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NON DUBITIAMO DELLA SANTITÀ E DIVINITÀ DELLA CHIESA A CAUSA DEGLI SCANDALI E DEI TRADIMENTI: “Come Cristo, la Chiesa soffre ed è crocifissa…È giusto e naturale che la Chiesa abbia i suoi giorni di passione come li ebbe Cristo!”

Possiamo dire che Cristo, nel Suo corpo umano insegnò, governò e santificò, e continua a operare allo stesso modo nel Suo corpo mistico, e gli insegnamenti della Chiesa sono gli insegnamenti infallibili di Cristo; i suoi ordini sono ordini divini di Cristo; e la sua vita sacramentale è la Vita Divina di Cristo. La Chiesa, dunque, è la continuazione dell’Incarnazione di Cristo. Non è un istituto, come una banca, nè una organizzazione, come un club, ma una vita e un organismo; non qualcosa di orizzontale che si dirama dagli Apostoli in quanto uomini a noi, uomini al pari di loro, ma qualcosa di verticale in cui la Vita Divina discende prima da Dio a Cristo, e poi a noi nella Chiesa.

II Vangelo rivive perciò nella presenza di Cristo nel Suo nuovo corpo che è la Chiesa. Proprio come il Suo corpo umano fu soggetto alle debolezze fisiche, si sentì stanco al pozzo di Giacobbe ed ebbe le labbra inaridite dal bacio di Giuda, così io vedo il Suo corpo mistico soggetto a debolezze non fisiche ma morali, a scandali, ad altre labbra traditrici. Ma non mi riesce di comprendere come si possa dubitare della divinità del Suo corpo mistico solo perchè si constatano in esso delle manchevolezze e delle debolezze, allo stesso modo come non mi viene da dubitare della divinità di Cristo solo perché tre degli Apostoli s’addormentarono nell’orto degli Ulivi.

Per bocca della Chiesa io sento la voce di Cristo, ed accetto le parole della Chiesa come le parole di Cristo. Quando la Chiesa traccia il segno di croce nel confessionale e dice al penitente di andare e non peccare più, io vedo ancora e sempre Cristo levare la Sua mano in segno di perdono tra i commenti maligni degli astanti: «Come può un uomo perdonare i peccati?». Quando vedo alcuni dei figli della Chiesa lasciare la Madre perché non possono accettarne la dottrina, vedo Cristo che ancora una volta permette a quelli tra i Suoi discepoli che trovano dure le Sue parole di andare e non camminare più con Lui. Quando vedo la Chiesa alzare un’Ostia bianca sul Calice e sento quelle parole: «Ecco l’Agnello di Dio», io credo alla presenza di Cristo vivo e vero come se Egli spalancasse la porticina del Tabernacolo e mi dichiarasse personalmente la Sua presenza. Quando vedo un Sacerdote salire i gradini dell’altare per rinnovare il Sacrificio del Calvario, ancora e sempre io vedo i piedi sanguinanti di Cristo salire il colle fatale e le Sue mani aggrapparsi al patibolo di una croce.

Quando odo la Chiesa richiamare uomini e donne lontano dagli splendori e dagli allettamenti del mondo e radunarli all’ombra della croce, risento le parole di Cristo che loda Maria perché ha scelto la parte migliore, e comprendo che, dopo tutto, c’è una sola cosa necessaria, ed è la salvezza della propria anima. Quando constato che la Chiesa è incompresa e perseguitata nel mondo, le parole di Cristo mi risuonano all’orecchio: «Io vi ho tolto dal mondo, e perciò il mondo vi odia. Ma ricordatevi che ha odiato Me prima di voi». Nei momenti in cui la Chiesa è accusata di opporsi alla scienza, di essere arretrata, di essere la Chiesa degli ignoranti e dei poveri, mi par di riudire quei bisbigli: «Che cosa può venire di buono da Nazareth?». E in quegli altri momenti in cui il mondo intero acclama la Chiesa e quasi vorrebbe che Essa regnasse su tutti gli uomini, vedo i rami trionfali di palma presto mutati in lance di minaccia e di morte.

Poi, nei momenti di dolore quando la Chiesa è sul banco degli imputati, e la si accusa di non essere abbastanza dogmatica, ricordo il lamento di Anna perché Cristo non si decideva a parlare del Suo ministero e della Sua Dottrina. Quando invece la sento accusata di essere troppo rigida e dogmatica nell’asserire la propria divinità, ricordo Caifa che condanna Cristo perché parla troppo chiaro della Sua Divinità. Quando la si accusa di essere troppo universale e antinazionale, comprendo che le accuse non sono che l’eco di quelle fatte dinanzi al palazzo di Pilato: Cristo pervertiva la nazione e rifiutava il tributo a Cesare. Quando la si condanna perché troppo staccata dalla terra e da ogni compromesso, mi par quasi di vedere Erode che riveste Cristo dell’abito dei pazzi perché si rifiuta di compiere un prodigio che impressioni la folla e Gli ottenga libertà. E quando la si accusa di tutte queste cose ad un tempo e che manca di autorità, che è troppo universale e troppo staccata dalle cose della terra, vedo che le accuse si contraddicono e che l’unica punizione che si convenga ad uno che vien condannato su accuse contradditorie è il segno di contraddizione: la Croce, in cui una delle sbarre è in contraddizione con l’altra.

Come Cristo, la Chiesa soffre ed è crocifissa…È giusto e naturale quindi che la Chiesa abbia i suoi giorni di passione come li ebbe Cristo, e sia condannata in tre lingue, in Ebraico, in Greco e in Latino: nella cultura di Gerusalemme, di Atene e di Roma; nel nome della bontà, della verità e della bellezza. Oggi come allora i rappresentanti di queste tre culture passano ai piedi della croce e chiedono alla Chiesa di scenderne se ne è capace.

Quelli che crocifiggono nel nome della bontà le gridano: «Scendi dalla croce della tua fede nel destino della spiritualità dell’uomo; scendi, e smetti di credere che l’uomo sia stato fatto a immagine e somiglianza di Dio; scendi, e non credere più nella santità del matrimonio: scendi, e allora crederemo».

Quelli che crocifiggono nel nome della verità passano ai piedi della croce e scongiurano: «Scendi, non ostinarti a credere che esista qualcosa che possa essere verità; scendi, non credere alla Divinità di Cristo e all’esistenza di Dio; scendi, non continuare a prestar fede alla continuazione della vita e alla verità di Cristo nella Sua Chiesa. Non vedi che accanto alla tua, sul Calvario, ci sono altre croci? Scendi, e crederemo ».

Quelli che crocifiggono nel nome della bellezza gridano: «Scendi dalla croce: non puoi credere che la salvezza si possa comperare con la mortificazione; è brutto illudersi che l’unico mezzo per salvare la propria vita sia quello di perderla; è sciocco credere che ci si possa guadagnare un altro mondo limitando il godimento di questo! Guarda le rovine che i tuoi filosofi già ti hanno procurato! La tua carne cade a brandelli sanguinolenti. Scendi, e crederemo».

Il miracolo divinamente sublime della vita di Cristo e dell’intera vita della Chiesa è che Essa non scende. Il miracolo della Crocifissione è che Cristo è ancora inchiodato lassù. Mai come in quel momento la Divinità si manifesta non per eccesso di potere, ma per il freno imposto al potere stesso. Qualunque essere umano sarebbe sceso con quell’impeto proprio dei deboli che raccolgono una sfida di pusillanimità. II miracolo sta nello scendere senza discendere. È umano scendere; è divino rimanere lassù.

Sarebbe facile per la Chiesa scendere. Le sarebbe stato facile essere Gnostica nel primo secolo, Ariana nel quarto, Pagana nel ventesimo. È sempre facile darla vinta ai tempi, ma è difficile mantenere la propria posizione contro i tempi. È sempre facile cadere: ci sono cento modi in cui una cosa può cadere, ma ce n’è una sola in cui una cosa possa star dritta, e questa è la posizione della Chiesa, tra Cielo e terra. Da questa posizione Essa lascia passare indisturbata le manie e le pazzie d’ogni età, e canta in note sonore e profonde il suo calmo requiem, in Ebraico, Latino e Greco, attendendo quel giorno in cui potrà scendere davvero, per camminare nella gloria della nuova alba pasquale.

(Fulton J. Sheen, da “La Divina Avventura”)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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