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NON È VERO CHE NON ABBIAMO TEMPO PER PREGARE! Quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno tempo avremo per Lui – La preghiera è un’attivissima collaborazione tra l’anima e Dio.

Il più delle volte la preghiera procede parallelamente alla vita morale. Più la nostra condotta si attiene alla Volontà Divina, più facile ci riesce pregare; più la nostra condotta si distacca dalla Divinità, più ardua diventa la preghiera… quando il peccatore non vuol trarsi dal pantano della vita perversa, allora manca la condizione essenziale alla preghiera.

Per essere efficace, una preghiera deve esprimere uno schietto desiderio di redenzione, senza né riserve né condizioni… L’uomo che, dopo aver pregato di esser liberato dalla lussuria e poi vi si abbandona deliberatamente, distrugge con la sua riserva l’efficacia della sua preghiera. Tutte le preghiere implicano un atto di volontà, un desiderio di sviluppo, una disposizione al sacrificio; perché la preghiera è un’attivissima collaborazione tra l’anima e Dio…

Non possiamo conoscere Dio se non abbiamo consapevolezza di ciò che realmente siamo.
Meno un uomo pensa a se stesso, più pensa a Dio… La meditazione migliora la nostra condotta…

Se i nostri pensieri sono malvagi, malvage saranno le nostre azioni. Il problema degli atti impuri è, fondamentalmente, quello dei pensieri impuri. Quando meditiamo e riempiamo la nostra mente, per un’ora o due al giorno, di idee e soluzioni basate sull’amore di Dio e del prossimo, i buoni pensieri finiscono per emergere, spontaneamente, sotto forma di buone azioni compiute senza sforzo…

I nostri pensieri generano i nostri desideri, e i nostri desideri sono gli artefici dei nostri giorni. I desideri vengono formati dal pensiero e dalla meditazione; e poiché l’azione segue le direttive del desiderio, l’anima che sia sommersa dalle Divine Aspirazioni sfugge sempre più alla stretta del mondo. Ciò accresce la felicità…

La condotta dell’uomo che concentra la meditazione in Dio subisce una metamorfosi assoluta… non possiamo tenere lontano dalla nostra mente i cattivi pensieri se non la colmiamo di buoni pensieri. Meditando, non escludiamo il peccato dalla nostra vita, bensì lo sostituiamo con l’Amore di Dio e del prossimo. Il fine della nostra vita non è dunque di evitare il peccato, il che sarebbe estenuante, ma di mantenerci costantemente nell’atmosfera dell’Amore Divino…

La purezza di cuore è condizione della preghiera: non possiamo unirci a Dio finché restiamo legati a interessi illeciti.

In ogni vera preghiera e meditazione c’è un momento in cui la Vita di Dio penetra nella nostra vita e un momento in cui la nostra vita penetra in quella di Dio. Questi momenti ci trasformano profondamente…

Non è vero che non abbiamo tempo per la meditazione: quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno tempo avremo per Lui. Il tempo per una qualsiasi cosa dipende dal valore che ad essa attribuiamo. Il pensiero determina l’impiego del tempo: il tempo non può condizionare il pensiero. Il problema della spiritualità non è mai, quindi, un problema di tempo: è, invece, un problema di pensiero. Perché non occorre molto tempo per diventare santi: occorre solo molto Amore.

Là dove c’è amore, c’è preoccupazione per la persona amata. Gesù disse: “Perché dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore”. Il grado della nostra devozione e del nostro amore dipende dal valore che noi diamo ad una determinata cosa. Sant’Agostino disse: “Amor pondus meum” ossia, l’amore è la legge di gravità.

L’uomo d’affari trova difficile pensare ai piaceri celesti perché è occupato a riempire i suoi “granai”. Il libertino trova difficile amare lo spirito perché il suo tesoro risiede nella carne. Ognuno diventa simile a ciò che ama: se ama la materia, diventa come la materia; se ama lo spirito, il suo aspetto e i suoi ideali e le sue aspirazioni si spiritualizzano. Dato il nesso tra amore e preghiera, è facile capire perché alcune anime dicono “non ho tempo per pregare”. Ed effettivamente non ne hanno, perché altri doveri e altri interessi più eccitanti li chiamano e li seducono.

(Fulton J. Sheen. Da “Lift Up Your Heart – La felicità del cuore”)

PREGHIERA, MEDITAZIONE, ORA SANTA: “La preghiera è l’elevazione della nostra anima a Dio fino a corrispondere perfettamente alla sua divina volontà…dobbiamo vivere in intima amicizia con Dio…Per dare Cristo agli altri, occorre possederlo”

La preghiera è l’elevazione della nostra anima a Dio fino a corrispondere perfettamente alla sua divina volontà… Per corrispondere alla divina volontà, dobbiamo innanzitutto conoscerla e in secondo luogo avere la grazia e la forza di seguirla, una volta conosciuta. Ma per ottenere questi due doni, della luce per le nostre menti e della forza per la nostra volontà, dobbiamo vivere in intima amicizia con Dio. Questo avviene mediante la preghiera. Una vita di preghiera, pertanto, consiste nel vivere secondo la santa volontà di Dio, mentre una vita senza preghiera è un’esistenza dominata dall’arbitrio e dall’egoismo.

Ma perché trascorrere un’ora a meditare? Perché viviamo alla superficie della nostra anima, conoscendo ben poco di Dio e della nostra interiorità. Conosciamo più le cose che il destino. Molte delle nostre difficoltà e fastidi sono dovuti a errori nel nostro piano di vita. Avendo dimenticato lo scopo della vita, abbiamo finito per dubitare anche del suo valore. Un osso fratturato provoca dolore perché non è al suo posto; le nostre anime soffrono perché non tendiamo alla pienezza della Vita, della Verità e dell’Amore, che è Dio. (…)

Lo ha chiesto il Signore: «Non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora?» (Mt 26,40). Questa parola era rivolta a Pietro, ma riferita a Simone. È la nostra natura di Simone ad aver bisogno di quell’ora. Se appare difficile, è perché «lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mc 14,38). L’Ora Santa mantiene l’equilibrio tra il lato spirituale e quello pratico. Le filosofie occidentali tendono a un attivismo in cui l’uomo fa tutto e Dio nulla; quelle orientali, invece, tendono a un quietismo in cui Dio fa tutto e l’uomo nulla. La giusta via di mezzo è indicata da San Tommaso: «L’azione segue la contemplazione», Marta cammina insieme a Maria. L’Ora Santa unisce la vita attiva e contemplativa della persona. Grazie a quest’ora insieme al Signore, le nostre meditazioni e risoluzioni passano dal livello conscio al subconscio per diventare stimoli all’azione. Uno spirito rinnovato inizia a pervadere la nostra opera. Artefice del cambiamento è il Signore che riempie i nostri cuori e le nostre opere con le sue mani. Una persona può dare soltanto ciò che possiede. Per dare Cristo agli altri, occorre possederlo. (…)

L’Ora Santa ci aiuta a riparare i peccati del mondo e i nostri. Quando il Sacro Cuore apparve a santa Margherita Maria, era proprio il suo cuore a essere coronato di spine, non la sua testa. L’Amore era ferito. Messe nere, comunioni sacrileghe, scandali, ateismo militante…, chi riparerà per tutto questo? Chi sarà Abramo per Sodoma, Maria per quelli che non hanno vino? I peccati del mondo sono i nostri, come se li avessimo commessi noi. Se hanno causato al Signore sudore di sangue, al punto che rimproverò i discepoli per non avergli fatto compagnia un’ora sola, diremo forse, con Caino: «Sono forse io il custode di mio fratello» (Gen 4,9)? Riduce i nostri cedimenti alle tentazioni e alla debolezza. Presentarci davanti al Signore nel Santissimo Sacramento è come portare un malato di tubercolosi all’aria buona e alla luce del sole. Il virus dei nostri peccati non può resistere a lungo di fronte alla Luce del mondo. «Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare» (Sal 16,8). La nostra inclinazione al peccato viene prevenuta dalle barriere che l’Ora Santa erige ogni giorno. La nostra volontà si dispone al bene con un piccolo sforzo consapevole da parte nostra. Satana, il leone ruggente, non poté stendere la sua mano sul giusto Giobbe, finché non gli fu concesso (Gb 1,12). Di sicuro allora il Signore non permetterà cadute gravi a coloro che custodisce (1 Cor 10,13). Con piena fiducia nel Signore eucaristico, avranno una resilienza spirituale, si riprenderanno rapidamente dopo una caduta: «Se sono caduta, mi rialzerò; se siedo nelle tenebre, il Signore sarà la mia luce. Sopporterò lo sdegno del Signore perché ho peccato contro di lui, finché egli tratti la mia causa e ristabilisca il mio diritto» (Mi 7,8-9). Il Signore sarà benevolo verso il più debole, se ci troverà in adorazione ai suoi piedi, pronti a ricevere i favori divini. Saulo di Tarso, il persecutore, si era appena umiliato di fronte al suo Creatore, che Dio inviò in suo aiuto un messaggero, dicendogli: «Ecco, sta pregando» (At 9,11). Persino chi è caduto può attendersi di venire rassicurato, se veglia e prega. «Li farò crescere e non diminuiranno, li onorerò e non saranno disprezzati» (Ger 30,19). (…)

L’Ora Santa è una preghiera personale. Chi si limita allo stretto necessario è come un impiegato che depone subito gli strumenti appena sente suonare l’orario di uscita. L’amore inizia quando il dovere finisce. È come donare il mantello quando ti portano via il cappotto. È percorrere un miglio in più. «Prima che mi invochino, io risponderò; mentre ancora stanno parlando, io già li avrò ascoltati» (Is 65,24). Di certo non siamo tenuti a fare un’Ora Santa, ed è proprio questo il punto. L’amore non è mai obbligato, tranne all’inferno. Qui l’amore deve sottomettersi alla giustizia. Essere forzati ad amare è una sorta di inferno. Nessun uomo che ama una donna è obbligato a donarle un anello di fidanzamento e nessuno che ami il Sacro Cuore è tenuto a donargli un’Ora di fidanzamento. «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67) è amore debole; «Vi siete addormentati?» (cfr. Mc 14,37) è amore irresponsabile; «Possedeva infatti molte ricchezze» (Mt 19,22; Mc 10,22) è amore egoista. Ma chi ama il suo Signore trova il tempo per altre attività prima di compiere atti d’amore, «al di sopra e al di là del dovere»? Il paziente ama il medico che gli addebita ogni visita o inizia ad amarlo quando il medico dice: «Ero passato solo per vedere come stai»? La meditazione ci preserva dal cercare continue scappatoie per i nostri affanni e miserie. Quando insorgono le difficoltà, quando abbiamo i nervi a fior di pelle a causa di false accuse, c’è sempre un pericolo da cui guardarci, come gli Israeliti, quello di lasciarsi andare. «Così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza”. Ma voi non avete voluto, anzi avete detto: “No, noi fuggiremo su cavalli”. Ebbene, fuggite! “Cavalcheremo su destrieri veloci”. Ebbene, più veloci saranno i vostri inseguitori» (Is 30,15-16). Non c’è via di fuga, né piacere, né bevanda, né amici o occupazioni, è la risposta. L’anima non può «fuggire a cavallo», ma avere «ali» per volare verso un luogo in cui la sua «vita è nascosta […] con Cristo in Dio» (Col 3,3). (…)

Infine, l’Ora Santa è necessaria alla Chiesa. Non si può leggere l’Antico Testamento senza diventare consapevoli della presenza di Dio nella storia. Con quanta frequenza Dio si è servito di altre nazioni per punire Israele per i suoi peccati! Ha fatto dell’Assiria la «verga del mio furore» (Is 10,5). La storia del mondo sin dall’incarnazione è la Via della croce. Il sorgere e il crollo delle nazioni sono subordinati al regno di Dio. Non possiamo comprendere il mistero delle disposizioni di Dio, poiché è il «libro sigillato» dell’Apocalisse. Giovanni pianse al vederlo (Ap 5,4). Non poteva comprendere la ragione di questo istante di prosperità e di quell’ora di avversità. Il solo requisito è avventurarsi nella fede e il premio è la profonda intimità per quanti coltivano la sua amicizia. Dimorare con Cristo è amicizia spirituale, come Lui ha ribadito nella notte solenne e sacra dell’Ultima Cena, quando ha voluto donarci l’Eucaristia: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). Egli desidera dimorare insieme a noi, «perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). (…)

Nella preghiera vocale ci sono tre tipi di attenzione: 1) alle parole, se non le pronunciamo errate; 2) al loro senso e significato; infine 3) a Dio e all’intenzione per cui preghiamo. Quest’ultimo tipo di attenzione è essenziale per la preghiera vocale. Invece, lo scopo principale dell’Ora Santa è coltivare la preghiera mentale, o meditazione. Pochissime anime meditano abitualmente; sono spaventate alla sola parola, ad altre nessuno ne ha insegnato l’esistenza. Nell’ordine umano un innamorato è sempre consapevole della persona amata, vive alla presenza dell’altro, sceglie di compiere la volontà dell’altro e considera massimo motivo di gelosia essere minimamente superato nel dono di sé. Applicatelo a un’anima innamorata di Dio e avrete le basi della meditazione. Di conseguenza, la meditazione è una sorta di comunione tra spirito e spirito, il cui oggetto è Dio.

Senza pretendere di esaurirne gli aspetti formali, ma rendendoli comprensibili ai principianti, ecco le tecniche di meditazione:

1. Noi parliamo a Dio. Iniziamo a metterci alla presenza di Dio. Chi fa l’Ora Santa davanti al Santissimo Sacramento, deve essere consapevole di trovarsi davanti al Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo. Naturalmente esistono diversi livelli di intimità tra le persone. In un teatro ci sono centinaia di presenti ma poca o nessuna intimità tra loro. Questa varia in base al tipo di conversazione che stabiliamo con uno o più di loro e a seconda che scaturisca da interessi comuni. Lo stesso avviene con Dio; pertanto, la preghiera non è semplicemente richiedere cose, ma perseguire una trasformazione, cioè diventare «conformi all’immagine del Figlio» (Rm 8,29). Non preghiamo per disporre Dio a darci qualcosa, ma per disporre noi a ricevere qualcosa da lui: la pienezza della vita divina.

2. Dio ci parla. L’attività non c’è solo sul piano umano, ma anche su quello divino. Una conversazione è uno scambio, non un monologo. Come l’anima desidera avvicinarsi a Dio, così pure Dio desidera avvicinarsi all’anima. Sarebbe sbagliato monopolizzare una conversazione con gli amici; è ancora più sbagliato farlo nella nostra relazione con Dio. Non dobbiamo parlare sempre noi, ma anche essere buoni ascoltatori. «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,9). Adesso l’anima sperimenta la verità delle parole: «Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi» (Gc 4,8).

Nel corso dell’intera meditazione concepirà devoti sentimenti di adorazione, supplica, sacrificio e riparazione a Dio, ma lo farà specialmente al termine. Questi affetti o colloqui si offrono preferibilmente a parole nostre, perché ciascun’anima ha la propria via per amare Dio e Dio ama ciascuna in maniera particolare. Al principio, l’anima è attratta da Gesù attraverso impulsi di grazia, colmata di pensieri e aspirazioni naturali, ma è digiuna di quelli soprannaturali. Non comprende nulla di Dio né di sé stessa. Ha una relazione ben poco intima con la Divinità fuori di sé e all’interno di sé, ma inizia a conversare con Gesù. Se continua a frequentare la sua compagnia, il Signore a poco a poco la rende sempre più partecipe e comincia a illuminarla. Contemplando i misteri della fede, è aiutata da lui ad andare oltre le parole, gli eventi e i simboli, finora compresi solo superficialmente, e a cogliere l’intimo senso delle verità soprannaturali contenute in essi. Le Scritture vengono gradualmente svelate all’anima. I testi ben noti cominciano ad acquisire un nuovo e profondo significato. Espressioni familiari rivelano una conoscenza che l’anima si meraviglia di non aver mai scoperto prima. Questa nuova luce mira interamente a offrire una piena e più perfetta comprensione dei misteri della fede, cioè dei misteri della vita di Gesù. (…)

L’Ora Santa non è una preghiera ufficiale ma personale. Ogni prete, essendo un uomo, ha un cuore differente da chiunque altro al mondo che deve trovare da sé l’argomento della sua preghiera. Dio non ama le “lettere formali” più di noi. Oltre alla preghiera liturgica o ufficiale ci deve essere quella del cuore. Noi predichiamo continuamente agli altri, ma nell’Ora Santa predichiamo a noi stessi.

(Fulton J. Sheen, da “Signore, insegnaci a pregare” edizioni Ares)

https://www.edizioniares.it/it/prodotti/spiritualita/signore-insegnaci-a-pregare

NON C’È NESSUNA PREGHIERA SENZA UNA RISPOSTA: “Avvicinati a Dio in piena fiducia e anche con l’audacia di un figlio amorevole che ha il diritto di chiedere favori a un Padre”

Non pensare a Dio Onnipotente come a una specie di padrone di casa assente con cui difficilmente osi avere familiarità, o da cui vai per riparare le tue perdite, o per tirarti fuori da un pasticcio. Non pensare a Dio come a un agente assicurativo, che può proteggerti contro le perdite causate dagli incendi. Avvicinati a Lui non timidamente, come un impiegato potrebbe avvicinarsi al capo per un aumento, timoroso e quasi convinto che non riceverà mai ciò che chiede.

Non temerLo con un timore servile, perché Dio è più paziente con te che tu con te stesso. Per esempio, oggi saresti paziente con il mondo malvagio come lo è Lui? Saresti altrettanto paziente con chiunque altro abbia i tuoi stessi difetti?

Piuttosto, avvicinati a Lui in piena fiducia e anche con l’audacia di un figlio amorevole che ha il diritto di chiedere favori a un Padre. Anche se Egli non esaudisce tutti i tuoi desideri, stai certo che, in un certo senso, non c’è nessuna preghiera senza una risposta.

Un bambino chiede al padre qualcosa che potrebbe non essere buona per lui, come per esempio una pistola. Il padre, pur rifiutandosi, prenderà in braccio il bambino per consolarlo, dandogli una risposta d’amore, anche nel rifiuto di una richiesta. Come il bambino dimentica in quell’abbraccio che gli aveva chiesto un favore, così nel pregare, si dimentica ciò che si voleva ricevendo quello di cui si aveva bisogno: un ritorno d’amore.

Non dimenticare neppure che non ci sono solo due tipi di risposte alla preghiera, ma tre: una è “Sì”; l’altra è “No”; la terza è “Aspetta”. Scoprirai che, mentre preghi, la natura delle tue richieste cambierà. Chiederai sempre meno cose per te stesso e sempre di più per il Suo Amore.

Non è forse vero che nelle relazioni umane più ami qualcuno, più cerchi di dare e meno desideri ricevere? Forse pensi che se Nostro Signore venisse nella tua stanza una sera mentre preghi, Gli chiederesti dei favori, o presenteresti le tue difficoltà, o chiederesti: “Quando finirà la guerra?” o “Dovrei comprare azioni della General Motors?” o “Dammi un milione”.

No! Ti getteresti in ginocchio per baciare l’orlo della Sua veste. E nel momento in cui metterà le Sue Mani sulla tua testa, sentirai una tale pace e fiducia – anche nelle tenebre – che non ti ricorderai nemmeno di avere domande da fare o favori da mendicare. Le considereresti una sorta di profanazione. Vorresti solo guardare il Suo Volto, e ti troveresti in un mondo che solo gli amanti conoscono. Questo sarebbe l’unico Paradiso che vorresti!

(Fulton J. Sheen, da “Seven Words of Jesus and Mary”)

VUOI TROVARE DIO? VUOI ASCOLTARE LA SUA VOCE? “Il silenzio è la condizione indispensabile per entrare in noi stessi, cioè, in definitiva, per trovare Dio”

Una delle più grandi mancanze dei nostri giorni è precisamente IL SILENZIO. La vita moderna pare avere una vera passione per il chiasso, per il trambusto, per la confusione. Un desiderio eccessivo per tutto ciò che distrae, per la ricerca dei divertimenti, il continuo andare e venire, i vari eccitamenti e brividi, il movimento per il puro gusto del movimento.

Qual è la ragione di questa passione per tutto ciò che ci distrae?

La ragione vera sta in quel grande desiderio che gli esseri umani hanno di realizzare quella cosa che è a loro impossibile, cioè: sfuggire a sé stessi. Essi non amano stare soli con sé stessi perché non ci trovano gusto; non amano stare da soli con la loro coscienza perché essa li rimprovera. Essi non amano stare tranquilli perché i passi del “Levriero del Cielo” possono essere uditi nel silenzio e non nel frastuono. Essi non amano stare in silenzio, perché la Voce di Dio è simile ad un sussurro e non può essere udita nel tumulto delle vie cittadine.

Tutte queste ragioni, per cui il mondo moderno ama la distrazione, si possono ridurre a questa: ciò che distrae soffoca la Voce di Dio e anestetizza la coscienza.

Il risultato è che ben poche persone conoscono sé stesse. Conoscono gli altri meglio di loro. E questa è la ragione per cui pochi vedono le proprie colpe.

Per rimediare a questo stato di cose occorre meno musica, meno distrazioni, meno frastuono, e un po’ più di silenzio. Dobbiamo ritirarci nel deserto delle nostre anime per godervi un po’ di riposo, un po’ di distacco dagli uomini e un po’ di raccoglimento con Dio; un po’ di quiete che permetta all’anima di sensibilizzarsi ai “Sussurri di Dio”; la fuga dalle massime moderne, dai cavilli delle nuove filosofie; dagli eccitamenti sensibili che disturbano l’anima.

Un po’ di ritiro ispirato all’esempio di Cristo, di Colui che, tra tutti gli uomini, era quello che aveva meno bisogno di una preparazione di silenzio per una vita di attività e invece ha fatto precedere alla sua vita di apostolato una preparazione di silenzio e preghiera superiore a quella di tutti gli apostoli; un po’ più di tranquillità ispirata all’esempio di Gesù che, pur assorbito da un vortice di dinamismo, sapeva passare le notti in preghiera sulle montagne.

Il silenzio è la condizione indispensabile per entrare in noi stessi, cioè, in definitiva, per trovare Dio. Non dipende dall’ambiente in cui ci troviamo, ma dipende dai pensieri coi quali c’intratteniamo. Il silenzio è quell’attività per cui ogni nostra facoltà -intelligenza, cuore, volontà- è protesa verso l’interno tutta attenta ad ascoltare la Voce di Dio.

Il silenzio costituisce l’atmosfera necessaria per rientrare in noi stessi e per giungere alla riflessione. Nel silenzio della preghiera l’uomo comincia a cercare Dio. Lo spirito riflessivo riesce a emergere dal marasma della vita e nella contemplazione sente la nausea di tutto quello che ha per aver poi nostalgia di quello che gli manca.

L’anima si separa dai desideri terreni e incomincia a ricercare quell’angolo di raccoglimento dove poter sentire quella continua Presenza che sembra parlarle da un Roveto Ardente. Il Desiderio per le cose del Cielo, nascosto in ogni uomo, adesso grida verso il soggetto; la riflessione comincia e con essa l’individuo è portato a farsi naturalmente la domanda: “Perché sono a questo mondo?”.

La risposta alla domanda non tarda ad arrivare, è quella contenuta nel piccolo catechismo: “Per conoscere, amare e servire Dio in questa vita, per poi goderLo nell’altra in Paradiso!”

(Fulton J. Sheen, da “La più grande urgenza”)