dicono: “Servirò Dio a modo mio, e voi servitelo a modo vostro” dovrebbero cercare di sapere se non sarebbe preferibile servire Dio a modo Suo. Ma è appunto questa prospettiva di una Religione Universalmente Vera che spaventa l’anima moderna.

Perché se la nostra coscienza non è tranquilla, noi desideriamo una religione nella quale non esista l’inferno. L’uomo che abbia divorziato e preso una seconda moglie contro la Legge di Cristo vorrà una religione che non condanni il divorzio. Questa riserva significa che costui desidera essere salvato secondo il suo pensiero, non secondo il Pensiero Divino.

Similmente un tremendo egoismo e una spaventosa presunzione si annidano in quegli articoli e pubblicazioni intitolati “Le mie idee sulla religione” o “La mia idea su Dio”. Una religione individuale può indurre in errore e fuorviare non meno di quanto potrebbero fare un’astronomia o una matematica individuali. Il traffico stradale si risolverebbe nel caos se ciascuno guidasse l’auto a modo proprio e non secondo le leggi della circolazione stradale.

Dato che molte anime non sono capaci di trovare Dio perché desiderano una religione che modifichi la società senza modificare le loro persone, o perché desiderano un Salvatore senza Corona di Spine e senza Croce, o perché vogliono seguire i propri disegni e non quelli di Gesù Nostro Signore, non ci si può non chiedere che cosa accadrà loro quando si troveranno davanti a Dio…

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

-IL DIAVOLO- IL VIDEO DELLA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO… DA NON PERDERE! BUONA VISIONE!

-IL DIAVOLO-

IL VIDEO DELLA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO… DA NON PERDERE! BUONA VISIONE!

Per il testo della traduzione cliccare qui: ://amicidifultonsheen.wordpress.com/2021/03/23/la-catechesi-profetica-di-fulton-sheen-lanticristo-lazione-del-diavolo-nella-chiesa-e-sulle-anime-il-concilio-vaticano-le-divisioni-allinterno-della-chiesa/

UN NUOVO E IMPERDIBILE LIBRO DI FULTON SHEEN: “SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE”

Nel corso della storica carriera dell’arcivescovo Fulton Sheen, migliaia di persone si sono avvicinate a lui con una semplice richiesta: “Insegnaci a pregare”. Ora, per la prima volta in assoluto, i suoi saggi insegnamenti sulla preghiera sono stati raccolti in un unico volume per aiutarvi a perfezionare le vostre preghiere e renderle ciò che devono diventare: una santa abitudine quotidiana.

Per prima cosa ci sono le profonde riflessioni del Vescovo Sheen sulla preghiera del “Padre Nostro” e la sua indispensabile connessione con le Sette Ultime Parole di Cristo dalla Croce. Poi il vescovo Sheen svela le ricchezze, spesso trascurate, di altre preghiere cattoliche quotidiane, trasformandole da semplici recitazioni in potenti momenti di comunione con Dio.

Con il suo aiuto, poi viaggerai attraverso il Santo Sacrificio della Messa, con l’opera “Il Calvario e la Messa” (pubblicata in passato con il titolo “Vivere la Messa”, San Paolo 2012), imparando a portare pace alla tua anima e ad essere più aperto e disponibile alla grazia di Dio. Scoprirai anche come rendere le tue Ore Sante di Adorazione più efficaci e a padroneggiare una varietà di altre tecniche che il Vescovo Sheen ha impiegato nella sua fruttuosa ricerca della santità. Soprattutto, ti immergerai in una incomparabile collezione di riflessioni di Fulton Sheen sulla Messa, la meditazione per le Ore Sante, e decine di preghiere che raccomanda per la maggior parte delle occasioni della vita cristiana. Troverai anche delle meditazioni di alcuni santi che Fulton Sheen amava e consigliava.

Preghiera, meditazione, Ore Sante e Adorazione, la Messa, e anche un po’ di filosofia: c’è tutto in questa deliziosa antologia delle opere del santo Arcivescovo Fulton J. Sheen!

Per comprare il libro dal sito delle edizioni Ares, clicca qui: https://www.edizioniares.it/detail.asp?id_prod=916

Qui di seguito l’indice del libro-antologia e un estratto straordinario dalla meditazione “Come Cristo vive oggi in noi” che ti invoglierà ad acquistare il libro per il tuo cammino di santità, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Indice del libro:

Introduzione del curatore

1. Le Sette Ultime Parole e il Padre Nostro

2. Il Calvario e la Messa: un messale per amico. Prologo – Il Confiteor – L’Offertorio – Il Sanctus – La Consacrazione – La Comunione – L’Ite, Missa est – L’Ultimo Vangelo.

3. L’Ora Santa e l’Adorazione. Meditazioni e riflessioni «Non avete vegliato un’ora sola con me?»

-Prima meditazione: L’incarnazione del Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

-Seconda meditazione: Come Cristo vive oggi in noi.

-Terza meditazione: La perdita della vita divina e il nostro destino ultimo.

-Quarta meditazione: Il dovere di rinnegare sé stessi.

-Quinta meditazione: Dare gloria a Dio nel mondo.

-Sesta meditazione: L’Eucaristia, necessità del nostro cuore.

-Settima meditazione: La nostra Beata Madre.

4. La Via Crucis

5. Pensieri per la meditazione: Pensieri sulla fede; Pensieri sulla lotta spirituale; Pensieri sulla preghiera e sul sacrificio; Pensieri sull’esame di coscienza; Pensieri incoraggianti; Pensieri sull’Eucaristia; Pensieri sulla Beata Madre.

Estratto dal libro:

“Come Cristo vive oggi in noi: la Grazia e la Vita di Cristo nell’anima”

Quanto spesso sentiamo delle anime lamentarsi di essere così distanti dalla Galilea e lontane da Gesù. Il mondo è pieno di uomini e donne che pensano a Nostro Signore solo ed esclusivamente secondo ciò che i loro occhi possono vedere e le loro mani possono toccare. Quanti sono coloro che, a partire dalla verità del fatto che Egli è stato un grande Maestro dalla straordinaria influenza, che ha camminato su questa terra duemila anni fa, ricostruiscono il panorama del lago e delle colline della Galilea e si servono al meglio della propria immaginazione per descrivere le esatte circostanze della sua vita terrena; ma si fermano qui nell’apprezzarne la vita. Hanno imparato a pensare abitualmente a lui come a un personaggio della storia umana, come Cesare, Washington o Maometto; pensano a lui come qualcuno che è vissuto sulla terra e non c’è più. Ma che Egli possa agire su di noi adesso, ovunque si trovi, ovunque sia la sua natura, che possa ascoltarci e lasciarsi avvicinare da noi, è un pensiero accantonato con disprezzo come se rientrasse fra astrazioni teologiche e dogmi insensati. Queste anime possono seguirne l’esempio, applicare le sue Beatitudini a questa o quella situazione della loro vita, ammirarne l’esistenza come un esempio di grande sacrificio e ispirazione, ma al di là di questo, Cristo per loro non significa nulla. Di conseguenza sono tra quelli che, secondo san Paolo, conoscono Cristo soltanto secondo la carne.

Bisogna ammettere che la prolungata presenza sensibile e visibile del nostro Salvatore sarebbe stata di continua ispirazione alle nostre vite, ma non dobbiamo dimenticare che Egli stesso ha detto, nella notte prima di morire: «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7). Strane parole, queste. Perché pronunciarle proprio quando ha distaccato i cuori dei suoi apostoli dalle loro reti, dalle loro barche dalle loro abitudini, stringendoli tanto vicino al suo Sacro Cuore? Come gioverebbe loro la sua partenza? Conveniva a lui andarsene per poter essere più vicino a noi. Ecco la vera ragione del suo allontanarsi: «Perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. […] Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete […] ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (vedi Gv 16,7.16.22).

Pronunciando queste solenni parole alla vigilia della sua crocifissione, il Signore affermava espressamente che stava tornando alle sconfinate profondità della vita di suo Padre, da cui era venuto, ma andando via non li avrebbe lasciati orfani, perché sarebbe tornato in un modo nuovo, vale a dire, attraverso il suo Spirito. Era come se il Signore dicesse che se fosse rimasto sulla terra, con la sua vita corporea, sarebbe stato solo un esempio da imitare; ma se fosse andato al Padre inviando il suo Spirito, allora Egli sarebbe stato una “Vita” da vivere. Se fosse rimasto sulla terra, sarebbe stato sempre al di fuori di noi, una voce esterna, un eterno esempio, non avremmo potuto possederlo che mediante un abbraccio. Ma una volta asceso al Cielo e seduto alla destra del Padre nella gloria, allora poteva mandare il suo Spirito nelle nostre anime, per essere con noi non come una persona esterna, ma come un’anima vivente. Allora, non sarebbe stato solo qualcosa da copiare meccanicamente, ma qualcosa di vitale da riprodurre; non qualcosa di esteriore da raffigurare nelle nostre vite, ma qualcosa di vivente da fare crescere in noi. La sua ascensione al Cielo, la discesa del suo Spirito nelle nostre anime, erano il solo modo per lui di unirsi pienamente a noi, di dimorare con noi, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, ed essere nel senso più stretto «Cristo in noi».

Era conveniente, dunque, che se ne andasse. Altrimenti sarebbe rimasto confinato nella storia e in un paese. Ora, Egli appartiene agli uomini. Grazie al suo Spirito invisibile che ha inviato nel suo Corpo Mistico, Cristo vive ora sulla terra concretamente e realmente proprio come in Galilea 20 secoli fa. In un certo senso è più vicino a noi di allora, perché il suo vero Corpo all’epoca era al di fuori di noi, ma grazie al suo Spirito ora Egli può vivere in noi, come la vera Anima della nostra anima, il vero Spirito del nostro spirito, la Verità della nostra mente, l’Amore del nostro cuore e l’Anelito della nostra volontà. Pertanto, la vita di Cristo è traslata grazie allo Spirito dal mero ambito della storia, che studiamo attraverso la ragione, al regno dell’esperienza spirituale, dove Lui parla direttamente alle nostre anime.

Sarà stato di grande consolazione per la donna cananea toccare l’orlo della sua veste, per la Maddalena aver baciato i suoi piedi, per Giovanni aver riposato sul suo petto nella notte dell’Ultima Cena, ma si trattava di intimità esteriori, certamente di grande forza e fascino, perché sensibili, ma nessuna in grado di avvicinarsi vagamente all’unione, all’intimità che deriva dal possedere Cristo interiormente, grazie allo Spirito Santo. Le gioie più grandi della vita sono quelle che provengono dall’unione. Non raggiungiamo le vette dell’unione finché non c’è una fusione di amori, di pensieri e desideri, così profonda che pensiamo all’unisono con la persona amata, amiamo con la persona amata, desideriamo ciò che lei desidera; e questa unione raggiunge il culmine quando l’anima diviene una sola cosa con lo Spirito di Cristo, che è lo Spirito di Dio. Le gioie dell’amicizia, anche la più nobile, non sono che ombre e pallidi riflessi della gioia di un’anima in possesso dello Spirito di Cristo. La più alta felicità umana, che proviene dall’unione con l’amato, quanto più sia possibile a un cuore, tuttavia non è che una scintilla in confronto alla Grande Fiamma dello Spirito di Cristo che arde in un’anima che lo ama. Cos’è esattamente questa vita di Cristo nell’anima battezzata? È la grazia, un dono soprannaturale che ci viene elargito grazie ai meriti di Gesù Cristo per la nostra salvezza.

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

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ABBIAMO ABBANDONATO LA ROCCIA CHE È CRISTO…NON VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITÀ PERCHÉ FA MALE E SIGNIFICA CAMBIARE LA NOSTRA VITA!

Il male lavora in noi. L’amore sta diminuendo. E poi esitiamo a cambiare noi stessi. San Tommaso dice che possiamo odiare la Verità e temere il Bene. Possiamo odiare la Verità perché significa cambiamento. Per questo motivo, spesso rifiutiamo la verità che qualcuno dice su noi stessi. Restiamo lontani dal medico in modo che non trovi il cancro.

Non vogliamo sapere la verità. Ci piace conoscere e sentir parlare di azioni sociali e problemi di natura morale e politica, ma non vogliamo sentire la verità su noi stessi. La verità fa male. Abbiamo paura del bene perché ci piace mantenere i nostri comportamenti.

Ci siamo allontanati dagli insegnamenti di Cristo adottando quelli del mondo.

Non ci chiediamo più: “Questo piacerà a Cristo?”, ma “Questo piacerà al mondo?”. Quindi ci vestiremo e agiremo in modo tale da non essere separati dal mondo; vogliamo stare con il mondo.

Noi sposiamo questo mondo e diventiamo vedovi del mondo futuro. Adottiamo il suo modo di esprimersi, i suoi esempi e le sue tendenze. Ecco una delle ragioni di tanta instabilità nella Chiesa di oggi: la sabbia su cui camminiamo è mobile. Abbiamo abbandonato la Roccia che è Cristo.

(Fulton J. Sheen)

“SE SEI IL FIGLIO DI DIO SCENDI GIÙ DALLA CROCE” GLI UMANISTI VOGLIONO UNA RELIGIONE SENZA CROCE, SACRIFICIO E REDENZIONE…QUESTA È L’ESSENZA DELL’UMANESIMO!

Il primo dei sette atteggiamenti possibili verso la Croce è quello dell’umanesimo, perché il primo gruppo a sfidare la Croce sono stati gli umanisti. Il termine umanista è qui inteso in senso filosofico moderno e abbraccia tutti coloro che vogliono una religione senza Croce.

Essi credono che l’uomo sia naturalmente buono, che il progresso sia inevitabile attraverso la scienza, e che la ragione umana con il proprio sforzo sia in grado di restituire la pace al mondo e alle coscienze. Gli umanisti considerano tutti i suggerimenti sulla fede, la grazia e l’ordine soprannaturale come impraticabili e inutili. Essi vogliono un’educazione all’espressione di sé, un Dio senza giustizia, una morale senza religione, un Cristo senza Croce, un cristianesimo senza sacrificio, un regno di Dio senza redenzione.

Gli umanisti del nostro tempo hanno avuto i loro prototipi sul Calvario il Venerdì Santo. Erano quelli che la Sacra Scrittura chiama i “passanti”, un termine significativo, perché suggerisce coloro che non rimangono mai abbastanza a lungo con la religione per saperne qualcosa, coloro che si ritengono saggi perché hanno avuto una conoscenza passeggera di Cristo.

Sono loro che pronunciano la prima parola alla Croce: “Tu che distruggi il tempio di Dio e in tre giorni lo ricostruisci; salva te stesso; se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce” (Matteo 27:40). Nostro Signore è appena salito sulla croce che già quelli gli chiedono di scendere:

“Scendi dalla tua fede nella divinità! Scendi dal tuo insegnamento sull’inferno! Scendi dal tuo credo che ciò che Dio ha unito, nessun uomo può separare! Scendi dalla tua convinzione che Cristo proteggerà Pietro dalle porte dell’inferno fino alla consumazione del mondo! Scendi dalla tua fede nell’infallibilità! Scendi giù e noi crederemo!”

E mentre la folla si mette a ridere, la risposta arriva dalla Croce: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Hanno detto: “Se tu sei il Figlio di Dio”. Gli umanisti sono certi solo dell’umanità, non della divinità.

Egli invece disse il nome di Dio: “Padre”. Quelli avevano detto: “Vieni giù.” Essi giudicavano il potere in base alla liberazione dal dolore. Ed Egli disse: “Perdona”. Gesù giudicava il potere in base alla liberazione dal peccato. Essi si vantavano della loro conoscenza e della loro superiore saggezza, ed Egli ricordava loro che tutta la loro saggezza non era che ignoranza: “Non sanno quello che fanno.” (…)

La religione, insistono a dire gli umanisti, deve essere amore! E chi infatti più degli umanisti va parlando di fratellanza? Ma vogliono un Amore senza Croce.

E questo, di cui è chiaro esempio Gesù Nostro Signore, è impossibile, perché come può mai l’Amore perdonare senza aver prima pagato il suo debito alla Giustizia?

Amore significa “lasciare che il peccatore continui a peccare” o significa “rendere il peccatore libero dal peccato”?

Una religione senza Croce! Questa è l’essenza dell’umanesimo!

Umanisti, voi avete umanizzato Dio, e quindi avete disumanizzato l’uomo. Negando che l’uomo sia soprannaturale, non lo avete lasciato nemmeno naturale. Perché ogni uomo vuole essere più di quello che è. Avete cercato di rendere tutti gli uomini fratelli, ma non avete dimenticato che gli uomini non possono essere fratelli se non hanno un Padre in comune, e che Dio non può essere Padre se non ha un Figlio, sul Quale tutti siamo modellati come fratelli?

La tragedia del vostro umanesimo è credere che le cose sporche siano pulite, che i crudeli siano buoni, e che, quindi, non c’è bisogno di nessuna Croce: “Scendi giù e noi crederemo”. Per voi, tutti gli uomini sono buoni: a sentir voi, ci sono aureole anche all’inferno. E così sulla Collina del Calvario, vi alzate in piedi e chiedete nella vostra saggezza un Cristo senza Croce, mentre Egli risponde: “Padre Perdonali perché non sanno quello che fanno!” (…)

Umanisti! Non ha detto il vostro Goethe: “Se fossi Dio, questo mondo di peccato mi spezzerebbe il cuore”?

Ebbene, questo è proprio quello che il mondo ha fatto a Cristo! Ha spezzato il Suo Cuore!

La Croce è Eterna! Non può essere sradicata; non può essere abbattuta! È l’essenza, il nucleo, della creazione! È la radice di tutti i nostri Calvari minori! Allora, perché dite: “Scendi giù dalla Croce, e noi crederemo”?

È Dio a darci la Croce, ed è la Croce a darci Dio!

Voi volete la Croce ma non il Crocifisso. La croce che voi portate può essere un ciondolo, ma non il Crocifisso. In qualche modo, quando la vedete, vi sentite turbati! Una statua del Buddha non vi commuove; ma mettete un Crocifisso sulla vostra scrivania per tre giorni, e vedrete quale effetto produrrà in voi! (…)

Non c’è da stupirsi che gli uomini vogliano che Cristo scenda giù dalla Croce! Vogliono una croce, ma non un Crocifisso.

Umanisti! Un Crocifisso mette in pericolo la vostra anima. Voi siete indifferenti di fronte alla Sfinge, ma il Cristo sulla sua Croce vi coinvolge nella colpa della Croce. Supponiamo che il Cristo sulla Croce fosse sceso giù come voi desideravate: Egli vi avrebbe costretto a fare la Sua Volontà! E dove sarebbe andata a finire la vostra libertà?

Un giorno Egli verrà con la Sua Croce! Portandola invece che esserne portato! Ma questo sarà per giudicare e colpire e non già per salvare, come adesso; perché allora il tempo della salvezza sarà finito!

(Fulton J. Sheen, da “Sette Parole alla Croce”)