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LA SANTITÀ È UNA STABILIZZAZIONE NELL’AMORE DI DIO…CHI AMA DIO NON CONOSCE MAI LA PAROLA “TROPPO”

La compenetrazione reciproca è il secondo effetto dell’amore, ciò significa letteralmente che nell’amore le due parti si immedesimano, ossia esistono l’una all’interno dell’altra. La passione d’amore non si soddisfa con il semplice possesso, ma aspira persino ad assimilare l’altro essere. Forse non c’è donna al mondo che tenendo in braccio il suo bambino non abbia detto qualche volta: “È talmente dolce che lo mangerei!”.

Si cela in queste parole il mistero di quell’assimilazione che raggiunge il suo vertice nella santa comunione, in cui Dio incarnato soddisfa il nostro desiderio di adesione completa alla sua divinità e umanità, sotto le specie e l’apparenza del pane. Se l’amore non implicasse inerenza, non si potrebbe spiegare psicologicamente come il male fisico o l’affronto arrecato ai nostri cari possa essere sentito come arrecato a noi stessi. Nell’ordine soprannaturale un tale amore diviene un’inerenza che s’identifica con la stabilizzazione.

La santità è una stabilizzazione nell’amor di Dio. L’amore coniugale è una stabilizzazione nell’amore umano per amore di Dio: “Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio” (1Gv 4,7). Questa compenetrazione della cosa o della persona amata è una realtà di fatto, tanto nell’ordine intellettuale che in quello affettivo. L’astronomo è appassionato delle stelle e le ha sempre per la testa, non nella loro entità materiale, ma secondo il modo che è proprio del suo intelletto spirituale. Ma se l’universo non fosse nella sua testa in quanto oggetto conosciuto, egli non potrebbe neanche amarlo.

Allo stesso modo, la cosa amata è nell’interiorità di chi ama. Nell’affetto, chi ama vive nell’amato, e l’amato vive nell’amante. Che cosa interessa tanto l’amante da renderlo così curioso di tutto ciò che fa la persona amata? Perché ogni minimo dono diventa un tesoro, perché ogni parola torna sempre alla memoria? Perché ogni scena si colora della visione dell’amato se non per il fatto che, in un certo senso, non c’è pace senza la completa compenetrazione dell’uno nell’altro? Nessun innamorato si accontenta mai di una conoscenza superficiale della cosa o persona amata. Chi ama la musica non si appaga mai abbastanza delle proprie conoscenze musicali.

Chi ama Dio non conosce mai la parola “troppo”. Per questo coloro che accusano gli altri di amar troppo Dio o la religione, in realtà non amano affatto Dio, né conoscono il significato dell’amore. Mentre coloro che sono uniti strettamente nell’amore, godono e soffrono delle medesime cose. Non a caso il salmista che amava Dio diceva che il suo cuore era infranto al pensiero di coloro che infrangono la legge divina.

(Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi”)

Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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