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DIO NON PUÒ COSTRINGERE L’UOMO E VIOLARE LA SUA LIBERTÀ. L’AMORE CROCIFISSO: “Delle Mani che sono trafitte con i chiodi non possono farci prigionieri; dei Piedi che sono bucati con l’acciaio non possono inseguirci. Il vero Amore è sempre disarmato ma votato al sacrificio”

Dio non può violare la libertà dell’uomo, perché così facendo schiaccerebbe la libertà stessa che rende possibile l’amore. Perciò Dio, per conquistarci, si mette nell’atteggiamento di chi è incapace di distruggere la libertà. Viene a noi in una natura umana sulla croce. Delle Mani che sono trafitte con i chiodi non possono farci prigionieri; dei Piedi che sono bucati con l’acciaio non possono inseguirci. Il vero Amore è sempre disarmato ma votato al sacrificio. Può invitarci e richiamarci solo presentando l’immagine di ciò che il peccato ha fatto a Lui.

Cerca di commuoverci con la visione di un sacrificio per cui può dire: “Nessuno ha un amore più grande di questo” (Giovanni 15:13). Molto spesso la vista delle sofferenze che l’ubriachezza di un marito ha causato a una moglie lo fa desistere dalla sua abitudine; così anche Nostro Signore spera che la rivelazione di ciò che i nostri peccati hanno fatto a Lui ci porti al pentimento. La crocifissione non è stata un omicidio, ma un deicidio, il peggio che il peccato possa fare. La vista stessa della Sua sofferenza non è solo la misura della nostra colpa, ma è allo stesso tempo l’offerta del perdono.

Attraverso la Croce la nostra colpa si trasforma in dolore nel vedere le sue conseguenze – un dolore struggente e personale che tortura la nostra anima fino a farci gridare: “O Dio, sii misericordioso con me peccatore” (Lc 18,13). Da quella Croce l’Amore ha guardato in basso, perché per sua natura l’amore discende. I genitori amano i loro figli più di quanto i figli amino i loro genitori. Infatti, i figli non sanno quanto i loro genitori abbiano sofferto per loro finché non diventano essi stessi genitori. L’amore discende dalla Croce.

Siamo troppo stupidi per capire l’amore della Croce, perché siamo così estranei al sacrificio; non sappiamo cosa sia l’amore perché non abbiamo amato, ma solo desiderato. Poiché amiamo così poco, il Suo amore è misterioso per noi. Non abbiamo mai perdonato nessuno a un prezzo così alto come il Suo; non abbiamo mai amato nessuno a un prezzo così alto come Lui. La nostra mancanza di amore ha nascosto il Calvario. Solo quando inizieremo ad amare la Bontà capiremo quanto Dio sia stato buono a morire per noi.

Il peccato è colpa nostra! Che cosa faremo al riguardo? Il mondo lo spiegherà, il Signore lo perdonerà. Egli ha conferito questo potere di perdono alla sua Chiesa fino alla consumazione del mondo: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi” (Giovanni 20:23). Grazie a Dio, sono cattolico.

(Fulton J. Sheen, da “For God and Country” 1941)

IL SEGRETO DELLA FELICITÀ: “Il segreto della felicità è, per ogni uomo, vivere il più possibile vicino a Dio, e così vivrà anche più vicino al prossimo: tale è la sola e unica soluzione all’enigma dell’Amore”

Il segreto della felicità è, per ogni uomo, vivere il più possibile vicino a Dio, e così vivrà anche più vicino al prossimo: tale è la sola e unica soluzione all’enigma dell’Amore. In questo amore, che è Dio, si perfeziona l’amore di sé, poiché in Lui amiamo anche il prossimo nostro come noi stessi e per la stessa ragione. Se dunque io odierò qualcuno, rivolgerò il mio odio verso una creatura che è stata fatta da Dio, e se amerò me stesso escludendo Dio dovrò constatare che in realtà non sto amando, bensì odiando me stesso perché non vivrei all’altezza del mio essere umano chiamato a essere figlio di Dio mediante il battesimo e la vita in Cristo.

L’amore a primo acchito potrebbe sembrare una vera contraddizione: come possiamo infatti amare noi stessi senza essere egoisti? E come amare gli altri senza perdere se stessi? La risposta è questa: amando noi stessi e il prossimo in Dio. È l’amore divino e solo l’amore divino a farci rettamente amare noi stessi e il prossimo. Infatti, Dio ci ha amati per primo nonostante fossimo peccatori. L’amore di sé evita l’egoismo mediante la ricerca dell’auto-perfezione, la quale si raggiunge amando Dio, e di conseguenza l’amore del prossimo evita il totalitarismo, ossia la perdita di se stessi mediante l’assorbimento nella massa, mediante l’amore del prossimo nella fraternità spirituale del Padre Nostro.

Quelle povere anime frustrate, rinchiuse entro la morsa della propria eccentricità, mantengono troppo indaffarati i loro piccoli cervelli egocentrici e troppo in ozio le loro mani e i loro piedi egoisti. Se cominciassero ad amare il loro prossimo per amore di Dio, si accorgerebbero presto di aspirare al loro proprio perfezionamento morale, che consiste non nella ricerca meschina della propria volontà, ma nel conformarsi alla volontà divina. Questa duplice legge, dell’amore di sé e dell’amore del prossimo in Dio, è il segreto della vita; per questo nostro Signore, subito dopo averci impartito la legge dell’amore di Dio e del prossimo, soggiunse: “Fa’ questo e vivrai” (Lc 10,28).

Dio non ha mai avuto l’intenzione di separare l’ “Io” e il “Tu”, né si può considerare in alcun modo Dio come un ostacolo al pieno godimento di se stessi, né, tantomeno, Lui si pone in competizione con noi nell’amore del nostro prossimo. Ma quando l’amore si fa trino, allora al centro dell’ “Io” e del “Tu” viene a prendere dimora Dio stesso, impedendo in tal modo che l’ “Io” diventi egotista e che il “Tu” si trasformi in un utensile o in uno volgare strumento di piacere. In un tale amore è lo stesso Dio che si mette, per così dire, “in pellegrinaggio” al nostro fianco. Ma se volessimo ricercare la ragione per cui occorrono tre elementi perché si realizzi l’amore, dovremmo volgere il nostro sguardo nel cuore stesso di Dio.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

PERCHÉ LA MAGGIORANZA DEI MATRIMONI MODERNI FINISCE IN UN FALLIMENTO?

Che cosa succede quando non viene attuato l’ordine divino e l’amore erotico non viene utilizzato quale embrione che deve condurre a Dio?

Con questa domanda mettiamo il dito sul fallimento della maggioranza dei matrimoni moderni, in cui l’amore non è considerato come una porta aperta verso il cielo, ma come mera inclinazione della carne. Quando le unioni matrimoniali sono prive di religione – la quale sola può suggerire che l’amore della carne è nient’altro che un’introduzione all’amore dello spirito – allora l’altro coniuge diventa oggetto di adorazione al posto di Dio.

Questa è infatti l’essenza dell’idolatria: adorare l’immagine invece della realtà, scambiare la copia per l’originale, e la cornice per il quadro. Quando l’amore si limita alla soddisfazione del desiderio egotistico, diviene solo un’energia esauritasi, o una stella caduta. Quando l’amore rifiuta deliberatamente di usare le scintille che Dio gli ha dato per accendere altri fuochi, quando scava pozzi, ma non incanala mai le acque; quando impara a leggere, ma senza mai giungere alla conoscenza, allora l’amore si volge contro se stesso, e poiché desidera solamente godersi la propria vita si tramuta in odio o in reciproco massacro.

Quando l’altro coniuge diviene idolo e oggetto di adorazione al posto di Dio, l’amore erotico si volge contro coloro che ne abusano. Ogni coniuge comincia a sentire la torturante contraddizione tra il desiderio infinito di amore divino che è stato disdegnato, e le sue povere e finite realizzazioni e sazietà nella forma umana. Entrambi i coniugi tentano di vivere quel momento in cui si concreta la promessa di Satana: “Voi sarete simili a dei”.

Ma se non c’è Agape per imbrigliare Eros, allora si scatenano le furie quando l’uno dei coniugi si accorge che l’altro non è un Dio, tanto meno un angelo, e neanche un angelo caduto. Quando l’altro coniuge non ha dato tutto quello che aveva promesso di dare, proprio perché, non essendo Dio ma solo uomo, era incapace di soddisfare il desiderio di appagamento d’infinito, l’altro si sente tradito, ingannato, deluso e frodato. Nessun essere umano è amore, bensì soltanto amabile; solo Dio è amore.

Quando la creatura si sostituisce al Creatore pretendendo di sostituirsi all’amore, allora l’amore erotico si tramuta in odio. L’uno dei coniugi scopre che l’altro ha i piedi di argilla, che invece di un angelo è una semplice donna, o che invece di Apollo è un semplice uomo. Quando l’estasi non continua e l’orchestra smette di suonare, e lo champagne della vita ha perduto il suo frizzante, l’altro coniuge viene considerato un truffatore e un ladro, e infine citato in tribunale per il divorzio con il pretesto di “incompatibilità”.

E quale pretesto potrebbe essere più stupido dell’incompatibilità, quando non esistono al mondo due persone che siano perfettamente e costantemente compatibili tra loro? La ricerca di un nuovo compagno parte dal presupposto che qualche altro essere umano possa dare ciò che solo Dio può dare. I nuovi matrimoni equivalgono soltanto a una somma di zeri.

Invece di comprendere che la principale ragione del fallimento sta nel rifiuto di avvalersi dell’amore coniugale come di un veicolo per arrivare all’amore divino, il divorziato pensa che le seconde nozze possano offrirgli ciò che le prime non possedevano. Il semplice fatto che un uomo o una donna cerchino un nuovo compagno è una prova che non c’era mai stato vero amore, poiché, se il sesso è sostituibile, l’amore non lo è. Le mucche possono ruminare in altri pascoli, ma una persona non può essere sostituita. Non appena una creatura umana sia equiparata a un pacco da giudicare soltanto in base al suo involucro, non passerà molto tempo che l’oro falso mostrerà il verderame e il pacco sarà gettato tra i rifiuti.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

MARIA, TU SEI LA SIGNORA DELLA LIBERTÀ…INSEGNACI A DIRE IL NOSTRO SÌ A GESÙ!

Maria! Noi, povere creature della terra, inciampiamo nelle nostre libertà, andiamo a tastoni nelle nostre scelte. Milioni di noi desiderano rinunciare alla propria libertà, alcuni ripudiandola per il fardello della propria colpa, alcuni sacrificandola agli umori e agli usi di questo tempo e altri perché inghiottiti dal comunismo, dove c’è una sola volontà, quella del dittatore, e un solo amore che è odio e rivoluzione!

Noi oggi parliamo tanto di libertà, Maria, perché la stiamo perdendo, proprio come parliamo tanto di salute quando siamo malati. Tu sei la signora della libertà perché hai annullato la falsa libertà che rende gli uomini schiavi delle loro passioni, pronunciando quella parola che Dio Stesso disse quando creò la luce e che fu ripetuta quando il Figlio Suo redense il mondo: “Fiat!”, ovvero “Si faccia di me secondo la volontà di Dio”.

Come il “no” di Eva prova che la creatura fu fatta dall’amore e che perciò è libera, così il tuo Fiat prova che la creatura fu fatta per l’amore. Insegnaci, dunque, che non c’è altra libertà se non quella di fare, per amore, ciò che tu hai fatto al momento dell’Annunciazione, ossia dire di sì alle domande di Gesù.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

L’AMORE NON È SOLTANTO UN’AFFERMAZIONE MA È ANCHE UN RIFIUTO: LA NOSTRA LIBERTÀ CONSISTE NEL RINUNCIARE AD ESSA PER QUALCUNO CHE AMIAMO!

La bellezza di questo mondo sta nel fatto che praticamente tutti i doni sono condizionati dalla libertà. Non esiste una legge per la quale un giovanotto debba donare un anello alla sua fidanzata. L’unica parola che prova lo stretto legame esistente tra doni e libertà è: “Grazie”. Bene ha detto Chesterton: “Se l’uomo non fosse libero non potrebbe mai dire: Grazie della mostarda”. La nostra libertà consiste in effetti nel rinunciare a essa per qualcosa che amiamo.

Chi è libero nel mondo desidera la libertà soprattutto come mezzo: vuole la libertà per rinunciarvi, poiché quasi tutti sacrificano la propria libertà. Alcuni sacrificano la libertà di pensiero all’opinione pubblica, agli umori, alle mode e all’anonimità del “si dice” e diventano quindi schiavi volontari dell’attimo sfuggente. Altri sacrificano la libertà all’alcool e al sesso, e sperimentano così nella propria vita le parole della Sacra Scrittura: “Chi commette il peccato è schiavo del peccato”. Alcuni sacrificano la propria libertà all’amore per un’altra persona. È questa la forma più sublime del dono di sé, quella dolce schiavitù di amore della quale parla il Salvatore: “Il mio giogo è soave e leggero il mio peso”.

Il giovane che corteggia una ragazza le dice in sostanza: “Voglio essere tuo schiavo per tutti i giorni della mia vita, e questa sarà la mia massima libertà”. La ragazza corteggiata potrebbe dirgli: “Tu dici di amarmi, ma come posso esserne certa? Hai fatto la corte alle altre 458.623 ragazze di questa città.” Se il giovane conoscesse bene la metafisica e la filosofia, risponderebbe: “In un certo senso sì, perché per il semplice fatto che amo te, rifiuto le altre. Lo stesso amore che mi fa scegliere te, mi fa del pari respingere le altre, e ciò sarà per la vita”.

Perciò l’amore non è soltanto un’affermazione; è anche un rifiuto. Il semplice fatto che Giovanni ama Maria con tutto il suo cuore significa che non deve amare Anna con una parte di esso. Ogni protesta di amore è una limitazione di una forma illecita di libero amore. L’amore in questo caso è il freno della libertà intesa come licenza, e tuttavia il godimento della perfetta libertà, perché tutto quanto si desidera nella vita è di amare una data persona.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)

AMORE E LIBERTÀ: “La libertà non implica soltanto una scelta, ma anche la responsabilità della scelta!”

L’età moderna, che dà tanto valore al sesso, giustifica promiscuità e divorzio basandosi sul fatto che l’amore è per sua natura libero come, infatti, è. Ogni amore è, in un certo senso, un libero amore. La privazione dell’amore è proprio dell’essenza dell’inferno. La Sacra Scrittura ci dice: “Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2 Cor 3,17). La vita ideale trova la sua realizzazione non nella soggezione a una legge assoluta, ma nella saggia corresponsione di un affetto controllato.

La formula che l’amore è libero è giusta. Spesso la sua interpretazione può essere sbagliata. Quei mariti che abbandonano la moglie per un’altra donna, possono giustificare la loro infedeltà basandosi sul principio che “si dev’essere liberi di vivere la propria vita”. Nessuno è mai egoista o sensuale senza dissimulare le sue esigenze con un’analoga esibizione di ideali. Dietro parecchie affermazioni, da parte di contemporanei, della libertà in amore, si cela un falso processo mentale; perché, sebbene l’amore implichi libertà, non ogni libertà implica amore.

Non posso amare se non sono libero, ma, poiché sono libero, posso non amare ancora come desidero. Un uomo può possedere la libertà senza l’amore (per esempio, chi ingiuria un altro è libero di farlo quando non c’è nessuno che glielo impedisce), ma di certo non nutre amore. Un ladro è libero di saccheggiare una casa durante l’assenza dei proprietari, ma è assurdo dire che il ladro ami i proprietari per il solo fatto che è libero di rubare. La libertà più genuina è quella che si dà, non quella che si prende. Ciò che parecchi moderni intendono per libertà in amore è libertà da qualche cosa, senza una condizione di libertà per qualche cosa.

Il vero amore vuol essere libero da qualche cosa per qualche cosa. Un giovane desidera essere libero dalla soggezione ai genitori, in modo da poter amare un’altra creatura oltre a essi, e perpetuare così la propria vita. La libertà di amare non si può dunque disgiungere dal desiderio di servire, dall’altruismo e dalla bontà. La stampa vuol essere libera da restrizioni per poter dire la verità; l’uomo vuol essere libero dalla tirannide politica per attendere alla propria prosperità terrena e per assicurarsi il proprio destino nella vita avvenire. L’amore esige che ci si liberi da una cosa in modo da potersi porre liberamente al servizio di un’altra. Quando un uomo si innamora di Dio, va immediatamente in cerca di qualcuno a cui aprire l’animo.

Per essere completamente liberi da ogni legame si dovrebbe essere soli, ma allora non si avrebbe nessuno da amare. Questo è precisamente l’ideale di Sartre, che dice: “Gli altri sono inferno”. Questa filosofia si basa sul principio che tutto quello che limita l’ego è nulla. Ma ogni altro uomo, ogni altra cosa, pone delle limitazioni all’ego, perciò sono nulla. Difatti l’uomo che dichiara di essere libero nel senso di vivere la vita soltanto dal proprio punto di vista, si trova davvero nel nichilismo dell’inferno. Sartre dimentica che innamorarsi significa incontrare qualcosa, e questa qualcosa è una responsabilità. Così lo stesso amore che esige libertà per potersi esercitare cerca altresì le catene che lo limitino. Perciò la libertà in amore non è licenza. La libertà non implica soltanto una scelta, ma anche la responsabilità della scelta.

(Fulton J. Sheen, da “Maria Primo Amore del Mondo”)