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-IMPORTANTI E PROFETICHE RIFLESSIONI DI FULTON SHEEN SULLA CRISI DELLA CHIESA NEL POST CONCILIO- LA CHIESA OGGI È COME IL POPOLO D’ISRAELE NEL DESERTO: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

Riflessioni di Fulton J. Sheen, dal libro “Those Mysterious Priests” del 1974

P.s. I pezzi sono stati tradotti in modo amatoriale dall’originale inglese.

1)LA CHIESA È CAMBIATA DOPO IL CONCILIO VATICANO II? LA CRISI E LE CONSEGUENZE CHE IL PENSIERO MARXISTA-COMUNISTA HA PROVOCATO NELLA CHIESA, NEI SACERDOTI E NEI FEDELI

2) I CATTOLICI PSICOTICI E NEVROTICI: GLI UNI VORREBBERO ISOLARE LA CHIESA DAL MONDO, GLI ALTRI VORREBBERO IDENTIFICARLA CON IL MONDO.

3)LA CRISI SACERDOTALE: IL DIVORZIO TRA IL SACERDOTE E LA VITTIMA. CRISTO È SIA SACERDOTE CHE VITTIMA

4) LA CHIESA OGGI È COME IL POPOLO D’ISRAELE NEL DESERTO: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

BUONA LETTURA E RIFLESSIONE!

Due pensatori hanno fatto il pensiero dei nostri tempi: Freud e Marx. (…) Il primato del piacere, il rifiuto della disciplina e dell’autocontrollo, e la licenza del sesso, divennero l’espressione degli opuscoli di Freud, sia che egli ammettesse o meno queste idee. La Rivoluzione, il Socialismo e il Maoismo divennero l’eredità dell’autore di “Das Kapital-Il Capitale”… Marx-Marcuse-Mao.

Che effetto hanno avuto questi pensatori sulla religione? Il rapporto di Freud con essa è stato trattato nel nostro libro “La Pace dell’Anima”. La nostra preoccupazione qui riguarda il marxismo e la sua ripercussione sulla religione e, in particolare, sul sacerdozio.

Marx e i Preti? Quei misteriosi Sacerdoti!

È possibile che i cambiamenti di mentalità di pochi siano dovuti più a Marx che a Marco, più al comunismo che al Vangelo? Non è che il clero legga Marx. Un cinico potrebbe dire che non leggono più di Karl Marx che di San Tommaso d’Aquino. Ma non hanno bisogno di leggere. Le idee diventano atmosfera; i libri generano lo Zeitgeist (lo spirito del tempo). La stampa quotidiana non riporta note a piè di pagina, ma ha una filosofia di vita che i creduloni seguono, e che i saggi riconoscono. L’origine filosofica del marxismo non ci riguarda qui, ma come esso sia diventato inconsciamente un emisfero in alcuni cervelli religiosi.

Il marxismo sosteneva che “la religione è l’oppio del popolo”. Oggi questo può significare che la politica è l’eroina della religione. Non che alcuni siano consapevolmente marxisti; non lo sono, più di quanto chi usa la parola “filantropico” sappia di parlare greco. I laici sanno solo che la Chiesa è “cambiata”. Alcuni direbbero che è stato “l’abito”; altri, “la perdita del Latino”; altri, “l’emergere del potere dal basso”. Ma noi crediamo che i principi assunti e inconsci abbiano prodotto mutazioni in un piccolo gruppo di specie sacerdotali.

Queste sono le idee marxiste incorporate o riflesse inconsciamente in alcuni pastori e in alcune pecore della Chiesa:

  1. L’unica realtà è sociale, cioè il modo in cui gli uomini vivono nell’ordine politico, economico e sociale. Quindi, essere interessati alla salvezza dell’anima individuale è essere “borghesi” o “capitalisti”. Poiché l’ordine sociale è primario per la persona, la catechesi inizia con la comunità; il valore della persona è giudicato dal suo servizio all’ordine sociale.
  2. L’arte, la religione, la cultura, la filosofia e la morale sono sovrastrutture costruite su metodi di produzione. Se il capitalismo è il sistema economico al potere, allora naturalmente c’è un comandamento: “Non rubare”. Questo è stato inventato per proteggere i diritti di proprietà. Se il capitalismo e il governo che lo sostiene vengono distrutti, non c’è più bisogno della religione e della moralità borghese. La “novità” è quindi la laicità o la salvezza del mondo politico-economico. Il Regno di Dio diventa il Regno del mondo. La Teologia e la pietà sono Super-Ego o ideologie inutili.
  3. L’undicesima tesi di Marx su Feuerbach afferma che “i filosofi hanno solo interpretato il mondo; il punto è cambiarlo”. Ciò che è importante è quello che un uomo fa, non quello che un uomo pensa o crede. Applicato all’educazione teologica, questo significa che i corsi sui dogmi, la morale e le Scritture sono solo razionalizzazioni di un sistema antiquato e, quindi, “irrilevanti” per l’unica realtà che è la società. Come osserva Merleau-Ponty, “l’attivismo non lascia spazio all’intimità spirituale”.
  4. Il Sacerdote è chiamato a riparare il mondo, o forse a “lasciarlo”. I suoi sermoni devono essere su questioni sociali. La spiritualità è “privatizzazione” e i discorsi pubblici dovrebbero, quindi, ignorarla.
  5. Il mondo è l’oggetto della salvezza, non l’anima, non la Chiesa. Un sacerdote o un religioso, quindi, deve identificarsi più nell’abito, nelle abitudini e nel linguaggio, con ciò che deve essere salvato socialmente, piuttosto che con il culto, la liturgia e il sacramentale.
  6. “Un essere si mostra indipendente quando sta in piedi da solo, quando deve la sua esistenza a se stesso. Un uomo che vive per la grazia di un altro è un essere dipendente” (Marx). L’accettazione dell’autorità papale, o l’obbedienza a un vescovo, è un tradimento del diritto di ogni individuo di determinare ciò che è giusto. L’autorità viene dal basso, non dall’alto come Cristo disse a Pilato.
  7. Marx secolarizzò l’idea del giudizio alla fine dei tempi che avrebbe inaugurato una “terra nuova”; la rivoluzione Comunista è l’equivalente della Seconda Venuta. Il Paradiso attraverso il comunismo, o dopo una severa e violenta distruzione del capitalismo, e la pace finalmente arriva sulla terra. Per la chiesa significa questo: “Gesù era un rivoluzionario”, o “la teologia è politica”.
  8. Un’altra tesi di Marx era: “La critica alla religione è l’inizio di tutte le critiche”. La protesta è l’introduzione al miglioramento sociale. La forza del clero contro l’ “establishment”, quindi, non risiede in un programma positivo, ma in quella che Cohn-Bendit ha descritto come “spontaneità incontrollabile”. Un Sacerdote fa “le sue cose”; un sogghigno contrariato all’Humanae Vitae è più efficace di un attacco razionale che richiede studio e pensiero. (…)

Poiché il “mondo” è ambiguo, è possibile cadere negli abissi da entrambi i lati della strada della verità, producendo così gli psicotici e i nevrotici. Uno psicotico crede che due più due fa cinque; un nevrotico crede che due più due fa quattro, ma diventa pazzo per questo. I nevrotici si aggrappano al reale e dimenticano l’ideale.

Nella Scrittura, la Chiesa è simboleggiata dalla roccia che è stata colpita e da essa ne sono uscite acque vive. La roccia è permanente, le acque rappresentano il cambiamento e il dinamismo della Chiesa. Gli psicotici si aggrappano alla roccia e dimenticano le acque; i nevrotici nuotano nelle acque e dimenticano la roccia. Gli psicotici vogliono solo il letto del fiume; i nevrotici solo l’acqua che scorre. Gli psicotici isolerebbero la Chiesa dal mondo; i nevrotici identificherebbero la Chiesa con il mondo. Per gli psicotici la religione è cultica; per i nevrotici è attivistica.

Quando il Faust di Goethe cominciò a tradurre il Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo”, esitò, perché non poteva sottoscrivere il primato della Parola di Dio. Così, invece, scrisse: “In principio era l’Azione”. La verità, che manca sia agli psicotici che ai nevrotici, è che il Verbo si è fatto Carne. La biforcazione e il divorzio di quelle cose che Dio voleva che fossero tenute insieme, ha dato inizio a una divisione teologica simile alla scissione di un atomo.

L’ideale della spiritualità si trova nelle prime e ultime parole della vita pubblica di Nostro Signore. La prima parola della Sua vita pubblica è stata: “Venite” (Giovanni 1:39). L’ultima parola è stata: “Andate” (Marco 16:20).

Il discepolo viene prima di tutto per assorbire la Sua Verità, per infiammarsi con il Suo Amore; poi, e solo allora, va a compiere la sua missione.

Entrambe le parole sono riassunte nel passo della chiamata dei discepoli: “Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da Lui. Ne costituì Dodici perché stessero con Lui e per mandarli a predicare” (Marco 3,14).

Purtroppo oggi abbiamo troppi “vai-andate” e non abbastanza “vieni-venite”. Il giusto equilibrio si ritrova nella storia di Marta e Maria che segue nel Vangelo quella del Buon Samaritano. In quest’ultimo caso si loda il servizio sociale. Ma nella storia di Marta e di Maria, si suggerisce che non dobbiamo essere troppo assorbiti dal servizio, perché se siamo troppo assuefatti al servizio non abbiamo tempo di sederci ai piedi di Gesù per imparare le Sue lezioni. (…)

Se in Cristo, l’essere Sacerdote e Vittima sono inseparabili, non dovrebbe essere così negli “altri-Cristi”? Perché ci siamo considerati solo come offerenti e non come offerti, come predicatori e non come vittime di peccato, come operatori sociali e non come redentori? La fuga di molti sacerdoti dall’altare al mondo non è forse la prova di un certo malcontento interiore per il fatto che la Chiesa è stata troppo isolata dalle angosce e dalla povertà che il peccato ha causato?

I cattolici psicotici insistono ancora sull’aspetto cultuale, ministeriale, ecclesiale del sacerdozio; i nevrotici vogliono essere legati al mondo politico, economico e sociale che Cristo è venuto a redimere. Né l’uno né l’altro sono efficaci. Gli psicotici si preoccupano troppo del proprio popolo di Dio, e finiscono per parlare come imbalsamatori a imbalsamatori, troppo indifferenti alle esigenze del mondo non redento. I nevrotici vedono che il mondo ha bisogno di essere riadattato, ma troppo spesso si allontanano da Cristo e finiscono per fare lo stesso lavoro dei benefattori sociali e dei comunisti, ma non altrettanto bene, perché il loro servizio è spesso al costo di un abbandono alla vocazione della Santità di Dio.

Il Sacerdote è chiamato ad essere una vittima del peccato come lo era Cristo. Ciò non significa che debba indossare camicie di pelli. La penitenza non richiede oggi camicie di pelli; i nostri vicini sono “camicie di pelli”. Vittima significa piuttosto che noi sentiamo la colpa e il peccato del mondo come se fosse nostro e, attraverso la costante unione con Cristo, cerchiamo di riconciliare a Lui tutta l’umanità. Amore significa identificazione con gli altri, non solo con le pecore dell’ovile, ma anche con coloro che non ne fanno parte. Molti divulgatori di Dietrich Bonhoeffer hanno glorificato la sua “religione mondana” senza sapere che egli l’ha definita come l’identificazione con il sacerdozio-servizio di Cristo…

Se il peccato è finito, il sacerdote deve essere solo un sacerdote; ma se il Calvario continua, allora il Cristo glorificato può ancora chiedere: “Perché mi perseguitate? (At 9,4). Se Dio appare morto nella nostra era nucleare, è perché i cristiani e gli aridi hanno isolato Cristo dalla sua croce.

Alcuni sacerdoti e religiosi hanno amore a sufficienza per gli affamati, ma non abbastanza per redimersi dalla colpa. Il sacerdote, per relazionarsi meglio con il mondo, può predicare un “Cristo sociale” o un “Cristo politico” o un “Cristo rivoluzionario”, ma tale indifferenza nei confronti della crocifissione produce prediche che “suonano l’ottone e tintinnano i cembali”. L’impegno intellettuale e morale del sacerdote al Sermone della Montagna ha bisogno anche dell’abbandono esistenziale al prolungamento della Croce. Madre Teresa di Calcutta ha espresso questa idea: “Servire i poveri senza l’amore di Cristo crocifisso è un lavoro sociale”. (…)

Il divorzio del sacerdozio dall’essere Vittima permette al sacerdote di rimanere nel suo santuario, nella sua parrocchia, nella sua diocesi, senza l’amore del mondo sofferente che l’esser Vittima esige; permette anche alla vittima di giustificare il suo sopperire alle necessità del prossimo affamato, senza la santità che il sacerdozio richiede. La critica di chi si muove verso il bisogno del mondo è spesso ingiustificata. In realtà, si rivolgono contro l’isolamento del Divino dal secolare. La Chiesa deve sempre pagare una penale per aver trascurato un aspetto di Cristo fino alla dimenticanza di un altro. La fuga di sacerdoti e religiosi verso il mondo di oggi è in parte dovuta alla trascuratezza del coinvolgimento della Chiesa con il mondo in cui la Chiesa vive, si muove ed è. Non consapevolmente, ma inconsciamente sottolineano il carattere di Servo di Cristo. Se Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio in esso, perché non dovrebbero andare nella stessa area della redenzione?

Karl Marx ha dato il primato anche ai diseredati economicamente. C’è una differenza tra Marx e il sacerdote-vittima in questa dedizione. Perché Francesco d’Assisi è diventato un santo e Marx no? Che cosa ha fatto di Elisabetta d’Ungheria, nel suo amore per i lebbrosi e gli orfani, una santa? Che cosa ha reso santa Edvige nella rivoluzione politica e sociale che ha compiuto in Slesia? Che cosa ha fatto di Caterina da Siena una santa nelle sue audaci direttive al Papato? Che cosa ha fatto di un Vincenzo de’ Paoli un santo nella sua raccolta dei poveri? Che cosa li ha resi santi nel loro coinvolgimento nel mondo, mentre tanti uomini e donne chiamati ad uno stato santo oggi si allontanano dalla santità, dal celibato e da Cristo? È perché il servizio di Caterina, Vincenzo de’ Paoli, ecc. non è mai stato separato dal loro essere Vittime.

Una volta che il sacerdozio diventa esclusivamente cultuale, sacramentale ed ecclesiale, perde la sua missione a favore di chi non è dell’ovile e per un mondo “in punta di piedi in attesa della redenzione”. Dall’altra parte, la reazione del sacerdote al solo mondo, trasforma i sacerdoti in politici, i chierici in sociologi, i religiosi in visionari dagli occhi tristi. Cristo è sia Sacerdote che Vittima. Le due condizioni non avrebbero mai dovuto essere separate. (…)

Il pericolo più grave per la Chiesa nel futuro è la politicizzazione o la trasformazione della teologia in politica, dei seminari in scuole di servizio sociale e della predicazione della Parola di Dio in una vaga nozione di “presenza”. Un’amnesia intellettuale fa dimenticare ad alcuni nella Chiesa il potere demoniaco che si nasconde dietro gli “exousiai” o poteri del mondo (1 Corinzi 15:24). Si dimentica anche il fatto che la preghiera è l’azione politica più importante che il cristiano possa fare. La vita di preghiera è molto più importante di tutte le proteste, i roghi, le manifestazioni, le preghiere sulla Fifth Avenue davanti alle telecamere e i digiuni sui gradini del Municipio. “Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri (NBC, ABC e CBS: canali TV) che digiunano” (Matteo 6:16).

In quasi tutti i casi in cui i sacerdoti e i religiosi hanno divorziato dal Cristo che è sia Offerente (Sacerdote) che Offerto (Vittima), ciò ha provocato un declino della preghiera, un tradimento della verità rivelata o l’apostasia. Quello che sta accadendo è in realtà una volgarizzazione sacerdotale dell’estremismo politico. Poiché la Chiesa è stata talvolta in ritardo nell’attuazione della giustizia sociale, alcuni ecclesiastici che passano rapidamente dall’ignoranza all’estasi, trasformano i pulpiti in verbosità rivoluzionaria di seconda mano e in un vacuo rock and roll sociologico. Diventano come code di aquiloni e pistole a spruzzo omiletiche. Quando l’Anti-Cristo apparirà sarà, come avverte San Tommaso d’Aquino, una “Potestas Politica”, un Potere Politico. (…)

-Il Prete: Sacerdote e Vittima-

Nel continuare l’ufficio di mediazione di Cristo, il sacerdote-vittima deve essere santo ed “empio” (unholy?); santo, perché in intimità con il Padre; empio, perché non negherà mai la sua responsabilità per la cattiveria degli uomini. La ragione fondamentale della confusione nel ministero di Cristo negli ultimi decenni è stata: l’identificazione del sacerdozio con la liturgia e la cerimonia invece che con la santità; e l’identificazione dell’esser vittima con l’azione sociale invece che con la colpa umana. Il sacerdote è stato collegato solo con l’altare; la vittima esclusivamente con la povertà, piuttosto che con la fragilità, l’ignoranza, e la sofferenza umana. Quando il sacerdozio non significò più una relazione verticale con la santità di Dio, e l’esser vittima non fu più una relazione orizzontale con tutti gli uomini che sono venuti meno alla gloria di Dio, allora il sacerdote fu incatenato al santuario e la vittima all’interno della città. Non solo divorziarono dal loro intento originario di santità e unità con l’umanità ferita, ma cominciarono a litigare tra di loro, ciascuno incolpando l’altro di aver mancato alla sua vocazione; il giovane incolpò il vecchio di aver dimenticato i bisogni del mondo; il vecchio incolpò il giovane di aver ignorato la salvezza delle anime. La lite tra il “divino e il secolare” è solo una fase del divorzio che ha separato ciò che Dio aveva unito. La secolarizzazione divenne una reazione naturale contro il sacerdozio che era estraneo alle persone, ai problemi e alla povertà al di fuori della parrocchia. Non si trattava di una semplice divisione tra l’ultraterreno e questa terra, anche se coloro che traducevano l’esser vittima in una sociologia erano davvero molto mondani, mentre gli altri non erano sempre celesti e ultraterreni, ma semplicemente gretti e limitati. Il sacerdozio non è semplicemente cultuale, più di quanto l’esser vittima non sia una sfilata dei diritti civili. Il sacerdote-culto è diventato antisociale e il sacerdote sociologico è diventato anti-santità. Il sacerdote-vittima comprende entrambi, perché in grado eminente conosce sia l’impotenza e la frustrazione dell’uomo come peccatore, sia l’altezza della sua potenzialità di santità. Ai tempi di Paolo, gli ebrei chiedevano i miracoli e i greci la saggezza; così oggi, i sacerdoti chiedono il servizio pastorale e le vittime il servizio sociale. Ma, dice Paolo: “Noi annunciamo Cristo – sì, Cristo inchiodato sulla croce” (1 Corinzi 1,23). I sacerdoti che negano la loro responsabilità vittimale verso il mondo sono come i farisei che non avrebbero niente a che fare con i pagani; le nuove “vittime”, che identificano il Regno di Dio con la città secolare, sono come gli zeloti la cui unica missione nella vita era scacciare i Romani.

Il pensiero russo pre-sovietico ci dà una lezione della profonda unità sacerdote-vittima. Per esempio, Nekrasov che era profondamente preoccupato per il dolore della servitù della gleba e dell’oppressione scrisse:

“Sono stato chiamato a cantare le tue sofferenze, o nazione così incredibilmente paziente, Per il bene di una goccia del tuo sangue in me Perdona i miei peccati, o mio paese”.

Il suo cuore era nell’ordine sociale per migliorare le sofferenze della Russia, e tuttavia il suo profondo senso di santità gli faceva pensare alla testa coronata di Cristo.

“Ci sono tempi, ci sono epoche in cui niente è più desiderabile, niente di più bello di una corona di spine. Ma solo la corona di spine, oh Russia, si addiceva alla tua cupa bellezza.”

Il sacerdote-vittima come strumento del ruolo mediatore di Cristo è vincitore perché Lui è vittima. Dio fornisce la Vittima dal suo stesso seno, perché la Vittima è il suo stesso Figlio. Colui che è uno con il Padre nella sua santità, è allo stesso tempo identificato con i peccatori. La teologia dell’azione sociale orizzontale, separata dalla presa verticale della santità, è il marxismo senza Cristo. Cristo ha la signoria su tutti gli strati della società, ed è imperativo per tutti nella Chiesa rendere il Vangelo disponibile a tutta l’umanità. Il servizio d’amore all’umanità è un riflesso dell’amore di Dio. Un ministero che diventa così impegnato a portare striscioni e protestare contro le ingiustizie, e tuttavia non fa alcun tentativo di guadagnare le anime a Cristo, diventerà presto sterile e moribondo. Il sacerdote-vittima ha esattamente la stessa missione di Cristo: il riciclaggio della spazzatura umana. Il divorzio tra marito e moglie mette in pericolo i figli; il divorzio tra sacerdote e vittima danneggia la Chiesa. Ma una volta che il sacerdote è santo perché il Signore è Santo, una volta che il sacerdote è vittima perché il Cristo senza peccato è morto per i peccatori, allora le ferite della Chiesa diventano cicatrici gloriose. (…)

La Chiesa è il corpo di Cristo. Come il mio corpo è composto da milioni e milioni di cellule, e tuttavia esse costituiscono un solo corpo perché vivificato da una sola anima, presieduto da una testa visibile e governato da una testa o mente invisibile; così il corpo di Cristo è composto da milioni e milioni di persone che lo hanno accettato come Verbo. Pur essendo molte, esse sono una cosa sola perché questo Corpo è vivificato dallo Spirito Santo, presieduto da un capo visibile, il Papa, e sotto la direzione del Capo invisibile, Cristo in Cielo. Come nessuna cellula può vivere separatamente dal corpo, ma il corpo può vivere senza una cellula in particolare, così la Chiesa può vivere senza di me, ma io non posso vivere in totale partecipazione con il “segno e sacramento della salvezza del mondo” se non sono almeno spiritualmente legato ad essa.

Cristo rivive la sua vita nella Chiesa. Il Vangelo è la preistoria della Chiesa; la Chiesa è la post-storia del Vangelo…Non vediamo la Sua Bellezza nascosta nel Suo Corpo Mistico più di quanto non avremmo visto la gloria nascosta nel Suo Corpo Fisico, assetato al pozzo di Giacobbe, o reso il giocattolo dei soldati nel pretorio di Pilato o con le mosche che ronzavano sul Suo Volto torturato. Se ci furono scandali associati alla Sua vita fisica, tanto che Egli pregò che i Suoi seguaci non si scandalizzassero in Lui, perché non dovremmo aspettarci scandali nel Suo Corpo, la Chiesa? Quando oggi vediamo alcuni lasciare la Chiesa, questo prova forse che essa non è più il Suo Corpo, più di quanto Egli non fosse Divino quando “tutti lo lasciarono e fuggirono”?

Il Corpo di Cristo è diventato oggi il bersaglio in un gioco di freccette teologiche. Come i secolaristi dicono che Dio è morto, così i necro-ecclesiologi proclamano solennemente: “La Chiesa è morta”. Per alcuni è ritenuta troppo santa; per altri troppo umana; come Caifa Lo rifiutò perché pretendeva di essere divino, e Pilato Lo crocifisse perché non era sufficientemente uno con Cesare. La Chiesa non va mai d’accordo con il mondo, così come Israele, perché entrambi hanno la vocazione divina di essere un popolo a parte e separato…

-Anticorpi della Chiesa-

Nei trapianti di cuore, il corpo spesso rigetta il nuovo cuore perché è estraneo alla storia organica del corpo. Questi anticorpi nella struttura umana sembrano risentire dell’intrusione di ciò che è contrario al suo benessere. Il corpo di Cristo ha anticorpi che combattono contro i trapianti di secolarismo, eresia ed errore. Potrebbe davvero essere che alcuni in realtà non lascino la Chiesa; è la Chiesa che li rifiuta. Il sacerdote o il religioso indifferente che non arde mai di zelo per Cristo, ma che conduce una vita pigra o comoda, può essere raffigurato nel Libro dell’Apocalisse come se venisse scacciato violentemente dagli anticorpi della Chiesa. “Ma poiché siete tiepidi, né caldi né freddi, sarete vomitati dalla mia bocca” (Apocalisse 3:16). Gli omosessuali, gli amanti del denaro e della carne, o i ribelli alla santità, non lasciano tanto la Chiesa; piuttosto il Corpo di Cristo la rende così scomoda per loro con la sua enfasi sulla solidità dei costumi e sulla devozione alla verità che non possono vivere o respirare in essa. Un marito adultero lascia la moglie, o la fedeltà e le lacrime della moglie costituiscono una specie di inferno per la coscienza inquieta del coniuge adultero, così che egli sente di dover lasciare sua moglie? La sua buona condotta è un tale rimprovero per lui che non può più sopportare il sacramento del matrimonio.

Nei giorni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, i seminari iniziarono giustamente a formare i seminaristi in attività sociali e pastorali, ma trascurarono erroneamente la disciplina e la vita spirituale. Il risultato fu che non appena i giovani pulcini furono covati, si misero a correre con le volpi. San Giovanni ha un’analisi penetrante di questo improvviso abbandono dell’altare: “Sono usciti dalla nostra compagnia, ma non ci sono mai appartenuti veramente; se lo avessero fatto, sarebbero rimasti con noi. Sono usciti, perché sia chiaro che non tutti nella nostra compagnia vi appartengono veramente” (1 Giovanni 2,19). È come se l’organismo umano dicesse al cuore trapiantato: “Tu non eri con me fin dall’inizio”. La “compagnia mista” che aderì agli israeliti quando lasciarono l’Egitto e causò loro tanti problemi, ha la sua controparte nel Nuovo Israele o la Chiesa. Essi sono in esso ma non ne fanno parte.

Quello che era il “cristianesimo borghese” un secolo fa, oggi è il “cristianesimo secolare”. Come i sovietici hanno sostituito uno stile di vita borghese per l’ “élite della classe operaia”, così oggi alcuni discepoli di Cristo hanno abbandonato la vita di Cristo per essere più adatti al loro ambiente secolare. Non è il modello di Cristo che determina la loro vita; è la mentalità del loro gruppo. Come alcuni ecclesiastici sono scesi a compromessi con la monarchia dominante di Luigi XIV, e più tardi con il capitalismo del XIX secolo, così oggi alcuni stanno scendendo a compromessi con il secolarismo di massa del XX secolo… La “presenza cristiana”, che spesso è solo una presenza fisica senza lo Spirito di Cristo, addolcisce solo il mondo, ma non lo riconcilia con Dio. (…)

Le virtù che rifiutiamo di acquisire, cerchiamo di distruggerle. Il santo è il bersaglio, perché la santità è un giudizio. Quando l’innocenza non può essere sopportata, viene crocifissa.

Non dobbiamo aspettarci la perfezione nella Chiesa, solo la virtù. Dei dodici apostoli, uno ha tradito; degli otto nell’arca, uno era un reprobo; delle dodici tribù, due hanno rifiutato di attraversare il Giordano per amore dei pascoli ricchi; dei settanta discepoli, alcuni non hanno più camminato con Lui; e degli otto diaconi, uno è decaduto. Ma il Signore permette che la zizzania cresca con il grano fino alla mietitura e alla grande separazione. Si spezza il cuore di un vescovo quando un prete lascia la sua unità indivisa con Cristo; si addolora il cuore di un prete quando vede uno dei fratelli “tornare nel mondo”. La Chiesa è sempre disposta a riprendere gli erranti nel tesoro delle sue anime, ma mai gli errori nel tesoro della sua saggezza.

La Chiesa è come un ospedale. Guardato dal punto di vista degli oppositori, che cos’è? Pus, parassiti, sangue, malattie, amputazioni, urla, tagli, dolore, corpi contorti. Ma è per questo che esiste l’ospedale? Visto da un altro punto di vista, un ospedale è: cura, amore, guarigione, conforto, aiuto, legame, conoscenza e dimenticanza di sé. Quelli di noi che ancora servono non possono puntare il dito accusatore contro quelli che se ne vanno; non conosciamo le loro prove e tentazioni. Ma ciò che la caduta dei religiosi e dei sacerdoti dovrebbe fare in noi è eccitare il nostro essere vittime. Sono nostri fratelli e sorelle; possono aver disonorato la famiglia, ma appartengono alla nostra famiglia. Dove meglio ci afferra questo profondo senso di esser vittime se non nell’Ora Santa dove ci addoloriamo con il Cuore ferito di Cristo e preghiamo per coloro che possono, nelle loro notti insonni e nella loro esausta vita sessuale, desiderare ancora una volta non i vasi di carne dell’Egitto, ma il Calice della Benedizione che è il Sangue del Signore? Alcuni di loro stanno attraversando l’inferno, perché uno che ha assaggiato la dolcezza del Signore non può mai essere soddisfatto del fiele amaro. Riscattando uno solo di loro per il Signore osservando l’Ora Santa, abbiamo già, come ci dice San Giacomo, salvato la nostra stessa anima. (…)

-La Chiesa del Deserto-

La Chiesa oggi è come la Chiesa nel Deserto. Per Chiesa del Deserto intendiamo gli israeliti, il Qahal, il popolo di Dio quando, dopo quattrocento anni di schiavitù in Egitto, partì per la Terra Promessa di Canaan. La moderna Chiesa del Deserto è come la vecchia Chiesa del Deserto in tre modi: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.

(1) La Chiesa fino al Concilio Vaticano II era più separata dallo spirito del mondo di adesso. Ma da quando è stata posta la giusta enfasi sull’essere più coinvolta con il mondo e le sue necessità, si è cominciato a sentire un desiderio per i “vasi di carne” dell’Egitto moderno. Alcuni sacerdoti e religiosi si sentivano molto meno a loro agio nell’essere identificati con quello che chiamavano “l’istituzione”. Un declino nella venerazione per l’Eucaristia si sviluppò nella Chiesa come ci fu un rifiuto della Manna tra gli israeliti. “Non c’è nessuno che ci dia del cibo? Non c’è nulla dovunque guardiamo, tranne questa manna” (Numeri 11:4-6). Nella Chiesa iniziò un desiderio per le concupiscenze del mondo. Pensateci! “In Egitto avevamo pesce a volontà, cetrioli e meloni, porri e cipolle e aglio”. L’aborto, la violenza, il divorzio e il ripudio dei voti che appartenevano all’Egitto del mondo erano ora accettati o difesi da alcuni. Non c’era più una solida falange morale contro lo spirito del male. Non era più importante ciò che la Chiesa credeva o il Santo Padre insegnava, o ciò che la Parola di Dio ammoniva; la coscienza individuale per e da se stessa diventava l’unico standard di giusto e sbagliato: “Ognuno di noi faccia ciò che gli piace” (Deuteronomio 12:8).

(2) Una seconda ragione per cui siamo come la Chiesa del Deserto è che in entrambe c’è una ribellione contro l’autorità. Gli israeliti credevano di essere tutti uguali nonostante qualsiasi chiamata di Dio. L’autorità divenne ripugnante o perché c’era gelosia nei confronti di chi la esercitava, o perché l’ego divenne un dio e non avrebbe sopportato alcun dio al di sopra di esso. Il popolo di Dio protestò contro l’autorità che Mosè e Aronne avevano su di loro: “Voi prendete troppo su di voi. Ogni membro della comunità è santo e il Signore è in mezzo a tutti loro. Perché vi mettete al di sopra dell’assemblea del Signore?”. (Numeri 16:3). Il Papa, i vescovi, i pastori, i superiori religiosi e i sacerdoti in vari gradi vengono contestati perché il sentimento generale è che coloro che risentono dell’autorità sono già abbastanza santi. Perché il Papa dovrebbe guidarli nella morale non più di Mosè? Sia del vecchio Israele che del nuovo si può dire: “Non tutti i discendenti di Israele sono veramente Israele” (Romani 9:6), né tutti nella Chiesa sono veramente della Chiesa.

(3) La Chiesa come Israele è in transizione. Come Israele si trovava tra l’Egitto e la Terra Promessa, così la Chiesa si trova in questo deserto attuale vagando tra ciò che è e ciò che alla fine diventerà. Possiamo solo pregare Dio che questo periodo di peregrinazioni dentro e fuori non duri più di quarant’anni. Come gli israeliti furono fatti uscire dall’Egitto, ma non portati subito a Canaan, così la Chiesa oggi è nel mezzo. Questo stato di mezzo non significa che quando la Chiesa si riprenderà da questo secolarismo, sarà una Chiesa perfetta. Quando gli israeliti passarono a Canaan, avevano sette battaglie da combattere. Canaan non è il Paradiso. Anche la Chiesa oggi sta subendo le sue peregrinazioni; la nuvola e la colonna di fuoco la spostano da una posizione all’altra; non appena inizia un esperimento, finisce in uno scarico senza acqua. Nulla sembra essere fissato, tranne il fatto che Dio ci sta guidando. Come gli israeliti erano in transito dall’Egitto a Canaan, così il nuovo Israele tende a scoraggiarsi, ma senza una buona ragione: “Non temete; io sono con voi, dice il Signore degli eserciti, e il mio Spirito è presente in mezzo a voi”.

La Chiesa non è una cosa che continua; è una cosa che muore e che rivive continuamente. La legge del Corpo è la legge del Capo: Crocifissione e Tomba Vuota. La Chiesa ha avuto quattro grandi morti nella storia, una ogni cinquecento anni circa. La prima fu la caduta di Roma, che turbò così tanto San Girolamo da fargli pensare che fosse arrivata la fine del mondo. Sant’Agostino passò diciotto anni a scrivere la sua Città di Dio per spiegare perché Roma era caduta. La seconda morte fu l’avanzata dei musulmani che distrusse la Chiesa nell’Africa del Nord e anche lo Scisma d’Oriente. La terza morte fu al tempo della Riforma, quando i riformatori riformarono i dogmi, mentre era la morale che doveva essere cambiata. Siamo nella quarta morte della Chiesa dove il nemico non sono gli Unni, gli scismatici, gli eretici, ma il mondo in cui la Chiesa vive. Durante questi cicli di cinque secoli, la Chiesa è stata attaccata in modi diversi. Durante il primo ciclo di cinque secoli, la Chiesa ha dovuto combattere le eresie incentrate sul Cristo storico: La sua persona, la sua natura, il suo intelletto e la sua volontà. Nel secondo ciclo fu il Capo Visibile della Chiesa ad essere negato. Nel terzo ciclo era la Chiesa o il Corpo Mistico di Cristo che veniva diviso in sezioni o sette. Ai nostri giorni, l’attacco è il secolarismo ed è diretto contro la santità, il sacrificio, l’abnegazione, e la kenosis. Il nuovo nemico della Chiesa è ecologico; riguarda l’ambiente in cui vive. (…)

-La prova-

Lo spirito del mondo è contrario alla prova; ecco perché c’è un movimento nell’educazione per eliminare gli esami. Dio, al contrario, è tutto per la prova. Anche all’inizio, Adamo ed Eva non dovevano essere confermati nei loro doni finché non avessero superato la prova del preferire un frutto al giardino. Gli angeli prima di loro furono messi alla prova. Non sappiamo quale fosse la prova, ma io sottoscrivo la convinzione che fosse loro permesso di guardare nel futuro e vedere Dio nell’umile forma di un uomo. Chiedere di adorare Colui che si sarebbe così “svuotato” era al di sotto della loro dignità, così si ribellarono. I quarant’anni nel deserto sono chiamati nella Scrittura una prova. Nostro Signore iniziò la Sua vita pubblica con una prova con Satana stesso. Ai nostri tempi, la Chiesa in Germania fu messa alla prova dal nazismo; la Chiesa in Russia fu messa alla prova dal comunismo e la Chiesa altrove dalla mondanità. Ciò che rende tutto così difficile è che ci viene chiesto di andare nel secolare senza diventare laici e di occuparci di tutti i problemi del mondo, che siano ecclesiali o meno, e tuttavia non diventare mondani. Nei giorni di persecuzione gli schieramenti erano più chiari. La Chiesa è “qui”; i persecutori erano “là”. Ma attenersi a quella linea sottile, essere nella Chiesa come “segno e salvezza del mondo” e tuttavia non rinunciare alla Chiesa è una vera prova. La prova oggi è se la Chiesa sarà identificata con qualche cultura. Una cosa è certa: se la Chiesa sposa lo spirito di questo tempo, sarà vedova nel prossimo. Coloro che cercano di fare della Chiesa un’istituzione tutta di “buone opere e servizio sociale” devono solo ricordare che nelle Lettere alle Sette Chiese nell’Apocalisse, Cristo dice: “Io conosco le vostre opere”. Le opere sono importanti, ma non possono salvare le anime, né liberarci dall’ira di Dio. La Chiesa è chiamata da Dio a salvare il mondo sia socialmente che spiritualmente con la fedeltà a Gesù Cristo l’autorità “estranea” al mondo. Se la Chiesa non è un elemento di disturbo, un fermento per il mondo, un centro di tempesta per il peccato, una palla di fuoco per le sue comuni comodità, non è più il Corpo di Cristo. Quanto più la Chiesa è fedele al Cristo Vittima, tanto più i suoi sacerdoti e il suo popolo provocano ostilità nel mondo, e tanto più grande sarà la sua tribolazione. Ecco perché lo Spirito è così severo con la Chiesa di Laodicea, la Chiesa comoda che si è sottratta al conflitto. La Chiesa brucia, diffonde il fuoco. Ma per bruciare, ha bisogno di combustibile in modo da poter raggiungere le estremità della terra come Cristo in Missione. Anche a casa sua la Chiesa, invece di scimmiottare il linguaggio, i cliché, le tecniche di Madison Avenue, deve insistere con un’urgenza disperata, sfidando la gente a prendere una decisione definitiva. Il fuoco che Cristo è venuto ad accendere sulla terra è diventato oggi come le fiamme delle candele che si stanno spegnendo. Come osservò Malcolm Muggeridge: “Non ho mai incontrato un ospedale o un orfanotrofio gestito dalla Fabian Society o un lebbrosario umanista”. La conversione si ferma come quando sia gli impiegati che gli ecclesiastici non credono più nei loro prodotti. La burrasca soffia, e nella brezza si sente il suono impetuoso del numero 666: una cosiddetta civiltà cristiana senza Cristo; una Resurrezione senza Crocifissione; una Pentecoste senza trent’anni di obbedienza e un Calvario; un’Eucaristia che è solo un banchetto e non anche un sacrificio; un sacerdozio che è secolare ma non vittimistico; un Gesù Superstar senza Gesù SuperVittima; un mondo che sembra meravigliosamente cristiano dove la gente dice: “Gesù è qui”. “Gesù è là”. “Il Regno di Dio è qui”. Ma non credeteci; il Regno di Dio viene senza essere osservato: “Sappi questo…ci saranno uomini che conserveranno la forma esteriore della religione, ma sono una negazione permanente della sua realtà” (2 Timoteo 3:5).

-Lo fanno tutti-

Il test della Chiesa oggi è strettamente legato all’opinione della maggioranza. Per esempio: “lo stanno facendo tutti”, “nessuno ci crede più dal Concilio Vaticano II”, “siete indietro con i tempi”, “mettetevi al passo”, “il mondo intero si sta muovendo in un’altra direzione”. È difficile in una canonica che un prete sia disposto a servire il popolo a tutte le ore, quando il resto del clero dice: “Tutti lavorano solo otto ore”. È una croce per alcuni insegnanti insistere sul primato di Cristo nell’educazione, quando la maggioranza di loro dice: “Un po’ di fornicazione o di marijuana non gli farà male. Tutti i ragazzi lo fanno oggi”. Il test della “maggioranza” fa quasi sembrare che chi vi si oppone sia un malato mentale…

La vera vita cattolica non è fatta da atti di pietà di routine, ma da una crisi in cui viene offerta una grande scelta; possiamo essere uno con il Pastore o contro di lui. Ecco perché questi sono grandi giorni in cui vivere. Possiamo prendere decisioni che avranno una ripercussione nell’eternità. Coloro che rifiutano l’autorità della Chiesa la condannano come un’ “istituzione”. (…)

Anche se la Chiesa non esistesse, Dio vorrebbe che fosse stabilita. Ma la Chiesa è più un Corpo che un’istituzione. La “struttura ossea” della Chiesa sarà sempre intatta. “Nessun osso di Lui sarà spezzato” (Giovanni 19:36) come non un osso dell’agnello pasquale doveva essere spezzato. La parola ebraica per osso significa forza, e sono le ossa del corpo che gli danno continuità e integrità. Ma la “carne” del corpo – quella sarà lacerata. “Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Giobbe 19:37). Siamo noi la Sua carne livida e bruciata; le nostre vite non spirituali trattengono gli altri dalla fede. Se la Chiesa fosse così buona e perfetta come alcuni critici vogliono che sia, non ci sarebbe posto per loro o per noi. La Chiesa ha posto per tutti: per i “pietisti” come Maria, per gli “attivisti” come Marta, e per i “dormienti” come Lazzaro che il Signore ha dovuto risvegliare.

-Ritiro e ritorno-

Poiché la Chiesa sta entrando in una nuova era, sarà un momento di sfida per i sacerdoti. I due estremi da evitare sono i “Dinosauri” che non riescono ad adattarsi all’ambiente glaciale che cambia e, dall’altra parte, diventare la fauna che si identifica con il flusso di ghiaccio e si scioglie. La forza continua della Chiesa sotto lo “Shock Futuro” sarà attraverso l’applicazione della legge del “Ritiro e Ritorno”. Prima il disimpegno dalle amicizie familiari, poi l’avanzata in un nuovo territorio. Il ritiro è per il bene della cristificazione delle nostre anime attraverso la penitenza e la meditazione. Mosè si ritirò sulla cima della montagna per comunicare con Dio; poi ritornò per dare una nuova legge e generare un popolo rinnovato. Platone ha mostrato nella sua analogia della caverna che nessuno può servire i bisogni dell’umanità senza il grande rifiuto di negare il proprio ego. Ogni mistico ha la “notte oscura dell’anima” prima di essere introdotto nell’intimità di Dio; San Paolo si ritirò in Arabia e lontano dal campo di ebrei e greci per ritornare con un nuovo Vangelo di comunione dove non c’è né ebreo né greco; San Benedetto si ritirò dal suo luogo di nascita umbro in una grotta nella valle di Subiaco prima di riformare l’agricoltura con il suo monachesimo. Cesare si ritirò da Roma in Gallia nel 58 a.C. e nove anni dopo attraversò il Rubicone e divenne il salvatore della sua società; Maometto si ritirò dalla Mecca a Medina e tornò per diventare il leader immediato di mezza Arabia. Ma l’esempio supremo di tutti è quello di Cristo: il ritiro e la sconfitta del Venerdì Santo e il ritorno e la vittoria della Domenica di Pasqua. Restare fermi o abbandonare Cristo vuol dire morire. Quando ci saranno santi sacerdoti che si sono ritirati nel Tabernacolo per ricevere potere, allora ci sarà un ampio senso dell’esser vittime cioè di accettare una missione nel mondo. Troppo a lungo siamo stati chiusi in noi stessi con le nostre case di ritiro per la santificazione dei santi, invece di aprirle a tutti per ascoltare la Parola di Dio ed essere avvicinati al suo Amore. La politica e l’economia del mondo solleciteranno il nostro interesse non solo perché la stampa ne accenna un aspetto, ma perché noi vi portiamo il giudizio morale dell’etica evangelica. Troppo a lungo siamo stati come Pietro “che si scalda al fuoco” (Giovanni 18,18). In nessun caso la Chiesa deve identificarsi con una cultura morente; i cristiani nazisti alla fine cessano di essere sia nazisti che cristiani. I leader della Chiesa non devono avere paura di non essere amati. “Se la sentinella non suona la sua tromba e non avverte il popolo quando vede avvicinarsi il nemico, chiunque sia stato ucciso sarà colto con tutti i suoi peccati addosso; ma io riterrò la sentinella responsabile della sua morte” (Ezechiele 33:6).

Uno degli scopi del ritiro è quello di caricare le nostre batterie per l’azione. Chiunque entri in contatto con le fonti del Potere Divino ha entusiasmi e attività molto diverse da quando era carnale e mondano. Un nuovo fuoco arde nel suo petto che consuma l’erotismo e lo apre a magnanimità che si credevano impossibili. Il santo sacerdote è colui che ritirandosi riceve nuove spinte dal Divino che poi traboccano nell’azione. Dio è uno Spirito con il quale lo spirito umano intrattiene un rapporto e quanto più profondo è questo rapporto, tanto maggiore è l’energia apostolica. Il ritiro di almeno un’ora continua della giornata da trascorrere in meditazione e intercessione davanti al Santissimo Sacramento diventa un ritorno all’opera della Chiesa e alla missione mondiale con una nuova forza. Ritiro dallo spirito del mondo e ritorno al mondo si intersecano. Simone Weil, l’ebrea francese, passava spesso delle ore davanti al Santissimo Sacramento. Durante questo tempo, scriveva: “Mi sentivo allora all’incrocio tra il cristianesimo e tutto ciò che non è cristiano”. Il ritiro, invece di fare dell’esclusività, raggiunge realmente un’inclusività dell’universo. La vita spirituale e la vita attiva si armonizzano. L’azione umana è allora vista sub specie aeternitatis. I nostri giorni non sono sicuri; sono giorni duri di prova.

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “-IMPORTANTI E PROFETICHE RIFLESSIONI DI FULTON SHEEN SULLA CRISI DELLA CHIESA NEL POST CONCILIO- LA CHIESA OGGI È COME IL POPOLO D’ISRAELE NEL DESERTO: (1) Disprezzo della Gerarchia, della Manna o dell’Eucaristia; (2) Ribellione contro l’autorità; (3) Mancanza di equilibrio durante un periodo di transizione.”

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