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-GIOVEDÌ SANTO- L’ULTIMA CENA E L’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA. CRISTO: SACERDOTE E VITTIMA.

Il Nostro Signore Benedetto è venuto in questo mondo per morire. (…)

Essendo la Sua Morte la ragione della Sua Venuta, Egli ora istituiva per gli Apostoli, e per i posteri, un Atto Commemorativo della Sua Redenzione, da Lui promesso quando aveva affermato di essere il Pane di Vita.

Non disse: “Questo rappresenta, o simboleggia, il Mio Corpo”, bensì: “Questo è il Mio Corpo offerto in Sacrificio”. Un Corpo che sarebbe stato spezzato durante la Sua Passione.

Poi, prese il vino nelle Sue Mani e disse: “Questo è il Mio Sangue… che sarà sparso per molti in remissione dei peccati”

Sulla Croce, Egli sarebbe morto per la separazione del Suo Sangue dal Suo Corpo: ecco perché non consacrò insieme, ma separatamente, il pane e il vino, a rivelare il modo della Sua Morte a seguito della separazione del Corpo e del Sangue. In quell’atto, Nostro Signore, fu ciò che sarebbe stato l’indomani sulla Croce: Sacerdote e Vittima.

Venne poi il Divino comandamento di prolungare la Commemorazione della Sua Morte: “Fate questo in memoria di Me”

Ripetete! Rinnovate! Prolungate attraverso i secoli il Sacrificio offerto per i peccati del mondo! (…)

Quel Giovedì Santo, Nostro Signore non aveva dato loro un Sacrificio diverso dal Suo unico Atto Redentore sulla Croce: ma una nuova specie di Presenza. Non si trattava di un nuovo Sacrificio, perché ce n’è uno solo; così Egli diede invece una nuova Presenza di quell’unico Sacrificio.

Durante l’Ultima Cena, Nostro Signore operò indipendentemente dai Suoi Apostoli allorché presentò il Suo Sacrificio sotto le apparenze del pane e del vino; dopo la Sua Risurrezione e Ascensione, invece, e in obbedienza al Comandamento Divino, Cristo avrebbe offerto il Suo Sacrificio al Padre Suo che è nei Cieli attraverso loro o dipendentemente da loro.

Ogni volta che in Chiesa, durante la Messa, rievochiamo quel Sacrificio di Cristo, abbiamo un’applicazione a un nuovo momento nel tempo e a una nuova Presenza nello spazio dell’unico Sacrificio di Cristo adesso Glorioso. In obbedienza al Suo mandato, i Suoi seguaci avrebbero ripresentato in maniera incruenta ciò che Egli presentò al Padre Suo nel Sacrificio cruento del Calvario. (…)

Quando gli Apostoli, e più tardi la Chiesa, avrebbero obbedito alle Parole di Nostro Signore per rinnovare la Commemorazione e mangiare e bere il Corpo e il Sangue di Lui, non sarebbero stati quelli del Cristo Fisico allora dinanzi ad essi, ma quelli del Cristo Glorificato nei Cieli che continuamente intercede per i peccatori. La Salvezza della Croce, in quanto sovrana ed Eterna, viene quindi applicata e tradotta in realtà nel corso del tempo dal Cristo che è nei Cieli. (…)

Nostro Signore non disse mai a nessuno di scrivere circa la Sua Redenzione, ma agli Apostoli disse di rinnovarla, di applicarla, di commemorarla, di prolungarla in obbedienza agli ordini da Lui dati durante l’Ultima Cena. Egli volle che il grande dramma del Calvario venisse rappresentato non già una volta sola ma per ogni tempo che a Lui piacesse.

Volle che gli uomini non fossero i lettori della Sua Redenzione, ma che vi agissero da attori, offrendo con Lui il proprio corpo e sangue nella ripetizione del Sacrificio del Calvario, e con Lui dicendo: “Questo è il Mio Corpo e questo è il Mio Sangue”; morendo alle proprie nature inferiori per vivere alla Grazia.

(Fulton J. Sheen, da “Vita di Cristo”)

L’EUCARISTIA È UN SACRIFICIO E UN SACRAMENTO: NOI VIVIAMO DI CIÒ CHE UCCIDIAMO.

Il sacramento dell’Eucaristia ha due aspetti: è al contempo un sacrificio e un sacramento. Poiché la vita biologica non è che un riflesso, una debole eco, un’ombra della vita divina, nell’ordine naturale si possono trovare analogie con le bellezze divine. La natura stessa non ha forse un duplice aspetto: un sacrificio e un sacramento? Le verdure servite a tavola, la carne presentata sul piatto, sono i sacramenti naturali del corpo dell’uomo, che vive per mezzo loro. Se avessero la parola potrebbero dirci: «Se non entrerai in comunione con me non potrai vivere».

Ma se esaminiamo in che modo la creazione inferiore degli elementi, della verdura o della carne possano diventare il sacramento o la comunione dell’uomo, veniamo immediatamente introdotti al concetto di sacrificio. I vegetali non devono venire sradicati dalla terra, soggetti alla legge della morte e passare attraverso la dura prova del fuoco prima di poter divenire sacramento della vita fisica o entrare in comunione con il corpo? La carne nel piatto che era un giorno qualcosa di vivente, non è stata soggetta al coltello e il suo sangue versato sul suolo di un naturale Getsemani o Calvario prima che fosse pronta per essere presentata all’uomo? La natura, di conseguenza, suggerisce che un sacrificio deve precedere un sacramento; la morte è il preludio della comunione.

In altre parole, se una cosa non muore, non può iniziare a vivere in un ordine superiore. Per esempio, entrare in comunione senza un sacrificio sarebbe, nell’ordine naturale, come mangiare le verdure e la carne crude. Guardando faccia a faccia le realtà della vita, vediamo che noi viviamo di ciò che uccidiamo. Elevandoci all’ordine soprannaturale, viviamo ancora di ciò che uccidiamo. Sono stati i nostri peccati ad aver ucciso Cristo sul Calvario e, per la potenza di Dio che è risorto dai morti e regna nella gloria dei cieli, egli ora diventa la nostra vita entrando in comunione con noi, e noi con lui. Nell’ordine divino ci deve essere il sacrificio o la consacrazione della Messa prima che ci possa essere il sacramento o la comunione tra le anime e Dio.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

La Santità è una stabilizzazione nell’Amore di Dio.

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La passione d’amore non si soddisfa col semplice possesso, ma aspira perfino ad assimilare l’altro essere. Forse non c’è donna al mondo che tenendo in braccio il suo bambino non abbia detto qualche volta: «Quanto è caro! Lo mangerei».

Si cela in queste parole il mistero di quella assimilazione che raggiunge il suo vertice nel Sacramento della Santa Comunione, in cui Gesù, Dio Incarnato, soddisfa il nostro desiderio di adesione completa con la sua Divinità e Umanità, sotto le specie e l’apparenza del pane.

Se l’amore non implicasse l’unione, non si potrebbe spiegare psicologicamente come il male fisico o l’affronto arrecato ai nostri cari possa essere sentito come arrecato a noi stessi.

Nell’ordine soprannaturale, un tale amore diviene un’unione che s’identifica con la stabilizzazione. La Santità è una stabilizzazione nell’Amore di Dio.

(Beato Fulton J. Sheen da “Tre per sposarsi”.)

IL CALVARIO E LA MESSA: Nella Messa, il Corpo Mistico di Cristo attualmente unito a Lui, Suo Capo, offre con Lui e per mezzo di Lui, il Sacrificio del Calvario.

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Tutti i sacrifici s’inquadrano solo nella luce del Calvario dove Cristo ha offerto la Sua Vita per la nostra Redenzione. Egli è l’unico soldato che sia nato per morire, tutti gli altri nascono per vivere. Per Lui fu lo scopo della vita, il tesoro sempre cercato.

Il Calvario è un atto che continua in un grande dramma eterno. La prima copia di questo dramma fu scritta in Cielo il giorno della creazione del mondo, poiché le Scritture ci dicono che il Signore è: “L’ Agnello immolato dall’inizio del mondo”. La Crocifissione divenne possibile dall’istante in cui all’uomo venne data la libertà.

Questa “rappresentazione”, questa ripetizione del Sacrificio di Cristo sulla Croce adattata ai nostri tempi e alla nostra vita, è la Messa. Nella Messa, il Corpo Mistico di Cristo attualmente unito a Lui, Suo Capo, offre con Lui e per mezzo di Lui, il Sacrificio del Calvario.

Egli ci chiese di ripetere questa Commemorazione della Sua Morte, per cui noi la rinnoviamo continuamente nel presente. Sulla Croce noi eravamo virtualmente uniti a Cristo come al Capo del Corpo Mistico di cui siamo le membra; nella Santa Messa noi rendiamo attuale questa unione. Sulla Croce, Gesù, in un certo senso, fu solo; ma nella Messa invece, noi, membri del Corpo Mistico, siamo con Lui.

Per Cristo: una cosa è l’averci redenti, ma ben diversa è applicarci i meriti della Redenzione.

Con la Consacrazione, Cristo si fa presente sull’altare con gli stessi sentimenti che aveva sulla Croce. Ma c’è qualcosa di nuovo: anche noi con Lui offriamo il nostro sacrificio morendo al peccato.

In ogni Messa, noi possiamo pensare che Gesù dall’alto dei Cieli ci dica:

“Questa natura umana ch’Io presi da Maria e che per voi ho offerto un giorno, Vittima Immacolata, è ora glorificata alla destra del Padre. Io non posso tornare a morire fisicamente in questo Sacrificio; posso però prolungare la mia Redenzione, renderla viva e personale per voi, se voi volontariamente mi darete la vostra natura. Allora Io potrò tornare a morire in voi, e voi in Me. Così la Croce non sarà più una cosa del passato; sarà qualche cosa che sta avvenendo al presente. Ricordatevi che Io vi dissi: prendete ogni giorno la vostra Croce sulle spalle. Qui venite a prenderla per morire con Me ed in Me.

I vostri sacrifici non hanno valore se non sono offerti in Me e attraverso di Me, Unico Sacerdote e Unica Vittima. Come Io sono morto al peccato nella Mia Umana Natura e sono risorto nella Novità di una Nuova Vita e di una Nuova Gloria, così voglio che anche voi rendiate attuale e applicabile a voi stessi questa Mia Morte, morendo ai vostri peccati, per prepararvi alla Nuova Vita e alla Gloria Eterna”.

Nell’istante più bello e solenne di questa Messa fatta a ricordo di Me, nella Consacrazione, sarai capace di dirMi:

“Mio Gesù, QUESTO È IL MIO CORPO, QUESTO È IL MIO SANGUE. Prendilo, consacralo, crocifiggilo, fallo morire con Te, affinché tutto ciò che di male vi è in me perisca sulla Croce, e ciò che di buono vi possa essere continui a vivere soltanto in Te. Non mi importa che restino, o Signore, le specie della mia vita, le apparenze del pane e del vino, i doveri della mia monotona vita di ogni giorno e le fattezze di questo mio corpo. Lascia che queste restino pure davanti agli occhi degli uomini. Ma divinizza, cambia, transustanzia tutto ciò che io sono. Voglio che il Padre che abbiamo in Cielo, guardandomi dall’Alto, non veda più me stesso, ma Te, o meglio veda me nascosto in Te, morto a questo mondo corrotto di peccato e possa dirmi: “Tu sei il Figlio prediletto in cui mi sono compiaciuto”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “The Rock Plunged Into Eternity – Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 5 Febbraio 1950”)

“L’anima forma la vita del corpo; Cristo è la Vita dell’anima. Come la vita del corpo è collegata con il sangue, così la Chiesa, il Corpo Mistico ha Vita se unito a Cristo nell’Eucaristia”

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L’anima forma la vita del corpo; Cristo è la Vita dell’anima. Come la vita del corpo è collegata con il sangue, così la Chiesa, il Corpo Mistico ha Vita se unito a Cristo nell’Eucaristia.

Questa è la base dell’unità della Chiesa.

La balaustra dove si va a ricevere l’Eucaristia è perciò l’istituzione più democratica che ci sia mai stata nella storia. Chiunque vada a ricevere il Corpo e il Sangue del Signore Gesù Cristo, sente fluire nelle sue vene la stessa Vita Divina che fluisce nelle mie. La Vita di Cristo che si agita in me, è la stessa Vita che pulsa nelle altre membra del Corpo Mistico di Cristo; perciò ognuno di essi è mio fratello e mia sorella in Cristo. Comunione vuol dire “Comune Unione”, comunità. Ecco i frutti meravigliosi della nostra Fede.

E poiché la sorgente di questa Vita del Corpo Mistico è Cristo stesso, esso ha necessariamente una Vita Immortale perciò quelli che sospirano la scomparsa della Chiesa, dovrebbero guardar meglio il quotidiano spegnersi delle stelle all’apparir dell’alba. Gesù non scherzava quando disse a Pietro: “Le forze dell’inferno non prevarranno contro la Mia Chiesa”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “The Rock Plunged Into Eternity – Ancore sull’abisso, Radiomessaggio del 5 Febbraio 1950”)