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“MA LIBERACI DAL MALE”: NON C’È LIBERAZIONE DAL MALE, SE NON IN CIELO…QUI DOBBIAMO LOTTARE PERCHÉ LA VITA È UNA PROVA!

Ma liberaci dal male: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46)

Non c’è liberazione dal male, se non in Cielo. È il motivo per cui la richiesta conclusiva del Padre nostro, che implora la liberazione dal male, va in parallelo con le ultime parole di Nostro Signore sulla croce, che affida la sua anima alle mani del Padre celeste. Nel mondo c’è il male, e finché vi rimaniamo dobbiamo lottare contro di esso. Dio poteva creare un mondo differente, in cui le nostre virtù sarebbero fiorite con la stessa naturalezza per cui il sole sorge, il fuoco brucia e il ferro è duro.

Ma che merito ne avremmo avuto? L’intera vita è una prova. Posso essere un eroe agli occhi di Dio, solo perché avrei potuto essere un vigliacco; posso essere un patriota del regno di Dio, solo perché avrei potuto essere un traditore; posso essere un santo, solo perché avrei potuto essere un diavolo. Non c’è epica nelle sicurezze della vita; nessuna corona di merito si posa su coloro che non hanno combattuto; nessun’aureola se non per coloro che hanno ricominciato e insistito.

Gli occhi di Cristo ora guardano giù verso le ultime gocce di sangue che si posano con riluttanza sulle pietre, che si aprono come bocche affamate. C’è sempre una potenza inusuale negli occhi del morente, ancora capaci di seguire coloro che amano, mentre gli altri sensi sono già muti e morti. I suoi occhi ora si fissano laddove si posavano quando nacque: sulla sua tenera, amata Madre. Ella sentiva gli occhi di lui fissarsi su di sé: lo sguardo levato, gli occhi chiusi, la testa ciondolante, il cuore spezzato in un rapimento d’amore, e Maria stava lì sotto la croce, una Madre orfana del figlio, privata di Dio.

Dormi, mondo stanco! Il tuo Dio è morto. Dormite, creature! Avete la creazione per voi stesse, ora. Dormi, Gerusalemme! Hai ucciso il profeta che avrebbe fatto di te una città celeste. Dormite, peccatori! Il cuore che vi ha colmato di rimorsi è trafitto da una lancia. Dormite, voi tutti che odiate, perché le ali dell’amore sono spezzate. Dormite, atei, avete ucciso il vostro Dio. Dormite il vostro falso sonno, ne siete capaci più della natura, che si sveglia e sussulta al vostro crimine. Dormite per questi brevi istanti, ma ricordate, un giorno vi sveglierete e i vostri occhi si apriranno su una visione: la visione dell’Amore inchiodato a una croce.

Gettatevi ai piedi della croce, ed estasiati nel riconoscere Dio come vostro Padre, elevate la preghiera della salvezza: «Padre nostro, che sei nei cieli, come tuo Figlio, nelle tue mani consegno il mio spirito».

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO

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IL MALE NEL MONDO NON DEVE FARCI DUBITARE DELL’ESISTENZA DI DIO: “Non ci potrebbe essere il male se non ci fosse Dio”

Il male nel mondo non deve farmi dubitare dell’esistenza di Dio. Non ci potrebbe essere il male se non ci fosse Dio. Prima che ci possa essere un buco in un’uniforme, ci deve essere un’uniforme; prima che ci sia la morte, ci deve essere la vita; prima che ci sia l’errore, ci deve essere la verità; prima che ci sia un crimine, ci devono essere la libertà e la legge; prima che ci sia una guerra, ci deve essere la pace; prima che ci sia un diavolo, ci deve essere un Dio…

(Fulton J. Sheen, da “Wartime Prayer Book”)

NON C’È NESSUNA PREGHIERA SENZA UNA RISPOSTA: “Avvicinati a Dio in piena fiducia e anche con l’audacia di un figlio amorevole che ha il diritto di chiedere favori a un Padre”

Non pensare a Dio Onnipotente come a una specie di padrone di casa assente con cui difficilmente osi avere familiarità, o da cui vai per riparare le tue perdite, o per tirarti fuori da un pasticcio. Non pensare a Dio come a un agente assicurativo, che può proteggerti contro le perdite causate dagli incendi. Avvicinati a Lui non timidamente, come un impiegato potrebbe avvicinarsi al capo per un aumento, timoroso e quasi convinto che non riceverà mai ciò che chiede.

Non temerLo con un timore servile, perché Dio è più paziente con te che tu con te stesso. Per esempio, oggi saresti paziente con il mondo malvagio come lo è Lui? Saresti altrettanto paziente con chiunque altro abbia i tuoi stessi difetti?

Piuttosto, avvicinati a Lui in piena fiducia e anche con l’audacia di un figlio amorevole che ha il diritto di chiedere favori a un Padre. Anche se Egli non esaudisce tutti i tuoi desideri, stai certo che, in un certo senso, non c’è nessuna preghiera senza una risposta.

Un bambino chiede al padre qualcosa che potrebbe non essere buona per lui, come per esempio una pistola. Il padre, pur rifiutandosi, prenderà in braccio il bambino per consolarlo, dandogli una risposta d’amore, anche nel rifiuto di una richiesta. Come il bambino dimentica in quell’abbraccio che gli aveva chiesto un favore, così nel pregare, si dimentica ciò che si voleva ricevendo quello di cui si aveva bisogno: un ritorno d’amore.

Non dimenticare neppure che non ci sono solo due tipi di risposte alla preghiera, ma tre: una è “Sì”; l’altra è “No”; la terza è “Aspetta”. Scoprirai che, mentre preghi, la natura delle tue richieste cambierà. Chiederai sempre meno cose per te stesso e sempre di più per il Suo Amore.

Non è forse vero che nelle relazioni umane più ami qualcuno, più cerchi di dare e meno desideri ricevere? Forse pensi che se Nostro Signore venisse nella tua stanza una sera mentre preghi, Gli chiederesti dei favori, o presenteresti le tue difficoltà, o chiederesti: “Quando finirà la guerra?” o “Dovrei comprare azioni della General Motors?” o “Dammi un milione”.

No! Ti getteresti in ginocchio per baciare l’orlo della Sua veste. E nel momento in cui metterà le Sue Mani sulla tua testa, sentirai una tale pace e fiducia – anche nelle tenebre – che non ti ricorderai nemmeno di avere domande da fare o favori da mendicare. Le considereresti una sorta di profanazione. Vorresti solo guardare il Suo Volto, e ti troveresti in un mondo che solo gli amanti conoscono. Questo sarebbe l’unico Paradiso che vorresti!

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

LA DIPENDENZA AMOROSA TRA IL SACRO CUORE DI CRISTO E IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA: “Maria fu l’incudine su cui lo Spirito Santo, tra le fiamme dell’amore, forgiò l’umana natura con cui doveva identificarsi Cristo, il Verbo di Dio.”

Attraverso tutta la vita di Cristo troviamo una dipendenza amorosa del Sacro Cuore dal Cuore Immacolato di Maria. Difatti, il sangue che scorreva nelle Sue vene era quello di Lei, il Suo Corpo, che più tardi venne sacrificato in espiazione del peccato, era il Corpo che aveva ricevuto da Lei. I fuochi divini che accesero la terra albergarono dapprima nel cuore di Lei, e le acque della vita eterna offerte agli assetati, scaturirono da Lei come da una fontana. Questo amore che il Sacro Cuore nutrì per Sua Madre fu ricambiato dall’amore della Madre per il Figlio.

La vita di Gesù ci parla e ci dice:

“Ho dato me stesso a mia madre. Il mio corpo fu formato da lei, la mia volontà fu soggetta alla sua, i miei miracoli ebbero inizio per tramite suo, la mia crocifissione fu annunciata per mezzo suo e la mia redenzione fu perfezionata da lei ai piedi della Croce. A differenza degli altri uomini, non la lasciai per fondare una famiglia poiché, come dissi a mia madre, ci sono altri vincoli oltre a quelli della carne: ‘Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre’ (Mt 12,50). La mia famiglia, la famiglia di tutti coloro che vivono del mio Spirito, cominciò con lei. Io fui il primo nato dalla carne, e Giovanni fu il secondo nato dallo spirito ai piedi della Croce. Perciò nessuno può essere figlio adottivo del mio Padre Celeste senza essere, allo stesso tempo, mio fratello. Ma nessuno può essere mio fratello se non dipende da mia madre. A ciascuno di voi dall’alto della Croce io dissi: ‘Questa è tua madre!’ E se cristiano significa essere un altro Cristo, voi dovete quindi essere formati come Lo fui Io. Io chiedo che lei sia vostra madre, non che voi vi riposiate in lei, poiché nessuna creatura può essere il fine di una creatura. Tuttavia, la sua missione è di trasformarvi in Me, così da assumere la mia mente, pensare con i miei pensieri, desiderare la mia volontà, e vivere secondo la mia vita. Ma come potrete imitarmi se non per mezzo di lei che è rivestita di me come il sole? Sarebbe più facile separare la luce dal sole e il calore dal fuoco, che non separare la fedeltà a Me dalla devozione per mia madre. Io sono giunto a voi per mezzo suo, e per mezzo suo voi giungete a Me. Quindi: ciò che Dio ha congiunto, l’uomo non lo divida!”. (…)

Il Sacro Cuore diede un esempio ai bambini permettendo alla sua Vita Incarnata di essere formata dal Cuore Immacolato di sua Madre. Nessun altro essere al mondo contribuì alla cura umana del suo Sacro Cuore. Maria fu l’incudine su cui lo Spirito Santo, tra le fiamme dell’amore, forgiò l’umana natura con cui doveva identificarsi Cristo, il Verbo di Dio. Questi fu alimentato dal corpo e dal sangue di lei, come una umana eucaristia, per la vita del mondo. Quale vigna per il suo vino, quale grano per il suo pane! Maria di Nazareth, l’Immacolata, fu eletta da Dio per fornire la materia per quella Divina Eucaristia che, se l’uomo se ne nutre, lo condurrà alla vita eterna.

Mentre parenti e amici si affollavano intorno al Maestro per ricercare le somiglianze, trovarono che queste erano duplici: assomigliava anzitutto al suo Padre Celeste, essendo effettivamente “lo splendore della Sua Gloria, e l’immagine della Sua Sostanza”, ma assomigliava anche a Sua madre, perché, capovolgendo l’ordine dell’Eden, ora è l’uomo a procedere da una donna, e non la donna dall’uomo. Davvero la Madre contemplando il Bambino fra le sue braccia può dire: “Questa volta Lui è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”.

Tanto era sottomesso alle sue cure, che la porta sbattuta sul viso di lei a Betlemme sbatté anche sul viso di Lui. Come non ci fu posto per lei nella locanda, così non ci fu posto neanche per Lui. Come lei fu il ciborio prima che Lui nascesse, allo stesso modo fu anche il suo ostensorio dopo Betlemme. A lei toccò la grazia di esporre, nella cappella di una stalla, “il Santissimo Sacramento”, il corpo, il sangue e la divinità di Gesù Cristo.

Lei lo pose sul trono della mangiatoia per esporlo all’adorazione dei Re Magi e dei pastori, agli occhi dei semplici e dei dotti. Dalle mani di lei Lui ricevette i suoi primi doni che, come fanno tutte le madri, gli avrebbe tenuti in serbo per quando “fosse stato grande”. Non erano giochi, bensì oro, perché Lui era Re; incenso, perché era Maestro; ma il terzo era mirra amara per la sua sepoltura, perché Lui era sacerdote e redentore. Maria Immacolata accolse il dono della mirra, simbolo di morte, consapevole che, fin dalla culla, avrebbe dovuto contribuire a plasmarlo per la Croce e la Redenzione: per questo Lui era venuto.

“E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Il Cuore Immacolato di Maria e il Sacro Cuore di Cristo s’identificarono a tal punto nell’amore per tutta la vita, che la lancia che trafisse il costato di Lui trafisse anche il cuore di Lei. Come le parole di Simeone a Maria trafissero anche il cuore di Lui, così la spada del Calvario trafisse anche il cuore di lei, come se quel cordone che congiunge la madre e il figlio non fosse stato reciso all’atto della nascita. Per nove mesi lei Lo aveva portato nel suo seno, ma per trentatré anni Lo portò nel cuore, e se una sola pietra può uccidere due uccelli in una sola volta, così talvolta una spada può trafiggere insieme due cuori. Come Lui aveva ricevuto da lei la vita umana, così non poteva sacrificarla senza di lei.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

SEI UN PECCATORE? VUOI ESSERE SANTO? SEI DISPERATO? ALLORA VAI DA MARIA: ECCO TUA MADRE!

“Venga il tuo regno”
«Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26)

Quando Nostro Signore ci ha insegnato il Padre nostro, ha fatto della terza domanda una preghiera affinché venga il regno di Dio, che è il regno dei santi. Ora, nella sua ultima preghiera, si rivolge alle più sante tra le creature: Maria, sua Madre, e Giovanni, il discepolo prediletto. Per nessun’altra ragione moriva sulla croce, se non per renderci santi; ed essere santi significa essere fissi nella virtù. La creatura più santa che Dio abbia mai creato era la Madre del suo Figlio divino, perché non solo era «piena di grazia», ma anche corredentrice col suo Figlio che ora pendeva sopra la sua testa.

Quando Nostro Signore la guardava e, nella persona di Giovanni, ci raccomandava a lei dicendo: «Ecco tua madre», era come se dicesse a noi: «Se vuoi essere santo, ecco tua madre; se davvero desideri che venga il mio regno, allora ecco tua madre; se vuoi essere radicato nella virtù ed essere perfetto come il tuo Padre celeste è perfetto, ecco tua madre». Nostro Signore non ha fatto eccezioni: ha donato sua Madre a tutti, a coloro che peccano, a coloro che piangono, a coloro che soffrono.

Sei un peccatore? Allora vai da Maria, perché lei sa qualcosa dell’amarezza della tua anima. Maria sa cosa significhi per un’anima essere priva di Gesù, poiché perdendolo per tre giorni ha meritato di diventare il Rifugio dei peccatori. Proprio in quel momento stava meritando quell’onore. Non sarebbe stata donata ai peccatori se non ci fosse stata una crocifissione; e non ci sarebbe stata crocifissione senza peccato; né ci sarebbe mai stato peccato senza un peccatore; e dove sono i peccatori, là siamo noi. Maria, pertanto, deve a noi, in quanto peccatori, la dignità del suo titolo.

Sei un peccatore? Ascolta il suo Figlio misericordioso che ti solleva dall’afflizione con le parole: «Ecco tua madre». Sei nel pianto? Hai perso un tenero figlio, un padre premuroso, una madre amorevole? Allora hai perso solo una parte di ciò che hai. Maria ha perso ogni cosa, perdendo Dio. A te, che sei nel pianto: «Ecco tua madre». In quei momenti di immenso dolore, quando sei oppresso dai tuoi peccati e spargi lacrime da un cuore ferito o spezzato; quando sei stufo di ciò che hai e affamato di ciò che non hai; quando la santità ti sembra un obiettivo remoto e il Cielo tanto lontano, allora, di’ a Maria: «Ricorda che Gesù ti ha detto, riguardo a me, debole come sono: “Donna ecco tuo figlio”».

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO

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-IL PECCATO, LA CONFESSIONE E STORIE DI CONVERSIONI- IL VIDEO DI UNA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO…DA NON PERDERE!

-IL PECCATO, LA CONFESSIONE E STORIE DI CONVERSIONI-

IL VIDEO DI UNA STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN CON I SOTTOTITOLI IN ITALIANO… DA NON PERDERE! BUONA VISIONE!

Per il testo tradotto clicca qui:

“IL PECCATO E LA CONFESSIONE… STORIE DI CONVERSIONI”. STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN DA UN VIDEO CON TRADUZIONE IN ITALIANO.

DOBBIAMO RIPRENDERE LA SPADA DI CRISTO! PIÙ LA CHIESA AGISCE DIVINAMENTE, PIÙ ESERCITERÀ INFLUENZA…SE SOLO ANNUNCIASSIMO CRISTO INVECE CHE INEZIE SOCIOLOGICHE E POLITICHE!

Viviamo alla fine della Cristianità, non alla fine del Cristianesimo. Per Cristianità s’intende l’ordine politico, economico e sociale pervaso dall’etica del Vangelo. Non viviamo più in una civiltà Cristiana. La Cristianità si riferisce solo al mondo e alle sue istituzioni; il Cristianesimo si riferisce a Cristo e al Suo Corpo Mistico nella sua evidente estensione al mondo. All’era della Fede è succeduta l’era della Ragione, che, a sua volta, ha lasciato il posto alla nostra “Età dei Sensi”. Il Cristianesimo è considerato fuori luogo. (…)

Afferma Camus, il filosofo della coscienza dissociata: “Per l’uomo irrazionale non conta più spiegare e risolvere, ma solo sperimentare e descrivere”.

L’Età della Fede ha lasciato il posto all’Età della Ragione, che a sua volta è diventata l’Età del Sentimento.

In questo vuoto filosofico, la sensazione è dominante. Il valore di un oggetto cambia non appena cambia il sentimento nei suoi confronti, che si tratti della Chiesa, del matrimonio, del sacerdozio o dei contratti di calcio. Le persone sono amate finché sono utili. (…)

Per Platone, “la morale decide la politica”; per Machiavelli, “la politica non ha niente a che fare con la morale”. Ai nostri giorni: “La politica decide la morale”.

(Fulton J. Sheen, da “Those Mysterious Priests” 1974)

“La vita spirituale nei nostri tempi comincia con un ‘no’ al mondo. I cristiani russi sono passati per la prova del comunismo, i tedeschi quella del nazismo e noi quella del secolarismo. Solo coloro che hanno detto ‘sì’ al trascendente hanno il potere di dire ‘no’. Le autorità nei primi secoli non erano dei sognatori. Erano guerrieri. Andarono nel deserto per vedersela col Demonio e dirgli ‘no’. Oggi le persone sono così affamate di pane e noi gli diamo Rice Krispies.”

“Più la Chiesa agisce divinamente, più eserciterà influenza. Il problema è che tantissimi sacerdoti non hanno dimestichezza con l’autorità comune, vale a dire il Magistero, e così i fedeli diventano confusi.”

“Il potenziale per la conversione è grande, se solo annunciassimo Cristo invece che inezie sociologiche e scienze politiche.”

“Il nostro paese è pronto per la disciplina e il sacrificio di sé, ma nessuno ne parla.”

“La gente vuol essere innalzata e non trascinata verso il basso.”

(Fulton J. Sheen, verso il 1974)

DOBBIAMO RIPRENDERE LA SPADA DI CRISTO!

Diceva Sheen nel 1974:

«Ringrazio Dio […] di poter vivere in questi giorni, perché questi sono giorni di prova». Fino alla metà del Novecento, infatti, «l’atmosfera era cristiana; la morale era cristiana; non c’era alcun grosso problema nell’adattarsi a una società cristiana»

«Nostro Signore – proseguiva Sheen – ha detto che Satana ti setaccia come il grano. E oggi siamo setacciati come grano. Quindi possiamo tutti ringraziare Dio che viviamo in questi giorni. Davvero, è bellissimo. Ora possiamo dire “sì” o “no” e possiamo sopportare l’assalto, la critica e il ridicolo, perché questo è il destino del cristiano nei giorni dello spirito del mondo».

«Gesù Nostro Signore ha portato una spada», indica Sheen.

«Non è la spada che viene spinta verso l’esterno contro il nemico. È una spada che è spinta contro noi stessi, tagliando i sette becchini dell’anima: orgoglio e avidità, lussuria e rabbia, invidia, gola e accidia. E noi abbiamo rinunciato alla spada – qualcun altro l’ha presa e noi dobbiamo riprenderla! Allora otterremo la pace! E la pace non è mai aziendale – non è mai sociale – prima di tutto è individuale».

(Fulton J. Sheen, verso il 1974)

La santità deve avere un fondamento filosofico e teologico, cioè la verità divina; altrimenti, è sentimentalismo ed emotività. Molti, dicono: «Vogliamo la religione, ma non gli articoli di fede»; il che equivale a dire che vogliamo la guarigione ma non la scienza medica, la musica ma non le norme musicali; la storia ma non i documenti.

La religione, difatti, è una Vita, ma deriva dalla verità, non altrimenti che da essa. È stato detto che non importa ciò che si crede: tutto dipende da come si agisce. Il che è un’assurdità psicologica, dato che un uomo agisce in base alle proprie opinioni. Nostro Signore dava la precedenza alla verità, cioè alla fede in Lui; venivano poi la santificazione e le opere buone.

Sennonché, in questo caso, la verità non era un ideale indeterminato, ma una Persona; cosicché la verità, adesso, poteva essere amata, poiché solamente una Persona può essere amata. La santità, pertanto, diventa la risposta del cuore alla verità divina e alla sua illimitata misericordia verso il genere umano.

(Fulton J. Sheen, da “Vita di Cristo”)

Qui potete scaricare dei libri di Fulton Sheen in PDF: https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/07/24/libri-fulton-sheen-in-pdf/

“IL PECCATO E LA CONFESSIONE… STORIE DI CONVERSIONI”. STRAORDINARIA CATECHESI DI FULTON SHEEN DA UN VIDEO CON TRADUZIONE IN ITALIANO.

Vi proponiamo la traduzione di una splendida catechesi di Fulton Sheen, “La confessione”, tenutasi verso il 1975 . Il testo è stato tradotto da un video in inglese, qui disponibile per chi volesse vederlo con i sottotitoli in italiano: https://youtu.be/fcFYQLRw1vE

BUONA LETTURA!

Oggi vi parlerò della confessione, miei cari figli. Voi siete tutti innocenti, non ne avete bisogno. Perciò inizierò con la parte più importante del discorso, raccontandovi alcune storie sulla confessione. Poi potete anche dormire.

Il canonico scozzese Mullen mi ha raccontato che una sera stava confessando e un ragazzino è venuto a confessarsi. Il canonico gli dice: “Perché non sei venuto a confessarti questo pomeriggio, quando confessavo i bambini?”. Gli risponde: “Non avevo nessun peccato. Ho dovuto aspettare per averne qualcuno”.

Una volta certi boscaioli in Canada decisero di andarsi a confessare. Non l’avevano più fatto da qualche anno, per cui mandarono per primo il più coraggioso di loro, che disse: “Padre, ho commesso ogni peccato che un uomo possa commettere”. “Be’, hai mai commesso un omicidio?”. “No”, disse. “Va bene, questo è un peccato che non hai mai commesso. Ecco, vedi che non hai esaminato la coscienza come si deve. Esci dal confessionale e esamina la tua coscienza, poi ritorna”. Uscì dal confessionale e vide la lunga fila di boscaioli là fuori. Poi disse: “Questa sera non si fa niente, ragazzi. Ascolta solo casi di omicidio”.

Una volta stavo confessando. Un ragazzino entra e tra le altre cose mi dice: “Ho gettato noccioline nella palude”. Non ci ho badato, perché non pensavo di conoscere la teologia tanto bene da comprendere tutti questi peccati. È venuto un altro ragazzo e tra le altre cose: “Ho spinto noccioline nella palude!” e ho sentito la stessa storia dieci o dodici volte. “Suppongo che tu abbia spinto noccioline nella palude”. “No”, mi disse, “Sono io Noccioline!”. Vi è piaciuta questa, non è vero?

Be’, non possiamo raccontare storie tutto il giorno! Dobbiamo tornare a occuparci dei bambini più grandicelli. Comincio col dirvi che stiamo vivendo per la prima volta nella storia del mondo un’epoca che ha negato la colpa e il peccato. Ciascuno oggi crede di essere stato concepito senza macchia di peccato. Non ci sono peccatori, siamo soltanto dei pazienti. È interessante che Karl Menninger del principale istituto di psichiatria in Kansas abbia appena scritto un libro, domandandosi cosa sia accaduto al peccato. È curioso che quando i nostri teologi moralisti e il nostro catechismo hanno abbandonato l’idea del peccato, uno psichiatra ci ricorda che il peccato esiste. Per esempio afferma che da quando i teologi hanno trascurato il peccato, se ne sono appropriati gli avvocati, facendo del peccato un crimine, e poi da quando l’hanno trascurato i giuristi, se ne sono appropriati gli psichiatri, e allora il peccato è diventato un complesso. Il peccato è una realtà nel mondo e dobbiamo affrontarla perché siamo tutti peccatori. Infatti non possiamo iniziare a ricevere la misericordia del Signore finché non riconosciamo di essere peccatori.

Cosa accade dunque quando reprimiamo la colpa e il peccato? Perché lo facciamo, eccome. Gli uomini peccano e non ci fanno caso, lo stesso succede con le donne. Questo ha un effetto tremendo sulla nostra mente e talvolta sul nostro corpo. Quando non portiamo in superficie i nostri peccati e non li confessiamo al Signore, be’, avete sentito dei trapianti in medicina? Un trapianto di reni, un trapianto di cuore. E spesso avete letto che il trapianto non è stato efficace. Per quale motivo? Perché il corpo ha opposto resistenza. Ci sono degli anticorpi nel nostro organismo, che non assimilano e non si fanno carico di un nuovo organismo. La nostra anima si comporta allo stesso modo. Ha degli anticorpi e quando qualsiasi peccato entra nell’anima, allora siamo disturbati. La mente è infelice. È come avere un osso rotto. L’osso fa male, perché non è nel posto dove dovrebbe essere. E quando la coscienza non è dove dovrebbe essere, allora soffriamo. Abbiamo un disturbo di coscienza, non ci sentiamo a nostro agio. Possiamo cercare di nasconderlo col bere o con il divertimento e via dicendo, ma nei momenti di quiete la colpa è là.

Richiamate alla mente alcuni degli effetti descritti da Shakespeare. Considerate che Shakespeare è nato nel 1564. Spero sia così, perché è un dato che viene fuori dal mio subconscio. Penso che ero al mio secondo anno di università quando ho studiato che Shakespeare è nato nel 1564 ed è morto nel 1616. Ad ogni modo, il fatto importante è che centinaia di anni prima della psichiatria, egli ci racconta di un complesso, di una psicosi nella mente di Macbeth e delle nevrosi di Lady Macbeth. Macbeth e Lady Macbeth avevano studiato il modo di uccidere il re per impadronirsi del trono. Dopo l’assassinio a Macbeth sembra sempre di vedere un pugnale davanti a lui. Dice: “Che cos’è questo pugnale con il manico rivolto verso la mia mano?”. Ma non c’era nessun pugnale, era una psicosi. Era il modo per la colpa di venire fuori. Lady Macbeth si lavava le mani ogni quarto d’ora, vedeva sangue su di esse e si chiedeva: “Non sono forse abbastanza tutte le acque dei sette mari per lavare questo sangue sulle mani?”. Ma non c’era nessun sangue sulle sue mani. Questo era l’effetto sulla sua mente della soppressione della colpa.

Una donna una volta venne da me per suo fratello: “Si è rivolto ai dottori per circa quattro o cinque anni, ma non ha avuto miglioramenti e il suo peso è sceso a 40 chili. Vorreste vederlo?”. Le dissi: “Se il suo problema è mentale, non posso aiutarlo. Deve rivolgersi agli psichiatri. Se comunque c’è una base morale per la sua condizione, allora posso aiutarlo”. L’uomo venne da me, pesava circa 40 chili, fragile e spaventato, e gli dissi: “Parla con me per una mezzora. Non t’interromperò”. Parlò per una quarantina di minuti, poi gli dissi: “Quanto denaro hai rubato?”. “Ma io non ho rubato”. “Quanti soldi erano?”. Rispose: “Questa è un’offesa. Non sono un ladro, non ho affatto rubato”. “Quanti soldi erano?”. “3.000 dollari. Come sapevi che ho rubato?”. “Non lo sapevo”. “Allora perché me l’hai chiesto?”. “Perché mi ha detto che quando metti i soldi nella cassetta prima li pulisci e ho pensato che forse avevi del denaro sporco”. Ebbene, quell’uomo trovò il sistema per restituire il denaro e la sua salute recuperò subito. Era l’effetto della colpa sulla sua anima!

Provate solo a pensare, mie care signore, a quante donne mentalmente disturbate siamo destinati ad avere negli Stati Uniti nei prossimi 10 o 15 anni, quando la colpa di un aborto comincerà ad attaccare la mente e l’anima. Nel presente si giustificano dicendo che tutte lo fanno e si tratta solo di una cicatrice. Come disse a un dottore una volta una ragazza che entrò da lui: “È solo una piccola cicatrice, non me ne ricorderò neppure”. Ma il dottore disse: “Che cosa intende per cicatrice?”. Perciò tra qualche anno a partire da ora, immaginate quando la colpa verrà fuori nella sua caratteristica maniera, benché nel momento presente non si faccia avvertire. La colpa può anche non manifestarsi da subito, il che è evidente nel corso della vita di re Davide. Davide un giorno si trovava in cima al suo palazzo, sulla terrazza, guardò dall’altra parte della strada e vide una donna sulla terrazza attigua, Betsabea. E chiese a Betsabea di raggiungerlo per vedere le sue preziose collezioni. E amò Betsabea con intensità maggiore di ogni accortezza e lei si ritrovò incinta di un bambino. Il marito Uria era lontano in guerra. Davide lo richiamò, perché un re poteva farlo, e gli disse di tornare a casa dalla moglie. Ma Uria rispose: “Siamo in guerra, non ci è permesso di stare con nostra moglie mentre stiamo combattendo”. Davide quindi lo fece ubriacare, invitandolo a tornare a casa, ma Uria si mise a dormire alla porta del palazzo. Davide stava cercando di addossare la responsabilità della paternità sul marito. Alla fine non potendo sbarazzarsi di lui in questo modo, chiede al generale di metterlo in prima linea. Gli uomini sono costretti a morire in battaglia e forse Uria sarebbe stato ucciso. Uria fu ucciso e questo non diede minimamente fastidio a Davide, finché sette o otto mesi dopo il profeta Nathan venne da lui e disse: “Davide, ho un problema e tu in quanto re devi risolverlo. C’era un uomo povero che aveva una pecorella. Accanto a lui viveva un un uomo ricco che rubò la pecorella e ne fece un banchetto per i suoi amici”. Davide subito s’interessò alla giustizia sociale: “Questo non può essere, deve pagare con la sua vita e la proprietà deve essere ristabilita con quattro volte tanto”. Nathan disse: “Tu sei quell’uomo. Hai preso la pecorella di Uria, Betsabea, e l’hai portata via dal marito”. Questo fu il momento in cui Davide si sedette e scrisse il famoso salmo 50: “Pietà di me, Signore, pietà di me”.

Vedete come non sempre, ma spesso possiamo dissimulare il nostro desiderio di giustizia individuale con un grande amore per la giustizia sociale. Ricordate quando Giuda era nella sala del banchetto in casa di Simone, una donna entrò e cosparse un unguento sui piedi del nostro Signore benedetto? Giuda disse: “Perché questo spreco? Perché non dare questo denaro ai poveri?”. Possiamo immaginare Giuda proseguire nella sua requisitoria al Signore, dicendo per esempio: “Ti ho sentito dire sul monte delle beatitudini che i poveri sono beati. Dov’è il tuo amore per i poveri ora? Ti sei dimenticato di tutta quella gente che vive in baracche sulla strada tra Gerico e Gerusalemme? Ricordi quel giorno in cui ci siamo addentrati nel cuore di Gerusalemme? Non ti interessano più quei poveri? Guarda questi umili pescatori di Cafarnao, dov’è il tuo amore per i poveri?”. Il Signore rispose: “Giuda, avrete sempre i poveri con voi, ma non avrete sempre me”. Giuda era davvero interessato ai poveri? No, lui stava rubando dalla cassa comune degli apostoli e questo è il modo in cui lo dissimulò. Pertanto quando sopprimiamo la nostra colpa, essa resta lì per l’eternità, a meno che non venga perdonata. Quando viene perdonata, è completamente distrutta.

Come dunque sono perdonati i nostri peccati per mezzo della misericordia di Dio e la pienezza della fede in Cristo? Mediante la confessione. Cos’è la confessione? Nudità. Nudità dell’anima. Svuotandoci di tutte le false scuse, finzioni e apparenze e rivelando noi stessi per come veramente siamo. Sapete, brava gente, che da quando abbiamo rinunciato all’esame di coscienza e alla confessione la nudità fisica aumenta nel mondo? Soffermiamoci a studiare questa tendenza per un momento. Quando Adamo ed Eva si trovavano nel giardino erano nudi, ma senza vergogna. Perché? Perché erano coperti dall’alone della grazia di Dio, rifulgeva attorno a loro, rivestiti di gloria, e pertanto non c’era nessun senso di nudità. Dopo la caduta, si percepirono come nudi perché persero la grazia di Dio e così furono costretti a vestirsi. Ora vi dirò come si coprirono e ve ne spiegherò il mistero. Sapete come fu coperta la loro nudità? Sì, con foglie di fico, che però appassiscono. La loro vergogna restava manifesta. Come fu dunque coperta? Dio fece loro delle tuniche in pelle di animali. Lo fece Dio, e fu fatto indirettamente perché fu ucciso un animale al posto loro, e implicò lo spargimento di sangue. Potrei portarvi lungo tutto il vecchio Testamento e spiegarvi tutta la storia, ma il punto è che erano nudi e presi dalla vergogna perché avevano perduto la grazia di Dio. Nel nostro mondo moderno stiamo ripristinando la nudità, tentando di riportarla al giardino dell’Eden senza salire sulla collina del Calvario e questo non si può fare.

Cos’è dunque la confessione? Un altro tipo di nudità. Non una nudità epidemica o epidermica, ma una nudità etica, attraverso cui diciamo al Signore: “Questo è quello che sono. Un miserabile peccatore”. E quando facciamo questa confessione, quello che accade potrebbe chiamarsi un riciclo dei rifiuti umani. Sentiamo parlare di un grande interesse oggi per il riciclo dei rifiuti, ma sto parlando del riciclo dei rifiuti umani. Quando andate alla confessione e i vostri peccati sono perdonati dal sangue di Cristo mediante il sacerdote, c’è sempre un effetto di quel peccato che rimane. Supponiamo che un bambino faccia qualcosa di sbagliato come piantare un chiodo in una tavola, o disobbedire a sua madre, per esempio. Ogni volta che la madre lo perdona e il bambino dice che gli dispiace, poi la madre gli chiede di togliere quel chiodo. C’è qualcosa che resta? Oh, sì, un buco. Questo è l’effetto del peccato! Anche se il peccato è stato perdonato, dobbiamo fare qualche riparazione. Questo è il motivo per cui vi viene data una penitenza in confessione per riempire i buchi. Ma non dobbiamo fare una riparazione adeguata per il peccato in quanto abbiamo la misericordia dei santi, voglio dire l’intercessione dei santi e la misericordia del nostro Signore benedetto.

Quando andiamo alla confessione, ecco che le nostre vite sono completamente cambiate. Vi darò qualche esempio su come le nostre vite vengano cambiate se ci arrendiamo alla misericordia di Dio. C’era un uomo a Londra che veniva nella chiesa di San Patrizio. Ogni giorno quando aprivo la chiesa, lui entrava alle 7 e si sedeva sulle ultime panche, s’inginocchiava senza prendere la comunione fino alle 9. Non ha mai usato un libro delle preghiere. Meditava fino alle 11.30 del mattino per poi tornare ancora nel pomeriggio e restare di notte fino alla chiusura della chiesa. Non parlava con nessuno. Dopo averlo notato per diversi mesi, gli ho detto: “Se sei stato tanto buono così come sei ora…”. Fu una domanda per testarlo, perché se avesse risposto che sì, lo era, avrei saputo che non c’era nulla di buono in lui. Lui rispose: “Considerando le grazie che ho ricevuto, sono cento volte peggio ora di quanto non lo sia stato in precedenza”. Allora mi raccontò di sé, era un alcolizzato. “Ero così alcolizzato che toglievo le mie scarpe nel salone del pub e raramente per una sola bevuta, ma facevo un fioretto ogni mercoledì delle Ceneri e lo rispettavo fino alla domenica di Pasqua”. Lo faceva ogni anno, ma un giorno si disse: “Se posso essere buono per 40 giorni, perché non esserlo per 40 anni?”. Così ho deciso di essere buono per 40 anni, ma non era così facile. Decise di andare nella chiesa di santa Maddalena, io me lo ricordo bene, e ho fatto un salto in quella chiesa 9 mesi fa per recitare una preghiera per questo uomo buono, ma sono sicuro che non ne ha bisogno. Comunque dicevamo che quest’uomo entrò in chiesa. Ci sono tre scalini che salgono da Covent Garden fino al basamento della chiesa e uno in prima fila per la benedizione. Padre Kearney afferrò l’ostensorio per iniziare la benedizione, lui si sentì addosso un’opprimente passione per il bere e per il vizio. Disse che se le tentazioni di tutta una vita si fossero concentrate in un solo momento, non avrebbero potuto eguagliare quell’agonia. “Era così forte che non potevo sopportarla! Così sono uscito dal banco, mi sono messo a correre lungo la navata e sono inciampato sui tre scalini. Quando la campanella della benedizione ha suonato, ho aperto il mio cuore, mi sono voltato indietro e ho detto: Perdonami, Signore, andrò a confessarmi. Da allora non ho più bevuto e trascorro la mia vita in preghiera. “. “Quante ore preghi al giorno?” “Circa 18”. “Qual è per te un giorno trascorso bene?”. “24 ore di preghiera. Vivo nella stessa bettola di quando ero alcolizzato e più volte durante la notte m’inginocchio accanto al mio giaciglio a pregare per tutti gli alcolizzati”.

Questo è il riciclo di rifiuti che il Signore ama! Nostro Signore ha detto che c’è più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per 99 giusti che non hanno bisogno di penitenza.

Poi un’altra storia che riguarda una ragazza, l’ultima riguarderà un ragazzo. Ho ricevuto una telefonata da due giovani ragazze che vennero nel rettorato, chiedendomi di andare immediatamente in un appartamento vicino al fiume Hudson: “Kitty sta morendo. Non la conosci? Tutti conoscono Kitty”. Ho chiesto informazioni sulla sua malattia, ma mi dissero semplicemente che stava morendo. Ho preso con me il Santissimo Sacramento e gli oli santi, sono salito per cinque squallide rampe di scale fino a una delle stanze più sporche dove sia mai entrato. Cibo, sudiciume, giornali, stracci sul pavimento e negli angoli. Un lurido giaciglio e sopra questa ragazza molto malata. “Stai scherzando?”. “No, è vero. Tutti mi conoscono”. “Kitty, vorresti fare pace con il Signore?”. “No, non posso perché sono la peggiore ragazza della città di New York”. “No, non lo sei. Perché la peggiore ragazza di New York dice di essere la migliore ragazza di New York”. L’ho pregata e scongiurata. “Non posso, sono troppo orribile. Guarda il mio braccio, tutto nero e blu a causa di mio marito. Non guadagno abbastanza soldi sulla strada, mi colpisce. Ora mi ha avvelenato, sto morendo per un veleno”. Ho provato con tutte le parabole del Signore e alla fine si è confessata, ma non l’avevo ancora unta perché ci volle parecchio tempo per convincerla della misericordia del Signore. Il veleno stava raggiungendo le diverse aree del cervello e lei aveva l’impressione di perdere l’uso degli organi esterni. Per esempio, toccandosi l’orecchio: “Madre, ecco il mio orecchio. Tienilo tu quando me ne sarò andata”. E poi una ragazza entrò nella stanza e supplicò di lasciarla stare: “Ecco il mio occhio… Ecco la mia lingua, tienila tu”. Compresi che le sue condizioni erano molto serie. L’ho unta e immediatamente stava benissimo. Le ho detto: “Mi dispiace, Kitty, sei tornata ancora in questo mondo”. “Sì, solo per provare che posso essere migliore”. È diventata un’apostola tra le persone con cui lavorava. Di sera mentre confessavo, aprendo lo sportello, mi sentivo dire: “Padre, questa è la ragazza di cui ti ha parlato Kitty… Questo è il ragazzo di cui ti ha parlato Kitty”. Una notte venne nel rettorato: “Ho una ragazza che ha commesso un omicidio”. “Dove si trova?”. “In chiesa”. “No, la chiesa è chiusa a chiave”. “È in strada, seduta sulla scalinata”. Così sono andato alla porta e l’ho invitata a entrare, in breve tempo si è confessata. Questo era il modo con cui Kitty continuava a esercitare l’apostolato della Misericordia dopo essere stata perdonata.

A questo punto ci siamo goduti queste storie. Siamo le persone più fortunate del mondo, perché quando siamo gravati dal peccato, possiamo andare dal Signore e ricevere un segno esterno che siamo stati perdonati. Il peccato non è la cosa peggiore del mondo, la cosa peggiore al mondo è negare il peccato. Sono cieco e nego che c’è qualcosa come la luce che non ho mai visto. Sono sordo e c’è qualcosa come il suono che non ho mai sentito. Se nego di essere peccatore, come posso mai essere perdonato? Pertanto peggio del peccato è negare il peccato, cioè il nostro atteggiamento moderno riguardo alla vita. Se dunque la tua anima è gravata dal peccato, portala dal Signore. È morto per te, ti perdonerà. E come è difficile trovare qualcosa di altrettanto rinfrescante di un buon bagno, così non c’è niente di spiritualmente più rinfrescante dell’assoluzione. La bellezza di questo è che possiamo ricominciare tutto daccapo. La misericordia del Signore è illimitata, ma dobbiamo soltanto avere fiducia in Lui. Vi lascerò con questo pensiero consolante. Se non aveste mai peccato, non avreste mai potuto chiamare Gesù “Salvatore!”. Amen.

(Fulton J. Sheen, da una catechesi del 1975 circa)

IL MAGNIFICAT E L’UMILTÀ DI MARIA SONO IL “MANIFESTO” DELLA VERA RIVOLUZIONE! “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.”

Il Magnificat è l’inno di una madre il cui Figlio è al tempo stesso Dio… “La mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Il volto delle donne era stato velato per secoli, e anche quello degli uomini, nel senso che gli uomini si erano nascosti allo sguardo di Dio. Ma ora che il velo del peccato era stato tolto, la donna eretta guarda il volto di Dio per lodarlo. Quando il divino penetra nell’umano, l’anima pensa meno a chiedere che ad amare. Chi ama non chiede favori all’amato; Maria non formula domande, ma soltanto lodi. Quando l’anima si distacca dalle cose e diviene conscia di sé e del suo destino, conosce se stessa soltanto in Dio. L’egoista magnifica se stesso; Maria magnifica il Signore. L’uomo sensuale pensa prima al corpo, il mediocre non pensa a Dio che in un secondo momento.

In Maria niente ha la precedenza su colui che è Dio creatore, Signore della Storia, e Salvatore del genere umano. Quando gli amici ci lodano per ciò che abbiamo fatto, noi li ringraziamo della loro cortesia. Quando Elisabetta elogia Maria, Maria glorifica il suo Dio. Maria riceve la lode come uno specchio la luce: non la trattiene per sé, non la riconosce nemmeno come sua, ma la trasmette a Dio, a cui si deve ogni lode, onore e rendimento di grazie. La sintesi di questo canto è “Grazie, o Dio”. L’intera personalità di lei sta nell’essere a servizio del suo Dio. Troppo spesso gli uomini lodano il Signore con la lingua, ma il loro cuore è lontano da Lui. “Salgono le parole, ma i pensieri restano in basso”. In Maria invece non erano le labbra ma l’anima e il cuore che si effondevano nelle parole, perché il segreto d’amore racchiuso in lei aveva già spezzato i legami che lo trattenevano.

Perché magnificare il Signore che non può diventare né più piccolo per quello che gli sottraiamo col nostro ateismo, né più grande se gli aggiungiamo la nostra lode? È vero: in se stesso Dio non cambia per il nostro riconoscimento, come un quadro di Raffaello non perde la sua bellezza se uno sciocco lo deride, ma Dio in noi è suscettibile di crescita o di diminuzione a seconda se lo amiamo o se siamo peccatori. Quando il nostro ego si gonfia, il bisogno di Dio sembra che sia minore; quando il nostro ego si sgonfia, il bisogno di Dio appare in tutta la sua urgenza. L’amore di Dio si riflette nell’anima del giusto, proprio come la luce del sole viene potenziata da uno specchio. Il figlio di Maria è il sole, perché lei è la luna. Lei è il nido e lui è l’uccellino che volerà su un albero più alto e la chiamerà poi a sé. Maria lo chiama suo Signore o Salvatore. Anche se è stata preservata dalla macchia del peccato originale, ciò è interamente dovuto ai meriti della Passione e Morte del suo figlio divino. Di per sé Maria non è niente e non ha niente: Lui è tutto! Perché Lui ha benignamente posato il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella, perché colui che è il potente, e il cui nome è santo, ha operato per me tali meraviglie.

L’orgoglioso finisce nella disperazione, e l’ultimo atto di disperazione è il suicidio, ossia il togliersi la vita, perché questa è diventata insopportabile. Gli umili non possono non essere contenti; perché dove non c’è orgoglio non può esserci l’egocentrismo che rende impossibile la gioia. Il canto di Maria ha questa doppia nota: il suo spirito esulta perché Dio ha posato il suo sguardo sulla sua umiltà. Una scatola piena di sabbia non può essere riempita di oro; un’anima colma fino a scoppiare del proprio ego non potrà mai essere riempita di Dio. Non c’è limite da parte di Dio al possesso di un’anima; essa sola può limitare la sua venuta, così come una tendina limita la luce. Quanto più vuota è l’anima, tanto maggiore è in essa lo spazio per Dio. Quanto più grande è la cavità del nido, tanto più grosso è l’uccello che in quella cavità si può sistemare. C’è un rapporto intrinseco tra l’umiltà di Maria e l’Incarnazione in lei del figlio di Dio. È divenuta ora il tabernacolo del re dei cieli, che i cieli non potrebbero contenere. L’Altissimo posa il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella. L’umiltà di Maria, da sola, non sarebbe bastata, se colui che è il suo Dio, il suo Signore e Salvatore, non “si fosse umiliato”. Per quanto vuota possa essere la tazza, non può contenere l’oceano.

Le persone sono come le spugne. Come ogni spugna può contenere solo una certa quantità di acqua e poi raggiunge un punto di saturazione, così ogni individuo può ricevere solo una certa quantità di onore. Quando si è raggiunto il punto di saturazione, non è più l’uomo che porta l’onore, ma è l’onore che porta l’uomo. È sempre dopo aver accettato un onore che il ricevente mormora con falsa umiltà: “Signore, non sono degno”. Ma qui, Maria, una volta ricevuto l’onore, invece di ritenersi paga del suo privilegio, si fa serva-infermiera della vecchia cugina e mentre sta prestando l’opera sua eleva un canto in cui si autodefinisce l’ancella del Signore, o meglio ancora la schiava di Dio, una schiava che gli appartiene tutta e che non ha altra volontà che quella di lui. L’altruismo rappresenta la vera personalità. “Non vi era posto nella locanda”, perché la locanda era piena. C’era posto nella stalla, perché là non c’erano degli “ego”, ma solo un bue e un asino. Dio cercava nel mondo un cuore vuoto, ma non un cuore solitario, un cuore che fosse vuoto come un flauto col quale Lui potesse eseguire una melodia, non solitario come un abisso vuoto, che è pieno di morte. E il cuore più vuoto che poté trovare fu quello di una donna. E siccome questo non aveva personalità, Dio lo riempì della sua stessa personalità.

“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sono parole miracolose. Come possiamo spiegarle se non con la divinità del figlio suo? Come poteva questa ragazza di campagna che veniva dal disprezzato villaggio di Nazareth e che le montagne della Giudea avvolgevano nell’anonimato, prevedere nelle generazioni future che artisti come Michelangelo e Raffaello, poeti come Sedulius, Cinevulfo, Jacopone da Todi, Dante, Chaucer e Wordsworth, teologi quali Efrem, Bonaventura e l’Aquinate, gente oscura di piccoli villaggi e dotti e grandi avrebbero versato le loro lodi in un’interminabile corrente, celebrandola come il primo amore del mondo… Il figlio suo darà più tardi la legge capace di spiegare il ricordo immortale che si ha di lei: “Chi si umilia sarà esaltato”. L’umiltà davanti a Dio viene ripagata con la gloria davanti agli uomini. Maria aveva fatto voto di verginità e, verosimilmente, escludeva così la possibilità che la sua bellezza fosse tramandata ad altre generazioni. Ed ecco che ora, per virtù di Dio, si vede madre di infinite generazioni, pur rimanendo vergine. Tutti quelli che avevano perduto il favore di Dio mangiando il frutto proibito, la esaltano, perché per mezzo suo rientrano in possesso dell’albero della vita. In tre mesi Maria ha avuto le sue otto beatitudini: ​​“Beata sei tu perché piena di grazia”, aveva detto l’angelo Gabriele. ​​“Beata perché concepirai nel tuo seno il Figlio dell’Altissimo, Dio Stesso”. ​​“Beata sei tu, Vergine Madre, perché: lo Spirito Santo verrà in te e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà.” ​​“Beata sei tu perché fai la volontà di Dio: Si faccia di me secondo la tua parola”. ​​“Beata sei tu perché hai creduto”, disse Elisabetta. ​​“Beato il frutto del tuo grembo (Gesù)”, aggiunse Elisabetta. ​​“Beata sei tu fra le donne”. ​​“Beata sei tu perché si adempirà in te ciò che ti fu detto dal Signore”. Umiltà ed esaltazione furono un tutt’uno in lei: fu umile perché, giudicandosi indegna di divenire la madre del Signore, fece voto di verginità; venne esaltata perché Dio guardando a ciò che Maria credeva fosse il suo niente, ancora una volta creò un mondo dal “nulla”. Beatitudine è felicità. Maria possedeva tutto quanto può rendere veramente felice una persona. Perché per essere felici occorrono tre cose: possedere tutto quanto si desidera; averlo unito in una sola persona che si ama con tutto l’ardore della propria anima; sapere che lo si possiede senza peccare. Maria ebbe tutte e tre le cose. Se suo figlio non avesse voluto che sua madre fosse onorata là dove lui stesso è adorato, non avrebbe mai permesso che queste profetiche parole di lei si adempissero. (…)

“Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.”

Questo brano del Magnificat è il documento più rivoluzionario che sia stato mai scritto, mille volte più rivoluzionario di qualsiasi scritto di Karl Marx.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)