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-L’EUCARISTIA È IL CIBO DELLA NOSTRA ANIMA- L’Eucaristia è al di sopra di tutti gli altri sacramenti: è il sacramento della fede

«Se tu non mangi la carne del Figlio dell’uomo e non bevi il suo sangue, non avrai la vita in te»

L’uomo ha un’anima così come ha un corpo. La sua parte spirituale richiede un cibo che è al di sopra di quello materiale, fisico e biologico. (…)
L’anima umana, essendo spirituale, richiede un cibo spirituale. Nell’ordine della grazia, questo cibo divino è l’Eucaristia, o la comunione dell’uomo con Cristo e di Cristo con l’uomo.

Non si tratta di qualcosa di contrario alla legge naturale, poiché se gli elementi chimici potessero parlare, direbbero alle piante: «Se non mi mangerai, non avrai la vita in te». Se la pianta potesse parlare, direbbe all’animale: «Se non mi mangerai, non avrai la vita in te». Se l’animale, la pianta e l’aria potessero parlare, direbbero all’uomo: «Se non mi mangerai, non avrai la vita in te».

Con la stessa logica, ma parlando dall’alto e dal basso, poiché l’anima è spirituale, Nostro Signore dice all’anima: «Se tu non mangi la carne del Figlio dell’uomo e non bevi il suo sangue, non avrai la vita in te». La legge della trasformazione opera consistentemente attraverso la natura e la grazia. L’inferiore si trasforma nel superiore, la pianta si trasforma nell’animale quando questi se ne ciba; l’uomo è trasformato dalla grazia in Cristo, quando assume Cristo nella propria anima, perché è una qualità dell’amore quella di trasformarsi nell’oggetto amato.

Perché dovremmo sorprenderci del fatto che Egli si doni a noi come cibo? Dopo tutto, se Egli dona il cibo agli uccelli e alle bestie nell’ordine naturale, perché non dovrebbe fornirlo all’uomo nell’ordine soprannaturale? (…)

Se il cristianesimo fosse soltanto il ricordo di qualcuno che è vissuto oltre diciannove secoli fa, non varrebbe la pena di conservarlo. Se colui che è venuto su questa terra non fosse Dio, così come uomo, allora avremmo a che fare semplicemente con il fallibile e con l’umano. Ma anche ammettendo che egli sia Dio incarnato, come dovremmo entrare in contatto con lui? Certamente, non leggendo libri su di lui, benché siano edificanti e istruttivi; ovviamente non cantando inni, benché possano aiutarci dal lato emotivo. Il cuore umano desidera il contatto con l’amato. (…)

L’Eucaristia è il cibo della nostra anima, ma il potere di assimilazione qui appartiene a Cristo ed è lui che, nutrendoci, ci unisce e ci incorpora alla sua vita. Non è Cristo a essere trasformato in noi, come il cibo che mangiamo; siamo noi a essere incorporati a lui. Con Giovanni Battista diciamo: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 30). Il momento della Comunione è quella speciale intimità riservata ai veri amanti.

Nella vita ci sono tre tipi d’intimità: ascoltare, vedere e toccare. Il nostro primo contatto con chiunque ci ami è ascoltare la sua voce, il secondo è vederlo, il terzo – e questo è riservato solo ai più intimi – è il privilegio di toccarlo. Noi ascoltiamo su Cristo nelle Scritture, lo vediamo con gli occhi della fede, ma lo tocchiamo nell’Eucaristia. Egli ci chiede soltanto di purificare la nostra coscienza dal peccato e venire a lui pronti a ricevere ciò che Egli vuole donarci, poiché sa di cosa abbiamo bisogno.

La santa Comunione è incorporazione non solo alla vita di Cristo, ma anche alla sua morte. Questo secondo aspetto è talvolta dimenticato. San Paolo vi fa riferimento: «Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga» (1 Cor 11, 26). In un altro passo, san Paolo ci dice che dobbiamo compiere nel nostro corpo ciò che manca alla Passione di Cristo. Per salvare le nostre anime, la vita di Cristo deve essere duplicata nella nostra vita.

Ciò che egli ha compiuto nella sua nascita, sul Calvario, nella sua risurrezione e nell’ascensione, dobbiamo farlo noi. Ma non possiamo avere accesso a quelle benedizioni celesti se non attraverso la croce, vale a dire attraverso la penitenza, la mortificazione, il rinnegamento di sé e la morte al nostro egoismo. Di qui, la Chiesa insiste sul fatto che dobbiamo essere in stato di grazia per poter ricevere Nostro Signore nell’Eucaristia. Come un cadavere non può ricevere nutrimento, così nessuno può ricevere il cibo divino senza la vita divina nella sua anima. In aggiunta a questo, la Chiesa richiede un certo tempo di digiuno prima della Comunione. Lo fa per ricordarci che l’Eucaristia non è solo un sacramento dei vivi, ma anche un sacramento di mortificazione.

Solo quando viene impresso in noi il segno della croce possiamo essere segnati dalla gloria della sua risurrezione. Dal momento della sua morte sul Calvario fino alla fine del tempo, quando verrà nella gloria, il Cristo morente è continuamente all’opera, ri-presentando la sua morte sull’altare e spingendoci, a nostra volta, a ri-presentarla nel distacco dai sette becchini dell’anima: i sette peccati capitali.

Noi siamo la cera ed egli è il sigillo. Egli vuole vedere in noi qualcosa della sua immolazione; e spetta a ogni cristiano, quindi, condurre una vita morente: essere più umili quando veniamo ostacolati, più pazienti quando le cose vanno male, morendo un po’ al mondo e al nostro io, essendo sempre felici di «testimoniare la sua morte nel nostro corpo fino a che egli venga». (…)

Il Santissimo Sacramento è presente nel tabernacolo giorno e notte. Qui Cristo dimora in corpo, sangue, anima e divinità sotto le specie sacramentali del pane. Come lo sappiamo? Cristo stesso ce lo ha detto! Ci sono altre evidenze fondamentali? Nient’altro che quella; ma ci sono forse altre ragioni al mondo così forti come la parola di Dio stesso? Per questo l’Eucaristia è al di sopra di tutti gli altri sacramenti: è il sacramento della fede.

I fedeli credono che Cristo è realmente presente, sacramentalmente, nel tabernacolo, come sei presente tu che leggi questo libro. È questo che fa la differenza tra la chiesa e ogni altro edificio. Non è il pulpito, né l’organo, né il coro, ma Cristo è il centro. Come il tabernacolo era il cuore del culto nell’Antico Testamento, così ora il tabernacolo e l’altare sono il cuore del culto nel Nuovo Testamento.

Coloro che visitano la chiesa affermano di «sentire la differenza», benché non sappiano nulla sull’Eucaristia, come si può sentire il calore anche senza sapere nulla sulla natura del fuoco. Ma per i fedeli, membri del Corpo mistico di Cristo, qui è presente Cristo!

Davanti alla sua presenza eucaristica, gli occhi abbattuti dal peccato trovano il ristoro delle lacrime purificatrici; qui il cuore ferito da amori infedeli rompe il suo silenzio con l’invito del Salvatore vivente: «Figlio, donami il tuo cuore». Qui le ginocchia si umiliano nella genuflessione e il cuore è esaltato nell’adorazione; qui i sacerdoti fanno la loro Ora santa, in risposta all’invito del Signore nel Getsemani. Qui si dà appuntamento l’amore, poiché questo è «il pane disceso dal cielo» (Gv 6, 41) e resterà con noi «fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Qui Emmaus rivive nel momento in cui i suoi discepoli lo riconoscono allo spezzare del pane.

(Fulton J. Sheen, da “I 7 Sacramenti” edizioni Ares)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

1 commento su “-L’EUCARISTIA È IL CIBO DELLA NOSTRA ANIMA- L’Eucaristia è al di sopra di tutti gli altri sacramenti: è il sacramento della fede”

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