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CONFESSIONE E PENITENZA DEI PECCATI: “Pochi colgono la differenza tra essere perdonati ed espiare i peccati che sono stati perdonati” CHE COS’È L’INDULGENZA E COME FUNZIONA? “La Chiesa è un banchiere spirituale”

La soddisfazione dei peccati, che talvolta è chiamata «penitenza», è distinta dal dolore per i peccati. Pochi colgono la differenza tra essere perdonati ed espiare i peccati che sono stati perdonati.

Supponiamo che io rubi la tua borsa nel corso di una conversazione e poi dica a me stesso: «Ho scandalizzato questa persona. Sono considerato uno che promuove la giustizia e l’amore di Dio, ed ecco che ho violato la sua legge di giustizia, impugnato la sua misericordia e l’ho inchiodato alla croce rubando la borsa». Così, ti chiedo: «Mi perdonerai?», e nella tua gentilezza mi risponderai certamente: «Ti perdono». Ma dirai anche qualcos’altro, no? Non dirai forse: «Restituiscimi la borsa»? Potrei affermare di essere davvero dispiaciuto senza ridarti indietro la borsa?

Ci deve essere sempre la soddisfazione per il peccato, poiché ogni peccato disturba l’ordine divino. Il peccato sconvolge un equilibrio. Non ha senso dire: «Non piangere sul latte versato», solo perché ci è accaduto di versare il latte di qualcun altro. Se non possiamo recuperare il latte sparso, possiamo almeno ripagare la bottiglia o comprare altro latte. Alla fine della confessione, il sacerdote impone al penitente la cosiddetta «penitenza», un certo numero di preghiere o un digiuno o un’elemosina o qualche mortificazione o una Via Crucis o un Rosario. Tutte queste cose servono a «riparare» per il peccato e a provare che il dolore era sincero. È quello che i cattolici chiamano «recitare la mia penitenza» o «fare la mia penitenza».

Dio non ci chiede di compiere un’esatta riparazione per i nostri peccati, ma di farla in maniera proporzionale. È per questo che il sacramento della Penitenza non è tanto un rigido tribunale di giustizia quanto una riconciliazione tra amici. Il sacerdote che rappresenta Cristo non è un giudice che sentenzia la prigione al criminale. Il penitente non è un nemico. È un amico riconciliato e la riparazione, la penitenza o soddisfazione, è un’opera di amicizia tra membri del Corpo Mistico di Cristo.

Le penitenze che si danno al termine della confessione generalmente sono lievi. Alcuni dicono che sono troppo lievi. Ma non dobbiamo dimenticare le indulgenze. Per comprenderle dobbiamo richiamare alla mente che siamo membri del Corpo mistico di Cristo. Quando facciamo il male o commettiamo il peccato, noi in qualche modo colpiamo ogni membro della Chiesa. Questo avviene anche nei nostri peccati più nascosti. È evidente nel furto, nell’omicidio, nell’adulterio; ma lo facciamo anche nei peccati solitari, nei pensieri malvagi. Come? Diminuendo in qualche modo il livello di carità e di amore all’interno del Corpo mistico. Come un fastidio agli occhi intacca l’intero organismo e ci ferisce ovunque, così se amo di meno Cristo, danneggio il benessere spirituale della Chiesa.

Ma dal momento che io posso ferire la Chiesa con il mio peccato, posso anche essere aiutato dalla Chiesa quando sono in difetto. San Paolo applica al Corpo mistico la lezione del corpo fisico: «le varie membra [hanno] cura le une delle altre» (1 Cor 12, 25). La religione non è individuale, è sociale; è organica. Guardando all’ordine naturale, vediamo quanti benefici ricevo dal mio prossimo. Ci sono milioni di modi nei quali gli altri sono indulgenti verso di me. Io non allevo la mucca che fornisce il materiale per le mie scarpe. Non allevo il pollo che mangio a cena – ma questo è un esempio inappropriato: a me non piace il pollo! Diciamo piuttosto: il pollo che tu mangi. L’opera o il lavoro di qualcuno ti concedono questo lusso.

Possiamo dire che siamo circondati da «indulgenze» sociali, perché condividiamo i meriti, i talenti, le arti, le capacità, le scienze, le tecniche, il ricamo e il genio della società. Ora nella compagnia del popolo di Cristo, il suo Corpo mistico, è possibile aver parte ai meriti e alle buone opere, alle preghiere, ai sacrifici, alle abnegazioni e al martirio degli altri. Se c’è un’«indulgenza» economica che mi permette di viaggiare su un aereo che qualcun altro ha costruito, perché non dovrebbe esserci anche un’indulgenza spirituale, così che io possa essere condotto a Cristo più rapidamente grazie alla generosità di alcuni membri del Corpo mistico?

Torniamo ora alla distinzione tra perdono della colpa e soddisfazione per la colpa. Ogni peccato ha anche un castigo eterno o temporale. Benché i nostri peccati siano stati perdonati, resta ancora una riparazione da compiere nel tempo, oppure in purgatorio, sempre che moriamo in stato di grazia. Un’indulgenza non si riferisce al peccato, ma alla pena temporale. Prima di poter applicare l’indulgenza, ci deve essere stato il perdono della colpa.

Di fatto, ci sono diversi modi di compensare il castigo dovuto dopo che la colpa è stata perdonata. Tre di essi sono personali, uno è sociale: 1) recitare o compiere la penitenza data in confessionale; 2) ogni atto di mortificazione liberamente praticato nella vita, come aiutare i poveri e le missioni, digiunare o altri atti di abnegazione; 3) la paziente imitazione delle sofferenze di Nostro Signore sulla croce sopportando le prove della vita; 4) il rimedio sociale dell’applicazione dei meriti sovrabbondanti del Corpo mistico alle nostre anime.

Come dipendiamo dalla società intellettuale per riparare alla nostra ignoranza, così dipendiamo dalla società spirituale per riparare alla nostra rovina interiore. Si potrebbe chiedere dove la Chiesa attinga il potere di rimettere la pena temporale dovuta al peccato. Ebbene, la Chiesa si trova a essere ricchissima spiritualmente, proprio come alcuni uomini sono ricchissimi finanziariamente.

In un villaggio viveva un ricco banchiere che creò un fondo fiduciario in una banca; pregò tutti i malati, gli infermi, i disoccupati di attingere a quella riserva. Il banchiere disse loro: «Non abbiate paura che il fondo si esaurisca, perché sono abbastanza ricco da occuparmi di ciascuno di voi». Se il banchiere ha pagato parte del conto ospedaliero, ci sarebbe stata un’indulgenza parziale del debito dei malati; se avesse pagato tutto il conto, ci sarebbe stata un’indulgenza plenaria delle loro spese e costi.

La Chiesa è un banchiere spirituale. Possiede tutti i meriti della passione di Nostro Signore e della Beata Madre, i meriti dei martiri, dei santi, dei confessori e la paziente sopportazione al tempo presente; tutti questi meriti sono molto più grandi di quelli necessari alla salvezza di queste persone buone e sante. La Chiesa prende questo surplus, lo mette nel suo tesoro e invita tutti i deboli e i feriti che non possono pagare i debiti contratti dai loro peccati ad attingere a queste riserve.

La Chiesa impone certi requisiti per servirsi di questo tesoro, come il banchiere. Quanti ne fanno uso devono essere meritevoli, devono essere in stato di grazia, adempiere certe condizioni, per esempio, una preghiera, un pellegrinaggio, o altre mille piccole pratiche. Quando il debito del castigo temporale dovuto al peccato è liquidato solo in parte da un’indulgenza, si parla di indulgenza parziale. Ma se vengono pagati tutti i debiti del castigo temporale, adempiendo certe condizioni, si parla di indulgenza plenaria.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “CONFESSIONE E PENITENZA DEI PECCATI: “Pochi colgono la differenza tra essere perdonati ed espiare i peccati che sono stati perdonati” CHE COS’È L’INDULGENZA E COME FUNZIONA? “La Chiesa è un banchiere spirituale””

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