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Il primo dovere del pastore è di cercare la pecorella smarrita e di restarle accanto, una volta trovata. È questo che distingue il Pastore vero dal mercenario.

Noi Sacerdoti, mutando la figura, non siamo soltanto pastori, ma anche agnelli. Non fu, Gesù stesso, il «Buon Pastore» e l’«Agnello di Dio» (Gv 1, 29)?

Anche il Sacerdote non è esclusivamente il pastore che bada al suo gregge. Egli è anche l’agnello che viene offerto perché il gregge sia salvo. Ed è questo che lo differenzia dal pastore mercenario. Chi ha cura degli altri, fa sua di tutto cuore l’altrui condizione e la porta con amore. I fedeli parrocchiani non sono dei seccatori: sono il nostro cuore, il nostro corpo, il nostro sangue.

Il Sacerdote che si comporta da pastore incontra spesso morte d’agnello. Il pastore che vuol dare una vita migliore alla pecorella smarrita è destinato a trovarsi nel mezzo di un branco di lupi rapaci che finiranno per ucciderlo. Soltanto alla vista del Pastore Crocifisso il gregge comprese quale fosse il suo amore. È interessante notare che san Pietro ha descritto Nostro Signore come il «Pastore e custode delle anime vostre» (1Pt 2, 25).

Il primo dovere del pastore è di cercare la pecorella smarrita e di restarle accanto, una volta trovata. È questo che distingue il Pastore vero dal mercenario, l’intellettuale dall’intellettualoide. Entrambi sono laureati, colti, magari dotti. La differenza si trova nei loro rapporti con la gente. L’intellettuale non perde mai quel senso di compassione per la moltitudine che caratterizzava il Verbo Incarnato. L’intellettualoide, invece, vive distaccato dalle lacrime e dalla fame, dalla malattia e dal lutto, dalla povertà e dall’ignoranza. Manca di quella sensibilità che accomuna. Nelle sue vene scorre la crema dell’erudizione libresca, non il latte dell’umana bontà. Così è per il Sacerdote.

Lo spirito vittimale-sacerdotale dona il contatto con l’umanità per amore di Cristo. Il Sacerdote diventa pastore d’anime soltanto con l’essere anche un agnello offerto e immolato per mezzo dell’oblio delle vanità terrene.

(Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)

Autore: Amici di Fulton Sheen

amicidifultonsheen@gmail.com

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