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PERLE DI FULTON SHEEN PER I NOSTRI TEMPI E LA NOSTRA VITA SPIRITUALE

LA VERITÀ È FISSA E NON CAMBIA MAI

La mentalità moderna crede che la verità è una novità e quindi la “verità” cambia con le fantasie passeggere del momento. Come il camaleonte cambia i suoi colori per adattarsi al vestito su cui è collocato, così si suppone che la verità cambi per adattarsi alle manie e alle debolezze dell’epoca.

La natura di certe cose è fissa, e nessuna lo è più di quella della verità. La verità può essere contraddetta mille volte, ma questo prova solamente che è abbastanza forte da sopravvivere a mille assalti.

Dire: “Alcuni dicono questo, altri dicono quello, quindi non c’è verità”, è tanto logico quanto lo sarebbe stato per Colombo che sentendo alcuni dire: “La terra è rotonda”, e altri dire “La terra è piatta” avrebbe concluso: “Quindi, la terra non esiste”.

Come un falegname che potrebbe buttare via il suo metro e usare ogni trave come asta di misura, così, anche coloro, che hanno buttato via lo standard della verità oggettiva non hanno più nulla con cui misurare se non la moda mentale del momento.

(Fulton J. Sheen)

È una delle curiose anomalie della civiltà attuale che quando l’uomo raggiunge il massimo controllo sulla natura, ha il minimo controllo su se stesso.

Il grande vanto della nostra epoca è il nostro dominio dell’universo: abbiamo imbrigliato le cascate, reso schiavo il vento per trasportarci su ali d’acciaio, e spremuto dalla terra il segreto della sua età.

Tuttavia, nonostante questa padronanza della natura, forse non c’è mai stato un tempo in cui l’uomo fosse meno padrone di se stesso. È attrezzato come un vero gigante per controllare le forze della natura, ma è debole come un omiciattolo per controllare le forze delle sue passioni e delle sue inclinazioni.

(Fulton J. Sheen, da “The Moral Universe – L’Universo Morale”)

Più diventiamo cristiani, più siamo timorati di Dio, più insistiamo sulla moralità nell’educazione, nella vita famigliare e nella politica, più saremo considerati con sospetto e con odio. La nostra stessa esistenza sarà considerata un pericolo. Non dobbiamo fare nulla per provocare una reazione contro di noi, non più di quanto abbiano fatto i primi cristiani di Roma, che erano buoni cittadini, e non erano colpevoli di nessun crimine se non quello di rifiutarsi di chiamare Nerone “dio”.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Pillars of Peace”)

UNA SOLA ANIMA VALE PIÙ DELL’INTERO UNIVERSO

In questi giorni di socialismo dove viene esaltato l’uomo nella massa, non si insisterà mai troppo sul valore della personalità. L’anima personale di un uomo vale più di tutti gli stati collettivi, perché gli stati sono fatti per servire la personalità, e non il contrario. Una personalità umana vale più dell’universo materiale, perché un uomo può portare l’intero universo nella sua mente attraverso la conoscenza. Lo stesso Buon Dio ha messo sul piatto della bilancia il cosmo con un’anima, e ha chiesto: “Che cosa potrà dare l’uomo in cambio della propria anima?”

(Fulton J. Sheen; “Lift Up Your Heart” 1950)

“La politicizzazione si è insinuata anche nelle chiese, dove la teologia sta diventando politica”

Un esempio di come la politicizzazione distrugga l’etica nel diritto è Pilato, quando aveva Cristo davanti a sé come prigioniero. Il suo giudizio fu: “Chiaramente non ha fatto nulla per meritare la morte. Propongo quindi di lasciarlo andare con una severa fustigazione”. Aveva ceduto al dominio della folla, alla convenienza: nessuna preoccupazione per la giustizia, ma molta preoccupazione per la stampa e le pressioni della folla.

La politicizzazione si è insinuata anche nelle chiese, dove la teologia sta diventando politica, e l’atteggiamento verso le cose di Dio è meno importante dell’atteggiamento verso Cesare.

Come cambierebbe il nostro atteggiamento verso il giusto e lo sbagliato, il male e il bene, se ogni giudice fosse rapinato e ogni legislatore subisse un furto per la sua auto. Almeno in quei settori, l’etica sostituirebbe presto la politica.

(Fulton J. Sheen, “Bishop Sheen Writes, 3 giugno 1972”)

Alcuni amano parlare ininterrottamente di religione, come fece Erode fino a quando Giovanni il Battista non gli rinfacciò il suo problema morale. Più che di discussione, la religione è argomento di decisione.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

Le passioni, le lealtà profonde, che un tempo erano legate alla visione di Dio, alla morale, alla religione, ora ruotano intorno a partiti, punti di vista e gruppi di potere. Il risultato è che gli americani si arrabbiano per le cose sbagliate. Filtrano i moscerini e ingoiano i cammelli (Matteo 23: 23,24).

(Fulton J. Sheen)

AMA DIO E FA’ CIÒ CHE VUOI

“Se ami Dio, non farai mai nulla che possa offenderlo”

Il vero amore si impone sempre delle restrizioni per amore di altri, tanto nel caso del santo che fugge il mondo per meglio aderire a Cristo, come in quello del marito che si allontana dalle persone che ha frequentato prima del matrimonio per appartenere più completamente alla sposa di sua elezione. Il vero amore, per sua stessa natura, non ammette compromessi; è un atto di liberazione dall’egoismo e dall’egotismo. Il vero amore si serve della libertà per darsi immutabilmente ad altri.

Disse Sant’ Agostino: “Ama Dio, e fa’ ciò che vuoi”. E con ciò vuol significare che se tu ami Dio, non farai mai nulla che possa offenderlo. Nell’amore coniugale c’è del pari una perfetta libertà e insieme una sola limitazione che sta a difesa di tale amore, ossia il rifiuto di offendere l’essere amato. Nella libertà non c’è momento più sacro di quello in cui la capacità di amare altre persone è sospesa e arrestata da ciò che ci attrae nell’essere a cui abbiamo votato il nostro cuore.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

“La famiglia come società, precede sia lo Stato che la Chiesa”

La famiglia è il principio morale fondamentale della Società Domestica: è l’unità naturale della società e il diritto all’educazione appartiene principalmente ai genitori, non allo Stato.

La famiglia è, nell’ordine naturale, l’unica istituzione divina nel mondo. Dio non ha fondato la Camera di Commercio Americana, il C.I.O., la Lega Nazionale, o l’U.S.S.R.; ma creando l’uomo e la donna, che trovano il loro naturale complemento l’uno nell’altra, e i cui figli sono l’incarnazione del loro amore reciproco, Dio ha fondato la famiglia.

Come la famiglia è la società divinamente organizzata dell’ordine naturale, così la Chiesa è la società divinamente organizzata dell’ordine soprannaturale. Poiché la grazia è costruita sulla natura, la Chiesa non può distruggere i diritti naturali della società. La famiglia quindi, come società, precede sia lo Stato che la Chiesa.

(Fulton J. Sheen; discorso pronunciato il 6 febbraio 1944)

Se desiderate che qualcuno si converta alla piena conoscenza di Gesù Nostro Signore e del Suo Corpo Mistico, insegnategli a pregare il Rosario. Accadrà che: o costui sospenderà la recitazione del Rosario oppure otterrà il dono della Fede.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

La libertà non è tanto un diritto di nascita quanto una conquista. Siamo nati con la libertà di scelta, ma il modo in cui usiamo le nostre scelte ci rende schiavi o uomini liberi. La libertà interiore di questo tipo è l’ultima cosa che un uomo raggiunge, ed è ciò che San Paolo chiama la “gloriosa libertà dei figli di Dio”.

(Fulton J. Sheen, da “Lift up Your Heart”)

Siamo in una condizione della società in cui la scuola ha sostituito la Chiesa nell’educazione, e stiamo arrivando a una condizione in cui lo stato sostituirà la scuola. Questa è sempre la logica della storia: quando la famiglia rinuncia ai suoi diritti, lo Stato li assume come propri. Per evitare questa condizione, il nuovo ordine deve integrare in qualche modo la religione all’educazione.

(Fulton J. Sheen, da “Philosophies at War” 1943)

A differenza dell’estremo freudianesimo, il cristianesimo non è così meschino da fare del sesso l’istinto più importante della vita o da attribuire alla sola repressione sessuale i disordini psichici. Se la repressione dei più brutali istinti del sesso è l’unica causa delle anomalie mentali, come mai quelli che si abbandonano alla licenza carnale sono i più anormali degli uomini mentre quelli che credono nella religione e nella morale sono perfettamente normali?

Con una visione più comprensiva e più sana della vita, il cristianesimo scopre non la causa, ma le cause dei disturbi psichici. Oltre al sesso, il cristianesimo indica altre sei possibili cause: superbia, avidità, ira, invidia, gola e accidia.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

“C’è così tanto male nel mondo che non può esserci un Dio…”

Il male è dunque una specie di parassita del bene. Se non ci fosse un bene con cui misurare le cose, il male non potrebbe esistere. Gli uomini a volte dimenticano questo, e dicono: c’è così tanto male nel mondo che non può esserci un Dio. Dimenticano che, se non ci fosse Dio, non avrebbero modo di distinguere il male dal bene. Il concetto stesso di male ammette e riconosce uno Standard, un Tutto, una Regola, un Ordine. Nessuno direbbe che la sua automobile è fuori uso se non avesse una concezione di come un’automobile dovrebbe funzionare.

(Fulton J. Sheen, da “Crisis in History”)

LE QUATTRO FASI DELL’ANIMA INNAMORATA DI DIO

Possiamo dunque individuare quattro fasi attraverso cui deve passare l’anima innamorata di Dio:

1) L’anima che comincia dall’amare se stessa per se stessa non tarda a sperimentare la propria insufficienza, in quanto si accorge che amare se stessa senza amare Dio è come amare il raggio senza amare il sole. Forse a questo punto l’anima scopre anche che l’individuo non sarebbe addirittura degno di essere amato qualora non vi fosse stata infusa da Dio stesso una certa amabilità o energia d’amore.

2) Dio non è amato per se stesso, ma nel nostro proprio interesse. A questo punto si fanno preghiere invocando questa o quella grazia, perché Dio viene amato in quanto può concedere dei favori. Tale era l’amore di Pietro quando chiese al Signore: “Che cosa ne ricaveremo?”.

3) Dio è amato per se stesso, non per il nostro proprio vantaggio. L’anima quindi invoca Dio, e non ciò che Dio può dare. Nell’ordine romantico questo corrisponde al momento in cui l’amata comincia ad amare il suo corteggiatore per se stesso, e non per le rose che le manda. È come l’amore materno che non chiede nulla in cambio.

4) Lo stadio finale è uno di quei rari momenti in cui l’amore di se stessi viene completamente abbandonato, svuotato e immolato per amore di Dio. Questo potrebbe corrispondere a quel momento della vita di una madre in cui lei non pensa più alla sua esistenza pur di salvare dalla morte il figlio. In questa forma di amore divino l’individuo non è distrutto ma trasfigurato: è questo quell’amore “al cui confronto ogni altro amore è pena”.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

Non è lontano il momento in cui gli uomini moderni lanceranno un appello frenetico a Dio perché li sollevi dalla cisterna vuota del loro ego… Il mondo è pieno di profeti dell’oscurità, e io sarei uno di loro se non credessi praticamente in Dio…Questo atteggiamento di pessimismo varia in rapporto diretto e proporzionale alla frequenza con cui si seguono le notizie del mondo…Di conseguenza, le persone conducono una vita politica, non una vita spirituale.

(Fulton J. Sheen, da “Way to Happiness”)

Il giorno in cui adotteremo nella nostra democrazia le idee già diffuse di alcuni giuristi americani secondo cui il diritto e la giustizia dipendono dalle convenzioni e dallo spirito del tempo, scriveremo la condanna a morte della nostra indipendenza…e quando negheremo Dio come fondamento dei nostri diritti, non avremo più diritti.

(Fulton J. Sheen)

OGNI PAESE HA IL GOVERNO CHE SI MERITA

Se marito e moglie vivono come se Dio non esistesse, allora l’America avrà dei burocrati che invocano l’ateismo come politica nazionale, ripudiando la Dichiarazione d’Indipendenza e negando che tutti i diritti e le libertà ci vengono da Dio. È la casa che decide la nazione. Quello che succede in famiglia accadrà più tardi al Congresso, alla Casa Bianca e alla Corte Suprema. Ogni paese ottiene il tipo di governo che si merita. Come viviamo in casa, così vivrà la nazione.

(Fulton J. Sheen, da “Communism and the Conscience of the West” 1948)

“Se il male venisse sempre chiamato con il suo vero nome, perderebbe gran parte delle sue attrattive”

Se ci chiediamo perché mai l’alcoolizzato ami l’alcool, perché il libertino ami certe perversioni, perché il criminale ami il furto, è perché ciascuno di loro ravvisa in quello che fa un qualche bene. Quel che ogni uomo cerca non è il massimo bene, perché, dotato com’è di libero arbitrio, ognuno può sempre scegliere un bene parziale anziché un bene totale, divinizzando così i propri appetiti. Per riuscire attraente, il male deve per lo meno assumere la parvenza della bontà. Bisogna che l’inferno s’indori dell’oro del paradiso, altrimenti gli uomini non desidererebbero mai quel male che esso comporta. Se il male venisse sempre chiamato con il suo vero nome, perderebbe gran parte delle sue attrattive. Quando le esagerazioni e le perversioni sessuali vengono chiamate “Kinsey Reports”, conferiscono un aspetto di bontà scientifica a ciò che non avrebbe alcuna attrattiva se venisse chiamato “lussuria”.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

Nota: I rapporti Kinsey sono due libri sul comportamento sessuale dell’essere umano: Sexual Behaviour in the Human Male (Il comportamento sessuale dell’uomo; 1948) e Sexual Behaviour in the Human Female (Il comportamento sessuale della donna; 1953), scritti dai Dott.ri Alfred Kinsey, Wardell Pomeroy e altri.

LA “BARACCOPOLI INTELLETTUALE” DEI NOSTRI GIORNI: EDUCAZIONE SENZA RAGIONE.

Il fatto triste è che i nostri intellettuali sono andati a “baraccopoli”. Nell’epoca vittoriana, c’era la “baraccopoli economica” in cui i ricchi scendevano dai poveri, non per sollevare i poveri dal loro bisogno, né per liberarsi delle loro superfluità, ma per godere dello shock e del brivido del contrasto economico. La “baraccopoli intellettuale” dei nostri giorni consiste nell’andare verso le masse non per alleviare la loro ignoranza dando loro la verità, ma per godere dello shock e del brivido dei movimenti rivoluzionari di massa senza una direzione intelligente… Come risultato, molte scuole oggi non stanno educando i giovani; stanno “condizionando” i giovani ad accettare un’autorità anonima senza ragione.

(Fulton J. Sheen, dal “discorso all’Associazione Nazionale Cattolica per l’Educazione, aprile 1954”)

Gli sconvolgimenti politici ed economici non sono che i sintomi del male più radicale, che nasce dall’irrazionalità perché la ragione umana ha perso le sue radici quando ha abbandonato la Ragione Eterna di Dio; nasce dalla violenza, perché vivere senza scopo è follia; nasce dall’ateismo, perché le coscienze inquiete devono perseguitare il bene.

(Fulton Sheen, da “The Declaration of Dependence, 1941”)

Nessuna ingiustizia che i nostri vicini ci hanno fatto può essere paragonata all’ingiustizia che facciamo a Dio attraverso i nostri peccati. Per questo dobbiamo perdonare i nostri nemici, perché ci è stato perdonato un peccato molto più grande: il peccato di aver trattato Dio come un nemico.

(Fulton J. Sheen, da “Go to Heaven – Andate in Paradiso”)

“Non è la nostra economia o la politica che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!”

Viviamo in tempi pericolosi, in cui i cuori e le anime degli uomini sono messi a dura prova. Mai prima d’ora il futuro è stato così imprevedibile…

E in tutta questa confusione e sconcerto i nostri “profeti” moderni dicono che la nostra economia ci ha deluso…No! Non è la nostra economia che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!

Quindi, nessun metodo di riaggiustamento economico o politico potrà salvare la nostra civiltà; possiamo essere salvati solo da un rinnovamento dell’uomo interiore, solo da una purificazione del nostro cuore e delle nostre anime; perché solo cercando prima il Regno di Dio e la Sua Giustizia tutte queste altre cose ci saranno date in aggiunta. In questo modo, 2000 fa, il mondo si è salvato dal paganesimo e dall’egoismo. Ed è così che sarà salvato di nuovo.

(Fulton J. Sheen, da “The prodigal world” 1935)

Quando Dio dona la libertà, non la toglie mai; per questo l’inferno è eterno. L’inferno è una garanzia della libertà umana; è il luogo dove l’uomo può gridare per sempre a Dio il suo rifiuto: “NON SERVIAM!”

(Fulton J. Sheen, da “Thinking Life Through” 1955)

La tragedia del mondo moderno è che in così tanti negano il peccato. Mai prima d’ora nella storia del mondo c’è stato così tanto male, e mai prima d’ora c’è stata così poca coscienza di esso. Parlate con un uomo moderno della riconciliazione della sua anima con Dio, e lui vi dirà: “Che cosa Gli ho mai fatto? L’ho lasciato in pace. Perché non dovrebbe lasciarmi in pace?”.

Perché dice questo? Per la stessa ragione per cui un uomo malato direbbe ad un chirurgo che volesse operarlo: “Non c’è niente che non vada in me. Lasciami in pace”. Allo stesso modo, se tu sei la tua legge, se tu stabilisci le norme, e se tu sei il tuo dio, allora non ha senso chiedere di essere riconciliato con Dio.

(Fulton J. Sheen)

Con la preghiera vocale andiamo da Dio a piedi. Con la meditazione andiamo da Dio a cavallo. Con la contemplazione andiamo da Dio come in un jet.

(Fulton J. Sheen)

Nella Chiesa, soltanto la preghiera ha importanza primaria; la pubblicità e i suoi metodi sono secondari. La ricerca delle vocazioni deve cominciare nelle nostre immediate vicinanze. Per due anni un Vescovo non ebbe alcun candidato al sacerdozio. Diede inizio a una campagna di preghiere nelle scuole della sua diocesi e nel giro di un anno, senza nessun altro genere di pubblicità, ne ebbe quaranta.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

Senza uomini giusti il mondo sarebbe oscuro e corrotto. Noi ci santifichiamo non per noi stessi come individui, ma per tutti gli altri, per il popolo di Dio. Non salviamo soltanto la nostra anima: o la salviamo col complesso del Corpo Mistico, o la perdiamo. Nessuna cellula del mio corpo può vivere normalmente se ne viene staccata, ma il mio corpo può vivere anche senza una qualunque cellula singola. In toto Christo viviamo e operiamo!

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

I libri rivoltanti contro la virtù sono definiti coraggiosi; quelli contro la moralità sono pubblicizzati come audaci e lungimiranti; e quelli contro Dio sono chiamati progressivi ed epocali. Dipingere le porte dell’inferno con l’oro del paradiso è sempre stata la caratteristica di una generazione in decadenza.

(Fulton J. Sheen, da “The Moral Universe”)

“Tutti nel mondo a un certo punto perdono la testa”

Erode aveva invitato Giovanni Battista nel suo palazzo non per ascoltare la verità ma per godere dell’emozione e provare il brivido della sua predicazione. Ce ne sono tanti al mondo così: non vogliono essere migliori, vogliono solo sentirsi meglio. Ma Giovanni non era il tipo di predicatore che attenuava il suo Vangelo per adattarsi al paganesimo dei suoi ascoltatori. Poiché condannò il secondo matrimonio di Erode, perse la testa. Tutti nel mondo a un certo punto perdono la testa, ma è meglio perdere la testa in difesa della Verità come Giovanni, piuttosto che perderla per il vino e la passione come Erode.

(Fulton J. Sheen, da “Personaggi della Passione”)

LA LOTTA ATTUALE È PER L’ANIMA DELL’UOMO

L’età della ragione è passata. Viviamo ora nei giorni della fede – la fede nei dittatori, ai quali gli uomini cedono la loro libertà per sfuggire al caos creato dal suo abuso. La civiltà secolare ha conquistato il mondo perdendo la sua anima, e avendo perso la sua anima, ora deve essere pronta a perdere il mondo. Ma il dualismo della storia esiste ancora. Ai tempi di Sant’Agostino, era il materiale che stava morendo e lo spirituale che stava per emergere. Oggi è lo spirituale che viene schiacciato e il materiale che rivendica il dominio. La lotta attuale è per l’anima dell’uomo. Ecco perché il Signore della Storia, nonostante tutte le smentite, è ancora coinvolto nella lotta.

(Fulton J. Sheen, da “Philosophy of Religion, The Impact of Modern Knowledge On Religion” 1948)

CIÒ CHE LA CHIESA È, LO È IL MONDO. NON È LA POLITICA A DECIDERE PER LA PACE O LA GUERRA…LA CONDIZIONE DELLA CHIESA È DECISIVA!

Ciò che siamo noi, lo è la Chiesa; ciò che la Chiesa è, lo è il mondo. Il mondo, con tutto ciò che contiene, è in sostanza una strada maestra sulla quale la Sposa, ossia la Chiesa, avanza incontro allo Sposo per le nozze celesti. Non è la politica, in fondo, a decidere della guerra o della pace. Decisiva è la condizione della Chiesa che vive nel mondo e lo fa lievitare.

Leggere l’Antico Testamento è riconoscere nella storia la mano del Signore che benedice o punisce le nazioni a seconda dei loro deserti.
Ciò che noi facciamo per santificarci, santifica il mondo. Quando il pastore è pigro, il gregge è affamato; quando dorme, esso è perduto; quando è corrotto, il gregge si ammala; quando è infedele, perde il discernimento. Se il pastore non è disposto a sacrificarsi per le sue pecore, arrivano i lupi e se le divorano.

Ogni mattina, noi Sacerdoti teniamo nelle nostre mani il Cristo, che versò il sangue delle sue vene, le lacrime dei suoi occhi, il sudore del suo corpo per santificarci. Il fuoco di questo amore dovrebbe avvampare in noi con tale ardore da renderci capaci di comunicarlo agli altri!

Mentre il Signore è nuovamente crocifisso nell’anima dei peccatori, soffriamo noi per il gregge errante? Ci scaldiamo accanto al fuoco parlando con le serve come fece Pietro? Adottiamo, con i nemici della Chiesa, una posizione intransigente, dimenticando che da un Saulo fu tratto un Paolo?

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

-IMPORTANTI E PROFETICHE RIFLESSIONI DI FULTON SHEEN SULLA CRISI DELLA CHIESA NEL POST CONCILIO- LA CHIESA OGGI È COME IL POPOLO D’ISRAELE NEL DESERTO: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

Riflessioni di Fulton J. Sheen, dal libro “Those Mysterious Priests” del 1974

P.s. I pezzi sono stati tradotti in modo amatoriale dall’originale inglese.

1)LA CHIESA È CAMBIATA DOPO IL CONCILIO VATICANO II? LA CRISI E LE CONSEGUENZE CHE IL PENSIERO MARXISTA-COMUNISTA HA PROVOCATO NELLA CHIESA, NEI SACERDOTI E NEI FEDELI

2) I CATTOLICI PSICOTICI E NEVROTICI: GLI UNI VORREBBERO ISOLARE LA CHIESA DAL MONDO, GLI ALTRI VORREBBERO IDENTIFICARLA CON IL MONDO.

3)LA CRISI SACERDOTALE: IL DIVORZIO TRA IL SACERDOTE E LA VITTIMA. CRISTO È SIA SACERDOTE CHE VITTIMA

4) LA CHIESA OGGI È COME IL POPOLO D’ISRAELE NEL DESERTO: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

BUONA LETTURA E RIFLESSIONE!

Due pensatori hanno fatto il pensiero dei nostri tempi: Freud e Marx. (…) Il primato del piacere, il rifiuto della disciplina e dell’autocontrollo, e la licenza del sesso, divennero l’espressione degli opuscoli di Freud, sia che egli ammettesse o meno queste idee. La Rivoluzione, il Socialismo e il Maoismo divennero l’eredità dell’autore di “Das Kapital-Il Capitale”… Marx-Marcuse-Mao.

Che effetto hanno avuto questi pensatori sulla religione? Il rapporto di Freud con essa è stato trattato nel nostro libro “La Pace dell’Anima”. La nostra preoccupazione qui riguarda il marxismo e la sua ripercussione sulla religione e, in particolare, sul sacerdozio.

Marx e i Preti? Quei misteriosi Sacerdoti!

È possibile che i cambiamenti di mentalità di pochi siano dovuti più a Marx che a Marco, più al comunismo che al Vangelo? Non è che il clero legga Marx. Un cinico potrebbe dire che non leggono più di Karl Marx che di San Tommaso d’Aquino. Ma non hanno bisogno di leggere. Le idee diventano atmosfera; i libri generano lo Zeitgeist (lo spirito del tempo). La stampa quotidiana non riporta note a piè di pagina, ma ha una filosofia di vita che i creduloni seguono, e che i saggi riconoscono. L’origine filosofica del marxismo non ci riguarda qui, ma come esso sia diventato inconsciamente un emisfero in alcuni cervelli religiosi.

Il marxismo sosteneva che “la religione è l’oppio del popolo”. Oggi questo può significare che la politica è l’eroina della religione. Non che alcuni siano consapevolmente marxisti; non lo sono, più di quanto chi usa la parola “filantropico” sappia di parlare greco. I laici sanno solo che la Chiesa è “cambiata”. Alcuni direbbero che è stato “l’abito”; altri, “la perdita del Latino”; altri, “l’emergere del potere dal basso”. Ma noi crediamo che i principi assunti e inconsci abbiano prodotto mutazioni in un piccolo gruppo di specie sacerdotali.

Queste sono le idee marxiste incorporate o riflesse inconsciamente in alcuni pastori e in alcune pecore della Chiesa:

  1. L’unica realtà è sociale, cioè il modo in cui gli uomini vivono nell’ordine politico, economico e sociale. Quindi, essere interessati alla salvezza dell’anima individuale è essere “borghesi” o “capitalisti”. Poiché l’ordine sociale è primario per la persona, la catechesi inizia con la comunità; il valore della persona è giudicato dal suo servizio all’ordine sociale.
  2. L’arte, la religione, la cultura, la filosofia e la morale sono sovrastrutture costruite su metodi di produzione. Se il capitalismo è il sistema economico al potere, allora naturalmente c’è un comandamento: “Non rubare”. Questo è stato inventato per proteggere i diritti di proprietà. Se il capitalismo e il governo che lo sostiene vengono distrutti, non c’è più bisogno della religione e della moralità borghese. La “novità” è quindi la laicità o la salvezza del mondo politico-economico. Il Regno di Dio diventa il Regno del mondo. La Teologia e la pietà sono Super-Ego o ideologie inutili.
  3. L’undicesima tesi di Marx su Feuerbach afferma che “i filosofi hanno solo interpretato il mondo; il punto è cambiarlo”. Ciò che è importante è quello che un uomo fa, non quello che un uomo pensa o crede. Applicato all’educazione teologica, questo significa che i corsi sui dogmi, la morale e le Scritture sono solo razionalizzazioni di un sistema antiquato e, quindi, “irrilevanti” per l’unica realtà che è la società. Come osserva Merleau-Ponty, “l’attivismo non lascia spazio all’intimità spirituale”.
  4. Il Sacerdote è chiamato a riparare il mondo, o forse a “lasciarlo”. I suoi sermoni devono essere su questioni sociali. La spiritualità è “privatizzazione” e i discorsi pubblici dovrebbero, quindi, ignorarla.
  5. Il mondo è l’oggetto della salvezza, non l’anima, non la Chiesa. Un sacerdote o un religioso, quindi, deve identificarsi più nell’abito, nelle abitudini e nel linguaggio, con ciò che deve essere salvato socialmente, piuttosto che con il culto, la liturgia e il sacramentale.
  6. “Un essere si mostra indipendente quando sta in piedi da solo, quando deve la sua esistenza a se stesso. Un uomo che vive per la grazia di un altro è un essere dipendente” (Marx). L’accettazione dell’autorità papale, o l’obbedienza a un vescovo, è un tradimento del diritto di ogni individuo di determinare ciò che è giusto. L’autorità viene dal basso, non dall’alto come Cristo disse a Pilato.
  7. Marx secolarizzò l’idea del giudizio alla fine dei tempi che avrebbe inaugurato una “terra nuova”; la rivoluzione Comunista è l’equivalente della Seconda Venuta. Il Paradiso attraverso il comunismo, o dopo una severa e violenta distruzione del capitalismo, e la pace finalmente arriva sulla terra. Per la chiesa significa questo: “Gesù era un rivoluzionario”, o “la teologia è politica”.
  8. Un’altra tesi di Marx era: “La critica alla religione è l’inizio di tutte le critiche”. La protesta è l’introduzione al miglioramento sociale. La forza del clero contro l’ “establishment”, quindi, non risiede in un programma positivo, ma in quella che Cohn-Bendit ha descritto come “spontaneità incontrollabile”. Un Sacerdote fa “le sue cose”; un sogghigno contrariato all’Humanae Vitae è più efficace di un attacco razionale che richiede studio e pensiero. (…)

Poiché il “mondo” è ambiguo, è possibile cadere negli abissi da entrambi i lati della strada della verità, producendo così gli psicotici e i nevrotici. Uno psicotico crede che due più due fa cinque; un nevrotico crede che due più due fa quattro, ma diventa pazzo per questo. I nevrotici si aggrappano al reale e dimenticano l’ideale.

Nella Scrittura, la Chiesa è simboleggiata dalla roccia che è stata colpita e da essa ne sono uscite acque vive. La roccia è permanente, le acque rappresentano il cambiamento e il dinamismo della Chiesa. Gli psicotici si aggrappano alla roccia e dimenticano le acque; i nevrotici nuotano nelle acque e dimenticano la roccia. Gli psicotici vogliono solo il letto del fiume; i nevrotici solo l’acqua che scorre. Gli psicotici isolerebbero la Chiesa dal mondo; i nevrotici identificherebbero la Chiesa con il mondo. Per gli psicotici la religione è cultica; per i nevrotici è attivistica.

Quando il Faust di Goethe cominciò a tradurre il Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo”, esitò, perché non poteva sottoscrivere il primato della Parola di Dio. Così, invece, scrisse: “In principio era l’Azione”. La verità, che manca sia agli psicotici che ai nevrotici, è che il Verbo si è fatto Carne. La biforcazione e il divorzio di quelle cose che Dio voleva che fossero tenute insieme, ha dato inizio a una divisione teologica simile alla scissione di un atomo.

L’ideale della spiritualità si trova nelle prime e ultime parole della vita pubblica di Nostro Signore. La prima parola della Sua vita pubblica è stata: “Venite” (Giovanni 1:39). L’ultima parola è stata: “Andate” (Marco 16:20).

Il discepolo viene prima di tutto per assorbire la Sua Verità, per infiammarsi con il Suo Amore; poi, e solo allora, va a compiere la sua missione.

Entrambe le parole sono riassunte nel passo della chiamata dei discepoli: “Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da Lui. Ne costituì Dodici perché stessero con Lui e per mandarli a predicare” (Marco 3,14).

Purtroppo oggi abbiamo troppi “vai-andate” e non abbastanza “vieni-venite”. Il giusto equilibrio si ritrova nella storia di Marta e Maria che segue nel Vangelo quella del Buon Samaritano. In quest’ultimo caso si loda il servizio sociale. Ma nella storia di Marta e di Maria, si suggerisce che non dobbiamo essere troppo assorbiti dal servizio, perché se siamo troppo assuefatti al servizio non abbiamo tempo di sederci ai piedi di Gesù per imparare le Sue lezioni. (…)

Se in Cristo, l’essere Sacerdote e Vittima sono inseparabili, non dovrebbe essere così negli “altri-Cristi”? Perché ci siamo considerati solo come offerenti e non come offerti, come predicatori e non come vittime di peccato, come operatori sociali e non come redentori? La fuga di molti sacerdoti dall’altare al mondo non è forse la prova di un certo malcontento interiore per il fatto che la Chiesa è stata troppo isolata dalle angosce e dalla povertà che il peccato ha causato?

I cattolici psicotici insistono ancora sull’aspetto cultuale, ministeriale, ecclesiale del sacerdozio; i nevrotici vogliono essere legati al mondo politico, economico e sociale che Cristo è venuto a redimere. Né l’uno né l’altro sono efficaci. Gli psicotici si preoccupano troppo del proprio popolo di Dio, e finiscono per parlare come imbalsamatori a imbalsamatori, troppo indifferenti alle esigenze del mondo non redento. I nevrotici vedono che il mondo ha bisogno di essere riadattato, ma troppo spesso si allontanano da Cristo e finiscono per fare lo stesso lavoro dei benefattori sociali e dei comunisti, ma non altrettanto bene, perché il loro servizio è spesso al costo di un abbandono alla vocazione della Santità di Dio.

Il Sacerdote è chiamato ad essere una vittima del peccato come lo era Cristo. Ciò non significa che debba indossare camicie di pelli. La penitenza non richiede oggi camicie di pelli; i nostri vicini sono “camicie di pelli”. Vittima significa piuttosto che noi sentiamo la colpa e il peccato del mondo come se fosse nostro e, attraverso la costante unione con Cristo, cerchiamo di riconciliare a Lui tutta l’umanità. Amore significa identificazione con gli altri, non solo con le pecore dell’ovile, ma anche con coloro che non ne fanno parte. Molti divulgatori di Dietrich Bonhoeffer hanno glorificato la sua “religione mondana” senza sapere che egli l’ha definita come l’identificazione con il sacerdozio-servizio di Cristo…

Se il peccato è finito, il sacerdote deve essere solo un sacerdote; ma se il Calvario continua, allora il Cristo glorificato può ancora chiedere: “Perché mi perseguitate? (At 9,4). Se Dio appare morto nella nostra era nucleare, è perché i cristiani e gli aridi hanno isolato Cristo dalla sua croce.

Alcuni sacerdoti e religiosi hanno amore a sufficienza per gli affamati, ma non abbastanza per redimersi dalla colpa. Il sacerdote, per relazionarsi meglio con il mondo, può predicare un “Cristo sociale” o un “Cristo politico” o un “Cristo rivoluzionario”, ma tale indifferenza nei confronti della crocifissione produce prediche che “suonano l’ottone e tintinnano i cembali”. L’impegno intellettuale e morale del sacerdote al Sermone della Montagna ha bisogno anche dell’abbandono esistenziale al prolungamento della Croce. Madre Teresa di Calcutta ha espresso questa idea: “Servire i poveri senza l’amore di Cristo crocifisso è un lavoro sociale”. (…)

Il divorzio del sacerdozio dall’essere Vittima permette al sacerdote di rimanere nel suo santuario, nella sua parrocchia, nella sua diocesi, senza l’amore del mondo sofferente che l’esser Vittima esige; permette anche alla vittima di giustificare il suo sopperire alle necessità del prossimo affamato, senza la santità che il sacerdozio richiede. La critica di chi si muove verso il bisogno del mondo è spesso ingiustificata. In realtà, si rivolgono contro l’isolamento del Divino dal secolare. La Chiesa deve sempre pagare una penale per aver trascurato un aspetto di Cristo fino alla dimenticanza di un altro. La fuga di sacerdoti e religiosi verso il mondo di oggi è in parte dovuta alla trascuratezza del coinvolgimento della Chiesa con il mondo in cui la Chiesa vive, si muove ed è. Non consapevolmente, ma inconsciamente sottolineano il carattere di Servo di Cristo. Se Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio in esso, perché non dovrebbero andare nella stessa area della redenzione?

Karl Marx ha dato il primato anche ai diseredati economicamente. C’è una differenza tra Marx e il sacerdote-vittima in questa dedizione. Perché Francesco d’Assisi è diventato un santo e Marx no? Che cosa ha fatto di Elisabetta d’Ungheria, nel suo amore per i lebbrosi e gli orfani, una santa? Che cosa ha reso santa Edvige nella rivoluzione politica e sociale che ha compiuto in Slesia? Che cosa ha fatto di Caterina da Siena una santa nelle sue audaci direttive al Papato? Che cosa ha fatto di un Vincenzo de’ Paoli un santo nella sua raccolta dei poveri? Che cosa li ha resi santi nel loro coinvolgimento nel mondo, mentre tanti uomini e donne chiamati ad uno stato santo oggi si allontanano dalla santità, dal celibato e da Cristo? È perché il servizio di Caterina, Vincenzo de’ Paoli, ecc. non è mai stato separato dal loro essere Vittime.

Una volta che il sacerdozio diventa esclusivamente cultuale, sacramentale ed ecclesiale, perde la sua missione a favore di chi non è dell’ovile e per un mondo “in punta di piedi in attesa della redenzione”. Dall’altra parte, la reazione del sacerdote al solo mondo, trasforma i sacerdoti in politici, i chierici in sociologi, i religiosi in visionari dagli occhi tristi. Cristo è sia Sacerdote che Vittima. Le due condizioni non avrebbero mai dovuto essere separate. (…)

Il pericolo più grave per la Chiesa nel futuro è la politicizzazione o la trasformazione della teologia in politica, dei seminari in scuole di servizio sociale e della predicazione della Parola di Dio in una vaga nozione di “presenza”. Un’amnesia intellettuale fa dimenticare ad alcuni nella Chiesa il potere demoniaco che si nasconde dietro gli “exousiai” o poteri del mondo (1 Corinzi 15:24). Si dimentica anche il fatto che la preghiera è l’azione politica più importante che il cristiano possa fare. La vita di preghiera è molto più importante di tutte le proteste, i roghi, le manifestazioni, le preghiere sulla Fifth Avenue davanti alle telecamere e i digiuni sui gradini del Municipio. “Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri (NBC, ABC e CBS: canali TV) che digiunano” (Matteo 6:16).

In quasi tutti i casi in cui i sacerdoti e i religiosi hanno divorziato dal Cristo che è sia Offerente (Sacerdote) che Offerto (Vittima), ciò ha provocato un declino della preghiera, un tradimento della verità rivelata o l’apostasia. Quello che sta accadendo è in realtà una volgarizzazione sacerdotale dell’estremismo politico. Poiché la Chiesa è stata talvolta in ritardo nell’attuazione della giustizia sociale, alcuni ecclesiastici che passano rapidamente dall’ignoranza all’estasi, trasformano i pulpiti in verbosità rivoluzionaria di seconda mano e in un vacuo rock and roll sociologico. Diventano come code di aquiloni e pistole a spruzzo omiletiche. Quando l’Anti-Cristo apparirà sarà, come avverte San Tommaso d’Aquino, una “Potestas Politica”, un Potere Politico. (…)

-Il Prete: Sacerdote e Vittima-

Nel continuare l’ufficio di mediazione di Cristo, il sacerdote-vittima deve essere santo ed “empio” (unholy?); santo, perché in intimità con il Padre; empio, perché non negherà mai la sua responsabilità per la cattiveria degli uomini. La ragione fondamentale della confusione nel ministero di Cristo negli ultimi decenni è stata: l’identificazione del sacerdozio con la liturgia e la cerimonia invece che con la santità; e l’identificazione dell’esser vittima con l’azione sociale invece che con la colpa umana. Il sacerdote è stato collegato solo con l’altare; la vittima esclusivamente con la povertà, piuttosto che con la fragilità, l’ignoranza, e la sofferenza umana. Quando il sacerdozio non significò più una relazione verticale con la santità di Dio, e l’esser vittima non fu più una relazione orizzontale con tutti gli uomini che sono venuti meno alla gloria di Dio, allora il sacerdote fu incatenato al santuario e la vittima all’interno della città. Non solo divorziarono dal loro intento originario di santità e unità con l’umanità ferita, ma cominciarono a litigare tra di loro, ciascuno incolpando l’altro di aver mancato alla sua vocazione; il giovane incolpò il vecchio di aver dimenticato i bisogni del mondo; il vecchio incolpò il giovane di aver ignorato la salvezza delle anime. La lite tra il “divino e il secolare” è solo una fase del divorzio che ha separato ciò che Dio aveva unito. La secolarizzazione divenne una reazione naturale contro il sacerdozio che era estraneo alle persone, ai problemi e alla povertà al di fuori della parrocchia. Non si trattava di una semplice divisione tra l’ultraterreno e questa terra, anche se coloro che traducevano l’esser vittima in una sociologia erano davvero molto mondani, mentre gli altri non erano sempre celesti e ultraterreni, ma semplicemente gretti e limitati. Il sacerdozio non è semplicemente cultuale, più di quanto l’esser vittima non sia una sfilata dei diritti civili. Il sacerdote-culto è diventato antisociale e il sacerdote sociologico è diventato anti-santità. Il sacerdote-vittima comprende entrambi, perché in grado eminente conosce sia l’impotenza e la frustrazione dell’uomo come peccatore, sia l’altezza della sua potenzialità di santità. Ai tempi di Paolo, gli ebrei chiedevano i miracoli e i greci la saggezza; così oggi, i sacerdoti chiedono il servizio pastorale e le vittime il servizio sociale. Ma, dice Paolo: “Noi annunciamo Cristo – sì, Cristo inchiodato sulla croce” (1 Corinzi 1,23). I sacerdoti che negano la loro responsabilità vittimale verso il mondo sono come i farisei che non avrebbero niente a che fare con i pagani; le nuove “vittime”, che identificano il Regno di Dio con la città secolare, sono come gli zeloti la cui unica missione nella vita era scacciare i Romani.

Il pensiero russo pre-sovietico ci dà una lezione della profonda unità sacerdote-vittima. Per esempio, Nekrasov che era profondamente preoccupato per il dolore della servitù della gleba e dell’oppressione scrisse:

“Sono stato chiamato a cantare le tue sofferenze, o nazione così incredibilmente paziente, Per il bene di una goccia del tuo sangue in me Perdona i miei peccati, o mio paese”.

Il suo cuore era nell’ordine sociale per migliorare le sofferenze della Russia, e tuttavia il suo profondo senso di santità gli faceva pensare alla testa coronata di Cristo.

“Ci sono tempi, ci sono epoche in cui niente è più desiderabile, niente di più bello di una corona di spine. Ma solo la corona di spine, oh Russia, si addiceva alla tua cupa bellezza.”

Il sacerdote-vittima come strumento del ruolo mediatore di Cristo è vincitore perché Lui è vittima. Dio fornisce la Vittima dal suo stesso seno, perché la Vittima è il suo stesso Figlio. Colui che è uno con il Padre nella sua santità, è allo stesso tempo identificato con i peccatori. La teologia dell’azione sociale orizzontale, separata dalla presa verticale della santità, è il marxismo senza Cristo. Cristo ha la signoria su tutti gli strati della società, ed è imperativo per tutti nella Chiesa rendere il Vangelo disponibile a tutta l’umanità. Il servizio d’amore all’umanità è un riflesso dell’amore di Dio. Un ministero che diventa così impegnato a portare striscioni e protestare contro le ingiustizie, e tuttavia non fa alcun tentativo di guadagnare le anime a Cristo, diventerà presto sterile e moribondo. Il sacerdote-vittima ha esattamente la stessa missione di Cristo: il riciclaggio della spazzatura umana. Il divorzio tra marito e moglie mette in pericolo i figli; il divorzio tra sacerdote e vittima danneggia la Chiesa. Ma una volta che il sacerdote è santo perché il Signore è Santo, una volta che il sacerdote è vittima perché il Cristo senza peccato è morto per i peccatori, allora le ferite della Chiesa diventano cicatrici gloriose. (…)

La Chiesa è il corpo di Cristo. Come il mio corpo è composto da milioni e milioni di cellule, e tuttavia esse costituiscono un solo corpo perché vivificato da una sola anima, presieduto da una testa visibile e governato da una testa o mente invisibile; così il corpo di Cristo è composto da milioni e milioni di persone che lo hanno accettato come Verbo. Pur essendo molte, esse sono una cosa sola perché questo Corpo è vivificato dallo Spirito Santo, presieduto da un capo visibile, il Papa, e sotto la direzione del Capo invisibile, Cristo in Cielo. Come nessuna cellula può vivere separatamente dal corpo, ma il corpo può vivere senza una cellula in particolare, così la Chiesa può vivere senza di me, ma io non posso vivere in totale partecipazione con il “segno e sacramento della salvezza del mondo” se non sono almeno spiritualmente legato ad essa.

Cristo rivive la sua vita nella Chiesa. Il Vangelo è la preistoria della Chiesa; la Chiesa è la post-storia del Vangelo…Non vediamo la Sua Bellezza nascosta nel Suo Corpo Mistico più di quanto non avremmo visto la gloria nascosta nel Suo Corpo Fisico, assetato al pozzo di Giacobbe, o reso il giocattolo dei soldati nel pretorio di Pilato o con le mosche che ronzavano sul Suo Volto torturato. Se ci furono scandali associati alla Sua vita fisica, tanto che Egli pregò che i Suoi seguaci non si scandalizzassero in Lui, perché non dovremmo aspettarci scandali nel Suo Corpo, la Chiesa? Quando oggi vediamo alcuni lasciare la Chiesa, questo prova forse che essa non è più il Suo Corpo, più di quanto Egli non fosse Divino quando “tutti lo lasciarono e fuggirono”?

Il Corpo di Cristo è diventato oggi il bersaglio in un gioco di freccette teologiche. Come i secolaristi dicono che Dio è morto, così i necro-ecclesiologi proclamano solennemente: “La Chiesa è morta”. Per alcuni è ritenuta troppo santa; per altri troppo umana; come Caifa Lo rifiutò perché pretendeva di essere divino, e Pilato Lo crocifisse perché non era sufficientemente uno con Cesare. La Chiesa non va mai d’accordo con il mondo, così come Israele, perché entrambi hanno la vocazione divina di essere un popolo a parte e separato…

-Anticorpi della Chiesa-

Nei trapianti di cuore, il corpo spesso rigetta il nuovo cuore perché è estraneo alla storia organica del corpo. Questi anticorpi nella struttura umana sembrano risentire dell’intrusione di ciò che è contrario al suo benessere. Il corpo di Cristo ha anticorpi che combattono contro i trapianti di secolarismo, eresia ed errore. Potrebbe davvero essere che alcuni in realtà non lascino la Chiesa; è la Chiesa che li rifiuta. Il sacerdote o il religioso indifferente che non arde mai di zelo per Cristo, ma che conduce una vita pigra o comoda, può essere raffigurato nel Libro dell’Apocalisse come se venisse scacciato violentemente dagli anticorpi della Chiesa. “Ma poiché siete tiepidi, né caldi né freddi, sarete vomitati dalla mia bocca” (Apocalisse 3:16). Gli omosessuali, gli amanti del denaro e della carne, o i ribelli alla santità, non lasciano tanto la Chiesa; piuttosto il Corpo di Cristo la rende così scomoda per loro con la sua enfasi sulla solidità dei costumi e sulla devozione alla verità che non possono vivere o respirare in essa. Un marito adultero lascia la moglie, o la fedeltà e le lacrime della moglie costituiscono una specie di inferno per la coscienza inquieta del coniuge adultero, così che egli sente di dover lasciare sua moglie? La sua buona condotta è un tale rimprovero per lui che non può più sopportare il sacramento del matrimonio.

Nei giorni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, i seminari iniziarono giustamente a formare i seminaristi in attività sociali e pastorali, ma trascurarono erroneamente la disciplina e la vita spirituale. Il risultato fu che non appena i giovani pulcini furono covati, si misero a correre con le volpi. San Giovanni ha un’analisi penetrante di questo improvviso abbandono dell’altare: “Sono usciti dalla nostra compagnia, ma non ci sono mai appartenuti veramente; se lo avessero fatto, sarebbero rimasti con noi. Sono usciti, perché sia chiaro che non tutti nella nostra compagnia vi appartengono veramente” (1 Giovanni 2,19). È come se l’organismo umano dicesse al cuore trapiantato: “Tu non eri con me fin dall’inizio”. La “compagnia mista” che aderì agli israeliti quando lasciarono l’Egitto e causò loro tanti problemi, ha la sua controparte nel Nuovo Israele o la Chiesa. Essi sono in esso ma non ne fanno parte.

Quello che era il “cristianesimo borghese” un secolo fa, oggi è il “cristianesimo secolare”. Come i sovietici hanno sostituito uno stile di vita borghese per l’ “élite della classe operaia”, così oggi alcuni discepoli di Cristo hanno abbandonato la vita di Cristo per essere più adatti al loro ambiente secolare. Non è il modello di Cristo che determina la loro vita; è la mentalità del loro gruppo. Come alcuni ecclesiastici sono scesi a compromessi con la monarchia dominante di Luigi XIV, e più tardi con il capitalismo del XIX secolo, così oggi alcuni stanno scendendo a compromessi con il secolarismo di massa del XX secolo… La “presenza cristiana”, che spesso è solo una presenza fisica senza lo Spirito di Cristo, addolcisce solo il mondo, ma non lo riconcilia con Dio. (…)

Le virtù che rifiutiamo di acquisire, cerchiamo di distruggerle. Il santo è il bersaglio, perché la santità è un giudizio. Quando l’innocenza non può essere sopportata, viene crocifissa.

Non dobbiamo aspettarci la perfezione nella Chiesa, solo la virtù. Dei dodici apostoli, uno ha tradito; degli otto nell’arca, uno era un reprobo; delle dodici tribù, due hanno rifiutato di attraversare il Giordano per amore dei pascoli ricchi; dei settanta discepoli, alcuni non hanno più camminato con Lui; e degli otto diaconi, uno è decaduto. Ma il Signore permette che la zizzania cresca con il grano fino alla mietitura e alla grande separazione. Si spezza il cuore di un vescovo quando un prete lascia la sua unità indivisa con Cristo; si addolora il cuore di un prete quando vede uno dei fratelli “tornare nel mondo”. La Chiesa è sempre disposta a riprendere gli erranti nel tesoro delle sue anime, ma mai gli errori nel tesoro della sua saggezza.

La Chiesa è come un ospedale. Guardato dal punto di vista degli oppositori, che cos’è? Pus, parassiti, sangue, malattie, amputazioni, urla, tagli, dolore, corpi contorti. Ma è per questo che esiste l’ospedale? Visto da un altro punto di vista, un ospedale è: cura, amore, guarigione, conforto, aiuto, legame, conoscenza e dimenticanza di sé. Quelli di noi che ancora servono non possono puntare il dito accusatore contro quelli che se ne vanno; non conosciamo le loro prove e tentazioni. Ma ciò che la caduta dei religiosi e dei sacerdoti dovrebbe fare in noi è eccitare il nostro essere vittime. Sono nostri fratelli e sorelle; possono aver disonorato la famiglia, ma appartengono alla nostra famiglia. Dove meglio ci afferra questo profondo senso di esser vittime se non nell’Ora Santa dove ci addoloriamo con il Cuore ferito di Cristo e preghiamo per coloro che possono, nelle loro notti insonni e nella loro esausta vita sessuale, desiderare ancora una volta non i vasi di carne dell’Egitto, ma il Calice della Benedizione che è il Sangue del Signore? Alcuni di loro stanno attraversando l’inferno, perché uno che ha assaggiato la dolcezza del Signore non può mai essere soddisfatto del fiele amaro. Riscattando uno solo di loro per il Signore osservando l’Ora Santa, abbiamo già, come ci dice San Giacomo, salvato la nostra stessa anima. (…)

-La Chiesa del Deserto-

La Chiesa oggi è come la Chiesa nel Deserto. Per Chiesa del Deserto intendiamo gli israeliti, il Qahal, il popolo di Dio quando, dopo quattrocento anni di schiavitù in Egitto, partì per la Terra Promessa di Canaan. La moderna Chiesa del Deserto è come la vecchia Chiesa del Deserto in tre modi: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

(1) La Chiesa fino al Concilio Vaticano II era più separata dallo spirito del mondo di adesso. Ma da quando è stata posta la giusta enfasi sull’essere più coinvolta con il mondo e le sue necessità, si è cominciato a sentire un desiderio per i “vasi di carne” dell’Egitto moderno. Alcuni sacerdoti e religiosi si sentivano molto meno a loro agio nell’essere identificati con quello che chiamavano “l’istituzione”. Un declino nella venerazione per l’Eucaristia si sviluppò nella Chiesa come ci fu un rifiuto della Manna tra gli israeliti. “Non c’è nessuno che ci dia del cibo? Non c’è nulla dovunque guardiamo, tranne questa manna” (Numeri 11:4-6). Nella Chiesa iniziò un desiderio per le concupiscenze del mondo. Pensateci! “In Egitto avevamo pesce a volontà, cetrioli e meloni, porri e cipolle e aglio”. L’aborto, la violenza, il divorzio e il ripudio dei voti che appartenevano all’Egitto del mondo erano ora accettati o difesi da alcuni. Non c’era più una solida falange morale contro lo spirito del male. Non era più importante ciò che la Chiesa credeva o il Santo Padre insegnava, o ciò che la Parola di Dio ammoniva; la coscienza individuale per e da se stessa diventava l’unico standard di giusto e sbagliato: “Ognuno di noi faccia ciò che gli piace” (Deuteronomio 12:8).

(2) Una seconda ragione per cui siamo come la Chiesa del Deserto è che in entrambe c’è una ribellione contro l’autorità. Gli israeliti credevano di essere tutti uguali nonostante qualsiasi chiamata di Dio. L’autorità divenne ripugnante o perché c’era gelosia nei confronti di chi la esercitava, o perché l’ego divenne un dio e non avrebbe sopportato alcun dio al di sopra di esso. Il popolo di Dio protestò contro l’autorità che Mosè e Aronne avevano su di loro: “Voi prendete troppo su di voi. Ogni membro della comunità è santo e il Signore è in mezzo a tutti loro. Perché vi mettete al di sopra dell’assemblea del Signore?”. (Numeri 16:3). Il Papa, i vescovi, i pastori, i superiori religiosi e i sacerdoti in vari gradi vengono contestati perché il sentimento generale è che coloro che risentono dell’autorità sono già abbastanza santi. Perché il Papa dovrebbe guidarli nella morale non più di Mosè? Sia del vecchio Israele che del nuovo si può dire: “Non tutti i discendenti di Israele sono veramente Israele” (Romani 9:6), né tutti nella Chiesa sono veramente della Chiesa.

(3) La Chiesa come Israele è in transizione. Come Israele si trovava tra l’Egitto e la Terra Promessa, così la Chiesa si trova in questo deserto attuale vagando tra ciò che è e ciò che alla fine diventerà. Possiamo solo pregare Dio che questo periodo di peregrinazioni dentro e fuori non duri più di quarant’anni. Come gli israeliti furono fatti uscire dall’Egitto, ma non portati subito a Canaan, così la Chiesa oggi è nel mezzo. Questo stato di mezzo non significa che quando la Chiesa si riprenderà da questo secolarismo, sarà una Chiesa perfetta. Quando gli israeliti passarono a Canaan, avevano sette battaglie da combattere. Canaan non è il Paradiso. Anche la Chiesa oggi sta subendo le sue peregrinazioni; la nuvola e la colonna di fuoco la spostano da una posizione all’altra; non appena inizia un esperimento, finisce in uno scarico senza acqua. Nulla sembra essere fissato, tranne il fatto che Dio ci sta guidando. Come gli israeliti erano in transito dall’Egitto a Canaan, così il nuovo Israele tende a scoraggiarsi, ma senza una buona ragione: “Non temete; io sono con voi, dice il Signore degli eserciti, e il mio Spirito è presente in mezzo a voi”.

La Chiesa non è una cosa che continua; è una cosa che muore e che rivive continuamente. La legge del Corpo è la legge del Capo: Crocifissione e Tomba Vuota. La Chiesa ha avuto quattro grandi morti nella storia, una ogni cinquecento anni circa. La prima fu la caduta di Roma, che turbò così tanto San Girolamo da fargli pensare che fosse arrivata la fine del mondo. Sant’Agostino passò diciotto anni a scrivere la sua Città di Dio per spiegare perché Roma era caduta. La seconda morte fu l’avanzata dei musulmani che distrusse la Chiesa nell’Africa del Nord e anche lo Scisma d’Oriente. La terza morte fu al tempo della Riforma, quando i riformatori riformarono i dogmi, mentre era la morale che doveva essere cambiata. Siamo nella quarta morte della Chiesa dove il nemico non sono gli Unni, gli scismatici, gli eretici, ma il mondo in cui la Chiesa vive. Durante questi cicli di cinque secoli, la Chiesa è stata attaccata in modi diversi. Durante il primo ciclo di cinque secoli, la Chiesa ha dovuto combattere le eresie incentrate sul Cristo storico: La sua persona, la sua natura, il suo intelletto e la sua volontà. Nel secondo ciclo fu il Capo Visibile della Chiesa ad essere negato. Nel terzo ciclo era la Chiesa o il Corpo Mistico di Cristo che veniva diviso in sezioni o sette. Ai nostri giorni, l’attacco è il secolarismo ed è diretto contro la santità, il sacrificio, l’abnegazione, e la kenosis. Il nuovo nemico della Chiesa è ecologico; riguarda l’ambiente in cui vive. (…)

-La prova-

Lo spirito del mondo è contrario alla prova; ecco perché c’è un movimento nell’educazione per eliminare gli esami. Dio, al contrario, è tutto per la prova. Anche all’inizio, Adamo ed Eva non dovevano essere confermati nei loro doni finché non avessero superato la prova del preferire un frutto al giardino. Gli angeli prima di loro furono messi alla prova. Non sappiamo quale fosse la prova, ma io sottoscrivo la convinzione che fosse loro permesso di guardare nel futuro e vedere Dio nell’umile forma di un uomo. Chiedere di adorare Colui che si sarebbe così “svuotato” era al di sotto della loro dignità, così si ribellarono. I quarant’anni nel deserto sono chiamati nella Scrittura una prova. Nostro Signore iniziò la Sua vita pubblica con una prova con Satana stesso. Ai nostri tempi, la Chiesa in Germania fu messa alla prova dal nazismo; la Chiesa in Russia fu messa alla prova dal comunismo e la Chiesa altrove dalla mondanità. Ciò che rende tutto così difficile è che ci viene chiesto di andare nel secolare senza diventare laici e di occuparci di tutti i problemi del mondo, che siano ecclesiali o meno, e tuttavia non diventare mondani. Nei giorni di persecuzione gli schieramenti erano più chiari. La Chiesa è “qui”; i persecutori erano “là”. Ma attenersi a quella linea sottile, essere nella Chiesa come “segno e salvezza del mondo” e tuttavia non rinunciare alla Chiesa è una vera prova. La prova oggi è se la Chiesa sarà identificata con qualche cultura. Una cosa è certa: se la Chiesa sposa lo spirito di questo tempo, sarà vedova nel prossimo. Coloro che cercano di fare della Chiesa un’istituzione tutta di “buone opere e servizio sociale” devono solo ricordare che nelle Lettere alle Sette Chiese nell’Apocalisse, Cristo dice: “Io conosco le vostre opere”. Le opere sono importanti, ma non possono salvare le anime, né liberarci dall’ira di Dio. La Chiesa è chiamata da Dio a salvare il mondo sia socialmente che spiritualmente con la fedeltà a Gesù Cristo l’autorità “estranea” al mondo. Se la Chiesa non è un elemento di disturbo, un fermento per il mondo, un centro di tempesta per il peccato, una palla di fuoco per le sue comuni comodità, non è più il Corpo di Cristo. Quanto più la Chiesa è fedele al Cristo Vittima, tanto più i suoi sacerdoti e il suo popolo provocano ostilità nel mondo, e tanto più grande sarà la sua tribolazione. Ecco perché lo Spirito è così severo con la Chiesa di Laodicea, la Chiesa comoda che si è sottratta al conflitto. La Chiesa brucia, diffonde il fuoco. Ma per bruciare, ha bisogno di combustibile in modo da poter raggiungere le estremità della terra come Cristo in Missione. Anche a casa sua la Chiesa, invece di scimmiottare il linguaggio, i cliché, le tecniche di Madison Avenue, deve insistere con un’urgenza disperata, sfidando la gente a prendere una decisione definitiva. Il fuoco che Cristo è venuto ad accendere sulla terra è diventato oggi come le fiamme delle candele che si stanno spegnendo. Come osservò Malcolm Muggeridge: “Non ho mai incontrato un ospedale o un orfanotrofio gestito dalla Fabian Society o un lebbrosario umanista”. La conversione si ferma come quando sia gli impiegati che gli ecclesiastici non credono più nei loro prodotti. La burrasca soffia, e nella brezza si sente il suono impetuoso del numero 666: una cosiddetta civiltà cristiana senza Cristo; una Resurrezione senza Crocifissione; una Pentecoste senza trent’anni di obbedienza e un Calvario; un’Eucaristia che è solo un banchetto e non anche un sacrificio; un sacerdozio che è secolare ma non vittimistico; un Gesù Superstar senza Gesù SuperVittima; un mondo che sembra meravigliosamente cristiano dove la gente dice: “Gesù è qui”. “Gesù è là”. “Il Regno di Dio è qui”. Ma non credeteci; il Regno di Dio viene senza essere osservato: “Sappi questo…ci saranno uomini che conserveranno la forma esteriore della religione, ma sono una negazione permanente della sua realtà” (2 Timoteo 3:5).

-Lo fanno tutti-

Il test della Chiesa oggi è strettamente legato all’opinione della maggioranza. Per esempio: “lo stanno facendo tutti”, “nessuno ci crede più dal Concilio Vaticano II”, “siete indietro con i tempi”, “mettetevi al passo”, “il mondo intero si sta muovendo in un’altra direzione”. È difficile in una canonica che un prete sia disposto a servire il popolo a tutte le ore, quando il resto del clero dice: “Tutti lavorano solo otto ore”. È una croce per alcuni insegnanti insistere sul primato di Cristo nell’educazione, quando la maggioranza di loro dice: “Un po’ di fornicazione o di marijuana non gli farà male. Tutti i ragazzi lo fanno oggi”. Il test della “maggioranza” fa quasi sembrare che chi vi si oppone sia un malato mentale…

La vera vita cattolica non è fatta da atti di pietà di routine, ma da una crisi in cui viene offerta una grande scelta; possiamo essere uno con il Pastore o contro di lui. Ecco perché questi sono grandi giorni in cui vivere. Possiamo prendere decisioni che avranno una ripercussione nell’eternità. Coloro che rifiutano l’autorità della Chiesa la condannano come un’ “istituzione”. (…)

Anche se la Chiesa non esistesse, Dio vorrebbe che fosse stabilita. Ma la Chiesa è più un Corpo che un’istituzione. La “struttura ossea” della Chiesa sarà sempre intatta. “Nessun osso di Lui sarà spezzato” (Giovanni 19:36) come non un osso dell’agnello pasquale doveva essere spezzato. La parola ebraica per osso significa forza, e sono le ossa del corpo che gli danno continuità e integrità. Ma la “carne” del corpo – quella sarà lacerata. “Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Giobbe 19:37). Siamo noi la Sua carne livida e bruciata; le nostre vite non spirituali trattengono gli altri dalla fede. Se la Chiesa fosse così buona e perfetta come alcuni critici vogliono che sia, non ci sarebbe posto per loro o per noi. La Chiesa ha posto per tutti: per i “pietisti” come Maria, per gli “attivisti” come Marta, e per i “dormienti” come Lazzaro che il Signore ha dovuto risvegliare.

-Ritiro e ritorno-

Poiché la Chiesa sta entrando in una nuova era, sarà un momento di sfida per i sacerdoti. I due estremi da evitare sono i “Dinosauri” che non riescono ad adattarsi all’ambiente glaciale che cambia e, dall’altra parte, diventare la fauna che si identifica con il flusso di ghiaccio e si scioglie. La forza continua della Chiesa sotto lo “Shock Futuro” sarà attraverso l’applicazione della legge del “Ritiro e Ritorno”. Prima il disimpegno dalle amicizie familiari, poi l’avanzata in un nuovo territorio. Il ritiro è per il bene della cristificazione delle nostre anime attraverso la penitenza e la meditazione. Mosè si ritirò sulla cima della montagna per comunicare con Dio; poi ritornò per dare una nuova legge e generare un popolo rinnovato. Platone ha mostrato nella sua analogia della caverna che nessuno può servire i bisogni dell’umanità senza il grande rifiuto di negare il proprio ego. Ogni mistico ha la “notte oscura dell’anima” prima di essere introdotto nell’intimità di Dio; San Paolo si ritirò in Arabia e lontano dal campo di ebrei e greci per ritornare con un nuovo Vangelo di comunione dove non c’è né ebreo né greco; San Benedetto si ritirò dal suo luogo di nascita umbro in una grotta nella valle di Subiaco prima di riformare l’agricoltura con il suo monachesimo. Cesare si ritirò da Roma in Gallia nel 58 a.C. e nove anni dopo attraversò il Rubicone e divenne il salvatore della sua società; Maometto si ritirò dalla Mecca a Medina e tornò per diventare il leader immediato di mezza Arabia. Ma l’esempio supremo di tutti è quello di Cristo: il ritiro e la sconfitta del Venerdì Santo e il ritorno e la vittoria della Domenica di Pasqua. Restare fermi o abbandonare Cristo vuol dire morire. Quando ci saranno santi sacerdoti che si sono ritirati nel Tabernacolo per ricevere potere, allora ci sarà un ampio senso dell’esser vittime cioè di accettare una missione nel mondo. Troppo a lungo siamo stati chiusi in noi stessi con le nostre case di ritiro per la santificazione dei santi, invece di aprirle a tutti per ascoltare la Parola di Dio ed essere avvicinati al suo Amore. La politica e l’economia del mondo solleciteranno il nostro interesse non solo perché la stampa ne accenna un aspetto, ma perché noi vi portiamo il giudizio morale dell’etica evangelica. Troppo a lungo siamo stati come Pietro “che si scalda al fuoco” (Giovanni 18,18). In nessun caso la Chiesa deve identificarsi con una cultura morente; i cristiani nazisti alla fine cessano di essere sia nazisti che cristiani. I leader della Chiesa non devono avere paura di non essere amati. “Se la sentinella non suona la sua tromba e non avverte il popolo quando vede avvicinarsi il nemico, chiunque sia stato ucciso sarà colto con tutti i suoi peccati addosso; ma io riterrò la sentinella responsabile della sua morte” (Ezechiele 33:6).

Uno degli scopi del ritiro è quello di caricare le nostre batterie per l’azione. Chiunque entri in contatto con le fonti del Potere Divino ha entusiasmi e attività molto diverse da quando era carnale e mondano. Un nuovo fuoco arde nel suo petto che consuma l’erotismo e lo apre a magnanimità che si credevano impossibili. Il santo sacerdote è colui che ritirandosi riceve nuove spinte dal Divino che poi traboccano nell’azione. Dio è uno Spirito con il quale lo spirito umano intrattiene un rapporto e quanto più profondo è questo rapporto, tanto maggiore è l’energia apostolica. Il ritiro di almeno un’ora continua della giornata da trascorrere in meditazione e intercessione davanti al Santissimo Sacramento diventa un ritorno all’opera della Chiesa e alla missione mondiale con una nuova forza. Ritiro dallo spirito del mondo e ritorno al mondo si intersecano. Simone Weil, l’ebrea francese, passava spesso delle ore davanti al Santissimo Sacramento. Durante questo tempo, scriveva: “Mi sentivo allora all’incrocio tra il cristianesimo e tutto ciò che non è cristiano”. Il ritiro, invece di fare dell’esclusività, raggiunge realmente un’inclusività dell’universo. La vita spirituale e la vita attiva si armonizzano. L’azione umana è allora vista sub specie aeternitatis. I nostri giorni non sono sicuri; sono giorni duri di prova.

DOBBIAMO RIPRENDERE LA SPADA DI CRISTO! PIÙ LA CHIESA AGISCE DIVINAMENTE, PIÙ ESERCITERÀ INFLUENZA…SE SOLO ANNUNCIASSIMO CRISTO INVECE CHE INEZIE SOCIOLOGICHE E POLITICHE!

Viviamo alla fine della Cristianità, non alla fine del Cristianesimo. Per Cristianità s’intende l’ordine politico, economico e sociale pervaso dall’etica del Vangelo. Non viviamo più in una civiltà Cristiana. La Cristianità si riferisce solo al mondo e alle sue istituzioni; il Cristianesimo si riferisce a Cristo e al Suo Corpo Mistico nella sua evidente estensione al mondo. All’era della Fede è succeduta l’era della Ragione, che, a sua volta, ha lasciato il posto alla nostra “Età dei Sensi”. Il Cristianesimo è considerato fuori luogo. (…)

Afferma Camus, il filosofo della coscienza dissociata: “Per l’uomo irrazionale non conta più spiegare e risolvere, ma solo sperimentare e descrivere”.

L’Età della Fede ha lasciato il posto all’Età della Ragione, che a sua volta è diventata l’Età del Sentimento.

In questo vuoto filosofico, la sensazione è dominante. Il valore di un oggetto cambia non appena cambia il sentimento nei suoi confronti, che si tratti della Chiesa, del matrimonio, del sacerdozio o dei contratti di calcio. Le persone sono amate finché sono utili. (…)

Per Platone, “la morale decide la politica”; per Machiavelli, “la politica non ha niente a che fare con la morale”. Ai nostri giorni: “La politica decide la morale”.

(Fulton J. Sheen, da “Those Mysterious Priests” 1974)

“La vita spirituale nei nostri tempi comincia con un ‘no’ al mondo. I cristiani russi sono passati per la prova del comunismo, i tedeschi quella del nazismo e noi quella del secolarismo. Solo coloro che hanno detto ‘sì’ al trascendente hanno il potere di dire ‘no’. Le autorità nei primi secoli non erano dei sognatori. Erano guerrieri. Andarono nel deserto per vedersela col Demonio e dirgli ‘no’. Oggi le persone sono così affamate di pane e noi gli diamo Rice Krispies.”

“Più la Chiesa agisce divinamente, più eserciterà influenza. Il problema è che tantissimi sacerdoti non hanno dimestichezza con l’autorità comune, vale a dire il Magistero, e così i fedeli diventano confusi.”

“Il potenziale per la conversione è grande, se solo annunciassimo Cristo invece che inezie sociologiche e scienze politiche.”

“Il nostro paese è pronto per la disciplina e il sacrificio di sé, ma nessuno ne parla.”

“La gente vuol essere innalzata e non trascinata verso il basso.”

(Fulton J. Sheen, verso il 1974)

DOBBIAMO RIPRENDERE LA SPADA DI CRISTO!

Diceva Sheen nel 1974:

«Ringrazio Dio […] di poter vivere in questi giorni, perché questi sono giorni di prova». Fino alla metà del Novecento, infatti, «l’atmosfera era cristiana; la morale era cristiana; non c’era alcun grosso problema nell’adattarsi a una società cristiana»

«Nostro Signore – proseguiva Sheen – ha detto che Satana ti setaccia come il grano. E oggi siamo setacciati come grano. Quindi possiamo tutti ringraziare Dio che viviamo in questi giorni. Davvero, è bellissimo. Ora possiamo dire “sì” o “no” e possiamo sopportare l’assalto, la critica e il ridicolo, perché questo è il destino del cristiano nei giorni dello spirito del mondo».

«Gesù Nostro Signore ha portato una spada», indica Sheen.

«Non è la spada che viene spinta verso l’esterno contro il nemico. È una spada che è spinta contro noi stessi, tagliando i sette becchini dell’anima: orgoglio e avidità, lussuria e rabbia, invidia, gola e accidia. E noi abbiamo rinunciato alla spada – qualcun altro l’ha presa e noi dobbiamo riprenderla! Allora otterremo la pace! E la pace non è mai aziendale – non è mai sociale – prima di tutto è individuale».

(Fulton J. Sheen, verso il 1974)

La santità deve avere un fondamento filosofico e teologico, cioè la verità divina; altrimenti, è sentimentalismo ed emotività. Molti, dicono: «Vogliamo la religione, ma non gli articoli di fede»; il che equivale a dire che vogliamo la guarigione ma non la scienza medica, la musica ma non le norme musicali; la storia ma non i documenti.

La religione, difatti, è una Vita, ma deriva dalla verità, non altrimenti che da essa. È stato detto che non importa ciò che si crede: tutto dipende da come si agisce. Il che è un’assurdità psicologica, dato che un uomo agisce in base alle proprie opinioni. Nostro Signore dava la precedenza alla verità, cioè alla fede in Lui; venivano poi la santificazione e le opere buone.

Sennonché, in questo caso, la verità non era un ideale indeterminato, ma una Persona; cosicché la verità, adesso, poteva essere amata, poiché solamente una Persona può essere amata. La santità, pertanto, diventa la risposta del cuore alla verità divina e alla sua illimitata misericordia verso il genere umano.

(Fulton J. Sheen, da “Vita di Cristo”)

Qui potete scaricare dei libri di Fulton Sheen in PDF: https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/07/24/libri-fulton-sheen-in-pdf/

-IL DIAVOLO- IL VIDEO DELLA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO… DA NON PERDERE! BUONA VISIONE!

-IL DIAVOLO-

IL VIDEO DELLA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO… DA NON PERDERE! BUONA VISIONE!

Per il testo della traduzione cliccare qui: ://amicidifultonsheen.wordpress.com/2021/03/23/la-catechesi-profetica-di-fulton-sheen-lanticristo-lazione-del-diavolo-nella-chiesa-e-sulle-anime-il-concilio-vaticano-le-divisioni-allinterno-della-chiesa/

UN NUOVO E IMPERDIBILE LIBRO DI FULTON SHEEN: “SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE”

Nel corso della storica carriera dell’arcivescovo Fulton Sheen, migliaia di persone si sono avvicinate a lui con una semplice richiesta: “Insegnaci a pregare”. Ora, per la prima volta in assoluto, i suoi saggi insegnamenti sulla preghiera sono stati raccolti in un unico volume per aiutarvi a perfezionare le vostre preghiere e renderle ciò che devono diventare: una santa abitudine quotidiana.

Per prima cosa ci sono le profonde riflessioni del Vescovo Sheen sulla preghiera del “Padre Nostro” e la sua indispensabile connessione con le Sette Ultime Parole di Cristo dalla Croce. Poi il vescovo Sheen svela le ricchezze, spesso trascurate, di altre preghiere cattoliche quotidiane, trasformandole da semplici recitazioni in potenti momenti di comunione con Dio.

Con il suo aiuto, poi viaggerai attraverso il Santo Sacrificio della Messa, con l’opera “Il Calvario e la Messa” (pubblicata in passato con il titolo “Vivere la Messa”, San Paolo 2012), imparando a portare pace alla tua anima e ad essere più aperto e disponibile alla grazia di Dio. Scoprirai anche come rendere le tue Ore Sante di Adorazione più efficaci e a padroneggiare una varietà di altre tecniche che il Vescovo Sheen ha impiegato nella sua fruttuosa ricerca della santità. Soprattutto, ti immergerai in una incomparabile collezione di riflessioni di Fulton Sheen sulla Messa, la meditazione per le Ore Sante, e decine di preghiere che raccomanda per la maggior parte delle occasioni della vita cristiana. Troverai anche delle meditazioni di alcuni santi che Fulton Sheen amava e consigliava.

Preghiera, meditazione, Ore Sante e Adorazione, la Messa, e anche un po’ di filosofia: c’è tutto in questa deliziosa antologia delle opere del santo Arcivescovo Fulton J. Sheen!

Per comprare il libro dal sito delle edizioni Ares, clicca qui: https://www.edizioniares.it/detail.asp?id_prod=916

Qui di seguito l’indice del libro-antologia e un estratto straordinario dalla meditazione “Come Cristo vive oggi in noi” che ti invoglierà ad acquistare il libro per il tuo cammino di santità, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Indice del libro:

Introduzione del curatore

1. Le Sette Ultime Parole e il Padre Nostro

2. Il Calvario e la Messa: un messale per amico. Prologo – Il Confiteor – L’Offertorio – Il Sanctus – La Consacrazione – La Comunione – L’Ite, Missa est – L’Ultimo Vangelo.

3. L’Ora Santa e l’Adorazione. Meditazioni e riflessioni «Non avete vegliato un’ora sola con me?»

-Prima meditazione: L’incarnazione del Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

-Seconda meditazione: Come Cristo vive oggi in noi.

-Terza meditazione: La perdita della vita divina e il nostro destino ultimo.

-Quarta meditazione: Il dovere di rinnegare sé stessi.

-Quinta meditazione: Dare gloria a Dio nel mondo.

-Sesta meditazione: L’Eucaristia, necessità del nostro cuore.

-Settima meditazione: La nostra Beata Madre.

4. La Via Crucis

5. Pensieri per la meditazione: Pensieri sulla fede; Pensieri sulla lotta spirituale; Pensieri sulla preghiera e sul sacrificio; Pensieri sull’esame di coscienza; Pensieri incoraggianti; Pensieri sull’Eucaristia; Pensieri sulla Beata Madre.

Estratto dal libro:

“Come Cristo vive oggi in noi: la Grazia e la Vita di Cristo nell’anima”

Quanto spesso sentiamo delle anime lamentarsi di essere così distanti dalla Galilea e lontane da Gesù. Il mondo è pieno di uomini e donne che pensano a Nostro Signore solo ed esclusivamente secondo ciò che i loro occhi possono vedere e le loro mani possono toccare. Quanti sono coloro che, a partire dalla verità del fatto che Egli è stato un grande Maestro dalla straordinaria influenza, che ha camminato su questa terra duemila anni fa, ricostruiscono il panorama del lago e delle colline della Galilea e si servono al meglio della propria immaginazione per descrivere le esatte circostanze della sua vita terrena; ma si fermano qui nell’apprezzarne la vita. Hanno imparato a pensare abitualmente a lui come a un personaggio della storia umana, come Cesare, Washington o Maometto; pensano a lui come qualcuno che è vissuto sulla terra e non c’è più. Ma che Egli possa agire su di noi adesso, ovunque si trovi, ovunque sia la sua natura, che possa ascoltarci e lasciarsi avvicinare da noi, è un pensiero accantonato con disprezzo come se rientrasse fra astrazioni teologiche e dogmi insensati. Queste anime possono seguirne l’esempio, applicare le sue Beatitudini a questa o quella situazione della loro vita, ammirarne l’esistenza come un esempio di grande sacrificio e ispirazione, ma al di là di questo, Cristo per loro non significa nulla. Di conseguenza sono tra quelli che, secondo san Paolo, conoscono Cristo soltanto secondo la carne.

Bisogna ammettere che la prolungata presenza sensibile e visibile del nostro Salvatore sarebbe stata di continua ispirazione alle nostre vite, ma non dobbiamo dimenticare che Egli stesso ha detto, nella notte prima di morire: «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7). Strane parole, queste. Perché pronunciarle proprio quando ha distaccato i cuori dei suoi apostoli dalle loro reti, dalle loro barche dalle loro abitudini, stringendoli tanto vicino al suo Sacro Cuore? Come gioverebbe loro la sua partenza? Conveniva a lui andarsene per poter essere più vicino a noi. Ecco la vera ragione del suo allontanarsi: «Perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. […] Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete […] ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (vedi Gv 16,7.16.22).

Pronunciando queste solenni parole alla vigilia della sua crocifissione, il Signore affermava espressamente che stava tornando alle sconfinate profondità della vita di suo Padre, da cui era venuto, ma andando via non li avrebbe lasciati orfani, perché sarebbe tornato in un modo nuovo, vale a dire, attraverso il suo Spirito. Era come se il Signore dicesse che se fosse rimasto sulla terra, con la sua vita corporea, sarebbe stato solo un esempio da imitare; ma se fosse andato al Padre inviando il suo Spirito, allora Egli sarebbe stato una “Vita” da vivere. Se fosse rimasto sulla terra, sarebbe stato sempre al di fuori di noi, una voce esterna, un eterno esempio, non avremmo potuto possederlo che mediante un abbraccio. Ma una volta asceso al Cielo e seduto alla destra del Padre nella gloria, allora poteva mandare il suo Spirito nelle nostre anime, per essere con noi non come una persona esterna, ma come un’anima vivente. Allora, non sarebbe stato solo qualcosa da copiare meccanicamente, ma qualcosa di vitale da riprodurre; non qualcosa di esteriore da raffigurare nelle nostre vite, ma qualcosa di vivente da fare crescere in noi. La sua ascensione al Cielo, la discesa del suo Spirito nelle nostre anime, erano il solo modo per lui di unirsi pienamente a noi, di dimorare con noi, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, ed essere nel senso più stretto «Cristo in noi».

Era conveniente, dunque, che se ne andasse. Altrimenti sarebbe rimasto confinato nella storia e in un paese. Ora, Egli appartiene agli uomini. Grazie al suo Spirito invisibile che ha inviato nel suo Corpo Mistico, Cristo vive ora sulla terra concretamente e realmente proprio come in Galilea 20 secoli fa. In un certo senso è più vicino a noi di allora, perché il suo vero Corpo all’epoca era al di fuori di noi, ma grazie al suo Spirito ora Egli può vivere in noi, come la vera Anima della nostra anima, il vero Spirito del nostro spirito, la Verità della nostra mente, l’Amore del nostro cuore e l’Anelito della nostra volontà. Pertanto, la vita di Cristo è traslata grazie allo Spirito dal mero ambito della storia, che studiamo attraverso la ragione, al regno dell’esperienza spirituale, dove Lui parla direttamente alle nostre anime.

Sarà stato di grande consolazione per la donna cananea toccare l’orlo della sua veste, per la Maddalena aver baciato i suoi piedi, per Giovanni aver riposato sul suo petto nella notte dell’Ultima Cena, ma si trattava di intimità esteriori, certamente di grande forza e fascino, perché sensibili, ma nessuna in grado di avvicinarsi vagamente all’unione, all’intimità che deriva dal possedere Cristo interiormente, grazie allo Spirito Santo. Le gioie più grandi della vita sono quelle che provengono dall’unione. Non raggiungiamo le vette dell’unione finché non c’è una fusione di amori, di pensieri e desideri, così profonda che pensiamo all’unisono con la persona amata, amiamo con la persona amata, desideriamo ciò che lei desidera; e questa unione raggiunge il culmine quando l’anima diviene una sola cosa con lo Spirito di Cristo, che è lo Spirito di Dio. Le gioie dell’amicizia, anche la più nobile, non sono che ombre e pallidi riflessi della gioia di un’anima in possesso dello Spirito di Cristo. La più alta felicità umana, che proviene dall’unione con l’amato, quanto più sia possibile a un cuore, tuttavia non è che una scintilla in confronto alla Grande Fiamma dello Spirito di Cristo che arde in un’anima che lo ama. Cos’è esattamente questa vita di Cristo nell’anima battezzata? È la grazia, un dono soprannaturale che ci viene elargito grazie ai meriti di Gesù Cristo per la nostra salvezza.

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

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NON DUBITIAMO DELLA SANTITÀ E DIVINITÀ DELLA CHIESA A CAUSA DEGLI SCANDALI E DEI TRADIMENTI: “Come Cristo, la Chiesa soffre ed è crocifissa…È giusto e naturale che la Chiesa abbia i suoi giorni di passione come li ebbe Cristo!”

Possiamo dire che Cristo, nel Suo corpo umano insegnò, governò e santificò, e continua a operare allo stesso modo nel Suo corpo mistico, e gli insegnamenti della Chiesa sono gli insegnamenti infallibili di Cristo; i suoi ordini sono ordini divini di Cristo; e la sua vita sacramentale è la Vita Divina di Cristo. La Chiesa, dunque, è la continuazione dell’Incarnazione di Cristo. Non è un istituto, come una banca, nè una organizzazione, come un club, ma una vita e un organismo; non qualcosa di orizzontale che si dirama dagli Apostoli in quanto uomini a noi, uomini al pari di loro, ma qualcosa di verticale in cui la Vita Divina discende prima da Dio a Cristo, e poi a noi nella Chiesa.

II Vangelo rivive perciò nella presenza di Cristo nel Suo nuovo corpo che è la Chiesa. Proprio come il Suo corpo umano fu soggetto alle debolezze fisiche, si sentì stanco al pozzo di Giacobbe ed ebbe le labbra inaridite dal bacio di Giuda, così io vedo il Suo corpo mistico soggetto a debolezze non fisiche ma morali, a scandali, ad altre labbra traditrici. Ma non mi riesce di comprendere come si possa dubitare della divinità del Suo corpo mistico solo perchè si constatano in esso delle manchevolezze e delle debolezze, allo stesso modo come non mi viene da dubitare della divinità di Cristo solo perché tre degli Apostoli s’addormentarono nell’orto degli Ulivi.

Per bocca della Chiesa io sento la voce di Cristo, ed accetto le parole della Chiesa come le parole di Cristo. Quando la Chiesa traccia il segno di croce nel confessionale e dice al penitente di andare e non peccare più, io vedo ancora e sempre Cristo levare la Sua mano in segno di perdono tra i commenti maligni degli astanti: «Come può un uomo perdonare i peccati?». Quando vedo alcuni dei figli della Chiesa lasciare la Madre perché non possono accettarne la dottrina, vedo Cristo che ancora una volta permette a quelli tra i Suoi discepoli che trovano dure le Sue parole di andare e non camminare più con Lui. Quando vedo la Chiesa alzare un’Ostia bianca sul Calice e sento quelle parole: «Ecco l’Agnello di Dio», io credo alla presenza di Cristo vivo e vero come se Egli spalancasse la porticina del Tabernacolo e mi dichiarasse personalmente la Sua presenza. Quando vedo un Sacerdote salire i gradini dell’altare per rinnovare il Sacrificio del Calvario, ancora e sempre io vedo i piedi sanguinanti di Cristo salire il colle fatale e le Sue mani aggrapparsi al patibolo di una croce.

Quando odo la Chiesa richiamare uomini e donne lontano dagli splendori e dagli allettamenti del mondo e radunarli all’ombra della croce, risento le parole di Cristo che loda Maria perché ha scelto la parte migliore, e comprendo che, dopo tutto, c’è una sola cosa necessaria, ed è la salvezza della propria anima. Quando constato che la Chiesa è incompresa e perseguitata nel mondo, le parole di Cristo mi risuonano all’orecchio: «Io vi ho tolto dal mondo, e perciò il mondo vi odia. Ma ricordatevi che ha odiato Me prima di voi». Nei momenti in cui la Chiesa è accusata di opporsi alla scienza, di essere arretrata, di essere la Chiesa degli ignoranti e dei poveri, mi par di riudire quei bisbigli: «Che cosa può venire di buono da Nazareth?». E in quegli altri momenti in cui il mondo intero acclama la Chiesa e quasi vorrebbe che Essa regnasse su tutti gli uomini, vedo i rami trionfali di palma presto mutati in lance di minaccia e di morte.

Poi, nei momenti di dolore quando la Chiesa è sul banco degli imputati, e la si accusa di non essere abbastanza dogmatica, ricordo il lamento di Anna perché Cristo non si decideva a parlare del Suo ministero e della Sua Dottrina. Quando invece la sento accusata di essere troppo rigida e dogmatica nell’asserire la propria divinità, ricordo Caifa che condanna Cristo perché parla troppo chiaro della Sua Divinità. Quando la si accusa di essere troppo universale e antinazionale, comprendo che le accuse non sono che l’eco di quelle fatte dinanzi al palazzo di Pilato: Cristo pervertiva la nazione e rifiutava il tributo a Cesare. Quando la si condanna perché troppo staccata dalla terra e da ogni compromesso, mi par quasi di vedere Erode che riveste Cristo dell’abito dei pazzi perché si rifiuta di compiere un prodigio che impressioni la folla e Gli ottenga libertà. E quando la si accusa di tutte queste cose ad un tempo e che manca di autorità, che è troppo universale e troppo staccata dalle cose della terra, vedo che le accuse si contraddicono e che l’unica punizione che si convenga ad uno che vien condannato su accuse contradditorie è il segno di contraddizione: la Croce, in cui una delle sbarre è in contraddizione con l’altra.

Come Cristo, la Chiesa soffre ed è crocifissa…È giusto e naturale quindi che la Chiesa abbia i suoi giorni di passione come li ebbe Cristo, e sia condannata in tre lingue, in Ebraico, in Greco e in Latino: nella cultura di Gerusalemme, di Atene e di Roma; nel nome della bontà, della verità e della bellezza. Oggi come allora i rappresentanti di queste tre culture passano ai piedi della croce e chiedono alla Chiesa di scenderne se ne è capace.

Quelli che crocifiggono nel nome della bontà le gridano: «Scendi dalla croce della tua fede nel destino della spiritualità dell’uomo; scendi, e smetti di credere che l’uomo sia stato fatto a immagine e somiglianza di Dio; scendi, e non credere più nella santità del matrimonio: scendi, e allora crederemo».

Quelli che crocifiggono nel nome della verità passano ai piedi della croce e scongiurano: «Scendi, non ostinarti a credere che esista qualcosa che possa essere verità; scendi, non credere alla Divinità di Cristo e all’esistenza di Dio; scendi, non continuare a prestar fede alla continuazione della vita e alla verità di Cristo nella Sua Chiesa. Non vedi che accanto alla tua, sul Calvario, ci sono altre croci? Scendi, e crederemo ».

Quelli che crocifiggono nel nome della bellezza gridano: «Scendi dalla croce: non puoi credere che la salvezza si possa comperare con la mortificazione; è brutto illudersi che l’unico mezzo per salvare la propria vita sia quello di perderla; è sciocco credere che ci si possa guadagnare un altro mondo limitando il godimento di questo! Guarda le rovine che i tuoi filosofi già ti hanno procurato! La tua carne cade a brandelli sanguinolenti. Scendi, e crederemo».

Il miracolo divinamente sublime della vita di Cristo e dell’intera vita della Chiesa è che Essa non scende. Il miracolo della Crocifissione è che Cristo è ancora inchiodato lassù. Mai come in quel momento la Divinità si manifesta non per eccesso di potere, ma per il freno imposto al potere stesso. Qualunque essere umano sarebbe sceso con quell’impeto proprio dei deboli che raccolgono una sfida di pusillanimità. II miracolo sta nello scendere senza discendere. È umano scendere; è divino rimanere lassù.

Sarebbe facile per la Chiesa scendere. Le sarebbe stato facile essere Gnostica nel primo secolo, Ariana nel quarto, Pagana nel ventesimo. È sempre facile darla vinta ai tempi, ma è difficile mantenere la propria posizione contro i tempi. È sempre facile cadere: ci sono cento modi in cui una cosa può cadere, ma ce n’è una sola in cui una cosa possa star dritta, e questa è la posizione della Chiesa, tra Cielo e terra. Da questa posizione Essa lascia passare indisturbata le manie e le pazzie d’ogni età, e canta in note sonore e profonde il suo calmo requiem, in Ebraico, Latino e Greco, attendendo quel giorno in cui potrà scendere davvero, per camminare nella gloria della nuova alba pasquale.

(Fulton J. Sheen, da “La Divina Avventura”)

ABBIAMO ABBANDONATO LA ROCCIA CHE È CRISTO…NON VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITÀ PERCHÉ FA MALE E SIGNIFICA CAMBIARE LA NOSTRA VITA!

Il male lavora in noi. L’amore sta diminuendo. E poi esitiamo a cambiare noi stessi. San Tommaso dice che possiamo odiare la Verità e temere il Bene. Possiamo odiare la Verità perché significa cambiamento. Per questo motivo, spesso rifiutiamo la verità che qualcuno dice su noi stessi. Restiamo lontani dal medico in modo che non trovi il cancro.

Non vogliamo sapere la verità. Ci piace conoscere e sentir parlare di azioni sociali e problemi di natura morale e politica, ma non vogliamo sentire la verità su noi stessi. La verità fa male. Abbiamo paura del bene perché ci piace mantenere i nostri comportamenti.

Ci siamo allontanati dagli insegnamenti di Cristo adottando quelli del mondo.

Non ci chiediamo più: “Questo piacerà a Cristo?”, ma “Questo piacerà al mondo?”. Quindi ci vestiremo e agiremo in modo tale da non essere separati dal mondo; vogliamo stare con il mondo.

Noi sposiamo questo mondo e diventiamo vedovi del mondo futuro. Adottiamo il suo modo di esprimersi, i suoi esempi e le sue tendenze. Ecco una delle ragioni di tanta instabilità nella Chiesa di oggi: la sabbia su cui camminiamo è mobile. Abbiamo abbandonato la Roccia che è Cristo.

(Fulton J. Sheen)

LA CATECHESI PROFETICA DI FULTON SHEEN: L’ANTICRISTO; L’AZIONE DEL DIAVOLO NELLA CHIESA E SULLE ANIME; IL CONCILIO VATICANO; LE DIVISIONI ALL’INTERNO DELLA CHIESA

Vi proponiamo la traduzione di una splendida e profetica catechesi di Fulton Sheen, “The Devil”, tenutasi verso il 1975 .

Il testo è stato tradotto da un video in inglese, qui disponibile per chi volesse vederlo con i sottotitoli in italiano: https://youtu.be/NYRTNvPni_s

La catechesi inizia con lo humor americano di Fulton…Buona lettura!

Ho un bel pubblico giovane qui davanti a me. E ho richiamato l’attenzione dei più giovani di loro solo pochi minuti fa, dicendo: «Se vi stancate, potete andare a dormire». Questo vale anche per tutti gli altri.

Una volta stavo parlando in chiesa. Un bambino ha cominciato a piangere e la madre lo ha preso per portarlo fuori. Quando era già lungo la navata, le ho detto: «Signora, il bambino non mi dà fastidio». Lei mi ha risposto: «No, è lei che dà fastidio al bambino».

Una donna compra un abito costoso, lo porta a casa dal marito, gli mostra il conto e lui le dice: «Quando l’hai provato, perché non gli hai detto: “va dietro a me, Satana?”». Lei risponde: «L’ho fatto, e lui mi ha detto: “Ti sta benissimo, a guardarlo da dietro”».

C’era un uomo che andò in cielo e pensò che forse gli sarebbe piaciuto andare all’inferno per vedere com’era. Chiese a san Pietro se poteva andare giù. Così andò e si divertì abbastanza nel fine settimana. Tornato in cielo, il fine settimana successivo disse a Pietro: «Non mi è dispiaciuto stare laggiù, posso andarci di nuovo?». «Sì», rispose Pietro. Così tornò giù una seconda volta e riferì di nuovo di essersi divertito. Alla terza volta che chiese di andare giù, Pietro disse: «Questa è l’ultima volta». Arrivato giù, il diavolo lo mise in uno degli angoli più roventi dell’inferno, così disse al diavolo: «Sono già stato qui, in precedenza mi hai trattato con gentilezza». «Sì», rispose il demonio, «prima eri un turista, ora sei un residente».

Quindi, ricordate: il diavolo ci tratta bene adesso, ma quando siamo suoi residenti non ci tratta alla stessa maniera.

C’è questo sacerdote missionario, che è stato mio intimo amico per oltre 35 anni. È stato missionario in Cina, Corea, Vietnam. È stato in prigione in Russia. L’ultima volta che l’ho visto, mi ha detto che era andato in una delle chiese del Vietnam e che i bambini si radunavano attorno a una ragazza di circa 10 o 12 anni. Gliel’hanno fatta subito notare. La ragazza aveva un velo sul volto. Lui allora le toglie il velo: era il volto più brutto che avesse mai visto. Non tanto per il volto in sé, fisicamente parlando, quanto per i tratti orribili dei suoi lineamenti. Il sacerdote le prestò poca attenzione, ma i bambini gliela portarono anche il giorno dopo e lui iniziò a provare paura nei confronti di quella ragazza. Le chiese se avesse vissuto nel villaggio. E lei rispose di sì, ma solo per un breve periodo della sua vita. Allora lui le parlò in francese e lei rispose in perfetto francese. Le parlò in italiano e latino, lei rispose correttamente, nonostante non avesse alcuna formazione in nessuna di queste lingue. Il missionario pensò che fosse posseduta. Così prese una reliquia di santa Teresa di Lisieux, il fiorellino di Dio, e gliela portò. La bimba reagì violentemente. Allora estrasse la reliquia e tornò con la sola cornice, ma lei gli rise in faccia. Per dirla in breve, le fece un esorcismo e la ragazza tornò perfettamente normale.

Poiché prendiamo per buona molta di quella teologia che ci presentano i media, ho pensato che forse potrebbe interessarvi ascoltare qualcosa sul diavolo da un punto di vista filosofico e teologico. Vi descriverò il diavolo prima dal punto di vista psichiatrico e poi dal punto di vista biblico.

È interessante notare che da quando abbiamo lasciato cadere in disuso certe cose nella Chiesa, il mondo ha cominciato a farle proprie e a distorcerle. Ad esempio, le suore hanno abbandonato gli abiti lunghi e le ragazze in Messico hanno iniziato a metterli. Abbiamo smesso di dire il rosario e gli hippies se lo sono messo attorno al collo. E non appena i teologi hanno abbandonato la sfera del demoniaco, ecco che la psichiatria se n’è fatta carico.

Il dott. Rollo May, psichiatra del Rockefeller Institute, ha scritto diversi capitoli nel suo lavoro sulla psichiatria del diabolico. Rollo May ha analizzato la parola diavolo. Deriva dalle parole greche διά e βάλλειν. Διαβάλλειν significa lacerare, fare a pezzi. Indica qualsiasi cosa che rompa gli schemi, distrugga l’unità, corrompa le proprie origini, produca discordia. In questo senso il diabolico ha avuto un’enorme crescita nella nostra società. Prendete, per esempio, la discordia nella Chiesa, la discordia nelle comunità religiose, la discordia dei laici nei confronti della Chiesa, la discordia nel clero. Tutte queste sono manifestazioni dello spirito diabolico che ci circonda.

Lo psichiatra ha inoltre analizzato in che modo il diabolico lavora e menziona tre modalità in cui si realizza. In primo luogo, l’amore per la nudità. In secondo luogo, la violenza e l’aggressività. In terzo luogo, la scissione della personalità. Non c’è più pace interiore, le menti sono disconnesse.

Quindi, come primo aspetto abbiamo l’amore per la nudità. Una volta chiesi a un cappellano di un istituto se avessero mai avuto delle manifestazioni diaboliche. Mi rispose: «Sì, a volte quando porto il Santissimo Sacramento tra il popolo qualcuno si spoglia». Ma tralasciamo questo, che non è importante. Preferisco piuttosto rifarmi al Vangelo. Una volta nostro Signore andò nella terra dei Geraseni o dei Gadareni, dipende dalla traduzione delle Scritture. Lì trovò un giovane posseduto dal diavolo.

Il Vangelo menziona tre caratteristiche di questo giovane: prima fra tutte quella di essere nudo; poi, il suo essere violento e aggressivo, tanto da non poterlo tenere nemmeno in catene; infine, la sua mente scissa, in stato di schizofrenia. Nostro Signore gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Il giovane rispose: «Il mio nome è Legione». Ora a quel tempo legione voleva dire seimila soldati dell’esercito romano. Si tratta di una persona sola, e allo stesso tempo di una legione con altri seimila. «Il mio nome è Legione, perché siamo molti». La personalità non è più unificata. Io, Legione. Noi, molti. Ora lo psichiatra non mette mai in correlazione le tre manifestazioni del diabolico da lui individuate con il giovane del Vangelo. Lo faccio io, perché non ho potuto fare a meno di notare la somiglianza tra queste due condizioni. Quindi, già solo da un punto di vista superficiale, l’elemento diabolico produce sconvolgimento.

Di più, ogni volta che abbiamo una grande manifestazione dello Spirito, ecco che il diavolo inizia a fare il suo lavoro. Per esempio, quando nell’Antico Testamento Mosè opera miracoli contro il faraone, i maghi del faraone simulano alcuni di questi miracoli. Oppure, quando a Pentecoste lo Spirito Santo scende sulla prima Chiesa, ecco la persecuzione di Stefano. Abbiamo avuto anche un Concilio (Vaticano II), benedizione dello Spirito Santo sulla Chiesa, e immediatamente abbiamo avuto anche la manifestazione dello spirito maligno: divisione nelle famiglie, nelle corporazioni, nelle comunità religiose, divisione nell’unico corpo di Cristo!

Questa è solo un’analisi del diabolico dal punto di vista psichiatrico. La seconda analisi è di tipo biblico. Vi porto dunque nel sedicesimo capitolo del Vangelo di Matteo. Nostro Signore pone la domanda più importante che si potesse mai porre: «Chi dicono che io sia?». Pietro dà la risposta giusta: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Allora il Signore preannuncia che sarebbe salito a Gerusalemme, che sarebbe stato consegnato ai Gentili per ricevere sputi ed essere crocifisso, e che alla fine sarebbe risorto dai morti. Pietro era disposto ad avere un Cristo divino, ma non era disposto ad averne uno sofferente. Non appena nostro Signore disse che si sarebbe fatto vittima per i nostri peccati, Pietro protesta: «Questo non accadrà mai». Noi non vogliamo questo tipo di Cristo. Allora Cristo gli dice: «Va dietro a me, Satana. Non lottare contro di me. Io ti comando, Satana!» Pietro è Satana in persona. Rifletteteci.

Chi avrebbe potuto pensare che nel giro di un minuto e mezzo Pietro sarebbe potuto diventare Satana? Perché nostro Signore lo chiama Satana? Dobbiamo tornare al principio della vita pubblica di nostro Signore, ancora una volta alle tre tentazioni che gli furono rivolte da Satana. E alla fine di questa meditazione impareremo che l’essenza del diabolico è l’odio per la croce di Cristo. È questo il maligno da un punto di vista biblico. Il disprezzo per la croce. Il diabolico è l’anticroce. Sulla montagna Satana offre a nostro Signore tre scorciatoie per fuggire dalla Croce. Lo ripete anche con noi, si presenta come salvatore dal peccato per l’umanità. Ci spiega che non abbiamo bisogno della Croce e anche a noi presenta tre scorciatoie.

La prima. «Vedi quelle pietre laggiù? Sembrano piccole pagnotte di pane, no? Non mangi da 40 giorni, non senti l’istinto della fame?». Altri hanno altri istinti. L’istinto del potere. L’istinto del sesso. Lasciati andare, soddisfa i loro appetiti come ogni uomo, ma dimentica la Croce. Prima scorciatoia, la permissività. Fa’ qualsiasi cosa ti vada di fare.

La seconda. La Croce non riuscirà mai a conquistare l’umanità, perché l’umanità ama i prodigi, le sorprese, gli splendori, tutto quello che fa sospirare: oh, che meraviglia! Poi, in una settimana, l’umanità dimentica quella meraviglia e ne cerca un’altra. Vola fino alla luna! Lanciati dal pinnacolo del tempio e resta illeso! Questa è una meraviglia. Fallo, e la folla ti seguirà. Tu non hai bisogno di croce.

La tentazione finale sarà la stessa per la Chiesa dei prossimi cento anni, una tentazione di cui già scorgiamo gli albori. Satana dice che la teologia è politica. Perché preoccuparsi di Dio e del mistero della redenzione? L’unica cosa che conta è la politica! Con il globo scintillante del mondo nella sua mano, Satana dice: «Tutti questi regni sono miei e li darò a te se, prostrandoti, mi adorerai». Forse che Satana per una volta nella sua vita abbia detto la verità? La terza tentazione di nostro Signore fu dunque di non interessarsi all’ordine divino, ma di interessarsi solo a un ordine sociale e politico.

Ora torniamo al momento in cui Cristo chiama Pietro «Satana». Lo chiama così perché Satana ha tentato nostro Signore proprio rispetto alla Croce, esattamente come Pietro ha cercato di fare dicendogli: «Questo non accadrà mai». Saremo cioè disposti a riconoscere la tua divinità, ma non la tua croce. Questa è l’essenza biblica del demonio.

Lo spirito di Satana è anche nella Chiesa. Abbiamo smesso le mortificazioni, il rinnegamento di sé, la disciplina nelle scuole e nei seminari. Crescono di numero i tentativi di corruzione, circolano libri che descrivono solo il male, reale o immaginario, della gente: sono già in alcune delle nostre scuole, come ben sapete. Questo è l’elemento corruttivo del diabolico, ma il declino dello spirito di disciplina è odio della croce. Il carattere ascetico e di disciplina della vita cristiana è passato agli stati totalitari, come Cina e Russia. Lì c’è disciplina, rinnegamento di sé, dedizione a una causa comune, ma senza la croce, e pertanto vi si assiste a una completa distruzione della libertà umana.

Per quanto tempo questo satanico disprezzo per la Croce continuerà a manifestarsi? Ebbene, non abbiamo la certezza di trovarci nell’era del demonio, ma c’è un passaggio in san Paolo che a prima vista sembra piuttosto difficile. Permettetemi di leggervelo, poi lo spiegherò. Si trova nella seconda Lettera ai Tessalonicesi, capitolo 2, versetto 7. San Paolo sta scrivendo nei primi sessanta anni di cristianesimo: «Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene». In altre parole, non possiamo vedere la manifestazione del male e del demonio. Rimane segreto solamente per il presente, finché chi lo trattiene sparirà dalla scena. Non sappiamo precisamente chi sia colui che lo trattiene, forse Cristo, forse lo Spirito Santo, forse un influsso della grazia, forse la santità della Chiesa. In ogni caso il male è segreto finché Dio non dirà: «Spirito del male, ecco la tua ora!». Dio ha il suo giorno, il male la sua ora.

Continua San Paolo: «Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi». Persino dall’ultimo libro della Scrittura possiamo trarre un indizio. Quando l’anticristo verrà, vi sarà una simulazione di morte e resurrezione per indurre in errore.

Dunque nel momento presente non possiamo vedere il demonio al lavoro, ma permettete che vi dia un indizio su come Cristo e Satana agiscono rispettivamente. Se capite ciò che sto per dirvi, vi sarà di grande aiuto nel combattere lo spirito del male e nel superare le prove. Vi descriverò come ci appaiono Cristo e Satana prima che pecchiamo. Quindi vi descriverò come ci appaiono dopo che abbiamo peccato.

Prima di peccare, Cristo ci appare come il Signore sulla Croce. Egli ci sbarra la strada e ci dice: «Come la mia carne è stata crocifissa, così deve esserlo la tua carne. Non percorrere questa strada!». Lui ci sta di fronte. Non siamo liberi, non possiamo fare tutto quello che vogliamo. Cristo è là.

Invece Satana, quando siamo in procinto di peccare, ci dice: «Non essere stupido, non crederai ancora a certe cose! I tempi sono cambiati! Sei ancora vergine? Veramente non ti sei fatto ancora uno spinello? Tutti lo fanno. Non ascoltare questi dottori che dicono che può farti male al cervello. Devi vivere, devi essere te stesso! Non hai mai commesso adulterio? Oggi lo fanno tutti. Questi rigidi criteri di moralità valevano 100 o 500 anni fa, ma questo è il nuovo mondo». Devo essere me stesso, devo essere libero! Satana è dalla nostra parte prima che pecchiamo. Cristo sembra l’accusa, il demonio è la nostra difesa. È dalla nostra parte, dalla parte delle nostre libertà sessuali, del nostro orgoglio, della nostra avidità.

Ma dopo che pecchiamo i ruoli si invertono. Allora Cristo diventa la nostra difesa e il demonio la nostra accusa. Il demonio dirà: «Bene, l’hai fatto. Hai avuto la tua canna. Adesso sei dipendente dalle droghe. Non venire da me, non posso aiutarti. Può darsi che tu smetta da solo così come hai cominciato. Hai perso la tua verginità? Che differenza vuoi che faccia, continua pure! La mia giustizia farà il suo corso. Hai rubato e non ti hanno preso? Ti prenderanno da un momento all’altro!».

Così il diavolo ci riempie di disperazione come riempì il cuore di Giuda. Giuda sarebbe potuto andare dal Salvatore e Lui l’avrebbe perdonato. Ma Giuda prese una corda. Avanzò sul suolo gelido, davanti a sé alberi ghiacciati. Ed ogni nodo di quegli alberi gli sembrava un occhio che lo scrutava, ogni ramo gli sembrava un dito puntato… Traditore! Nella sua disperazione non pensava vi fosse per lui altro da fare se non suicidarsi. Questa è la ragione per cui oggi i suicidi sono in aumento nella nostra civiltà. È la disperazione che viene dal demonio.

In uno dei romanzi di Dostoevskij, “Raskò’lnikov”, un uomo veramente malvagio, dice alla donna che ama: «Sonia, sai come andrà a finire per te? Ti butterai giù da un ponte o diventerai pazza, oppure ti taglierai la gola». Ma non andò in questa maniera, perché Sonia prese il Vangelo di Giovanni e iniziò a leggere la risurrezione di Lazzaro. E pensò: «Posso trovare una nuova vita in Cristo».

Questo pensiero di Sonia m’induce a parlarvi di come nostro Signore si comporti dopo che abbiamo peccato. È Lui ora la nostra difesa. Ha detto: «Venite a me, voi affaticati. Se i vostri peccati fossero rossi come scarlatto, saranno resi bianchi come neve e se sono rossi come cremisi, diverranno bianchi come lana». Rialzati, stringi la mia mano, e vieni. Questo è il linguaggio del Salvatore dopo che abbiamo peccato.

Ecco dunque lo spirito diabolico. La distruzione dell’unità, il disprezzo della mortificazione e del rinnegamento di sé sulla croce. In una parola, il disprezzo di Cristo stesso.

Centinaia di migliaia sono le strade che ciascuno di voi si troverà a percorrere durante la vita, ma alla fine di tutte queste strade, due saranno i volti che vi troverete di fronte: da un lato quello misericordioso di Cristo, dall’altro quello orribile di Satana. E uno di loro vi dirà: «Sei mio!». Perciò badate di non scherzare con quello malvagio, altrimenti siete in trappola.

Prima di concludere, vi lascio con tre potenti armi contro Satana.

La prima, il Santo Nome di Gesù. È un nome che Satana non sopporta perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sottoterra. La seconda arma è il sangue di Cristo. L’invocazione del sangue di Cristo. Potrei farvi tutta una catechesi sul preziosissimo sangue di Cristo, mediante il quale siamo salvati! Perciò, durante la tentazione, invocate su di voi il sangue di Cristo. Poiché senza effusione di sangue non vi è remissione dei peccati. Terza arma, la devozione alla Madre benedetta. Poiché in principio, nel libro della Genesi, si dice che la stirpe di una donna avrebbe distrutto la stirpe di Satana. Siamo dunque difesi da queste tre armi: il Santo Nome, il sangue di Cristo e la Vergine Maria.

D’ora in poi, quando penserete a Satana, non fatevi sviare da ciò che i mezzi di comunicazione vi raccontano. Il demonio è semplicemente l’anticroce, l’antidisciplina, l’anticristo. Questo è satanico, nient’altro, non potete sbagliare. Una volta capito ciò, a poco a poco amerete quella croce.

Un lamento mi sbigottisce. La prima volta che l’ho udito proveniva dalla croce. Andai fuori, cercai e trovai l’Uomo negli spasmi della crocifissione. Gli dissi che l’avrei portato giù, così cercai di togliergli i chiodi dai piedi. Ma Lui mi disse: «Lasciali lì. Perché non posso essere tolto dalla croce finché ogni uomo, donna e bambino non si saranno uniti a te per tirarmi giù». Gli risposi: «Cosa posso fare? Non posso sopportare il tuo lamento!». Mi rispose: «Va’ nel mondo e annuncia a ogni uomo che incontrerai che c’è un Uomo sulla croce».

(Fulton J. Sheen)

P.S. Si ringrazia il sito “Filodiritto” per la segnalazione del video e per la loro traduzione che qui è stata rivista e modificata. (https://www.filodiritto.com/fulton-sheen-devil)

IL MONDO OGGI SOFFRE DI MEDIOCRITÀ, STIAMO MORENDO PER LA MEDIOCRITÀ! NON ABBIAMO BISOGNO DEI POLITICI DEI NOSTRI GIORNI! NON SONO LE ISTITUZIONI CHE OGGI MANCANO! CHE COSA CI MANCA? QUAL’È LA PIÙ GRANDE URGENZA?

C’è nel mondo una grande carestia. Carestia non di pane: ne abbiamo fin troppo al punto che la sua sovrabbondanza ci ha fatto dimenticare Dio. Carestia non di oro: esso è così tanto che il suo luccichio ci ha accecati al punto da non lasciarci più vedere lo scintillio delle stelle. C’è nel mondo la carestia di una cosa più importante, che sta per mancare in tutti i paesi del mondo: si tratta della carestia di uomini veramente grandi.

In altre parole: il mondo oggi soffre di una terribile malattia di mediocrità. Stiamo morendo di mediocrità.

La grande urgenza di oggi sono i grandi uomini. La vita dell’uomo grande di oggi si svolge sotto il segno del piccolo: un piccolo che è eroico, un piccolo che giunge fino al sacrificio, un piccolo che è grande.

In politica sono ben pochi quelli che seguono i giusti principi: si segue l’opinione pubblica. La maggior parte dei nostri politici, anziché guidare la gente verso nobili mete, la guida per le loro ignobili strade. E ciò che si dice della politica, vale anche per la religione.

La religione sta mettendo le pantofole. I suoi “profeti” sono troppo accondiscendenti alle idee moderne solo perché sono moderne, non importa più se siano giuste o sbagliate. I nostri “profeti” evitano di prendere posizione quando si tratta della Verità, per timore di farsi dei nemici. Essi inalberano le loro vele a ogni vento di popolarità e non oserebbero dire una parola contro un pregiudizio corrente, contro un errore che trionfa. Essi sono beati di una beatitudine che Cristo non ha mai promesso e se ne beano perché sono deboli. Non sono le istituzioni che mancano oggi: ci mancano i grandi uomini! (…)

La grandezza non è qualcosa di esterno all’uomo stesso. È piuttosto qualcosa di interno all’uomo. La grandezza è una qualità del cuore e dell’anima con cui l’uomo riesce a conquistare non tanto il dominio sul cuore, quanto piuttosto il dominio sulle sue passioni. La grandezza consiste nell’avere il senso della giustizia, dell’ordine e della carità. Se ci poniamo da questo punto di vista noi dobbiamo riconoscere che l’uomo, mentre è divinamente attrezzato per dominare la natura, al contrario è ben meschinamente equipaggiato per dominare sé stesso. Eppure, è proprio in questo autodominio che sta la vera grandezza.

Oggi il mondo ha uno struggente bisogno di uomini convinti che la più grande vittoria dell’uomo è la vittoria su se stessi; che il vero lavoro è realizzato non tanto nell’attività quanto piuttosto dal silenzio; di uomini che cercano prima il Regno di Dio e la sua Giustizia e che attuano la legge per cui solo attraverso la morte del corpo si giunge alla Vita Eterna dello Spirito; di uomini che affrontano gli orrori del Venerdì Santo per sfociare nella gioia smagliante della Domenica di Pasqua; di uomini che, simili a lampi, bruciano i legami di interesse che legano le nostre energie al mondo; di uomini che con voce coraggiosa come San Giovanni Battista, risveglino la nostra natura sonnolenta dai lacci del nostro pigro riposo; di uomini che vincono le loro vittorie non già scendendo dalla Croce e venendo a compromessi col mondo, ma bensì affrontando dure sofferenze per giungere a conquistare il mondo.

In una parola: noi abbiamo bisogno di santi, perché i santi sono gli uomini veramente grandi… semplicemente perché essi sarebbero grandi della Grandezza di Cristo.

(Fulton J. Sheen, da “La più grande urgenza”)