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A NATALE I PASTORI E I RE MAGI TROVARONO CRISTO. PERCHÉ OGGI SONO COSÌ POCHE LE ANIME CHE TROVANO DIO?

Chiunque rifletta sul problema religioso si porrà domande simili a queste: perché sono così poche le anime che trovano Cristo? Perché le mode passeggere del giorno guadagnano tanti seguaci e il Salvatore divino così pochi? Son molti a vedere nel Cristo un simpatico sostenitore della fraternità umana oppure un riformatore sociale di tendenze umanitarie, ma pochi a riconoscere in Lui il Dio tra gli uomini, la Luce e la Vita del mondo. Perché tale atteggiamento verso Chi venne a ricreare il mondo ricreando il cuore umano?

La risposta è che le menti che lo cercano non sono abbastanza semplici o non sono abbastanza istruite. Sin dall’inizio, il Signore venne scoperto solo da due classi di individui: da coloro che sanno e da coloro che non sanno, mai da coloro che credono di sapere. La teologia è tanto profonda da poter essere compresa solo dagli estremi della più alta semplicità e della più alta sapienza. Perché l’uomo sapiente e l’uomo semplice hanno una dote in comune: quella dell’umiltà. Il sapiente è umile perché sa che la teologia ha profondità che non potrà mai raggiungere; l’uomo semplice è umile perché sa che la teologia è così profonda da non valer la pena di scavare… Ma l’inquisitore pieno di sé, che possiede una mente infantile imbottita con l’orgoglio della sua piccola cultura, è tanto convinto dell’importanza di ciò che sa, da non voler scavare affatto, perché è certo che nulla possa essere più profondo di se stesso. Come fu da principio, è anche oggi e sarà sempre: scoprono il Signore soltanto l’uomo semplice e il vero erudito; non lo scoprirà mai l’uomo di limitata cultura, e la mente che crede di sapere.

Torniamo alla notte in cui la Luce Divina, per illuminare le tenebre dell’uomo discese sulla terra da Lei creata, e vedrete appunto che solo i semplici e i sapienti lo trovarono, cioè i pastori e i re Magi. Gli angeli e una stella colsero il riflesso di quella Luce, come una torcia che accende la fiamma di un’altra torcia, e lo trasmisero ai custodi delle pecore e agli studiosi del cielo.

Ed ecco! Mentre i pastori vegliavano le greggi sulle colline intorno a Betlemme, vennero riscossi dalla luce emanata dagli angeli, i quali dissero loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.

Ed ecco! Mentre i Magi che abitavano oltre la terra della Media e della Persia scrutavano i cieli, lo splendore di una stella, che era come la lampada del tabernacolo accesa nel santuario della Creazione di Dio, li incitò a seguire quella luce che li condusse alla grotta, dove la stella rimase offuscata dallo straordinario splendore della Luce del Mondo.

Come farfalle attirate dalla fiamma, pastori e Magi giunsero a un trono che era soltanto una stalla, e a un Dio che era soltanto un bambino. E non appena Dio nella persona del Bambino sollevò gli occhi dalla mangiatoia in cui stava adagiato, vide i rappresentanti delle due sole classi umane che l’avevano trovato in quella notte, e che sole sapranno trovarlo fino alla fine del tempo: i pastori e i Magi; gli uomini semplici e i sapienti.

I pastori erano anime semplici che nulla sapevano della politica del mondo, nulla di arte o di letteratura. Nessuno di loro avrebbe saputo recitare un solo verso di Virgilio, sebbene in tutto l’Impero Romano non si sarebbe potuta trovare persona dotata di un briciolo di cultura che ne ignorasse l’opera poetica. Nei loro campi e nella semplice vita che conducevano non erano mai giunti gli echi degli scandali scoppiati alla corte di Erode, né una sola parola riguardo all’erudito Gamaliele che abitava nel Tempio e tentava di contare le 70 settimane degli anni.

Il gran mondo della pubblica opinione li ignorava, tenendoli in nessun conto per il progresso degli uomini e delle nazioni. E tuttavia quei semplici pastori, i cui più antichi re già erano stati tali, non ignoravano due importantissime cose: riconoscevano l’esistenza di Dio sopra di loro e delle pecore ai loro piedi.

Ciò bastava per quelle anime semplici, e nella notte in cui i cieli erano così splendenti da prorompere nella rivelazione dei loro radiosi cantori, un angelo annunciò che l’oggetto della loro lunga smaniosa attesa era ormai nato tra la gente semplice, in un’umile stalla, nella povera cittadina di Betlemme. E prendendo una delle cose che conoscevano, un agnellino, lo portarono con loro e lo deposero ai piedi della sola altra cosa che non ignorassero: il Dio dei Cieli, disceso sulla terra come un agnello sacrificato fin dall’inizio del mondo. E finalmente i pastori trovarono il loro Pastore.

Gli altri che trovarono Cristo furono i Magi, che non erano re, ma maestri di re; non dilettanti del sapere, ma scrutatori dei cieli e scopritori di stelle. Sia nella scienza che nella religione essi occupavano i primi posti nelle rispettive nazioni; i re li consultavano prima di intraprendere la guerra, i contadini prima di coltivare la terra.

Una notte apparve in cielo una nuova stella. Migliaia di persone, oltre i Magi, ne scorsero la luce brillante, ma nessuno di loro possedeva la sapienza dei Magi; erano sapienti solo perché si ritenevano tali. Costoro videro soltanto una stella, ma quei primi scienziati dell’era cristiana scorsero una stella e intuirono la presenza di un Dio.

Per l’uomo superbo la stella non è che una stella; ma per il sapiente la stella è opera delle mani di Dio, è manifestazione e rivelazione di qualche cosa che la trascende. Perciò essi seguirono la luce della stella, che invece di guidarli verso le montagne del sole e oltre i scintillanti candelabri delle Pleiadi, fino ai segreti contrafforti del cielo, li condusse per le sabbiose vie della terra, fino al punto in cui si arrestava l’estremità della cometa dorata e dove i Magi, che erano stati contenti di intraprendere il viaggio di scoperta, fecero la grande scoperta di Dio.

Questi uomini saggi, sapienti e potenti, in ginocchio sulla paglia nelle loro splendide vesti, davanti a un bambino che non poteva fare domande né rispondere a nessuno, offrirono i loro doni a se stessi in pegno dell’obbedienza del mondo. Il dono era triplice: oro, incenso, mirra – l’oro, perché avrebbe regnato da Re; l’incenso, perché sarebbe vissuto da sacerdote; la mirra, perché sarebbe morto come muoiono gli uomini –. Quegli uomini sapienti avevano finalmente scoperto la Sapienza.

Pastori e Magi trovarono Cristo, ma pensate alle moltitudini che non lo trovano. Allora, come oggi, il mondo era pieno di gente ricca della sapienza della terra, ma nessuno di loro scoprì il Signore. I tanti agnostici di Roma ripetevano a un giovane Pilato che la verità non esiste; i tanti sofisti insegnavano nella piazza di Atene che l’uomo non ha bisogno di Dio; i futili poeti glorificavano la licenza, chiamandola libertà, e l’ingiustizia, chiamandola progresso; ma nessuno di loro ebbe la visione di un angelo, né scorse la luce di una stella.

Perché? Perché sia nel campo intellettuale quanto in quello morale, i tesori della saggezza e della sapienza, della grazia santificante e della redenzione sono riservati solo ai due opposti.

Quando Dio fu bambino, solo gli estremi intellettuali della semplicità e della sapienza trovarono la via che conduceva alla capanna; quando Dio fu uomo, solo gli estremi morali del peccato e dell’innocenza trovarono la via per giungere ai Suoi piedi. Gli innocenti come Giovanni andarono da Lui perché non avevano bisogno di essere purificati; i peccatori come la Maddalena andarono da Lui perché sentivano il bisogno di venire purificati. Ma il gruppo di mezzo dei farisei, che rimproveravano gli Apostoli perché non si lavavano le mani prima di mettersi a tavola, ipocriti che erano come sepolcri imbiancati, brillanti all’esterno, ma dentro pieni di putredine; i giusti ai propri occhi e per metà depravati, mai accesi d’amore né gelidi d’odio: quelli non s’inginocchiarono mai davanti alle mani levate del Cuore Santissimo. Sono quelli dei quali la Scrittura dice che saranno rigettati dalla bocca di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “L’Uomo di Galilea” edizioni Fede e Cultura)

IL NATALE DI CRISTO, LA NASCITA DEL DIO-UOMO, È LA FESTA DEI BAMBINI E DEGLI ADULTI CHE RITORNANO AD ESSERLO

-Solo il cuore umile scopre la grandezza di Dio-

Il mondo, sempre incline a riconoscere la forza, non riesce mai ad afferrare in pieno il paradosso per cui solo i bambini sanno scoprire la grandezza dell’universo, e solo gli umili di cuore riescono a scoprire la grandezza di Dio. Il mondo non impara questa lezione perché confonde piccolezza con debolezza, l’infanzia con l’infantilismo, e l’umiltà col complesso di inferiorità. Immagina il potere solo in termini di forza fisica, e la sapienza solo in rapporto alla vana cultura dello spirito del giorno. Dimentica che una grande forza morale si può nascondere nella debolezza fisica, così come l’Onnipotenza venne avvolta strettamente nelle fasce; e che la grande saggezza si può trovare nella fede semplice, così come la Mente eterna si trovò nella persona di un Bambino. Ecco la forza, quella forza davanti alla quale tremano gli angeli, la forza cui s’inchinano le stelle, la forza di fronte alla quale persino il trono di Erode tremò di paura. È la forza di quel tremendo Amore divino che tutto affrontò pur di convincerci riguardo alla misura di Dio rispetto a ciò che è veramente grande e alto.

Ma la Sua legge dev’essere la nostra fatica eterna dove Lui si compiacque di cominciare la Sua, vale a dire dal più basso e umile gradino, che è il punto di partenza verso ciò che è più alto e più potente. Come successe che Dio stesso discese fin giù all’infanzia, facendo di essa il primo passo verso il trionfo eterno, così dobbiamo scendere dal nostro orgoglio ignorante al livello di ciò che siamo ai Suoi occhi. “Se non diventerete come i bambini, – Egli ci dice esplicitamente, – non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).

Diventare bambini significa semplicemente acquistare umiltà, vale a dire rendere chiaro ogni giudizio su noi stessi, riconoscere l’immensa differenza che passa tra la nostra povera vita e quella eterna che ci attende, ammettere la nostra debolezza, la nostra fragilità, le nostre colpe, la meschinità di tutto ciò che oggi facciamo, e insieme la forza e la sapienza che diventeranno nostre, purché siamo abbastanza umili per inginocchiarci davanti a un Bambino adagiato sulla paglia di una mangiatoia, e per confessare che Lui è il nostro Signore, la nostra Vita, il nostro Tutto.

Così la nascita del Dio-Uomo è la festa dei bambini, il giorno in cui gli anni retrocedono e le rughe del volto sono spianate dal tocco di una mano rigeneratrice, nel quale i superbi diventano bambini, i grandi piccoli, e tutti trovano il loro Dio…Chiniamo tutti il capo ed entriamo nella grotta; spogliamoci della sapienza mondana, dell’orgoglio, di ogni apparente superiorità, e di fronte all’insondabile mistero dell’umiliazione del Figlio di Dio, cerchiamo di farci piccoli. In questa veste, avviciniamoci alle ginocchia della più amabile donna del mondo, della donna che, sola tra tutte, è ornata della rosa rossa della maternità e di quella candida della verginità, della donna che, dando alla luce il Signore, divenne la Madre degli uomini; e chiediamole di insegnarci a servire Dio, ad amarlo e a pregarlo.

E dopo avere chiesto a Maria che ci insegni a pregare, ci rivolgeremo a Gesù, e se non abbiamo perduto quella nostra parte d’infanzia che sola ci può far scoprire i segreti dell’Infinito, Gli rivolgeremo una delle domande più importanti del mondo. Non gli chiederemo di svelarci i misteri dell’atomo, né vorremo sapere se lo spazio è curvo, o se la luce è un’onda, ma Gli chiederemo ciò che prova il re del cielo a vivere come un bambino su questa nostra povera terra. Se saremo ancora piccoli abbastanza per fare tutto questo intorno a un Presepio dove frusciarono e rombarono “inimmaginabili ali intorno a una incredibile stella”, allora sapremo scoprire l’Infinito; se saremo abbastanza umili per andare da Colui che non possiede una casa, troveremo la nostra casa; se saremo abbastanza semplici per diventare bambini, rinascendo nonostante i molti anni d’età, allora scopriremo la Vita che resiste quando il tempo ha finito di esistere.

Per alcuni Egli viene quando il loro cuore non contiene alcun attaccamento terreno; per altri viene quando il corpo avido esprime l’avidità dello spirito: per altri quando la gioia li avvolge nel suo abbraccio esclusivo; per altri quando il mondo, usato come un bastone per sorreggersi, ha ferito le loro mani; per altri viene soltanto quando hanno le guance bagnate di lacrime, perché Lui le asciughi. Ma per tutti e per ciascuno Egli viene con la dolcezza delle sue vie: Lui stesso, il Cristo; nella Messa del Cristo; nel Natale.

(Fulton J. Sheen, da “L’Uomo di Galilea” edizioni Fede e Cultura)

ALCUNE MEDITAZIONI, FRASI E PENSIERI DI FULTON SHEEN PER L’AVVENTO E IL NATALE

Ci sono due nascite del Cristo: una avvenne a Betlemme e fu nel mondo; l’altra è nell’anima, allorquando essa rinasce spiritualmente. Gli uomini tendono a pensare molto di più al passato che al futuro e per questo celebrano il Natale di Gesù ogni anno; tuttavia, la Betlemme spirituale non è di certo meno importante…

L’Apostolo Paolo insisteva proprio sull’importanza della seconda nascita quando, in catene, scrivendo alla sua tanto amata comunità di Efeso, chiedeva che il Cristo abitasse per la Fede nei loro cuori e che essi, radicati e fondati nella Carità, potessero conoscere l’Amore di Gesù. È proprio questa la seconda Betlemme, ovvero l’intima amicizia di ogni cuore con il Signore Gesù Cristo!

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Se il Natale fosse solo il compleanno di un grande insegnante, come Socrate o Budda, non avrebbe mai diviso il tempo in due, in modo che tutta la storia prima dell’avvento di Cristo sia chiamata AVANTI CRISTO e tutta la storia dopo, DOPO CRISTO

(Fulton J. Sheen)

Dio cammina nella tua anima con passo silenzioso. Dio viene a te più sovente di quanto tu faccia con Lui. Non pretendere mai che la Sua Venuta sia come tu l’aspetti, perciò non provarne alcuna delusione.

Per rispondere al Suo Tenero Invito la cosa migliore che puoi fare, la cosa più grande, è che tu faccia appello alla tua capacità di porti libero davanti a Lui, libero dalle tue idee, dai tuoi pensieri, libero dalle tue preoccupazioni, dalle tue abitudini e libero anche dai tuoi peccati.

L’atteggiamento da assumere per poter accogliere il Dio che viene a stare con te, l’Emmanuele (Dio con noi), è quello del piccolo Samuele: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (Sam 1, 3-10)

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Il Messaggio del Natale non dice che la pace giungerà come un evento automatico per il semplice fatto che Gesù è nato in Betlemme. Quel Natale è stato il preludio di una nuova nascita, quella di Gesù nei nostri cuori per mezzo della Grazia, della Fede e dell’Amore.

La pace appartiene soltanto a coloro che la desiderano fattivamente. Se oggi non vi è pace nel mondo non è certo perché Gesù non sia venuto tra di noi, ma perché noi non abbiamo fatto di Gesù il centro della vita umana.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Ogni madre, quando abbraccia una nuova vita nata da lei, alza gli occhi al cielo per ringraziare Dio del dono che ancora una volta ha reso giovane il mondo. Ma c’è una madre, la Madonna, che non alzò lo sguardo. Maria guardò in basso, verso Gesù Bambino, perché il Paradiso era tra le sue braccia.

(Fulton J. Sheen)

Non appena rinuncio allo sfolgorio delle cose inutili, soltanto allora mi accorgo di essere entrato nel mistero dell’amore. Scopro pure che non amo nessuno finchè non trovo qualcosa di buono in lui, o che, in un modo o nell’altro, il mio interlocutore è amabile.

Scopro anche che Dio non mi ha mai amato perchè io sono amabile, ma che lo sono diventato perchè Dio si è degnato di riversare su di me la sua bontà, la sua misericordia, il suo amore.

Sarebbe utile che io imparassi ad essere altrettanto generoso col mio prossimo; e se non riesco a trovarlo amabile, non mi rimane altro che renderlo tale, riversandovi l’amore allo stesso modo col quale Dio ha fatto con me: soltanto allora riuscirò a provocare la risposta dell’amore.

Solo a quel punto la mia personalità guarisce e faccio la grande scoperta che nessuno è felice finchè non ama sia Dio sia il prossimo.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

O Signore e Dio Eterno,

Tu che sei disceso su questa terra come il più grande di tutti i doni, aiutami a raggiungere la purezza di cuore, perché io possa sempre più crescere nell’intimità con Te e con Maria, Tua Madre.

Fa’ che questo tempo di Avvento mi ricordi che siamo persone con la vocazione di generare il Cristo nel silenzio dei nostri cuori, proprio come fece Maria per suo Figlio, nella rigida quiete della grotta di Betlemme.

Amen.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

La tua vita è fatta di obblighi attivi e di circostanze passive: i primi sono sotto il tuo controllo, perciò portali a compimento nel nome di Dio. Non è così per le seconde, quindi affidale a Dio.

Impara a contare soltanto sul presente; dunque, lascia che sia la Giustizia di Dio ad occuparsi del passato, e la Provvidenza a vigilare sul futuro.

La perfezione non consiste nel conoscere il progetto di Dio, ma nel sottomettersi a quel piano così come si manifesta in ogni circostanza della vita.

Vi è una tangibile scorciatoia che porta alla santità, quella che Maria scelse in occasione della sua visita a Elisabetta e che Gesù fece sua nell’Orto degli Ulivi: il totale abbandono alla Volontà di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Gesù, Luce Divina e Vera Luce del mondo,

la Tua Grazia mi aiuti a brillare in mezzo alla gente e fa’ che tutti gli uomini della terra brillino di Amore e Carità come le stelle.

Non importa se per brillare dovrò immolarmi o consumarmi.

Dammi solo la forza di poterlo fare con serenità, cosciente che solo morendo il seme dà la spiga.

Fammi capire che sarò luce solo se unito a Te, Luce del mondo.

Amen.

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Una notte si levò nella quiete di una brezza serale, sulle bianche colline di Betlemme, un grido…un grido dolce e gentile.

Il mare non udì il grido, perché il mare era pieno della sua stessa voce. La terra non udì il grido, perché la terra dormiva. I grandi uomini della terra non udirono il grido, poiché non potevano capire come un Bambino potesse essere più grande di un uomo.

C’erano solo due classi di uomini che udirono il grido quella notte: i Pastori e i Re Magi. I Pastori: coloro che sanno di non sapere nulla. I Re Magi: coloro che sanno di non sapere tutto.

I Pastori hanno trovato il loro Pastore, e i Re Magi hanno scoperto la Sapienza. E il Pastore e la Sapienza erano un Bambino in una mangiatoia.

(Fulton J. Sheen)

Maria è stata il primo tabernacolo che ha portato Cristo in sé ed ha dato alla luce Colui che avrebbe detto “Io sono il Pane Vivo disceso dal Cielo”.

Per diventare nostro cibo e nostra bevanda, Gesù doveva diventare carne e sangue, ed è stata la Nostra Benedetta Madre a provvedere a questo per Lui.

(Fulton J. Sheen)

Una notte di 2000 anni fa, in una grotta di Betlemme, il Grido del Cuore di Dio risuonò perentorio nella Voce di un Bambino. E quando quel Bambino crebbe in Grazia e Sapienza, si mise a predicare agli uomini una nuova dottrina: la Dottrina del Divino senso dell’ironia.

Ogni cosa che disse e che fece si può riassumere in queste parole:

“Nel mondo, nulla può essere preso seriamente.. nulla! Eccetto la salvezza di un’anima!”.

Coloro che hanno capito e mettono in pratica quel senso dell’umorismo sono senza dubbio i santi: i cristiani ai quali ogni cosa parla dell’esperienza dell’Amore di Dio. Un Santo può essere definito come colui che ha un Divino senso dell’ironia, dal momento che egli non cade nella trappola di pensare a questo mondo come alla dimora definitiva dell’umanità.

Ha scoperto che Gesù ci ha mostrato tutto quello che poteva esserci di amabile e di splendido nel Suo carattere: tutto, eccetto una cosa. Egli ci ha mostrato la Forza e la Potenza; la Saggezza e le Lacrime; ma una sola cosa ha trattenuto per il Paradiso, che farà del Paradiso il Paradiso, e quella cosa è il Suo Sorriso!

(Fulton J. Sheen, da “Avvento e Natale”)

Tutto l’amore tende a diventare come ciò che ama. Dio amava l’uomo; perciò divenne uomo. La gioia di Maria era quella di formare Cristo nel suo stesso corpo; la sua gioia ora è quella di formare Cristo nelle nostre anime. In questo mistero, preghiamo di rimanere gravidi dello Spirito di Cristo, dandoGli nuove labbra con le quali parlare di Suo Padre, nuove mani con le quali nutrire i poveri e un nuovo cuore con cui possa amare tutti, anche i nemici .

(Fulton J. Sheen)

In un tempo preordinato da Dio, il Verbo si è fatto carne, apparendo sotto forma di Bambino e crescendo fino alla Sua piena statura di uomo. La Sua venuta nel mondo non è stata come quella di un turista in una città sconosciuta, ma piuttosto come quella di un artista che visita il proprio studio, o di un autore che impagina i libri che lui stesso ha scritto, perché incarnandosi, il Verbo Divino, si è tabernacolato nella Sua stessa creazione. La Sua natura umana non ha in alcun modo limitato la Sua Sapienza Divina, ma gli ha dato un nuovo modo di comunicarla agli uomini, e un modo del tutto conforme alla natura dell’uomo. Attraverso una lingua umana come la loro che parlava il loro dialetto, gli uomini Lo sentirono dire: “Io sono la Luce del Mondo”; videro le Sue labbra muoversi; videro le Sue dita indicare un campo di mietitura per ricordare loro la messe che li attendeva, come Egli aveva comandato: “Andate e insegnate a tutte le nazioni”.

(Fulton J. Sheen, da “The Mystical Body of Christ”)

Vedere anche questi post importanti sul tema del Natale:

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/12/21/il-natale-di-cristo-la-nascita-del-dio-uomo-e-la-festa-dei-bambini-e-degli-adulti-che-ritornano-ad-esserlo/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/12/17/nella-ricorrenza-del-natale-come-potra-luomo-scoprire-dio-facendosi-umile-semplice-e-piccolo-come-un-bambino/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/12/16/la-nascita-del-nostro-salvatore-gesu-cristo-vero-dio-e-vero-uomo-e-lunica-che-sia-mai-stata-preannunciata/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/12/24/a-natale-i-pastori-e-i-re-magi-trovarono-cristo-perche-oggi-sono-cosi-poche-le-anime-che-trovano-dio/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2021/01/07/nella-chiesa-trovano-posto-solo-i-pensatori-e-coloro-che-non-pensano-non-ce-posto-per-quelli-che-credono-di-pensare/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/09/17/cosa-ha-a-che-fare-gesu-con-la-politica-leconomia-e-la-societa-di-oggi-senza-dio-la-societa-va-di-male-in-peggio-il-mondo-ha-bisogno-di-dio/

https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/12/20/lannunciazione-e-il-fiat-di-maria-il-massimo-atto-di-liberta-che-il-mondo-abbia-mai-conosciuto/

NELLA RICORRENZA DEL NATALE, COME POTRÀ L’UOMO SCOPRIRE DIO? FACENDOSI UMILE, SEMPLICE E PICCOLO COME UN BAMBINO!

Ecco ciò che vuol dire essere bambini. Inoltre, ecco perché è solo essendo piccoli che si scopre qualcosa di grande. Esiste pertanto uno stretto rapporto tra la piccolezza fisica che è l’infanzia, e l’essere piccoli di spirito, vale a dire essere umili. Non si può rimanere sempre bambini, ma è possibile conservare la visione dell’infanzia, cioè si può continuare sempre a essere bambini. La stessa legge vale anche sul piano spirituale: se mai l’uomo vorrà scoprire qualche cosa di grande, dovrà farsi piccolo; se allargherà il suo io all’infinito, non scoprirà nulla, perché non esiste nulla che sia più vasto dell’infinito; ma se ridurrà il suo io a zero, scoprirà ciò che è grande; perché nulla esiste che sia minore di lui. E allora nella ricorrenza del Natale, come potrà l’uomo scoprire Dio? Come troverà la ragione della gioia che supera ogni altra gioia?

Esattamente come succede che, essendo piccolo, scopre tutto ciò che è grande, così è solo con l’essere umile che scoprirà un Dio infinito nella piccola figura di un Bambino. Per afferrare questa verità, immaginate che due uomini entrino nella grotta dove il Bambino è nato, l’uno superbo e l’altro umile. Immaginate che entri per primo l’uomo superbo, avvelenato dall’orgoglio, fiero di un’infarinatura scientifica ottenuta attraverso qualche manuale storico sul tipo del Wells. Credete che riuscirà mai a scoprire l’immensità di Dio?

No davvero, perché è tanto grande da credere che non esista nulla più grande di lui; tanto sapiente da credere che non esista nessuno più sapiente di lui, tanto pieno di sé da credere che nessuno sarà mai in grado di aggiungere nulla alla sua personalità. La sua mente è tanto immensa, che per lui è piccola ogni altra cosa. Per lui, Colui che è più grande dell’universo non è che un bambino avvolto in pochi panni; Colui che è un vero re non è più grosso della testa del bue, Colui che è la saggezza eterna non è che un organismo ancora privo del dono della parola. Egli sorride all’ingenuità dei pastori che credono nell’esistenza degli angeli, e all’ignoranza dei Magi che hanno creduto di essere provvidenzialmente guidati da una stella.

Arriccia il naso di fronte alla Vergine Madre, ricordandosi vagamente della leggenda indiana su Krishna. Degna di un’occhiata di pietà l’uomo vestito poveramente, al quale l’albergatore ha avuto ragione di negare ospitalità. Pensa a tutto ciò che la scienza ha fatto per dominare la terra, e poi a quanto sia sciocco pensare a quel Bambino in veste di Creatore; si sofferma sulla teoria della relatività, e quindi riflette su come sia assurdo chiamare un’ameba completamente sviluppata Signore del cielo e della terra; ripensa a quanto ha fatto il controllo delle nascite per dissuadere i poveri a mettere al mondo figli, e quanto sia stata sciocca la madre di quel Bambino, che poteva offrirgli solo una stalla e un po’ di paglia.

A causa del suo orgoglio l’infinito gli sfugge; per essere troppo grande non riesce a scoprire Dio. Perché è solo essendo piccoli che scopriamo le cose grandi, e persino l’infinito Dio.

Supponete ora che entri nella grotta un uomo umile, l’uomo che crede di non sapere nulla, che può venire istruito, l’uomo semplice. Osserva lo stesso spettacolo che si è offerto agli occhi dell’uomo superbo, e tuttavia scorge qualcosa di diverso. Guarda il tetto della stalla e vede un immenso cielo stellato; guarda il Bambino e vede Colui che la terra e i cieli non possono contenere; guarda la mangiatoia e vede che Dio si è fatto Uomo per diventare nostro cibo. Per lui, quegli occhi infantili scrutano i cuori e leggono le intenzioni segrete; per lui, quelle bende che ora fasciano la vita sono le stesse che saranno in seguito spezzate, perché la vita non può venire imprigionata dalla morte; per lui, quelle labbra rosse sono in grado di offrire immortalità, capaci di trasmettere il messaggio della pace e del perdono. Per lui, le piccole mani sono quelle che sanno reggere allo stesso modo le nazioni della terra come il più piccolo granello di sabbia.

La data di quel giorno è il 25 dicembre, ma per questo uomo umile è semplicemente Natale; la mangiatoia è un trono; la paglia è il mantello regale; la stalla è un castello; il Bambino è Dio. Ha scoperto la saggezza perché sa di essere ignorante, la potenza perché sa di essere debole, l’infinito, immenso ed eterno Dio perché sa di essere piccolo, perché è soltanto essendo piccoli che si giunge a scoprire qualcosa di grande. Ed è anche vero che solo l’uomo umile comprende la necessità di ricevere aiuto dall’alto, e quindi lui solo comprende il significato dell’Incarnazione. Incarnazione vuol dire farsi carne, diventare persona.

Quando si vuole lodare enfaticamente la virtù di qualcuno, si dice con un’iperbole che il tale è, per esempio, la gentilezza personificata, volendo dire con questo che in lui l’ideale della cortesia ha preso forma umana. Quando parliamo dell’Incarnazione intendiamo veramente che la vita, la verità e l’amore perfetti di Dio hanno assunto sembianze umane e visibili nella persona del nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo.

La fede dell’uomo umile gli dice: questo Bambino è il Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo; è il Creatore della razza umana fattosi uomo; ha bisogno di un po’ di latte per nutrirsi, ma è dalle sue mani che ricevono il cibo gli uccelli del cielo; è nato da madre terrena, ma è Colui che preesisteva alla Madre, e perciò la fece bella e immacolata, come anche noi avremmo reso nostra madre se fossimo stati in grado di farlo; è sdraiato a terra, su poca paglia, e tuttavia regge l’universo e regna nei Cieli; è nato nel tempo, e tuttavia esiste da sempre; creatore delle stelle, abita sotto le stelle; dominatore della terra, sulla terra è un emarginato; occupa una mangiatoia e riempie di sé il mondo. Ciò nonostante, l’uomo orgoglioso non vede che un bambino. Ma l’uomo umile, illuminato dalla sua fede, vede in quel Bambino due vite nell’unità della persona di Dio.

Tra queste due vite del Cristo – quella divina che Lui possiede per eterna generazione in seno del Padre, e quella umana che incominciò a possedere per mezzo della sua Incarnazione nel seno di una vergine – non c’è mescolanza, né confusione. In Lui il divino non assorbe l’umano, e l’umano non sminuisce il divino. L’unione è tale che esiste soltanto un’unica persona, la persona divina, che è la persona del Verbo di Dio. Non esiste perciò alcuna analogia umana, perché nemmeno l’unione del corpo e dell’anima nella persona dell’uomo ci può rivelare gli abissi del mistero di un Dio che si fece Uomo affinché l’uomo riacquistasse immagine e somiglianza di Dio.

Le anime umili e semplici, abbastanza piccole per vedere la grandezza di Dio nella piccolezza del Bambino, sono perciò le sole a poter comprendere la ragione della Sua discesa sulla terra.

Egli venne in questo nostro mondo infelice per effettuare uno scambio; per dirci, come solo il buon Dio ci avrebbe potuto dire:

“Date a me la vostra umanità, e io vi darò la mia divinità; datemi il vostro tempo, e io vi darò la mia eternità; datemi il vostro corpo stanco, e io vi darò la redenzione; datemi il vostro cuore infranto, e io vi darò l’Amore; datemi il vostro nulla, e io vi darò il mio Tutto”.

(Fulton J. Sheen, da “L’Uomo di Galilea” edizioni Fede e Cultura)

LA NASCITA DEL NOSTRO SALVATORE GESÙ CRISTO, VERO DIO E VERO UOMO, È L’UNICA CHE SIA MAI STATA PREANNUNCIATA

La storia è piena di uomini che hanno asserito di venire da Dio, o di essere Dio, o di recare il messaggio di Dio: Budda, Maometto, Confucio, Lao-Tse, e tanti e tanti altri. (…)

La ragione ci suggerisce che, se qualcuno di tali uomini venisse realmente da Dio, Dio ne avrebbe perlomeno preannunciato l’avvento al fine di convalidarne l’affermazione. (…) La ragione, inoltre, ci induce a credere che se Dio non agisse in questo modo, nulla potrebbe impedire a un qualunque impostore d’introdursi nella storia dicendo: “Provengo da Dio”, oppure: “Un angelo mi è apparso nel deserto e mi ha consegnato questo messaggio”. (…)

Nessuno predisse la nascita di Socrate; nessuno preannunciò Buddha e il di lui messaggio; di Confucio non ci sono stati tramandati né il nome della madre né il luogo di nascita. Quanto a Cristo, il discorso è diverso: date le profezie dell’Antico Testamento, la Sua venuta non era inaspettata. Perché, se mancò qualsiasi predizione relativa a Buddha, a Confucio, a Maometto, o a chiunque altro, non mancarono per contro le predizioni relative alla venuta di Cristo.

Gli altri vennero e dissero: “Eccomi, credete in me”. Erano, quindi, solo uomini fra gli uomini, non erano divini fra gli umani. Unica eccezione fu Cristo, in quanto disse: “Ricercate fra gli scritti del popolo Ebraico e i riferimenti storici dei Babilonesi, dei Persiani, dei Greci e dei Romani”. Le profezie dell’Antico Testamento possono venir comprese nella loro pienezza alla luce del loro compimento. (…)

In chi, se non in Cristo, queste profezie hanno trovato il loro compimento? Da un punto di vista meramente storico, si verifica qui una unicità che distingue Cristo da tutti gli altri fondatori di religioni terrene. (…)

La seconda distinzione consiste nel fatto che Cristo, una volta apparso, con tanta violenza Egli percosse la storia da dividerla in due periodi: anteriore alla Sua venuta il primo, posteriore il secondo. Perfino coloro che negano l’esistenza di Dio devono così datare gli attacchi che conducono contro di Lui: l’anno tale Dopo Cristo (D.C.) oppure l’anno tale Avanti Cristo (A.C.).

La terza realtà che Lo differenzia da tutti gli altri è questa: chiunque altro sia mai venuto al mondo è venuto per vivere; Gesù Cristo è venuto per morire. Per Socrate, la morte fu una pietra d’inciampo, in quanto ne troncò l’insegnamento; mentre per Cristo fu la meta e il compimento della vita, la ricchezza che Egli ambiva. Delle Sue parole ed azioni, poche sono intelligibili ove non si stabilisca un riferimento con la Sua Croce, giacché Egli si manifestò come un Salvatore invece che come un semplice maestro. A nulla infatti sarebbe valso che Egli avesse insegnato agli uomini il modo d’esser buoni se non gli avesse anche concesso la facoltà d’esser buoni, dopo averli riscattati dall’amarezza della colpa.

(Fulton J. Sheen, da “Vita di Cristo”)

P.S. Qui su questo link potete scaricare il libro di Fulton ed altri ancora in PDF: https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2020/07/24/libri-fulton-sheen-in-pdf/

COSA HA A CHE FARE LA NASCITA DI GESÙ CON LA POLITICA, L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DI OGGI? SENZA DIO LA SOCIETÀ VA DI MALE IN PEGGIO! IL MONDO HA BISOGNO DI DIO!

“Non è la nostra economia o la politica che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!”

Viviamo in tempi pericolosi, in cui i cuori e le anime degli uomini sono messi a dura prova. Mai prima d’ora il futuro è stato così imprevedibile…

E in tutta questa confusione e sconcerto i nostri “profeti” moderni dicono che la nostra economia ci ha deluso…No!

Non è la nostra economia che ha fallito; è l’uomo che ha fallito, l’uomo che ha dimenticato Dio!

Quindi, nessun metodo di riaggiustamento economico o politico potrà salvare la nostra civiltà; possiamo essere salvati solo da un rinnovamento dell’uomo interiore, solo da una purificazione del nostro cuore e delle nostre anime; perché solo cercando prima il Regno di Dio e la Sua Giustizia tutte queste altre cose ci saranno date in aggiunta. In questo modo, 2000 fa, il mondo si è salvato dal paganesimo e dall’egoismo. Ed è così che sarà salvato di nuovo. (…)

Cosa ha a che fare la nascita di Dio sotto la forma di un Bambino con le condizioni sociali, politiche ed economiche del suo e del nostro tempo? Quale possibile relazione potrebbe esistere tra un Bambino in una mangiatoia di paglia e Cesare sul suo trono d’oro?

La risposta è questa: La nascita del Figlio di Dio nella carne è stata l’introduzione nell’ordine storico del mondo di una Nuova Vita; è stato l’annuncio al mondo che la ricostruzione sociale ha qualcosa a che fare con la rigenerazione spirituale; che le nazioni possono essere salvate solo dagli uomini che in esse rinascono a Dio come Dio sta ora nascendo all’uomo. Una volta che Dio è entrato nell’ordine creato a livello dell’umanità ed è entrato a far parte del flusso della storia, ha dato all’uomo una nuova forza dall’alto; gli ha dato un potere divino insieme al potere umano. In una parola, Dio si è fatto Uomo affinché l’uomo diventi simile a Dio.

Ecco perché Cristo è nato Bambino: per insegnarci che la liberazione dai mali economici e sociali si ottiene solo con la nascita. L’umanità era stanca mentalmente ed esausta spiritualmente; per quattromila anni aveva fatto il grande esperimento dell’Umanesimo, e ora era come un malato che non poteva curarsi. Era in uno stato simile al nostro mondo, che fin dai tempi del Rinascimento ha cercato di costruire la sua civiltà sull’autosufficienza dell’uomo senza Dio. L’umanità lasciata a se stessa sprofonda lentamente verso il basso e ritorna al livello di Adamo. La legge del progresso necessario è un mito. Abbiamo prove sufficienti che le persone avanzate nella cultura possono degenerare in selvaggi, come la nostra osannata civiltà del ventesimo secolo è degenerata nella carneficina della Guerra Mondiale; ma non esiste un esempio di una razza di selvaggi che si elevi allo stato civilizzato con il proprio sviluppo. (…)

Ad eccezione di un’assistenza soprannaturale esterna, la società va di male in peggio fino a quando il deterioramento è universale. Non l’evoluzione ma l’involuzione e la decadenza è la legge dell’uomo senza Dio, così come è la legge del girasole senza il sole. L’umanità non può risollevarsi da sola; non esiste la generazione spontanea; la vita non viene dai cristalli; la poesia non viene dagli asini; la pace internazionale non viene dalle guerre; la giustizia sociale non viene dall’egoismo. Con tutta la nostra conoscenza della chimica non possiamo fare una vita umana nei nostri laboratori perché ci manca il principio unificante e vivificante di un’anima che viene solo da Dio. La vita non è una spinta dal basso, è un dono dall’alto. Non è il risultato della necessaria ascesa dell’uomo, ma la discesa amorosa di Dio. Non è il termine del Progresso; è il frutto dell’Incarnazione.

Quindi, come quel mondo in cui è nato Cristo, il mondo di oggi non ha bisogno di un rimescolamento di vecchie idee, non di un nuovo sistema economico, non di un nuovo sistema monetario: ha bisogno di una Nuova Nascita. Ha bisogno dell’intrusione nel nostro ordine di una nuova vita e di un nuovo spirito, che solo Dio può dare. Non possiamo darci questa Nuova Nascita più di quanto non possiamo rinascere naturalmente. Se vogliamo rinascere nella novità della vita il principio rigenerante deve venire dall’alto, e questo è proprio il significato dell’Incarnazione: l’introduzione nel mondo a livello della natura umana della Vita di Dio, che non è venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo. Ed è per questo che dico che Lui ha risolto i nostri problemi apparendo come un Bambino, perché la rigenerazione della società ha qualcosa a che fare con la Nascita.

Immediatamente voi direte: “Questa non è che teoria; l’Incarnazione del Figlio di Dio è avvenuta 1900 anni fa, e fa parte del passato tanto quanto la battaglia di Waterloo…”

No! L’Incarnazione non è passata. Come può Dio appartenere al passato? L’Incarnazione sta avvenendo proprio ora. Ciò che Dio ha fatto a quella singola natura umana che Egli ha preso da Maria Sua Madre è ciò che Lui vuole fare, in misura minore, ad ogni natura umana del mondo; cioè, renderci partecipi della Sua Vita Divina. Colui che da tutta l’eternità nacque dall’Eterno Padre è nato nel tempo a Betlemme. Egli vuole che noi che siamo nati nel tempo dei nostri padri terreni, rinasciamo nell’Eternità del Padre Celeste e con la Vita Divina diventiamo membri del Regno di Dio. Il Fonte Battesimale è la nuova Betlemme dove gli uomini rinascono di nuovo alla Vita di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “The Prodigal world” discorso radiofonico del 1935)