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CHE COS’È LA COSCIENZA? FARE IL BENE ED EVITARE IL MALE: “Dio ha impresso in ogni uomo che nasce la luce che illumina le anime lungo i sentieri della pace, verso la patria dei figli della libertà”

“Dentro ogni uomo si trova un tribunale silenzioso: la coscienza è il giudice, che siede in giudizio”

Che cos’è la coscienza? La coscienza è il giudizio della ragione che ci dice che dovremmo fare il bene ed evitare il male. Questo suscita la domanda: “Cosa rende buona una cosa qualsiasi?”. Una cosa è buona se consegue lo scopo e il fine superiore per cui è stata fatta. Una matita è buona se scrive, perché quello è il fine di una matita. Ma una matita non è buona per aprire una scatola di latta, perché non è stata costruita come apriscatole; e se a questo scopo ci serviamo di una matita, non solo non apriamo la scatola, ma rompiamo la matita. Se impieghiamo le nostre vite per scopi diversi da quelli assegnati da Dio, non solo non raggiungiamo la felicità, ma facciamo del male a noi stessi e generiamo in noi strane anomalie (…)

Non ha senso dire che una cosa è ingiusta senza saper prima se sia giusta. Nessun arbitro rileverebbe un errore durante una partita di basket se non esistessero delle regole. Questo imperativo dentro di noi, che non è meccanico, né biologico, né istintivo, ma che è razionale, implica un canone ideale. La coscienza pone davanti a noi alcuni principi per guidare le nostre azioni. La coscienza stessa ha bisogno di essere aiutata, ma questo è un altro discorso. Tutti siamo nati con la facoltà di parlare, ma tutti abbiamo bisogno di una grammatica. Anche la coscienza ha bisogno di una rivelazione.

La nostra coscienza è molto simile al miglior governo del mondo, che a detta di molti è il governo degli Stati Uniti. Questo governo ha tre funzioni e tre branche. La scienza moderna ha esplorato l’intera superficie della terra, ha costretto il mare a rivelare i segreti delle sue profondità, il sole a narrarci la storia dei suoi vagabondaggi e le stelle il mistero della loro luce; ma tutta questa esplorazione è esteriore. L’uomo moderno ha fatto molto poco per esplorare quella regione che è a lui più vicina e che pure è la più sconosciuta: le profondità della propria coscienza.

Che cos’è la coscienza? La coscienza è un governo interiore, che esercita la medesima funzione di tutti i governi umani, cioè quella legislativa, esecutiva e giudiziaria. Essa ha il suo Congresso, il suo Presidente e la sua Corte Suprema: fa le leggi, controlla le nostre azioni in relazione alle leggi, e infine ci giudica. Prima di tutto, la coscienza ha funzione legislativa. Basta vivere per sapere che vi è in dentro di noi un Sinai interiore, in cui, tra i tuoni e i lampi della vita quotidiana, è promulgata una legge che ci dice di fare il bene ed evitare il male. Senza nemmeno essere consultata, la coscienza esercita il suo compito legislativo, indicando quali sono le azioni malvagie e giuste da compiere, e quali invece le azioni di per sé morali e buone.

In secondo luogo, la coscienza non è soltanto legislativa, nel senso che promulga una legge, ma è anche esecutiva, nel senso che controlla l’applicazione della legge alle azioni. Un’analogia imperfetta, ma utile, si può cogliere nel governo degli Stati Uniti. Il Congresso propone una legge, quindi il Presidente la esamina e la approva, applicandola a tutti gli effetti di legge nella vita dei cittadini. Analogamente, la coscienza esegue la legge, nel senso che controlla la fedeltà delle nostre azioni alla legge stessa. Aiutata dalla memoria, essa afferma il valore delle nostre azioni, ci dice se abbiamo avuto padronanza di noi stessi, in che misura siamo stati condizionati dalla passione, dall’ambiente, dalla forza, dall’ira; ci dice se le conseguenze erano previste o impreviste; ci mostra, come in uno specchio, le tracce di tutti i nostri atti; mette il suo dito sulle impronte delle nostre decisioni, viene a noi in qualità di testimone veritiero dicendoci: “Io ero presente, ti ho visto far questo. Le tue intenzioni erano quelle e queste”. Nell’amministrazione della giustizia umana, la legge può chiamare in causa solo quei testimoni che mi hanno conosciuto esteriormente, ma la coscienza, in qualità di testimone; non chiama soltanto coloro che mi hanno visto, ma convoca me che conosco me stesso. E, mi piaccia o meno, io non posso mentire rispetto a ciò che viene testimoniato contro di me.

Infine, la coscienza non solo formula le proprie leggi, non solo controlla la mia obbedienza o disobbedienza nei loro riguardi, ma mi giudica anche in maniera conforme. Dentro ogni uomo si trova un tribunale silenzioso: la coscienza è il giudice, che siede in giudizio. Il giudice formula le proprie decisioni con autorità tale da non ammettere un secondo appello, perché nessun uomo può appellarsi contro un giudizio che lui stesso pronuncia contro se stesso. Ecco perché intorno al foro interno della coscienza si affollano tutti i sentimenti e tutte le emozioni associate a ciò che è giusto e ingiusto: gioia e dolore, pace e rimorso, soddisfazione e timore, lode e biasimo. Se faccio il male, esso mi riempie di un senso di colpa di fronte al quale non posso sottrarmi; nel mio intimo, nel santuario della mia coscienza sono assalito dalla voce severa di questo giudice, per mezzo del quale sono cacciato fuori da me stesso a opera di me stesso. Dove allora posso fuggire se non in me stesso con quel senso di consapevolezza, rimorso e indegnità, che finisce per diventare l’inferno stesso dell’anima? Se, invece, la coscienza approva il mio atto, allora si forma dentro di me la dolcezza di una rugiada vespertina, quella gioia estranea all’effimero piacere dei sensi.

Chiaramente questa triplice funzione, che è alla base di ogni governo umano, deve avere una ragione che ne determini l’ordine; ma dove la si può ricercare? Qual è la fonte della funzione legislativa, esecutiva e giudiziaria esercitata dalla mia coscienza? Essa non proviene da me, perché nessuno può essere legislatore supremo di se stesso. Inoltre, se la legge della mia coscienza fosse solo opera mia, io potrei distruggerla; siccome non mi è possibile farlo, perché questa legge si presenta davanti a me sfidando la mia stessa volontà? Quando la mia volontà si erge contro di essa, nel rifiuto di ascoltarla o di obbedirle, essa si presenta come una delegata a cui appartiene il diritto di governarmi.

Ciò significa che non l’ho fatta io, ma che sono solamente libero di obbedirle o meno. Né questa legge viene dalla società, perché la società è soltanto un’interprete delle norme della coscienza, ma non ne è l’autrice. Le leggi umane possono sanzionarla ed elaborarla, ma non la creano. L’approvazione o la disapprovazione della società non hanno creato nella mia coscienza il senso del giusto e dell’ingiusto, perché talvolta la coscienza ci comanda di non considerare le leggi della società, laddove siano nemiche della legge di Dio, come nel caso dei martiri che sono morti per la fede. Se la voce del Sinai interiore che è la coscienza non viene né da me stesso né dalla società, e se nei suoi sussurri e le sue articolazioni essa è universale, in modo che nessuna creatura morale possa completamente ignorarla, vuol dire che dietro questa legge c’è un legislatore, e dietro questa voce una persona, e dietro questo comando un potere, cioè Dio. Egli ha impresso in ogni uomo che nasce la luce che illumina le anime lungo i sentieri della pace, verso la patria dei figli della libertà.

Così, un esame della mia coscienza e della sua triplice funzione porta a concludere che, poiché l’occhio corrisponde alle cose visibili, l’orecchio alle udibili e la ragione alle intelligibili, così anche la legge della mia coscienza dovrebbe corrispondere a un potere che legifera, la testimonianza della mia coscienza deve corrispondere a un’equità che esegue, e la lode e il biasimo della mia coscienza a una giustizia che giudica. Poiché il potere, l’equità e la giustizia corrispondono agli attributi essenziali di una persona, devo concluderne che quel potere personale è intelligente al fine di poter fare le leggi; che quell’equità personale è onnisciente al fine di poter avere una corretta introspezione del carattere morale; e che quella giustizia personale è suprema, al fine di poter emanare le sentenze a seconda dei suoi giudizi. E quel potere intelligente, quell’equità onnisciente e quella giustizia suprema, davanti a cui mi inginocchio accorato, sono Dio. (…)

Si potrà obiettare: “Se Dio sapeva ciò che avrei fatto, se sapeva che avrei rubato, perché mi ha creato?”. La risposta è la seguente: “Dio non ti ha creato ladro. Sei stato tu a fare di te stesso un ladro”. Noi siamo esseri suscettibili di auto-creazione, abbiamo dentro di noi il potere di scegliere i nostri atti: ciò comporta un’autodeterminazione. Quanti sostengono che resistendo alla nostra natura inferiore ci creiamo dei “complessi”, dimenticano che il complesso non si stabilisce resistendo alla tentazione, bensì cedendovi. Noi non siamo in questo mondo semplicemente come oggetti, cioè non solo le cose accadono a noi; ma siamo anche soggetti, nel senso che le facciamo accadere. Ciascuna delle nostre libere scelte forma nelle nostre vite uno schema; questo schema è il nostro carattere. Tutto quello che facciamo, nel bene e nel male affonda nel nostro inconscio. Al termine della sua giornata di lavoro, l’uomo d’affari trascriverà dal suo libro mastro tutti i debiti e i crediti della giornata. Analogamente, al termine di ogni vita umana sarà estratta dal nostro intelletto cosciente o incosciente la registrazione di ogni pensiero, di ogni parola e azione. Questa formerà il nostro giudizio.

(Fulton J. Sheen, da “La Vita merita di essere vissuta” edizioni Fede e Cultura)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “CHE COS’È LA COSCIENZA? FARE IL BENE ED EVITARE IL MALE: “Dio ha impresso in ogni uomo che nasce la luce che illumina le anime lungo i sentieri della pace, verso la patria dei figli della libertà””

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