Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

FATTI PER L’ETERNITÀ: INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO DI FULTON SHEEN

Ringraziamo di cuore la casa editrice Mimep di Milano, gestita dalle suore loretane, per aver ristampato con un nuovo titolo la vecchia edizione di “Vi presento la Religione”. Un classico di Fulton Sheen.

L’essenziale del cristianesimo prima di tutto, consiste nella rinascita, cioè nell’essere ricreati e incorporati in un nuovo tipo di vita più elevata – la vita soprannaturale della Grazia divina – e introdotti in un nuovo tipo di relazione spirituale come figli di Dio attraverso Gesù Cristo, vivo e presente nel Suo Corpo Mistico che è la Chiesa. L’autore ci ricorda che la nostra scelta di diventare figli di Dio avrà conseguenze nel nostro pellegrinaggio terreno, ma soprattutto nell’eternità dove saremo ciò che abbiamo deciso liberamente di essere nel tempo di questa vita. Le intuizioni di Sheen sono senza tempo. La saggezza profusa in questo libro è la stessa che portò le sue semplici trasmissioni televisive a un successo strepitoso.

«Il Cristianesimo non è un sistema di etica, ma è una Vita. Non è un buon consiglio, ma è un’adozione divina. Essere cristiani non consiste nell’essere caritatevoli verso i poveri, nell’andare in Chiesa, nel leggere la Bibbia, nel cantare inni sacri, nell’essere generosi con i comitati di beneficenza o disposti a servire le associazioni della Chiesa… Il cristianesimo include tutte queste cose, ma prima di tutto e soprattutto è una relazione d’amore».

Vi invitiamo a leggere l’anteprima del libro cliccando sul link qui sotto e, se siete interessati, a comprarlo direttamente sul sito della casa editrice per aiutare maggiormente le suore nel loro preziosissimo lavoro di apostolato: 👇

Fatti per l’eternità

UN NUOVO E IMPERDIBILE LIBRO DI FULTON SHEEN: “SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE”

Nel corso della storica carriera dell’arcivescovo Fulton Sheen, migliaia di persone si sono avvicinate a lui con una semplice richiesta: “Insegnaci a pregare”. Ora, per la prima volta in assoluto, i suoi saggi insegnamenti sulla preghiera sono stati raccolti in un unico volume per aiutarvi a perfezionare le vostre preghiere e renderle ciò che devono diventare: una santa abitudine quotidiana.

Per prima cosa ci sono le profonde riflessioni del Vescovo Sheen sulla preghiera del “Padre Nostro” e la sua indispensabile connessione con le Sette Ultime Parole di Cristo dalla Croce. Poi il vescovo Sheen svela le ricchezze, spesso trascurate, di altre preghiere cattoliche quotidiane, trasformandole da semplici recitazioni in potenti momenti di comunione con Dio.

Con il suo aiuto, poi viaggerai attraverso il Santo Sacrificio della Messa, con l’opera “Il Calvario e la Messa” (pubblicata in passato con il titolo “Vivere la Messa”, San Paolo 2012), imparando a portare pace alla tua anima e ad essere più aperto e disponibile alla grazia di Dio. Scoprirai anche come rendere le tue Ore Sante di Adorazione più efficaci e a padroneggiare una varietà di altre tecniche che il Vescovo Sheen ha impiegato nella sua fruttuosa ricerca della santità. Soprattutto, ti immergerai in una incomparabile collezione di riflessioni di Fulton Sheen sulla Messa, la meditazione per le Ore Sante, e decine di preghiere che raccomanda per la maggior parte delle occasioni della vita cristiana. Troverai anche delle meditazioni di alcuni santi che Fulton Sheen amava e consigliava.

Preghiera, meditazione, Ore Sante e Adorazione, la Messa, e anche un po’ di filosofia: c’è tutto in questa deliziosa antologia delle opere del santo Arcivescovo Fulton J. Sheen!

Per comprare il libro dal sito delle edizioni Ares, clicca qui: https://www.edizioniares.it/detail.asp?id_prod=916

Qui di seguito l’indice del libro-antologia e un estratto straordinario dalla meditazione “Come Cristo vive oggi in noi” che ti invoglierà ad acquistare il libro per il tuo cammino di santità, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Indice del libro:

Introduzione del curatore

1. Le Sette Ultime Parole e il Padre Nostro

2. Il Calvario e la Messa: un messale per amico. Prologo – Il Confiteor – L’Offertorio – Il Sanctus – La Consacrazione – La Comunione – L’Ite, Missa est – L’Ultimo Vangelo.

3. L’Ora Santa e l’Adorazione. Meditazioni e riflessioni «Non avete vegliato un’ora sola con me?»

-Prima meditazione: L’incarnazione del Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

-Seconda meditazione: Come Cristo vive oggi in noi.

-Terza meditazione: La perdita della vita divina e il nostro destino ultimo.

-Quarta meditazione: Il dovere di rinnegare sé stessi.

-Quinta meditazione: Dare gloria a Dio nel mondo.

-Sesta meditazione: L’Eucaristia, necessità del nostro cuore.

-Settima meditazione: La nostra Beata Madre.

4. La Via Crucis

5. Pensieri per la meditazione: Pensieri sulla fede; Pensieri sulla lotta spirituale; Pensieri sulla preghiera e sul sacrificio; Pensieri sull’esame di coscienza; Pensieri incoraggianti; Pensieri sull’Eucaristia; Pensieri sulla Beata Madre.

Estratto dal libro:

“Come Cristo vive oggi in noi: la Grazia e la Vita di Cristo nell’anima”

Quanto spesso sentiamo delle anime lamentarsi di essere così distanti dalla Galilea e lontane da Gesù. Il mondo è pieno di uomini e donne che pensano a Nostro Signore solo ed esclusivamente secondo ciò che i loro occhi possono vedere e le loro mani possono toccare. Quanti sono coloro che, a partire dalla verità del fatto che Egli è stato un grande Maestro dalla straordinaria influenza, che ha camminato su questa terra duemila anni fa, ricostruiscono il panorama del lago e delle colline della Galilea e si servono al meglio della propria immaginazione per descrivere le esatte circostanze della sua vita terrena; ma si fermano qui nell’apprezzarne la vita. Hanno imparato a pensare abitualmente a lui come a un personaggio della storia umana, come Cesare, Washington o Maometto; pensano a lui come qualcuno che è vissuto sulla terra e non c’è più. Ma che Egli possa agire su di noi adesso, ovunque si trovi, ovunque sia la sua natura, che possa ascoltarci e lasciarsi avvicinare da noi, è un pensiero accantonato con disprezzo come se rientrasse fra astrazioni teologiche e dogmi insensati. Queste anime possono seguirne l’esempio, applicare le sue Beatitudini a questa o quella situazione della loro vita, ammirarne l’esistenza come un esempio di grande sacrificio e ispirazione, ma al di là di questo, Cristo per loro non significa nulla. Di conseguenza sono tra quelli che, secondo san Paolo, conoscono Cristo soltanto secondo la carne.

Bisogna ammettere che la prolungata presenza sensibile e visibile del nostro Salvatore sarebbe stata di continua ispirazione alle nostre vite, ma non dobbiamo dimenticare che Egli stesso ha detto, nella notte prima di morire: «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7). Strane parole, queste. Perché pronunciarle proprio quando ha distaccato i cuori dei suoi apostoli dalle loro reti, dalle loro barche dalle loro abitudini, stringendoli tanto vicino al suo Sacro Cuore? Come gioverebbe loro la sua partenza? Conveniva a lui andarsene per poter essere più vicino a noi. Ecco la vera ragione del suo allontanarsi: «Perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. […] Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete […] ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (vedi Gv 16,7.16.22).

Pronunciando queste solenni parole alla vigilia della sua crocifissione, il Signore affermava espressamente che stava tornando alle sconfinate profondità della vita di suo Padre, da cui era venuto, ma andando via non li avrebbe lasciati orfani, perché sarebbe tornato in un modo nuovo, vale a dire, attraverso il suo Spirito. Era come se il Signore dicesse che se fosse rimasto sulla terra, con la sua vita corporea, sarebbe stato solo un esempio da imitare; ma se fosse andato al Padre inviando il suo Spirito, allora Egli sarebbe stato una “Vita” da vivere. Se fosse rimasto sulla terra, sarebbe stato sempre al di fuori di noi, una voce esterna, un eterno esempio, non avremmo potuto possederlo che mediante un abbraccio. Ma una volta asceso al Cielo e seduto alla destra del Padre nella gloria, allora poteva mandare il suo Spirito nelle nostre anime, per essere con noi non come una persona esterna, ma come un’anima vivente. Allora, non sarebbe stato solo qualcosa da copiare meccanicamente, ma qualcosa di vitale da riprodurre; non qualcosa di esteriore da raffigurare nelle nostre vite, ma qualcosa di vivente da fare crescere in noi. La sua ascensione al Cielo, la discesa del suo Spirito nelle nostre anime, erano il solo modo per lui di unirsi pienamente a noi, di dimorare con noi, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, ed essere nel senso più stretto «Cristo in noi».

Era conveniente, dunque, che se ne andasse. Altrimenti sarebbe rimasto confinato nella storia e in un paese. Ora, Egli appartiene agli uomini. Grazie al suo Spirito invisibile che ha inviato nel suo Corpo Mistico, Cristo vive ora sulla terra concretamente e realmente proprio come in Galilea 20 secoli fa. In un certo senso è più vicino a noi di allora, perché il suo vero Corpo all’epoca era al di fuori di noi, ma grazie al suo Spirito ora Egli può vivere in noi, come la vera Anima della nostra anima, il vero Spirito del nostro spirito, la Verità della nostra mente, l’Amore del nostro cuore e l’Anelito della nostra volontà. Pertanto, la vita di Cristo è traslata grazie allo Spirito dal mero ambito della storia, che studiamo attraverso la ragione, al regno dell’esperienza spirituale, dove Lui parla direttamente alle nostre anime.

Sarà stato di grande consolazione per la donna cananea toccare l’orlo della sua veste, per la Maddalena aver baciato i suoi piedi, per Giovanni aver riposato sul suo petto nella notte dell’Ultima Cena, ma si trattava di intimità esteriori, certamente di grande forza e fascino, perché sensibili, ma nessuna in grado di avvicinarsi vagamente all’unione, all’intimità che deriva dal possedere Cristo interiormente, grazie allo Spirito Santo. Le gioie più grandi della vita sono quelle che provengono dall’unione. Non raggiungiamo le vette dell’unione finché non c’è una fusione di amori, di pensieri e desideri, così profonda che pensiamo all’unisono con la persona amata, amiamo con la persona amata, desideriamo ciò che lei desidera; e questa unione raggiunge il culmine quando l’anima diviene una sola cosa con lo Spirito di Cristo, che è lo Spirito di Dio. Le gioie dell’amicizia, anche la più nobile, non sono che ombre e pallidi riflessi della gioia di un’anima in possesso dello Spirito di Cristo. La più alta felicità umana, che proviene dall’unione con l’amato, quanto più sia possibile a un cuore, tuttavia non è che una scintilla in confronto alla Grande Fiamma dello Spirito di Cristo che arde in un’anima che lo ama. Cos’è esattamente questa vita di Cristo nell’anima battezzata? È la grazia, un dono soprannaturale che ci viene elargito grazie ai meriti di Gesù Cristo per la nostra salvezza.

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

Per comprare il libro dal sito delle edizioni Ares, clicca qui: https://www.edizioniares.it/detail.asp?id_prod=916

CHE COS’È IL PURGATORIO? PERCHÉ ESISTE? TOGLIETE IL PURGATORIO E NON AVRÀ PIÙ SENSO IL GIORNO DEI MORTI!

È perfettamente vero il dire che la credenza nel Purgatorio è diminuita nella proporzione in cui la mentalità moderna andava dimenticando le due più importanti cose del mondo: la Purezza di Dio e la bruttezza del peccato. Ammesse entrambe queste due vitali credenze, la dottrina del Purgatorio non si può escludere.

Che cos’è il Purgatorio, se non una condizione di castigo temporale per coloro che lasciano questa vita in Grazia di Dio, ma non sono interamente liberi da colpe veniali e non hanno interamente pagato la soddisfazione dovuta alle loro trasgressioni? Il Purgatorio è quel modo d’essere in cui l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio e secondariamente, un modo d’essere in cui l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo.

La necessità del Purgatorio è fondata sull’assoluta Purezza di Dio. La Giustizia richiede che nulla d’immondo, ma solo i puri di cuore possano stare davanti al Volto d’un Dio Immacolato. Se non vi è il Purgatorio, la Giustizia di Dio sarebbe troppo terribile, poiché chi oserebbe affermare di essere abbastanza puro e mondo da stare dinanzi all’Immacolato Agnello di Dio? Ci sono alcune purezze di Santi eccezionali ma queste sono gloriose eccezioni.

Quanti milioni di persone muoiono con l’anima macchiata di peccato veniale, persone che hanno conosciuto il male e che attraverso una forte risoluzione se ne sono staccati portando con sé la debolezza del loro passato, come un peso opprimente!

Il giorno in cui siamo stati battezzati, la Chiesa pose su di noi una candida veste con questa ingiunzione: “Ricevi questa candida veste, affinché tu possa portarla senza macchia dinanzi al Trono di Cristo Signore, e ricevere la Vita Eterna”. Quanti di noi, nella loro virtù, hanno mantenuta questa veste immacolata e monda da ogni peccato, così da poter entrare immediatamente dopo morte nell’esercito -vestito di bianco- di Cristo Re? Quante anime vi sono che sul letto di morte, simili a fiori di tarda stagione, sono assolte dai loro peccati, ma non dal debito a essi dovuto?

Tutte queste anime che muoiono possedute da un po’ di Amor di Dio sono anime belle; ma se non vi fosse il Purgatorio, per le loro leggere imperfezioni, dovrebbero essere rigettate, senza pietà, nell’inferno dalla Divina Giustizia. Togliete il Purgatorio, e Dio non potrebbe perdonare così facilmente, perché un atto di pentimento e contrizione sull’orlo della tomba potrà forse espiare trent’anni di peccato? Cancellate il Purgatorio, e l’Infinita Giustizia di Dio rigetterebbe dal Cielo coloro che hanno deciso di pagare i loro debiti, ma non li hanno pagati fino all’ultimo centesimo.

Così, io dico, il Purgatorio è il modo d’essere dove l’Amore di Dio tempera la Sua Giustizia; poiché nel Purgatorio Dio perdona e ha tempo di ritoccare queste anime con la Sua Croce, di scalpellarle con lo scalpello della sofferenza, affinché siano pronte alla costruzione del grande edificio spirituale della Gerusalemme Celeste; d’immergerle in quella purificazione, perché possano lavare la loro veste battesimale macchiata, per essere degne di entrare nell’immacolata Purità del Cielo; di rifarle risorgere, come l’antica fenice, dalle ceneri della propria sofferenza, affinché, simili ad aquile ferite, risanate dal magico tocco delle fiamme purificatrici di Dio, possano ascendere verso il Paradiso, alla Città della Purezza, dove Cristo è Re e Maria Regina; poiché, per quanto insignificanti possano sembrare i difetti, Dio non perdona senza lacrime e non vi sono lacrime in Paradiso. (…)

Nel Purgatorio, l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio, ma insieme l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo, poiché rende capaci i cuori che sono stati lasciati, di rompere le barriere del tempo e della morte, di convertire parole non pronunciate in preghiere; incenso non bruciato, in sacrificio; fiori non offerti in elemosine; atti di bontà non compiuti, in aiuti per la Vita Eterna.

Levate il Purgatorio e quanto amaro sarà il nostro dolore per la nostra mancanza di bontà e quanto lancinante il tormento per la nostra dimenticanza!

Togliete il Purgatorio, e non avranno senso il Giorno della Rimembranza e il Giorno dei Morti, quando veneriamo la memoria dei nostri cari scomparsi. Levate il Purgatorio e quanto vane diventeranno le nostre corone, le nostre teste chinate, i nostri momenti di silenzio.

Ma se vi è un Purgatorio, allora immediatamente le teste chinate diventano ginocchia piegate, il momento di silenzio è momento di preghiera e la corona che appassisce, diventa una perenne offerta del sacrificio del Grande Eroe degli eroi, Cristo Nostro Signore e Salvatore.

La Chiesa ci assicura che, se non possiamo più fare nulla in questo mondo per i defunti, perché essi non vi appartengono più, possiamo ancora ritrovarli nelle mani della Divina Giustizia e dare a essi l’assicurazione del nostro amore e il prezzo della loro Redenzione.

L’anima di un parente, o di un amico, che si è presentato alla morte con un debito di penitenza verso Dio, può ancora estinguerlo per mezzo di noi, che siamo rimasti indietro, con la capacità di coniare l’oro delle nostre azioni quotidiane, nella moneta spirituale che compra la redenzione.

(Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

Quando entreremo in Paradiso li vedremo; molti di loro verranno verso di noi e ci ringrazieranno. Chiederemo chi sono, e diranno: «una povera anima del Purgatorio per la quale hai pregato».

(Fulton J. Sheen)