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L’ESAME DI COSCIENZA: “In tutte le altre religioni bisogna essere buoni per andare a Dio; nel cristianesimo, no.”

Come un uomo d’affari alla sera esamina sul suo libro-cassa l’ammontare del dare e dell’avere, così ogni anima dovrebbe, alla fine della giornata, esaminare la sua coscienza, non ponendosi come modello, bensì considerandola alla luce di Dio, suo creatore e giudice. L’esame di coscienza serale porta alla superficie le colpe segrete che abbiamo commesso durante il giorno; cerca di scoprire le erbacce che ostacolano la crescita della grazia di Dio e distruggono la pace dell’anima.

Analizza pensieri, parole e opere, peccati di omissione e peccati di “commissione”. Per “omissione” noi intendiamo il bene che ci si dimentica di fare (non soccorrere il prossimo bisognoso di aiuto, rifiutare una parola di conforto a chi è oppresso dal dolore, ecc.). I peccati di “commissione” comprendono invece le osservazioni maliziose, le menzogne, gli atti disonesti, l’egoismo, l’amore smodato per il denaro, la sensualità illecita, l’odio, l’eccesso di indulgenza, la gelosia e la pigrizia.

Vi è inoltre l’esame di quello che gli scrittori che trattano dei problemi dello spirito chiamano la nostra “colpa predominante”. Ognuno di noi ha un peccato che commette più spesso degli altri. I direttori spirituali dicono che se ogni anno noi cancellassimo un solo peccato grave, diventeremmo perfetti in breve tempo. L’esame di coscienza, che considera la colpa un’offesa all’Amore di Dio o del prossimo, è tutt’altra cosa dal tentativo di guarire le forme patologiche di colpa che ossessionano alcune menti ammalate. Il primo non potrà mai essere annullato da nessuna forma di analisi o di psichiatria; il secondo può rientrare in quel campo o, allo stesso modo, appartenere al dominio spirituale. (…)

L’esame di coscienza non solo dà sollievo alla nostra tristezza, non solo ci offre una seconda possibilità di essere perdonati, ma ci restituisce anche all’Amore. Nell’esame di coscienza una persona si concentra meno sul proprio peccato che sulla Misericordia di Dio, come il ferito si concentra meno sulla sua ferita che sull’abilità del medico che lo fascia e lo cura. L’esame di coscienza non sviluppa alcun complesso perché si compie nella luce della giustizia divina.

L’uomo non è la norma, né la fonte della speranza. Tutta la fragilità e la debolezza umane sono viste nella radiazione dell’infinita bontà di Dio; e una colpa non è mai separata dalla conoscenza della divina misericordia. L’esame di coscienza raffigura il peccato non come una violazione della legge, ma come una rottura di rapporti. Produce dolore non perché è stato violato un codice, ma perché è stato ferito l’amore. Come la dispensa vuota induce a fare la spesa, così l’anima vuota è indotta a cercare il Pane della Vita. Procedere all’esame della propria coscienza non significa concentrarsi su di essa come un mistico Orientale che contempla il proprio ombelico. L’eccessiva introspezione porta all’immobilità e alla morbosità.

Nessuno spirito, nessun’anima è più disperata di quella che dice di volersela “cavare da sola”. L’anima cristiana sa che ha bisogno dell’aiuto divino e perciò si volge a Colui che ci amava anche mentre peccavamo. L’esame di coscienza, anziché indurre alla morbosità, diventa quindi un’occasione di gioia. Ci sono due modi di rendersi conto della bontà e dell’amore di Dio: l’uno è quello di non perderLo mai, conservando l’innocenza; l’altro è quello di ritrovarLo dopo averLo perduto. (…)

Il pentimento non riguarda noi: riguarda Dio. Non consiste nell’imprecare contro di noi, ma nell’amare Dio. Il cristianesimo ci ordina di accettare noi stessi così come siamo, con tutte le nostre colpe, le nostre debolezze, i nostri peccati. In tutte le altre religioni bisogna essere buoni per andare a Dio; nel cristianesimo, no.

Il cristianesimo potrebbe riassumersi in queste parole: “Venite come siete”. Esso ci ordina di smettere di tormentarci per noi stessi, di smettere di concentrarci sulle nostre colpe e sulle nostre mancanze e di confidarle al Salvatore col fermo proposito di migliorarci. L’esame di coscienza non spinge mai alla disperazione, ma sempre alla speranza.

Alcuni psicologi, usando debitamente il loro metodo, hanno ridato la pace mentale a qualche individuo, ma soltanto perché hanno trovato una valvola di sicurezza per l’oppressione mentale. Hanno dato libero sfogo al vapore, ma non hanno riparato la caldaia: che è compito della Chiesa.

Siccome l’esame di coscienza si compie nella luce dell’amore di Dio, comincia con una preghiera allo Spirito Santo perché illumini le nostre menti. Ed ecco che noi ci comportiamo verso lo Spirito divino come verso un orologiaio che debba aggiustare il nostro orologio. Mettiamo l’orologio nelle sue mani perché sappiamo che non lo maltratterà e mettiamo la nostra anima nelle mani di Dio perché sappiamo che se Egli la osserverà attentamente, essa funzionerà a dovere. (…)

È vero che più ci avviciniamo a Dio, più vediamo i nostri difetti. Un quadro rivela pochi difetti alla luce di una candela, ma la luce del sole può rivelarne tutte le pecche. Quelli che sono veramente buoni non credono mai di esserlo, perché si giudicano secondo l’Ideale. In perfetta innocenza, ogni anima, come gli Apostoli all’Ultima Cena, grida forte: “Sono forse io, Signore?” (Mt 26,22).

L’esame di coscienza consiste innanzitutto nel concentrarsi sulla bontà e sull’amore di Dio. Ogni anima che si esamina guarda il Crocifisso e scorge una relazione personale tra se stessa e il Signore.

Essa riconosce che, se fosse stata meno orgogliosa e vanitosa, la corona di spine sarebbe stata un po’ meno pungente; che, se avesse percorso con minore vivacità i sentieri del peccato, i piedi divini sarebbero stati meno profondamente penetrati dal chiodo; che, se fosse stata meno avara, anche le mani sarebbero state meno profondamente penetrate dai chiodi; e che, se fosse stata meno volubile e sensuale, il Salvatore non sarebbe stato spogliato della sua tunica.

Il Cristo Crocifisso non è un agente del KGB o un inquisitore della Gestapo, ma un Medico Divino, che ci chiede soltanto di portare a Lui le nostre ferite perché Egli possa risanarle. Se i nostri peccati sono scarlatti, essi saranno lavati e tornerà in noi il candore della neve; e se sono color porpora, noi torneremo bianchi come la lana.

Forse, Lui non ci ha detto: “Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7)? E nella parabola del figliol prodigo non descrisse forse il padre che diceva: “Mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,23-24)? Perché c’è più gioia in cielo per il peccatore pentito che per i giusti? Perché la vera essenza di Dio non è il Giudizio, ma l’Amore. (…)

Chi nega la colpa e il peccato è come gli antichi farisei che credevano che il Salvatore avesse un “complesso di colpa” perché li aveva accusati di essere sepolcri imbiancati: puliti al di fuori ma dentro pieni di ossa di morti. Quelli che ammettono di essere colpevoli sono come i pubblici peccatori e i pubblicani di cui Nostro Signore disse: “In verità vi dico che i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Mt 21,31).

Coloro che credono di essere sani, ma hanno un cancro morale nascosto, sono incurabili; l’ammalato che desidera essere guarito ha invece la possibilità di guarire. Ogni rifiuto di riconoscere la colpa allontana gli uomini dall’area di amore e, inducendoli alla presunzione di sé, impedisce la guarigione.

Le condizioni essenziali di ogni trattamento sono le seguenti: un medico non ci può guarire se non ci mettiamo nelle sue mani; e noi non ci mettiamo nelle sue mani se non sappiamo di essere ammalati. Allo stesso modo, il riconoscimento del peccato è per il peccatore una delle condizioni essenziali della sua guarigione; l’altra è il suo ardente desiderio di Dio.

Quando desideriamo Dio, non lo desideriamo come peccatori ma come persone che amano. È vero che, dopo il nostro esame di coscienza, noi ci riconosciamo indegni di essere amati; ma è precisamente questo che ci fa desiderare Dio, perché Lui è l’unico che ama ciò che non è degno di essere amato.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

L’ERRORE DEGLI PSICOLOGI MATERIALISTI

La negazione dell’esistenza della colpa obiettiva da parte degli psicologi materialisti è dovuta a una falsa comprensione della natura umana.

Circa quattrocento anni fa, alcuni teologi caduti in errore asserirono che l’uomo era intrinsecamente corrotto e perciò incapace di salvarsi con le opere buone. Ne derivò la credenza che l’uomo viene salvato mediante la fede in Cristo, i meriti del quale vengono attribuiti all’uomo corrotto. Più tardi, altri teologi caduti in errore sostennero che, poiché l’uomo è intrinsecamente corrotto, non poteva essere salvato né attraverso le opere, né attraverso la fede e che la sua redenzione dipendeva dalla predestinazione ovvero dalla suprema volontà di Dio, il quale salva o danna. Questo falso concetto si diffuse e contribuì molto a distruggere la fede nel libero arbitrio.

Poi fu la volta del totalitarismo, che affermò che, poiché l’uomo è intrinsecamente corrotto, non può essere salvato né dalla fede, né dalle opere buone, né dalla sovrana volontà di Dio, ma soltanto dalla collettività che lo assorbe; l’uomo – fu detto – abolirà la dissoluzione umana sostituendo la coscienza universale alla coscienza individuale e mettendo un dittatore al posto di Dio.

Gli psicologi materialisti hanno colto nel segno quando si sono ribellati contro il concetto di depravazione totale contenuto in questa dottrina: l’uomo non è totalmente depravato. Ma spesso gli psicologi hanno sbagliato mancando di approfondire il tradizionale concetto dell’uomo, che sta a mezza strada tra l’ottimismo, che promette di fare di lui un santo mediante l’evoluzione e l’educazione, e il falso pessimismo che giunge a farne un demonio attraverso il totalitarismo comunistico.

(Fulton J. Sheen, da “La pace dell’anima”)

Non negare mai la tua colpa! La cosa peggiore al mondo non è il peccato ma negare di essere peccatori; questo è un peccato imperdonabile.

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Non negare mai la tua colpa!

Negarla ha cinque gravi conseguenze per la tua anima:

1)Distrugge il carattere perché elimina la responsabilità e – di conseguenza – la libertà.

2)Rende impossibile il perdono, perché neghi che ci sia un peccato che deve essere perdonato e confessato.

3)Negare la propria colpa trasforma le persone in cacciatori sensazionali, pettegoli e rivoluzionari violenti, perché trasferiscono la loro colpa sugli altri per sfuggire al proprio rimorso.

4)Negare la propria colpa porta a un peccato maggiore, perché la tua coscienza diventa sempre più indifferente e la virtù è sempre più ripugnante.

5)Infine, la negazione della colpa di sé porta alla disperazione, che si trasforma in fanatismo diretto contro la religione e la moralità, l’odio verso il quale è una prova della propria colpa.

In breve, la ragione principale della tragedia dell’anima moderna è che nega la propria colpa, impedendo così non solo il perdono ma anche la pace della riconciliazione con Dio, che è Amore.

La cosa peggiore al mondo non è il peccato ma negare di essere peccatori; questo è un peccato imperdonabile.

Poiché il peccato è una rottura del rapporto con l’Amore Divino, significa che non può essere trattato solo dalla psicologia. Non è sufficiente analizzare il peccato per curarlo. Il fatto che il dentista apprenda che la carie deriva dal consumo di caramelle non significa che il dente si riprenderà immediatamente. Il peccato può essere guarito solo rinnovando l’Amicizia con Dio.

Inoltre, non è vero che la consapevolezza del peccato provoca un complesso di colpa e la minaccia di cadere in una malattia mentale. Il bambino che va a scuola sviluppa un complesso di ignoranza? Un paziente che va dal medico sviluppa un complesso della malattia? Lo studente non si concentra sulla sua ignoranza ma sulla saggezza e conoscenza dell’insegnante; il paziente non si concentra sulla sua malattia ma sulle capacità di guarigione del medico, e il peccatore si concentra non sulla sua colpa ma sul Potere Salvifico di Gesù, il Medico Divino.

La forma più sofisticata di orgoglio, la forma più vile di evasione, è di astenersi dall’esame della coscienza per non scoprire accidentalmente il peccato in essa.

Non c’è uomo che neghi la sua colpa ed è un uomo felice; non c’è nemmeno un uomo che, riconoscendo il suo peccato, essendo perdonato e vivendo nell’Amore di Dio, sia un uomo infelice.

Il sentimento della propria indegnità morale non ha mai reso triste l’anima; le anime sono tristi e frustrate a causa dell’eccessivo amore per se stesse. Non c’è speranza per te se pensi di essere una brava persona, ma c’è grande speranza per te se sai di essere “disgustoso”. Non lasciarti ingannare da quei sessuologi ed evasori che non vogliono affrontare il senso di colpa personale. Prenditi un’ora di tempo al giorno per pregare, meditare e ascoltare la Santa Messa. Abbi il coraggio di affrontarti costantemente, confidando in Dio.

(Fulton J. Sheen)

Il Cristianesimo è una Religione Cruciale. La Legge Cristiana è inequivocabile: “Coloro che soffriranno con Cristo regneranno con Cristo”.

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È stato detto che la nuova fede è la “Religione della Rassicurazione”. Codesta espressione è dovuta alla grande varietà di libri che assicurano l’uomo che egli può sottrarsi al timore, all’ansietà, al terrore, alla melanconia, alla depressione e alla mancanza di sicurezza di sè mediante grosse iniezioni di vitamine psicologiche preparate nel laboratorio della sua stessa mente…

È quanto mai legittimo che la “Religione della Rassicurazione” si autodefinisca una psicologia…ma non è legittimo chiamare Cristianesimo la Religione della Rassicurazione.

Il “Metodo Psicologico” è fondamentalmente un misticismo riposante, nel senso che crede che la vita sia esente da croci. Il Cristianesimo, invece, è una Religione Cruciale. Il Metodo Psicologico dice: “Seguitemi ed evitate una Croce”. Cristo, il Figlio di Dio, ha detto: “Prendete ogni giorno la vostra Croce, rinnegate voi stessi, e seguitemi”.

Il “Metodo Psicologico” nega che la disfatta, la delusione, le prove, lo scoraggiamento e la sofferenza siano gli elementi costitutivi della vita. Il Cristianesimo, invece, dice che lo sono; ma che possono essere accettati, trasmessi, spiritualizzati, mediante l’unione con Cristo sulla Croce. Cristo non nascose mai ai Suoi discepoli ciò che sarebbe costato loro il seguirLo; più volte, quando ci furono segni di defezione, Egli offrì loro l’opportunità di abbandonarLo, se lo desideravano.

Una cosa è promettere all’uomo che egli può esser libero da croci e da sconfitte, e tutt’altra è prometterglielo in nome del Cristianesimo. La Legge Cristiana è inequivocabile: “Coloro che soffriranno con Cristo regneranno con Cristo”. Il che non significa che non vengano assicurate la pace e la speranza, come disse Cristo Nostro Signore: “Io vi dò la pace, non come la dà il mondo”; “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e troverete riposo alle anime vostre”.

Cristo indica l’antitesi costante tra il “mondo” e “Lui”, tra la religione dell’auto-assicurazione e la religione dell’assicurazione Divina. Il “Metodo Psicologico” domanda: “Qual’è la cosa più gradevole e agevole per il mio Ego?”. Il Cristianesimo domanda: “Qual’è il Sentiero Divino, che non tiene conto di ciò che giova al mio Ego?”. Solo questo apporta la Pace dell’Anima.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)