Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

COME RICONOSCERE L’UOMO MODERNO SCHIAVO DELLA MASSA: “L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla”

Un nuovo tipo d’uomo si va moltiplicando nel mondo moderno, e caso mai qualche lettore riconosca qui sotto il proprio ritratto, auguriamoci che si soffermi, che rifletta e che operi un mutamento di sé. L’uomo nuovo è l’uomo di massa, che non apprezza più la propria personalità individuale, ma che cerca di sommergersi nella collettività o nella folla.

L’uomo di massa si può riconoscere dai tratti seguenti:

  1. È privo di originalità di giudizio; non legge altro che quel che si trova nei quotidiani o nei giornali illustrati, o eventualmente in qualche romanzo. Può tutt’al più, su un argomento non peregrino, esprimere un parere diverso da quello degli altri, non mai enunciare un nuovo principio o proporre una nuova soluzione.
  2. Detesta la tranquillità, la meditazione, il silenzio e tutto ciò che possa dargli l’agio di penetrare nelle profondità della propria anima. Ha bisogno della folla, del frastuono, della radio (l’ascolti oppure no).
  3. L’evasione o fuga da se stesso è per lui una necessità. Assume regolarmente dosi alte di alcool, di cocktails, di libri gialli, di cinema, per colmare il vuoto delle ore. A differenza del genio, che ama la concentrazione, egli ricerca la dispersione, e in particolar modo il sesso, affinché l’eccitazione del momento possa fugare la considerazione dei problemi dell’esistenza.
  4. Cerca piuttosto di essere influenzato che d’influenzare, è sensibile alla propaganda, alle sollecitazioni della pubblicità, e ha generalmente un articolista favorito che s’incarica di pensare per lui.
  5. Ritiene che ogni istinto debba essere soddisfatto, indipendentemente dal fatto che sia, o meno, conforme alla sana ragione. Non può capire la rinuncia o l’autodisciplina; identifica l’autoespressione con la libertà, e non è padrone di sé in nessuno di quelli che sono i punti vitali.
  6. Le sue opinioni sul giusto e sull’ingiusto cambiano come la banderuola che segna la direzione del vento; sostiene posizioni che non sono altro se non un succedersi di contraddizioni: un mese traccia degli itinerari mentali e il mese dopo li abolisce. Non approda in nessun luogo, ma è sicuro di essere «sulla buona via». Non ha il senso della gratitudine verso il passato né il senso della responsabilità verso l’avvenire. Nulla gli sta a cuore eccetto le distrazioni, cosicché la vita si frammenta in un assurdo schema d’istanti successivi di cui nessuno s’integra agli altri per acquistare un senso compiuto.
  7. Identifica il denaro con il piacere, e cerca quindi di procurarsi in abbondanza il primo per avere molto del secondo. Ma, per lui, il denaro dev’essere ottenuto col minore sforzo possibile. L’ego è il centro di tutto, e qualsiasi cosa dev’essere collegata all’ego per mezzo del denaro.
  8. Per rompere la propria solitudine ricorre a una pseudo-comunione con gli altri, mediante i locali notturni, i ricevimenti e le distrazioni collettive. Ma sempre se ne ritorna sentendosi più solo di prima, e infine si persuade con Sartre che «l’inferno sono gli altri».
  9. Essendo un uomo di massa completamente standardizzato, odia la superiorità negli altri, sia essa reale o immaginaria. Ama gli scandali perché sembrano dare la prova che gli altri non sono migliori di lui. Detesta la religione per il semplice motivo che, negandola, crede di poter continuare a vivere come vive, senza rimorsi di coscienza.
  10. Così sommerso nella mentalità della massa, potrebbe essere contrassegnato tanto da un numero quanto da un nome. Perfino l’autorità da lui invocata è anonima. Si configura sempre nella terza persona plurale : «Dicono», «fanno», «portano», e via dicendo. L’anonimato diventa una protezione contro l’assunzione di responsabilità. Nelle grandi città l’uomo di massa si sente più libero perché è meno conosciuto, ma nello stesso tempo detesta questa condizione in quanto cancella la sua distinzione personale.

Sono questi i dieci contrassegni dell’uomo di massa […]. Ma il suo caso non è senza speranza: gli basterebbe interiorizzarsi.

La sola ragione per cui vuole sperdersi nella folla è che non può sopportare la propria miseria interiore. Ne consegue che un tal uomo deve staccarsi dalle masse e mettersi faccia a faccia con se stesso. La fuga è codardia ed evasione, specialmente la fuga nell’anonimato. Bisogna essere coraggiosi per guardarsi nello specchio della propria anima al fine di scorgervi il deturpamento cagionato dalla cattiva condotta.

Non è lapalissiano il dire che gli uomini devono essere uomini, e non atomi sperduti nella massa. Una volta che l’uomo abbia potuto discernere le ferite ch’egli stesso si è inferte, la prima iniziativa che prenderà sarà quella di mostrarle al Medico Divino per essere curato. Fu per simili, travagliati uomini di massa che Cristo pronunciò il suo appello: «Venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, Io vi ristorerò».

(Fulton J. Sheen, da “Way to Happiness” 1953)

DIO NON PUÒ COSTRINGERE L’UOMO E VIOLARE LA SUA LIBERTÀ. L’AMORE CROCIFISSO: “Delle Mani che sono trafitte con i chiodi non possono farci prigionieri; dei Piedi che sono bucati con l’acciaio non possono inseguirci. Il vero Amore è sempre disarmato ma votato al sacrificio”

Dio non può violare la libertà dell’uomo, perché così facendo schiaccerebbe la libertà stessa che rende possibile l’amore. Perciò Dio, per conquistarci, si mette nell’atteggiamento di chi è incapace di distruggere la libertà. Viene a noi in una natura umana sulla croce. Delle Mani che sono trafitte con i chiodi non possono farci prigionieri; dei Piedi che sono bucati con l’acciaio non possono inseguirci. Il vero Amore è sempre disarmato ma votato al sacrificio. Può invitarci e richiamarci solo presentando l’immagine di ciò che il peccato ha fatto a Lui.

Cerca di commuoverci con la visione di un sacrificio per cui può dire: “Nessuno ha un amore più grande di questo” (Giovanni 15:13). Molto spesso la vista delle sofferenze che l’ubriachezza di un marito ha causato a una moglie lo fa desistere dalla sua abitudine; così anche Nostro Signore spera che la rivelazione di ciò che i nostri peccati hanno fatto a Lui ci porti al pentimento. La crocifissione non è stata un omicidio, ma un deicidio, il peggio che il peccato possa fare. La vista stessa della Sua sofferenza non è solo la misura della nostra colpa, ma è allo stesso tempo l’offerta del perdono.

Attraverso la Croce la nostra colpa si trasforma in dolore nel vedere le sue conseguenze – un dolore struggente e personale che tortura la nostra anima fino a farci gridare: “O Dio, sii misericordioso con me peccatore” (Lc 18,13). Da quella Croce l’Amore ha guardato in basso, perché per sua natura l’amore discende. I genitori amano i loro figli più di quanto i figli amino i loro genitori. Infatti, i figli non sanno quanto i loro genitori abbiano sofferto per loro finché non diventano essi stessi genitori. L’amore discende dalla Croce.

Siamo troppo stupidi per capire l’amore della Croce, perché siamo così estranei al sacrificio; non sappiamo cosa sia l’amore perché non abbiamo amato, ma solo desiderato. Poiché amiamo così poco, il Suo amore è misterioso per noi. Non abbiamo mai perdonato nessuno a un prezzo così alto come il Suo; non abbiamo mai amato nessuno a un prezzo così alto come Lui. La nostra mancanza di amore ha nascosto il Calvario. Solo quando inizieremo ad amare la Bontà capiremo quanto Dio sia stato buono a morire per noi.

Il peccato è colpa nostra! Che cosa faremo al riguardo? Il mondo lo spiegherà, il Signore lo perdonerà. Egli ha conferito questo potere di perdono alla sua Chiesa fino alla consumazione del mondo: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi” (Giovanni 20:23). Grazie a Dio, sono cattolico.

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)

L’IRRESPONSABILITA’ DELL’UOMO MODERNO, LA PERDITA DELLA LIBERTÀ, E LA NEGAZIONE DEL PECCATO: “Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato…la negazione del peccato è la negazione della libertà”

George Bernard Shaw disse una volta: “L’uomo moderno è troppo occupato per pensare ai suoi peccati”. Forse sarebbe più vero il dire che l’uomo moderno nega di poter peccare. In alcuni ambienti cosiddetti “colti” il peccato viene spiegato biologicamente come una “caduta nel processo evolutivo” o come un ritorno temporaneo e atavico alla nostra ascendenza animale “che l’uomo può superare attraverso un accoppiamento corretto”. Altri lo spiegano “fisicamente” attribuendo le aberrazioni morali all’ambiente fisico, alla mancanza di parchi giochi, al latte scadente e alle ghiandole difettose. Secondo costoro il male non è quindi nella volontà, ma nella bile, non è nell’anima, ma nell’organismo; è fisiologico, non morale.

Un terzo tentativo di spiegare il peccato è quello sociale: il peccato non è personale ma sociale. Il male non è dovuto a violazioni della coscienza, ma a qualcosa di esterno, per esempio ai capitalisti, nel caso dei comunisti; alle dittature, nel caso della democrazia; alla democrazia, nel caso della dittatura. Il male viene imputato a un sistema o alle istituzioni, ma mai alla persona. La distinzione tra giusto e sbagliato lascia così il posto all’ “alleato” o al “nemico”. Mentre il mondo pecca di più, ci pensa di meno, una condizione pericolosa per l’anima come l’indifferenza ai germi in tempo di pestilenza. Poiché il mondo presume che il male sia del tutto esterno o sociale, crede erroneamente che il suo rimedio si trovi nell’ambito della politica e dell’economia, perché queste si occupano dell’esterno o di ciò che un uomo “ha” piuttosto che di ciò che egli “è”.

Proprio questo rifiuto di affrontare la questione che il peccato è personale ed è un fenomeno morale piuttosto che economico, rende impossibile una cura. Non ci può essere salvezza personale o sociale finché non si recupera il senso del peccato e non si riconosce il male non solo come qualcosa di esterno, ma anche come qualcosa dentro ognuno di noi. La negazione del peccato e della colpa personale ha tre conseguenze disastrose: 1) perdita della libertà; 2) paralisi nazionale; 3) nevrosi e frustrazione.

Non c’è nulla che l’uomo moderno apprezzi di più della libertà, ma si rende conto che la sua negazione del peccato è la negazione della libertà? La libertà non implica forse una scelta? La scelta non implica forse delle alternative tra il bene e il male? Se non pecco quando scelgo l’alternativa sbagliata, allora non sono responsabile, ma se non sono responsabile allora non sono libero. I pomodori, i cavalli, le calcolatrici, gli stivali, le navi e la ceralacca non possono peccare, perché non hanno libertà, quindi non hanno responsabilità.

Negare il peccato significa quindi ridurre l’uomo allo stato di “cosa”. Per inciso, questa è la ragione filosofica di fondo del fascismo, del nazismo e del comunismo, perché se l’uomo è solo una “cosa” e non un essere morale, libero e responsabile, allora per quale motivo non dovrebbe essere assorbito nella collettività o nella totalità della razza come in Germania, della classe come in Russia e della nazione come in Italia?

Non possiamo avere entrambe le cose: se siamo liberi, allora possiamo sbagliare; ma se non possiamo sbagliare, allora non siamo liberi. I nostri cosiddetti educatori liberali e progressisti, che hanno negato la realtà della colpa, non hanno liberato l’uomo, come avevano promesso, dalle catene della “morale medievale”; ma hanno liberato la persona dalla sua responsabilità e quindi dalla sua libertà. Gli psicologi freudiani che nelle democrazie imputavano ogni peccato o colpa al determinismo psichico di un fattore subrazionale o addirittura sessuale, e i filosofi marxisti che negli Stati totalitari imputavano il peccato al determinismo sociale dell’ordine economico, non spiegavano davvero il peccato, ma spiegavano la libertà. Gli uomini parlano di libertà soprattutto quando la stanno perdendo, come parlano di salute quando sono malati.

Oggi la vera libertà sta scivolando via dal mondo e l’era predetta da Dostoevskij è alle porte: “Le epoche passeranno e l’umanità proclamerà per bocca dei suoi saggi che non c’è crimine, e quindi non c’è peccato; c’è solo la fame… Alla fine deporranno la loro libertà ai nostri piedi e ci diranno: Rendeteci schiavi, ma dateci da mangiare”.

La negazione di poter sbagliare è il più grande errori di tutti. Il diavolo era più saggio dell’uomo moderno, perché tentò Adamo ed Eva di usare falsamente la loro libertà mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Satana non è mai stato così stupido da pensare che la libertà significasse irresponsabilità. Ma ha convinto in questo modo i suoi discepoli nel ventesimo secolo! Ha promesso la libertà all’inizio incitando al male; la toglie ora negando il male. E noi, nella nostra ignoranza, tutto questo lo chiamiamo “progresso”!

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)

LO STATO TOTALITARIO: L’ESTINZIONE DELLA LIBERTÀ E LA PROFEZIA DI DOSTOEVSKIJ

Purtroppo, in molti casi il Liberalismo è stato ferito e ucciso, non dalla riaffermazione della persona e dalla rinascita della libertà, ma dall’errore opposto dello Stato totalitario o collettivismo che nega all’uomo ogni diritto inalienabile e gli nega ogni possibilità di sviluppare la sua personalità. L’uomo è così assorbito nel gruppo o nella classe o nella razza che non può fare o pensare nulla di contrario alla volontà del dittatore. Il dittatore, a sua volta, si giustifica dicendo che il bene del tutto è quello che lui esige.

L’unica morale in una tale visione è la morale di Stato; l’unica coscienza, la coscienza di Stato; l’unico fine è la glorificazione della nazione, della razza o della classe. La libertà in questa teoria non risiede nell’uomo ma nello Stato; i diritti non nascono nell’anima, ma nel gruppo; l’uomo non è una persona sociale, ma una parte di un tutto e come tale è un mezzo per un fine.

Una delle espressioni più notevoli della menzogna totalitaria è quella profezia del comunismo del romanziere e filosofo russo Dostoevskij, che nella sua opera “I Demoni”, scritta nel 1871, ha dato una descrizione così accurata dell’estinzione della libertà sotto il comunismo che si potrebbe credere sia stata scritta a Mosca proprio quest’anno nel 1940:

“Partendo dalla libertà illimitata, sono arrivato al dispotismo illimitato. L’umanità deve essere divisa in due parti. Un decimo gode di libertà assoluta e di potere illimitato sugli altri nove decimi. Gli altri devono rinunciare ad ogni individualità e diventare un branco, attraverso una sottomissione senza limiti, voluta da una serie di rigenerazioni, per raggiungere l’innocenza primordiale, qualcosa come il giardino dell’Eden. Dovranno però lavorare. Le misure per privare nove decimi dell’umanità della loro libertà e trasformarla in una mandria attraverso l’educazione di intere generazioni sono basate sui fatti della natura e altamente logiche”.

(Fulton J. Sheen, da “Freedom Under God, 1940”)

NELL’ANNUNCIAZIONE, IL “FIAT” DI MARIA, CI INSEGNA LA SCORCIATOIA PER LA SANTITÀ. IL “FIAT” DI MARIA FU UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA CONTRO LE FORZE DEL MALE!

La maggior parte della nostra miseria e della nostra infelicità deriva dalla ribellione contro il nostro stato attuale, unita alle nostre false ambizioni. Diventiamo critici nei confronti di tutti coloro che sono al di sopra di noi, come se il mantello d’onore che un altro indossa ci fosse stato rubato dalle spalle.

Ognuno di noi deve lodare e amare Dio a modo suo. L’uccello loda Dio cantando, il fiore sbocciando, le nuvole con la loro pioggia, il sole con la sua luce, la luna con il suo riflesso, e ognuno di noi con la paziente rassegnazione alle croci e i doveri del suo stato di vita.

In cosa consiste la tua vita se non in due cose? I doveri attivi e le circostanze passive.

La prima è sotto il tuo controllo; fallo in nome di Dio. La seconda è fuori dal tuo controllo; sottomettiti a queste nel nome di Dio. Considera solo il presente; lascia il passato alla Giustizia di Dio, il futuro alla Sua Provvidenza. La perfezione della personalità non consiste nel conoscere il disegno di Dio, ma nel sottomettersi ad esso come si rivela nelle circostanze della tua vita.

C’è davvero una scorciatoia per la santità; quella che Maria ha scelto nell’Annunciazione, quella che Nostro Signore ha scelto nel Getsemani, quella che il buon ladrone ha scelto sulla Croce: l’abbandono alla Volontà Divina.

Se l’oro nelle viscere della terra non dicesse “fiat” al minatore e all’orafo, non diventerebbe mai il calice dell’altare. Se la matita non avesse detto “fiat” alla mano dello scrittore, non avremmo mai avuto la poesia; se la Madonna non avesse detto “fiat” all’angelo, non sarebbe mai diventata la Casa di Dio; se il Signore Gesù non avesse detto “fiat” alla Volontà del Padre nel Getsemani, non saremmo mai stati redenti; se il ladro non avesse detto “fiat” nel suo cuore, non sarebbe mai stato l’accompagnatore del Maestro in Paradiso. (…)

Facciamo sempre l’errore fatale di pensare che quello che conta è ciò che facciamo noi, quando in realtà, quello che importa davvero, è ciò che lasciamo che Dio faccia in noi.

Dio ha mandato l’Angelo a Maria, non per chiederle di fare qualcosa, ma per lasciare che qualcosa fosse fatto.

Poiché Dio è un artigiano migliore di te, più ti abbandoni a Lui e più sarai felice, più Lui potrà renderti felice. È bene essere un uomo che si è fatto da sé, ma è meglio essere un uomo fatto da Dio.

Avete la libertà solo per darla via. A chi darete la vostra? La darete agli umori del momento, al vostro egoismo, alle creature o a Dio?

Sapete che se date la vostra libertà a Dio, in Cielo, non avrete libertà di scelta perché, una volta che avrete la Perfezione, non vi sarà più nulla da scegliere? E poi, sarete perfettamente liberi perché sarete una cosa sola con Lui, il cui Cuore è la Libertà e l’Amore!”

L’Annunciazione è il Mistero della gioia della libertà. Il nostro libero arbitrio è l’unica cosa al mondo che è nostra. Dio può portarci via tutto il resto, la nostra salute, la ricchezza, il potere, ma Dio non ci costringerà mai ad amarLo o ad obbedirGli. Il fascino del “Sì” sta nella possibilità che si possa dire “No”. Maria ci ha insegnato a dire “Fiat” a Dio. “Sia fatto di me secondo la Tua Parola”. (…)

Ai piedi della Croce, Maria è stata testimone della conversione del buon ladrone, e la sua anima si è rallegrata che egli avesse accettato la Volontà di Dio. La seconda parola del suo Figlio Divino dalla Croce, promettendo il paradiso al ladro come ricompensa per quell’abbandono, le ricordava la sua seconda parola trentatre anni prima, quando l’angelo le era apparso e le aveva detto che sarebbe stata la Madre di Colui che ora stava morendo sulla Croce.

Nella sua prima parola, chiese come si sarebbe realizzato tutto questo, poiché non conosceva uomo. Ma quando l’angelo le disse che avrebbe concepito lo Spirito Santo, Maria rispose immediatamente: Fiat mihi secundum verbum tuum “Sia fatto di me secondo la tua parola” (Luca 1, 38).

Questo fu uno dei grandi “fiat” della storia. Il primo fu alla Creazione, quando Dio disse: Fiat lux, “Sia fatta la luce”; un altro fu nel Getsemani, quando il Salvatore, portando il calice della redenzione sulle Sue labbra, gridò: Fiat voluntas tua, “Sia fatta la tua volontà” (Matteo 26,42). Il terzo fu quello di Maria, pronunciato in un casolare nazareno, che si rivelò essere una dichiarazione di guerra contro l’impero del male: Fiat mihi secundum verbum tuum, “Sia fatto di me secondo la tua parola”.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

Il comunismo è la tragedia della libertà.

96012957_540406606629726_9045261229148340224_n

Il comunismo è la tragedia della libertà. Un falso liberalismo, che consente a un uomo di scegliere qualsiasi cosa tranne il metro del giusto e dell’ingiusto, può produrre un caos che il comunismo provvede a organizzare.

Allora, nel linguaggio del fondatore del comunismo, abbiamo una nuova definizione della libertà: “Libertà significa necessità”. In altre parole, si è liberi fin quando si obbedisce al dittatore. Ciò che hanno fatto i comunisti è stato di prendere la Verità che appartiene a Dio e di identificarla con il loro regime.

Il mondo, lo sappia o non lo sappia, sta scegliendo attualmente tra la schiavitù a un sistema e l’Amore di Colui che ha detto: “Io Sono la Verità”, “La Verità vi renderà liberi”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ: l’inferno è una garanzia per la libertà umana.

88197245_503367440333643_6918416913345282048_n

Se siamo liberi, siamo responsabili; se non siamo responsabili, non siamo liberi.

Il ghiaccio non è libero, e quindi non è colpa sua se si scioglie; l’uomo è libero, e quindi dev’essere tenuto responsabile di tutti i suoi pensieri e desideri, e di tutte le sue azioni.

L’inferno è una garanzia per la libertà umana, pur ammettendo che sia una garanzia negativa. Esso sta almeno a significare che un uomo può essere tanto libero da determinare liberamente le proprie condizioni per tutta l’eternità.

L’uomo è investito del regale potere di scelta e data questa facoltà non può essere spinto al peccato da nessuna forza sociale, a meno che non vi acconsenta volontariamente.

Santo Stefano, mentre lo lapidavano, pregò così: “Signore, non imputare a loro questo peccato”. Tre anni dopo, San Paolo, nel ricordare la lapidazione di Stefano, disse: “C’ero anch’io ad approvare”.

Il Cielo stesso ha garantito la libertà umana quando ci ha assicurato il Giudizio Finale.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

C’è una sola ragione per cui non siamo migliori, ed è perché non vogliamo essere migliori. Noi vorremmo essere migliori, ma chi vorrebbe si limita a desiderare. La volontà è la decisione tradotta in realtà dall’azione.

95217746_537996826870704_6371983071977144320_n

C’è una sola ragione per cui non siamo migliori, ed è perché non vogliamo essere migliori. Noi vorremmo essere migliori, ma chi vorrebbe si limita a desiderare. La volontà è la decisione tradotta in realtà dall’azione. I più di noi fanno, circa il miglioramento morale, le stesse riserve che fanno circa la dieta: “Cominceremo domani”. Disse Sant’Agostino: “Vorrei essere casto, o mio Signore, ma non adesso, tra un po’ di tempo”…

La linea di confine tra peccato e virtù, tra mediocrità e santità, è la più esigua di tutte, perché tutto ciò che occorre è un atto efficace della nostra volontà in cooperazione con la Grazia di Dio. La nostra volontà è piena di scuse, di cui non ci rendiamo perfettamente conto perché ci rifiutiamo di affrontarle…

Noi siamo come navi con vele piene di buone intenzioni, ma non avanziamo perché siamo ancorati agli abissi…

Se non si ha Dio come Amore Supremo della vita, si ha un idolo di stagno, un “Ego-ideale”, in base al quale si giudica tutto ciò che si vede e si sente…In tali condizioni, tutto ciò che lusinga il nostro Ego ci sembra facile e piacevole, mentre arduo o folle è tutto quanto si riferisce a Dio…

Prima di poter resuscitare, dobbiamo discendere nell’inferno delle nostre riserve e presunzioni mediante una compiuta analisi introspettiva di noi stessi alla luce della Legge di Dio…

L’estirpamento delle nostre riserve e presunzioni è la condizione essenziale per vedere la Verità. Proprio perché la Verità è la nemica dell’inganno, l’Ego rifugge dall’affrontarla. Come Pilato, le volge le spalle e sogghigna: “Che cos’è la Verità?”.

Niente deturpa tanto la vita spirituale quanto codeste “cimici” nascoste nel motore della nostra anima, come l’egoismo, l’impurità, l’immoralità, la disonestà e il rancore. Fin quando non le si scovi e non le si conducano davanti a Dio, nessun progresso effettivo può verificarsi nell’ambito dello spirito.

Disse Sant’Agostino: “Il Tuo miglior servo, o Signore, non è tanto colui che si preoccupa di udire da Te ciò che desidera udire, bensì colui che vuol fare ciò che ode da Te”.

I più di noi fanno tribolare gli altri, ma pochi di noi sono disposti a far tribolare se stessi. Sanno bene che un cane non può essere addestrato senza pena e fatica, ma presumono di diventare moralmente buoni senza né sforzo né autodisciplina…

Pochissimi hanno un piano di azione che sia tanto ampio da includere la necessità di travagliarsi e mortificarsi per conseguire la perfezione morale. Ma la sola volontà di miglioramento non è sufficiente. Questa decisione è soltanto come aprire le persiane: immediatamente la luce inonda le tenebre.

Così è del cuore: quando esso ne riconosce la necessità, la Grazia di Dio comincia a riversarsi nell’anima, e da questa congiunzione della nostra volontà con il Potere Divino deriva una bontà che non è di questo mondo, nonché una pace interiore che nulla al mondo può distruggere.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

Grazia e libera volontà: DOBBIAMO VOLER COLLABORARE CON LA GRAZIA DI DIO!

94624930_533834443953609_1280556774318931968_o

Quando l’automobile ha fatto il suo pieno di benzina, poi non si muove da sola. La Grazia non agisce come una moneta messa dentro a un distributore automatico, perché ci muove soltanto quando noi vogliamo che ci muova e quando lasciamo che ci muova.

L’ordine soprannaturale suppone la libertà dell’ordine naturale; e quindi non lo distrugge. Una sveglia vi può svegliare al mattino, ma non può farvi alzare dal letto. Così pure la Grazia di Dio aiuta, dirige, perfeziona le nostre azioni umane; ma a condizione che noi liberamente vi cooperiamo. Dio non sfonda le porte del libero volere.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

Fin dal tempo di Adamo l’uomo si è nascosto a Dio dicendo: “È difficile trovare Dio”. La verità è che in ogni cuore vi è un giardino segreto che Dio ha fatto unicamente per Sé.

94737760_532370770766643_7166915242826399744_o

Fin dal tempo di Adamo l’uomo si è nascosto a Dio dicendo: “È difficile trovare Dio”. La verità è che in ogni cuore vi è un giardino segreto che Dio ha fatto unicamente per Sé. Questo giardino è chiuso come una cassaforte ed è provvisto di due chiavi. Dio ne ha una; perciò l’anima non può lasciare entrare nessuno fuorché Dio. Il cuore umano ha l’altra chiave: perciò neanche Dio può entrare senza il consenso dell’uomo. Quando la chiave dell’Amore di Dio e quella dell’umana libertà, la chiave del Divino Richiamo e quella della risposta umana si incontrano, allora il Paradiso torna nel cuore dell’uomo. Dio è sempre alla porta del Giardino con la sua chiave. Noi fingiamo di cercare la nostra chiave, di averla smarrita, di aver rinunciato a cercarla; ma intanto è in mano nostra. Se noi non siamo felici come i Santi, è perché non desideriamo di essere Santi.

(Beato Fulton J. Sheen, da “La pace dell’anima”)