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LA PACE NON È L’ASSENZA DELLA GUERRA: ERRORI DEL COMUNISMO E DEL PACIFISMO

In quest’ora in cui sentiamo tanto parlare di pace, dobbiamo porci la domanda: “Che cosa è la pace?”

Esistono, della pace, tre definizioni diverse: ​​
1) La concezione comunista della pace. ​​2) La concezione borghese della pace. ​​
3) La vera concezione della pace.

La visione comunista della pace è allo stesso tempo una tattica e una meta. Nessuno più dei comunisti ritiene la pace una meta e una tattica al tempo stesso. In questa contrapposizione di propositi si trova l’inganno. La pace intesa come tattica significa l’uso di metodi non violenti e non militari in vista di un’offensiva violenta e della frustrazione delle altre nazioni. La meta della pace comunista è il completo asservimento del mondo alla dittatura sovietica. Per i comunisti non può esserci una pace autentica finché non si sia ottenuta la distruzione completa di tutta la proprietà privata, l’abolizione della morale e della religione, l’insubordinazione di ogni procedimento democratico a un totalitarismo. Questa è la meta; ma la strategia consiste nel parlare di pace per spingere le nazioni al disarmo e per convincerle che le rivoluzioni ispirate da Mosca sono fatti puramente locali e isolati. Con simili astuzie i sovietici sperano di scoraggiare il resto del mondo e di prepararne la conquista definitiva.

La concezione borghese della pace è un’idea negativa: la pace sarebbe infatti l’assenza della guerra. Molti vorrebbero arrivare stabilmente a questo genere di pace, che molto spesso viene acquistata a prezzo della giustizia e perfino della libertà e dell’equità dei popoli. Questo genere di “pace” produce spesso una guerra fredda in cui a ognuno sembra di essere sui carboni ardenti. Ma la pace non è l’assenza della guerra, come un diamante non è l’assenza di carbonio. La pace deve avere una qualche concezione positiva, il che ci conduce al vero concetto di pace.

La vera definizione della pace è questa: la pace è la tranquillità nell’ordine, non la tranquillità pura e semplice, perché anche i ladri possono essere tranquilli nel possesso del bottino. Molto spesso il mare è tranquillo prima di una tempesta; La pace è quindi la tranquillità nell’ordine, e l’ordine implica la giustizia, e la giustizia comporta la legge. In un individuo regna la pace quando i sensi sono subordinati alla ragione, la ragione alla fede, il corpo all’anima, e tutta la personalità a Dio. La pace è inscindibile dalla giustizia, poiché nessuno si muove direttamente alla conquista della pace; la pace è un prodotto della giustizia: Pax opus justitiae, cioè “la pace è opera della giustizia”. Si ha la pace nazionale e internazionale quando ciascuno rende al prossimo quanto gli è dovuto, quando i cittadini riconoscono e onorano Dio come legislatore supremo, e quando ogni nazione ammette che tutti gli altri popoli e nazioni debbano partecipare alla spartizione dei beni economici che la terra dona.

(Fulton J. Sheen, da “La Vita merita di essere vissuta” edizioni Fede e Cultura)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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