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PERCHÉ IL SIGNORE VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI A UN SACERDOTE? “I nostri peccati non sono solo affare nostro, ma dell’intera Chiesa”

Nessuno dubita che Nostro Signore abbia il potere di rimettere i peccati. I Vangeli riferiscono la guarigione del paralitico a Cafarnao. Nostro Signore dapprima ha detto al paralitico che i suoi peccati gli erano rimessi, al che quelli che stavano intorno ridevano di lui. In risposta il Salvatore chiese loro se fosse più facile guarirlo o rimettere i suoi peccati; così lo guarì, «perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra» (Mc 2, 10). Nostro Signore stava affermando che Dio apparso in forma umana aveva il potere di perdonare i peccati, vale a dire che, servendosi della natura umana che aveva ricevuto da Maria, egli stava perdonando i peccati. C’è qui un’anticipazione del fatto che egli continuerà a perdonare i peccati proprio attraverso l’umanità, cioè attraverso coloro che sono dotati del potere sacramentale per farlo.

L’uomo non può rimettere i peccati, ma Dio può perdonarli attraverso l’uomo. Nostro Signore ha promesso di conferire questo potere di perdonare innanzitutto a Pietro, che ha reso pietra fondante della Chiesa. Egli ha detto a Pietro che avrebbe ratificato in Cielo le decisioni che questi avrebbe preso sulla terra. Alludeva a queste decisioni con le due immagini del «legare» e «sciogliere». A chi deteneva le chiavi del regno era concesso il potere di giurisdizione. Questa promessa fatta a Pietro fu seguita poco dopo da un’altra fatta agli apostoli. La seconda promessa non conferiva il primato, perché questo era riservato a Pietro. Gesù disse loro: «”Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20, 21-23).

Il nostro divino Redentore qui dice di essere stato mandato dal Padre; ora egli manda loro con il potere di perdonare o non perdonare. Queste parole implicano «ascoltare le confessioni», perché altrimenti come farebbero i sacerdoti della Chiesa a sapere quali peccati perdonare e quali non perdonare, senza prima ascoltarli? Si può essere certissimi che questo sacramento non sia di istituzione umana, perché se la Chiesa avesse inventato tutti i sacramenti, ne avrebbe certamente abolito uno, cioè il sacramento della Penitenza. Questo a causa della fatica che grava su quanti devono ascoltare le confessioni, sedendo lunghe ore in confessionale ad ascoltare la terribile monotonia della natura umana caduta. Ma poiché esso è di istituzione divina – quale splendida opportunità di restituire la pace ai peccatori e renderli santi!

PERCHÉ IL SIGNORE VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI?

Ci si potrebbe domandare perché il Signore chieda di confessare i peccati. Perché non nascondere la testa in un fazzoletto e dire a Dio che ci dispiace? Bene, se questo modo di chiedere scusa non funziona quando siamo colti da un poliziotto, perché dovrebbe andar bene con Dio? Versare lacrime in un fazzoletto non è prova di dispiacere, perché noi siamo i giudici. Chi sarebbe mai condannato al carcere se ogni uomo fosse il proprio giudice? Quanto sarebbe facile per assassini e ladri sfuggire alla giustizia e al giudizio avendo semplicemente un fazzoletto a portata di mano!

Poiché il peccato è orgoglio, esso richiede umiliazione e non c’è maggiore umiliazione che liberare la propria anima davanti al prossimo. Questa auto-rivelazione ci guarisce da più di una malattia morale. Certe cose che feriscono, fanno più male se restano taciute. Una bolla può essere curata se viene incisa per rilasciare il pus; così anche un’anima in cammino verso la Casa del Padre, quando ammette le proprie colpe e chiede perdono. L’intera natura suggerisce la liberazione di sé stessi. Se lo stomaco assume una sostanza estranea che non può assimilare, la vomita; così avviene con l’anima. Essa cerca di liberarsi da ciò che la opprime, cioè l’insopportabile contraddizione interna.

Inoltre, quando un peccato è riconosciuto e ammesso, perde la sua tenacia. Il peccato appare in tutto il suo orrore quando è visto alla luce della crocifissione. Sopprimi un peccato ed esso sarà sepolto per riemergere più tardi in forma di complessi. È come tenere il tappo su un tubetto di dentifricio. Se uno lo sottopone a una pressione intensa, il dentifricio uscirà da qualche parte, non si sa dove. La direzione ordinaria d’uscita sarà verso l’alto. Così anche noi, se sopprimiamo la nostra colpa o la neghiamo, sottoponiamo a pressione la nostra mente dando luogo a delle aberrazioni. Il peccato non fuoriesce dove dovrebbe, cioè nel sacramento della confessione. È per questo che, nell’opera di Shakespeare, la macchia di Lady Machbeth riemergeva lavandosi le mani. Avrebbe dovuto lavarsi l’anima, non le mani. (…)

Un’altra ragione per confessare i peccati al prete è che nessun peccato è individuale. Siamo membri del Corpo mistico di Cristo. Se un membro è malato, l’intero corpo è malato. Se abbiamo l’otite, ne soffre tutto il corpo. Ora, ogni peccato personale ha effetti sociali: tutte le altre cellule del corpo della Chiesa sono intaccate dal difetto di questa singola cellula. Ogni peccatore è degno di biasimo, non solo per sé stesso ma anche per riguardo alla Chiesa e prima e innanzitutto a Dio. Se va sempre curato, ciò può avvenire soltanto con l’intervento della Chiesa e di Dio. Nessuna medicina avrà effetto su un membro del corpo, se in qualche modo l’intero corpo non coopera con la medicina. Poiché ogni peccato è contro Dio e contro la Chiesa, ne consegue che un rappresentante di Dio e della Chiesa deve restituire l’amicizia al peccatore. Il sacerdote, agendo come rappresentante della Chiesa, accoglie il penitente nella comunità dei credenti.

Quando Nostro Signore ha trovato la pecorella smarrita, l’ha reintegrata subito nel suo gregge: «Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11, 51-52). Il sacerdote ristabilisce il peccatore nella grazia; restituisce al peccatore i suoi diritti di figlio dell’Eterno Padre; non lo riconcilia solo con Dio, ma anche con la compagnia di Dio, che è la Chiesa. La natura sociale della penitenza è inoltre visibile dal fatto che il penitente riconosce il diritto del Corpo mistico di giudicarlo, poiché attraverso il Corpo mistico è in relazione con Dio. Il perdono dei peccati, allora, non è solo una questione tra Dio e la nostra singola anima. Anche la Chiesa viene offesa dalle trasgressioni. Di conseguenza, i nostri peccati non sono solo affare nostro, ma dell’intera Chiesa – la Chiesa militante sulla terra e la Chiesa trionfante nel Cielo.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “PERCHÉ IL SIGNORE VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI A UN SACERDOTE? “I nostri peccati non sono solo affare nostro, ma dell’intera Chiesa””

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