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Quello che lo zelo è per la religione, la fedeltà e la fecondità lo sono per il matrimonio, ossia la devozione verso la persona cara e la proiezione di quell’amore nella famiglia…“Non ama chi non ama per sempre”

Lo zelo non è soltanto un influsso positivo, come quando la religiosità si trasforma in apostolato, ma si traduce anche in un senso negativo, o meglio, non soltanto attraverso una forza attraente ma anche attraverso una spinta repellente, ossia nel rifiuto di tutto quello che è contrario alla volontà di Dio. Quando Nostro Signore, entrato nel Tempio di Gerusalemme, lo trovò profanato dalla presenza dei mercanti fece con una corda una frusta e scacciò tutti costoro, a testimonianza della Scrittura: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà” (Gv 2,17).

Dal volatile che difende il nido dei suoi nati al martire che muore per la fede, vediamo l’amore traboccare di zelo nel suo senso migliore. Ma anche il malvagio può essere zelante per quei mali che ama, sia che si tratti dell’avaro per il suo oro, o dell’adultera per il suo complice, o del comunista per la rivoluzione mondiale. Le cose che siamo pronti a difendere a costo di spendere tutta la nostra energia, o a dare la vita pur di conservarle, sono l’esatta misura del nostro zelo!

Bisogna persuadersi perciò che il movente di tutti i nostri atti è l’amore. Gli argomenti di cui parliamo, le persone che odiamo, gli ideali che perseguiamo, i fatti che ci contrariano, sono altrettante espressioni di quanto abbiamo nei nostri cuori. Pochi si rendono conto della misura in cui rivelano la loro personalità svelando ciò che più amano: “La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,34), e se amiamo ciò che non dovremmo, tutta la nostra vita ne risulterà falsata. (…)

Quello che lo zelo è per la religione, la fedeltà e la fecondità lo sono per il matrimonio, ossia la devozione verso la persona cara e la proiezione di quell’amore nella famiglia. Una tale fedeltà non sorge dall’abitudine, che è affine alle necessità organiche ed economiche, ma è invece un’affermazione del significato assoluto che una data persona ha per la nostra vita. Questo genere di zelo non solo sommerge tutti quei desideri biologici a esso estranei, ma è anche basato sulla consapevolezza che l’altra persona è quella che Dio ha scelta per noi “nella buona o nella cattiva sorte, nella ricchezza o nella povertà, finché morte non ci separi”. Bene scrisse perciò Euripide quando disse: “Non ama chi non ama per sempre”. (…)

Lo zelo si manifesta spiritualmente nel condurre altre anime a Dio, e fisicamente nella procreazione di altri figli a Dio. La fecondità è il naturale effetto dell’amore tra l’albero e la terra, tra il missionario e il pagano, tra il marito e la moglie: l’amore non prospera nella moderazione. Lo zelo è generosità. L’amore che misura i sacrifici da compiere per gli altri tarpa le proprie aspirazioni.

Nostro Signore disse che l’amore zelante aveva due caratteristiche: la prima è il perdono, la seconda consiste nel non conoscere limiti. È perdono perché sa che il perdono di Dio verso di noi è subordinato al nostro perdono verso gli altri, per tale ragione l’amore, quello vero, non inforca le lenti d’ingrandimento quando osserva gli errori altrui. La vita coniugale ha un bisogno vitale di questo zelo sotto la forma della tolleranza, il che non significa che di fronte a ogni contrarietà si debbano stringere i denti o che si debba coltivare l’indifferenza. Si tratta piuttosto di un’azione positiva e costruttrice, che introduce l’amore dove non c’è. Una tale specie di zelo ci fa sentire sottoposti a un obbligo ben più squisito e più divino del semplice contratto matrimoniale.

Lo zelo non conosce limiti, non dice mai “basta”. Nostro Signore disse che i suoi seguaci, dopo aver fatto quanto dovevano, dovevano ancora considerarsi “servi inutili”. Abbattendo ogni limitazione dell’amore, Gesù affermò: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due” (Mt 5,39-41).

Nel servizio di Dio e nel matrimonio occorre quindi una generosità che superi di gran lunga i limiti della giustizia. Il vicino di casa che offre di venire ad aiutare per un’ora e ci rimarrà per due, il medico che oltre alle visite professionali “si fermerà un momento a vedere come state”, il marito e la moglie che gareggeranno in amore reciproco, tutti avranno compreso quello che è uno degli effetti più belli dell’amore: lo zelo, che tutti rende folli l’uno dell’altro. Non per nulla San Paolo dice che per Cristo siamo diventati dei folli! (Cfr. 1Cor 4,10).

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi” edizioni Fede e Cultura)

Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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