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RIFLESSIONI SULLA GUERRA E LA POSSIBILITÀ DI UNA CATASTROFE MONDIALE: “Nulla può essere salvato se non vengono salvate le anime: non può esservi pace nel mondo se non c’è pace nelle anime”

Nulla può essere salvato se non vengono salvate le anime: non può esservi pace nel mondo se non c’è pace nelle anime. Le guerre mondiali sono solo proiezioni dei conflitti combattuti all’interno delle anime di uomini e donne, poiché nel mondo esterno non accade mai nulla che non sia accaduto per la prima volta in un’anima. (…)

Sarebbe bene che noi tutti, al giorno d’oggi, considerassimo la possibilità di una immane catastrofe indipendentemente dall’aspetto: guerra atomica, rivoluzione mondiale o sollevamento cosmico, non si tratta che di forma e la forma non è che un particolare.

Ma ciò che conta è questa possibilità che ci incombe, non solo perché il Santo Padre (al tempo Pio XII) ci ha ammoniti che la bomba atomica può eventualmente risolversi in un disastro per lo stesso pianeta, ma anche perché una tragedia di proporzioni catastrofiche rivelerebbe a un mondo scettico che l’universo è morale e che le leggi di Dio non possono essere violate impunemente.

Come la mancanza di cibo causa il mal di testa, perché viola una legge naturale, così le grandi crisi storiche sono giudizi sul modo di pensare, di volere, di amare e di agire dell’uomo. Periodi di delirio e ore tragiche che seguono lo scisma dell’anima da Dio operano a volte per un popolo ciò che la malattia o il disastro personale fanno per un solo individuo. (…)

Il mondo si è tanto allontanato da Dio e dal sentiero della pace divina che una tragedia sarebbe la grazia maggiore. Il peggior castigo di Dio sarebbe l’abbandonarci in questo caos, in questa contaminazione.

Due guerre mondiali, invece che migliorare il mondo, lo hanno reso peggiore. E ci si chiede se la prossima catastrofe sarà una guerra simile alle altre due o non piuttosto qualche calamità più sicuramente calcolata per produrre nell’uomo il pentimento.

Quando un’anima nel peccato si rivolge a Dio nell’impeto della Grazia, c’è penitenza; ma quando un’anima nel peccato si rifiuta di redimersi, Dio manda il castigo.

Non occorre che questo castigo sia esteriore, e certamente non è mai arbitrario: esso è l’inevitabile conseguenza della violazione della legge divina. Ma le forze trincerate del mondo moderno sono irrazionali; non sempre gli uomini d’oggi interpretano i disastri come avvenimenti morali. (…)

Il solo pensiero di una guerra atomica e di una conseguente catastrofe cosmica affretterà in molti uomini la crisi, anticipando la tensione e iniziando fin d’ora la loro conversione.

Questa specie di conversione può verificarsi anche tra coloro che già hanno la fede.
I cristiani diventeranno cristiani “veri”, con minore facciata e maggiori fondamenta.

La catastrofe li dividerà dal mondo, li costringerà a dichiarare la loro vera fede, farà rivivere pastori preoccupati di guardare il gregge piuttosto che di amministrarlo, rovescerà la proporzione tra scienziati e santi in favore dei santi, creerà più mietitori per il raccolto, più colonne di fuoco per i tiepidi, dimostrerà al ricco che la vera ricchezza è al servizio del bisognoso, e, soprattutto, farà brillare la gloria della Croce di Cristo nell’amore dei fratelli per i fratelli quali veri e fedeli figli di Dio e creature devote della Madre dal Cuore Immacolato.

La crisi incombe su noi tutti, chiunque noi siamo e qualunque sia la nostra condizione. (…)

Si è detto: “In tempo di pace prepara la guerra”. Ma sarebbe meglio modificare il detto così: “In tempo di tormenti e di disordini, preparati a incontrare Dio!”.

Quando il disastro sopraggiunge e i tesori si dissolvono come “orpello inconsistente”, l’anima, impaurita e disperata, è meglio disposta a rivolgersi a Lui.

Qui la tensione non è tra il peccatore e la misericordia di Cristo, non tra l’anima aspirante e il Cristo unico Figlio di Dio, ma tra l’uomo avvilito e il Cristo Giudice. Ci sarà qualcuno, anche durante una crisi, che si ergerà contro Dio, poiché i peccati di bestemmia, come dice l’Apocalisse, si moltiplicano col traboccare delle fiale della collera.

Ma la grande maggioranza degli uomini capirà, per la prima volta, che tanto più severo è il giudizio di Dio, quanto più noi ci allontaniamo dai Suoi sentieri.

La catastrofe può essere, per un mondo che ha dimenticato Dio, ciò che la malattia può essere per un peccatore; in conseguenza di tale catastrofe, milioni di individui possono essere condotti a una crisi non volontaria, ma forzata.

Questa calamità metterebbe fine all’ateismo e indurrebbe molti uomini, che altrimenti perderebbero la loro anima, a rivolgersi a Dio.

Dopo una successione di giornate calde e soffocanti, abbiamo la sensazione che scoppierà un temporale prima che tornino le giornate fresche. Similmente, in quest’epoca di confusione, avvertiamo l’imminenza di una catastrofe, di un’anormale, immensa perturbazione che farà rovinare tutto il male del mondo prima che noi possiamo essere nuovamente liberi. (…)

Sbaglierebbe chi immaginasse che le catastrofi storiche sono necessarie perché in una parte del mondo gli uomini sono buoni e in un’altra cattivi. Quando un virus arriva nella corrente sanguigna, non si isola nel braccio destro risparmiando il sinistro, ma colpisce tutto il corpo perché tutta la circolazione ne è infettata. Così è dell’umanità.

Poiché questa è un unico corpo, chiunque vi appartenga è peccatore in un grado più o meno elevato. È tutto il nostro mondo che è cattivo e corrotto, non solo il loro. Non soltanto i comunisti sono causa dei mali del mondo, perché tutte le idee comuniste hanno avuto origine nel nostro mondo occidentale. Tutti noi abbiamo bisogno di redenzione.

Più un’anima è cristiana, più si sente responsabile dei peccati del suo prossimo; allora – uomo o donna che sia – cerca di assumerli come se fossero suoi, come Cristo, l’Innocente, si assunse i peccati di tutto il mondo. Come la più grande prova di simpatia per chi piange sta nel piangere con lui, così il vero amore per il colpevole si dimostra espiando le sue colpe.

Il fardello della rigenerazione del mondo è posto su colui che conosce Cristo e ascolta la Sua voce nella Chiesa, e incorpora il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia.

Un senso della nostra solidarietà nel male può allora diventare una solidarietà nel bene. Ma non c’è eguaglianza matematica nell’opera di redenzione. Dieci uomini giusti avrebbero potuto salvare Sodoma e Gomorra. Nei calcoli divini, le suore Carmelitane e i monaci Trappisti fanno, per salvare il mondo, molto più di quanto non facciano politici e generali.

Lo spirito ostile della civiltà odierna può essere ricondotto sulla via giusta soltanto attraverso la preghiera e il digiuno.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

Dio permette quello che sta accadendo solo per un bene più grande, attualmente invisibile. La guerra è più simile al Purgatorio che all’inferno, perché attraverso le sue fiamme purificatrici dobbiamo far bruciare le scorie del nostro materialismo.

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

Noi abbiamo bisogno di una rivoluzione che purghi il cuore dell’uomo dall’orgoglio, dalla cupidigia, dalla lussuria e dall’ira. La vera battaglia contro il comunismo ha inizio nel cuore di ogni singola persona. La rivoluzione deve aver inizio nell’uomo prima che nella società. La rivoluzione comunista è stata un fallimento basilare: non è abbastanza rivoluzionaria, perché lascia l’odio nel cuore dell’uomo. Più che del comunismo, dobbiamo aver paura di vivere senza Dio. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?

(Fulton J. Sheen, da “La Vita merita di essere vissuta” edizioni Fede e Cultura)

C’è una sola certezza contro la bomba atomica: mantenersi in stato di Grazia, vivere in Grazia di Dio. Dio, con l’acqua, ha una volta distrutto l’umanità peccatrice; vorrà il nostro pazzo mondo, senza capo e senza Dio distruggersi da se stesso col fuoco? Non lo sappiamo, ma è possibile!

(Fulton J. Sheen, da “Ancore sull’abisso” edizioni Fede e Cultura)

Ciò che siamo noi, lo è la Chiesa; ciò che la Chiesa è, lo è il mondo. Il mondo, con tutto ciò che contiene, è in sostanza una strada maestra sulla quale la Sposa, ossia la Chiesa, avanza incontro allo Sposo per le nozze celesti. Non è la politica, in fondo, a decidere della guerra o della pace. Decisiva è la condizione della Chiesa che vive nel mondo e lo fa lievitare. Leggere l’Antico Testamento è riconoscere nella storia la mano del Signore che benedice o punisce le nazioni a seconda dei loro deserti. Ciò che noi facciamo per santificarci, santifica il mondo.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

-LA GUERRA COME GIUDIZIO DI DIO- “Nulla accade nel mondo che prima non sia capitato nel cuore dell’uomo…Il fatto che dimentichiamo Dio ha relazione con la guerra più di quanto si possa realmente pensare”

Amici di Fulton John Sheen

Alcuni anni fa un illustre docente di Bruxelles ha studiato tutte le guerre che sono intercorse tra il 1496 a.C. e il 1861 d.C., cioè in 3.357 anni di storia. Quale risultato ne consegue? 3.130 anni di guerra e soltanto 227 anni di pace. Altro dato interessante è la frequenza delle guerre nei tempi moderni: l’intervallo tra un conflitto e l’altro si rivela sempre più breve. Corrono infatti 55 anni tra le guerre napoleoniche e la Guerra franco-prussiana, 43 tra la Guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale, 29 tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. 55, 43, 29: ciò in un’epoca in cui si riteneva che l’uomo avesse a disposizione tutte le condizioni materiali indispensabili per la sua felicità. E ora viviamo sotto la minaccia di un suicidio cosmico!

Prendiamo ora in considerazione il problema del meccanismo di pace orientato a evitare le guerre. Consideriamo i trattati di…

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LE TERRIBILI CONSEGUENZE DEL PECCATO! LA PSICOLOGIA E LA DISPERAZIONE DEL PECCATORE OSTINATO CHE NON VUOLE PENTIRSI: “Più esperienza si ha del proprio peccato peccando, meno se ne è coscienti”

Più esperienza si ha del proprio peccato peccando, meno se ne è coscienti. Il peccato penetra nel sangue, nelle cellule nervose, nel cervello, nelle abitudini, nello spirito; e più esso penetra nell’uomo, meno l’uomo si rende conto della sua esistenza. Il peccatore si abitua talmente al peccato che non ne riconosce più la gravità.

Forte di questa nefanda certezza, Satana tentò Eva: le disse che se avesse posseduto la conoscenza del bene e del male, sarebbe stata simile a Dio. Satana non le disse la verità vera: che Dio conosce il male solo negativamente, intellettualmente, come un medico che non ha mai avuto la polmonite sa che essa è una negazione della salute. Ma un essere umano che voglia conoscere compiutamente il male deve conoscerlo sperimentalmente, il che significa che deve penetrarvi e diventarne parte.

Come la cataratta in un occhio ostruisce la vista, così il peccato oscura sempre la mente, indebolisce la volontà e induce l’uomo a commettere un altro peccato. Ogni peccato facilita il successivo; la coscienza diventa meno pronta al rimprovero, la virtù è più spiacevole e l’atteggiamento verso la moralità più sprezzante e beffardo. In alcune persone il peccato opera come un cancro minando e distruggendo il carattere senza che per molto tempo se ne vedano gli effetti. Quando la malattia si manifesta, è talmente avanzata che l’ammalato rinuncia quasi a ogni speranza di guarigione. (…)

Ma l’uomo moderno ha perduto perfino la comprensione della parola “peccato”. Quando pecca e sente gli effetti del suo peccato (come accade a molti), cerca sollievo in culti falsi e bugiardi oppure abbandonandosi alla menzogna dell’alcolismo o degli stupefacenti. Attribuisce la colpa del suo disagio alla propria moglie, al proprio lavoro, ai propri amici o alla situazione economica, sociale e politica. Spesso diventa un nevropatico. Se la sua nevrosi è abbastanza avanzata, qualche psicoanalista freudiano gli dirà che non è completamente responsabile delle sue azioni perché è un “ammalato”. Il che gli è di ulteriore pretesto per non riconoscere i suoi peccati.

Se rimaniamo nel peccato negandolo, la disperazione si impadronisce delle nostre anime. Un peccatore può peccare tanto da non riconoscere il carattere totalitario del suo peccato. Egli non considera mai che l’attuale colpa va ad aggiungersi a migliaia di altri peccati precedenti. I peccati di cui non ci si pente generano nuovi peccati, e l’astronomica cifra totale genera la disperazione. Maggiore è la disperazione, maggiore è il bisogno del peccatore di sfuggirvi attraverso altri peccati.

Lo stato di disperazione del peccatore, prodotto dal mancato pentimento dei peccati, raggiunge spesso un grado di fanatica rivolta contro la religione e la moralità. Chi è caduto in basso detesterà l’ordine spirituale che lo sovrasta, perché la religione gli ricorda la sua colpa. Queste anime giungeranno fatalmente, come Nietzsche, a desiderare di esasperare il male finché ogni distinzione tra quello che è giusto e quello che è ingiusto sia cancellata; allora potranno peccare impunemente e dire con Nietzsche: “Male, sii tu il mio bene!”.

La convenienza sostituisce la moralità, la crudeltà diventa giustizia, la lussuria diventa amore. Il peccato si moltiplica in queste anime fino a farne la dimora permanente di Satana, maledette da Cristo come i sepolcri imbiancati di questo mondo. Questa è la storia di una “brava persona” che crede di non commettere mai peccati.

(…) Il peccato veramente imperdonabile è la negazione del peccato, poiché, naturalmente, non rimane più nulla da perdonare.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

PERCHÉ IL SIGNORE VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI A UN SACERDOTE? “I nostri peccati non sono solo affare nostro, ma dell’intera Chiesa”

Nessuno dubita che Nostro Signore abbia il potere di rimettere i peccati. I Vangeli riferiscono la guarigione del paralitico a Cafarnao. Nostro Signore dapprima ha detto al paralitico che i suoi peccati gli erano rimessi, al che quelli che stavano intorno ridevano di lui. In risposta il Salvatore chiese loro se fosse più facile guarirlo o rimettere i suoi peccati; così lo guarì, «perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra» (Mc 2, 10). Nostro Signore stava affermando che Dio apparso in forma umana aveva il potere di perdonare i peccati, vale a dire che, servendosi della natura umana che aveva ricevuto da Maria, egli stava perdonando i peccati. C’è qui un’anticipazione del fatto che egli continuerà a perdonare i peccati proprio attraverso l’umanità, cioè attraverso coloro che sono dotati del potere sacramentale per farlo.

L’uomo non può rimettere i peccati, ma Dio può perdonarli attraverso l’uomo. Nostro Signore ha promesso di conferire questo potere di perdonare innanzitutto a Pietro, che ha reso pietra fondante della Chiesa. Egli ha detto a Pietro che avrebbe ratificato in Cielo le decisioni che questi avrebbe preso sulla terra. Alludeva a queste decisioni con le due immagini del «legare» e «sciogliere». A chi deteneva le chiavi del regno era concesso il potere di giurisdizione. Questa promessa fatta a Pietro fu seguita poco dopo da un’altra fatta agli apostoli. La seconda promessa non conferiva il primato, perché questo era riservato a Pietro. Gesù disse loro: «”Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20, 21-23).

Il nostro divino Redentore qui dice di essere stato mandato dal Padre; ora egli manda loro con il potere di perdonare o non perdonare. Queste parole implicano «ascoltare le confessioni», perché altrimenti come farebbero i sacerdoti della Chiesa a sapere quali peccati perdonare e quali non perdonare, senza prima ascoltarli? Si può essere certissimi che questo sacramento non sia di istituzione umana, perché se la Chiesa avesse inventato tutti i sacramenti, ne avrebbe certamente abolito uno, cioè il sacramento della Penitenza. Questo a causa della fatica che grava su quanti devono ascoltare le confessioni, sedendo lunghe ore in confessionale ad ascoltare la terribile monotonia della natura umana caduta. Ma poiché esso è di istituzione divina – quale splendida opportunità di restituire la pace ai peccatori e renderli santi!

PERCHÉ IL SIGNORE VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI?

Ci si potrebbe domandare perché il Signore chieda di confessare i peccati. Perché non nascondere la testa in un fazzoletto e dire a Dio che ci dispiace? Bene, se questo modo di chiedere scusa non funziona quando siamo colti da un poliziotto, perché dovrebbe andar bene con Dio? Versare lacrime in un fazzoletto non è prova di dispiacere, perché noi siamo i giudici. Chi sarebbe mai condannato al carcere se ogni uomo fosse il proprio giudice? Quanto sarebbe facile per assassini e ladri sfuggire alla giustizia e al giudizio avendo semplicemente un fazzoletto a portata di mano!

Poiché il peccato è orgoglio, esso richiede umiliazione e non c’è maggiore umiliazione che liberare la propria anima davanti al prossimo. Questa auto-rivelazione ci guarisce da più di una malattia morale. Certe cose che feriscono, fanno più male se restano taciute. Una bolla può essere curata se viene incisa per rilasciare il pus; così anche un’anima in cammino verso la Casa del Padre, quando ammette le proprie colpe e chiede perdono. L’intera natura suggerisce la liberazione di sé stessi. Se lo stomaco assume una sostanza estranea che non può assimilare, la vomita; così avviene con l’anima. Essa cerca di liberarsi da ciò che la opprime, cioè l’insopportabile contraddizione interna.

Inoltre, quando un peccato è riconosciuto e ammesso, perde la sua tenacia. Il peccato appare in tutto il suo orrore quando è visto alla luce della crocifissione. Sopprimi un peccato ed esso sarà sepolto per riemergere più tardi in forma di complessi. È come tenere il tappo su un tubetto di dentifricio. Se uno lo sottopone a una pressione intensa, il dentifricio uscirà da qualche parte, non si sa dove. La direzione ordinaria d’uscita sarà verso l’alto. Così anche noi, se sopprimiamo la nostra colpa o la neghiamo, sottoponiamo a pressione la nostra mente dando luogo a delle aberrazioni. Il peccato non fuoriesce dove dovrebbe, cioè nel sacramento della confessione. È per questo che, nell’opera di Shakespeare, la macchia di Lady Machbeth riemergeva lavandosi le mani. Avrebbe dovuto lavarsi l’anima, non le mani. (…)

Un’altra ragione per confessare i peccati al prete è che nessun peccato è individuale. Siamo membri del Corpo mistico di Cristo. Se un membro è malato, l’intero corpo è malato. Se abbiamo l’otite, ne soffre tutto il corpo. Ora, ogni peccato personale ha effetti sociali: tutte le altre cellule del corpo della Chiesa sono intaccate dal difetto di questa singola cellula. Ogni peccatore è degno di biasimo, non solo per sé stesso ma anche per riguardo alla Chiesa e prima e innanzitutto a Dio. Se va sempre curato, ciò può avvenire soltanto con l’intervento della Chiesa e di Dio. Nessuna medicina avrà effetto su un membro del corpo, se in qualche modo l’intero corpo non coopera con la medicina. Poiché ogni peccato è contro Dio e contro la Chiesa, ne consegue che un rappresentante di Dio e della Chiesa deve restituire l’amicizia al peccatore. Il sacerdote, agendo come rappresentante della Chiesa, accoglie il penitente nella comunità dei credenti.

Quando Nostro Signore ha trovato la pecorella smarrita, l’ha reintegrata subito nel suo gregge: «Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11, 51-52). Il sacerdote ristabilisce il peccatore nella grazia; restituisce al peccatore i suoi diritti di figlio dell’Eterno Padre; non lo riconcilia solo con Dio, ma anche con la compagnia di Dio, che è la Chiesa. La natura sociale della penitenza è inoltre visibile dal fatto che il penitente riconosce il diritto del Corpo mistico di giudicarlo, poiché attraverso il Corpo mistico è in relazione con Dio. Il perdono dei peccati, allora, non è solo una questione tra Dio e la nostra singola anima. Anche la Chiesa viene offesa dalle trasgressioni. Di conseguenza, i nostri peccati non sono solo affare nostro, ma dell’intera Chiesa – la Chiesa militante sulla terra e la Chiesa trionfante nel Cielo.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)