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VUOI TROVARE DIO? VUOI ASCOLTARE LA SUA VOCE? “Il silenzio è la condizione indispensabile per entrare in noi stessi, cioè, in definitiva, per trovare Dio”

Una delle più grandi mancanze dei nostri giorni è precisamente IL SILENZIO. La vita moderna pare avere una vera passione per il chiasso, per il trambusto, per la confusione. Un desiderio eccessivo per tutto ciò che distrae, per la ricerca dei divertimenti, il continuo andare e venire, i vari eccitamenti e brividi, il movimento per il puro gusto del movimento.

Qual è la ragione di questa passione per tutto ciò che ci distrae?

La ragione vera sta in quel grande desiderio che gli esseri umani hanno di realizzare quella cosa che è a loro impossibile, cioè: sfuggire a sé stessi. Essi non amano stare soli con sé stessi perché non ci trovano gusto; non amano stare da soli con la loro coscienza perché essa li rimprovera. Essi non amano stare tranquilli perché i passi del “Levriero del Cielo” possono essere uditi nel silenzio e non nel frastuono. Essi non amano stare in silenzio, perché la Voce di Dio è simile ad un sussurro e non può essere udita nel tumulto delle vie cittadine.

Tutte queste ragioni, per cui il mondo moderno ama la distrazione, si possono ridurre a questa: ciò che distrae soffoca la Voce di Dio e anestetizza la coscienza.

Il risultato è che ben poche persone conoscono sé stesse. Conoscono gli altri meglio di loro. E questa è la ragione per cui pochi vedono le proprie colpe.

Per rimediare a questo stato di cose occorre meno musica, meno distrazioni, meno frastuono, e un po’ più di silenzio. Dobbiamo ritirarci nel deserto delle nostre anime per godervi un po’ di riposo, un po’ di distacco dagli uomini e un po’ di raccoglimento con Dio; un po’ di quiete che permetta all’anima di sensibilizzarsi ai “Sussurri di Dio”; la fuga dalle massime moderne, dai cavilli delle nuove filosofie; dagli eccitamenti sensibili che disturbano l’anima.

Un po’ di ritiro ispirato all’esempio di Cristo, di Colui che, tra tutti gli uomini, era quello che aveva meno bisogno di una preparazione di silenzio per una vita di attività e invece ha fatto precedere alla sua vita di apostolato una preparazione di silenzio e preghiera superiore a quella di tutti gli apostoli; un po’ più di tranquillità ispirata all’esempio di Gesù che, pur assorbito da un vortice di dinamismo, sapeva passare le notti in preghiera sulle montagne.

Il silenzio è la condizione indispensabile per entrare in noi stessi, cioè, in definitiva, per trovare Dio. Non dipende dall’ambiente in cui ci troviamo, ma dipende dai pensieri coi quali c’intratteniamo. Il silenzio è quell’attività per cui ogni nostra facoltà -intelligenza, cuore, volontà- è protesa verso l’interno tutta attenta ad ascoltare la Voce di Dio.

Il silenzio costituisce l’atmosfera necessaria per rientrare in noi stessi e per giungere alla riflessione. Nel silenzio della preghiera l’uomo comincia a cercare Dio. Lo spirito riflessivo riesce a emergere dal marasma della vita e nella contemplazione sente la nausea di tutto quello che ha per aver poi nostalgia di quello che gli manca.

L’anima si separa dai desideri terreni e incomincia a ricercare quell’angolo di raccoglimento dove poter sentire quella continua Presenza che sembra parlarle da un Roveto Ardente. Il Desiderio per le cose del Cielo, nascosto in ogni uomo, adesso grida verso il soggetto; la riflessione comincia e con essa l’individuo è portato a farsi naturalmente la domanda: “Perché sono a questo mondo?”.

La risposta alla domanda non tarda ad arrivare, è quella contenuta nel piccolo catechismo: “Per conoscere, amare e servire Dio in questa vita, per poi goderLo nell’altra in Paradiso!”

(Fulton J. Sheen, da “La più grande urgenza”)