IL PAPA È INFALLIBILE SOLO QUANDO PARLA EX CATHEDRA

Non è da credere che il Santo Padre sia in possesso di questo dono dell’infallibilità in ogni momento e su tutti i temi. Affinché la sua decisione sia infallibile, devono essere soddisfatte alcune condizioni.

La prima condizione è che il Papa deve parlare ex cathedra, cioè come Dottore e pastore capo. Il dono non appartiene al primo vicario come Simone, ma come Pietro, e quindi appartiene ai suoi successori non come privati, ma come capi visibili del Corpo Mistico e successori di Pietro. Come persona privata il Romano Pontefice ha l’assistenza divina non più di qualsiasi membro della Chiesa, ed è passibile di errore come chiunque altro. Né come uomo, né come sapiente, né come sacerdote è infallibile più di quanto sia impeccabile. Il successore di Giovanni XXII ha condannato ciò che egli aveva scritto riguardo alla visione beatifica. L’infallibilità non appartiene a una persona come individuo, ma a una funzione. L’assistenza divina è accordata al Romano Pontefice solo quando egli parla dalla cattedra di Pietro (ex cathedra), cioè con l’autorità promessa a Pietro e ai suoi successori come Vicario di Cristo e Capo visibile del Corpo Mistico.

Una seconda condizione necessaria per un decreto infallibile è che il Romano Pontefice “definisca una dottrina di fede o di morale”. Su questioni di storia, letteratura, arte, scienza, il Vicario di Cristo ha solo la certezza della propria conoscenza umana. Quindi, se domani il Santo Padre facesse un pronunciamento ex cathedra sulla natura dell’atomo, non sarebbe più infallibile che se lo facessero Millikan o Jeans. Avrebbe ancora meno certezza, perché questi uomini sono specialisti dell’atomo e il Santo Padre non lo è. Pietro è stato fatto la Roccia della Chiesa per insegnarci le verità necessarie alla salvezza, e il suo successore gode del privilegio del suo ufficio solo quando definisce quelle stesse eterne verità.

La terza condizione è che egli definisca esplicitamente la verità in modo da rendere impossibile ogni discussione e ogni esitazione in materia di fede o di morale… L’infallibilità ex cathedra si esercita solo quando l’unità della fede è resa obbligatoria, affermando una verità con infallibile certezza.

La quarta condizione è che la decisione sia imposta a tutta la Chiesa, e non a una parte di essa. La ragione di ciò è ovvia. Il Romano Pontefice non agisce come pastore capo del suo gregge se non obbliga tutta la Chiesa ad accettare la verità da lui definita.

Vale la pena osservare, in conclusione, che come Pietro ha fatto la sua confessione sulla divinità di Cristo senza l’assenso degli altri apostoli, così allo stesso modo quando il successore di Pietro parla lo fa anche senza il consenso della Chiesa. La Chiesa non potrà mai dire “No” alla sua decisione infallibile, ma solo “Credo”. Ciò non significa che il Romano Pontefice sia indipendente dalla Chiesa quando definisce delle verità. Il capo non è mai indipendente dal corpo. Ubi Petrus ibi Ecclesia “dove c’è Pietro là c’è la Chiesa”. Il capo parla con il corpo e non si separa mai dal corpo. Le decisioni dei concili della Chiesa non sono infallibili da sole senza l’approvazione del Santo Romano Pontefice.

(Fulton J. Sheen, da “The Mystical Body of Christ”)

P.s. Il pezzo è stato tradotto in modo amatoriale dall’originale inglese che potete trovare qui sotto:

“It is not to be imagined that the Holy Father is possessed of this gift of infallibility at all times and on all subjects. In order that his decision be infallible certain conditions must be fulfilled. (1) He must speak ex cathedra, that is, as Doctor and chief shepherd. The gift does not belong to the first vicar as Simon, but as Peter, and so it belongs to his successors not as private persons but as visible heads of the Mystical Body and successors of Peter. As a private person the Roman Pontiff has the Divine assistance no more than any member of the Church, and is just as liable to error as anyone. Neither as man, nor as a savant, nor as a priest is he infallible any more than he is impeccable. John XXII’s successor condemned what John XXII had written concerning the beatific vision. Infallibility belongs not to a person as an individual but to a function. Divine assistance is accorded the Roman Pontiff only when he speaks from the chair of Peter (ex cathedra), i.e., with the authority promised to Peter and his successors as Vicar of Christ and visible head of the Mystical Body. (2) A second condition required for an infallible decree is that the Roman Pontiff “define a doctrine of faith or morals.” On questions of history, literature, art, science, the Vicar of Christ has only the certainty of his own human knowledge. Hence, if tomorrow the Holy Father made an ex cathedra pronouncement concerning the nature of the atom, it would be no more infallible than if Millikan or Jeans made it. It would even have less certainty, for these men are specialists on the atom and the Holy Father is not. Peter was made the Rock of the Church to teach us the truths necessary for salvation, and his successor enjoys the privilege of his office only when defining those same eternal verities. (3) and (4) The third and fourth conditions are that he define the truth explicitly so as to render all discussion and all hesitation in matters of faith or morals impossible—pro suprema sua apostolica auctoritate . . . definit. It would not suffice for an infallible declaration for the Holy Father to give his personal opinion on a question of faith, or to give directions for a solution. The ex cathedra power is exercised only when the unity of faith is made obligatory, by affirming a truth with infallible certitude. The fourth condition is that the decision be imposed on the entire Church, and not on a part of it—ab universa ecclesia tenendam. The reason for this is obvious. The Roman Pontiff does not act as chief shepherd of his flock unless he obliges the whole Church to accept the truth which he has defined. It is worth observing, in conclusion, that just as Peter made his confession concerning the Divinity of Christ without the assent of the other apostles, so likewise when the successor of Peter speaks he does so even without the consent of the Church—ex sese, non autem ex consensu ecclesiae. The Church can never say no to his infallible decision but only Credo. This does not mean that the Roman Pontiff is independent of the Church when he defines. The head is never independent of the body. Ubi Petrus ibi Ecclesia. The head speaks with the body and never apart from it. The decisions of councils are not infallible by themselves without the approval of the Holy Roman Pontiff.”

SE NON C’È LA CODA DI FEDELI AL CONFESSIONALE È TEMPO CHE IL SACERDOTE SI PONGA QUALCHE DOMANDA!

Le anime trovano le guide migliori nei Sacerdoti santi, nei preti che hanno sofferto in unione con Cristo. È attraverso di loro che lo Spirito Santo riversa i suoi doni. Quelli che vivono di Gesù Cristo danno il Cristo. Dice Sant’Agostino: «Ciò di cui vivo, io impartisco». La sofferenza porta con sé la saggezza, i libri non portano che conoscenza naturale. Il Sacerdote che è stato crocifisso e ha sofferto pazientemente la sua passione non potrà che essere, in ogni momento, un Sacerdote misericordioso.

Se a un confessionale i fedeli fanno la coda, mentre a un altro confessionale non c’è che una persona o due, è tempo che il Sacerdote si ponga qualche domanda. La santità attira i penitenti dai Sacerdoti santi. L’attrazione che questi Sacerdoti esercitano è l’attrazione stessa del Cristo: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Nessun Sacerdote percepisce i problemi con tanta comprensione quanto il Sacerdote che ha fatto del Calvario la sua torre d’osservazione. È come il sole: magari non lo si vede, eppure illumina ogni cosa.

Quante sono le anime che di questo grande esercito di santi Sacerdoti dicono: «Mi ha mostrato lo stesso mio cuore» oppure: «Mi ha mostrato tutta la bellezza del Cristo» o ancora: «È stato come parlare con Nostro Signore». Non è possibile al Sacerdote essere, al tempo stesso, un uomo «in gamba» e un uomo capace di mostrare che il Cristo ha il potere di salvare. Con nobile ripetizione, non meno di trentatré volte san Paolo usa l’espressione «in Cristo». Per lui, il segreto sta nella consolazione in Cristo, nel conforto della Carità, nella comunione nello Spirito, nella tenerezza della compassione di cui parla nella lettera ai Filippesi (2, 1). Il Sacerdote imbevuto di questo concetto, avendo «crocifisso la carne con le sue passioni e le sue voglie» (Gal 5, 24), sarà sempre capace di guidare gli altri all’ombra della Croce e alla luce dello Spirito Santo.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

Perché il mondo è sempre così scandalizzato per uno scandalo nella Chiesa?

I cattolici possono essere cattivi, ma questo non dimostra che il cattolicesimo sia malvagio.
Se i cattolici sono cattivi non è perché sono cattolici, ma è perché non lo sono. La fede aumenta la loro responsabilità, ma non costringe all’obbedienza; aumenta la colpa, ma non impedisce il peccato.

Perché il mondo è sempre così scandalizzato per uno scandalo nella Chiesa? Perché incolpa sempre un cattivo cattolico più che un cattivo maomettano, se non perché si aspetta molto di più dal cattolico? Ogni cattolico caduto in disgrazia il cui nome è citato come sinonimo di peccato, e che dovrebbe essere un argomento contro la Chiesa, è davvero una forte credenziale cattolica.

La gravità di ogni caduta dipende dall’altezza da cui si è caduti, e poiché non si può cadere da un’altezza maggiore dell’unione con Cristo nel Suo Corpo Mistico, la caduta è di conseguenza maggiore. Da nessuna parte il male diventa così visibile come quando è in contrasto con l’ideale. L’orrore che il mondo esprime per la caduta di un cattolico è la misura dell’alta virtù che si aspettava da lui.

(Fulton J. Sheen, da “The Mystical Body of Christ”)

L’AMORE NON È SOLTANTO UN’AFFERMAZIONE MA È ANCHE UN RIFIUTO: LA NOSTRA LIBERTÀ CONSISTE NEL RINUNCIARE AD ESSA PER QUALCUNO CHE AMIAMO!

La bellezza di questo mondo sta nel fatto che praticamente tutti i doni sono condizionati dalla libertà. Non esiste una legge per la quale un giovanotto debba donare un anello alla sua fidanzata. L’unica parola che prova lo stretto legame esistente tra doni e libertà è: “Grazie”. Bene ha detto Chesterton: “Se l’uomo non fosse libero non potrebbe mai dire: Grazie della mostarda”. La nostra libertà consiste in effetti nel rinunciare a essa per qualcosa che amiamo.

Chi è libero nel mondo desidera la libertà soprattutto come mezzo: vuole la libertà per rinunciarvi, poiché quasi tutti sacrificano la propria libertà. Alcuni sacrificano la libertà di pensiero all’opinione pubblica, agli umori, alle mode e all’anonimità del “si dice” e diventano quindi schiavi volontari dell’attimo sfuggente. Altri sacrificano la libertà all’alcool e al sesso, e sperimentano così nella propria vita le parole della Sacra Scrittura: “Chi commette il peccato è schiavo del peccato”. Alcuni sacrificano la propria libertà all’amore per un’altra persona. È questa la forma più sublime del dono di sé, quella dolce schiavitù di amore della quale parla il Salvatore: “Il mio giogo è soave e leggero il mio peso”.

Il giovane che corteggia una ragazza le dice in sostanza: “Voglio essere tuo schiavo per tutti i giorni della mia vita, e questa sarà la mia massima libertà”. La ragazza corteggiata potrebbe dirgli: “Tu dici di amarmi, ma come posso esserne certa? Hai fatto la corte alle altre 458.623 ragazze di questa città.” Se il giovane conoscesse bene la metafisica e la filosofia, risponderebbe: “In un certo senso sì, perché per il semplice fatto che amo te, rifiuto le altre. Lo stesso amore che mi fa scegliere te, mi fa del pari respingere le altre, e ciò sarà per la vita”.

Perciò l’amore non è soltanto un’affermazione; è anche un rifiuto. Il semplice fatto che Giovanni ama Maria con tutto il suo cuore significa che non deve amare Anna con una parte di esso. Ogni protesta di amore è una limitazione di una forma illecita di libero amore. L’amore in questo caso è il freno della libertà intesa come licenza, e tuttavia il godimento della perfetta libertà, perché tutto quanto si desidera nella vita è di amare una data persona.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

Alla Consacrazione Cristo rinnova il suo sacrificio in maniera incruenta. È tutta l’umanità che il Sacerdote porta all’altare, dove egli congiunge il cielo e la terra.

Alla Consacrazione, Cristo rinnova il suo sacrificio in maniera incruenta. L’atto d’amore che dettò quel sacrificio è eterno, perché Egli è l’Agnello «sgozzato fin dalla fondazione del mondo» (Ap 13, 8). Ogni volta che il Sacerdote pronuncia le parole della Consacrazione, applica i frutti del Calvario a quel luogo particolare in cui viene celebrata la Messa. Il Calvario, situato a un dato punto nello spazio e a un dato momento nel tempo, viene così universalizzato nello spazio e nel tempo.

Il Sacerdote prende la Croce del Calvario, con il Cristo ancora inchiodato su di essa, e la innalza a New York, a Parigi, a Tokyo, al Cairo, oppure nella più povera missione del mondo. Sull’altare non siamo soli. Siamo in rapporto orizzontale con l’Africa, con l’Asia, con la nostra parrocchia, con la nostra città; in una parola, con tutti. Aggrappati alla pianeta di ogni Sacerdote vi sono, per esempio, i 600 milioni di cinesi che ancora non conoscono Cristo. Le nostre mani, mentre prendono l’Ostia, sono quelle corrose dal duro lavoro nelle miniere di sale della Siberia; mentre stiamo ritti davanti all’altare, i nostri piedi sono i piedi sanguinanti dei profughi che si trascinano verso Occidente, verso quelle barriere di filo spinato oltre le quali vi è la libertà. La fiammella delle candele è la vampata degli altiforni, attizzati da uomini sparuti, alla cui fatica è negata la giustizia economica. Gli occhi che contemplano l’Ostia sono bagnati dal pianto della vedova, del sofferente, dell’orfano. La stola è il pettorale del giudizio, il fardello della preoccupazione costante delle nostre chiese, delle missioni del mondo intero.

È tutta l’umanità che il Sacerdote porta all’altare, dove egli congiunge il cielo e la terra. E quando, al momento della Consacrazione, solleviamo le nostre mani al cielo, esse si intrecciano con le mani di Cristo, «sempre vivo per intercedere per noi» (Eb 7, 25). All’Offertorio, il Sacerdote è l’agnello portato alla morte. Alla Consacrazione è l’agnello sgozzato come vittima del sacrificio. Alla Comunione egli scopre di non essere morto affatto, ma di essere invece ben vivo dell’abbondanza di vita che gli viene dall’unione col Cristo.

Colui che cede alle cose materiali e se ne lascia sopraffare è come un uomo che annega, trascinato a fondo dall’acqua che gli è entrata nei polmoni e glieli ha riempiti. Quest’uomo non potrà più riprendersi. Ma quando ci arrendiamo a Dio ci ritroviamo non solo liberi, ma nobilitati e arricchiti. Troviamo che, dopo tutto, nella Consacrazione la nostra morte non era meno transitoria di quella del Calvario, perché la Santa Comunione è come una nuova Pasqua.

Diamo il nostro tempo e riceviamo la sua eternità; abbandoniamo i nostri peccati e riceviamo la sua grazia; sacrifichiamo i miseri affetti e riceviamo la fiamma dell’Amore. In questa unione con Cristo non siamo soli, perché la Comunione non è solamente unione dell’anima singola con Cristo, ma con tutte le membra del suo Corpo Mistico e, per mezzo della preghiera, con tutta l’umanità.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

Come i Santi diventano un tutt’uno con Nostro Signore mediante l’identificazione della loro volontà con la volontà di Dio, così coloro che si amano coniugalmente diventano “due in una carne sola”

Qualsiasi amore brama l’unità: ciò è evidente nel matrimonio, dove si ha l’unità di due esseri in una sola carne. Quando una persona ama qualcosa la vede come il compimento di un desiderio e cerca d’incorporarla a sé, si tratti del vino o della scienza delle stelle. Nell’amicizia l’altra persona è amata come un altro se stesso, ossia come l’altra metà della propria anima. Il soggetto amante cerca di procurarle gli stessi favori che vorrebbe procurare a se stesso, e di intensificare in tal modo il vincolo di unione tra lui e la persona amata. L’amore, sia esso amore di saggezza, amore coniugale o amore d’amicizia, è sempre un principio unificatore sia per l’amante che per l’amato.

Dato che l’amore crea l’unità, abbiamo spiegato come alcune anime eroiche siano disposte ad assumersi le sofferenze e i peccati degli altri. Una madre affettuosa di fronte al dolore fisico del suo bambino vorrebbe poterlo assumere lei, al fine di liberarne il suo piccolo. Lei sente il dolore come suo, poiché il suo amore l’ha resa una sola cosa con il suo bambino. Proprio come l’amore di fronte al dolore si assume il dolore in quanto s’identifica con l’essere amato, così l’amore di fronte al male si assume i peccati degli altri in quanto s’identifica con l’essere amato.

Questo amore animato dal sacrificio raggiunse la sua più alta espressione nell’Orto del Getsemani, dove Cristo si identificò a tal punto con i peccatori che cominciò a sudare gocce di sangue. Raggiunse la più alta manifestazione fisica sul Calvario, quando Gesù offrì la sua vita per coloro che amava. Ma prima del Getsemani e del Calvario, la legge secondo cui l’amore tende a unificare quelli che si amano aveva prodotto l’incarnazione, mediante la quale Dio, che amava l’uomo, si fece uomo per salvare l’uomo dai suoi peccati. Come i Santi diventano un tutt’uno con Nostro Signore mediante l’identificazione della loro volontà con la volontà di Dio, così coloro che si amano coniugalmente diventano “due in una carne sola”.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi”)

AMORE E LIBERTÀ: “La libertà non implica soltanto una scelta, ma anche la responsabilità della scelta!”

L’età moderna, che dà tanto valore al sesso, giustifica promiscuità e divorzio basandosi sul fatto che l’amore è per sua natura libero come, infatti, è. Ogni amore è, in un certo senso, un libero amore. La privazione dell’amore è proprio dell’essenza dell’inferno. La Sacra Scrittura ci dice: “Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2 Cor 3,17). La vita ideale trova la sua realizzazione non nella soggezione a una legge assoluta, ma nella saggia corresponsione di un affetto controllato.

La formula che l’amore è libero è giusta. Spesso la sua interpretazione può essere sbagliata. Quei mariti che abbandonano la moglie per un’altra donna, possono giustificare la loro infedeltà basandosi sul principio che “si dev’essere liberi di vivere la propria vita”. Nessuno è mai egoista o sensuale senza dissimulare le sue esigenze con un’analoga esibizione di ideali. Dietro parecchie affermazioni, da parte di contemporanei, della libertà in amore, si cela un falso processo mentale; perché, sebbene l’amore implichi libertà, non ogni libertà implica amore.

Non posso amare se non sono libero, ma, poiché sono libero, posso non amare ancora come desidero. Un uomo può possedere la libertà senza l’amore (per esempio, chi ingiuria un altro è libero di farlo quando non c’è nessuno che glielo impedisce), ma di certo non nutre amore. Un ladro è libero di saccheggiare una casa durante l’assenza dei proprietari, ma è assurdo dire che il ladro ami i proprietari per il solo fatto che è libero di rubare. La libertà più genuina è quella che si dà, non quella che si prende. Ciò che parecchi moderni intendono per libertà in amore è libertà da qualche cosa, senza una condizione di libertà per qualche cosa.

Il vero amore vuol essere libero da qualche cosa per qualche cosa. Un giovane desidera essere libero dalla soggezione ai genitori, in modo da poter amare un’altra creatura oltre a essi, e perpetuare così la propria vita. La libertà di amare non si può dunque disgiungere dal desiderio di servire, dall’altruismo e dalla bontà. La stampa vuol essere libera da restrizioni per poter dire la verità; l’uomo vuol essere libero dalla tirannide politica per attendere alla propria prosperità terrena e per assicurarsi il proprio destino nella vita avvenire. L’amore esige che ci si liberi da una cosa in modo da potersi porre liberamente al servizio di un’altra. Quando un uomo si innamora di Dio, va immediatamente in cerca di qualcuno a cui aprire l’animo.

Per essere completamente liberi da ogni legame si dovrebbe essere soli, ma allora non si avrebbe nessuno da amare. Questo è precisamente l’ideale di Sartre, che dice: “Gli altri sono inferno”. Questa filosofia si basa sul principio che tutto quello che limita l’ego è nulla. Ma ogni altro uomo, ogni altra cosa, pone delle limitazioni all’ego, perciò sono nulla. Difatti l’uomo che dichiara di essere libero nel senso di vivere la vita soltanto dal proprio punto di vista, si trova davvero nel nichilismo dell’inferno. Sartre dimentica che innamorarsi significa incontrare qualcosa, e questa qualcosa è una responsabilità. Così lo stesso amore che esige libertà per potersi esercitare cerca altresì le catene che lo limitino. Perciò la libertà in amore non è licenza. La libertà non implica soltanto una scelta, ma anche la responsabilità della scelta.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

CHE COS’È IL PURGATORIO? PERCHÉ ESISTE? TOGLIETE IL PURGATORIO E NON AVRÀ PIÙ SENSO IL GIORNO DEI MORTI!

È perfettamente vero il dire che la credenza nel Purgatorio è diminuita nella proporzione in cui la mentalità moderna andava dimenticando le due più importanti cose del mondo: la Purezza di Dio e la bruttezza del peccato. Ammesse entrambe queste due vitali credenze, la dottrina del Purgatorio non si può escludere.

Che cos’è il Purgatorio, se non una condizione di castigo temporale per coloro che lasciano questa vita in Grazia di Dio, ma non sono interamente liberi da colpe veniali e non hanno interamente pagato la soddisfazione dovuta alle loro trasgressioni? Il Purgatorio è quel modo d’essere in cui l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio e secondariamente, un modo d’essere in cui l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo.

La necessità del Purgatorio è fondata sull’assoluta Purezza di Dio. La Giustizia richiede che nulla d’immondo, ma solo i puri di cuore possano stare davanti al Volto d’un Dio Immacolato. Se non vi è il Purgatorio, la Giustizia di Dio sarebbe troppo terribile, poiché chi oserebbe affermare di essere abbastanza puro e mondo da stare dinanzi all’Immacolato Agnello di Dio? Ci sono alcune purezze di Santi eccezionali ma queste sono gloriose eccezioni.

Quanti milioni di persone muoiono con l’anima macchiata di peccato veniale, persone che hanno conosciuto il male e che attraverso una forte risoluzione se ne sono staccati portando con sé la debolezza del loro passato, come un peso opprimente!

Il giorno in cui siamo stati battezzati, la Chiesa pose su di noi una candida veste con questa ingiunzione: “Ricevi questa candida veste, affinché tu possa portarla senza macchia dinanzi al Trono di Cristo Signore, e ricevere la Vita Eterna”. Quanti di noi, nella loro virtù, hanno mantenuta questa veste immacolata e monda da ogni peccato, così da poter entrare immediatamente dopo morte nell’esercito -vestito di bianco- di Cristo Re? Quante anime vi sono che sul letto di morte, simili a fiori di tarda stagione, sono assolte dai loro peccati, ma non dal debito a essi dovuto?

Tutte queste anime che muoiono possedute da un po’ di Amor di Dio sono anime belle; ma se non vi fosse il Purgatorio, per le loro leggere imperfezioni, dovrebbero essere rigettate, senza pietà, nell’inferno dalla Divina Giustizia. Togliete il Purgatorio, e Dio non potrebbe perdonare così facilmente, perché un atto di pentimento e contrizione sull’orlo della tomba potrà forse espiare trent’anni di peccato? Cancellate il Purgatorio, e l’Infinita Giustizia di Dio rigetterebbe dal Cielo coloro che hanno deciso di pagare i loro debiti, ma non li hanno pagati fino all’ultimo centesimo.

Così, io dico, il Purgatorio è il modo d’essere dove l’Amore di Dio tempera la Sua Giustizia; poiché nel Purgatorio Dio perdona e ha tempo di ritoccare queste anime con la Sua Croce, di scalpellarle con lo scalpello della sofferenza, affinché siano pronte alla costruzione del grande edificio spirituale della Gerusalemme Celeste; d’immergerle in quella purificazione, perché possano lavare la loro veste battesimale macchiata, per essere degne di entrare nell’immacolata Purità del Cielo; di rifarle risorgere, come l’antica fenice, dalle ceneri della propria sofferenza, affinché, simili ad aquile ferite, risanate dal magico tocco delle fiamme purificatrici di Dio, possano ascendere verso il Paradiso, alla Città della Purezza, dove Cristo è Re e Maria Regina; poiché, per quanto insignificanti possano sembrare i difetti, Dio non perdona senza lacrime e non vi sono lacrime in Paradiso. (…)

Nel Purgatorio, l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio, ma insieme l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo, poiché rende capaci i cuori che sono stati lasciati, di rompere le barriere del tempo e della morte, di convertire parole non pronunciate in preghiere; incenso non bruciato, in sacrificio; fiori non offerti in elemosine; atti di bontà non compiuti, in aiuti per la Vita Eterna.

Levate il Purgatorio e quanto amaro sarà il nostro dolore per la nostra mancanza di bontà e quanto lancinante il tormento per la nostra dimenticanza!

Togliete il Purgatorio, e non avranno senso il Giorno della Rimembranza e il Giorno dei Morti, quando veneriamo la memoria dei nostri cari scomparsi. Levate il Purgatorio e quanto vane diventeranno le nostre corone, le nostre teste chinate, i nostri momenti di silenzio.

Ma se vi è un Purgatorio, allora immediatamente le teste chinate diventano ginocchia piegate, il momento di silenzio è momento di preghiera e la corona che appassisce, diventa una perenne offerta del sacrificio del Grande Eroe degli eroi, Cristo Nostro Signore e Salvatore.

La Chiesa ci assicura che, se non possiamo più fare nulla in questo mondo per i defunti, perché essi non vi appartengono più, possiamo ancora ritrovarli nelle mani della Divina Giustizia e dare a essi l’assicurazione del nostro amore e il prezzo della loro Redenzione.

L’anima di un parente, o di un amico, che si è presentato alla morte con un debito di penitenza verso Dio, può ancora estinguerlo per mezzo di noi, che siamo rimasti indietro, con la capacità di coniare l’oro delle nostre azioni quotidiane, nella moneta spirituale che compra la redenzione.

(Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

Quando entreremo in Paradiso li vedremo; molti di loro verranno verso di noi e ci ringrazieranno. Chiederemo chi sono, e diranno: «una povera anima del Purgatorio per la quale hai pregato».

(Fulton J. Sheen)

LA VERA CHIESA? SE IO NON FOSSI CATTOLICO E VOLESSI TROVARE LA VERA CHIESA DI CRISTO…LE PERSONE CHE ODIANO LA CHIESA CATTOLICA.

Non ci sono più di cento persone negli Stati Uniti che odiano la Chiesa Cattolica. Tuttavia, ci sono milioni di persone che odiano ciò che credono erroneamente essere la Chiesa Cattolica – la quale, ovviamente, è una cosa completamente diversa.

Questi milioni di uomini, difficilmente possono essere accusati di odiare i cattolici perché i cattolici: “adorano le statue”; perché “mettono la Beata Madre Maria allo stesso livello di Dio”; perché dicono che “l’indulgenza è un permesso per commettere il peccato”; perché il Papa “è un fascista”; perché “la Chiesa è il difensore del capitalismo”.

Se la Chiesa ha insegnato o creduto una qualsiasi di queste cose, dovrebbe essere odiata, ma il fatto è che la Chiesa non crede né insegna nessuna di queste cose. Ne consegue, quindi, che l’odio di milioni di persone è diretto contro l’errore e non contro la verità. Infatti, se noi cattolici credessimo a tutte le menzogne e le falsità che sono state dette contro la Chiesa, probabilmente odieremmo la Chiesa mille volte più di loro.

Se io non fossi cattolico, e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo; in altre parole, cercherei la Chiesa che il mondo odia. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando era sulla terra in carne ed ossa.

Se oggi vuoi trovare Cristo, allora trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Cerca la Chiesa che è odiata dal mondo, come Cristo fu odiato dal mondo. Cerca la Chiesa che è accusata di non essere al passo con i tempi, come Nostro Signore fu accusato di essere ignorante e di non aver mai imparato. Cerca la Chiesa che gli uomini deridono come socialmente inferiore, come deridevano Nostro Signore perché veniva da Nazareth. Cerca la Chiesa che è accusata di avere un diavolo, come Nostro Signore fu accusato di essere posseduto da Belzebù, il Principe dei diavoli. Cerca la Chiesa che, in tempi di fariseismo, gli uomini dicono debba essere distrutta in nome di Dio come quando crocifissero Cristo pensando di aver reso un servizio a Dio. Cerca la Chiesa che il mondo rifiuta perché afferma di essere infallibile, come Cristo fu rifiutato da Pilato perché disse di essere la Verità. Cerca la Chiesa che è rifiutata dal mondo come Nostro Signore fu rifiutato dagli uomini.

Cerca la Chiesa che, nella confusione di opinioni contrastanti, i suoi membri amano come amano Cristo, e rispettano la sua Voce come la voce stessa del suo Fondatore, e crescerà il sospetto che se la Chiesa è impopolare con lo spirito del mondo, allora è ultraterrena, e se non è di questo mondo, è soprannaturale. Poiché è soprannaturale, è infinitamente amata e infinitamente odiata come lo fu Cristo stesso. Ma solo ciò che è Divino può essere infinitamente odiato e infinitamente amato. Quindi la Chiesa è Divina.

Se poi l’odio verso la Chiesa Cattolica di milioni di persone si fonda su credenze erronee, ne consegue che il bisogno fondamentale di oggi è l’istruzione. L’amore dipende dalla conoscenza, perché non possiamo aspirare né desiderare l’ignoto.

Il nostro grande Paese (U.S.A.) è pieno di quelli che si potrebbero chiamare cristiani marginali, cioè di coloro che vivono ai margini della religione e che sono discendenti di genitori cristiani viventi, ma che ora sono cristiani solo di nome. Essi conservano alcuni dei suoi ideali per indolenza e forza dell’abitudine; hanno conosciuto la storia gloriosa del Cristianesimo solo attraverso alcune forme isolate di esso, hanno sposato lo spirito del tempo e ora muoiono con esso. Del Cattolicesimo e dei suoi Sacramenti, del suo Perdono, della sua Grazia, della sua Certezza e della sua Pace, non conoscono nulla, se non alcuni pregiudizi ereditati.

Eppure sono brave persone che vogliono fare la cosa giusta, ma che non hanno una filosofia precisa al riguardo. Educano i loro figli senza religione, eppure sono irritati per la morale compromettente dei loro figli. Si arrabbierebbero se si dicesse loro che non sono cristiani, eppure non credono che Cristo sia Dio. Non sopportano di essere chiamati pagani, eppure non hanno mai avuto una conoscenza pratica dell’esistenza di Dio. C’è solo una cosa di cui sono certi ed è che le cose non sono giuste così come sono. È proprio quest’unica certezza che li rende come quelli che potremmo chiamare i grandi “potenziali”, perché sono pronti per essere spinti in una delle due direzioni.

Entro breve tempo dovranno schierarsi; devono riunirsi con Cristo o devono disperdersi; devono essere con Lui o contro di Lui; devono essere sulla Croce come altri Cristi, o sotto di essa come altri carnefici. Da che parte staranno questi cristiani marginali?

La risposta dipende da coloro che hanno la fede. Come le moltitudini che hanno seguito Nostro Signore nel deserto, essi sono come pecore senza pastore. Aspettano di essere pascolati o con le pecore o con i capri. Solo questo è certo. Essendo umani e avendo un cuore, vogliono più della lotta di classe e dell’economia; vogliono la Vita, vogliono la Verità, vogliono l’Amore. In una parola, vogliono Cristo. (…)

La Chiesa Cattolica è l’unica Chiesa oggi esistente che risale ai tempi di Cristo. La storia è talmente chiara che è davvero curioso vedere quante menti non sono obiettive su questo punto. Quindi, quando voi lettori del ventesimo secolo, desiderate conoscere Cristo e la sua Chiesa primitiva e i suoi misteri, noi vi chiediamo di andare non solo ai documenti scritti, ma anche alla Chiesa vivente che è cominciata con Cristo stesso. Quella Chiesa o quella Persona Mistica che ha vissuto tutti questi secoli è la base della nostra fede e a noi cattolici parla in questo modo:

“Io vivo con Cristo. Ho visto Sua Madre e la conosco come una Vergine e la più bella e pura di tutte le donne in cielo o sulla terra; ho visto Cristo a Cesarea di Filippo, quando, dopo aver cambiato il nome di Simone in Pietro, gli disse che era la Roccia su cui la Chiesa sarebbe stata costruita e che avrebbe resistito fino alla consumazione del mondo. Ho visto Cristo morire, appeso a una Croce, e l’ho visto risorgere dalla Sua tomba; ho visto la Maddalena correre ai Suoi piedi; ho visto gli angeli vestiti di bianco accanto alla grande pietra; ero nella sala del Cenacolo quando Tommaso, dubitando, ha messo la mano nel Suo fianco; ero sul monte Oliveto quando Lui è salito in Cielo e ha promesso di inviare il Suo Spirito agli apostoli per farne il fondamento del Suo nuovo Corpo Mistico sulla terra. Ero alla lapidazione di Stefano, vidi Saulo perseguitare i cristiani, e più tardi udii Saulo, come Paolo, predicare Cristo e Lui Crocifisso; assistetti alla decapitazione di Pietro e Paolo a Roma, e con i miei occhi vidi decine di migliaia di martiri tingere di rosso le sabbie con il loro sangue, piuttosto che rinnegare la fede che Pietro e Paolo avevano predicato loro; Io vivevo quando Bonifacio fu mandato in Germania, quando Agostino fu mandato in Inghilterra, Cirillo e Metodio in Moravia e Patrizio in Irlanda; all’inizio del IX secolo, ricordo di aver visto Carlo Magno incoronato Re in materia temporale poiché il vicario di Pietro era riconosciuto come supremo in materia spirituale; nel XIII secolo vidi le grandi pietre gridare in tributo a me, ed irrompere nelle cattedrali gotiche; nell’ombra di quelle stesse mura vidi sorgere grandi cattedrali del pensiero nella prosa di Tommaso d’Aquino e Bonaventura, e nella poesia di Dante; nel XVI secolo vidi i miei figli, ammorbiditi e addolciti dallo spirito del mondo, uscire dalla Casa del Padre e riformare la fede invece di riformare la disciplina che li avrebbe riportati di nuovo nel mio abbraccio; nel secolo scorso e all’inizio di questo ho sentito il mondo dire che non poteva accettarmi perché non ero al passo con i tempi. Non sono al passo con i tempi, sono solo dietro le quinte. Mi sono adattata ad ogni forma di governo che il mondo abbia mai conosciuto; ho vissuto con Cesari e Re, tiranni e dittatori, parlamenti e presidenti, monarchie e repubbliche. Ho accolto con favore ogni progresso della scienza, e se non fosse stato per me le grandi testimonianze del mondo pagano non sarebbero state conservate. È vero che non ho cambiato la mia dottrina, ma questo perché la dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Io cambio le mie vesti che appartengono al tempo, ma non il mio Spirito che appartiene all’eternità. Nel corso della mia lunga vita ho visto così tante idee moderne diventare non moderne, so anche che vivrò per cantare un requiem sulle idee moderne di oggi, come l’ho cantato sulle idee moderne del secolo scorso. Ho celebrato il diciannove-centesimo anniversario della morte del mio Redentore, eppure non sono più vecchia di allora, perché il mio Spirito è Eterno, e l’Eterno non invecchia mai. Io sono il Personaggio costante dei secoli. Sono il contemporaneo di tutte le civiltà. Non sono mai fuori moda, perché senza data; mai fuori dal tempo, perché senza tempo. Ho quattro grandi segni: sono Una, perché ho la stessa Anima che avevo all’inizio; sono Santa, perché quell’Anima è lo Spirito di Santità; sono Cattolica, perché quello Spirito pervade ogni cellula vivente del mio Corpo; sono Apostolica, perché la mia origine è identica a Nazareth, alla Galilea e a Gerusalemme. Diventerò debole quando i miei membri diventeranno ricchi e cesseranno di pregare, ma non morirò mai. Sarò perseguitata come lo sono ora in Messico e in Russia; sarò crocifissa come lo fui sul Calvario, ma risorgerò, e infine quando il tempo non sarà più, e sarò cresciuta fino alla mia piena statura, allora sarò portata in Cielo come Sposa del mio Capo, Cristo, dove si celebreranno le nozze celesti, e Dio sarà tutto in tutti, perché il suo Spirito è Amore e l’Amore è il Paradiso”.

(Fulton J. Sheen, dalla prefazione al libro “Radio Replies 1938”)

Fonte in lingua inglese originale: http://www.radioreplies.info/vol-1-preface.php

L’ INCONTRO TRA FULTON SHEEN E G.K. CHESTERTON

Oltre ad essere un personaggio radiofonico e televisivo, Sheen era un autore popolare. Tra i libri che scrisse, più di 30 furono bestseller. Ma il suo primo libro è meno conosciuto. Era la sua tesi di dottorato. Ebbe la brillante idea che sarebbe stato più attraente per un editore se avesse avuto un’introduzione da parte di un famoso scrittore come G.K. Chesterton.

Sheen ha ricordato l’incontro:

Il mio primo incontro fu quando gli chiesi di scrivere la prefazione al mio libro “Dio e l’intelligenza, 1925”. Chesterton disse: “Non so nulla di filosofia”. Ho risposto che lui stesso aveva scritto un’eccellente e famoso trattato di filosofia intitolato “Ortodossia”.

Grattandosi la sua testa cespugliosa, mi disse:

“La scriverò! Apparteniamo entrambi alla grande corporazione mistica chiamata Chiesa Cattolica, nella quale siamo responsabili l’uno delle opinioni dell’altro. Sai a cosa devo credere, e so a cosa devi credere”.

Più tardi, nella sua autobiografia, Sheen scrisse:

“La maggiore influenza nella scrittura è stata di G. K. Chesterton, che non ha mai usato una parola inutile, che ha visto il valore di un paradosso, e ha evitato ciò che era banale.”

Tra gli scrittori del tempo, Chesterton fu l’autore preferito di Sheen, il quale successivamente venne soprannominato “Il Chesterton d’America”.