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MARIA È LA NOSTRA SPERANZA: “Alla fine il mio cuore immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, ed essa si convertirà, e al mondo verrà garantito un certo periodo di pace”

L’uomo occidentale si è liberato di Dio per farsi Dio; poi si è stancato della sua stessa divinizzazione. L’Oriente non può ancora comprendere l’amore incarnato di Gesù Cristo per l’eccessiva importanza che attribuisce agli spiriti maligni. L’Occidente non è preparato ad accettarlo perché paventa la penitenza, condizione etica del suo ritorno. Chi non ha mai conosciuto Cristo ha timore, ma chi lo ha conosciuto e lo ha perduto, ha paura. Siccome gli uomini non sono preparati a una rivelazione dell’immagine celeste dell’amore che è Gesù Cristo Nostro Signore, Dio, nella sua Misericordia, ha preparato sulla terra un’immagine d’amore che non è divina, ma che può condurre al divino. Ecco il compito di sua madre.

Lei può togliere il timore perché il suo piede ha schiacciato il serpente del male; può allontanare la paura perché è stata ai piedi della croce quando la colpa degli uomini fu cancellata e noi rinascemmo in Cristo. Come Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Maria è Mediatrice tra Cristo e noi: lei è il principio terreno dell’amore che conduce al principio celeste dell’Amore. Il rapporto tra lei e Dio può paragonarsi al rapporto tra la terra e la pioggia: la pioggia cade dal cielo, ma la terra produce. La divinità proviene dal cielo, la natura umana del Figlio di Dio proviene da lei. Noi diciamo madre terra in quanto la terra dà la vita per mezzo del dono celeste del sole, perché allora non riconosciamo anche la Madonna del mondo, dal momento che lei ci dà la vita eterna di Dio? Coloro che mancano della fede vanno raccomandati in modo particolare a Maria, che è un mezzo per trovare Cristo, il Figlio di Dio. (…)

Dato che l’uomo trema di fronte alla natura senza Dio, l’unica speranza per il genere umano va ricercata nella natura stessa. È come se Dio nella sua misericordia facesse ancora sperare all’uomo, il quale ha distolto lo sguardo dai cieli, di trovare salvezza in quella stessa natura verso la quale ora abbassa gli occhi. C’è speranza, e per giunta una grande speranza. La speranza definitiva è in Dio, ma l’uomo è così lontano da Dio da non poter colmare immediatamente la distanza che lo separa da Lui. Lui deve partire dal mondo qual esso è. Il divino sembra molto lontano. Il ritorno a Dio deve aver principio dalla natura.

Ma c’è in tutta la natura qualcosa di non corrotto, qualcosa d’intatto, da cui possiamo iniziare la via del ritorno? C’è una cosa sola, quella che Wordsworth ha definita il nostro “incorrotto e solitario orgoglio naturale”. La speranza di cui parliamo è riposta nella Donna. Maria non è una dea, non è divina, non ha diritto all’adorazione. Ma così santa e buona è uscita dalla nostra natura fisica e cosmica, che quando Dio è venuto su questa terra l’ha scelta come Madre sua e come Signora del mondo. (…)

Il 13 ottobre 1917, credenti e miscredenti si prostrarono a terra durante il miracolo del sole, mentre la maggior parte di essi implorava da Dio misericordia e perdono. Quel sole roteante, che oscillava come una ruota gigantesca e si precipitava verso la terra come se avesse voluto incendiarla con i suoi raggi, può essere stato l’annuncio di uno spettacolo mondiale che indurrà milioni di persone a inginocchiarsi in un rinascere della fede. E come Maria si è rivelata in questo primo miracolo del sole, così possiamo aspettarci un’altra rivelazione del suo potere quando il mondo manifesterà di nuovo giorno dell’ira, il Dies Irae. La devozione alla Madonna di Fatima costituisce in realtà una petizione alla Donna perché salvi l’uomo dalla natura resa distruttrice dalla ribellione dell’intelletto umano.

In altri momenti della storia, lei è stata mediatrice tra suo figlio e l’uomo; ma ora è mediatrice tra suo figlio e la natura. Si impadronisce dell’originaria energia atomica che è nel sole e prova che sta a lei usarne per la pace. Maria non indipendentemente dall’uomo intende salvarlo dalla natura, così come non indipendentemente dal libero consenso di lei Dio intese salvare l’umanità dal peccato. L’uomo deve cooperare attraverso la penitenza. Alla Salette, la Madonna chiese penitenza; a Lourdes, tre volte Maria disse: “Penitenza, penitenza, penitenza”; a Fatima la stessa antifona penitenziale viene ripetuta tante e tante volte. L’atomo non distruggerà l’uomo se l’uomo non distruggerà se stesso. Un atomo in rivolta è soltanto un simbolo dell’uomo in rivolta. Ma nel pentimento l’umanità acquisterà una natura completamente controllata. Come la minacciata distruzione di Ninive, la minaccia di un’altra guerra mondiale è condizionale.

“Alla fine il mio cuore immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, ed essa si convertirà, e al mondo verrà garantito un certo periodo di pace”.

Penitenza, preghiera, sacrificio: queste le condizioni della pace, perché sono i mezzi per rigenerare l’uomo. Fatima getta una nuova luce sulla Russia, perché distingue tra la Russia e i soviet. Non è il popolo russo che bisogna vincere in guerra: il popolo russo ha già sofferto abbastanza fin dal 1917. È il comunismo che va schiacciato. Ciò è possibile soltanto attraverso una rivoluzione dall’interno. È bene ricordare che la Russia ha non una, ma due bombe atomiche. La sua seconda bomba è costituita dal cumulo di sofferenze del suo popolo sotto il giogo della schiavitù, e quando essa esploderà, esploderà con una forza mille volte superiore a quella prodotta dalla disgregazione di un atomo!

Anche noi, come la Russia, abbiamo bisogno di una rivoluzione. La nostra rivoluzione deve avvenire dentro i nostri cuori, ossia attraverso la rigenerazione delle nostre vite. Man mano che la nostra rivoluzione progredirà, in Russia la rivoluzione si svilupperà rapidamente.

O Maria, noi abbiamo bandito tuo figlio dalle nostre vite, dalle nostre assemblee, dalla nostra educazione e dalle nostre famiglie! Vieni con la luce del sole come simbolo del tuo potere! Guariscici dalle nostre guerre, dalla nostra tenebrosa inquietudine; raffredda le labbra del cannone infuocate dalla guerra! Distogli le nostre menti dall’atomo, e trai le nostre anime dal letame della natura! Facci rinascere in tuo figlio, noi, poveri uomini della terra ormai vecchi negli anni! “Avanza, o donna, nel tuo assalto all’onnipotenza!” Svergognaci tutti arruolandoci come tuoi guerrieri di pace e di amore!

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

SEI UN PECCATORE? VUOI ESSERE SANTO? SEI DISPERATO? ALLORA VAI DA MARIA: ECCO TUA MADRE!

“Venga il tuo regno”
«Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26)

Quando Nostro Signore ci ha insegnato il Padre nostro, ha fatto della terza domanda una preghiera affinché venga il regno di Dio, che è il regno dei santi. Ora, nella sua ultima preghiera, si rivolge alle più sante tra le creature: Maria, sua Madre, e Giovanni, il discepolo prediletto. Per nessun’altra ragione moriva sulla croce, se non per renderci santi; ed essere santi significa essere fissi nella virtù. La creatura più santa che Dio abbia mai creato era la Madre del suo Figlio divino, perché non solo era «piena di grazia», ma anche corredentrice col suo Figlio che ora pendeva sopra la sua testa.

Quando Nostro Signore la guardava e, nella persona di Giovanni, ci raccomandava a lei dicendo: «Ecco tua madre», era come se dicesse a noi: «Se vuoi essere santo, ecco tua madre; se davvero desideri che venga il mio regno, allora ecco tua madre; se vuoi essere radicato nella virtù ed essere perfetto come il tuo Padre celeste è perfetto, ecco tua madre». Nostro Signore non ha fatto eccezioni: ha donato sua Madre a tutti, a coloro che peccano, a coloro che piangono, a coloro che soffrono.

Sei un peccatore? Allora vai da Maria, perché lei sa qualcosa dell’amarezza della tua anima. Maria sa cosa significhi per un’anima essere priva di Gesù, poiché perdendolo per tre giorni ha meritato di diventare il Rifugio dei peccatori. Proprio in quel momento stava meritando quell’onore. Non sarebbe stata donata ai peccatori se non ci fosse stata una crocifissione; e non ci sarebbe stata crocifissione senza peccato; né ci sarebbe mai stato peccato senza un peccatore; e dove sono i peccatori, là siamo noi. Maria, pertanto, deve a noi, in quanto peccatori, la dignità del suo titolo.

Sei un peccatore? Ascolta il suo Figlio misericordioso che ti solleva dall’afflizione con le parole: «Ecco tua madre». Sei nel pianto? Hai perso un tenero figlio, un padre premuroso, una madre amorevole? Allora hai perso solo una parte di ciò che hai. Maria ha perso ogni cosa, perdendo Dio. A te, che sei nel pianto: «Ecco tua madre». In quei momenti di immenso dolore, quando sei oppresso dai tuoi peccati e spargi lacrime da un cuore ferito o spezzato; quando sei stufo di ciò che hai e affamato di ciò che non hai; quando la santità ti sembra un obiettivo remoto e il Cielo tanto lontano, allora, di’ a Maria: «Ricorda che Gesù ti ha detto, riguardo a me, debole come sono: “Donna ecco tuo figlio”».

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

P.S. IL LIBRO È STATO APPENA PUBBLICATO

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Per la recensione di questa nuova antologia pubblicata dalle edizioni Ares clicca qui: https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2021/05/21/un-nuovo-e-imperdibile-libro-di-fulton-sheen-signore-insegnaci-a-pregare/

IL MAGNIFICAT E L’UMILTÀ DI MARIA SONO IL “MANIFESTO” DELLA VERA RIVOLUZIONE! “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.”

Il Magnificat è l’inno di una madre il cui Figlio è al tempo stesso Dio… “La mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Il volto delle donne era stato velato per secoli, e anche quello degli uomini, nel senso che gli uomini si erano nascosti allo sguardo di Dio. Ma ora che il velo del peccato era stato tolto, la donna eretta guarda il volto di Dio per lodarlo. Quando il divino penetra nell’umano, l’anima pensa meno a chiedere che ad amare. Chi ama non chiede favori all’amato; Maria non formula domande, ma soltanto lodi. Quando l’anima si distacca dalle cose e diviene conscia di sé e del suo destino, conosce se stessa soltanto in Dio. L’egoista magnifica se stesso; Maria magnifica il Signore. L’uomo sensuale pensa prima al corpo, il mediocre non pensa a Dio che in un secondo momento.

In Maria niente ha la precedenza su colui che è Dio creatore, Signore della Storia, e Salvatore del genere umano. Quando gli amici ci lodano per ciò che abbiamo fatto, noi li ringraziamo della loro cortesia. Quando Elisabetta elogia Maria, Maria glorifica il suo Dio. Maria riceve la lode come uno specchio la luce: non la trattiene per sé, non la riconosce nemmeno come sua, ma la trasmette a Dio, a cui si deve ogni lode, onore e rendimento di grazie. La sintesi di questo canto è “Grazie, o Dio”. L’intera personalità di lei sta nell’essere a servizio del suo Dio. Troppo spesso gli uomini lodano il Signore con la lingua, ma il loro cuore è lontano da Lui. “Salgono le parole, ma i pensieri restano in basso”. In Maria invece non erano le labbra ma l’anima e il cuore che si effondevano nelle parole, perché il segreto d’amore racchiuso in lei aveva già spezzato i legami che lo trattenevano.

Perché magnificare il Signore che non può diventare né più piccolo per quello che gli sottraiamo col nostro ateismo, né più grande se gli aggiungiamo la nostra lode? È vero: in se stesso Dio non cambia per il nostro riconoscimento, come un quadro di Raffaello non perde la sua bellezza se uno sciocco lo deride, ma Dio in noi è suscettibile di crescita o di diminuzione a seconda se lo amiamo o se siamo peccatori. Quando il nostro ego si gonfia, il bisogno di Dio sembra che sia minore; quando il nostro ego si sgonfia, il bisogno di Dio appare in tutta la sua urgenza. L’amore di Dio si riflette nell’anima del giusto, proprio come la luce del sole viene potenziata da uno specchio. Il figlio di Maria è il sole, perché lei è la luna. Lei è il nido e lui è l’uccellino che volerà su un albero più alto e la chiamerà poi a sé. Maria lo chiama suo Signore o Salvatore. Anche se è stata preservata dalla macchia del peccato originale, ciò è interamente dovuto ai meriti della Passione e Morte del suo figlio divino. Di per sé Maria non è niente e non ha niente: Lui è tutto! Perché Lui ha benignamente posato il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella, perché colui che è il potente, e il cui nome è santo, ha operato per me tali meraviglie.

L’orgoglioso finisce nella disperazione, e l’ultimo atto di disperazione è il suicidio, ossia il togliersi la vita, perché questa è diventata insopportabile. Gli umili non possono non essere contenti; perché dove non c’è orgoglio non può esserci l’egocentrismo che rende impossibile la gioia. Il canto di Maria ha questa doppia nota: il suo spirito esulta perché Dio ha posato il suo sguardo sulla sua umiltà. Una scatola piena di sabbia non può essere riempita di oro; un’anima colma fino a scoppiare del proprio ego non potrà mai essere riempita di Dio. Non c’è limite da parte di Dio al possesso di un’anima; essa sola può limitare la sua venuta, così come una tendina limita la luce. Quanto più vuota è l’anima, tanto maggiore è in essa lo spazio per Dio. Quanto più grande è la cavità del nido, tanto più grosso è l’uccello che in quella cavità si può sistemare. C’è un rapporto intrinseco tra l’umiltà di Maria e l’Incarnazione in lei del figlio di Dio. È divenuta ora il tabernacolo del re dei cieli, che i cieli non potrebbero contenere. L’Altissimo posa il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella. L’umiltà di Maria, da sola, non sarebbe bastata, se colui che è il suo Dio, il suo Signore e Salvatore, non “si fosse umiliato”. Per quanto vuota possa essere la tazza, non può contenere l’oceano.

Le persone sono come le spugne. Come ogni spugna può contenere solo una certa quantità di acqua e poi raggiunge un punto di saturazione, così ogni individuo può ricevere solo una certa quantità di onore. Quando si è raggiunto il punto di saturazione, non è più l’uomo che porta l’onore, ma è l’onore che porta l’uomo. È sempre dopo aver accettato un onore che il ricevente mormora con falsa umiltà: “Signore, non sono degno”. Ma qui, Maria, una volta ricevuto l’onore, invece di ritenersi paga del suo privilegio, si fa serva-infermiera della vecchia cugina e mentre sta prestando l’opera sua eleva un canto in cui si autodefinisce l’ancella del Signore, o meglio ancora la schiava di Dio, una schiava che gli appartiene tutta e che non ha altra volontà che quella di lui. L’altruismo rappresenta la vera personalità. “Non vi era posto nella locanda”, perché la locanda era piena. C’era posto nella stalla, perché là non c’erano degli “ego”, ma solo un bue e un asino. Dio cercava nel mondo un cuore vuoto, ma non un cuore solitario, un cuore che fosse vuoto come un flauto col quale Lui potesse eseguire una melodia, non solitario come un abisso vuoto, che è pieno di morte. E il cuore più vuoto che poté trovare fu quello di una donna. E siccome questo non aveva personalità, Dio lo riempì della sua stessa personalità.

“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sono parole miracolose. Come possiamo spiegarle se non con la divinità del figlio suo? Come poteva questa ragazza di campagna che veniva dal disprezzato villaggio di Nazareth e che le montagne della Giudea avvolgevano nell’anonimato, prevedere nelle generazioni future che artisti come Michelangelo e Raffaello, poeti come Sedulius, Cinevulfo, Jacopone da Todi, Dante, Chaucer e Wordsworth, teologi quali Efrem, Bonaventura e l’Aquinate, gente oscura di piccoli villaggi e dotti e grandi avrebbero versato le loro lodi in un’interminabile corrente, celebrandola come il primo amore del mondo… Il figlio suo darà più tardi la legge capace di spiegare il ricordo immortale che si ha di lei: “Chi si umilia sarà esaltato”. L’umiltà davanti a Dio viene ripagata con la gloria davanti agli uomini. Maria aveva fatto voto di verginità e, verosimilmente, escludeva così la possibilità che la sua bellezza fosse tramandata ad altre generazioni. Ed ecco che ora, per virtù di Dio, si vede madre di infinite generazioni, pur rimanendo vergine. Tutti quelli che avevano perduto il favore di Dio mangiando il frutto proibito, la esaltano, perché per mezzo suo rientrano in possesso dell’albero della vita. In tre mesi Maria ha avuto le sue otto beatitudini: ​​“Beata sei tu perché piena di grazia”, aveva detto l’angelo Gabriele. ​​“Beata perché concepirai nel tuo seno il Figlio dell’Altissimo, Dio Stesso”. ​​“Beata sei tu, Vergine Madre, perché: lo Spirito Santo verrà in te e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà.” ​​“Beata sei tu perché fai la volontà di Dio: Si faccia di me secondo la tua parola”. ​​“Beata sei tu perché hai creduto”, disse Elisabetta. ​​“Beato il frutto del tuo grembo (Gesù)”, aggiunse Elisabetta. ​​“Beata sei tu fra le donne”. ​​“Beata sei tu perché si adempirà in te ciò che ti fu detto dal Signore”. Umiltà ed esaltazione furono un tutt’uno in lei: fu umile perché, giudicandosi indegna di divenire la madre del Signore, fece voto di verginità; venne esaltata perché Dio guardando a ciò che Maria credeva fosse il suo niente, ancora una volta creò un mondo dal “nulla”. Beatitudine è felicità. Maria possedeva tutto quanto può rendere veramente felice una persona. Perché per essere felici occorrono tre cose: possedere tutto quanto si desidera; averlo unito in una sola persona che si ama con tutto l’ardore della propria anima; sapere che lo si possiede senza peccare. Maria ebbe tutte e tre le cose. Se suo figlio non avesse voluto che sua madre fosse onorata là dove lui stesso è adorato, non avrebbe mai permesso che queste profetiche parole di lei si adempissero. (…)

“Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.”

Questo brano del Magnificat è il documento più rivoluzionario che sia stato mai scritto, mille volte più rivoluzionario di qualsiasi scritto di Karl Marx.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

LA MADONNA CI AIUTERÀ A SFUGGIRE AL PERVERTIMENTO DELLA NATURA OPERATO DALL’UOMO! NOSTRA SIGNORA DI FATIMA: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà»

LA MADONNA CI AIUTERÀ A SFUGGIRE AL PERVERTIMENTO DELLA NATURA OPERATO DALL’UOMO! C’È SPERANZA!

La bella rivelazione della Madonna Benedetta a Fatima in Portogallo dall’aprile all’ottobre del 1917, fu una riprova della tesi russa: quando il mondo avrebbe misconosciuto il Salvatore Gesù, Egli ci avrebbe mandato Sua Madre a salvarci. (…)

La Madonna ci aiuterà a sfuggire al pervertimento della natura operato dall’uomo. La Sacra Scrittura ha predetto: «Quindi in cielo apparve un grande portento, una donna che aveva il sole per manto» (Apoc. 12, 1).

Fatima non è solo ammonimento, è una speranza!

E’ infatti importante che sappiate che, quando parliamo di ammonimenti divini, castighi divini, se volete capirlo meglio “i rimproveri divini”, queste severità del Padre non vanno mai disgiunte dal perdono e quindi dalla speranza. Mentre l’uomo prende l’atomo e lo spacca per annientare il mondo, Maria scuote il sole come un ninnolo appeso al suo polso per convincere il mondo che Dio le ha conferito un enorme potere sulla natura, non per la morte, ma per la luce, la vita e la speranza: “Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva!” (Ez 18,32).

Il problema del mondo moderno non è l’esistenza della grazia, ma l’esistenza della natura e il suo bisogno della grazia. (…)

Maria è l’anello di congiunzione e ci assicura che non verremo distrutti perchè la sede stessa dell’energia atomica, il sole, è un giocattolo nelle Sue mani.

Come Cristo fa da mediatore tra Dio e l’uomo, così Ella fa da mediatrice tra il mondo e Cristo. Non lo abbiamo scelto noi, è dono di Dio che ha voluto con Sé una Corredentrice alla quale affidare tutte intere le sue grazie da dispensare agli uomini in ogni tempo, fino al ritorno del Figlio Divino.

Tra le creature c’è una Donna che può avvicinare il male senza esserne morsa, ed aiutarci a disfarcene.

Cominciate col pregare come non avete mai pregato prima d’ora. Dite il Rosario al mattino mentre andate a lavorare, in casa, nel tempo libero e mentre lavorate nel campo, nel granaio, o negli uffici, non vergognatevi. (…)

Se il mondo fosse senza speranza, credete che Gesù ci avrebbe mandato Sua Madre con l’energia atomica del sole ai suoi ordini? Oh che bello sarebbe se i vostri parroci v’insegnassero il Trattato della vera Devozione a Maria, cercatelo, Pio XII ha canonizzato di recente l’autore, San Luigi M. Grignon de Montfort che in questo libretto predisse tutto quanto vi sto dicendo io oggi.

Voglio invitarvi tutti a riflettere su Fatima, a conoscere le storie dei tre pastorelli, ascoltateli! Non ci sono qui fra voi tanti genitori che non farebbero elemosina di ascoltare ciò che i loro figli hanno da dire loro, ebbene, ascoltiamo questi tre fanciulli, che cosa vi costa?

Ora rivolgiamo questa Preghiera alla nostra Madre.

O Maria, noi abbiamo esiliato il Tuo Divin Figliuolo dalle nostre vite, dalle nostre riunioni, dalla nostra educazione e dalle nostre famiglie. Vieni con la luce del sole, come simbolo del Suo potere! Schiaccia le nostre guerre, la nostra oscura inquietudine. Raffredda le bocche dei cannoni infuocate dalla guerra. Distogli le nostre menti dall’atomo, e le nostre anime dall’abuso della natura. Facci rinascere nel Tuo Divin Figliuolo, noi poveri figli ormai vecchi della terra!

Nell’amore di Gesù! Così sia.

(Fulton J. Sheen, dal “Discorso radiofonico del 7 Gennaio 1951”)

NOSTRA SIGNORA DI FATIMA

«Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà»

La seconda guerra mondiale non sarebbe avvenuta se le persone fossero tornate a Dio. La terza guerra mondiale non scoppierà se noi come nazione torneremo a Dio. Se c’è una guerra fredda nel mondo, è perché le nostre anime e i nostri cuori non sono pieni del fuoco dell’amore di Dio. Vale la pena, tuttavia, chiedersi perché Dio Onnipotente, nella sua relazione provvidenziale con l’universo, abbia ritenuto opportuno darci a Fatima la rivelazione della Sua Beata Madre per riportarci alla preghiera e al pentimento.

Una ragione viene subito in mente. Poiché il mondo ha perso Cristo, può darsi che Lo ritroverà per mezzo di Maria. Quando il Nostro Salvatore si perse all’età di 12 anni, Sua Madre lo ritrovò. Poiché è stato perso di nuovo, è forse attraverso Maria che il mondo ritroverà il suo Salvatore.

Un’altra ragione è che la Divina Provvidenza ha dato alla Donna il potere di sconfiggere il male. In quel primo terribile giorno, quando il male fu introdotto nel mondo, Dio parlò al serpente nel Giardino dell’Eden, e disse:

“Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15).

È attraverso il potere della Donna che il male sarà sconfitto. Quindi se viviamo in un’epoca di male, come potremmo sconfiggere lo spirito di Satana, se non attraverso il potere di questa Donna a cui Dio Onnipotente comandò di schiacciare la testa del serpente?

(Fulton J. Sheen)

La rivelazione di Fatima ci ricorda che viviamo in un universo morale; che i problemi fondamentali del mondo non sono nella politica o nell’economia, ma nei nostri cuori e nelle nostre anime, e che la rigenerazione spirituale è la condizione del miglioramento sociale.

(Fulton J. Sheen)

CON LA PREGHIERA DEL ROSARIO DI MARIA SALVERETE LE VOSTRE ANIME E RICEVERETE TANTISSIME GRAZIE…IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE!

Mi chiedo se non sia vero che quando il mondo perde la venerazione per la Madre di Cristo, perde anche l’adorazione di Cristo. Quando il mondo comincerà a bussare alla porta di Maria, scoprirà che Nostro Signore stesso risponderà. Se non avete mai pregato Maria prima d’ora, fatelo adesso. Non vedete che se Cristo ha voluto essere fisicamente formato in lei per nove mesi e poi essere da lei spiritualmente formato per trent’anni, è a lei che dobbiamo andare per imparare a formare Cristo in noi? Solo colei che ha cresciuto Cristo può crescere un Cristiano.

Quali sono alcuni dei vantaggi del Rosario?

  1. Se, ogni giorno della vostra vita, recitate il Rosario con devozione, e tutto ciò che esso implica, non perderete mai la vostra anima.
  2. Se desiderate la pace nel vostro cuore e nella vostra famiglia e l’abbondanza di doni celesti sulla vostra casa, allora riunite la vostra famiglia ogni sera e recitate il Rosario.
  3. Se siete ansiosi di convertire un’anima alla pienezza dell’amore e della vita di Dio, insegnatele a recitare il Rosario. Quella persona smetterà di recitare il Rosario, oppure riceverà il dono della Fede.
  4. Se un esercito sufficiente di noi recitasse il Rosario ogni giorno, la Madre, come in passato, otterrebbe dal suo Figlio Divino il placarsi delle attuali tempeste, la sconfitta dei nemici della civiltà umana e una vera pace nel cuore degli uomini stanchi e smarriti.
  5. Se il raffreddamento della vostra carità vi ha reso infelici interiormente e critici nei confronti degli altri, allora il Rosario, attraverso la vostra meditazione del grande amore di Nostro Signore per voi sulla Croce e dell’affetto di vostra Madre per voi sul Calvario, riaccenderà il vostro amore per Dio e per il prossimo e vi restituirà una pace che supera ogni comprensione.

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

IL ROSARIO È LA TERAPIA MIGLIORE

Il difficile, per gli spiriti tormentati, è che la concentrazione è impossibile quando la loro mente è turbata da pensieri che si accavallano, migliaia di immagini sommergono la mente; si è distratti e sviati. Nell’angoscia mentale i mille pensieri non trovano alcun ordine o sollievo. Il Rosario è la terapia migliore per i distratti, per queste anime paurose e deluse, perché implica l’uso simultaneo di tre facoltà: fisica, vocale e spirituale. Le dita, toccando i grani, ci ricordano che questi piccoli grani vanno usati per la preghiera; le labbra si muovono all’unisono con le dita e così la volontà seguirà ben presto e la preghiera terminerà per coinvolgere il nostro cuore. I grani aiutano la mente a concentrarsi. Sono un po’ come l’accensione di un motore: dopo un po’ di giri e di sforzi l’anima comincia a muoversi.

(Fulton J. Sheen)

NOI ABBIAMO SEMPRE BISOGNO DI MARIA PER TENERE INSIEME LE VERITÀ DELLA FEDE: “Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi”

Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi. (…)

Maria ha dato a nostro Signore la sua natura umana. Lui le chiese di dargli una vita umana, di dargli delle mani per benedire i fanciulli, dei piedi per andare in cerca della pecorella smarrita, degli occhi per piangere sugli amici morti, e un corpo per soffrire in modo da poterci fare rinascere nella libertà e nell’amore. Fu per mezzo di lei che Gesù divenne il Ponte tra il divino e l’umano. Se eliminiamo lei, allora o Dio non si fa uomo, o chi è nato da lei è uomo e non Dio. Senza di lei non avremmo più Nostro Signore!

Se abbiamo una cassettina nella quale conserviamo il nostro danaro, sappiamo che non dobbiamo perderne la chiave; non ci verrà mai in mente che la chiave sia il danaro, ma sappiamo che senza la chiave non possiamo prendere il nostro danaro. La nostra Madre Benedetta è come la chiave. Senza di lei non possiamo mai arrivare a Nostro Signore, perché Lui è venuto per mezzo suo. Maria non può esser paragonata a Lui, perché Maria è una creatura e Lui è un creatore. Ma se perdiamo lei, non possiamo arrivare a Lui: ecco perché stiamo tanto attenti a lei; senza di lei non potremmo mai comprendere come sia stato costruito quel Ponte tra il cielo e la terra.

Si potrebbe obiettare: “Mi basta nostro Signore, non ho alcun bisogno di lei”, ma Lui ha avuto bisogno di lei, indipendentemente dal bisogno che possiamo o non possiamo averne noi. E, quel che più conta, il Nostro Signore ci ha dato sua madre come madre nostra. In quel venerdì che gli uomini dicono santo, quando Lui era spiegato sulla Croce come il vessillo della salvezza, il suo sguardo si posò sulle due creature più preziose che aveva sulla terra: sua madre e il suo diletto discepolo Giovanni. La notte innanzi, durante l’ultima cena, aveva espresso le sue ultime volontà e fatto il suo testamento dandoci quello che nessun morente fu mai capace di dare, ossia se stesso nella Santissima Eucaristia. Sarebbe quindi rimasto con noi, come Lui stesso disse: “Tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli”. Ora, nelle ombre dense del Calvario, Lui aggiunge un codicillo alle sue volontà. Là sotto la Croce “stava ritta” (non prostrata, nota il Vangelo) la madre sua. Come figlio, pensò alla madre; come Salvatore, pensò a noi. E ci diede Sua Madre: “Ecco tua madre”.

Maria “partorì il suo primogenito e lo depose in una mangiatoia”. Il suo primogenito. San Paolo lo chiama “il primogenito di tutte le creature”. Significa che lei avrebbe dovuto avere altri figli? Proprio così! Ma non secondo la carne, perché Gesù è il suo unico figlio. Maria avrebbe dovuto avere altri figli dallo spirito. Di questi, Giovanni è il primo, nato ai piedi della Croce, Pietro forse il secondo, Giacomo il terzo, e noi tutti milioni e milioni di figli. Maria partorì in letizia Cristo che ci ha redenti, e poi nel dolore noi, redenti da Cristo! Non per una semplice fantasia di linguaggio, non per una metafora, ma in virtù del battesimo noi siamo diventati figli di Maria e fratelli di nostro Signore Gesù Cristo. Come non respingiamo il concetto di Dio che ci dà suo padre, cosicché possiamo pregare: “Padre nostro”, così non ci ribelliamo nemmeno quando Lui ci dà la madre sua, per cui possiamo pregare: “madre nostra”. La caduta dell’uomo viene quindi annullata in virtù di un altro albero, la croce; Adamo viene annullato in virtù di un altro Adamo, Cristo; ed Eva in virtù dell’Eva novella, Maria.

“Nato dalla vergine Maria”, ecco un’affermazione vera non soltanto per Cristo, ma anche per ogni cristiano, sia pure in una maniera diversa. Ogni uomo nasce da una donna nella carne quale membro della stirpe di Adamo. Nasce anche dalla Donna nello spirito se fa parte della stirpe redenta di Cristo. Come Maria ha formato Gesù nel proprio corpo, così forma Lui nelle nostre anime. In questa sola Donna verginità e maternità si trovano riunite, come se Dio volesse mostrarci che entrambe le condizioni sono necessarie al mondo. Cose che in altre creature si trovano separate, in lei sono riunite. La madre è la protettrice della vergine, e la vergine è anche l’ispiratrice della maternità.

Non ci si può avvicinare alla statua d’una madre che regge un bambino, fare a pezzi la madre e pretendere di avere il bambino. Toccando lei, guasterete Lui. Tutte le altre religioni del mondo, eccettuato il cristianesimo, si perdono nel mito e nella leggenda. Cristo si staglia da tutti gli dèi del paganesimo perché è unito alla Donna e alla storia. “Nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato”. Coventry Patmore chiama giustamente Maria: “La nostra unica salvezza da un Cristo astratto”.

È più facile comprendere il mite e umile cuore di Cristo se si guarda alla madre sua. Questa tiene insieme tutte le grandi verità del cristianesimo, come un pezzo di legno regge un aquilone. I fanciulli avvolgono la cordicella dell’aquilone intorno a un pezzo di legno, poi mollano la cordicella in modo che l’aquilone si libri verso il cielo. Maria è come quel pezzo di legno. Intorno a lei avvolgiamo tutti i fili preziosi delle grandi verità della nostra fede, ad esempio l’Incarnazione, l’Eucarestia, la Chiesa. A differenza dell’aquilone, a noi non importa quanta distanza mettiamo tra noi e la terra: noi abbiamo sempre bisogno di Maria per tenere insieme le verità della fede. Se gettassimo via il pezzo di legno, non avremmo più l’aquilone; se gettassimo via Maria, non avremmo più nostro Signore. Lui si perderebbe nei cieli, come il nostro aquilone volato via, e ciò sarebbe davvero terribile, per noi che siamo sulla terra.

Maria non c’impedisce di onorare nostro Signore. Niente è più vile che dire che lei sottrae anime a Cristo. Sarebbe come dire che nostro Signore ha scelto una madre egoista, Lui che è l’amore personificato. Se Maria ci tenesse lontano da suo figlio, noi la rinnegheremmo! Ma non è abbastanza buona per noi peccatori, lei che è madre di Gesù?

Noi non avremmo mai avuto il nostro divino Signore se Lui non avesse scelto lei. Noi preghiamo il Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Pur chiedendo a Dio il pane quotidiano, noi non lodiamo il contadino o il fornaio che aiutano a prepararlo. Né la madre che dà il pane al suo bambino esclude il dispensatore celeste. Se il giorno del giudizio nostro Signore non ci accuserà che di aver amato sua madre, allora saremo davvero felici!

E come il nostro amore non parte da Maria, così non si ferma a lei. Maria è la finestra attraverso la quale la nostra umanità intravede per la prima volta la divinità. O forse è piuttosto come uno specchio amplificatore, che intensifica il nostro amore per il figlio suo e rende più splendide e ardenti le nostre preghiere. Dio, che ha creato il sole, ha creato anche la luna. La luna non toglie nulla allo splendore del sole. La luna non sarebbe che un tizzone consumato, vagante nella immensità dello spazio, se non fosse per il sole. Dal sole appunto tutta la luce della luna è riflessa. La madre benedetta riflette il suo figlio divino; senza di Lui non sarebbe nulla. Con Lui, è la Madre degli Uomini. Nelle notti oscure noi siamo grati alla luna; quando la vediamo splendere, sappiamo che dev’esserci un sole. Così, nell’oscura notte di questo mondo, quando gli uomini volgono le spalle a colui che è la luce del mondo, noi ricorriamo a Maria perché guidi i loro passi mentre attendiamo il levar del sole.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

P.S. Se non avete questo libro di Fulton compratelo perchè è un capolavoro da leggere assolutamente!

“MARIA, VUOI FARE DI ME UN UOMO?” L’ANNUNCIAZIONE E IL FIAT DI MARIA: IL MASSIMO ATTO DI LIBERTÀ CHE IL MONDO ABBIA MAI CONOSCIUTO!

Veniamo ora al massimo atto di libertà che il mondo abbia mai conosciuto e che costituì l’annullamento di quel libero atto compiuto in paradiso dal primo uomo quando scelse il non-Dio invece di Dio. Il momento in cui questa disgraziata scelta venne annullata, fu quando Dio nella sua misericordia volle rifare l’uomo e dargli un nuovo inizio in una nuova nascita di libertà sotto Dio. Dio avrebbe potuto creare un uomo perfetto per trarre l’umanità dalla polvere, come aveva fatto al principio. Avrebbe potuto far sì che l’uomo nuovo desse principio alla nuova umanità dal nulla, come Lui aveva fatto quando aveva creato il mondo. E avrebbe potuto farlo senza consultare l’umanità, ma sarebbe stata un’invasione del privilegio umano. Dio non voleva trarre un uomo fuori dal mondo della libertà senza il libero atto di un essere libero. Il modo come Dio agisce nei riguardi dell’uomo non è quello di un dittatore ma quello di un collaboratore. Dal momento che Dio voleva redimere l’umanità, voleva farlo con il consenso dell’uomo e non a dispetto di questi. Dio poteva distruggere il male a prezzo della libertà umana, ma sarebbe stato un pagar troppo caro la distruzione della tirannide sulla terra l’avere un dittatore in cielo. Prima di rifare l’umanità, Dio volle consultare l’umanità, in modo che la dignità umana non andasse distrutta; e la persona specifica che Dio consultò fu una Donna. Al principio dei tempi fu chiesto all’uomo di ratificare il dono; questa volta ciò fu chiesto a una Donna. Il mistero dell’Incarnazione non è altro che quello della richiesta che Dio fa a una donna di dargli liberamente una natura umana. In tutte quelle parole, per bocca dell’angelo, Dio disse: “Vuoi fare di me un uomo?”. E come dal primo Adamo venne la prima Eva, così ora, nella rinascita della dignità umana, il nuovo Adamo verrà dalla nuova Eva. E nel libero consenso di Maria abbiamo l’unica natura umana che sia mai nata in perfetta libertà. (…)

L’Angelo Gabriele, quale portavoce di Dio, le chiede se vuole liberamente dare una natura umana al Figlio di Dio, in modo che Lui possa essere anche il Figlio dell’uomo. A una creatura viene chiesto dal Creatore se vuole liberamente collaborare al piano di Dio per trarre l’umanità dal fango e fare in modo che sia totalmente rapita da Dio. Maria in un primo momento si turba, in quanto non sa come potrebbe dare sembianza umana a Dio dal momento che è ancora vergine. L’angelo chiarisce il problema dicendole che Dio stesso, per mezzo del suo Spirito, compirà in lei il miracolo. Ma dal nostro punto di vista sembra che ci sia un’altra difficoltà. Maria fu scelta da Dio per essere la madre sua e fu anche preparata per quell’onore mediante la preservazione dal primo peccato che aveva infettato tutta l’umanità. Dal momento che era stata così preparata, sarebbe stata libera di accettare o rifiutare, e la sua risposta sarebbe stata frutto soltanto del suo libero volere? La risposta è che la sua redenzione era già completata, ma lei non l’aveva ancora né accettata né ratificata. Si trattava, in un certo modo, di qualcosa di simile al nostro dilemma. Siamo battezzati da piccoli e i nostri corpi diventano templi di Dio perché l’anima è stata colmata delle virtù che Dio ha immesso in lei. Diventiamo non soltanto creature fatte da Dio, ma partecipi della natura divina. Tutto questo avviene nel battesimo prima che fiorisca la nostra libertà; la Chiesa si fa garante della nostra nascita spirituale, così come i genitori hanno fatto per la nostra nascita fisica. Più tardi però ratifichiamo i doni originali mediante i liberi atti della nostra vita morale, ricevendo i sacramenti, pregando, sacrificandoci. Così anche la redenzione di Maria venne completata, come lo fu il nostro Battesimo, ma lei non l’aveva ancora accettata, ratificata o confermata, prima di dare il suo consenso all’angelo.

Maria fu destinata da Dio ad avere una parte nel dramma della redenzione, come un bambino viene destinato dai suoi genitori fisici a percorrere una carriera musicale, ma ciò non si era attuato fino a quel momento. La Santissima Trinità non prende mai possesso di una creatura senza il consenso della sua volontà. Perciò, quando Maria ebbe udito il modo come ciò sarebbe avvenuto, pronunciò parole che sono il pegno più sicuro d’indipendenza e il massimo atto di libertà che il mondo abbia mai udito: “Si faccia di me secondo la tua parola”. E come nell’Eden si erano compiuti i primi sponsali di un uomo con una donna, così in lei si compirono i primi sponsali tra Dio e l’uomo, tra l’eternità e il tempo, tra l’onnipotenza e i limiti. In risposta alla domanda: “Vuoi darmi un corpo umano?”, la cerimonia nuziale dell’amore viene inondata di nuovi torrenti di libertà: “Lo voglio”. E il Verbo fu concepito in lei.

Dio rispetta la libertà umana rifiutandosi d’invadere l’umanità e di stabilire una testa di ponte nel tempo senza il libero consenso di una delle Sue creature. La libertà di coscienza è dunque presupposta: Maria, prima di poter proclamare suoi i doni di Dio, doveva ratificare questi doni con un atto di volontà al momento dell’Annunciazione. E c’è la libertà di un abbandono totale a Dio: la nostra libera volontà è l’unica cosa veramente nostra. Salute, benessere, potere sono tutte cose che Dio può toglierci. Ma la nostra libertà ce la lascia anche nell’inferno. La libertà, in quanto tutta nostra, è l’unico dono perfetto che possiamo fare a Dio. Eppure qui una creatura ha totalmente, ma liberamente, rinunciato alla propria volontà, sicché si potrebbe dire che non toccava alla volontà di Maria di fare la volontà del figlio suo, ma toccava alla volontà di Maria di perdersi nella volontà del figlio suo. Più tardi nella sua vita il Signore avrebbe detto: “Se il Figlio dell’uomo vi farà liberi, avrete la vera libertà”. Se è così, nessuno è mai stato più libero di colei che è la signora della libertà, la donna che cantò il Magnificat.

Ma c’è un’altra libertà rivelataci attraverso Maria. Nelle nozze umane c’è qualcosa di personale, ma anche qualcosa d’impersonale o di razziale. L’elemento personale e libero è l’amore, perché l’amore è sempre per una sola persona; perciò la gelosia è la custode della monogamia. L’elemento impersonale e automatico è il sesso, perché il suo campo di azione è in certo senso al di fuori del controllo dell’uomo. L’amore appartiene all’uomo; il sesso appartiene a Dio, perché gli effetti che ne derivano esulano dalla nostra determinazione. Quando una madre genera un bambino, compie liberamente quell’atto di amore il quale fa sì che lei e suo marito siano due in una carne sola. Ma anche qui c’è l’ignoto, l’elemento libero del loro amore, ossia il non sapere se un figlio nascerà dalla loro unione, se sarà un maschio o una femmina, e la data precisa della nascita; anche il momento del concepimento si perde in una qualche indefinita notte di amore. In tal modo noi siamo accettati dai nostri genitori, piuttosto che voluti da essi, poiché lo siamo solo indirettamente.

Ma con Maria ci fu perfetta libertà. Il suo figlio divino non venne accettato in una maniera imprevista e imprevedibile. Fu voluto. Il caso non ebbe alcuna parte in ciò; nulla fu impersonale, perché il figlio fu pienamente voluto nella mente e nel corpo. Come è vero tutto ciò? Il figlio fu voluto nella mente perché quando l’angelo spiegò il miracolo, Maria disse: “Si faccia di me secondo la tua parola”. Poi fu voluto nel corpo in quel determinato momento, non in una qualche oscura notte passata; la concezione avvenne perché nel pieno fulgore della luce del mattino il divino spirito d’amore incominciò a tessere il vestito di carne per il Verbo di Dio. Il tempo venne scelto deliberatamente; il consenso fu volontario; la collaborazione fisica fu libera. È stata in tutto il mondo la sola nascita pienamente voluta e, perciò, veramente libera. Ogni nascita partecipa della natura del regno vegetale in quanto il fiore ha le sue radici nella terra benché la corolla si apra verso il cielo. Così nella generazione il corpo proviene dai genitori che sono sulla terra; le anime vengono da Dio, che è in Cielo. In Maria l’unica cosa terrena presente era lei; tutto era cielo. L’altro amore che concepì dentro di lei fu lo Spirito Santo; la persona nata da lei fu il Verbo di Dio, l’unione della divinità e dell’umanità si compì con la misteriosa alchimia della Santissima Trinità. Soltanto lei era di terra, eppure anche lei sembrava più di cielo. Le altre madri si accorgono che una nuova vita pulsa dentro di esse dai battiti che sentono. Maria sentì che la vita divina pulsava dentro di lei, mentre l’anima sua era in comunione con un angelo. Le altre madri si accorgono della loro maternità da mutamenti fisici; Maria lo seppe dal messaggio di un angelo e dall’adombramento dello Spirito Santo. Nulla che venga dal corpo è libero al pari di ciò che viene dalla mente: ci sono madri che desiderano bambini, ma devono attendere lo svolgersi di processi dipendenti dalle leggi della natura. Solo in Maria un bimbo non aspettò la natura, ma la di lei accettazione della volontà divina. Tutto ciò che ella ebbe a dire fu: “Fiat”, e concepì. Ecco ciò che avrebbe potuto essere qualsiasi nascita senza il peccato, un fatto di volontà umane che si unissero col volere divino e, attraverso l’unione dei corpi, partecipassero alla creazione di una nuova vita secondo gli usuali processi della generazione umana. La nascita verginale è perciò sinonimo di nascita in libertà.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo” edizioni Fede e Cultura)

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia!

Non dobbiamo sorprenderci se di Maria si dice che fu pensata da Dio prima che il mondo fosse fatto. Quando il pittore Whistler dipinse il ritratto di sua madre non ne aveva forse l’immagine nella mente ancora prima di aver radunato i colori sulla tavolozza?

Se vi fosse stato possibile di prevedere vostra madre (non artisticamente, ma realmente), non l’avreste fatta come la donna più perfetta che mai fosse vissuta, così bella da essere la dolce invidia di tutte le donne, e così virtuosa e misericordiosa che tutte le altre madri avrebbero desiderato di imitarne le virtù? Perché dobbiamo allora pensare che Dio abbia fatto diversamente?

Quando Whistler fu complimentato per il ritratto di sua madre, disse: “Sapete bene come succede: si cerca di far la propria mamma più meravigliosa che si può”.

Quando Dio si incarnò in un uomo, credo che anche Lui abbia voluto fare la madre Sua più meravigliosa che poté, e questo fece di lei una madre perfetta. Dio non fa mai nulla senza una meticolosa preparazione. (…)

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia. Se non esiste il peccato originale, allora tutti sono concepiti senza macchia. Perché dovrebbero rifiutarsi di concedere a Maria ciò che concedono a loro stessi? La dottrina del peccato originale e l’Immacolata Concezione si escludono a vicenda. Se solo Maria è l’Immacolata Concezione, allora tutti noi dobbiamo avere il peccato originale.

L’Immacolata Concezione non implica che Maria non avesse bisogno della redenzione. Ne aveva bisogno come voi e come me. Fu redenta in precedenza, preventivamente, tanto nel corpo quanto nell’anima, non appena concepita. Noi riceviamo nella nostra anima i frutti della redenzione al momento del battesimo. Tutto il genere umano ha bisogno della redenzione, ma Maria non seguì la sorte di quella umanità peccatrice e ne fu separata in virtù dei meriti della crocifissione di Nostro Signore, offerti a lei nel momento della sua concezione. Se la esentiamo dal bisogno della redenzione, dovremmo anche esentarla dall’appartenenza all’umanità.

L’Immacolata Concezione perciò non implica in alcun modo che Maria non abbia avuto bisogno della redenzione: lo ebbe! Maria è il primo effetto della redenzione, nel senso che questa venne applicata a lei nel momento della sua concezione e a noi in maniera diversa e minore soltanto dopo la nostra nascita. Maria ebbe questo privilegio non per se stessa, ma per Lui.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

MARIA IMMACOLATA È IL PARADISO DELL’INCARNAZIONE

Prima di fare l’uomo, Dio formò l’Eden, un giardino di delizie bello come solo Egli sa farlo. In quel Paradiso della Creazione si celebrarono le prime nozze dell’uomo e della donna. Ma l’uomo non volle altre benedizioni che quelle corrispondenti alla sua più bassa natura. Non soltanto perdette la sua Felicità, ma ferì persino la sua stessa mente e volontà. Allora Dio progettò la ricreazione o redenzione dell’uomo.

Ma prima, volle fare un altro Giardino. Questo nuovo Giardino non sarebbe stato di terra, ma di carne; sarebbe stato un Giardino sul cui ingresso non sarebbe mai stata scritta la parola “peccato”, un Giardino in cui non sarebbero cresciute le erbacce della ribellione per soffocare i fiori della Grazia; un Giardino dal quale sarebbero sgorgati i quattro fiumi della Redenzione per i quattro angoli della terra, un Giardino così Puro che il Padre Celeste non si sarebbe vergognato di mandarvi il Figlio Suo, e questo “Paradiso recinto di carne che doveva essere coltivato da Cristo, il Nuovo Adamo” era Maria, la Nostra Madre Benedetta.

Come l’Eden fu il Paradiso della Creazione così Maria è il Paradiso dell’Incarnazione. In Lei come in un Giardino vennero celebrate le prime nozze tra Dio e l’uomo.

Quanto più ci si avvicina al fuoco, tanto più se ne sente il calore: quanto più ci si avvicina a Dio, tanto maggiore è la purezza. Ma siccome nessuno fu più vicino a Dio della Donna i cui portali umani Egli valicò per venire su questa terra, nessuno poteva essere più puro di Maria. Questa sua Speciale Purezza la chiamiamo “Immacolata Concezione”.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

SE GESÙ È DIO ALLORA DOBBIAMO CREDERE ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

Non potrei mai capire perché ai nostri giorni si dovrebbero muovere obiezioni all’Immacolata Concezione: tutti i pagani moderni credono di essere stati concepiti senza macchia. Se non esiste il peccato originale, allora tutti sono concepiti senza macchia. Perché dovrebbero rifiutarsi di concedere a Maria ciò che concedono a loro stessi? La dottrina del peccato originale e l’Immacolata Concezione si escludono a vicenda. Se solo Maria è l’Immacolata Concezione, allora tutti noi dobbiamo avere il peccato originale.

L’Immacolata Concezione non implica che Maria non avesse bisogno della redenzione. Ne aveva bisogno come voi e come me. Fu redenta in precedenza, preventivamente, tanto nel corpo quanto nell’anima, non appena concepita. Noi riceviamo nella nostra anima i frutti della redenzione al momento del battesimo. Tutto il genere umano ha bisogno della redenzione, ma Maria non seguì la sorte di quella umanità peccatrice e ne fu separata in virtù dei meriti della crocifissione di Nostro Signore, offerti a lei nel momento della sua concezione. Se la esentiamo dal bisogno della redenzione, dovremmo anche esentarla dall’appartenenza all’umanità. L’Immacolata Concezione perciò non implica in alcun modo che Maria non abbia avuto bisogno della redenzione: lo ebbe! Maria è il primo effetto della redenzione, nel senso che questa venne applicata a lei nel momento della sua concezione e a noi in maniera diversa e minore soltanto dopo la nostra nascita.

Maria ebbe il privilegio dell’Immacolata Concezione non per se stessa, ma per Lui. Ecco perché quelli che non credono nella divinità di Cristo possono non trovare alcuna ragione dello speciale privilegio concesso a Maria. Se non credessi, Dio me ne guardi, nella divinità di Gesù Nostro Signore, qualsiasi speciale forma di reverenza tributata a Maria al di sopra delle altre donne della terra mi parrebbe nonsenso! Ma se Maria è la madre di Dio fatto uomo, allora è unica, e spicca come la nuova Eva dell’umanità, così come Lui è il nuovo Adamo.

Doveva esserci una creatura come Maria, altrimenti Dio non avrebbe trovato nessuno in cui assumere adeguatamente la sua origine umana. Un uomo politico onesto che persegua delle riforme civiche cerca dei collaboratori onesti. Il figlio di Dio, iniziando una nuova creazione, andò cercando un po’ di quella bontà che esisteva prima che si commettesse il peccato. Ci sarebbe stato, in qualche mente, un dubbio sulla potenza di Dio se Lui non avesse mostrato un favore speciale per la donna che doveva essere Sua madre. Certo, quel che Dio aveva dato a Eva non lo avrebbe rifiutato alla Propria madre.

Supponiamo che Dio nel rifare l’uomo non avesse rifatto anche la donna, in una nuova Eva…che coro di proteste si sarebbe levato! Il cristianesimo sarebbe stato denunciato come una religione di soli uomini. Le donne avrebbero cercato allora una religione femminile! Se ne sarebbe poi arguito che la donna era sempre la schiava dell’uomo e che anche Dio intendeva che fosse così, dal momento che Lui si rifiutava di fare la nuova Eva, così come aveva fatto il nuovo Adamo.

Se non ci fosse stata l’Immacolata Concezione, si sarebbe detto che Cristo era meno bello, perché avrebbe preso il suo corpo da una persona non umanamente perfetta! Bisognava che ci fosse una distanza infinita tra Dio e il peccato, ma non ci sarebbe stata se non fosse esistita una Donna capace di schiacciare il capo del serpente.

Se foste un artista, permettereste che vi si imbrattasse la tela sulla quale vi preparate a dipingere? Perché allora Dio avrebbe dovuto agire diversamente quando si preparava a unire a sé una natura umana in tutto simile alla nostra salvo che nel peccato? Ma poiché ha innalzato una Donna preservandola dal peccato, e poiché lei ha liberamente ratificato quel dono nel momento dell’annunciazione, Dio ha dato speranza a questa nostra umanità travagliata, nevrotica e fiacca.

Oh sì! Lui è il nostro modello, ma è anche la Persona di Dio! Bisognava che ci fosse, sul piano umano, qualcuno che potesse dare delle speranze umane, qualcuno che potesse portarci a Cristo, qualcuno che potesse fare da intermediario tra noi e Cristo così come Lui fa da intermediario tra noi e il Padre. Si guarda a Maria e ci si accorge che chi è buono può diventare migliore; la si prega e ci si accorge che, siccome lei è senza peccato, noi possiamo diventare meno peccatori.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)