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IL CONSIGLIO DEI SACERDOTI E LO SPIRITO SANTO “L’errore di molti Sacerdoti è quello di interessarsi maggiormente alle questioni amministrative che a quelle evangeliche.” “Nell’organizzare la salvezza delle anime, impieghiamo forse tutto lo zelo che dimostriamo nell’organizzare le gite?”

Ogni Sacerdote, quando si troverà al cospetto del Signore per essere giudicato, si sentirà chiedere: «Dove sono i tuoi figli?». La vocazione prima di ogni Sacerdote è quella di generare anime in Cristo.

Saliremo sul pulpito a denunciare contro natura il controllo delle nascite nella carne, mentre noi stessi pratichiamo questo controllo delle nascite nello spirito? Biasimeremo le madri perché non hanno un maggior numero di figli, mentre noi, per anni interi non possiamo registrare a nostro favore neanche la nascita di una sola anima in Cristo? I confini della nostra parrocchia e quelli del nostro dovere non sono unicamente determinati dai fedeli, perché: “altre pecore che non sono di quest’ovile; anche quelle devo condurre” (Gv 10, 16).

Siamo responsabili di ogni anima, e molte entrerebbero a far parte della Chiesa se soltanto lo chiedessimo loro. L’errore di molti Sacerdoti è quello di interessarsi maggiormente alle questioni amministrative che a quelle evangeliche.

Nell’organizzare la salvezza delle anime, impieghiamo forse tutto lo zelo che dimostriamo nell’organizzare le gite? Quando abbiamo bisogno di denaro, noi Sacerdoti non ci pensiamo due volte a organizzare una colletta di porta in porta; ma quando mai pensiamo di organizzarne una per convertire la gente? Dove vi è lo Spirito Santo, le conversioni non mancano. (…)

Qui negli Stati Uniti, le conversioni che abbiamo in un anno sono meno di tre per ogni Sacerdote. Ma chi, tra di noi, non sa di molti che hanno lasciato il solo Ovile, il solo Pastore per un voto non mantenuto, per la brama di un secondo o di un terzo matrimonio, per orgogliosa presunzione o per uno qualunque di quei sette becchini dell’anima comunemente chiamati i sette peccati capitali? Abbiamo centri catechistici, ma li adoperiamo per insegnare ai laici a essere Apostoli e a vivere appieno le responsabilità del sacramento della Cresima?

Ogni parrocchia dovrebbe essere un vivaio di anime che non appartengono ancora all’ovile; ogni Sacerdote un Pastore alla ricerca della pecorella smarrita; ogni Messa una proclamazione che la redenzione deve essere estesa a tutto il mondo.. Forse che lo Spirito Santo nel salvare le anime dimostra adesso minor larghezza che alla Pentecoste? Il tenore della nostra vita sacerdotale soffoca forse le fiamme e i venti impetuosi della conversione? Come mai le fiamme della Pentecoste ardono luminosissime nelle terre di missione e sono così fioche nella nostra parrocchia? Forse che la marea dello Spirito è defluita dai nostri porti? La colpa non è dello Spirito, giacché «Dio non si pente dei suoi doni e della sua chiamata» (Rm 11, 29). Lo slancio dei venti impetuosi non si è calmato e fermato da solo, producendo ristagno e sterilità. Lo Spirito Santo è sempre pronto ad aiutare il nostro sacerdozio, perché possiamo far progredire le anime nella santità.

Il Sacerdote agisce dall’esterno, lo Spirito Santo dall’interno. Noi ci auguriamo reciprocamente grazie e benedizioni. Egli ce le dà. Egli soltanto, con la sua opera divina, può gettare nel cuore quel seme che sboccerà in «una nuova creatura in Cristo» (2Cor 5, 17). Il suo Spirito può distruggere l’egoismo e l’indolenza che ci trattengono dall’andare alla ricerca delle anime. Tutto intorno a noi, nelle nostre parrocchie, nella gente con la quale veniamo quotidianamente a contatto, vi sono folle innumerevoli di anime simili a lingotti d’oro ricoperti di scorie. E noi, se appena avessimo il fuoco dello Spirito, potremmo sottoporli alle fiamme purificatrici e farne dei gioielli del Regno di Dio! (…)

Se il consiglio del Sacerdote si basa esclusivamente sull’esperienza naturale, con un nemico come Satana non la spunta. Il possesso da parte del demonio deve essere fronteggiato dal Sacerdote con il possesso da parte del Cristo; così, egli sarà impaziente di aprire ai cuori i tesori della bontà di Dio, di scoprire i peccati suscettibili di redenzione, di lasciare i novantanove giusti per ricercare quello che si è smarrito, di scovare elementi da istruire nell’apostolato e nella conversione, di avvolgere intorno a essi il manto del Sacro Cuore. Sarà pronto ad ascoltare senza interruzione gli afflitti, riconoscendo la dignità della persona che parla; a riconciliare i coniugi, rivelando loro in qual modo possono santificarsi a vicenda, come fece Paolo con l’infelice coppia di Corinto (1Cor 7, 14); a far sì che nel suo cuore sacerdotale s’incontrino, come già a Betlemme, le due correnti: la corrente delle necessità umane e quella dell’esaudimento divino; a guardare gli sbandati con lo stesso sguardo che Gesù rivolse a Pietro e che gli fece versare lacrime amare (Lc 22, 61); a dar prova della stessa pazienza avuta da Paolo nel ravvedimento di Marco; a contrapporsi ovunque alla rovinosa e funesta dissipazione del peccato; a pregare per chi ricorre a lui (perché la dedizione è l’insonnia dell’anima); a far sì che la gente, lasciando il parlatorio, pensi di essere stata con Cristo; a capire che lo Spirito Santo dà la forza a chi l’impiega; a rendersi conto che nel Sacerdote svogliato non c’è alcuna efficacia, proprio come nell’animale indolente non c’è alcuna bellezza; a pregare quotidianamente lo Spirito Santo di insegnargli a trovare godimento soltanto nelle anime; a convincersi che non è possibile arrivare al peccatore con le diramazioni periferiche dell’organizzazione parrocchiale o elevare un’anima alla santità dispensando a piene mani consigli a buon mercato; a non esitare mai nel ricevere visitatori che disturbino le sue comodità, ricordando che Dio ricompensa soltanto la dura fatica. In breve, a essere un «altro Cristo» e non semplicemente un «altro buon diavolo». (…)

Il consiglio del Sacerdote è fondamentalmente l’applicazione della redenzione all’individuo. Non si tratta semplicemente di predicare a una persona sola anziché a una folla: l’individuo, infatti, quando cerca il consiglio del Sacerdote espone il suo problema come fa il paziente con il medico. Proprio come il medico, il Sacerdote prima stabilisce i fatti, poi fa la diagnosi e prescrive la cura, avendo sempre presenti in mente le parole di Nostro Signore: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Gv 6, 63).

Lo Spirito Santo è particolarmente necessario quando il Sacerdote deve affrontare un problema che verte sulla condotta più che sull’intelletto. In almeno nove casi su dieci, coloro che in passato ebbero la Fede e che ora la respingono o negano ch’essa abbia un senso, non sono mossi dal ragionamento, ma dal modo in cui vivono. Di solito, i cattolici sbandano non per difficoltà riguardanti il Credo, ma per difficoltà riguardanti i Comandamenti. Quando ciò accade, è compito del Sacerdote risvegliare la coscienza per mezzo dello Spirito Santo. Nelle Scritture non troviamo molti riferimenti alla sola coscienza, ma troviamo in abbondanza la prova del risveglio della coscienza mediante lo Spirito Santo.

San Paolo ci dice che fu la sua coscienza, illuminata dallo Spirito Santo, a fargli desiderare di dannarsi pur di salvare i fratelli: “Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo” (Rm 9, 1). Spetta alla coscienza testimoniare il compimento del nostro dovere verso Dio, ma spetta al divino Spirito testimoniare l’accettazione da parte di Dio della nostra fede e della nostra obbedienza in Cristo. Grazie allo Spirito Santo, la testimonianza della coscienza e la testimonianza di Gesù Cristo nella nostra vita diventano identici.

La coscienza di una persona si può paragonare a una stanza fiocamente illuminata, sulle cui pareti sono stampati i Comandamenti in piccoli caratteri. Quando lo Spirito Santo illumina la coscienza, una luce brillante investe quei caratteri. Lo Spirito Santo risana le coscienze e queste accettano la guida della legge di Cristo. Lo Spirito Santo indica anche alla coscienza il rapporto tra il peccato e il suo riscatto mediante il Sangue del Cristo, in virtù del quale non vi è più alcuna coscienza di peccato (Eb 9, 14; 10, 2-22). Non è mai sufficiente che un Sacerdote dica ai suoi fedeli che devono seguire la propria coscienza. Il Sacerdote deve costantemente cercare di illuminare questa coscienza attraverso lo Spirito. “Il fine di questo richiamo è però la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera” (1Tm 1, 5).

Non è assolutamente possibile comprendere l’enormità del peccato se non per mezzo dello Spirito Santo, una verità, questa, che Nostro Signore spiegò ai suoi Sacerdoti durante l’Ultima Cena. Più che in termini di infrazione dei Comandamenti, il peccato si può meglio comprendere e debellare in termini di frattura dei nostri legami con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il peccato spezza i nostri vincoli con il Padre Celeste in quanto ci allontana da Lui come suoi figli. È questo il messaggio contenuto nella parabola del figliol prodigo (Lc 15, 11-32).

Inoltre, il peccato rinnova il Calvario di Cristo. Occorre stabilire un’equazione personale tra l’anima e il Cristo Crocifisso. Nei peccati d’orgoglio si deve vedere la corona di spine; nei peccati di lussuria, la carne ferita; nei peccati d’avarizia, la povertà della nudità; nei peccati dell’alcolismo, la sete. Inoltre, si deve vedere il peccato come ostinazione contro lo Spirito Santo (At 7, 51); come soffocamento dello Spirito (1Ts 5, 19); come tribolazione allo Spirito (Ef 4, 30).

La coscienza s’illumina sempre quando si vede il peccato come un dolore dato a qualcuno che si ama. Non vi è peccato che possa toccare una delle stelle di Dio o far tacere una delle sue parole; ma il peccato può ferire crudelmente il Suo Cuore. Quando il penitente comprende questa verità, può sapere perché mai nella sua anima vi sia un tale senso di vuoto, una tale desolazione: egli ha ferito Qualcuno che ama.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene” edizioni Fede e Cultura)

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Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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