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La colpa che grava sui peccati non riconosciuti è la causa di molti malesseri psicologici dell’uomo moderno.

L’uomo non può contravvenire impunemente alle leggi della propria natura; la punizione che invariabilmente segue questi tentativi di ribellione si manifesta soprattutto nell’ordine psicologico. Per esempio, è evidente che ogni individuo egocentrico è un individuo deluso. Perché? Perché la delusione si ha quando un’aspirazione naturale incontra un ostacolo insormontabile. Qualsiasi aspirazione naturale, per essere soddisfatta, deve avere un obiettivo; finché ciò non si verifica, l’aspirazione rimane tale, ossia una tendenza a una più o meno vaga sorta di azione. Ma l’attuazione dell’aspirazione è possibile soltanto attraverso qualche cosa che sia di per sé attuale; l’aspirazione, come tale, essendo soltanto potenziale, non può procurarsi la propria soddisfazione. Ciò che la procura è l’obiettivo verso cui è rivolta la potenza.

Finché la persona rimane preoccupata unicamente di se stessa invece di darsi al mondo obiettivo di compiti e doveri, l’attuazione non può verificarsi e la delusione sopraggiunge. Violando le leggi della sua natura, l’uomo si carica di delusioni e scontentezza. Ogni uomo, come ogni donna, prova un senso di colpa quando contravviene a una legge naturale.

Disse Seneca: “Ogni colpevole è il carnefice di se stesso”. Il colpevole è anche sempre pauroso, perché “la coscienza ci rende tutti codardi”. Invece di definire il peccato una finzione della fantasia, sarebbe più giusto definirlo una frizione, cioè “uno sfregamento compiuto in senso contrario”. La colpa che grava sui peccati non riconosciuti è la causa di molti malesseri psicologici dell’uomo moderno.

Tuttavia, sarebbe sbagliato affermare che il fattore morale è sempre alla base dei disturbi mentali, poiché non è così. Le malattie mentali, usando l’espressione nella sua stretta accezione, possono essere l’effetto di cause fisiche, come alterazioni organiche del cervello, disfunzione delle ghiandole endocrine, conformazione difettosa del sistema nervoso centrale, e simili. Qui noi prescindiamo nel modo più assoluto dalle teorie sull’origine della schizofrenia, come quella che la attribuisce ad anormalità del “livello molecolare”, e dalla teoria delle cause psicogenetiche dell’“insanità maniaco-depressiva”. Qui noi trattiamo della filosofia dell’angoscia e critichiamo soltanto quegli psichiatri che, vestendosi da filosofi, superano i limiti della propria sfera medica o scientifica per negare la possibilità della colpa e del peccato.

Anche per i medici che non traducono le loro scoperte in termini morali, sta diventando sempre più evidente che le turbe mentali hanno spesso la loro radice nella violazione di una legge naturale e hanno quindi una base morale. I Dottori Marynia Farnham e Ferdinand Lundberg attribuiscono l’aumento delle turbe mentali nelle donne al fatto che queste si sottraggono alle responsabilità della maternità. Essi sostengono che nessuna donna senza figli – anche la più intelligente – è mai stata capace di avvicinare con comprensione quelle che sono madri. Le donne sposate senza figli o con un solo figlio, eccettuate quelle che si trovano in condizioni organiche sfavorevoli (casi non frequenti) sono – tolta qualche eccezione – emotivamente squilibrate. Sono cioè infelici, per quanto affermino coscientemente il contrario.

La brusca diminuzione del numero delle nascite è perciò un indice importante del moltiplicarsi degli stati angosciosi e degli squilibri emotivi negli uomini e nelle donne, ma più specialmente nelle donne. (…)

Il senso del peccato è una realtà che tutti conoscono. È più che una semplice violazione della legge; non se ne avvertirebbe la gravità se l’uomo non intuisse che il peccato implica una rottura di affinità elettive.

Coloro che rubano in una grande azienda non credono di commettere un gran male (sebbene la loro colpa sia grave) perché pensano all’azienda come a qualcosa d’impersonale. Intuiscono confusamente una verità: cioè che l’essenza del peccato non è la negazione di un codice, ma il ripudio di una persona alla quale ci si sente obbligati per la sua bontà e il suo amore.

Il peccato è l’affronto di uno spirito a un altro, un oltraggio all’amore; perciò non si ha il senso del peccato se non si ha la coscienza di un Dio personale. Isaia ebbe un profondo senso di colpa quando vide Dio e disse: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti” (Is 6,5). “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere” (Gb 42,5-6). “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore” (Lc 5,8).

Siccome il peccato è l’interruzione dei rapporti con l’Amore, ne consegue che esso non può essere trattato esclusivamente dalla psichiatria: noi non affermiamo che tutti i disturbi mentali siano dovuti a un senso di colpa. Non lo sono. Ma alcuni lo sono; e quando gli psichiatri materialisti sostengono che le malattie dovute al peccato possono essere trattate esattamente come le altre malattie psichiche e nervose, senza che sia necessario ricorrere alle risorse spirituali, essi accrescono i complessi, il disagio e lo smarrimento del paziente.

Non basta analizzare il peccato per demolirne la coscienza o per guarirlo. Se il dentista si rende conto che una carie dentale è dovuta al masticare dei dolci, non per questo il dente guarirà immediatamente. Scavare attorno a una quercia per tentare di scoprire il marciume della ghianda da cui l’albero ha avuto origine, non significa rinforzare l’albero. Scoprire i motivi del peccato studiando il passato del paziente non è guarire; il peccato non è soltanto nel discernimento o nell’istinto, ma è nella volontà. Perciò non si può distruggere, come non si può distruggere un altro complesso introducendolo a viva forza nella coscienza.

Le malattie psichiche possono avere origine da complessi repressi; ma il peccato dev’essere considerato come un atto della volontà che implica l’intera personalità. La semplice comprensione intellettuale non distruggerà gli effetti del peccato e non restituirà la salute al paziente.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima”)

IL SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA

L’eresia fondamentale della Riforma Protestante fu la separazione del sacrificio dal sacramento, o la trasformazione del sacrificio della Messa in «cerimonia della comunione», come se fosse possibile il dare la vita senza la morte. Forse che nell’Eucaristia non vi è anche una comunione con la morte oltre che una comunione con la vita? San Paolo non ha omesso questo aspetto: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11, 26).

Se noi, nella Messa, mangiamo e beviamo la Vita Divina senza incorporarci alla morte del Cristo mediante il sacrificio, meritiamo di essere considerati come parassiti nel Corpo Mistico di Cristo. Mangeremo il pane senza portare grano alla macina? Berremo il vino senza dare grappoli da pigiare? La condizione della nostra incorporazione alla Risurrezione, Ascensione e glorificazione di Cristo è l’incorporazione alla sua morte. “Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Gal 5, 24).

Nella Messa, noi offriamo il Cristo come Sacerdoti, ma ci offriamo con Lui come vittime? Separeremo ciò che Dio ha unito, vale a dire il Sacerdote e la vittima? L’intima connessione tra sacrificio e sacramento non ci dice del pari che non siamo soltanto Sacerdoti, ma anche vittime? Se tutto ciò che facciamo nella nostra vita sacerdotale è scolare calici e mangiare il Pane della Vita, come potrà la Chiesa, allora, supplire a “quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)?.

Al momento dell’elevazione, non alziamo il Cristo in croce rimanendo presenti come meri spettatori di un dramma nel quale dovremmo sostenere la parte principale? È la Messa una vuota ripetizione del Calvario? Se così è, che ne facciamo della croce che ci fu comandato di portare quotidianamente? Come può il Cristo rinnovare la sua morte nel nostro corpo? Egli muore di nuovo in noi.

E che ne è del popolo di Dio? Insegniamo ai fedeli che non debbono limitarsi a «ricevere» la Comunione, ma che debbono anche offrire? Essi non possono ricevere la vita, senza compiere alcun sacrificio. La balaustra è un luogo di scambio. Essi danno del tempo e ricevono l’eternità, danno la rinuncia di sé e ricevono la vita, danno il nulla e ricevono il tutto. La Santa Comunione impegna ognuno a una più stretta unione non soltanto con la vita del Cristo, ma anche con la sua morte, impegna a un maggior distacco dal mondo, alla rinunzia allo spreco e al lusso per amore del povero, alla morte del vecchio Adamo per la rinascita, in Cristo, del nuovo Adamo.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l’hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell’era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare.

Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l’hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell’era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare.

Pregate San Michele Arcangelo, il Principe del mattino, che sconfisse Lucifero che voleva farsi dio. Quando un tempo il mondo si incrinò a causa di un ghigno in paradiso, egli si alzò e trascinò giù dai sette cieli l’orgoglio che voleva guardare l’Altissimo dall’alto in basso.

E pregate anche Maria Nostra Signora! Ditele:

“È a te che è stato dato il potere di schiacciare la testa del serpente che mentendo disse agli uomini che sarebbero diventati dèi. E possa tu, che ritrovasti Cristo allorché Egli fu perso per tre giorni, ritrovarLo di nuovo per il nostro mondo che Lo ha perduto. Dona la Parola all’incontinenza senile della nostra prolissità. E come tu formasti la Parola nel tuo grembo, forma Lui nei nostri cuori. Signora del Blu del Cielo, in questi giorni oscuri accendi le nostre lampade. Ridacci la Luce del Mondo perché una Luce risplenda anche in questi giorni di oscurità”.

Dio vi benedica!

(Fulton J. Sheen, da “Signs of Our Times” intervento radiofonico del 1947)

Nostro Signore era il segno tangibile di Dio, così i sacramenti sarebbero divenuti il segno visibile della grazia con cui Nostro Signore ci ha conquistati.

La parola «sacramento» in greco significa «mistero» e Cristo è stato definito da san Paolo «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, 9 e Col 1, 26). In lui c’è qualcosa di divino e di umano, di eterno e di temporale, di invisibile e di visibile. Il mistero di Betlemme era il Figlio di Dio che ha assunto una natura umana per unirla alla natura divina in una sola Persona.

Colui che, nel linguaggio della Scrittura, poteva arrestare il movimento della stella Arturo, vedeva compiersi la profezia sul suo luogo di nascita per opera, sia pure inconsapevole, di un Cesare che ordinò un censimento imperiale. Colui che vestiva i campi con l’erba, fu avvolto in fasce. Colui dalle cui mani erano usciti i pianeti e i mondi, aveva braccine così piccole che non arrivavano a toccare l’enorme testa delle bestie. Colui che passeggiava sulle colline eterne era ancora troppo debole per camminare. La Parola eterna era muta. L’uccello che aveva costruito il nido del mondo, veniva covato al suo interno.

La natura umana di Nostro Signore non aveva da sé stessa il potere di santificare, benché unita alla sua divinità. Ma in virtù di questa unione, l’umanità di Cristo divenne la causa efficiente della nostra giustificazione e santificazione e lo sarà fino alla fine del mondo. È qui nascosta un’allusione ai sacramenti. L’umanità di Cristo era il veicolo della vita divina e lo strumento per santificare gli uomini; i sacramenti stavano per diventare i segni efficaci della santificazione ottenuta dalla sua morte. Nostro Signore era il segno tangibile di Dio, così i sacramenti sarebbero divenuti il segno visibile della grazia con cui Nostro Signore ci ha conquistati.

Se gli uomini fossero angeli o puri spiriti Cristo non avrebbe avuto la necessità di usare la natura umana e le cose materiali per comunicare le realtà divine, ma poiché l’uomo è costituito di materia e spirito, di anima e corpo, risulta più agevole vedere ciò che è spirituale rivelato nel visibile. Sin dall’inizio della vita umana, le carezze materne non devono limitarsi a lasciare traccia sul corpo del bambino, piuttosto devono comunicare la sublime bellezza e l’invisibile amore della madre.

Non è la realtà materiale a essere apprezzata dall’uomo, piuttosto ciò che è significato dalla realtà materiale. Come ha detto Tommaso da Kempis, «non guardare tanto al dono di colui che ama, quanto all’amore di colui che dona». Noi togliamo il prezzo dai regali affinché non ci sia relazione materiale tra l’amore che dona e il dono stesso. Se l’uomo non avesse l’anima né un destino spirituale, allora il comunismo sarebbe in grado di soddisfarlo. Se l’uomo avesse solo un organismo biologico, allora sarebbe appagato semplicemente mangiando, dormendo e morendo come una mucca.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

Il primo dovere del pastore è di cercare la pecorella smarrita e di restarle accanto, una volta trovata. È questo che distingue il Pastore vero dal mercenario.

Noi Sacerdoti, mutando la figura, non siamo soltanto pastori, ma anche agnelli. Non fu, Gesù stesso, il «Buon Pastore» e l’«Agnello di Dio» (Gv 1, 29)?

Anche il Sacerdote non è esclusivamente il pastore che bada al suo gregge. Egli è anche l’agnello che viene offerto perché il gregge sia salvo. Ed è questo che lo differenzia dal pastore mercenario. Chi ha cura degli altri, fa sua di tutto cuore l’altrui condizione e la porta con amore. I fedeli parrocchiani non sono dei seccatori: sono il nostro cuore, il nostro corpo, il nostro sangue.

Il Sacerdote che si comporta da pastore incontra spesso morte d’agnello. Il pastore che vuol dare una vita migliore alla pecorella smarrita è destinato a trovarsi nel mezzo di un branco di lupi rapaci che finiranno per ucciderlo. Soltanto alla vista del Pastore Crocifisso il gregge comprese quale fosse il suo amore. È interessante notare che san Pietro ha descritto Nostro Signore come il «Pastore e custode delle anime vostre» (1Pt 2, 25).

Il primo dovere del pastore è di cercare la pecorella smarrita e di restarle accanto, una volta trovata. È questo che distingue il Pastore vero dal mercenario, l’intellettuale dall’intellettualoide. Entrambi sono laureati, colti, magari dotti. La differenza si trova nei loro rapporti con la gente. L’intellettuale non perde mai quel senso di compassione per la moltitudine che caratterizzava il Verbo Incarnato. L’intellettualoide, invece, vive distaccato dalle lacrime e dalla fame, dalla malattia e dal lutto, dalla povertà e dall’ignoranza. Manca di quella sensibilità che accomuna. Nelle sue vene scorre la crema dell’erudizione libresca, non il latte dell’umana bontà. Così è per il Sacerdote.

Lo spirito vittimale-sacerdotale dona il contatto con l’umanità per amore di Cristo. Il Sacerdote diventa pastore d’anime soltanto con l’essere anche un agnello offerto e immolato per mezzo dell’oblio delle vanità terrene.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

COSA HA A CHE FARE LA NASCITA DI GESÙ CON LA POLITICA, L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DI OGGI? SENZA DIO LA SOCIETÀ VA DI MALE IN PEGGIO! IL MONDO HA BISOGNO DI DIO!

“Non è la nostra economia o la politica che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!”

Viviamo in tempi pericolosi, in cui i cuori e le anime degli uomini sono messi a dura prova. Mai prima d’ora il futuro è stato così imprevedibile…

E in tutta questa confusione e sconcerto i nostri “profeti” moderni dicono che la nostra economia ci ha deluso…No!

Non è la nostra economia che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!

Quindi, nessun metodo di riaggiustamento economico o politico potrà salvare la nostra civiltà; possiamo essere salvati solo da un rinnovamento dell’uomo interiore, solo da una purificazione del nostro cuore e delle nostre anime; perché solo cercando prima il Regno di Dio e la Sua Giustizia tutte queste altre cose ci saranno date in aggiunta. In questo modo, 2000 fa, il mondo si è salvato dal paganesimo e dall’egoismo. Ed è così che sarà salvato di nuovo. (…)

Cosa ha a che fare la nascita di Dio sotto la forma di un Bambino con le condizioni sociali, politiche ed economiche del suo e del nostro tempo? Quale possibile relazione potrebbe esistere tra un Bambino in una mangiatoia di paglia e Cesare sul suo trono d’oro?

La risposta è questa: La nascita del Figlio di Dio nella carne è stata l’introduzione nell’ordine storico del mondo di una Nuova Vita; è stato l’annuncio al mondo che la ricostruzione sociale ha qualcosa a che fare con la rigenerazione spirituale; che le nazioni possono essere salvate solo dagli uomini che in esse rinascono a Dio come Dio sta ora nascendo all’uomo. Una volta che Dio è entrato nell’ordine creato a livello dell’umanità ed è entrato a far parte del flusso della storia, ha dato all’uomo una nuova forza dall’alto; gli ha dato un potere divino insieme al potere umano. In una parola, Dio si è fatto Uomo affinché l’uomo diventi simile a Dio.

Ecco perché Cristo è nato Bambino: per insegnarci che la liberazione dai mali economici e sociali si ottiene solo con la nascita. L’umanità era stanca mentalmente ed esausta spiritualmente; per quattromila anni aveva fatto il grande esperimento dell’Umanesimo, e ora era come un malato che non poteva curarsi. Era in uno stato simile al nostro mondo, che fin dai tempi del Rinascimento ha cercato di costruire la sua civiltà sull’autosufficienza dell’uomo senza Dio. L’umanità lasciata a se stessa sprofonda lentamente verso il basso e ritorna al livello di Adamo. La legge del progresso necessario è un mito. Abbiamo prove sufficienti che le persone avanzate nella cultura possono degenerare in selvaggi, come la nostra osannata civiltà del ventesimo secolo è degenerata nella carneficina della Guerra Mondiale; ma non esiste un esempio di una razza di selvaggi che si elevi allo stato civilizzato con il proprio sviluppo. (…)

Ad eccezione di un’assistenza soprannaturale esterna, la società va di male in peggio fino a quando il deterioramento è universale. Non l’evoluzione ma l’involuzione e la decadenza è la legge dell’uomo senza Dio, così come è la legge del girasole senza il sole. L’umanità non può risollevarsi da sola; non esiste la generazione spontanea; la vita non viene dai cristalli; la poesia non viene dagli asini; la pace internazionale non viene dalle guerre; la giustizia sociale non viene dall’egoismo. Con tutta la nostra conoscenza della chimica non possiamo fare una vita umana nei nostri laboratori perché ci manca il principio unificante e vivificante di un’anima che viene solo da Dio. La vita non è una spinta dal basso, è un dono dall’alto. Non è il risultato della necessaria ascesa dell’uomo, ma la discesa amorosa di Dio. Non è il termine del Progresso; è il frutto dell’Incarnazione.

Quindi, come quel mondo in cui è nato Cristo, il mondo di oggi non ha bisogno di un rimescolamento di vecchie idee, non di un nuovo sistema economico, non di un nuovo sistema monetario: ha bisogno di una Nuova Nascita. Ha bisogno dell’intrusione nel nostro ordine di una nuova vita e di un nuovo spirito, che solo Dio può dare. Non possiamo darci questa Nuova Nascita più di quanto non possiamo rinascere naturalmente. Se vogliamo rinascere nella novità della vita il principio rigenerante deve venire dall’alto, e questo è proprio il significato dell’Incarnazione: l’introduzione nel mondo a livello della natura umana della Vita di Dio, che non è venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo. Ed è per questo che dico che Lui ha risolto i nostri problemi apparendo come un Bambino, perché la rigenerazione della società ha qualcosa a che fare con la Nascita.

Immediatamente voi direte: “Questa non è che teoria; l’Incarnazione del Figlio di Dio è avvenuta 1900 anni fa, e fa parte del passato tanto quanto la battaglia di Waterloo…”

No! L’Incarnazione non è passata. Come può Dio appartenere al passato? L’Incarnazione sta avvenendo proprio ora. Ciò che Dio ha fatto a quella singola natura umana che Egli ha preso da Maria Sua Madre è ciò che Lui vuole fare, in misura minore, ad ogni natura umana del mondo; cioè, renderci partecipi della Sua Vita Divina. Colui che da tutta l’eternità nacque dall’Eterno Padre è nato nel tempo a Betlemme. Egli vuole che noi che siamo nati nel tempo dei nostri padri terreni, rinasciamo nell’Eternità del Padre Celeste e con la Vita Divina diventiamo membri del Regno di Dio. Il Fonte Battesimale è la nuova Betlemme dove gli uomini rinascono di nuovo alla Vita di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “The Prodigal world” discorso radiofonico del 1935)

L’ateismo separa la creazione dal suo Creatore; il panteismo identifica la natura con Dio. La vera conoscenza invece considera l’universo materiale come un segno o un’indicazione di ciò che Dio è.

Questo libro sui sacramenti è stato scritto perché gli uomini vivono in un mondo che è diventato decisamente troppo serio. L’oro è oro, la guerra nucleare è guerra nucleare, la polvere è polvere, i soldi sono soldi. Non si coglie alcun significato nelle cose che sentiamo con le orecchie o vediamo con gli occhi. In un mondo privo di un divino senso dello humor, l’architettura perde la decorazione e la gente abbandona la cortesia nelle relazioni reciproche.

Quando la civiltà era permeata da una filosofia più felice, quando le cose erano viste come segni di espressione esteriore dell’invisibile, l’architettura era arricchita da migliaia di ornamenti: un pellicano che nutriva i suoi piccoli col proprio sangue simboleggiava il sacrificio di Cristo; il doccione che faceva capolino da dietro una colonna nella cattedrale ci ricordava che le tentazioni si possono trovare anche nei luoghi più santi. Nostro Signore, in occasione dell’imminente ingresso a Gerusalemme, disse che se gli uomini si fossero trattenuti dall’elevare lodi a lui, avrebbero gridato le pietre (cfr Lc 19, 40), come in effetti è accaduto più tardi, nelle cattedrali gotiche.

Adesso le pietre tacciono per l’uomo moderno che non crede più in un altro mondo; non hanno storie da narrare, né significati da trasmettere o verità da illustrare. Quando si perde la fede nello spirituale, l’architettura non ha più niente da simboleggiare; similmente, quando gli uomini cessano di credere che l’anima è immortale, viene meno il rispetto per l’umano. L’uomo senza un’anima è un oggetto: qualcosa da usare, non da riverire. Diviene «funzionale» come un edificio o una chiave inglese o una ruota. (…)

La dimensione verticale della vita è espressa dalle guglie che svettano o dalle fontane che zampillano, ed entrambe invitano a oltrepassare la terra, la storia e la natura per cercare l’unione con l’Eterno. All’opposto c’è l’errore di sostituire il verticale con l’orizzontale, l’abbattimento della morte al posto dell’eretta statura della vita. È il disagio del secolarismo e del «naturalismo». Esso insiste sul visibile e sul temporale come ultima istanza e sull’irrilevanza dello spirituale e dell’invisibile.

Due errori possono guastare la nostra comprensione del mondo naturale: uno consiste nell’isolarlo del tutto da Dio onnipotente; l’altro nel confonderlo con Lui. Nel primo caso abbiamo l’orologio senza l’orologiaio, il dipinto senza l’artista, il verso senza il poeta. Nel secondo caso abbiamo l’artefice e la sua opera confusi in una cosa sola, la mescolanza e la fusione del carnefice e della vittima, il cuoco e la sua cena che cuociono insieme. L’ateismo separa la creazione dal suo Creatore; il panteismo identifica la natura con Dio. La vera conoscenza invece considera l’universo materiale come un segno o un’indicazione di ciò che Dio è. Guardiamo alla purezza del fiocco di neve e vedremo qualcosa della bontà di Dio. Il mondo è pieno di poesia, è un peccato volgerlo in prosa.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

L’ERRORE DEGLI PSICOLOGI MATERIALISTI

La negazione dell’esistenza della colpa obiettiva da parte degli psicologi materialisti è dovuta a una falsa comprensione della natura umana.

Circa quattrocento anni fa, alcuni teologi caduti in errore asserirono che l’uomo era intrinsecamente corrotto e perciò incapace di salvarsi con le opere buone. Ne derivò la credenza che l’uomo viene salvato mediante la fede in Cristo, i meriti del quale vengono attribuiti all’uomo corrotto. Più tardi, altri teologi caduti in errore sostennero che, poiché l’uomo è intrinsecamente corrotto, non poteva essere salvato né attraverso le opere, né attraverso la fede e che la sua redenzione dipendeva dalla predestinazione ovvero dalla suprema volontà di Dio, il quale salva o danna. Questo falso concetto si diffuse e contribuì molto a distruggere la fede nel libero arbitrio.

Poi fu la volta del totalitarismo, che affermò che, poiché l’uomo è intrinsecamente corrotto, non può essere salvato né dalla fede, né dalle opere buone, né dalla sovrana volontà di Dio, ma soltanto dalla collettività che lo assorbe; l’uomo – fu detto – abolirà la dissoluzione umana sostituendo la coscienza universale alla coscienza individuale e mettendo un dittatore al posto di Dio.

Gli psicologi materialisti hanno colto nel segno quando si sono ribellati contro il concetto di depravazione totale contenuto in questa dottrina: l’uomo non è totalmente depravato. Ma spesso gli psicologi hanno sbagliato mancando di approfondire il tradizionale concetto dell’uomo, che sta a mezza strada tra l’ottimismo, che promette di fare di lui un santo mediante l’evoluzione e l’educazione, e il falso pessimismo che giunge a farne un demonio attraverso il totalitarismo comunistico.

(Fulton J. Sheen, da “La pace dell’anima”)

FRASI, PENSIERI, DISCORSI E MEDITAZIONI DI FULTON J. SHEEN LIBRO IN PDF

Qui potete scaricare il PDF con le frasi, i pensieri, i discorsi e le meditazioni di Fulton Sheen. Sono 271 pagine. Condividete il PDF. Grazie e buona lettura!

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