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LA CHIESA È NEMICA DEL SESSO? NO! “Non c’è maggiore sciocchezza di quella che afferma che la Chiesa si oppone al sesso”

A differenza dell’estremo freudianesimo, il cristianesimo non è così meschino da fare del sesso l’istinto più importante della vita o da attribuire alla sola repressione sessuale i disordini psichici. Se la repressione dei più brutali istinti del sesso è l’unica causa delle anomalie mentali, come mai quelli che si abbandonano alla licenza carnale sono i più anormali degli uomini mentre quelli che credono nella religione e nella morale sono perfettamente normali? Con una visione più comprensiva e più sana della vita, il cristianesimo scopre non la causa, ma le cause dei disturbi psichici. Oltre al sesso, il cristianesimo indica altre sei possibili cause: superbia, avidità, collera, invidia, gola e accidia. (…)

Non c’è maggiore sciocchezza di quella che afferma che la Chiesa si oppone al sesso. Non vi si oppone più di quanto si opponga alla necessità di consumare un pranzo, di andare a scuola, di possedere una casa. La natura non è corrotta. Come dice Aristotele, “la natura non mente mai”. È il falso uso che l’uomo fa della natura che oscura la faccia del mondo.

La Chiesa non ritiene che il sesso sia l’unico istinto dell’uomo o che tutti gli altri istinti debbano essere interpretati in termini di sesso. Ma, profondamente comprensiva della natura umana, essa insegna che l’aspirazione alla perfezione è fondamentale e che il sesso è soltanto un mezzo, dei tre menzionati, per conseguire una relativa perfezione nella vita terrena.

Dove dunque i fanatici del sesso hanno pescato l’idea che la Chiesa sia nemica del sesso? Nella loro stessa incapacità a fare una distinzione: la distinzione tra uso e abuso. Siccome la Chiesa condanna l’abuso della natura, i fanatici del sesso credono che la Chiesa condanni la natura stessa. Il che è un errore. Lungi dal diminuire il valore del corpo umano, la Chiesa lo onora. È senza dubbio più nobile dire, col cristiano, che il corpo è un tempio di Dio, che dire, con alcuni spiriti moderni, che l’uomo è soltanto una bestia.

Bene ci avvertì Clemente di Alessandria: “Non bisognerebbe vergognarsi di nominare ciò che Dio non si vergognò di creare”. Non è peccato fare un giusto uso della carne; anche senza la caduta dell’uomo, la sua immagine si sarebbe tramandata con la procreazione. E San Tommaso ci insegna che c’era maggior piacere nel matrimonio prima della caduta di quanto ce ne sia adesso, per la maggiore pace e armonia che regnavano nell’anima umana. Sant’Agostino ha detto: “Faremmo torto al Creatore se imputassimo a lui i vizi della nostra carne; la carne non è peccato, ma è male lasciare il Creatore per vivere secondo questo bene da Lui creato”.

Vero è che la Chiesa parla di peccato nell’ambito del sesso, come parla di peccato nell’ambito della proprietà o in quello dell’amor proprio. Ma il peccato non è nell’istinto o nella passione, perché i nostri istinti e le nostre passioni ci sono dati da Dio. Il peccato è nella loro degenerazione. Non è nella fame, ma nell’ingordigia. Non nella ricerca della sicurezza economica, ma nell’avarizia. Non nel bere, ma nell’ubriacarsi. Non nella ricreazione, ma nella pigrizia. Non nell’amore o nell’uso della carne, ma nella lussuria che ne è la perversione. (…)

L’abuso di una sola delle attività vitali produce l’anormalità, in quanto l’uomo si spoglia di ogni interesse per le altre attività. Il che è particolarmente vero quando la preoccupazione delle cose carnali è eccessiva, che finisce col trasformare in psichico ciò che è fisico, riportando tutto a un unico istinto.

In altri tempi il sesso era un elemento fisico; la sua funzione era di generare nuove vite. Oggi, siccome spesso si oppone alla vita, è diventato anche un elemento psichico. Si pensa al sesso come a un mezzo di piacere, tanto da farne un’ossessione. Come un cantante potrebbe impazzire se attribuisse più importanza al suo torace che alla sua voce, e un direttore d’orchestra potrebbe diventare nevrotico se concentrasse tutta la sua attenzione sulla bacchetta invece che sullo spartito, così l’uomo moderno può impazzire se si mette a pensare al sesso invece che alla vita.

È l’isolamento del fattore sesso dalla totalità della vita umana, l’abitudine di identificarlo con la passione che potrebbe provare un elefante, l’ignoranza della tensione tra corpo e anima, ciò che genera tante anormalità e malattie mentali. L’errato isolamento di una parte dal tutto è caratteristico del pensiero contemporaneo. La vita dell’uomo è, al giorno d’oggi, frammentata in compartimenti stagni. Il lavoro di un uomo d’affari non ha alcun rapporto con la sua vita di famiglia: sua moglie (la sua “mogliettina”) ignora quanto lui guadagni. Come non c’è rapporto tra la professione di un uomo e gli altri aspetti della sua esistenza quotidiana, così non ce n’è tra la sua vita quotidiana e la sua religione. La frammentarietà della vita in compartimenti stagni è tanto più pericolosa quanto meno le sue occupazioni e il lavoro sono subordinati a un ideale rigorosamente umano: la meccanizzazione rappresenta in tutto questo una parte catastrofica. Dalla meccanizzazione e dalla tendenza alla super specializzazione derivano gravi conseguenze alla vita moderna. Questi due fenomeni della nostra epoca sono entrambi collegati col costume analitico dello spirito, costume imposto dalla moda di un procedimento egemonicamente scientifico nel mondo intellettuale. Non c’è cosa che l’uomo moderno non consideri isolatamente, perché questo metodo è il legittimo procedimento della scienza. Ma ci sono campi nei quali lo studio dell’unità strappata dal suo insieme non è più possibile. Lo studio stesso della vita ha cominciato a soffrire l’uso eccessivo dell’analisi. (…)

L’attrazione del sesso non è mai, in nessun momento, puro istinto. Fin dalla sua origine il desiderio è compenetrato dallo spirito e non è mai un’esperienza isolata: produce una reazione tanto psichica che fisica. Come gli idealisti, che negano l’esistenza della materia, peccano contro la carne, così i sensuali e gli adoratori della carne peccano contro lo spirito. Ma il rivelare l’uno o l’altro aspetto è lo stesso che invitare alla rivincita.

“Il nostro corpo fa parte dell’ordine universale creato e conservato da Dio. Visto nella sua giusta luce, è di per sé un ben definito universo a noi affidato come una limitata ma sacra proprietà. Il peccato più grave è quello che commettiamo contro noi stessi e specialmente contro il nostro corpo. L’offesa contro il nostro corpo implica un peccato contro il Creatore”.

L’istinto sessuale del maiale e l’amore dell’uomo non sono la stessa cosa, perché l’amore si trova nella volontà, non nelle ghiandole; e il maiale non ha volontà. Il desiderio sessuale dell’uomo differisce dalla sessualità di un serpente in quanto promette qualche cosa che non può del tutto soddisfare. Infatti lo spirito anticipa qualche cosa, il che non avviene nel serpente: l’uomo desidera sempre più di quello che ha. Per il solo fatto che né la smania di conoscenza, né la sete di amore, né l’avidità di beni terreni possono mai essere interamente appagate su questa terra, è lecito arguire che l’uomo sia stato creato per qualche altro fine. (…)

La vergogna (che esiste solo nell’uomo) è l’istinto che più di tutti gli altri sottintende l’esistenza dell’anima. La vergogna stende un velo sul più profondo mistero della vita e lo preserva da un uso impaziente, tenendolo in scacco finché non possa servire interamente alla vita e soddisfare quindi tanto l’anima quanto il corpo. L’uomo non proverebbe vergogna se non sentisse che il corpo ha una sua particolare santità, non solo per il suo potere di continuare l’atto creativo di Dio, ma anche per la sua possibilità di diventare un vero Tempio di Dio.

L’uomo cerca l’assoluto, cioè la perfetta felicità. Servirsi del sesso in sostituzione dell’assoluto è un vano tentativo di trasformare la copia in originale, l’ombra in sostanza, il condizionato in assoluto. Gli infiniti desideri di un’anima non possono essere soddisfatti dalla sola carne. Ricordiamo che l’amore non è nell’istinto ma nella volontà. Se l’amore fosse una funzione totalmente organica, se non fosse più importante di qualsiasi altra funzione fisica, come per esempio la respirazione e la digestione, non sarebbe a volte accompagnato da un senso di disgusto. Ma il grande amore è molto più di tutto questo: non è l’eco della fantasia inibita del bambino, come qualcuno vorrebbe farci credere.

Ogni anima avverte un’irrequietezza, un’aspirazione, un vuoto, un desiderio che è il ricordo di qualche cosa che è stata perduta: il nostro Paradiso. Siamo tutti altrettanti sovrani in esilio. Questo vuoto può essere colmato soltanto dal Divino Amore. Perduto Dio (o essendone stato privato dai falsi predicatori e dai ciarlatani fanatici del sesso) l’uomo tenta di colmare il vuoto con promiscue “faccende amorose”. Ma l’amore, sia umano che divino, si allontanerà da colui che lo ritiene meramente fisiologico; solo chi vive una vita nobile può amare nobilmente.

È sbagliato affermare che il profondo amore spirituale dei santi per Dio è una sublimazione dell’istinto sessuale, come sostengono alcuni spiriti pervertiti. L’affermazione che la religione ha avuto la sua origine nell’istinto sessuale è quasi troppo stupida per essere confutata, poiché le più grandi personalità religiose della storia sono sempre state quanto mai lontane dal sesso. Quanto più una persona vive alla presenza di Dio, tanto più e meglio reagirà contro l’uso sbagliato del sesso, e sarà una reazione automatica come il vibrare delle palpebre quando nell’occhio penetra un granello di polvere.

D’altra parte, i fanatici del sesso non sono soltanto areligiosi, ma generalmente anche antireligiosi. È strano sentirli sostenere la necessità di ripudiare la morale cristiana e di sviluppare una nuova etica che si convenga alla immorale condotta di quella esigua minoranza da essi registrata. Se dalle statistiche risulta che 5.000 persone vivono in funzione della carne, essi ne deducono che l’ideale di queste persone deve diventare l’ideale universale. Altrettanti casi di tetano possono registrarsi negli Stati Uniti, il che tuttavia non basterebbe a stabilire che le persone colpite da tetano sono altrettanti modelli di salute fisica. I peccati non diventano virtù solo perché compiuti su vasta scala. Il bene è ancora bene anche se nessuno è buono; e il male è ancora male anche se tutti sono malvagi.

Alcuni hanno sostenuto che le deviazioni sessuali sono comuni come il raffreddore; ma nessuno, a tutt’oggi, ritiene che il raffreddore sia un’affezione normale e desiderabile. Dal lato positivo, la morale cristiana stabilisce che l’istinto sessuale è il riflesso dell’amore nell’ordine spirituale. Prima viene il sole, poi il suo riflesso nella pozza d’acqua. La voce non è una sublimazione dell’istinto carnale. Ogni amore, ogni perfezione, ogni felicità è prima di tutto in Dio, poi nelle cose. Più le creature – come angeli e santi – si avvicinano a Dio e più sono felici: più se ne allontanano, meno possono rivelare l’opera della divinità.

Poiché la violenza della sessualità è dovuta all’oblio della vera natura dell’uomo come corpo e spirito, ne consegue che la liberazione dalle ansie, tensioni e infelicità (create dall’identificare l’uomo con la bestia) dipende dal ripristino del significato dell’amore. L’amore sottintende la carne; ma la sessualità, intesa come istinto animale, non sottintende l’amore. L’amore umano sottintende sempre il Perfetto Amore.

(Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima” edizioni Fede e Cultura)

Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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