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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA: “Maria, che è la Madre dell’Eucaristia, sfugge alla decomposizione della morte…Per sua natura, l’Amore è un’Ascensione in Cristo e un’Assunzione in Maria”

Nel 1854 la Chiesa ha parlato dell’anima nell’Immacolata Concezione. Nel 1950 tratta del corpo: il Corpo Mistico, l’Eucarestia, l’Assunzione. Con abili tocchi dogmatici, la Chiesa va ripetendo a una nuova età pagana la verità espressa da Paolo: “I vostri corpi sono del Signore”. Non c’è nulla nel corpo che possa dare origine alla disperazione. L’uomo è connesso col nulla, come insegnano i filosofi del decadentismo, ma solo nella sua origine, non nel suo destino. Questi filosofi considerano il nulla la fine; la Chiesa lo considera l’inizio, perché l’uomo fu creato ex nihilo.

L’uomo moderno si volge al nulla attraverso la disperazione; il cristiano conosce il nulla soltanto attraverso l’autonegazione, che è umiltà. Quanto più il pagano “annulla” se stesso, tanto più si avvicina all’inferno della disperazione e al suicidio. Quanto più il cristiano “annulla” se stesso, tanto più si avvicina a Dio. Maria discese così profondamente nel nulla, che venne esaltata. “Respexit humilitatem ancillae suae”. E la sua esaltazione fu anche la sua Assunzione. (…)

Da un punto di vista filosofico, la Dottrina dell’Assunzione combatte la filosofia di Eros-Thanatos traendo l’umanità dalle tenebre del sesso e della morte alla luce dell’Amore e della Vita.

L’Assunzione non afferma il Sesso, ma l’Amore. San Tommaso d’Aquino, nella sua indagine sugli effetti dell’Amore, menziona l’estasi come uno di questi. Nell’estasi “si è sollevati fuori dal proprio corpo”.

Il fenomeno Spirituale della levitazione è dovuto a un così intenso Amore di Dio che i Santi vengono letteralmente sollevati da terra. L’ Amore, come il fuoco, brucia, perché è fondamentalmente desiderio. Cerca di unirsi sempre di più all’oggetto amato.

La nostra esperienza sensibile ci ha resi edotti della legge di gravitazione terrestre che attira verso la terra i corpi materiali. Ma oltre alla legge di gravitazione terrestre, vi è una legge di gravitazione Spirituale, che aumenta man mano che ci avviciniamo a Dio. Questa attrazione esercitata sui nostri cuori dallo Spirito di Dio è sempre presente, e solo le nostre volontà ribelli e la debolezza dei nostri corpi, conseguenza del peccato, ci tengono avvinti alla terra. Certe anime diventano insofferenti della restrizione del corpo; San Paolo chiede di essere liberato dalla prigione del corpo.

Se Dio esercita una forza di attrazione su tutte le anime, dato l’intenso Amore discendente di Nostro Signore Gesù per Maria, la Sua Madre Benedetta, e dato l’intenso Amore ascendente di Maria per il Suo Signore, si può ben sospettare che a questo stadio l’Amore fosse tanto grande da “trarre a sé il corpo”.

Data poi l’immunità dal peccato originale, nel Corpo della Madonna non c’era la dicotomia, né la tensione, né l’opposizione che esiste in noi tra anima e corpo. Se la luna, pur così distante, produce tutte le alte maree del nostro mondo, allora l’Amore di Maria per Gesù e quello di Gesù per Maria ben possono aver prodotto un’estasi tale da “sollevarla al di sopra di questo mondo”.

Per sua natura, l’Amore è un’Ascensione in Cristo e un’Assunzione in Maria (…)

Una cosa è certa: è facile credere nell’Assunzione se si ama profondamente Dio, ma è difficile credervi se non Lo si ama (…)

L’Assunzione non è l’uccisione di Eros, ma la trasfigurazione di Eros per mezzo di Agape. Essa non sta a dire che l’amore del corpo è da condannare, ma afferma anzi che esso può essere così giusto, quando tende verso Dio, da accrescere la bellezza stessa del corpo (…)

Con un tratto della sua infallibile penna dogmatica, la Chiesa libera la santità dell’amore dai vincoli del sesso, senza negare il compito del corpo nell’amore. Qui è un corpo solo che riflette nelle sue innumerevoli tinte l’Amore creativo di Dio.

A un mondo che adora il corpo, la Chiesa ora dice:

“Vi sono due corpi in Cielo: uno è la natura umana glorificata di Gesù, l’altro la natura umana assunta di Maria. L’ Amore è il segreto dell’Ascensione dell’uno e dell’Assunzione dell’altra, perché l’Amore brama l’unione con l’Amato. Il Figlio ritorna al Padre nell’unità della Natura Divina; e Maria ritorna a Gesù nell’unità della natura umana. Il volo nuziale di lei è l’evento verso cui muove tutta la nostra generazione” (…)

“Maria, che è la Madre dell’Eucaristia, sfugge alla decomposizione della morte”

Attraverso le porte di Maria l’eternità si fece giovane e ci apparve nelle sembianze di un Bambino; attraverso lei, come attraverso un altro Mosè, non già le Tavole della Legge, ma il Logos venne dato e scritto sul cuore stesso di lei; attraverso lei, non già una manna, che gli uomini mangiano e di cui muoiono, ma l’Eucarestia discende, che agli uomini che la mangiano impedisce di morire.

Ma se coloro che si comunicano col Pane della Vita non moriranno mai, che cosa diremo allora di colei che fu il primo ciborio vivente di questa Eucarestia, e che nel giorno di Natale la offrì sulla sacra mensa di Betlemme per dire ai Magi e ai pastori: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo?”.

Lei, il giardino in cui sono cresciuti il giglio dell’innocenza divina e la rosa rossa della passione della redenzione, potrebbe mai essere abbandonata alle erbacce e trascurata dal Giardiniere del Cielo? Una sola Comunione conservata in stato di grazia nel corso della vita non può forse assicurare l’immortalità? E allora lei, nel cui seno vennero celebrate le nozze dell’eternità col tempo, non partecipa forse più dell’eternità che del tempo? Perché portò Lui per nove mesi in seno, si realizzò in lei, sia pure in maniera diversa, la legge della vita: “Saranno due in una carne sola”.

A nessun adulto farebbe piacere che la casa nella quale è cresciuto, anche se ora non abitasse più nessuno in essa, fosse soggetta alla distruzione violenta di una bomba e l’Onnipotente che dimorò in Maria non consentirebbe che la sua casa di carne fosse soggetta alla dissoluzione della tomba. Se gli adulti quando raggiungono la pienezza della vita amano ritornare alla casa nella quale sono nati, e diventano sempre più consapevoli di ciò di cui sono debitori alle proprie madri, allora perché mai la Vita Divina non sarebbe dovuta tornare indietro per cercare la sua culla vivente e portarsi in cielo quel “paradiso cinto di carne” in modo che potesse venire coltivato dal nuovo Adamo?

In questa dottrina dell’Assunzione, la Chiesa affronta in un’altra maniera ancora la disperazione del mondo affermando la bellezza della vita contro la morte. Quando guerre, sesso e peccato moltiplicano le discordie tra gli uomini, e la morte sta da ogni parte in agguato, la Chiesa c’invita a innalzare i nostri pensieri al livello di quella vita che è nutrita dalla immortalità della Vita. Feuerbach disse che l’uomo è ciò che mangia. Aveva più ragione di quanto lui stesso presumesse. Mangiate il cibo della terra, e morirete; mangiate l’Eucarestia, e vivrete in eterno. Maria, che è la Madre dell’Eucarestia, sfugge alla decomposizione della morte.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

IL MAGNIFICAT E L’UMILTÀ DI MARIA SONO IL “MANIFESTO” DELLA VERA RIVOLUZIONE! “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.”

Il Magnificat è l’inno di una madre il cui Figlio è al tempo stesso Dio… “La mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Il volto delle donne era stato velato per secoli, e anche quello degli uomini, nel senso che gli uomini si erano nascosti allo sguardo di Dio. Ma ora che il velo del peccato era stato tolto, la donna eretta guarda il volto di Dio per lodarlo. Quando il divino penetra nell’umano, l’anima pensa meno a chiedere che ad amare. Chi ama non chiede favori all’amato; Maria non formula domande, ma soltanto lodi. Quando l’anima si distacca dalle cose e diviene conscia di sé e del suo destino, conosce se stessa soltanto in Dio. L’egoista magnifica se stesso; Maria magnifica il Signore. L’uomo sensuale pensa prima al corpo, il mediocre non pensa a Dio che in un secondo momento.

In Maria niente ha la precedenza su colui che è Dio creatore, Signore della Storia, e Salvatore del genere umano. Quando gli amici ci lodano per ciò che abbiamo fatto, noi li ringraziamo della loro cortesia. Quando Elisabetta elogia Maria, Maria glorifica il suo Dio. Maria riceve la lode come uno specchio la luce: non la trattiene per sé, non la riconosce nemmeno come sua, ma la trasmette a Dio, a cui si deve ogni lode, onore e rendimento di grazie. La sintesi di questo canto è “Grazie, o Dio”. L’intera personalità di lei sta nell’essere a servizio del suo Dio. Troppo spesso gli uomini lodano il Signore con la lingua, ma il loro cuore è lontano da Lui. “Salgono le parole, ma i pensieri restano in basso”. In Maria invece non erano le labbra ma l’anima e il cuore che si effondevano nelle parole, perché il segreto d’amore racchiuso in lei aveva già spezzato i legami che lo trattenevano.

Perché magnificare il Signore che non può diventare né più piccolo per quello che gli sottraiamo col nostro ateismo, né più grande se gli aggiungiamo la nostra lode? È vero: in se stesso Dio non cambia per il nostro riconoscimento, come un quadro di Raffaello non perde la sua bellezza se uno sciocco lo deride, ma Dio in noi è suscettibile di crescita o di diminuzione a seconda se lo amiamo o se siamo peccatori. Quando il nostro ego si gonfia, il bisogno di Dio sembra che sia minore; quando il nostro ego si sgonfia, il bisogno di Dio appare in tutta la sua urgenza. L’amore di Dio si riflette nell’anima del giusto, proprio come la luce del sole viene potenziata da uno specchio. Il figlio di Maria è il sole, perché lei è la luna. Lei è il nido e lui è l’uccellino che volerà su un albero più alto e la chiamerà poi a sé. Maria lo chiama suo Signore o Salvatore. Anche se è stata preservata dalla macchia del peccato originale, ciò è interamente dovuto ai meriti della Passione e Morte del suo figlio divino. Di per sé Maria non è niente e non ha niente: Lui è tutto! Perché Lui ha benignamente posato il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella, perché colui che è il potente, e il cui nome è santo, ha operato per me tali meraviglie.

L’orgoglioso finisce nella disperazione, e l’ultimo atto di disperazione è il suicidio, ossia il togliersi la vita, perché questa è diventata insopportabile. Gli umili non possono non essere contenti; perché dove non c’è orgoglio non può esserci l’egocentrismo che rende impossibile la gioia. Il canto di Maria ha questa doppia nota: il suo spirito esulta perché Dio ha posato il suo sguardo sulla sua umiltà. Una scatola piena di sabbia non può essere riempita di oro; un’anima colma fino a scoppiare del proprio ego non potrà mai essere riempita di Dio. Non c’è limite da parte di Dio al possesso di un’anima; essa sola può limitare la sua venuta, così come una tendina limita la luce. Quanto più vuota è l’anima, tanto maggiore è in essa lo spazio per Dio. Quanto più grande è la cavità del nido, tanto più grosso è l’uccello che in quella cavità si può sistemare. C’è un rapporto intrinseco tra l’umiltà di Maria e l’Incarnazione in lei del figlio di Dio. È divenuta ora il tabernacolo del re dei cieli, che i cieli non potrebbero contenere. L’Altissimo posa il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella. L’umiltà di Maria, da sola, non sarebbe bastata, se colui che è il suo Dio, il suo Signore e Salvatore, non “si fosse umiliato”. Per quanto vuota possa essere la tazza, non può contenere l’oceano.

Le persone sono come le spugne. Come ogni spugna può contenere solo una certa quantità di acqua e poi raggiunge un punto di saturazione, così ogni individuo può ricevere solo una certa quantità di onore. Quando si è raggiunto il punto di saturazione, non è più l’uomo che porta l’onore, ma è l’onore che porta l’uomo. È sempre dopo aver accettato un onore che il ricevente mormora con falsa umiltà: “Signore, non sono degno”. Ma qui, Maria, una volta ricevuto l’onore, invece di ritenersi paga del suo privilegio, si fa serva-infermiera della vecchia cugina e mentre sta prestando l’opera sua eleva un canto in cui si autodefinisce l’ancella del Signore, o meglio ancora la schiava di Dio, una schiava che gli appartiene tutta e che non ha altra volontà che quella di lui. L’altruismo rappresenta la vera personalità. “Non vi era posto nella locanda”, perché la locanda era piena. C’era posto nella stalla, perché là non c’erano degli “ego”, ma solo un bue e un asino. Dio cercava nel mondo un cuore vuoto, ma non un cuore solitario, un cuore che fosse vuoto come un flauto col quale Lui potesse eseguire una melodia, non solitario come un abisso vuoto, che è pieno di morte. E il cuore più vuoto che poté trovare fu quello di una donna. E siccome questo non aveva personalità, Dio lo riempì della sua stessa personalità.

“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sono parole miracolose. Come possiamo spiegarle se non con la divinità del figlio suo? Come poteva questa ragazza di campagna che veniva dal disprezzato villaggio di Nazareth e che le montagne della Giudea avvolgevano nell’anonimato, prevedere nelle generazioni future che artisti come Michelangelo e Raffaello, poeti come Sedulius, Cinevulfo, Jacopone da Todi, Dante, Chaucer e Wordsworth, teologi quali Efrem, Bonaventura e l’Aquinate, gente oscura di piccoli villaggi e dotti e grandi avrebbero versato le loro lodi in un’interminabile corrente, celebrandola come il primo amore del mondo… Il figlio suo darà più tardi la legge capace di spiegare il ricordo immortale che si ha di lei: “Chi si umilia sarà esaltato”. L’umiltà davanti a Dio viene ripagata con la gloria davanti agli uomini. Maria aveva fatto voto di verginità e, verosimilmente, escludeva così la possibilità che la sua bellezza fosse tramandata ad altre generazioni. Ed ecco che ora, per virtù di Dio, si vede madre di infinite generazioni, pur rimanendo vergine. Tutti quelli che avevano perduto il favore di Dio mangiando il frutto proibito, la esaltano, perché per mezzo suo rientrano in possesso dell’albero della vita. In tre mesi Maria ha avuto le sue otto beatitudini: ​​“Beata sei tu perché piena di grazia”, aveva detto l’angelo Gabriele. ​​“Beata perché concepirai nel tuo seno il Figlio dell’Altissimo, Dio Stesso”. ​​“Beata sei tu, Vergine Madre, perché: lo Spirito Santo verrà in te e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà.” ​​“Beata sei tu perché fai la volontà di Dio: Si faccia di me secondo la tua parola”. ​​“Beata sei tu perché hai creduto”, disse Elisabetta. ​​“Beato il frutto del tuo grembo (Gesù)”, aggiunse Elisabetta. ​​“Beata sei tu fra le donne”. ​​“Beata sei tu perché si adempirà in te ciò che ti fu detto dal Signore”. Umiltà ed esaltazione furono un tutt’uno in lei: fu umile perché, giudicandosi indegna di divenire la madre del Signore, fece voto di verginità; venne esaltata perché Dio guardando a ciò che Maria credeva fosse il suo niente, ancora una volta creò un mondo dal “nulla”. Beatitudine è felicità. Maria possedeva tutto quanto può rendere veramente felice una persona. Perché per essere felici occorrono tre cose: possedere tutto quanto si desidera; averlo unito in una sola persona che si ama con tutto l’ardore della propria anima; sapere che lo si possiede senza peccare. Maria ebbe tutte e tre le cose. Se suo figlio non avesse voluto che sua madre fosse onorata là dove lui stesso è adorato, non avrebbe mai permesso che queste profetiche parole di lei si adempissero. (…)

“Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.”

Questo brano del Magnificat è il documento più rivoluzionario che sia stato mai scritto, mille volte più rivoluzionario di qualsiasi scritto di Karl Marx.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA: “Andò in fretta da Elisabetta: Maria ha sempre fretta di fare il bene. Con deliberata sollecitudine diviene la prima infermiera della civiltà cristiana”

Uno dei più bei momenti della storia fu quando una donna gravida si incontrò con un’altra donna gravida, quando due donne incinte divennero i primi araldi del Re dei re. Tutte le religioni pagane cominciano con gli insegnamenti di adulti: il cristianesimo comincia con la nascita di un bambino. Da quel giorno fino a oggi i cristiani sono stati sempre i difensori della famiglia e dell’amore della prole. Se mai ci fossimo messi a scrivere ciò che ci aspettavamo da Dio, certamente l’ultima cosa che ci saremmo aspettata sarebbe stata di vederlo imprigionato per nove mesi in un ciborio di carne, e la penultima che “il più grande tra i nati di donna”, mentre era ancora nel seno di sua madre, salutasse il Dio-uomo ancora nella sua prigione. Ma questo è proprio quanto accadde durante la Visitazione.

All’Annunciazione l’angelo disse a Maria che sua cugina Elisabetta stava per divenire madre di Giovanni Battista. Maria era allora una giovanetta, ma sua cugina era “avanti negli anni”, il che vuol dire che aveva oltrepassato l’età nella quale si può concepire. “Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. (Lc 1,36-38). La nascita di Cristo prescinde dall’uomo, quella di Giovanni Battista prescinde dall’età! “Niente è impossibile a Dio”. (…)

Maria “andò in fretta” da Elisabetta: ha sempre fretta di fare il bene. Con deliberata sollecitudine diviene la prima infermiera della civiltà cristiana. La donna si affretta a incontrare una donna. Chi ha Cristo nel cuore e nell’animo serve meglio il prossimo. Portando in sé il segreto della salvezza, Maria compie i cinque giorni di viaggio che separano Nazareth dalla città di Hebron dove, secondo la tradizione, riposano le ceneri dei fondatori del popolo di Dio: Abramo, Isacco e Giacobbe.

“Salutò Elisabetta”: la primavera serve l’autunno. Maria, portando in sé colui il quale dirà: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire”, serve ora la cugina che ha nel seno quegli che sarà la tromba di lui, la voce di lui nel deserto. Niente induce tanto a porsi al servizio di chi ne ha bisogno quanto la coscienza della propria indegnità allorché si è visitati dalla grazia di Dio. La serva del Signore diviene la serva di Elisabetta.

Udendo il saluto della donna, il bimbo che Elisabetta portava “sussultò nel suo seno”. Ecco che l’Antico Testamento si incontra col Nuovo, le ombre si dissolvono gioiosamente di fronte alla realtà. Tutti i desideri e le attese di migliaia di anni, rivolti a colui che sarebbe stato il Salvatore, sono ora appagati in questo momento di estasi in cui Giovanni Battista incontra Cristo, il Figlio del Dio vivente. Maria è presente a tre nascite: alla nascita di Giovanni Battista, alla nascita del suo Figlio divino e alla “nascita” di Giovanni l’evangelista, ai piedi della Croce, quando il maestro gli dice: “Ecco tua Madre!”. Maria, la donna, presiede a tre grandi momenti della vita umana: a una nascita, in occasione della Visitazione; a un matrimonio, le nozze di Cana; e a una morte, o a una rinuncia della vita, in occasione della crocifissione del suo figlio divino.

“Il bambino sussultò nel suo seno ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo”. Una Pentecoste precedette la Pentecoste. Il corpo fisico di Cristo, nel seno di Maria, riempie ora Giovanni Battista dello Spirito di Cristo; trentatré anni più tardi il Corpo Mistico di Cristo, la sua Chiesa, sarà ricolmo dello Spirito Santo, e anche allora ci sarà Maria, in mezzo agli apostoli perseveranti nella preghiera. Giovanni viene santificato da Gesù. Sicché Gesù non è come Giovanni, non uomo soltanto, ma anche Dio. Sta per scriversi la seconda parte di quella preghiera che, dopo il Pater, è la più bella di tutte: l’Ave Maria. La prima parte fu pronunciata da un angelo: “Ave (Maria) o piena di grazia; il Signore è con te!” (Lc 1,28). Ora Elisabetta aggiunge la seconda parte “a gran voce”: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo (Gesù)”.

La vecchiaia non si mostra gelosa della giovinezza o del privilegio, dal momento che Elisabetta è la prima a proclamare pubblicamente che Maria è la madre di Dio: “A che cosa devo che la Madre del Signore mio venga a me?”. Più che dalle labbra di Maria, Elisabetta lo seppe dallo Spirito di Dio che aveva posto il nido nel seno di lei. Maria ricevette lo Spirito di Dio da un angelo; Elisabetta fu la prima a riceverlo da Maria. Cugina-infermiera a una nascita, madre-infermiera a una morte. Maria non ha nulla che sia soltanto per lei, nemmeno suo Figlio. Già prima di nascere, suo Figlio appartiene ad altri. E subito dopo avere accolto in sé l’ospite divino, Maria si alza da quella balaustra di comunione che è Nazareth per andare da una vecchia e renderla giovane. Elisabetta non sarebbe vissuta certamente tanto da vedere il figlio suo decapitato per desiderio della danzante figliastra di Erode, ma Maria sarebbe vissuta e morta al tempo stesso nel vedere il figlio suo soffrire la morte perché morte non ci fosse più.

Elisabetta, descrivendo come il Dio-uomo nascosto in Maria operava nella sua anima e nella nuova vita racchiusa nel suo vecchio corpo, esclamò: “Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,44-45). Eva aveva creduto al serpente; adesso Elisabetta loda Maria perché Maria, credendo in Dio, ha cancellato il male prodotto da Eva. Ma appena un bambino, non ancora nato, balza di gioia nella sua prigione di carne, un canto sale gioiosamente alle labbra di Maria. Elevare un canto vuol dire possedere la propria anima. Maria, la sorella di Mosè, cantò dopo la miracolosa traversata del Mar Rosso. Cantò Debora dopo la sconfitta dei Cananei. Dov’è libertà, lì è il libero canto. Il marito di Elisabetta cantò il Benedictus come inizio dell’ordine nuovo, perché il Signore è venuto “non per abolire la legge, ma per completarla”. Pure soltanto come uno specchio, in cui Elisabetta vedeva riflesso l’Emanuele non ancora nato, Maria brillava del canto di quei giorni avvenire, nei quali Lui solo sarebbe stato la luce del mondo. Maria sorride tra lacrime di gioia e fa spuntare l’arcobaleno di un canto. Almeno fino alla nascita, la Donna conoscerà l’allegrezza. Trascorsi quei nove mesi, colui che è racchiuso nel suo seno dirà: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada” (Mt 10,34).

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

LA MADONNA CI AIUTERÀ A SFUGGIRE AL PERVERTIMENTO DELLA NATURA OPERATO DALL’UOMO! NOSTRA SIGNORA DI FATIMA: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà»

LA MADONNA CI AIUTERÀ A SFUGGIRE AL PERVERTIMENTO DELLA NATURA OPERATO DALL’UOMO! C’È SPERANZA!

La bella rivelazione della Madonna Benedetta a Fatima in Portogallo dall’aprile all’ottobre del 1917, fu una riprova della tesi russa: quando il mondo avrebbe misconosciuto il Salvatore Gesù, Egli ci avrebbe mandato Sua Madre a salvarci. (…)

La Madonna ci aiuterà a sfuggire al pervertimento della natura operato dall’uomo. La Sacra Scrittura ha predetto: «Quindi in cielo apparve un grande portento, una donna che aveva il sole per manto» (Apoc. 12, 1).

Fatima non è solo ammonimento, è una speranza!

E’ infatti importante che sappiate che, quando parliamo di ammonimenti divini, castighi divini, se volete capirlo meglio “i rimproveri divini”, queste severità del Padre non vanno mai disgiunte dal perdono e quindi dalla speranza. Mentre l’uomo prende l’atomo e lo spacca per annientare il mondo, Maria scuote il sole come un ninnolo appeso al suo polso per convincere il mondo che Dio le ha conferito un enorme potere sulla natura, non per la morte, ma per la luce, la vita e la speranza: “Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva!” (Ez 18,32).

Il problema del mondo moderno non è l’esistenza della grazia, ma l’esistenza della natura e il suo bisogno della grazia. (…)

Maria è l’anello di congiunzione e ci assicura che non verremo distrutti perchè la sede stessa dell’energia atomica, il sole, è un giocattolo nelle Sue mani.

Come Cristo fa da mediatore tra Dio e l’uomo, così Ella fa da mediatrice tra il mondo e Cristo. Non lo abbiamo scelto noi, è dono di Dio che ha voluto con Sé una Corredentrice alla quale affidare tutte intere le sue grazie da dispensare agli uomini in ogni tempo, fino al ritorno del Figlio Divino.

Tra le creature c’è una Donna che può avvicinare il male senza esserne morsa, ed aiutarci a disfarcene.

Cominciate col pregare come non avete mai pregato prima d’ora. Dite il Rosario al mattino mentre andate a lavorare, in casa, nel tempo libero e mentre lavorate nel campo, nel granaio, o negli uffici, non vergognatevi. (…)

Se il mondo fosse senza speranza, credete che Gesù ci avrebbe mandato Sua Madre con l’energia atomica del sole ai suoi ordini? Oh che bello sarebbe se i vostri parroci v’insegnassero il Trattato della vera Devozione a Maria, cercatelo, Pio XII ha canonizzato di recente l’autore, San Luigi M. Grignon de Montfort che in questo libretto predisse tutto quanto vi sto dicendo io oggi.

Voglio invitarvi tutti a riflettere su Fatima, a conoscere le storie dei tre pastorelli, ascoltateli! Non ci sono qui fra voi tanti genitori che non farebbero elemosina di ascoltare ciò che i loro figli hanno da dire loro, ebbene, ascoltiamo questi tre fanciulli, che cosa vi costa?

Ora rivolgiamo questa Preghiera alla nostra Madre.

O Maria, noi abbiamo esiliato il Tuo Divin Figliuolo dalle nostre vite, dalle nostre riunioni, dalla nostra educazione e dalle nostre famiglie. Vieni con la luce del sole, come simbolo del Suo potere! Schiaccia le nostre guerre, la nostra oscura inquietudine. Raffredda le bocche dei cannoni infuocate dalla guerra. Distogli le nostre menti dall’atomo, e le nostre anime dall’abuso della natura. Facci rinascere nel Tuo Divin Figliuolo, noi poveri figli ormai vecchi della terra!

Nell’amore di Gesù! Così sia.

(Fulton J. Sheen, dal “Discorso radiofonico del 7 Gennaio 1951”)

NOSTRA SIGNORA DI FATIMA

«Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà»

La seconda guerra mondiale non sarebbe avvenuta se le persone fossero tornate a Dio. La terza guerra mondiale non scoppierà se noi come nazione torneremo a Dio. Se c’è una guerra fredda nel mondo, è perché le nostre anime e i nostri cuori non sono pieni del fuoco dell’amore di Dio. Vale la pena, tuttavia, chiedersi perché Dio Onnipotente, nella sua relazione provvidenziale con l’universo, abbia ritenuto opportuno darci a Fatima la rivelazione della Sua Beata Madre per riportarci alla preghiera e al pentimento.

Una ragione viene subito in mente. Poiché il mondo ha perso Cristo, può darsi che Lo ritroverà per mezzo di Maria. Quando il Nostro Salvatore si perse all’età di 12 anni, Sua Madre lo ritrovò. Poiché è stato perso di nuovo, è forse attraverso Maria che il mondo ritroverà il suo Salvatore.

Un’altra ragione è che la Divina Provvidenza ha dato alla Donna il potere di sconfiggere il male. In quel primo terribile giorno, quando il male fu introdotto nel mondo, Dio parlò al serpente nel Giardino dell’Eden, e disse:

“Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15).

È attraverso il potere della Donna che il male sarà sconfitto. Quindi se viviamo in un’epoca di male, come potremmo sconfiggere lo spirito di Satana, se non attraverso il potere di questa Donna a cui Dio Onnipotente comandò di schiacciare la testa del serpente?

(Fulton J. Sheen)

La rivelazione di Fatima ci ricorda che viviamo in un universo morale; che i problemi fondamentali del mondo non sono nella politica o nell’economia, ma nei nostri cuori e nelle nostre anime, e che la rigenerazione spirituale è la condizione del miglioramento sociale.

(Fulton J. Sheen)

CON LA PREGHIERA DEL ROSARIO DI MARIA SALVERETE LE VOSTRE ANIME E RICEVERETE TANTISSIME GRAZIE…IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE!

Mi chiedo se non sia vero che quando il mondo perde la venerazione per la Madre di Cristo, perde anche l’adorazione di Cristo. Quando il mondo comincerà a bussare alla porta di Maria, scoprirà che Nostro Signore stesso risponderà. Se non avete mai pregato Maria prima d’ora, fatelo adesso. Non vedete che se Cristo ha voluto essere fisicamente formato in lei per nove mesi e poi essere da lei spiritualmente formato per trent’anni, è a lei che dobbiamo andare per imparare a formare Cristo in noi? Solo colei che ha cresciuto Cristo può crescere un Cristiano.

Quali sono alcuni dei vantaggi del Rosario?

  1. Se, ogni giorno della vostra vita, recitate il Rosario con devozione, e tutto ciò che esso implica, non perderete mai la vostra anima.
  2. Se desiderate la pace nel vostro cuore e nella vostra famiglia e l’abbondanza di doni celesti sulla vostra casa, allora riunite la vostra famiglia ogni sera e recitate il Rosario.
  3. Se siete ansiosi di convertire un’anima alla pienezza dell’amore e della vita di Dio, insegnatele a recitare il Rosario. Quella persona smetterà di recitare il Rosario, oppure riceverà il dono della Fede.
  4. Se un esercito sufficiente di noi recitasse il Rosario ogni giorno, la Madre, come in passato, otterrebbe dal suo Figlio Divino il placarsi delle attuali tempeste, la sconfitta dei nemici della civiltà umana e una vera pace nel cuore degli uomini stanchi e smarriti.
  5. Se il raffreddamento della vostra carità vi ha reso infelici interiormente e critici nei confronti degli altri, allora il Rosario, attraverso la vostra meditazione del grande amore di Nostro Signore per voi sulla Croce e dell’affetto di vostra Madre per voi sul Calvario, riaccenderà il vostro amore per Dio e per il prossimo e vi restituirà una pace che supera ogni comprensione.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE

Il difficile, per gli spiriti tormentati, è che la concentrazione è impossibile quando la loro mente è turbata da pensieri che si accavallano, migliaia di immagini sommergono la mente; si è distratti e sviati. Nell’angoscia mentale i mille pensieri non trovano alcun ordine o sollievo. Il Rosario è la terapia migliore per i distratti, per queste anime paurose e deluse, perché implica l’uso simultaneo di tre facoltà: fisica, vocale e spirituale. Le dita, toccando i grani, ci ricordano che questi piccoli grani vanno usati per la preghiera; le labbra si muovono all’unisono con le dita e così la volontà seguirà ben presto e la preghiera terminerà per coinvolgere il nostro cuore. I grani aiutano la mente a concentrarsi. Sono un po’ come l’accensione di un motore: dopo un po’ di giri e di sforzi l’anima comincia a muoversi.

(Fulton J. Sheen)

NOI ABBIAMO SEMPRE BISOGNO DI MARIA PER TENERE INSIEME LE VERITÀ DELLA FEDE: “Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi”

Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi. (…)

Maria ha dato a nostro Signore la sua natura umana. Lui le chiese di dargli una vita umana, di dargli delle mani per benedire i fanciulli, dei piedi per andare in cerca della pecorella smarrita, degli occhi per piangere sugli amici morti, e un corpo per soffrire in modo da poterci fare rinascere nella libertà e nell’amore. Fu per mezzo di lei che Gesù divenne il Ponte tra il divino e l’umano. Se eliminiamo lei, allora o Dio non si fa uomo, o chi è nato da lei è uomo e non Dio. Senza di lei non avremmo più Nostro Signore!

Se abbiamo una cassettina nella quale conserviamo il nostro danaro, sappiamo che non dobbiamo perderne la chiave; non ci verrà mai in mente che la chiave sia il danaro, ma sappiamo che senza la chiave non possiamo prendere il nostro danaro. La nostra Madre Benedetta è come la chiave. Senza di lei non possiamo mai arrivare a Nostro Signore, perché Lui è venuto per mezzo suo. Maria non può esser paragonata a Lui, perché Maria è una creatura e Lui è un creatore. Ma se perdiamo lei, non possiamo arrivare a Lui: ecco perché stiamo tanto attenti a lei; senza di lei non potremmo mai comprendere come sia stato costruito quel Ponte tra il cielo e la terra.

Si potrebbe obiettare: “Mi basta nostro Signore, non ho alcun bisogno di lei”, ma Lui ha avuto bisogno di lei, indipendentemente dal bisogno che possiamo o non possiamo averne noi. E, quel che più conta, il Nostro Signore ci ha dato sua madre come madre nostra. In quel venerdì che gli uomini dicono santo, quando Lui era spiegato sulla Croce come il vessillo della salvezza, il suo sguardo si posò sulle due creature più preziose che aveva sulla terra: sua madre e il suo diletto discepolo Giovanni. La notte innanzi, durante l’ultima cena, aveva espresso le sue ultime volontà e fatto il suo testamento dandoci quello che nessun morente fu mai capace di dare, ossia se stesso nella Santissima Eucaristia. Sarebbe quindi rimasto con noi, come Lui stesso disse: “Tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli”. Ora, nelle ombre dense del Calvario, Lui aggiunge un codicillo alle sue volontà. Là sotto la Croce “stava ritta” (non prostrata, nota il Vangelo) la madre sua. Come figlio, pensò alla madre; come Salvatore, pensò a noi. E ci diede Sua Madre: “Ecco tua madre”.

Maria “partorì il suo primogenito e lo depose in una mangiatoia”. Il suo primogenito. San Paolo lo chiama “il primogenito di tutte le creature”. Significa che lei avrebbe dovuto avere altri figli? Proprio così! Ma non secondo la carne, perché Gesù è il suo unico figlio. Maria avrebbe dovuto avere altri figli dallo spirito. Di questi, Giovanni è il primo, nato ai piedi della Croce, Pietro forse il secondo, Giacomo il terzo, e noi tutti milioni e milioni di figli. Maria partorì in letizia Cristo che ci ha redenti, e poi nel dolore noi, redenti da Cristo! Non per una semplice fantasia di linguaggio, non per una metafora, ma in virtù del battesimo noi siamo diventati figli di Maria e fratelli di nostro Signore Gesù Cristo. Come non respingiamo il concetto di Dio che ci dà suo padre, cosicché possiamo pregare: “Padre nostro”, così non ci ribelliamo nemmeno quando Lui ci dà la madre sua, per cui possiamo pregare: “madre nostra”. La caduta dell’uomo viene quindi annullata in virtù di un altro albero, la croce; Adamo viene annullato in virtù di un altro Adamo, Cristo; ed Eva in virtù dell’Eva novella, Maria.

“Nato dalla vergine Maria”, ecco un’affermazione vera non soltanto per Cristo, ma anche per ogni cristiano, sia pure in una maniera diversa. Ogni uomo nasce da una donna nella carne quale membro della stirpe di Adamo. Nasce anche dalla Donna nello spirito se fa parte della stirpe redenta di Cristo. Come Maria ha formato Gesù nel proprio corpo, così forma Lui nelle nostre anime. In questa sola Donna verginità e maternità si trovano riunite, come se Dio volesse mostrarci che entrambe le condizioni sono necessarie al mondo. Cose che in altre creature si trovano separate, in lei sono riunite. La madre è la protettrice della vergine, e la vergine è anche l’ispiratrice della maternità.

Non ci si può avvicinare alla statua d’una madre che regge un bambino, fare a pezzi la madre e pretendere di avere il bambino. Toccando lei, guasterete Lui. Tutte le altre religioni del mondo, eccettuato il cristianesimo, si perdono nel mito e nella leggenda. Cristo si staglia da tutti gli dèi del paganesimo perché è unito alla Donna e alla storia. “Nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato”. Coventry Patmore chiama giustamente Maria: “La nostra unica salvezza da un Cristo astratto”.

È più facile comprendere il mite e umile cuore di Cristo se si guarda alla madre sua. Questa tiene insieme tutte le grandi verità del cristianesimo, come un pezzo di legno regge un aquilone. I fanciulli avvolgono la cordicella dell’aquilone intorno a un pezzo di legno, poi mollano la cordicella in modo che l’aquilone si libri verso il cielo. Maria è come quel pezzo di legno. Intorno a lei avvolgiamo tutti i fili preziosi delle grandi verità della nostra fede, ad esempio l’Incarnazione, l’Eucarestia, la Chiesa. A differenza dell’aquilone, a noi non importa quanta distanza mettiamo tra noi e la terra: noi abbiamo sempre bisogno di Maria per tenere insieme le verità della fede. Se gettassimo via il pezzo di legno, non avremmo più l’aquilone; se gettassimo via Maria, non avremmo più nostro Signore. Lui si perderebbe nei cieli, come il nostro aquilone volato via, e ciò sarebbe davvero terribile, per noi che siamo sulla terra.

Maria non c’impedisce di onorare nostro Signore. Niente è più vile che dire che lei sottrae anime a Cristo. Sarebbe come dire che nostro Signore ha scelto una madre egoista, Lui che è l’amore personificato. Se Maria ci tenesse lontano da suo figlio, noi la rinnegheremmo! Ma non è abbastanza buona per noi peccatori, lei che è madre di Gesù?

Noi non avremmo mai avuto il nostro divino Signore se Lui non avesse scelto lei. Noi preghiamo il Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Pur chiedendo a Dio il pane quotidiano, noi non lodiamo il contadino o il fornaio che aiutano a prepararlo. Né la madre che dà il pane al suo bambino esclude il dispensatore celeste. Se il giorno del giudizio nostro Signore non ci accuserà che di aver amato sua madre, allora saremo davvero felici!

E come il nostro amore non parte da Maria, così non si ferma a lei. Maria è la finestra attraverso la quale la nostra umanità intravede per la prima volta la divinità. O forse è piuttosto come uno specchio amplificatore, che intensifica il nostro amore per il figlio suo e rende più splendide e ardenti le nostre preghiere. Dio, che ha creato il sole, ha creato anche la luna. La luna non toglie nulla allo splendore del sole. La luna non sarebbe che un tizzone consumato, vagante nella immensità dello spazio, se non fosse per il sole. Dal sole appunto tutta la luce della luna è riflessa. La madre benedetta riflette il suo figlio divino; senza di Lui non sarebbe nulla. Con Lui, è la Madre degli Uomini. Nelle notti oscure noi siamo grati alla luna; quando la vediamo splendere, sappiamo che dev’esserci un sole. Così, nell’oscura notte di questo mondo, quando gli uomini volgono le spalle a colui che è la luce del mondo, noi ricorriamo a Maria perché guidi i loro passi mentre attendiamo il levar del sole.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

P.S. Se non avete questo libro di Fulton compratelo perchè è un capolavoro da leggere assolutamente!

NELL’ANNUNCIAZIONE, IL “FIAT” DI MARIA, CI INSEGNA LA SCORCIATOIA PER LA SANTITÀ. IL “FIAT” DI MARIA FU UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA CONTRO LE FORZE DEL MALE!

La maggior parte della nostra miseria e della nostra infelicità deriva dalla ribellione contro il nostro stato attuale, unita alle nostre false ambizioni. Diventiamo critici nei confronti di tutti coloro che sono al di sopra di noi, come se il mantello d’onore che un altro indossa ci fosse stato rubato dalle spalle.

Ognuno di noi deve lodare e amare Dio a modo suo. L’uccello loda Dio cantando, il fiore sbocciando, le nuvole con la loro pioggia, il sole con la sua luce, la luna con il suo riflesso, e ognuno di noi con la paziente rassegnazione alle croci e i doveri del suo stato di vita.

In cosa consiste la tua vita se non in due cose? I doveri attivi e le circostanze passive.

La prima è sotto il tuo controllo; fallo in nome di Dio. La seconda è fuori dal tuo controllo; sottomettiti a queste nel nome di Dio. Considera solo il presente; lascia il passato alla Giustizia di Dio, il futuro alla Sua Provvidenza. La perfezione della personalità non consiste nel conoscere il disegno di Dio, ma nel sottomettersi ad esso come si rivela nelle circostanze della tua vita.

C’è davvero una scorciatoia per la santità; quella che Maria ha scelto nell’Annunciazione, quella che Nostro Signore ha scelto nel Getsemani, quella che il buon ladrone ha scelto sulla Croce: l’abbandono alla Volontà Divina.

Se l’oro nelle viscere della terra non dicesse “fiat” al minatore e all’orafo, non diventerebbe mai il calice dell’altare. Se la matita non avesse detto “fiat” alla mano dello scrittore, non avremmo mai avuto la poesia; se la Madonna non avesse detto “fiat” all’angelo, non sarebbe mai diventata la Casa di Dio; se il Signore Gesù non avesse detto “fiat” alla Volontà del Padre nel Getsemani, non saremmo mai stati redenti; se il ladro non avesse detto “fiat” nel suo cuore, non sarebbe mai stato l’accompagnatore del Maestro in Paradiso. (…)

Facciamo sempre l’errore fatale di pensare che quello che conta è ciò che facciamo noi, quando in realtà, quello che importa davvero, è ciò che lasciamo che Dio faccia in noi.

Dio ha mandato l’Angelo a Maria, non per chiederle di fare qualcosa, ma per lasciare che qualcosa fosse fatto.

Poiché Dio è un artigiano migliore di te, più ti abbandoni a Lui e più sarai felice, più Lui potrà renderti felice. È bene essere un uomo che si è fatto da sé, ma è meglio essere un uomo fatto da Dio.

Avete la libertà solo per darla via. A chi darete la vostra? La darete agli umori del momento, al vostro egoismo, alle creature o a Dio?

Sapete che se date la vostra libertà a Dio, in Cielo, non avrete libertà di scelta perché, una volta che avrete la Perfezione, non vi sarà più nulla da scegliere? E poi, sarete perfettamente liberi perché sarete una cosa sola con Lui, il cui Cuore è la Libertà e l’Amore!”

L’Annunciazione è il Mistero della gioia della libertà. Il nostro libero arbitrio è l’unica cosa al mondo che è nostra. Dio può portarci via tutto il resto, la nostra salute, la ricchezza, il potere, ma Dio non ci costringerà mai ad amarLo o ad obbedirGli. Il fascino del “Sì” sta nella possibilità che si possa dire “No”. Maria ci ha insegnato a dire “Fiat” a Dio. “Sia fatto di me secondo la Tua Parola”. (…)

Ai piedi della Croce, Maria è stata testimone della conversione del buon ladrone, e la sua anima si è rallegrata che egli avesse accettato la Volontà di Dio. La seconda parola del suo Figlio Divino dalla Croce, promettendo il paradiso al ladro come ricompensa per quell’abbandono, le ricordava la sua seconda parola trentatre anni prima, quando l’angelo le era apparso e le aveva detto che sarebbe stata la Madre di Colui che ora stava morendo sulla Croce.

Nella sua prima parola, chiese come si sarebbe realizzato tutto questo, poiché non conosceva uomo. Ma quando l’angelo le disse che avrebbe concepito lo Spirito Santo, Maria rispose immediatamente: Fiat mihi secundum verbum tuum “Sia fatto di me secondo la tua parola” (Luca 1, 38).

Questo fu uno dei grandi “fiat” della storia. Il primo fu alla Creazione, quando Dio disse: Fiat lux, “Sia fatta la luce”; un altro fu nel Getsemani, quando il Salvatore, portando il calice della redenzione sulle Sue labbra, gridò: Fiat voluntas tua, “Sia fatta la tua volontà” (Matteo 26,42). Il terzo fu quello di Maria, pronunciato in un casolare nazareno, che si rivelò essere una dichiarazione di guerra contro l’impero del male: Fiat mihi secundum verbum tuum, “Sia fatto di me secondo la tua parola”.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

“MARIA, VUOI FARE DI ME UN UOMO?” L’ANNUNCIAZIONE E IL FIAT DI MARIA: IL MASSIMO ATTO DI LIBERTÀ CHE IL MONDO ABBIA MAI CONOSCIUTO!

Veniamo ora al massimo atto di libertà che il mondo abbia mai conosciuto e che costituì l’annullamento di quel libero atto compiuto in paradiso dal primo uomo quando scelse il non-Dio invece di Dio. Il momento in cui questa disgraziata scelta venne annullata, fu quando Dio nella sua misericordia volle rifare l’uomo e dargli un nuovo inizio in una nuova nascita di libertà sotto Dio. Dio avrebbe potuto creare un uomo perfetto per trarre l’umanità dalla polvere, come aveva fatto al principio. Avrebbe potuto far sì che l’uomo nuovo desse principio alla nuova umanità dal nulla, come Lui aveva fatto quando aveva creato il mondo. E avrebbe potuto farlo senza consultare l’umanità, ma sarebbe stata un’invasione del privilegio umano. Dio non voleva trarre un uomo fuori dal mondo della libertà senza il libero atto di un essere libero. Il modo come Dio agisce nei riguardi dell’uomo non è quello di un dittatore ma quello di un collaboratore. Dal momento che Dio voleva redimere l’umanità, voleva farlo con il consenso dell’uomo e non a dispetto di questi. Dio poteva distruggere il male a prezzo della libertà umana, ma sarebbe stato un pagar troppo caro la distruzione della tirannide sulla terra l’avere un dittatore in cielo. Prima di rifare l’umanità, Dio volle consultare l’umanità, in modo che la dignità umana non andasse distrutta; e la persona specifica che Dio consultò fu una Donna. Al principio dei tempi fu chiesto all’uomo di ratificare il dono; questa volta ciò fu chiesto a una Donna. Il mistero dell’Incarnazione non è altro che quello della richiesta che Dio fa a una donna di dargli liberamente una natura umana. In tutte quelle parole, per bocca dell’angelo, Dio disse: “Vuoi fare di me un uomo?”. E come dal primo Adamo venne la prima Eva, così ora, nella rinascita della dignità umana, il nuovo Adamo verrà dalla nuova Eva. E nel libero consenso di Maria abbiamo l’unica natura umana che sia mai nata in perfetta libertà. (…)

L’Angelo Gabriele, quale portavoce di Dio, le chiede se vuole liberamente dare una natura umana al Figlio di Dio, in modo che Lui possa essere anche il Figlio dell’uomo. A una creatura viene chiesto dal Creatore se vuole liberamente collaborare al piano di Dio per trarre l’umanità dal fango e fare in modo che sia totalmente rapita da Dio. Maria in un primo momento si turba, in quanto non sa come potrebbe dare sembianza umana a Dio dal momento che è ancora vergine. L’angelo chiarisce il problema dicendole che Dio stesso, per mezzo del suo Spirito, compirà in lei il miracolo. Ma dal nostro punto di vista sembra che ci sia un’altra difficoltà. Maria fu scelta da Dio per essere la madre sua e fu anche preparata per quell’onore mediante la preservazione dal primo peccato che aveva infettato tutta l’umanità. Dal momento che era stata così preparata, sarebbe stata libera di accettare o rifiutare, e la sua risposta sarebbe stata frutto soltanto del suo libero volere? La risposta è che la sua redenzione era già completata, ma lei non l’aveva ancora né accettata né ratificata. Si trattava, in un certo modo, di qualcosa di simile al nostro dilemma. Siamo battezzati da piccoli e i nostri corpi diventano templi di Dio perché l’anima è stata colmata delle virtù che Dio ha immesso in lei. Diventiamo non soltanto creature fatte da Dio, ma partecipi della natura divina. Tutto questo avviene nel battesimo prima che fiorisca la nostra libertà; la Chiesa si fa garante della nostra nascita spirituale, così come i genitori hanno fatto per la nostra nascita fisica. Più tardi però ratifichiamo i doni originali mediante i liberi atti della nostra vita morale, ricevendo i sacramenti, pregando, sacrificandoci. Così anche la redenzione di Maria venne completata, come lo fu il nostro Battesimo, ma lei non l’aveva ancora accettata, ratificata o confermata, prima di dare il suo consenso all’angelo.

Maria fu destinata da Dio ad avere una parte nel dramma della redenzione, come un bambino viene destinato dai suoi genitori fisici a percorrere una carriera musicale, ma ciò non si era attuato fino a quel momento. La Santissima Trinità non prende mai possesso di una creatura senza il consenso della sua volontà. Perciò, quando Maria ebbe udito il modo come ciò sarebbe avvenuto, pronunciò parole che sono il pegno più sicuro d’indipendenza e il massimo atto di libertà che il mondo abbia mai udito: “Si faccia di me secondo la tua parola”. E come nell’Eden si erano compiuti i primi sponsali di un uomo con una donna, così in lei si compirono i primi sponsali tra Dio e l’uomo, tra l’eternità e il tempo, tra l’onnipotenza e i limiti. In risposta alla domanda: “Vuoi darmi un corpo umano?”, la cerimonia nuziale dell’amore viene inondata di nuovi torrenti di libertà: “Lo voglio”. E il Verbo fu concepito in lei.

Dio rispetta la libertà umana rifiutandosi d’invadere l’umanità e di stabilire una testa di ponte nel tempo senza il libero consenso di una delle Sue creature. La libertà di coscienza è dunque presupposta: Maria, prima di poter proclamare suoi i doni di Dio, doveva ratificare questi doni con un atto di volontà al momento dell’Annunciazione. E c’è la libertà di un abbandono totale a Dio: la nostra libera volontà è l’unica cosa veramente nostra. Salute, benessere, potere sono tutte cose che Dio può toglierci. Ma la nostra libertà ce la lascia anche nell’inferno. La libertà, in quanto tutta nostra, è l’unico dono perfetto che possiamo fare a Dio. Eppure qui una creatura ha totalmente, ma liberamente, rinunciato alla propria volontà, sicché si potrebbe dire che non toccava alla volontà di Maria di fare la volontà del figlio suo, ma toccava alla volontà di Maria di perdersi nella volontà del figlio suo. Più tardi nella sua vita il Signore avrebbe detto: “Se il Figlio dell’uomo vi farà liberi, avrete la vera libertà”. Se è così, nessuno è mai stato più libero di colei che è la signora della libertà, la donna che cantò il Magnificat.

Ma c’è un’altra libertà rivelataci attraverso Maria. Nelle nozze umane c’è qualcosa di personale, ma anche qualcosa d’impersonale o di razziale. L’elemento personale e libero è l’amore, perché l’amore è sempre per una sola persona; perciò la gelosia è la custode della monogamia. L’elemento impersonale e automatico è il sesso, perché il suo campo di azione è in certo senso al di fuori del controllo dell’uomo. L’amore appartiene all’uomo; il sesso appartiene a Dio, perché gli effetti che ne derivano esulano dalla nostra determinazione. Quando una madre genera un bambino, compie liberamente quell’atto di amore il quale fa sì che lei e suo marito siano due in una carne sola. Ma anche qui c’è l’ignoto, l’elemento libero del loro amore, ossia il non sapere se un figlio nascerà dalla loro unione, se sarà un maschio o una femmina, e la data precisa della nascita; anche il momento del concepimento si perde in una qualche indefinita notte di amore. In tal modo noi siamo accettati dai nostri genitori, piuttosto che voluti da essi, poiché lo siamo solo indirettamente.

Ma con Maria ci fu perfetta libertà. Il suo figlio divino non venne accettato in una maniera imprevista e imprevedibile. Fu voluto. Il caso non ebbe alcuna parte in ciò; nulla fu impersonale, perché il figlio fu pienamente voluto nella mente e nel corpo. Come è vero tutto ciò? Il figlio fu voluto nella mente perché quando l’angelo spiegò il miracolo, Maria disse: “Si faccia di me secondo la tua parola”. Poi fu voluto nel corpo in quel determinato momento, non in una qualche oscura notte passata; la concezione avvenne perché nel pieno fulgore della luce del mattino il divino spirito d’amore incominciò a tessere il vestito di carne per il Verbo di Dio. Il tempo venne scelto deliberatamente; il consenso fu volontario; la collaborazione fisica fu libera. È stata in tutto il mondo la sola nascita pienamente voluta e, perciò, veramente libera. Ogni nascita partecipa della natura del regno vegetale in quanto il fiore ha le sue radici nella terra benché la corolla si apra verso il cielo. Così nella generazione il corpo proviene dai genitori che sono sulla terra; le anime vengono da Dio, che è in Cielo. In Maria l’unica cosa terrena presente era lei; tutto era cielo. L’altro amore che concepì dentro di lei fu lo Spirito Santo; la persona nata da lei fu il Verbo di Dio, l’unione della divinità e dell’umanità si compì con la misteriosa alchimia della Santissima Trinità. Soltanto lei era di terra, eppure anche lei sembrava più di cielo. Le altre madri si accorgono che una nuova vita pulsa dentro di esse dai battiti che sentono. Maria sentì che la vita divina pulsava dentro di lei, mentre l’anima sua era in comunione con un angelo. Le altre madri si accorgono della loro maternità da mutamenti fisici; Maria lo seppe dal messaggio di un angelo e dall’adombramento dello Spirito Santo. Nulla che venga dal corpo è libero al pari di ciò che viene dalla mente: ci sono madri che desiderano bambini, ma devono attendere lo svolgersi di processi dipendenti dalle leggi della natura. Solo in Maria un bimbo non aspettò la natura, ma la di lei accettazione della volontà divina. Tutto ciò che ella ebbe a dire fu: “Fiat”, e concepì. Ecco ciò che avrebbe potuto essere qualsiasi nascita senza il peccato, un fatto di volontà umane che si unissero col volere divino e, attraverso l’unione dei corpi, partecipassero alla creazione di una nuova vita secondo gli usuali processi della generazione umana. La nascita verginale è perciò sinonimo di nascita in libertà.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

MARIA, TU SEI LA SIGNORA DELLA LIBERTÀ…INSEGNACI A DIRE IL NOSTRO SÌ A GESÙ!

Maria! Noi, povere creature della terra, inciampiamo nelle nostre libertà, andiamo a tastoni nelle nostre scelte. Milioni di noi desiderano rinunciare alla propria libertà, alcuni ripudiandola per il fardello della propria colpa, alcuni sacrificandola agli umori e agli usi di questo tempo e altri perché inghiottiti dal comunismo, dove c’è una sola volontà, quella del dittatore, e un solo amore che è odio e rivoluzione!

Noi oggi parliamo tanto di libertà, Maria, perché la stiamo perdendo, proprio come parliamo tanto di salute quando siamo malati. Tu sei la signora della libertà perché hai annullato la falsa libertà che rende gli uomini schiavi delle loro passioni, pronunciando quella parola che Dio Stesso disse quando creò la luce e che fu ripetuta quando il Figlio Suo redense il mondo: “Fiat!”, ovvero “Si faccia di me secondo la volontà di Dio”.

Come il “no” di Eva prova che la creatura fu fatta dall’amore e che perciò è libera, così il tuo Fiat prova che la creatura fu fatta per l’amore. Insegnaci, dunque, che non c’è altra libertà se non quella di fare, per amore, ciò che tu hai fatto al momento dell’Annunciazione, ossia dire di sì alle domande di Gesù.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia!

Non dobbiamo sorprenderci se di Maria si dice che fu pensata da Dio prima che il mondo fosse fatto. Quando il pittore Whistler dipinse il ritratto di sua madre non ne aveva forse l’immagine nella mente ancora prima di aver radunato i colori sulla tavolozza?

Se vi fosse stato possibile di prevedere vostra madre (non artisticamente, ma realmente), non l’avreste fatta come la donna più perfetta che mai fosse vissuta, così bella da essere la dolce invidia di tutte le donne, e così virtuosa e misericordiosa che tutte le altre madri avrebbero desiderato di imitarne le virtù? Perché dobbiamo allora pensare che Dio abbia fatto diversamente?

Quando Whistler fu complimentato per il ritratto di sua madre, disse: “Sapete bene come succede: si cerca di far la propria mamma più meravigliosa che si può”.

Quando Dio si incarnò in un uomo, credo che anche Lui abbia voluto fare la madre Sua più meravigliosa che poté, e questo fece di lei una madre perfetta. Dio non fa mai nulla senza una meticolosa preparazione. (…)

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia. Se non esiste il peccato originale, allora tutti sono concepiti senza macchia. Perché dovrebbero rifiutarsi di concedere a Maria ciò che concedono a loro stessi? La dottrina del peccato originale e l’Immacolata Concezione si escludono a vicenda. Se solo Maria è l’Immacolata Concezione, allora tutti noi dobbiamo avere il peccato originale.

L’Immacolata Concezione non implica che Maria non avesse bisogno della redenzione. Ne aveva bisogno come voi e come me. Fu redenta in precedenza, preventivamente, tanto nel corpo quanto nell’anima, non appena concepita. Noi riceviamo nella nostra anima i frutti della redenzione al momento del battesimo. Tutto il genere umano ha bisogno della redenzione, ma Maria non seguì la sorte di quella umanità peccatrice e ne fu separata in virtù dei meriti della crocifissione di Nostro Signore, offerti a lei nel momento della sua concezione. Se la esentiamo dal bisogno della redenzione, dovremmo anche esentarla dall’appartenenza all’umanità.

L’Immacolata Concezione perciò non implica in alcun modo che Maria non abbia avuto bisogno della redenzione: lo ebbe! Maria è il primo effetto della redenzione, nel senso che questa venne applicata a lei nel momento della sua concezione e a noi in maniera diversa e minore soltanto dopo la nostra nascita. Maria ebbe questo privilegio non per se stessa, ma per Lui.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)